Voci dalla Rocca - La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo


STORIA DELLA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO IN RIPAFRATTA

Venendo da Pisa verso Lucca lungo la 12 dell'Abetone, a Ripafratta nel centro del paese, la strada si allarga e noi chiamiamo pomposamente "piazza" quello slargo, e anzi, "piazza della Chiesa", perché la Chiesa vi si presenta, con la sua facciata neoclassica, abbastanza maestosa. Se qualcuno vi fosse arrivato nel 1944, prima della Chiesa, si sarebbe imbattuto in una colonna di pietra scura, che era il simbolo della "podesteria" di Ripafratta. Ora non c'è più perché in quegli anni un carro armato americano ubriaco andò a sbattervi contro e la buttò in terra, sgretolando così secoli di storia. Ma siamo alla facciata della Chiesa. In alto nel triangolo che chiude la facciata, si vede uno stemma di marmo murato, con il simbolo della famiglia dei Roncioni, che avevano sulla chiesa di Ripafratta (con Avane) il "ius-patronatus", cioè avevano il diritto, alla morte di un pievano, di presentare dei nomi all'attenzione del Vescovo per la nomina del nuovo pievano dell'antica Chiesa pievania, dedicata all'apostolo S. Bartolomeo. L'ultimo pievano ad essere nominato con questo diritto medioevale sono stato io nel 1950, il 27 di agosto. Ai piedi della facciata ci sono tre scalini di pietra dura. Non sono semplici scalini per entrare in Chiesa, ma hanno una storia, e terminano con un piccolo spiazzo lastricato. Su quegli scalini e su quello spiazzo, quando non fa più freddo, da sempre si radunavano e si radunano giovani e non più giovani per chiacchierare, stare insieme, fare spuntini (una volta a base di semini, ora molto più ricchi e abbondanti, visti i resti lasciati sul posto). L'ingresso alla Chiesa è segnato da un grande portone con gli stipiti di pietra serena. Guardando dal di fuori specialmente quello di sinistra, si vedono della scanalature, dovute all'appuntire la punta delle umili trottole di legno con in cima un chiodo, per farle scorrere più veloci e più a lungo. Su quello spiazzo di pietra dura i ragazzi giocavano accese partite di corsa e sorpassi con i "tappini" metallici, riempiti di cera liquida prelevata dalle candele accese (con grande gioia dei pievani). Entriamo in Chiesa. Sulla parete di entrata, c'è una grande cantoria di legno dipinto che sorregge un organo dell'organaro "Tronci", risalente nel complesso al 1883. Essendo meccanico e non essendo suonato, è diventato "rauco" ed ha bisogno di restauro. Si vedrà. Entrati in Chiesa, sulla sinistra (in facciata) c'è un'urna protetta da un vetro di sicurezza e da un allarme; quest'urna contiene la Statua lignea della "Madonna di Rupecava", scolpita nel 1326 dal famoso scultore Andrea Pisano. E' veneratissima non solo da Ripafratta, ma da tutto il piano di Pisa e di Lucca. Lo si vede l'8 settembre quando all'Eremo - ormai distrutto dalla stupidità dei vandali moderni - si celebra la "Festa dell'8" con varie S. Messe, Comunioni e… mangiate. Sulla stessa facciata interna, sulla destra c'è un'urna con una povera ed umile statua di gesso del S. Cuore e vi è dipinto un fac-simile di altare, dedicato ai caduti della 1° Guerra Mondiale. Mi sono scordato di ricordare che sugli scalini citati prima, un giorno di qualche anno fa, un giovane liceale, bravo, devoto, intelligente (e anche bello), Paolo Benotto, a me seduto con lui su questi scalini, disse: "Pievano, ai arregga!" (ed io mi arressi agli scalini) "Mi faccio prete!". Lo si poteva prevedere, ma quella fu una dichiarazione ufficiale. Gli risposi: "Bene, se son rose fioriranno". E sono fiorite! Paolo, il nostro Paolo, diventò sacerdote, segretario dell'Arcivescovo Matteucci, Parroco di Oratoio, Vicario generale di Pisa, ed ora è Vescovo di Tivoli, vicino a Roma. Auguri, Paolo! Sempre dentro la Chiesa, sulla parete di destra, in fondo, sono murate due pietre: una più grande e poco leggibile ed una più piccola. La più grande era stata la pietra tombale di Matteo Gambacorti, giovane nobile pisano della famiglia Gambacorti, morto di peste qui attorno al 1400. La pietra più piccola è la pietra di fondazione, risalente al 1327, con i nomi di alcuni "fabbriceri", di una chiesetta romanica, e lesionata gravemente dal terremoto del 14 agosto 1846 alle ore 13, di cui c'è ancora memoria nella "Festa del Voto" e nella laude popolare "D'insolito fragore". Il piano della Chiesa è riempito di panche abbastanza recenti, offerte dalle famiglie a sostituire quelle più vecchie (ma non antiche) portate a Rupecava quando i vandali fecero la strage della chiesetta distruggendo anche le panche (ma sono sparite anche le "sostitute"). Un'altra urna sempre sulla destra custodisce una "Madonna con Bambino", moderna opera di Vincenzo Moroder, di Ortisei, e offerta dal fratello dell'attuale Pievano, il sig. Guerrino Maracich. Quest'immagine ha sostituito quella "vestita" che per l'andar del tempo non era più affidabile. Di fronte a questo altare della Madonna, ce n'è un altro, quello del Crocifisso (una bella scultura lignea scura) detto del "Niccolai", perché fino a non molti anni fa era in custodia per il mantenimento a quella facoltosa famiglia ripafrattese. Ecco poi l'altar maggiore, in marmo, opera del 1800 (essendo del 1854-1857 la costruzione della Chiesa attuale). Fa la sua figura, senza essere un'opera d'arte. I candelieri (come quelli degli altri altari) sono di bronzo e non hanno tanti anni; sostituiscono quelli di legno (che comunque erano senza nessuna pretesa artistica, ma solo quella di essere termiti e scrostati). Ci sono le balaustre di marmo di Siena, che chiudono il presbiterio, l'altarino posticcio "coram populo" e un pulpito offerto dal sig. Carlo Granucci che abitava qui e ideato dal Conte Carlo Biscaretti, nobile torinese legato alla FIAT e amante di Ripafratta. Nel coro, sulla parete, un grande quadro con Madonna e Santi, di recente restaurato con il contributo della Cassa di Risparmio. La nostra Chiesa è sostanzialmente qui. Un padre domenicano, venuto dall'America a cercar notizie sul Beato Lorenzo, pure domenicano, dei "da Ripafratta", sepolto a Pistoia, avendo visto la nostra chiesetta disse: "Pulchra in simplicitate", "Bella nella semplicità". E a noi basta e avanza!

Un Ringraziamento Particolare va ad mons. Mario Maracich che ci ha fornito queste notizie.



LA "MADONNA CON BAMBINO DI RUPECAVA" DI ANDREA PISANO

La statua della Madonna col Bambino rappresenta senza dubbio uno dei tesori più preziosi di Ripafratta. E' stata attribuita all'operato di Andrea Pisano e datata attorno al 1340 circa a seguito dei lavori di restauro eseguiti nel 2000, che l'hanno riportata alle tenui tonalità originali dopo che per molti anni era stata coperta da una tinteggiatura eccessivamente forte e non fedele all'originale. La Madonna di Rupecava è scolpita in un solo pezzo (eccezion fatta per braccia e parte superiore del capo) completamente cavo al suo interno. L'effige del Bambino è unita a quella della Vergine per mezzo di un perno, il che fa supporre che la statua potesse essere usata in passato per diverse funzioni. La Madonna, custodita attualmente in questa chiesa, proviene dall'eremo di Rupecava, sito sui monti sopra Ripafratta, luogo di culto e di devozione mariana antichissimo, ex-convento agostiniano, oggi purtroppo diruto.



IL BEATO LORENZO DA RIPAFRATTA

Si racconta che un giorno Santa Caterina da Siena, in viaggio verso Avignone per supplicare il papa di tornare a Roma, transitasse proprio per Ripafratta e, soffermatasi nella piazza del paese, carezzasse un bambino che giocava davanti alla chiesa. Quel bambino sarebbe diventato, un giorno, il Beato Lorenzo. Lorenzo nacque a Ripafratta il 23 marzo del 1373, secondo la tradizione proprio all'interno della Rocca di S. Paolino. Rampollo della blasonata famiglia dei Da Ripafratta, fu avviato dal padre, Tuccio, agli studi, ma scelse ben presto la carriera ecclesiastica. Ventitreenne, e già diacono, abbracciò la vita religiosa nell'Ordine Domenicano, ottenendo l'abito, pare, dalle mani del Beato Dominici. Fu novizio a Cortona dove rimase fino al 1404; poi ebbe inizio la sua grande opera nel movimento di riforma dell'Ordine, mentre ricopriva il ruolo di lettore e priore a Fabriano e a Pistoia. Fu maestro dei novizi, insegnante di teologia, predicatore e confessore. Proprio a Fabriano e a Pistoia dette prova di grande spirito di carità nell'assistere i malati e i moribondi durante una terribile epidemia di peste. Sant'Antonino, suo discepolo, scrisse di lui: "Nessuno potrebbe reggergli al confronto nello zelo per ascoltare le confessioni, anche quando infieriva la peste..." . E ancora: "Chi giammai da questo padre si partì sconsolato?". Lorenzo morì, molto anziano, il 27 settembre (giorno in cui la Chiesa lo ricorda) del 1456; il suo corpo è tuttora venerato nella chiesa di San Domenico in Pistoia. Fu beatificato da Pio IX nel 1851.

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