Un po' fa tristezza pensarci. Non solo perché tanti, tanti ripafrattesi e non solo hanno frequentato lì, in quei locali in fondo al paese, vicino alle Corti, le loro prime classi scolastiche. Ma anche perché l'istituzione scuola arricchisce senza dubbio un paese, una frazione, un territorio; il quale, senza, perde molto, ma molto davvero. La prima cosa che viene in mente parlando del prossimo trasferimento delle Scuole Elementari di Ripafratta è: che peccato. Ed è un misto fra risentimento e rassegnazione. E' il segno dei tempi che cambiano, dell'impossibilità (così ci dicono) di mantenere due, tre, quattro scuole diverse in una parte del territorio comunale come il lungomonte, o sottomonte. E allora, la decisione è ormai definitiva e da tempo resa pubblica: il trasferimento di tutti gli studenti di tutte le classi in un unico complesso, nuovo o rinnovato, comunque moderno, funzionale, grande. Lì i ragazzi avranno a disposizione spazi, tecnologie, migliore coordinamento, nuovi stimoli. Ma che peccato lo stesso. Che peccato soprattutto perché una scuola delocalizzata, "di paese" come è ancora la nostra a Ripafratta non è una "cittadella" dotata di tutti i comfort ma staccata dal resto del territorio. E' un tutt'uno con il paese, con la sua storia, con le sue tradizioni, con i suoi problemi, e crediamo che anche i ragazzi lo percepiscano. Si impara a conoscere la realtà del territorio, la sua natura, le sue persone, la sua storia (personalmente ricordo ancora quando ci portarono a visitare la chiesa di Ripafratta… come se non l'avessi mai vista prima… eppure le spiegazioni di Don Mario quel giorno non me le scorderò più). Che peccato. Visto che la decisione ormai è presa, si rimedi almeno in questo modo: si inserisca qualche ora obbligatoria di studio del nostro territorio, che non può far che bene… E poi, c'è l'altra grande questione: l'utilizzo dei locali lasciati vuoti. Dell'edificio delle Scuole. Dispiace doverne parlare come se già fosse un guscio vuoto, quando ancora tanti ragazzi continuano a frequentarla; ma un po' di realismo a volte aiuta a prevenire tanti problemi in futuro. Che ne sarà del complesso? Più volte, in occasione di assemblee, incontri o nostre interviste (basta guardare i numeri passati di "Voci dalla Rocca"), l'Amministrazione comunale ha sottolineato che i locali debbano rimanere "a disposizione del paese". Un concetto interessante quanto generico; l'intenzione è giusta, ma va riempita di contenuti. Cosa fare di quei locali, per evitare che vengano venduti e "alienati" definitivamente al paese? Le proposte sono e sarebbero tante; alcune utopistiche, lo riconosciamo, altre invece molto molto fondate. Ognuno può avere un'idea, una proposta, un piano. Raccontateceli. Come, in che modo vorreste che le Scuole davvero continuassero ad essere utili al paese anche da chiuse? Di cosa ha bisogno Ripafratta (e i paesi circostanti, magari) che potrebbe trovare sede in quei locali? Noi alcune idee ce le abbiamo, e non sono campate in aria. Le presenteremo nel prossimo numero, insieme - speriamo - alle vostre. Pubblicheremo ancora alcuni interventi al riguardo, per sviluppare la discussione. Potete aspettare il numero di novembre (in uscita probabilmente ai primi di dicembre), oppure visitare ogni tanto (vi consigliamo di farlo almeno una volta a settimana, perché lo aggiorniamo spesso) il nostro sito internet www.vocidallarocca.com, dove troverete questo ed altro materiale. Per tirare le conclusioni, e magari sottoporle a chi di dovere aspettiamo i vostri contributi.
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