Editoriale
Cambia il CAP per Ripafratta: sarà 56017
Ecco la Triennale. La "Festa grossa", la tradizione più amata
Asciano l'ha spuntata, avrà internet veloce anche senza la Telecom. Ena possibilità che si presenta ora anche per Ripafratta
"Nettare" e ADSL: una via percorribile anche qui da noi
La posta dei nostri lettori
La Triennale a Ripafratta
Il Beato Lorenzo moriva 550 anni fa
Vecchiano, il castello-santuario
Oltre alla ginnastica ... il cucito
Ben ritrovati cari lettori, finalmente ci ricapita l'occasione di "interagire" un po' insieme, tra poco scoprirete perché… Ormai è agli sgoccioli la preparazione della Festa Triennale, ricorrenza molto attesa da tutti i ripafrattesi, qualche polemica in merito, ma come per tutti i progetti c'è sempre qualcuno che non è d'accordo. In questo numero troverete tutto il calendario "minuto per minuto". Novità anche sul fronte Adsl: un'azienda di Pisa sta tentando di ovviare all'inconveniente ormai noto a tutti gli interessati a questo nuovo tipo di tecnologia. Ricorderete infatti che la tecnologia Adsl non arriva e non arriverà ancora per diversi anni a Ripafratta, non portata dalla Telecom almeno. La proposta di questa azienda (che si chiama Nettare) si basa invece sull'installazione di antenne ad onde radio per la trasmissione dati. A Molina di Quosa c'è stata una riunione, lunedì 2 ottobre, bastano 250-300 persone interessate per partire con il servizio. Troverete al riguardo un articolo a cura della redazione e uno di Luca Casapieri. Inoltre ci sarà un articolo di Andrea Del Chiaro nella sezione "Territorio", sulle vecchie triennali. Il 2006 è poi un anno di anniversari, infatti ricorrono 550 anni dalla morte del Beato Lorenzo Da Ripafratta. Francesco Noferi ha ripercorso la sua vita, sempre nella sezione "Territorio". Infine, due iniziative direttamente volute da "Voci dalla Rocca" vi riguardano da vicino: l'elezione del Ripafrattese dell'anno (a cui vi invito a partecipare come lo scorso anno, inviando proposte, nominativi ecc. con qualsiasi mezzo di comunicazione, anche a voce); per la seconda iniziativa vi aspettiamo invece a novembre, annunciandovi solo che si tratterà di un concorso.
di Angelica Pardi
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Importanti cambiamenti in vista per gli indirizzi di tutta Ripafratta. E anche per i nostri vicini di Molina, Rigoli, Pontasserchio. Per tutti noi, il nuovo codice di avviamento postale sarà 56017. Le modifiche al CAP rientrano nell'ambito di un piano nazionale: Poste Italiane calcola che ben il 10% delle strade italiane avrà un nuovo codice in seguito a questa riforma, fatta per "ottimizzare la qualità del servizio di recapito in linea con i cambiamenti toponomastici e amministrativi avvenuti negli ultimi anni in Italia". In Toscana, sono coinvolti dal cambiamento i comuni di San Miniato, Santa Croce sull'Arno, Cascina, San Giuliano Terme, Lari, Peccioli e diversi comuni della zona di Volterra e Valdicecina. Ripafratta interessata direttamente quindi, con la scomparsa del vecchio CAP 56010 e l'arrivo del nuovo 56017. Una modifica importante, che dobbiamo tenere presente tutti, perché sbagliare CAP su un indirizzo vuol dire aumentare le probabilità che la lettera o il pacco non arrivino a destinazione.
a cura della Redazione
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Finalmente ci siamo, ottobre è ormai alle porte (al momento di uscire con la stampa sarà probabilmente già iniziato) e ci si prepara a vivere anche questa Triennale 2006. La prima che Filettole e Ripafratta sperimenteranno come Unità Pastorale. Saranno come due lunghe settimane di festa, tradizione e preghiera in onore della Madonna del Rosario, e culmineranno nella Messa solenne di domenica 1 ottobre a Filettole (la processione la sera alle 21) e con la Messa solenne di Ripafratta, domenica 8 ottobre (e con la processione anche da noi). La corale "Beato Lorenzo" si sta già preparando da tempo con dedizione, ed animerà la Messa solenne con canti della tradizione mariana; ci sarà poi, come ormai tutti sappiamo, la processione che si recherà alle Corti, la banda di Nozzano, ci saranno i fuochi artificiali con la cascata dal campanile; ci sarà soprattutto la presenza di Mons. Giovanni Paolo Benotto, Vescovo di Tivoli, e nel contesto ci sarà l'inaugurazione e la benedizione della lapide dedicata a Don Mario e realizzata con le offerte del paese. Sarà un momento di grande importanza: la Triennale da sempre rappresenta il momento di festa più grande, importante e significativo (non solo a livello religioso, ovviamente), la tradizione delle tradizioni, l'appuntamento più atteso e da cui, giustamente, ci si aspetta sempre di più. E ora, come dicevamo, l'attesa è finita e ci si appresta a vivere con grande intensità questo momento. Ci sono state alcune modifiche che senz'altro tutti conoscerete, dovute a tanti fattori ma sopra ogni altra cosa al tempo che passa inesorabile e richiede a volte (non sempre) aggiustamenti. La processione, sul cui "tracciato" tanto si è discusso, si recherà alle Corti per quest'anno (l'ultima volta che il giro fu fatto "per metà" era toccato infatti a Farneta). Fra tre anni, invece, si recherà in via Fattori come facilmente prevedibile. Il percorso esatto di quest'anno, però, ve lo riveliamo noi di "Voci dalla Rocca" "in anteprima" (e non tutti lo conoscono): la processione, uscita di chiesa attorno alle 21, si recherà in "fuor di Porta", poi fino al circolo Acli, dove svolterà per fare di nuovo il suo ingresso in piazza e proseguire, nell'ordine, dal Niccolai e poi alle cateratte, e poi giù fino alle scuole e all'altezza di Sassina; qui girerà e tornerà sui suoi passi, entrando in Via Cimabue, e uscendone per concludere in piazza (in contemporanea alla caratteristica cascata di fuoco dal campanile). Un percorso che, in fondo, non è poi così breve. L'illuminazione sarà a cura delle singole famiglie con i lumini, mentre la chiesa sarà illuminata dalla ditta Massei con le offerte date dalla popolazione. I fuochi d'artificio che concluderanno la Festa saranno invece della ditta di Cascina "Luci e Colori". Questo per quanto riguarda la processione. La messa della domenica mattina, invece, sarà l'altro momento centrale della festa. Si terrà come sempre alle 10 e sarà presieduta da mons. Giovanni Paolo Benotto, ripafrattese e Vescovo di Tivoli, ed animata dalla corale "Beato Lorenzo da Ripafratta", che come abbiamo detto proporrà inni e canti alla Madonna caratteristici della nostra tradizione. Nel contesto della Messa, inoltre, avverrà finalmente la scopertura e la benedizione della lapide di marmo in ricordo di Don Mario Maracich, che troverà posto sulla parete interna destra della chiesa, tra il confessionale e l'altare della Madonna. Numerosi e interessanti sono anche gli appuntamenti delle due settimane precedenti, sia a Filettole che a Ripafratta. Per i dettagli, vi rimandiamo al programma completo, che trovate qui a fianco, e che riprende fedelmente quello recapitato in tutti le case negli ultimi giorni. Da segnalare i due rosari, uno presso le "case nuove" di via Morelli, l'altro (con messa) nel chiesino di Treto il 4 ottobre, giorno di San Francesco. E dunque gli appuntamenti non mancano, le novità ci sono e ci sono state, ed è arrivata la Festa. E' arrivata come sempre, la Festa, con il suo piccolo bagaglio di dissensi. E' inevitabile, è così da decenni, ormai c'è da rassegnarsi. Si poteva evitare? No, non del tutto. Ci sono stati innegabilmente dei cambiamenti nel programma ma anch'essi improntati in buona parte, paradossalmente, alla continuità. Soprattutto, però, serve una quantità minima di intelligenza, di comprensione, forse persino di pazienza. Sarà una Festa "sperimentale", la prima con Don Tiziano e con un Consiglio Pastorale vero e proprio, la prima con Filettole, la prima senza Don Mario. Serve, di conseguenza, molta comprensione. Le difficoltà organizzative non sono state poche, accontentare il desiderio di partecipazione delle varie realtà non è stato facile, non è stato semplice nemmeno bilanciare la giusta quantità di iniziative spirituali con la parte più strettamente laica - che pure, sostengo io, serve e non se ne può fare a meno. Non ha facilitato il processo di organizzazione nemmeno la parte economica (la parrocchia non naviga nell'oro, come saprete). La Festa che ci attende, dunque, è il risultato degli sforzi di tante persone che si sono messe al servizio della comunità con dedizione e buona fede (verrebbe da dire anche con una certa dose di coraggio), e questo va loro riconosciuto. Sarà una Festa paesana, profondamente paesana; chi è incaricato dell'organizzazione pratica della processione sta rispolverano stendardi e antichi crocifissi che da tempo non venivano più usati, proprio per aumentare la solennità della funzione. Le tradizioni di Ripafratta e di Filettole non sono state intaccate nella loro sostanza, ma anzi hanno ricevuto un arricchimento ulteriore. Ora, noi potremo partecipare ai loro appuntamenti e loro ai nostri senza sentirci "intrusi" o "estranei". Le tradizioni non solo sono salve, ma ora saranno conosciute da ancora più persone, anche al di fuori di Ripafratta (come è successo, del resto, anche per il 14 agosto, San Bartolomeo, il Beato Lorenzo...). E se lo diciamo noi, che delle tradizioni del nostro paese siamo stati strenui difensori in più d'una occasione, potete crederci. Naturalmente alla domanda "si poteva fare meglio?" non si può che rispondere di sì. O almeno, questo è il nostro parere. Si potevano cambiare, migliorare, aggiungere, togliere molte cose; alcune probabilmente andavano lasciate stare com'erano. Ma il programma finale è il risultato di un compromesso e come tutti i compromessi (che in realtà sarebbero fatti proprio per accontentare tutti) può lasciare insoddisfatti. Si migliorerà, tutti insieme, la prossima volta. Ma già da ora, tutti possiamo aiutare, suggerire, collaborare; si fa prima a farlo che a dirlo. Noi non siamo certamente un giornalino parrocchiale o confessionale e non possiamo né vogliamo entrare nel merito delle scelte della parrocchia, ma vi abbiamo semplicemente presentato la nostra opinione, per quel che vale. E, se ci è consentito aggiungerlo, sarà una bella Festa, alla fine. Come è sempre stato. Fino alla prossima.
di Francesco Noferi
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Un'occasione di grande importanza si presenta per Ripafratta e per le frazioni del lungomonte sangiulianese, dal nostro paese fino a Rigoli. Internet a banda larga (cioè l'ADSL, la connessione veloce) potrebbe presto essere disponibile anche da noi. Ma servono almeno 300 persone interessate fra Rigoli, Molina, Colognole, Pugnano e Ripafratta. Cominciamo però da capo. Il problema è di lunga data e noi stessi di "Voci dalla Rocca" lo abbiamo trattato su queste pagine in più di una occasione: la Telecom, infatti, per sua stessa ammissione, non ha intenzione di portare la connessione veloce ADSL nelle nostre frazioni ancora per qualche anno. Ecco allora che ad Asciano la pro-loco e il giornalino con cui siamo gemellati hanno interpellato diverse altre realtà, finendo per ritenere la più conveniente "Nettare", un'azienda del Polo Tecnologico di Navacchio che si prefigge di portare nelle case internet a banda larga tramite servizio wireless, che vuol dire semplicemente senza fili. Infatti, Nettare installa delle antenne (con un impatto ambientale di molto minore rispetto alle antenne dei cellulari) che trasmettono onde radio, che gli utenti possono ricevere tramite piccole antenne che l'azienda installa gratuitamente a casa loro. A quel punto l'accesso avviene con il normale computer di casa, senza bisogno di nessun altro tipo di installazione o spesa. Il forfait mensile (le offerte sono spiegate nelle prossime pagine) è di 25,95 € (un costo nella norma dei gestori ADSL), e si ha accesso illimitato 24h su 24 ad internet a banda larga ad una velocità massima di 6 Mbps (naturalmente esistono altre offerte personalizzabili a seconda delle necessità di ognuno). Il nostro territorio, però, presenta ostacoli di carattere naturale alla propagazione delle onde radio; motivo per il quale l'azienda dovrebbe installare tre antenne fra Rigoli e Ripafratta, cosa che fa lievitare i costi del loro investimento su questa zona. Ecco perché, per avviare l'erogazione del servizio, Nettare richiede, dal nostro territorio, almeno 300 persone sicure di firmare il loro contratto. Trovate le quali, in un mese il servizio sarà disponibile. Se ne è discusso lunedì 25 settembre scorso, presso il circolo ARCI di Molina di Quosa, in una assemblea pubblica con i rappresentanti dell'azienda e con numerose persone già interessate, anche di Ripafratta. Come già i nostri colleghi di Asciano avevano avuto modo di sperimentare, l'offerta di questa società è particolarmente vantaggiosa, considerando anche il fatto che è praticamente l'unica (come dicevamo, Telecom ci "snobba" da anni). La sfida, ora, è trovare 300 persone fra Rigoli e Ripafratta che siano interessate a firmare già da subito il normale contratto di abbonamento con Nettare (un responsabile dell'azienda sarà a disposizione dal mercoledì al venerdì dalle 17.30 alle 20.00 presso il Bar di Molina di Quosa). Una volta avviato il servizio, poi, chiunque si potrà "aggiungere". "Voci dalla Rocca" si fa promotore di questo appello verso chiunque fosse interessato (e crediamo che ce ne siano, anche nel nostro paese): contattateci o contattate l'azienda (vedi in fondo a questa pagina) per ulteriori delucidazioni e per aderire. L'opportunità è certamente importante, dal momento che negli ultimi anni internet a banda larga, il cosiddetto ADSL, è divenuto sempre più uno strumento indispensabile non solo per lo svago, ma anche e soprattutto per il lavoro, la ricerca, la telefonia. E proprio a questo proposito, i responsabili di Nettare hanno presentato anche la possibilità, per chi si abbonerà, di poter sostituire definitivamente la Telecom con il loro servizio anche per le normali telefonate verso fisso o verso cellulare, risparmiando notevolmente, a partire dall'eliminazione del canone Telecom che è di 15 € mensili. Un argomento che crediamo interesserà anche chi non utilizza abitualmente il servizio internet. Dettagli tecnici e maggiori approfondimenti a cura del nostro Responsabile Internet Luca Casapieri, nelle prossime pagine.
A cura della Redazione
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Torniamo a parlare di ADSL. Dopo vari articoli e vari tentativi da parte di diversi Ripafrattesi finiti, per quanto ne so, in bolle di sapone, ecco, forse, una possibile e concreta soluzione.
Subito ci ha colpito un articolo pubblicato su "La Nazione" del 15-08-06 che intitolava: Risolte le difficoltà nella frazione di Asciano: "Connessioni internet più veloci grazie a Comune e Pro Loco".
Leggendo l'articolo vediamo con grande soddisfazione che grazie alla collaborazione tra la Pro Loco ed il giornale di Asciano, l"Eco" (a cui siamo legati da rapporti di collaborazione), sono riusciti ad ovviare al problema dell'ADSL sfruttando la tecnologia Wireless ossia "senza fili".
Noi Ripafrattesi siamo perfettamente nelle loro identiche condizioni e la Redazione si è chiesta perché non provare anche questa strada? Ci siamo informati in merito a questa tecnologia e con l'aiuto del Comitato e del Comune potremmo cercare una soluzione alla nostra situazione.
La società che Asciano ha scelto per la realizzazione del progetto si chiama Nettare del Polo Tecnologico di Navacchio. Riporto la loro presentazione presa dal loro sito www.nettare.net :
"Nettare è una dinamica e giovane new company del Polo Tecnologico di Navacchio (Pisa), specializzata in broadband Wi-Fi, pronta a rispondere con progetti innovativi alle nuove esigenze di connettività wireless di una società sempre più in movimento.
Tecnicamente Nettare è uno WISP (Wireless Internet Service Provider) impegnato a creare, per la prima volta in Italia e in Europa, una copertura geografica totale tramite la realizzazione di reti per la connessione a banda larga in modalità wireless su protocolli innovativi (Wi-Fi).
Il progetto principe di questa società è quello di porsi come prima vera alternativa tecnologica infrastrutturale della rete Radio Mobile in Toscana."
I tipi di soluzione pensate di Nettare sono di vario livello, ognuna ha caratteristiche differenti in grado di soddisfare le varie esigenze. Credo sia importante confrontarle e leggerle attentamente così possiamo farci un'idea dei servizi disponibili e delle caratteristiche che offrono.
- VIVI STREET - VIVI INSIME - VIVI e PARLA
Soluzione indicata per un'utenza giovanile per esempio studenti, che hanno la caratteristica di muoversi in continuazione nell'arco della giornata, con un elevato livello di conoscenza e di utilizzo delle tecnologie informatiche e di telecomunicazioni. Permette una connessione Wi-Fi Adsl Flat fino a 6 Mbps tramite PC dotati di processore Centrino o con scheda Wi-Fi integrata, oppure palmari Wi-Fi. La soluzione VIVI comprende i prodotti VIVI STREET (per una connessione in mobilità sul territorio), VIVI INSIEME (prevede 3 abbonamenti), VIVI E PARLA (variante dotata di software VoIP).
- PARLA
Soluzione indicata per un'utenza giovanile per esempio studenti, che hanno la caratteristica di muoversi in continuazione nell'arco della giornata, con un elevato livello di conoscenza e di utilizzo delle tecnologie informatiche e di telecomunicazioni. Permette un servizio di fonia VoIP in mobilità su PC dotati di processore Centrino o con scheda Wi-Fi integrata, oppure palmari Wi-Fi con l'ausilio di apposito software di connessione e interfaccia (client).
- LAVORA - LAVORA XL
Soluzione indicata per una utenza professionale, utilizzabile sia in mobilità che all'interno di una rete LAN in edifici come studi professionali e/o aziende. Permette una connessione internet professionale Broadband fino a 9 Mbps, mediante PC dotati di processore Centrino o con scheda Wi-Fi integrata, oppure palmari Wi-Fi.
La soluzione LAVORA si articola in LAVORA L (connessione internet professionale Broadband fino a 6 Mbps) e in LAVORA XL (connessione internet professionale Broadband fino a 9 Mbps e minimo di banda garantita fino a 64 Kbps).
- MEGA L - MEGA XL - MEGA XXL
Soluzione indicata per una utenza professionale, utilizzabile sia in mobilità che all'interno di una rete LAN in edifici aziendali. Permette una connessione internet professionale Broadband fino a 12 Mbps con banda minima garantita fino a 1 Mbps, mediante PC dotati di processore Centrino o con scheda Wi-Fi integrata, oppure palmari Wi-Fi. La soluzione MEGA BUSINESS si articola in MEGA BUSINESS L (connessione internet professionale Broadband fino a 9 Mbps e banda minima garantita a 256 Kbps), in MEGA BUSINESS XL (connessione internet professionale Broadband fino a 12 Mbps e banda minima garantita a 512 Kbps) e MEGA BUSINESS XXL (connessione internet professionale Broadband fino a 12 Mbps e banda minima garantita a 1 Mbps).
- ABITA BASE - ABITA IN PROMOZIONE
Soluzione indicata per un'utenza residenziale, utilizzabile sia in mobilità che all'interno di una rete LAN. Permette una connessione Wi-Fi Adsl Flat fino a 6 Mbps, mediante PC dotati di processore Centrino o con scheda Wi-Fi integrata, oppure palmari Wi-Fi.
La soluzione ABITA si articola in due offerte: ABITA a BANDA LARGA Offerte Base e ABITA a BANDA LARGA Offerte in Promozione.
Alcuni membri della redazione hanno partecipato ad un'assemblea a Molina di Quosa dove i tecnici di Nettare hanno illustrato il loro progetto e risposto a tutte le domande del pubblico presente.
Il progetto di Nettare non comprende solo la nostra zona (cioè solo Ripafratta) ma tutto il lungo monte a partire da Rigoli, Molina, Pugnano, Colognole per arrivare a Ripafratta. Il problema fondamentale, ci hanno spiegato, è derivato dalle asperità del territorio in quanto, trattandosi di onde radio, tutte le "insenature" che ci sono in questa zona complicano l'installazione e la corretta ricezione del segnale. Questo implica l'installazione di tre antenne anziché una aumentando, come ovvio, i costi. Questo problema del costo può essere risolto se almeno 250-300 persone sono interessate a stipulare un contratto con Nettare (300 persone fra tutti i paesi interessati e non nella sola Ripafratta, tanto per chiarire).
Il costo del servizio è di 25,95 € mensili con la possibilità di navigare 24 ore su 24 tutti i giorni. L'abbonamento minimo ha una durata di 24 mesi, la banda massima è di 6 Mbps, ma non c'è la banda minima garantita (del resto nessun abbonamento base ADSL lo fornisce). Una domanda che gli abbiamo fatto riguarda la banda dell'antenna, questa infatti deve supportare in traffico di tutte le persone che gli fanno capo. Presto detto, nel caso peggiore, cioè che tutti gli utenti siano connessi con una connessione pear-to-pear (evento quasi impossibil ), ognuno avrebbe a disposizione quasi 600K di banda, quindi possiamo stare tranquilli. Altre domande riguardavano l'inquinamento dovuto alle onde radio emesse, e, come potete leggere dal loro sito www.nettare.net, le emissioni sono parecchio inferiori rispetto a quelli utilizzate dai cellulari. Per quanto riguarda invece l'hardware necessario, nell'abbonamento viene fornito tutto il necessario ed è compresa l'installazione. Ogni computer può essere predisposto per utilizzare questa linea.
Ricapitolando:
Internet - 25,95 € mensili Sette giorni su sette, 24 ore su 24
Chi fosse interessato può contattare un membro della Redazione oppure può recarsi presso il bar a Molina di Quosa ( quello sulla Statale, d'angolo, di fronte alla chiesa), dal mercoledì al venerdì, dalle 17:00 alle 20:00 dove, in queste settimane, un tecnico di Nettare è a disposizione di tutti coloro volessero ulteriori informazioni e per cominciare a raccogliere adesioni affinché il progetto possa iniziare, ripeto almeno 250 persone.
Molto interessante inoltre, è la possibilità di sfruttare questo servizio anche per telefonare (verrà attivato dal 10 di ottobre). Infatti sono possibili diverse soluzioni che comprendono la possibilità di chiamate solo verso numeri fissi ma anche di effettuare ogni tipo di chiamata. Quindi sostanzialmente eliminare il servizio offerto da Telecom e sfruttare quello offerto da Nettare. Non ci sono canoni in quanto, ci ha spiegato, non vengono sfruttate le linee esistenti di Telecom, ma viene utilizzata la loro linea "radio".
A questo riguardo, ecco in anteprima le probabili, ma non definitive tariffe:
Telefono
- Tariffa n° 1: 4€ mensili che comprendono 5 ore di chiamate verso tutti i numeri fissi più 2 centesimi al minuto per i minuti successivi. Verso i cellulari invece sarà di 20 centesimi al minuto senza scatto alla risposta
- Tariffa n° 2: 10€ mensili che comprendono telefonate illimitate verso tutti i numeri fissi. Verso i cellulari invece sarà di 20 centesimi al minuto senza scatto alla risposta
Ripeto che le tariffe sopra indicate non sono ancora definitive e che il servizio inizierà dal 10 di ottobre
Ho voluto riportare queste indicazioni tecniche di modo che chi è interessato possa fare dei confronti e decidere meglio.
Adesso che una possibile soluzione c'è, resta a noi Ripafrattesi fare la nostra parte e decidere se sfruttarla oppure no.
Noi di "Voci dalla Rocca" ci facciamo promotori di questo progetto concreto e realizzabile ed invitiamo tutti coloro che fossero interessati a farcelo sapere o contattando un membro della redazione o scrivendoci per posta elettronica agli indirizzi info@vocidallarocca.com o redazione@vocidallarocca.com o tramite la vecchia ma insostituibile lettera all'indirizzo Via s.Lega n°7 o contattando direttamente il tecnico di Nettare presso Molina di Quosa.
Invitiamo inoltre sia l'amministrazione Comunale, in particolare l'assessore all'informatizzazione che ha seguito la soluzione di Asciano, ed il Comitato a sostenerci e collaborare attivamente affinché si possa arrivare ad una svolta su questo argomento.
Concludo riportando le parole dell'Assessore Cini: "La collaborazione con la Pro Loco di Asciano per una soluzione veloce della questione della connettività è stata un'esperienza esemplare di governo partecipato. Ci auguriamo che questa esperienza positiva possa ripetersi anche in altre zone scoperte del territorio comunale . Consideriamo, infatti, che la connessione ad internet non è più un optional ma una necessità primaria."
Parte delle informazioni contenute in questo articolo sono state tratte dal sito www.nettare.net. Altre informazioni in merito le potete trovare nel medesimo sito.
di Luca Casapieri
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Gentile redazione di Voci dalla Rocca. Ho avuto modo, in questi giorni, di tornare spesso a Ripafratta per cenare e passare qualche ora con la mia famiglia. Mi sono sposato circa un anno fa e da allora abito a Pisa. Per questo motivo i miei contatti con le novità paesane si sono un po' diradati anche se puntualmente vengo aggiornato ogni volta che faccio ritorno, grazie anche al vostro giornalino. L'argomento d'interesse del momento è, ovviamente, la festa Triennale. Già mi vedo ad accendere quanti più lumini possibile lungo la strada, in attesa della processione per poi accodarmi ed arrivare fino in paese percorrendo le vie principali del paese addobbate a festa. Poi d'improvviso vengo informato dalla mia mamma: la processione non passerà da Farneta, non la vedremo passare davanti casa nostra. Allora mi domando, che senso ha una festa paesana se metà del paese ne viene estromessa dal percorso della processione? Non lo dico soltanto perché sono uno dei diretti interessati, la mia disapprovazione sarebbe stata identica in ogni modo. La processione con la Madonna è il momento che tutti i Ripafrattesi aspettano, è il culmine di tutta la festa, una gioia per tutti, è il modo più vivo e sincero di sentirsi parte di una comunità ed unirsi a tutto il paese anche per chi è impossibilitato a muoversi. È una vera festa che conserva ancora profondi valori Cristiani che si stanno perdendo. Rappresenta anche una parte dell'eredità spirituale che ci ha lasciato Don Mario e che ha contribuito a far crescere. Non conosco quali siano le motivazioni esatte che hanno portato a prendere questa discutibile decisione, ma sono del parere che ogni problema può essere superato per consegnare tutta, e dico tutta, Ripafratta alla sua Madonna. In questi anni durante i quali stiamo indubbiamente vivendo una crisi dell'identità religiosa, certe divisioni, certe privazioni non dovrebbero esistere. Questo stesso argomento fu affrontato già tre anni fa quando, in maniera simile, fu proposto di far percorrere alla processione solo una parte del paese ma, a seguito delle giustificata disapprovazione di numerosi paesani, prevalse poi la ragione e tale proposito fu abbandonato con il risultato che la festa fu bellissima. Come sempre. Penso che sia più giusto alimentare la voglia di partecipazione ed incentivare l'aggregazione della comunità in ogni caso, oltre ogni ostacolo. Facciamo in modo che questa prima festa senza Don Mario sia la più bella di tutte anche in suo onore. Facciamo in modo che da qualunque parte si trovi in cielo possa riconoscere Ripafratta anche solo dalle migliaia di luci accese. Fatemi sentire ancora una volta orgoglioso di essere Ripafrattese.
Saluti a tutti.
RISPONDE FRANCESCO NOFERI, COORDINATORE.
Cari lettori, abbiamo voluto mettere questa lettera in prima pagina, e non è stata una scelta fatta a cuor leggero. Non lo abbiamo fatto con intenti polemici, ma per dare voce anche e soprattutto ad un sentimento evidentemente molto diffuso fra i Ripafrattesi; tacendolo, faremmo un gravissimo torto.
Rispondendo alla lettera del nostro amico, mi permetto di parlare a titolo personale come raramente faccio, proprio perché la cosa ci tocca tutti da vicino. Ho scritto molto, in prima persona, riguardo a questa festa (anche nel numero che avete in mano), e conoscerete ormai la mia opinione. La "Festa" rimane festa, che si faccia "mezza" processione o che si faccia tutta. Non condivido l'opinione di quelli che si rifiutano di riconoscere come Festa una processione fatta solo alle Corti (e fra tre anni solo in Farneta, sia ben chiaro), mentre trovo più sensata e comprensibile la "delusione" del nostro lettore. Ricordo però che lo stesso Don Mario, nel 1994 e nel 1997 applicò il medesimo criterio dell'alternanza fra le Corti e Farneta, con l'intenzione di farlo, di lì innanzi, per ogni occasione (le cose poi sono andate, come si sa, diversamente). Ciò detto, mi sento di condividere in buona sostanza la bella lettera del nostro lettore. Mi auguro e sono sicuro che questi argomenti, e i tanti simili che ho sentito in questi giorni, saranno oggetto di una riflessione approfondita per il futuro, perché si trovi, tutti insieme, una soluzione adeguata. Certo, non contribuiscono al miglioramento le critiche "sguaiate" (e spero che anche questo sarà oggetto di riflessione).
C'è una cosa che dicono gli americani: "Giusto o sbagliato che sia, è il mio Paese". Scusate per l'esagerazione, ma credo che dovremmo dirlo anche noi, nel nostro piccolo. Condivido l'appello del lettore ad accendere tanti lumini alle finestre e a far brillare questa Festa con la nostra partecipazione, anche in onore di Don Mario. E' un appello che rivolgiamo anche agli abitanti di Farneta e a coloro che muovono critiche in questo senso: anche se ritenete che il "gioco" sia cattivo, fategli almeno buon viso.
Gentili collaboratori del Giornale ripafrattese, oggi ho ricevuto il numero estivo della Vostra pubblicazione e, come sempre, mi congratulo con Voi per il costante lavoro ed entusiasmo che usate per offrire a noi lettori notizie, ricordi e quant'altro riguarda il nostro paese. E a proposito di ricordi, volevo segnalarVi una delle mie "nostalgie". Nei miei lunghi soggiorni a Ripafratta - ero nell'età adolescenziale - ricordo con affetto e tenerezza che mia nonna , alla quale ero molto legata, (lo ripeto fino alla nausea) sedeva nel cortile delle Corti, dove abitavamo in quel periodo. Lei rammendava e noi nipoti giocavamo. Ad un certo orario del pomeriggio, passava il gelataio che, siccome aveva il pinzo, mia nonna lo aveva soprannominato "Pinzo". Quando si sentiva il fischietto, mia nonna ci chiamava (mi pare ancora di sentirla:"Bimbi, lo volete il gelato?) e ci comprava il freddo dolciume. Direte voi:" E questo che ricordo è?" Mi spiego subito: adesso sono nonna di un bimbo bellissimo di 4 anni, il pomeriggio giochiamo insieme nel nostro cortile e ad un certo orario... chi passa col fischietto? Proprio il gelataio, che naturalmente non ha il pinzo, ma che io, sull'onda del grande affetto verso mia nonna e ora verso mio nipotino, ho ribattezzato "Pinzo". Allora il mio bimbo, appena sente il segnale, mi corre incontro e urla:"Nonna, c'è Pinzo..." e io ripeto il rituale che fu di mia nonna: gli compro il gelato. Così faccio due cose in una: rivivo l'affetto per mia nonna e lo trasferisco al mio nipotino.
Vi porgo tante cordialità e Vi faccio presente che sono infuriata perchè Ripafratta è l'unico paese a non essere presente nei progetti comunali, mentre tutti gli altri vicini sono stati in qualche modo ..."pensati".
Arrivederci e buon lavoro!
RISPOSTA A CURA DELLA REDAZIONE
Ringraziamo la nostra lettrice per la sua simpatica testimonianza e per le sue "memorie" ripafrattesi che ha deciso di condividere con noi. Attendiamo fiduciosi altre testimonianze; sono molto importanti per noi e per i lettori.
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Anche provando con ogni fonte possibile è praticamente un impresa riuscire a scoprire quando ebbe origine la tradizione delle Festa Triennale ma, in base alle "informazioni" fornite dai nostri nonni, è possibile delineare un quadro di quello che succedeva a Ripafratta tra circa cinquanta e trenta anni fa. I preparativi potevano cominciare circa un mese prima poiché le cose da preparare erano veramente tantissime. Per prima cosa venivano messe da parte le scatolette del tonno che, riempite di olio e con uno stoppino nel mezzo, venivano accese la sera della festa al posto dei "moderni" lumini di cera. Poi c'era il bisogno di andare a prendere "l'asparacina di monte" (pianta madre degli asparagi selvatici) che veniva arrotolata attorno ad una corda la quale veniva poi adornata con fiori fatti di carta colorata in modo che l'effetto fosse quello di un festone floreale; il tutto veniva poi posto davanti alla propria casa. Coincidendo poi la Festa con il tempo della vendemmia, i contadini facevano quasi a gara a produrre il vino da dare al prete per la celebrazione della messa solenne. La sua preparazione era però del tutto singolare: l'uva veniva pigiata, il mosto messo in un sacchetto di lino, attaccato in alto e fatto filtrare senza fermentare; alla fine ne risultava un particolarissimo vino dolce. Già una settimana prima l'aria di festa si cominciava a far sentire: il Masi dava ogni giorno voce alle campane suonando il doppio e cominciavano ad avvenire i primi inviti a pranzo per il giorno della festa.Sempre durante i precedenti 7 giorni venivano detti tre rosari con presenza del quadro della Madonna ovvero in via Vanella, in Farneta e alle Corti, durante i quali veniva fatta anche proclamata un'omelia. Il giorno vero e proprio della Festa c'erano poi gli ultimi preparativi, ovvero venivano messi i tappeti rossi alle finestre, preparate le torte "co' bischeri" (ovviamente una in più da consegnare ai personaggi importanti con cui la famiglia era in debito: dottore, farmacista, datore di lavoro ecc.) delle quali unaveniva lasciata alla domenica successiva cioè l'ottava e, non per ultimi, venivano rinnovati completamente i vestiti e fatti i capelli. Erano previste inoltre ben tre messe, ovvero due in chiesa alle 8:00 e alle 11:00 e una in Treto alle 9:00.Alle 21:00 poi ci si riuniva in piazza per dare inizio alla processione che era ed è ancora oggi il momento culmine della festa. L'ordine di allora era pressoché il seguente:
- due lampioni
- lo stendardo di S. Bartolomeo (portato in prevalenza da Mauro Bonasera)
- una croce lignea che da molti anni non viene più utilizzata
- il crocifisso con il "baldacchino" (portato da Faello e Francesco Pardini)
- lo stendardo della Madonna (sorretto da Narciso Pardi)
- la bandiera della Azione Cattolica (portata da Maria di Balì)
- i ragazzi della prima Comunione
- il prete di Ripafratta e quelli degli altri paesi
- il trono della Madonna portato a spalle dagli uomini di paese a turno circondato da altri due lampioni
- la banda che alla fine della processione continuava a suonare in piazza
- gli uomini del paese
Le donne si posizionavano sparse tra lo stendardo di S. Bartolomeo e la prima croce e tra di loro nasceva sempre una sana competizione per reggere le "nappe" degli stendardi; tutti coloro che sorreggevano qualcosa indossavano, come adesso, un camice bianco chiuso all'altezza della vita da un cordone e i guanti sempre bianchi.Da non sottovalutare erano poi i mazzieri che percorrendo tutta la lunghezza della processione controllavano che tutto procedesse in modo regolare.Il corteo così disposto raggiungeva dunque Farneta all'altezza delle case popolari, girava e tornava alle scuole elementari per poi rientrare in chiesa alle 23:00 quando una cascata di fuochi artificiali scendeva dalla campanile; tutti infine attendevano la mezzanotte per i fuochi veri e propri che circa trenta anni fa venivano lanciati dalla Rocca.Più o meno così si procedette fino ai primi anni '90 quando le ingenti spese di ristrutturazione della chiesa e automatizzazione del campanile impedirono che per due volte la festa fosse fatta. Venne poi ripresa con alcune varianti (come il carretto per trasportare il prete) data la poca salute goduta dal nostro Don Mario che comunque è rimasto presente a questo evento fino a quello di tre anni fa.Quest'anno purtroppo è venuto a mancare e al suo posto si è avvicendato Don Tiziano. Noi tutti della redazione speriamo che lo spirito di festa che da sempre ha accompagnato la tanto amata triennale non venga meno nonostante i cambiamenti e che tutto quanto vada per il meglio.
di Andrea Del Chiaro
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Il Beato Lorenzo, della famiglia dei Da Ripafratta, dorme il suo eterno riposo dal lontano XV secolo in un bel sarcofago di marmo bianco all'interno della chiesa del convento di San Domenico a Pistoia, dove ha prestato la sua infaticabile opera fino agli ultimi anni della sua lunga vita. Ricorrono quest'anno, il 27 settembre, i 550 anni dalla morte di Lorenzo, frate dell'ordine di San Domenico, proclamato beato da papa Pio IX nel 1851. In questi anni, "Voci dalla Rocca", ne ha promosso la riscoperta e ha fortemente voluto la valorizzazione della sua figura, sia dal punto di vista umano, sia religioso. Abbiamo cominciato con le poche notizie (velate di leggenda) di cui si dispone in paese, affidate soprattutto alla tradizione orale e alla "memoria storica" di Don Mario. Ci siamo poi recati a Pistoia, abbiamo cercato il convento di San Domenico e abbiamo trovato, all'interno della chiesa, la tomba del Beato. Lì, Padre Armando Verde, "storico" del convento, ci raccontò ciò che sapeva e ci procurò le ultime copie di un volumetto ormai fuori stampa, in cui Padre Stefano Orlandi, anch'egli domenicano, ripercorreva con dovizia di particolari la vita di Lorenzo da Ripafratta. Cosa che facciamo anche noi, su questo numero di "Voci", come ideale conclusione del nostro viaggio, durato diversi anni, alla riscoperta del Beato. Lorenzo nacque il 23 marzo del 1373 a Ripafratta, secondo la leggenda proprio all'interno della Rocca di San Paolino. Era figlio dei Da Ripafratta, la nobile famiglia da cui discenderanno i Roncioni, signori del borgo. Conosciamo soltanto il nome del padre, Tuccio. La leggenda vuole che, ancora bambino, Lorenzo giocasse come tanti altri suoi coetanei di allora e di oggi, nella piazza di Ripafratta, davanti alla chiesa, quando una carrozza che transitava di lì si fermò improvvisamente. Ne scese una donna, una suora, che si avvicinò al piccolo Lorenzo e lo carezzò su una guancia, per poi ripartire con la carrozza. La suora era nientemeno che Santa Caterina da Siena, anch'essa domenicana, che si stava recando in viaggio ad Avignone, dal papa, e transitando da Ripafratta aveva evidentemente riconosciuto nel bimbo la futura santità. Confermare o smentire la leggenda è impossibile. Però ci vengono in aiuto delle date particolarmente suggestive. Il nostro beato nacque nel 1373, e Santa Caterina si recò dapprima a Pisa nel 1375 (quando Lorenzo aveva appunto due anni) e a Lucca nel 1376 (quando Lorenzo aveva tre anni). Sappiamo anche che nello stesso anno Caterina si recò in visita al papa ad Avignone, riuscendo infine a convincere Gregorio IX a tornare a Roma. Specialmente in occasione del viaggio a Lucca, è assai probabile che Caterina fosse transitata dall'unica strada che allora univa la città delle mura a Pisa, e cioè da Ripafratta. Lorenzo avrebbe avuto, come dicevamo, tre anni. Tornando alla storia, Tuccio aveva intenzione di avviare il figlio agli studi, ma Lorenzo scelse ben presto la vita ecclesiastica. In quegli anni, era fervente il movimento di riforma all'interno dell'ordine domenicano (che stava conoscendo rovine morali, eccessi di ricchezze, perdita di molti religiosi dovuta anche alla peste); animatori infaticabili della riforma erano proprio i discepoli di Santa Caterina: il beato Raimondo da Capua ed il beato Giovanni Dominici. Fulcro della riforma fu anche Pisa, dove si distinse sopra tutti l'opera e la condotta della beata Chiara Gambacorta, figlia del celebre Pietro Gambacorta, che per anni tenne il comando supremo della Repubblica pisana. Chiara, che era stata in contatto epistolare con la stessa S. Caterina, aveva contatti anche col beato Dominici, che invitò spesso a Pisa a predicare. Le sue orazioni appassionate raccolsero numerose vocazioni all'Ordine domenicano a Pisa: Fra' Niccolò Gittalebraccia, Fra' Michele Tosi e Fra' Lodovico Tosi. Anche Lorenzo da Ripafratta fu conquistato dall'azione del beato Dominici, che predicava la riforma dell'Ordine e il ritorno alle sue origini. Fu così che, nel 1396, Lorenzo ricevette l'abito domenicano dalle mani dello stesso Dominici. La vita del beato si separa così da Pisa e da Ripafratta. Con Fra' Niccolo e Fra' Michele parte alla volta del convento di San Domenico a Cortona, dove segue il suo anno di noviziato; in seguito, vi rimarrà ancora per qualche tempo o comunque vi tornerà fino al 1403. Sappiamo poi con certezza che nel 1405 non è più a Cortona; lo ritroviamo alcuni anni dopo Lettore (cioè insegnante di filosofia e teologia) nel convento di Santa Lucia a Fabriano; dove abbia conseguito la laurea non lo sappiamo: forse a Firenze, o a Perugia, o addirittura a Roma. Fatto sta che lo troviamo anche priore dello stesso convento per un certo periodo (sicuramente nel 1411). Dagli abitanti di Fabriano è tenuto in grande stima, forse persino troppa. Fra' Lorenzo si trova evidentemente in una situazione che non si confà alle sue scelte e alla sua personalità; non vuole occuparsi neanche di affari temporali, cosa che la sua mansione di lettore poteva obbligarlo a fare: sappiamo di un ingente acquisto di libri che non ha potuto o voluto trattare nel 1418, adducendo come motivazione la sua lontananza da Fabriano. Infatti, sappiamo che un facoltoso cortonese, Bartolomeo de' Rimbertini, facendosi frate domenicano, aveva lasciato tutti i suoi averi all'ordine, con l'indicazione precisa che 100 fiorini dovessero essere spesi "secondo il giudizio dei discreti religiosi Fr. Pietro da Rimini, attuale priore del convento… e di Fr. Lorenzo da Pisa, lettore del convento medesimo". Lorenzo, per risposta, adducendo come motivazione la "sua assenza da Fabriano, nella quale attualmente si trova, e nella quale spera di rimanere…, non può attendere, né crede di poter attendere nel futuro, all'acquisto di detti libri, né ancora assolvere agli altri compiti affidatigli". Maneggiare così tanti soldi, seppur per buoni fini, non era cosa che si adattasse né alla sua indole né alle sue scelte rigorose. Così, trascorrerà un periodo di tempo lontano: nel 1424-25 sarà nel convento di San Domenico a Pistoia. Ma il suo desiderio di non tornare a Fabriano non sarà esaudito: nel 1428 lo troviamo di nuovo lettore in quel convento. Nel 1430, poi, accade che i conventi domenicani riformati d'Italia vengano divisi in due congregazioni: la Cisalpina o Lombarda (nella quale rientrava anche Fabriano) e la Cismontana (che comprendeva i conventi al di qua degli appennini). Il "discepolo spirituale" di Lorenzo, Antonino Pierozzi, futuro Arcivescovo di Firenze e santo, viene nominato Vicario della Congregazione Cismontana nel 1432; è probabilmente in questa occasione che Lorenzo Da Ripafratta viene definitivamente trasferito (dallo stesso S. Antonino) nel convento di San Domenico in Pistoia, dove esercitò il ruolo di lettore e, nel 1438, anche di priore e forse maestro dei novizi. Lorenzo terrà rapporti epistolari strettissimi, quasi da maestro spirituale, con S. Antonino, nel frattempo divenuto Arcivescovo di Firenze; purtroppo di queste lettere così piene di spiritualità non si conserva praticamente traccia. Nella sua permanenza a Pistoia (che durerà fino alla morte), Lorenzo si fece stimare e amare anche da questa città "lavorando indefessamente nella sua vigna [del Signore], spargendo ovunque il profumo delle sue virtù con grande profitto delle anime, consigliando al bene le innumerevoli persone che ricorrevano a lui, pieno di carità verso tutti, specialmente verso i malati. E tra essi gli appestati, più di tutti, avevano sperimentato la sua sublime carità. Negli ultimi anni anch'egli era stato provato dal Signore con un'ulcera ad una gamba che gli fu di grave noia e dolore. Non aveva però lasciato l'assiduità al confessionale, che fu la sua cattedra, e la rigorosa osservanza della regola dell'Ordine, specie nei digiuni, nelle astinenze e nella frequenza all'ufficiatura corale di giorno e di notte. […] In Pistoia il Beato Lorenzo si era acquistato la stima e la venerazione tanto dei popolani che dei nobili e degli ecclesiastici, i quali a lui ricorrevano come a maestro e consigliere". Nella lettera consolatoria in occasione della morte di Lorenzo, una lettera intensa e commovente, S. Antonino scriverà ai frati di Pistoia: "Imperocché, se de' poveri è il regno de' cieli, chi è stato più povero del beato Lorenzo coll'affetto e coll'effetto? Chi di lui più umile?". Quattrocento anni prima del riconoscimento ufficiale della Chiesa, Lorenzo Da Ripafratta era già chiamato beato. Continua S. Antonino: "Perciocché quando una certa pestilenza crudele induceva mortalità sopra la terra, quale infermo non fu da lui visitato? Quante volte di giorno e di notte si espose a pericolo di contagione mortifera? Dicanlo i Pistoiesi e ne facciano tesimonianza […] E chi giammai da questo padre si partì sconsolato?". Lorenzo morì, molto anziano (83 anni) il 27 settembre del 1456 nel convento di San Domenico: "Giunto al termine della sua lunga vita, ricevuti devotamente i santi sacramenti, dopo aver rivolto ai frati circostanti la sua ultima parola esortatrice, s'addormentò nel Signore". I funerali e la tomba provvisoria del Beato furono fatti, come segno di speciale riguardo, a spese del Comune di Pistoia. Alle esequie presero parte le massime autorità della città, dal Vescovo al Podestà, alla nobiltà, e soprattutto una gran folla di popolo. I frati, spinti anche dalla venerazione della popolazione, vollero poi fargli costruire un bel sarcofago in marmo bianco, che ancora racchiude le spoglie del Beato nella chiesa di San Domenico. Sopra la tomba, fu fatto dipingere un affresco che rappresentava il Beato Lorenzo incoronato da Cristo e dagli angeli mentre protegge col suo mantello il popolo di Pistoia. Sarà beatificato da Pio IX il 4 aprile del 1851. La sua Ripafratta, come tutta la Chiesa lo ricorda il 27 settembre. Per far conoscere ancora di più e ad ancora più persone la vita e l'esempio del Beato, la nostra parrocchia ha stabilito di illustrare la sua vita con dei disegni a fumetti, grazie alla mano di Matteo Benotto. Don Tiziano l'ha annunciato anche al settimanale "Toscana Oggi", che riporta infatti, sul numero del 24 settembre, un articolo dal titolo "Ripafratta, un fumetto ricorderà il Beato Lorenzo".
di Francesco Noferi
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L'attuale insediamento, nato dalla successiva aggregazione di piccoli villaggi, è dominato dall'alto dai ruderi del castello di S. Maria delle Grazie, oggi trasformato in santuario. Strategica è la sua posizione geografica, proprio allo sbocco della valle formata dal Serchio, per cui risultava fondamentale, nel Medioevo, poter controllare la fortificazione, anche perché in stretta relazione visiva con gli altri presidi del litorale pisano.
Il castello, risalente all'XI-XII sec. - con una prima citazione datata 1120 - è impostato su un impianto poligonale irregolare, digradante verso ovest secondo la morfologia del rilievo, caratterizzato sulla sommità da un mastio a pianta quadrata.
Data la discreta distanza dal confine lucchese, la fortificazione fu solo sporadicamente coinvolta in operazioni militari, sempre di importanza rilevante mentre, invece, fu spesso oggetto di scorrerie e saccheggi: brevi e fulminee spedizioni notturne, per predare le ricche risorse agricole e pastorali della zona.
Nonostante la pianificazione sistematica di tali azioni e la loro efficacia, connaturata con l'imprevedibilità della loro successione, persisteva un'alea di rischio ed una pericolosità rilevante che ricadeva su chi le compiva: loro era il bottino, loro il rischio della vita nel caso di imprevisti. È il caso di una scorreria, narrata da Sercambi, che coinvolse alla fine del Trecento il territorio di Vecchiano, conclusasi con un parziale insuccesso.
"Avendo Lucha ricevuti tanti danpni dal comune di Pisa et da messer Iacopo d'Appiano, volendo dimostrare il comune di Luccha che ne l'incresce et che non valea niente il dolersi e mostrare al comune di Pisa che Luccha non è terra morta ma sì viva, a dì .V. aprile in 1397 il comune di Luccha cavalcò in du luoghi per dannegiare Pisa, una brigata di fanti da piè soldati et di cerne cavalcò a Filectoro in Valdiserchio, l'altra era ordinata che tutti da cavallo andassero per marina e riducessensi socto Santa Maria di Chastello e ristringessensi co' predicti pedoni; e altri erano messi a Castello Passarino per tenere a bada quelli da Liprafacta, acciò che non potessero dare alcuno soccorso a' Pisani. Dato l'ordine e mandato le brigate fuori di Luccha, divenne che iti i fanti da piè e posto l'aguàito a luoghi ordinati, la brigata da cavallo di Luccha, l'uno più che l'altro a questo punto tristo, cavalcando verso marina e passato Viareggio, vegiendo da lungi da cavallo, sensa volere sentire che genti fussero né quanti, sensa esser cacciati, si missero in fuga, e quello era il più valente che più fuggìa. E alquanti si gictònno in nel padule e chi non si tenne sicuro fine che non si trovònno in Pietrasanta. E a questo modo, senza vedere chi li …. asse, si missero in iscomficta; intanto che la novella venne a Lucha che erano scomficti, morti e presi. E acciò che si sappia che genti erano coloro che funno veduti, si dicie che era una imbasciarìa riccha di molte valigii e arnesi con circa .LX. cavalli tra buoni e captivi, e le genti di Luccha erano lancie .L., li quali, se fussero stati arditi, erano tucti ricchi. Dimorando li aguàiti delle genti da piè e non scoprendosi, perché era ordinato di non scoprirsi prima che le genti da cavallo non fussero venute, e vedendo che si facea sera e non vedendo venire alcune brigate, diliberònno schoprirsi e calarsi adosso a'Pisani. E quando le genti di Pisa viddeno scoperti i Lucchesi, tirandosi verso Santa Maria di Castello e quelli di Luccha perseguitandoli. E di vero, se le genti che andòno per marina da cavallo fusseno cavalcate lo giorno, si piglavano gran quantità di pregioni e bestiame. Nondimeno i dicti fanti presero .IIII. pregioni e .XL. bestie grosse, e tornòro salvi in Luccha. E per la cactività di quelli da cavallo, molto honore il comune di Luccha perdeo; per la qual cosa li antiani e 'l comsiglio di Lucha ne sereno mal grado a dicti da cavallo, tenendoli da pogo, et con poco honore funno ricevuti. E loro confessando la loro viltà chiesero perdono, e 'l comune perdonò loro dicendo: se sete poveri, vostro è il danno, chè oggi eravate tucti ricchi" (G. Sercambi, Le Croniche, Cap. CCCCXXX, Come le genti di Luccha chavalcarono in du luoghi in sul terreno di Pisa, l'una brigata andò a Filectoro e al'altra brigata da cavallo fu ordinato andasse per marina a Santa Maria di Castello - 1397).
Per l'efficacia delle sue difese e l'interessamento relativo del presidio nelle guerre comunali fra Lucca e Pisa, la fortificazione fu espugnata solo nel 1325 dalle truppe del milanese Luchino Visconti. La stessa operazione militare provocò anche la parziale distruzione della sottostante torre d'avvistamento e di difesa per l'insediamento, riadattata nel 1386 a torre campanaria per la chiesa di S. Alessandro. Il Comune di Pisa attese fino al 1373 prima di provvedere ad un radicale restauro del castello, che fu occupato ancora dai Fiorentini nel 1405 e, per l'ultima volta, dal Piccinino nel 1431.
di Andrea Bulleri
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Parallelamente al corso di ginnastica dolce, che riprenderà presto dopo diversi anni di consolidato successo, il Comitato propone quest'anno anche un'altra attività che si terrà all'interno dell'edificio delle scuole elementari. Un corso di taglio e cucito, rivolto soprattutto alle donne, reso possibile grazie all'iniziativa e alla collaborazione di Carlotta Bechelli. L'iscrizione e la frequentazione del corso sono naturalmente gratuiti. Come annunciano anche i volantini stampati per l'occasione, la disponibilità è limitata ad un certo numero di posti; per informazioni e per iscrizioni, è possibile telefonare a Carlotta Bechelli al numero 050854473. Invitiamo tutti coloro che possono essere interessati a questa nuova attività ad informarsi; potete mandare anche un'e-mail alla nostra redazione (redazione@vocidallarocca.com): la gireremo a chi di dovere.
a cura della Redazione