Novembre 2004

Pubblicheremo di seguito tutte le lettere che abbiamo ricevuto nel corso del mese di Novembre 2004, con le risposte della Redazione direttamente interessati.


E' giunta alla nostra Redazione una lettera da parte di un gentile lettore che ha voluto usarci come tramite per fare i suoi calorosi complimenti al Comitato per l'ottima riuscita de "La Storia e la Memoria". Ve la riportiamo qui per intero e sono certa che anche voi come me, rimarrete colpiti dal calore che il nostro lettore ha saputo esprimere per Ripafratta ed i suoi abitanti anche se "solo" ripafrattese "di adozione".


LETTERA PER “L’ALDILÀ”

Chi l’ha detto che i giovani di oggi non hanno più sentimento? Quando avrete letto questa lettera vi ricrederete, perché queste parole così semplici (anche se un po’ scorrette), ma così incisive, del piccolo Alessandro Guidi, toccheranno il nostro cuore come hanno toccato il mio. Ecco perché ho pensato di farla pubblicare. Pensate che Alessandro, di soli 8 anni, non si rivolge alla nonna, ma… alla “bisnonna”, deceduta tre anni fa! Nel suo ricordo sempre vivo è l’amore e l’attenzione di lei per il nipotino disappetente! Secondo me, questa lettera è «un inno alla riconoscenza». Leggetela attentamente e… «Per la mia nonna! Cara nonna, ti scrivo da casa mia tù sei in paradiso ma so che puoi sentirmi. Eri come una foglia in primavera avevi dei capelli arricciolati, portavi gli occhiali, avevi gli occhi color verde chiarino e eri un po’ grassa. Eri una nonna cara e dolce con i capelli colore biondi mi raccontavi delle storie fantasiose per farmi addormentare. Eri molto occupata a far cena nel mentre io giocavo col trenino sul pavimento di casa. Facevi dei buoni pranzetti ma io non volevo mangiarli. Ma ora mangio molto adesso ti devo salutare forse un giorno ci rincontreremo in sieme. Bacioni bacioni dal tuo Alessandro. 14 ottobre 2004» … Meditate, gente, meditate! M. Paola.

Prefazione della Maestra Paola


IL VOLO DEL MICCIO

Sono un lettore occasionale del mensile “Voci dalla Rocca” e nella pagina dedicata ai “commenti” (pag. 17) del numero di Settembre 2004 del Vostro giornale ho letto un articolo che mi ha lasciato a dir poco perplesso… Sono d’accordo con chi suggerisce di migliorare la Festa di Primavera con costumi d’epoca (come la festa di Nozzano) e/o mostre fotografiche (come c’era il primo anno); temi molto buoni a cui aggiungerei proposte come un piccolo “mercatino delle pulci” in cui ognuno può donare qualcosa di vecchio da vendere agli interessati e il cui ricavato potrebbe servire come fondo per il giornale e/o per la festa stessa, nonché un banchetto di prodotti tipici sia gastronomici che d’artigianato locale. Mi trovo però un po’ meno propenso al riproporre l’antica festa tradizionale che, se come originalmente comporta l’uso di animali vivi (“Volo del Miccio”), sarebbero davvero di cattivo gusto e poco morali. Vorrei capire meglio cosa si intende con “rivisitazione” perché, come animalista-ambientalista, mi sentirei turbato. Infatti, per chi non ne fosse a conoscenza, “il volo della colomba” ad esempio, caro a tanti toscani, purtroppo, era una cerimonia annuale di una festa tradizionale fiorentina in cui si rinchiudeva una colomba viva in una sfera di vetro (a soffocare) attorno alla quale si trovavano petardi accesi e fatti scoppiare! Così mentre nella piazza principali tutti i cittadini e i turisti si godevano lo “spettacolo” il povero uccello moriva d’infarto per il terrore nonché dai traumi causati dai tentativi di fuga! successivamente i cerimonieri, nascosti dal fumo e le polveri recuperavano la sfera con il cadavere e liberavano una seconda colombella che fuggiva nel cielo diradando il fumo (anch’essa probabilmente destinata alla morte poiché proveniva da un allevamento, poco adatta alla vita di città). Questa cerimonia doveva simboleggiare la pace (la colombella) oppressa che riesce a vincere sulla guerra (i petardi)! …ma francamente non né sarei tanto sicuro visto che “la pace” moriva rinchiusa nella sfera! Mentre “il volo del miccio” di Ripafratta, consisteva nel portare su fino alla rupe un asinello che aveva sfacchinato per tutta una vita a fianco dei suoi padroni, alla fine della stagione lavorativa e della fatica (quindi la fine dei lavori dei campi e dell’accumulo di provviste) e per “ringraziarlo”, all’arrivo della stagione destinata al riposo (ovvero l’arrivo del consumo di ciò che era stato accumulato), del suo generoso lavoro veniva buttato di sotto dal precipizio. Spero di essere pubblicato e di avere una risposta. Grazie

Mario Mameli

RISPONDE ANGELICA PARDI, AUTRICE DELL’ARTICOLO IN QUESTIONE
Gentile lettore, la ringrazio innanzitutto di averci scritto e di averci informato di questo suo malcontento, poiché mi da la possibilità di chiarire le mie aspettative, nonché la mia proposta riguardo le future Feste di Primavera. Quando mi riferisco al tradizionale “volo del miccio” (vedere l’articolo dedicato nella sezione Territorio) non intendo certo ripristinare una “tortura” su un animale vivo così come era in quel periodo, ma penso piuttosto ad una rivisitazione, come già da me sottolineato nello scorso numero e come, sono sicura, lei avrà notato. La rivisitazione in questione riguardava principalmente il far festa rispolverando qualcosa di tipico del nostro “piccolo” paese, in modo da amalgamare l’antico col moderno: se da una parte la Festa apparteneva al passato, dall’altra non poteva che essere attuale, per questo la mia proposta implicava l’uso di un asinello di cartone con giochi pirotecnici applicati al cesto o alla sagoma stessa o, meglio ancora, un fuoco artificiale avente esso stesso la forma dell’asinello (non so se questo sia possibile, neppure se a norma, ricordo infatti che le mie sono solo ipotesi!). Come dire? Prendiamo il buono del passato ( la festa folcloristica) e correggiamola con il buono del presente (non più torture, ma gioia e bellezza!). Spero sia soddisfatto della risposta, lei e tutti coloro (in molti, mi auguro) che la pensano così.


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