Pubblicheremo di seguito tutte le lettere che abbiamo ricevuto nel corso di questo mese, con le risposte della Redazione direttamente interessati.
Maria Luisa Buonarroti
Gentile redazione,
Volevo comunicarvi che ho ricevuto il primo (per me) mensile di marzo e Vi garantisco che mi avete reso felice. Vi ho già detto che quando si parla di Ripafratta o di qualsiasi argomento che riguarda questo paese mi infervoro e provo un'emozione particolare. Oltre a essere il mio paese natìo, ho trascorso le più belle vacanze dai miei parenti, dalla mia nonna che era una persona speciale, fin da quando sono nata. Tutte le feste comandate e tutte le estati ero sempre in questo paesino splendido e ridente, dove ho fatto le mie prime innocenti "bravate" da adolescente. Anche il pievano don Mario mi conosce, l'ultima volta che l'ho visto è stata esattamente l'anno scorso, di maggio. Volevo, se mi permettete, darvi una notizia che mi riguarda perchè fa parte del mio passato:
la mia nascita a Ripafratta è dovuta al fatto che mio padre era calabrese e alla fine della 2^ guerra - credo settembre 1943 - tornando dalla Russia, dove era stato prigioniero, passò da Ripafratta e conobbe mia madre - ripafrattese . In quattro mesi la sposò. Naturalmente, i miei genitori vennero a vivere a Reggio Calabria, città natale di mio padre, ma mia madre fece nascere me e mia sorella a Ripafratta (per fortuna). Anch'io ho fatto le mie brave escursioni alla Rocca e tutto quello che riguardava la vita del paese, fin tanto che ci stavo, diventava la mia vita. Ecco perchè sono felice di avere il vostro giornalino, contribuendo, così, nel mio piccolissimo , alla vostra iniziativa molto encomiabile. Ho anche la sensazione piacevole di omaggiare la memoria di mia madre, anche lei persona unica.
Vi ringrazio ancora di tutto e Vi auguro buon proseguimento di lavoro. (Mentre Vi scrivo penso che si starà svolgendo la "Ripafratta-Farneta").
Un caro saluto a Voi e alla mia Ripafratta.
Risponde la redazione Solo poche righe per dire che ci fa sempre un gran piacere ricevere queste lettere di ricordi e al tempo stesso di speranza (anche se purtroppo, la stampa non ci consente sempre di pubblicarle in tempo record…). La signora che ci ha scritto, nonostante la lontananza fisica, ha voluto fortemente abbonarsi a "Voci dalla Rocca"; per noi è un onore, ma anche un compito difficile di cui sentiamo il peso: portare la nostra Ripafratta così lontano, a persone che la amano così tanto. Non è lavoro facile. L'abbiamo detto tante volte, quelli che amano di più Ripafratta sono quelli che non ci stanno più. Speriamo piuttosto che tanti altri di voi ci scrivano e ci esprimano sentimenti simili.
Torna ad inizio pagina - Indietro