Pubblicheremo di seguito tutte le lettere che abbiamo ricevuto nel corso di questo mese, con le risposte della Redazione direttamente interessati.
CRONACA DEL RITROVO DEGLI AMICI DI VOCI DALLA ROCCA.
Ripafratta, 19.03.05
Giunti sul luogo della sbafata ci siamo seduti fra gente affamata, per ascoltare vari oratori, tutti concordi nel concertare le cose da farsi per un miglioramento sostanzioso a favore dei giovani volontari che combattono per la conservazione della nostra rocca e della tradizioni paesane.
Quindi al termine dei vari interventi, ci siamo apprestati alle tavole ben apparecchiate ma dalla prima occhiata da buoni intenditori ci siamo accorti che per quanto riguarda il vino, hai hai, era frizzantino, diciamo non di nostro gradimento, anzi non adatto.
Arrivati i camerieri ci hanno servito dei buonissimi antipasti: crostini, polenta fritta, e bruschetta, dopo di che, con nostra grande meraviglia, ci hanno presentato un cosino piccino piccino, tipo il pipino di un neonato, accompagnato da tre dico tre pezzetti di patate fritte. Indagando in merito abbiamo appurato che, nonostante la richiesta di un quantitativo assai maggiore da parte del cuoco, la direzione ne aveva comprato solo quindici chili, pensando forse che si sarebbero moltiplicate in cottura, ben sapendo da buoni cristiani che solo Dio Onnipotente ha fatto e può fare prodigi del genere.
Questa piccola delusione è stata però subito dimenticata, in primo luogo perché abbiamo ritrovato dopo lungo tempo vecchie amicizie e vecchi amori, con i quali ci siamo scambiati affettuosità sotto le forme più svariate, poi perché abbiamo visto arrivare vassoiate di arrosti vari, di manzo, di maiale, ecc, tutto ciò accompagnato, dietro nostra insistente richiesta, da vino di nostro gusto, buono, proprio buono, di quello che arriva; a seguire il dolce, e che dolce, di produzione Antonelli, pasticcere molto rinomato, non solo nelle nostre contrade.
Abbiamo rinunciato al caffè per evitare una nottata insonne, però speriamo che alla prossima sbafatoria ripafrattese, qualcuno pensi a fare artigianalmente il limoncello .. ello .. Ello, che quello aiuta la digestione e dà allegria.
Al termine della cena di nuovo abbracci e baci… spiritosi, ma non abbiamo certo dimenticato di porgere i nostri ringraziamenti al Comitato, ai ragazzi del giornalino "Voci dalla Rocca" e sopra tutto al GRANDE VINCENZO che sempre sorridente e vispo, da bravissimo cuoco è ogni volta disponibile a sfamare noi famelici ripafrattesi.
ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA DI PRIMAVERA.
Gli amici e i simpatizzanti che la redazione immagina.
Risponde la redazione Eh, sì, ce li immaginiamo proprio questi nostri "simpatizzanti", come si definiscono, seduti attorno al tavolo (anzi, alla "tavolata"), in attesa delle cibarie e soprattutto in gradita compagnia. Ci fa piacere aver contribuito a creare un momento così bello e così conviviale, di vera "comunità", in cui persone di paese si incontrano tra loro e con altri "amici e simpatizzanti", nel nome di "Voci dalla Rocca" e soprattutto di Ripafratta. Anzi, se proprio lo volete sapere, crediamo che ce ne dovrebbero essere di più di questi momenti. Erano o non erano belli i tempi delle sagre all'Asilo? Delle cene e delle "sbafatorie", sì, ma anche del ritrovarsi insieme. Questo, più che tanti altri discorsi, dà il senso dell'appartenere ad un paese. Speriamo di poter contribuire in qualche misura ad un ritorno di queste belle tradizioni, grazie anche all'aiuto delle persone che hanno contribuito. Un'ultima annotazione, riguardo al "pipino", però ve la dobbiamo fare. Vi assicuriamo, amici, che anche quelle porzioni erano "ottime e abbondanti", e non è che noi della Redazione siamo stati trattati con particolari attenzioni.
Paolo Sacchi
Figline V.no 7 marzo 2005
Cari amici di Voci dalla Rocca,
approfitto con gioia dell'amore che portate alla vostra terra e alla sua storia, per ripercorrere qualche via della mia memoria che passa per Ripafratta. Sono contento che vi faccia piacere leggere un racconto scritto ottant'anni fa da una ragazza ventiquattrenne, che passava tutti gli anni il tempo delle vacanze, o almeno parte di esso, a Ripafratta. Quella ragazza sarebbe diventata mia madre e molte volte mi parlava di Ripafratta e della sua Rocca. Per lei Ripafratta era una specie di rifugio felice, dove il cielo era chiaro e luminoso, dove si respirava aria pulita, dove la gente era aperta, pisana, diversa da quella fiorentina. Così, quando percorrendo la A 11 verso Migliarino, cosa che per motivi di lavoro mi capitava spesso, mi trovavo all'improvviso dopo una lunga curva, davanti agli occhi, la Rocca, mi tornavano alla mente sprazzi di una vita passata, legati al ricordo di Ripafratta. Non ci sono mai stato finché un giorno dell'anno passato, il 23 ottobre, non decisi di deviare dalla mia strada e di fermarmi con mia moglie per vedere come era il paese che per me era esistito solo nella favola di mia madre.
Confesso che fui colpito da un senso di abbandono (la stazione, la strada principale, la Rocca stessa), che strideva con l'immagine del paese che mi ero fatta con i racconti di mamma. Qui incontrammo il signor Giulio Noferi, che ci indicò gentilmente la strada per salire alla rocca e ci parlò degli sforzi che facevate per riportare Ripafratta alla vita di una volta.
Due personaggi frequentavano la memoria di mia madre. Uno era Giovà, che una volta, subito dopo la guerra, venne a farle visita a Firenze; ma ricordo tutto molto vagamente. Di Giovà esiste anche un piccolo ritratto, uno schizzo a penna che ho trovato insieme con la pagina di giornale che contiene il suo racconto.
L'altro era Oreste Tomei, un pittore che deve aver trascorso una parte della sua fanciullezza a Ripafratta. Era orfano e visse alcuni anni presso uno zio, Felice Tomei, che faceva il capostazione a Ripafratta. Poi so che Felice passò alla stazione di Borgo a Mozzano (dove Oreste dipinse il ponte del diavolo). Ho conosciuto Felice molto vecchio, in Umbria, dove sua figlia Maria gestiva la stazioncina di S. Michele della Mediterranea Umbra, fra Perugina e Todi. Oreste, invece, che viveva a Firenze (era amico di pittori e scultori; degli Alinari, i celebri fotografi), l'ho incontrato molte volte e gli ho voluto molto bene: era uomo limpido e schivo. Allievo di Rosai, fu antifascista convinto e silenzioso: mai la tessera, con tutte le conseguenze di miseria e di emarginazione. La sua arte prendeva da Rosai, per quel che posso capire io che mi occupo di tutt'altre cose, quanto gli permetteva un'affinità istintiva coi macchiaioli, dei quali deve essere stato uno degli ultimi rappresentanti. Tomei ha dipinto molto a Ripafratta: cose giovanili, compresa una Rocca. Credo che la sua opera sia in possesso della cugina Maria; l'ho cercata, ma non sono riuscito a ritrovarla.
Non so se Giovà viva ancora, non so nemmeno se la sua famiglia è identificabile dal racconto, ma sono certo che Giovà non è un personaggio della fantasia. E' realmente esistito.
Saluti cordiali,
Paolo Sacchi.
Risponde Francesco Noferi, responsabile per il coordinamento
Il Signor Sacchi, trovandosi a passare per Ripafratta per via delle vicissitudini che ha descritto nella lettera, ha voluto abbonarsi a "Voci dalla Rocca", e ci segue, dalla provincia di Firenze, ogni mese. Un giorno ci ha scritto dicendoci di aver trovato un vecchio articolo di giornale che poteva interessarci; un articolo scritto da sua madre nel 1925, e che aveva come sfondo per una bella storia di amicizia proprio la nostra Ripafratta. Così, ce lo siamo fatti spedire, e lo pubblichiamo in questo numero del quinto anniversario, insieme alle righe di accompagnamento che avete appena letto.
Il racconto, che troverete nella sezione Territorio (dove abbiamo voluto inserirlo per dargli la rilevanza che merita) parla da sé. E' una bella storia, scritta bene e con sentimento, al punto che ogni ulteriore commento vi priverebbe del gusto di assaporarla come si deve. Semplicemente, pensiamo a cosa doveva essere la Ripafratta che filtra attraverso queste descrizioni. E pensiamo a cosa è adesso. E all'impegno che serve da parte di tutti noi e voi per cambiarla.