Il castello di Ripafratta: note storiche
Il castello di Ripafratta costituiva nel medioevo la chiave di volta dell'intero sistema fortificato che presidiava il confine pisano-lucchese. La sua favorevole posizione, dall'alto del Colle Vergaio (dominante quindi sulla stretta gola scavata dal Serchio), permetteva il controllo (e la riscossione del pedaggio) sui traffici fluviali e viari fra Lucca e Pisa. La citazione già nel 970 dei nobili Da Ripafratta, autorizza a datare intorno al X-XI sec. la costruzione di una prima torre feudale, a base quadrata, sulla cima del rilievo. Ripafratta compare, infatti, subito nella prima guerra comunale fra Lucca e Pisa (1002-'04), come località nella quale i Lucchesi dovettero rapidamente ritirarsi. Dal primo documento che menziona il castello (1085), apprendiamo che la fortificazione, per la sua importanza, aveva già attratto intorno a sé un primo nucleo abitato anch'esso difeso da mura.
Il passaggio dall'obbedienza lucchese a quella pisana, sancito tramite la donazione nel 1100 al Comune di Pisa della metà del castello, causò appena quattro anni dopo la ripresa delle ostilità fra i due stati rivali. Motivo del contendere erano, per i Lucchesi, le gabelle che i nobili di Ripafratta esigevano sulle mercanzie che dal territorio lucchese passavano in quello pisano. Ripafratta fu allora occupata (1105) ed i suoi castellani imprigionati. Il castello, ripreso subito dai Pisani, fu ancora protagonista nei conflitti comunali fra Lucca e Pisa che ebbero un parziale arresto con la ratifica della Pace di Ripafratta (1158), la quale sanciva una tregua di dieci anni. Durante questo periodo il Comune di Pisa intraprese un programma di ristrutturazione delle sue principali fortificazioni. A Ripafratta (1162-'64) fu edificata una vera e propria rocca castellana, con un recinto a pianta poligonale irregolare (occupato al centro dal mastio quadrangolare) ed altre due torri adiacenti alle mura. Un'altra cerchia muraria concentrica proteggeva il piccolo nucleo abitato a ridosso del castello.
La sconfitta di Badia S.Savino (1254), costrinse i Pisani a cedere Ripafratta (tramite i Fiorentini) ai Lucchesi, che ne mantennero il possesso fino alla disfatta della Lega Guelfa (Montaperti, 1260). Ancora un'altra sconfitta, stavolta da parte pisana (Battaglia della Meloria, 1284), alla quale seguirono nuovi rovesci, portò i Pisani a patteggiare nuovamente delle condizioni di pace. Queste, ratificate dal conte Ugolino della Gherardesca, inclusero il passaggio di Ripafratta ai Lucchesi (1285). Il castello, ripreso da Uguccione della Faggiola nel 1313, fu ulteriormente ampliato nel 1323. Dopo la parentesi castrucciana, durante al quale Ripafratta fu occupata per patti, il castello fu nuovamente rinforzato (1350).
Particolare attenzione dedicarono i Fiorentini alla postazione, dopo l'avvenuta conquista del territorio pisano (1406). Nel XV sec., i Pisani tentarono inutilmente d'affrancarsi dal dominio fiorentino tentando più volte di occupare Ripafratta, senza mai riuscirci. Sedata la loro resistenza, i Fiorentini intrapresero la completa ristrutturazione del castello, aggiornandolo alle nuove esigenze militari. Furono cimate le torri medievali e, su progetto sembra di Giuliano da Sangallo (con pareri di Leonardo), vennero avviate profonde modifiche strutturali, quali la costruzione di ampie scarpe addossate alle mura del recinto e di rivellini contrapposti (delegati alla difesa dell'unica porta d'accesso). Con la definitiva affermazione del potere fiorentino, il castello nel XVI sec. perse gradualmente d'importanza tanto da risultare abbandonato nel 1607. Allivellato nel 1628 ad Orazio Angelini, fu trasformato in fattoria granducale, fino a che non fu acquistato nel 1845 dalla famiglia Roncioni (discendente diretta dei nobili Da Ripafratta).
Un Ringraziamento Particolare va ad Andrea Bulleri, che ci ha fornito questo materiale.