"Voci dalla rocca", il numero di Settembre 2005

Indice

Editoriale
Il parcheggio per Ripafratta ora è sul piano regolatore
La variante al Piano Regolatore sarà consultabile fino al 15 ottobre
Macraba scoperta a Rupecava: ossa umane dentro un sacco
"Il castello rivive" anche quest'anno Nozzano invasa dai visitatori
L'Agenda del MESE
Catechismo al via anche quest'anno
Lorenzo il nostro Beato fra storia e leggenda
Ripafratta, la sua fondazione e la successiva costituzione del sistema di confine
Conosciamo la Ripafratta del tempo passato
Ghezzano e la sua Pieve
Ad Asciano si è svolta la festa medioevale "Faida di fiume"


Editoriale

Sono cinque anni, cinque lunghi anni, da quando abbiamo fondato "Voci dalla Rocca", che aspettiamo di dare notizie concrete e non solo generiche proposte per quanto riguarda il parcheggio di cui Ripafratta ha tanto bisogno. E ora forse ci siamo. L'approvazione definitiva del progetto di parcheggio a Ripafratta, dopo anni e anni di proteste, lamentele, trattative, contatti, colloqui, scoop, notizie riservate che non potevamo ancora dare, è una liberazione, una boccata d'ossigeno per tutta Ripafratta. La più grave mancanza in assoluto del nostro paese sarebbe finalmente colmata. L'approvazione definitiva in Consiglio Comunale della variante al piano regolatore che prevede l'area parcheggio presso gli ex-Macelli riempie un vuoto, sana finalmente un'ingiustizia durata anni e anni. Ma siamo appena all'inizio del percorso, e tutto può ancora succedere. I ripafrattesi farebbero bene a non abbassare la guardia, perché ancora nulla c'è di definitivo, e non saremo soddisfatti finché non vedremo cominciare i lavori. Troverete, nelle prossime pagine un breve ma accurato resoconto della vicenda, di cui per la verità ancora non si sa granché se non quello che è filtrato dai nostri contatti col Comune. In quanto giornale di Ripafratta, capirete che si tratta di una questione capitale. Abbiamo però dovuto dare risalto anche ad un'altra vicenda, decisamente meno piacevole, e che riguarda la nostra povera Rupecava. Un macabro ritrovamento mette ancora sotto i riflettori la situazione dell'eremo e delle sue "cattive frequentazioni". Cambiando discorso, In questo numero di "Voci" ci sono anche alcune consistenti "novità" che abbiamo voluto introdurre. Ci rinnoviamo in parte nei contenuti, anzitutto. Abbiamo detto "in parte". Nessuno stravolgimento, infatti, perché il nostro scopo è sempre lo stesso, e perché tutte le conquiste fatte sono state preziose tappe che ci hanno condotto fin qui. Dedicheremo qualche pagina in più alla cronaca paesana, contenuti più approfonditi, nuove rubriche (da segnalare "Utilità Pubblica", in cui pubblicheremo ogni mese orari dei treni, o degli autobus da e per Ripafratta, numeri di telefono utili, indirizzi e siti internet; ma anche "l'Agenda del mese", in cui ogni volta vi proporremo gli appuntamenti del mese successivo che in qualche modo riguardano il nostro paese) e soprattutto, alcuni nuovi scrittori. Questa è forse la più grande novità. Speriamo che abbiate modo di "conoscerli" nei prossimi numeri. Siamo sicuri che faranno grandi progressi e ne faranno fare anche a "Voci dalla Rocca". Il fatto che nuovi collaboratori si siano aggiunti non vi esime però dall'aiutarci a vostra volta. Scrivete ciò che pensate, una lettera, un messaggio breve, una e-mail (i nostri indirizzi sono sparsi praticamente ovunque nel giornale che avete in mano). Se poi, naturalmente, vorrete anche collaborare in maniera un po' più costante o attiva come fanno queste nuove "leve", saremo le persone più felici del mondo. Non serve grande competenza per scrivere. Serve passione, un briciolo di tempo, la voglia di raccontare, proporre, suggerire, commentare qualcosa. Non importa l'età, non è impegnativo, e soprattutto è totalmente libero. Non sarete obbligati a niente, e se lo desiderate potrete firmare i vostri articoli con uno pseudonimo. Tutta Ripafratta sarà arricchita dal vostro contributo. Un'ultima annotazione: abbiamo deciso di spostare al prossimo numero, essendo questo già abbastanza ricco, gli articoli della serie "Porte aperte in Redazione", che vi faranno conoscere come funziona, anche tecnicamente, il nostro "lavoro". Questi ultimi ritocchi che stiamo dando a "Voci dalla Rocca" completano una trasformazione iniziata tempo fa, e un percorso che dura dal 2000. Speriamo di essere riusciti finalmente a dare al nostro paese e a tutti i nostri lettori un prodotto serio ma semplice, interessante per tutti e leggibile da tutti.

di Francesco Noferi

Torna ad inizio pagina - Indietro



Cronaca

Parcheggio: approvata la variante al P.R. che prevede il parcheggio

Il parcheggio per Ripafratta ora è sul piano regolatore

Il Consiglio Comunale approva il progetto definitivo di un parcheggio per Ripafratta, inserendolo anche nel piano regolatore. I posti auto sono previsti nell'area delgi ex-macelli.


Un passo avanti è stato fatto e ora il parcheggio per Ripafratta è più vicino. Il Consiglio Comunale ha approvato nella seduta dello scorso 1° Agosto la cosiddetta "Variante al Regolamento Urbanistico", ovvero una modifica al Piano Regolatore, già prevista da tempo. Nella modifica, però, ed è questa la grossa novità, è stata inserita anche un'area contenente circa 500 mq di posti auto per Ripafratta, ubicata presso l'ex-Salumificio. Dunque, il Comune sembra andare in quella direzione, proprio come ci aveva riferito l'Assessore Legnaioli nella nostra intervista pre-estiva. Per Ripafratta, potrebbe essere un punto di arrivo storico. In realtà, a volte è già successo nel corso degli anni che si mettessero delle zone destinate a parcheggio in qua e in là, con il proposito tanto buono quanto vano di realizzarle "poi". Ma questa volta (forse la storia ci smentirà, speriamo di no) le cose sembrano diverse. Prima di tutto si tratta di un'idea portata avanti dal Comune ormai da qualche anno, sotto le pressioni del "Comitato per Ripafratta". Non si tratta di qualche posto auto qua e là, ma del progetto di un vero e proprio parcheggio, di più: di un'intera area nuovo del nostro paese. Se le trattative con i proprietari andassero a buon fine, infatti, la zona degli ex-macelli potrebbe (dovrebbe?) diventare zona residenziale (o commerciale?), con il recupero della villa centrale e la sistemazione del piazzale attorno (che conterrebbe fino a 500mq di posti auto, ma sul dato non possiamo ancora esprimere certezze). Insomma, sembra che questa volta si faccia sul serio. L'unico intoppo possibile, adesso, riguarda l'intesa del Comune con i proprietari dell'area dell'ex-Salumificio. Un mancato accordo potrebbe far saltare tutto, e notizie al riguardo per ora non ce ne sono. Gli incontri proseguono. Certo però che se il Comune si è arrischiato a fare un passo così grosso inserendo il parcheggio nel Piano Regolatore vuol dire che almeno nutre cospicue speranze al riguardo. Ricordiamo poi che l'Assessore Legnaioli aveva confermato a "Voci dalla Rocca" che se entro l'estate non si fosse raggiunto l'accordo si sarebbe passati ad altro progetto. E visto che il progetto non è stato affatto abbandonato, anzi è stato portato avanti con decisione, può darsi che ci siano motivi di fondato ottimismo. Contiamo di farvi sapere di più sul prossimo numero.

A cura della Redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro

Parcheggio: tutti i cittadini possono visionarla

La variante al P.R. sarà consultabile fino al 15 ottobre

La modifica al P.R. satà visibile a tutti i cittadini in Comune fino al 15 ottobre. Poi, se non ci saranno obiezioni, sarà adottata ufficialmente.


L'itinerario della modifica al Piano Regolatore (in termini tecnici "Variante al Regolamento Urbanistico"), è complicato e lungo anche dopo la sua approvazione in Consiglio Comunale. Il testo della Variante rimarrà infatti esposta in Comune (presso i locali del Sistema Informativo Geografico) per poter essere consultato da tutti i cittadini e "soggetti interessati" fino al 15 ottobre 2005. Questi potranno anche presentare osservazioni, in appositi incontri con l'autorità. Al termine del periodo, che noi tutti attendiamo con ansia, se non ci saranno problemi di nessun genere, la modifica diverrà parte integrante del Regolamento Urbanistico e Ripafratta avrà ufficialmente un parcheggio stampato sulla mappa del Piano Regolatore. Da qui a realizzarlo, poi, è un'altra cosa. Ma rimane comunque un passo importante. Per maggiore precisione e correttezza, riportiamo qui sotto il testo pubblicato dal Comune sul suo sito Internet ( http://www.comune.sangiulianoterme.pi.it/govt/doc_osservazioni.htm) e che spiega, seppur in termini tecnici, quello che abbiamo detto finora. Ovviamente, non ci sono riferimenti diretti al parcheggio di Ripafratta perché la Variante conteneva anche altre modifiche al Piano Regolatore, riguardanti altre realtà. La vicenda del parcheggio si è comunque in qualche modo smossa, e noi contiamo di farvi sapere di più sui prossimi numeri.

COMUNE DI SAN GIULIANO TERME
Provincia di Pisa
--------------
Settore Territorio Ambiente Infrastrutture
Servizio Pianificazione del Territorio
Sistema Informativo Geografico

Oggetto: Regolamento Urbanistico - Variante ai sensi dell'articolo 55 comma 5 e 6 della Legge Regionale 3 gennaio 2005 n° 1 "Norme per il governo del territorio". Adozione.

Il Consiglio comunale nella seduta del 1 agosto 2005 ha adottato la variante al Regolamento Urbanistico ai sensi dell'articolo 55 comma 5 e 6 della Legge Regionale 1/2005.

Ai sensi del suddetto articolo, essendo trascorso un quinquennio dall'approvazione del R.U. gli uffici hanno provveduto ad attuare agli adempimenti previsti, che riguardano in particolare la decadenza delle previsioni sottoposte a pianificazione attuativa (comparti), nonché alla verifica delle previsioni relative ai beni sottoposti a vincolo espropriativo (aree a destinazione pubblica quali parcheggi, aree verdi, piazze ecc…).

Il progetto di Variante, adottato alla luce della verifica dello stato di attuazione del primo quinquennio, ha posto in nuovo procedimento di adozione tutte le previsioni contenute nell'allegato A1 - Schede norma (interne U.T.O.E e Sistema Ambientale) e le aree sottoposte all'iniziativa pubblica, identificate nella cartografia di R.U. come "di progetto" all'interno del Sistema Funzionale, articoli 24 e 25.

Inoltre il progetto adottato recepisce: modifiche derivanti dall'attuazione di interventi privati che hanno generato lievi modifiche cartografiche; variante ad alcuni articoli delle N.T.A., come esplicitamente evidenziato nel relativo allegato c.

A partire dal giorno 24 agosto 2005 la variante sarà depositata presso i locali del Sistema Informativo Geografico e sarà visionabile da parte di tutti i soggetti interessati, tutti i giorni compreso il sabato dalle ore 9 alle ore 11.

Il periodo di consultazione e di presentazione delle eventuali osservazioni si concluderà il giorno 15 ottobre 2005.

In questo periodo, e solo a partire dal giorno 25 (il 24 è la festa del patrono) è possibile presentare osservazioni che dovranno riguardare solo gli ambiti sopra richiamati e cioè:

- le previsioni contenute nell'allegato A1 - Schede norma (interne U.T.O.E e Sistema Ambientale) e le aree sottoposte all'iniziativa pubblica, identificate nella cartografia di R.U. come "di progetto" all'interno del Sistema Funzionale, articoli 24 e 25;
- modifiche derivanti dall'attuazione di interventi privati che hanno generato lievi modifiche cartografiche;
- variante ad alcuni articoli delle NTA, come esplicitamente evidenziato nel relativo allegato c.

Gli Uffici si rendono pertanto disponibili, a partire dalla data del 25 agosto al 15 ottobre, dalle ore 9,00 alle ore 11,00 LUN/SAB, ad incontrare i cittadini e comunque tutti "i soggetti interessati", anche attraverso specifici appuntamenti.

Nel caso in cui si renda necessario acquisire ulteriori chiarimenti, si prega di approfondire le eventuali tematiche prima del periodo di pubblicazione.

A disposizione per chiarimenti ed incontri.
IIl responsabile del procedimento
Architetto Monica Luperi

A cura della Redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro

Giallo: i reperti sono stati presi in consegna dai Carabinieri

Macraba scoperta a Rupecava: ossa umane dentro un sacco

I resti (un teschio ed alcune ossa) sono stati scoperti in occasione del 14 agosto e sono ora al vaglio della scientifica. Probabilmente implicato in giro di sette e sbandati che ruotano attorno all'eremo. Ma la notizia non circola e non compare neanche sui giornali. Cronaca di un'estate particolare, in cui Rupecava è protagonista anche per il grande afflusso di fedeli, fra il 14 agosto e l'8 settembre ...


Rupecava ancora protagonista, nel bene e nel male, durante tutta l'estate. Il 14 agosto si rinnova ancora, come ormai accade da qualche anno, la Festa del Voto. Con un buon riscontro nei fedeli ripafrattesi, e la cosa lascia ben sperare. Colpisce la semplicità della ricorrenza: un solo prete (il nostro Pievano), un altarino piccolo piccolo, eppure la gente c'è. E oltretutto il tempo è clemente, con una bella giornata di sole. Altro discorso per l'8 settembre, dove le Messe della mattina si svolgono sotto una cappa di nuvole che promette male. Si teme per la Messa delle 11 e mezzo (quella del pomeriggio non si terrà), nell'aria c'è una brutta umidità e un venticello inquietante. La gente, comunque, non manca. E stavolta di sacerdoti ce ne sono in abbondanza, e dietro l'altare campeggia la statua della Madonna, serena e rassicurante, con quel volto che non lascia spazio alla disperazione che invece susciterebbe il luogo. Nei pressi della chiesa, disastrata, mi si avvicina una signora, che guarda dentro insieme a me. Scuote la testa, parla con accento lucchese. Deve essere di Cerasomma; loro sono legati all'Eremo almeno quanto noi ripafrattesi e quella che leggo sul suo volto è proprio indignazione. Guarda e commenta: "Quanto tempo ci sarà voluto per fare questo macello?": Volendo dire, ci sono messi proprio d'impegno. E non posso darle torto. E' la sensazione che si ha. Non più una furia selvaggia come la devastazione di 25 anni fa. Ormai è diventata una consuetudine, una cosa organizzata; si ritrovano lassù e distruggono, sistematicamente e con cognizione. Tutto ciò rende la cosa ancora più inquietante. Non si tratta più di semplici sbandati. E poi, poi c'è il pensiero del macabro ritrovamento del 14 agosto. Alcuni "gitanti", cacciatori o forse solo amanti delle passeggiate, hanno ritrovato, non lontano da Rupecava, un sacco nero di plastica. Il cane che avevano con loro si è avvicinato ed ha fiutato qualcosa. Aprendolo, hanno trovato dei resti umani. Un teschio e delle ossa. Hanno raggiunto Rupecava, dove era appena finita la messa per la Festa del Voto, hanno informato alcuni ripafrattesi che erano ancora lì e soprattutto hanno chiamato i Carabinieri. Al momento, i poveri resti sono stati presi in consegna e saranno sottoposti alla Scientifica. Da quanto trapela, sembra che siano di età antica, probabilmente trafugati da qualche sepolcro. Una brutta storia, che è circolata poco in paese, e soprattutto non ha trovato riscontro sui giornali. Non sappiamo da dove vengano quelle ossa, ma fa impressione la sola idea. Sono probabilmente resti di qualche tomba, anche se a Rupecava erano già state saccheggiate tutte. Una brutta storia. Durante l'omelia della Messa delle 11 e mezza, il celebrante, Don Tito, parla, a proposito di quanto succede all'Eremo, di distruzione "pervicace e demoniaca". Non si può dargli torto. Né si può contraddirlo quando afferma che per i fedeli di Rupecava non c'è spazio per la rassegnazione.

di Francesco Noferi

Torna ad inizio pagina - Indietro

Manifestazioni: la collaudata macchina di Nozzano

"Il Castello rivive" anche quest'anno Nozzano invasa dai visitatori

Si ripete come ogni anno la festa medioevale "Il Castello rivive", con il consueto successo. Quest'anno, si ricordava la liberazione della Repubblica Lucchese dai Pisani ad opera del Castruccio Castracani. Anche alcuni ripafrattesi hanno partecipato alla sfilata in costume d'epoca.


A Nozzano la consueta ricorrenza "Il Castello Rivive" ha attirato anche quest'anno centinaia di visitatori, nonostante il tempo incerto. Il fine settimana di festa si è aperto con la cena "medievale" la sera del 1° Settembre e si è concluso il 4 con la rievocazione storica della liberazione di Lucca dalla dominazione pisana da parte del condottiero Castruccio Castracani. Durante la sfilata sono stati offerti dei doni a "Castruccio" dai "Signori di Nozzano" in simbolo di pace; un corteo in costumi d'epoca si è poi fatto strada attorno al Castello, con sbandieratori e tamburini al seguito, nella suggestiva cornice di vie e viuzze, banchetti tutti rigorosamente medievali. Anche alcuni Ripafrattesi hanno dato una mano, partecipando al corteo (e suggellando così ancora una volta la collaborazione fra i due paesi, che auspichiamo sempre più intensa), vestendo abiti d'epoca abilmente confezionati dalle eccellenti sarte lucchesi. Tutti quanti sono rimasti molto colpiti dall'organizzazione della festa… Come nelle edizioni precedenti, lungo le vie del Castello sono stati riproposti gli antichi mestieri, con banchetti dove si potevano acquistare i manufatti artigianali prodotti; punti di ristorazione offrivano ai clienti vivande affini all'ambientazione storica. All'interno del Castello, è stata riproposta ancora una volta la mostra delle armi d'epoca (visto il successo riscosso finora) e, novità di quest'anno, dei "ferri medici", dei quali veniva illustrato l'utilizzo e la funzionalità anche con l'ausilio di tavole storiche. La gente come sempre ha risposto molto numerosa all'interessante iniziativa di promozione territoriale che da anni accompagna il Settembre lucchese. Di nuovo, Nozzano si conferma come un modello, non solo e non tanto per il tipo di manifestazione, quanto per l'impegno e la dedizione (degli organizzatori, ma anche dei cittadini).

di Angelica Pardi

Torna ad inizio pagina - Indietro

L'Agenza del MESE

Tutti gli appuntamenti in paese e non solo


SETTEMBRE 2005

- giovedì 1, venerdi2, sabato 3 settembre: Nozzano (LU), Festa medioevale "Il castello rivive"
- giovedì 8 settembre: Festa della Madonna di Rupecava (Natività di Maria). Messe all'Eremo in mattinata e nel pomeriggio. Rosario nel pomeriggio.
- mercoledì 14 settembre: Lucca, festa di Santa Croce
- lunedì 26 settembre: Beato Lorenzo da Ripafratta, ricorrenza. Messa in chiesa a Ripafratta nel pomeriggio.


OTTOBRE 2005

- domenica 2 ottobre: inizio ufficiale delle attività di catechismo in Parrocchia. Per tutti i ragazzi di tutte le classi (fino alla prima superiore inclusa), presso l'Asilo allo ore 10.00 della Domenica
- domenica 9 ottoble: Ripafratta, Festa della Madonna del Rosario (Seconda Domenica di Ottobre), non Triennale. Messa canatta (dal Coro "Beato Lorenzo da Ripafratta") in Chiesa alla ore 11.00
- sabato 15 ottobre: Scade il periodo durante il quale è possibile presentare osservazioni a riguardo la Variante al regolamento Urbasnistico che prevede anche il parcheggio per Ripafratta. Da questa data in poi, se non vengono presentate obiezioni, il P.R. è ufficialmente modificato.

Torna a inizio pagina - Indietro

Parrocchia: orari e date del nuovo anno

Catechismo al via anche quest'anno

Le classi, i catechisti, gli orari dell'annata 2005/2006. Per tutti (tranne I e II elementare) l'inizio è fissato per domenica 2 ...


Come di consueto anche quest'anno inizia il Catechismo, anche se con qualche problema in più. Gli incontri settimanali si terranno, come sempre nelle stanze del vecchio asilo, a partire dalle ore 10:00 di domenica 02 Ottobre p.v. per i ragazzi di terza e quarta elementare, seconda e terza media, prima superiore; domenica 09 Ottobre p.v. per i ragazzi di quinta elementare e prima media. Inizio rinviato invece per i bimbi di prima e seconda elementare, causa… ebbene sì, mancanza numerica di catechisti. Proprio per questo invitiamo chiunque di voi abbia voglia e possibilità, di qualunque età e sesso, a farsi avanti (lo aiuteremo, naturalmente!) per questi ragazzi (prima e seconda elementare, lo ripetiamo), che rischiano, per la prima volta, di non fare catechismo. Dei bambini di terza e quarta elementare si occuperò invece la catechista Angelica Pardi, che coglie l'occasione per ricordare ai genitori l'importanza della partecipazione dei ragazzi in quanto facenti parte della classe che si prepara alla Comunione. Elena Fabbrini si occuperà poi dei ragazzi di quinta elementare e prima media, mentre Matteo Benotto (con la collaborazione di una nostra conoscenza: Francesco Noferi) dei ragazzi di seconda, terza media e prima superiore, ai quali ricorda ancora una volta l'importanza della Cresima e il fatto che nonostante la preparazione sia "spalmata" su molti anni, questo non autorizza a mancare con così tanta frequenza. Probabilmente le cose potrebbero essere anticipate con un impegno costante dei ragazzi… Gli orari (e le eventuali novità per quanto riguarda prima e seconda elementare) verranno affissi in Chiesa e nella bacheca di Paese.

di Angelica Pardi

Torna ad inizio pagina - Indietro



Territorio

Memoria e Fede: il Beato Lorenzo da Ripafratta

Lorenzo, il nostro Beato fra storia e leggenda

Il legame fra il domenicano del XV secolo e il suo paese natale, nelle leggende e nelle testimonianze della storia. Intanto, il prossimo anno ricorrono i 550 anni dalla sua morte, avvenuta a Pistoia nel 1456 ...


Come ogni anno, anche in questo numero di settembre ci soffermiamo sulla figura e sulla storia del "nostro" Beato, che Ripafratta aveva quasi dimenticato in tutti questi anni. Lo conoscevamo come un nome: il "Beato Lorenzo da Ripafratta", ma sapevamo poco di lui, delle sue opere, del suo pensiero, della sua vita. Da un paio d'anni noi di "Voci dalla Rocca" abbiamo riscoperto la figura di questo "santo" e di questo uomo, frate dell'Ordine dei Domenicani; allora ci aiutò nell'impresa Padre Armando Verde, del Convento di San Domenico a Pistoia, nella cui chiesa riposano tuttora le spoglie mortali di Lorenzo. Ci venne incontro anche un libro, scritto da Padre Stefano Orlandi e intitolato "Il Beato Lorenzo da Ripafratta, campione della Riforma Domenicana del sec.XV", grazie al quale ricostruimmo una vita fatta di preghiera, carità e azione all'interno dell'Ordine Domenicano. Una vita cominciata proprio qui, a Ripafratta. La figura del Beato ha generato almeno due leggende in paese. La prima, semplice ma significativa, vuole che Lorenzo sia nato proprio all'interno della Rocca. Molti di voi, citando la sua figura, avranno per prima cosa detto - o sentito dire - che la sua casa natale si trovava dentro la fortificazione. Cosa che peraltro è possibile anche dal punto di vista storico, perché Lorenzo era il figlio dei nobili che avevano potere sulla Rocca e sul paese intero, i Da Ripafratta, da cui discenderanno nei secoli i Roncioni. Un secondo episodio, più articolato e più toccante, ma anche più fantasioso, riguarda il giovane Lorenzo. Sembra che, in un giorno della sua fanciullezza, egli stesse giocando sulla piazza del paese (quella oggi invasa dalle macchine, che tristezza…); proprio in quel momento transitò di lì una carrozza che si fermò a pochi passi da lui. Ne scese una donna, apparentemente una suora, che volle appositamente carezzargli la guancia per poi ripartire subito. Quella suora era Santa Caterina da Siena, in viaggio verso Avignone (per recarsi dal Papa, che allora aveva la sua sede nella città francese e supplicarlo di tornare a Roma), che aveva riconosciuto già nel bimbo la futura santità. Al di là delle leggende, la storia. Poco sappiamo della vita ripafrattese di Lorenzo, o del suo rapporto con il nostro paese. Egli nacque il 23 marzo dell'anno del Signore 1373 (o 1374, su questo le fonti sono discordi), in "Ripafratta, Castello confinario della Repubblica pisana nei confronti di quella di Lucca". Conosciamo il nome del padre, appartenente alla "casata dei Nobili; dalla quale provenne poscia quella dei Roncioni": Tuccio Da Ripafratta.. Tuccio volle avviare il figlio "agli studi", ma Lorenzo scelse ben presto lo stato ecclesiastico. Probabilmente, il padre non si oppose troppo, o addirittura lo spinse verso questa "carriera", sperando un giorno di poter regalare al casato dei Da Ripafratta un illustre prelato. Ma Lorenzo scelse una vita assai diversa. In quei tempi, si trovava a Pisa, presso il convento di Santa Caterina, il Beato Giovanni Dominici, assieme alla Beata Chiara Gambacorta animatore del movimento di Riforma dell'Ordine. Durante la sua permanenza nel nostro capoluogo, grazie alle sue predicazioni accorate, "raccolse frutti di belle vocazioni all'Ordine domenicano". Lorenzo e molti altri giovani della sua età (era ventitreenne e già diacono) presero dalle mani del Beato Dominici l'abito domenicano. Da allora, la strada del nostro Beato si separa definitivamente da Ripafratta. Sarà novizio a Cortona, poi si sposterà a Fabriano e infine a Pistoia, dove morirà. Persino il suo cognome, Da Ripafratta, una volta fuori dai confini pisani verrà spesso semplificato come Lorenzo de Pisis, o Pisanus. E sulla sua tomba, a Pistoia, sta scritto proprio: "Sepulchrum Laurenzio Pisano". Anche quest'anno, e così torniamo al presente, il Beato sarà ricordato nella sua Ripafratta e in tutto il mondo il 26 settembre (da noi durante la Messa del pomeriggio). Nel 2006, invece, cadrà un anniversario importante. Saranno infatti passati ben 550 anni dalla sua morte, avvenuta a Pistoia, nel Convento di San Domenico alla veneranda età di 83 anni, nel 1456. Potrebbe essere un occasione importante da sfruttare, per rendere omaggio alla figura del grande ripafrattese, per scoprirlo meglio e per farlo conoscere di più. Speriamo che sia possibile organizzare qualcosa per ricordarlo degnamente proprio qui, dove è nato e dove ha trascorso la sua giovinezza. Lui ne sarebbe, probabilmente, molto felice.

di francesco Noferi

Torna ad inizio pagina - Indietro

Fortificazioni e Territorio: il sistema di confine pisano-lucchese

Ripafratta, la sua fondazione e la successiva costituzione del sistema di confine

Prosegue la sezione dedicata alla storia delle numerose fortificazioni costruite a guardia del confine medioevale Pisa-Lucca. Dopo tanto "peregrinare" torniamo nel nostro paese, e parliamo del suo sistema di confine ...


L'area di confine fra Lucca e Pisa, posta sul bacino inferiore del Serchio ed inquadrata morfologicamente da due sistemi montuosi, fa naturalmente perno su Ripafratta, punto di passaggio obbligato per importanti vie di comunicazione sia fluviali che stradali. Nel Medioevo, esercitare il proprio controllo su quest'area aveva un'importanza fondamentale e, con il tempo, in una zona relativamente piccola, sorsero ben nove fortificazioni (cinque rocche e quattro torri): un sistema fortificato complesso, nato per fronteggiare (od appoggiare) la rocca di Ripafratta. Ogni nuova fortificazione, infatti, si è dovuta confrontare (e spesso Ripafratta è il motivo stesso della sua genesi) con questo caposaldo, che nei secoli ha mantenuto il proprio ruolo chiave. Indagando a fondo sull'origine ed il successivo sviluppo di Ripafratta, occorre iniziare la nostra analisi dal sec. X e introdurre alcune considerazioni preliminari. Non esisteva allora una vera e propria linea di confine fra Lucca e Pisa, ancora non costituite come Comuni autonomi ma appartenenti alla Marca di Tuscia. Grandi estensioni di possessi territoriali erano, invece, riconducibili - ed è il dato significativo del periodo - a poche famiglie longobarde le quali "…difficilmente possono essere individuate sin da quell'epoca col nome di uno dei loro nuclei patrimoniali…". 1 "Una serie di livelli del 938 concessi dal vescovo Teudigrimo di Lucca ai suoi quattro figli Corrado-Cunizio, Sisemondo, Gherardo e Fraolmo, dà notizia dei loro possessi in Garfagnana (…)in Lucca stessa, in Versilia (…), in Val di Serchio ed ai confini con Pistoia, a Pescia, Nievole e Montecatini. I figli di Corrado-Cunizio Senior si ripartirono dunque i loro possedimenti secondo determinati centri di gravità ed al primogenito - che si fa chiamare 'de comitatu Pisense' - toccarono soprattutto quelli della zona di confine fra Pisa e Lucca, ma tutti e quattro i fratelli conservavano al tempo stesso delle quote nell'intero ambito patrimoniale…senza ancora concentrarsi su determinati castelli o 'curtes' per potenziarli intensamente…". 2 Una delle peculiarità più evidenti di queste grandi famiglie è quella, infatti, "…di aver goduto congiuntamente l'esteso e disperso complesso patrimoniale ereditato dai singoli membri di essa. La concentrazione su singoli possessi si ebbe piuttosto soltanto quando l'eccessivo frazionamento non ne consentiva più un razionale sfruttamento economico…". 3 I personaggi che costituirono tali possedimenti furono sicuramente vassali del vescovo di Lucca ed andarono ad occupare, in gran parte, resti di antiche proprietà del re o del regno. Vogliamo sottolineare come i discendenti di questi primi livellari, ripartendosi secondo l'asse ereditario e frazionando ulteriormente i possessi, non costituirono, nel corso del X secolo, alcuna signoria nobiliare. Le prime edificazioni di castelli che interessarono il territorio diocesano lucchese, grazie all'iniziativa del vescovo Pietro II, nacquero come centri di difesa contro le invasioni dei predoni Ungari. I castelli vescovili occuparono punti strategici del territorio, divenendo centri amministrativi della sola signoria territoriale, quella vescovile, che aveva allora consistenza nella piana di Lucca. Esempi emblematici sono Castro Moriano, Montecatino, Mammoli, Aquilea, mentre "…ad esempio la zona di confine verso Pisa, più tardi tanto fortificata, a quell'epoca poteva ancora rimanere indifesa …". 4 "La formazione di signorie nobiliari è (…) un processo di concentrazione e di autolimitazione a singoli nuclei patrimoniali verificatosi essenzialmente nell'XI secolo. Essa procedette parallelamente allo sviluppo del comune e fu determinata tra l'altro dal fatto che la città costrinse la nobiltà rurale a prendere posizione al suo fianco nella lotta contro il comune vicino ed al liberarsi dei possessi situati al di fuori del suo territorio. Questo processo di concentrazione ha una prima, momentanea conclusione nella metà dell'XI secolo con la costruzione di castelli e la fondazione di chiese e monasteri privati…". 5 Ripafratta stessa non smentisce ma conferma questo processo generale. I due più antichi documenti che la riguardano sono stipulati nel 1080 "…infra castello quod vocatur Ripafracta…" e riferiscono dell'avvenuta fondazione del monastero di S.Paolo a Pugnano da parte di "…Enricus et Ubaldus filii bone memorie Sisemundi…" e "…Adalasia uxor bone memorie Sisemundi…", nobili feudatari di Ripafratta. 6 La fondazione di un Eigenkloster (monastero nobiliare) nell'XI sec. testimonia concretamente la volontà di creare un centro spirituale per la famiglia, denotando, con molta chiarezza, l'emergere di una consorteria nobiliare, come quella dei nobili di Ripafratta (nominati fin dal 970 7), che si isola rispetto ad una cerchia familiare più ampia. "Ogni monastero costituiva un centro che avrebbe dovuto tenere unito il nucleo familiare. Le Abbazie dovevano servire come punti di cristallizzazione della compagine familiare…8". La proprietà di tali centri religiosi ma, soprattutto identificativi era quindi inalienabile, non potevano neppure essere venduti o ceduti integralmente perché rappresentavano il cuore della famiglia. "…La 'defensio' era assunta dalla famiglia, la 'dominatio' spettava ai fondatori e quindi ai loro discendenti maschi…". 9 Una simile fondazione è sintomo che il processo di formazione della consorteria nobiliare ha ormai raggiunto la piena maturazione e si consolida anche formalmente. Il castello quod vocatur Ripafracta, costruito nell'XI sec., doveva perciò anticipare di qualche decennio il monastero. Probabilmente la sua edificazione è posteriore all'anno 1000, quando l'imperatore Ottone III sottoscrisse un diploma a favore del nobile Manfredo da Ripafratta. In tale documento veniva riconosciuta la legittima proprietà dei possedimenti del nobile in territorio pisano e lucchese, con alcuni importanti riferimenti a diritti riguardanti il "…Monte Vergaio ubi sita est ecclesia Sancti Bartholomei Apostoli…" 10 che lasciano presumere come, in tale data, esso fosse privo di fortificazioni. Successivamente al formale riconoscimento imperiale, dovette essere costituito un primo impianto fortificato imperniato su una torre feudale, a base quadrata, posta sulla cima del colle Vergaio. Una posizione che consentiva il dominio della stretta gola scavata dal Serchio, agevolando il controllo sui traffici fluviali e viari intercorrenti fra Lucca e Pisa e la riscossione del relativo pedaggio. I nobili da Ripafratta avevano, allora, legami di vassallaggio nei confronti del vescovo di Lucca che, tramite il capitolo di S.Martino, esercitava la propria giurisdizione, nell'XI sec., su gran parte della Val di Serchio pisana, fino a S.Giuliano Terme. Tale assetto territoriale divenne problematico in seguito alla crescente espansione delle realtà comunali, innescando i presupposti che portarono nel 1004 al primo conflitto fra Lucca e Pisa. Approfittando dell'assenza di gran parte dei Pisani, impegnati a fronteggiare i Saraceni, i Lucchesi invasero il loro territorio ma, sconfitti nello scontro di Acqualunga (S.Giuliano Terme), furono costretti a ritirarsi fino alla sicura Ripafratta. "Tali iniziative belliche fra città e città dimostrano come esse fossero di fatto organizzate anche militarmente e libere di sé: primo indizio di un'autonomia comunale, che era favorita, può supporsi, anche dalla probabile vacanza del Marchesato… 11". Ancora durante un periodo d'anarchia, successivo stavolta alla morte (1052) di Bonifacio di Canossa, avvennero nuovi scontri (1054-'55) fra i due comuni rivali. Questi conflitti e scaramucce, atti alla conquista di una maggiore autonomia, a scapito del marchesato e del vicino rivale, rientrano nel quadro dell' "esile orditura di piccoli scontri, di faide minute, di risse limitate, di tregue di Dio, di diritti di Asilo, concessi e violati e di grassazioni perpetrate… 12". Spesso, perciò, le battaglie si riducevano ad operazioni di quasi brigantaggio. In questo contesto viene dilatata l'importanza dei centri urbani - passaggio cardine per l'evoluzione comunale - tanto come punto d'appoggio militare che per la presenza di efficaci cinte fortificate ma, soprattutto, per le risorse di uomini e di denaro. Le città cercano spazio e, nei momenti in cui cala la soglia d'attenzione dell'autorità imperiale o marchionale (come nel 1088 durante la guerra per le investiture fra Enrico IV e Matilde di Canossa), colgono l'occasione per conquistare e mantenere ulteriori spazi. Proprio a questo periodo risale, infatti, il tentativo pisano di sottrarre nel 1088 Ripafratta al controllo lucchese 13 e la distruzione del castello di Vaccoli, operata dai Lucchesi, tesa a piegare all'obbedienza i suoi feudatari. Già in questi primi conflitti diviene fondamentale il ruolo svolto dai piccoli feudatari, i cosiddetti Cattani, con i quali i rapporti sono variabili e contrastati, dalla guerra aperta (come a Vaccoli), ad accordi e persino a volontaria soggezione al Comune 14. "Per Lucca la conquista del contado, che per altri comuni si attua solo col sec. XII, ha inizio dal precedente… 15" ed è una conquista difficile perché i Cattani, contesi fra Lucca e Pisa, finivano il più delle volte (anche per l'influenza imperiale) per assumere una posizione favorevole alla ghibellina Pisa. Lucca perse importanti postazione strategiche, fra cui Ripafratta. Il suo passaggio dall'obbedienza lucchese a quella pisana fu sancito, nel 1100, da un atto redatto da Ubaldo del fu Sisemondo e Matilda sua moglie, con il quale si obbligarono a riconoscere, per signora diretta e padrona del castello e poggio di Ripafratta, la chiesa maggiore e la Mensa arcivescovile pisana16. Dal documento risulta che una parte soltanto del castello apparteneva ad Ubaldo, mentre il resto ascrivibile, con molta probabilità a suo fratello Enrico ed alla madre Adalasia, rimase sotto il diretto controllo dei nobili di Ripafratta. La perdita, per i Lucchesi, di una postazione fondamentale come Ripafratta non poteva non avere gravi conseguenze, che si concretizzarono appena quattro anni dopo. Le gabelle sulle mercanzie lucchesi dirette verso il territorio pisano17, imposte dai nobili di Ripafratta, divennero il pretesto per riprendere una guerra, che non si limitò all'ambito locale ma interessò anche questioni di carattere più generale18. La guerra, iniziata con l'occupazione lucchese di Ripafratta (i cui castellani furono imprigionati) - "…MCIV. Li Pisani funo sconfitti d'Agosto a Ripafratta, e Lucca disfece Ripafratta, et piglioe li chastellani menandoli legati a Lucca…"19 - si protrasse per cinque anni, fino a quando l'Imperatore Enrico V, sceso in Toscana, impose la pace.

Note:
1) Schwarzmaier H., Società e istituzioni nel X secolo: Lucca, sta in: Atti del V°congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo, Lucca 3-7 ottobre 1971, Spoleto, a. 1973, p. 146
2) Ibid., p. 146
3) Ibid., p. 147
4) Schwarzmaier H., Società e istituzioni nel X secolo: Lucca, sta in: Atti del V° congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo, Lucca 3-7 ottobre 1971, Spoleto, Centro Italiano di studi sull'alto Medioevo, 1973, p. 150
5) Ibid., p. 148
6) Pardi G., Sulla fondazione del castello di Nozzano, sta in: Studi Storici, Livorno, S.n., 1897, pp. 433-434
7) Nistri G., San Giuliano. Le sue acque termali e i suoi dintorni, Pisa, a. 1875, p. 503 e sgg.
8) Kurze W., Monasteri e nobiltà nella Tuscia Altomedievale, sta in: Atti del V° congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo, Op. Cit., p. 360
9) Ibid., p. 360
10) Vedi: Redi F., Lo scavo archeologico del castello di Ripafratta (Pisa). Primi risultati delle campagne 1983-'86, sta in: Archeologia medievale, XIV, Firenze, a. 1987
11) Mancini A., Storia di Lucca, Lucca, a. 1999, p. 43
12) Cassi Ramelli A., Dalle caverne ai rifugi blindati, Bari, a. 1996, p. 90
13) Nistri G., S.Giuliano ecc., Op. Cit., p. 503 e sgg. (1088)
14) La situazione non è mai chiara, questi piccoli feudatari "pur essendo legati da vincoli vassallici e di condominio con il Capitolo della cattedrale di S.Martino e con il vescovo lucchese, (…) assumevano una linea autonoma d'azione, volta a volta in sintonia con la politica lucchese o con quella di Pisa, ma sempre tale da rendere assai complessa una definizione degli interessi in conflitto…" Tirelli V., Lucca nella seconda metà del secolo XII e XIII, sta in: Atti del II convegno del Comitato di studi sulla storia dei ceti dirigenti in Toscana, Firenze 14-15 dicembre 1979, Pisa, a. 1982, p. 164
15) Mancini A., Storia di Lucca, Op. Cit., p. 71
16) Repetti E., Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze, Allegrini e Mazzoni, 1833-'46, Vol. IV, p. 768
17) Marangone, Vetus ecc., Op. Cit., p. 7, "castellum Ripafractam recuperaverunt, et ripam, unde lis fuit, retinuerunt…". Roncioni R., Istorie ecc., Op. Cit., p. 157: "i quali (nobili di Ripafratta), per mantenersi la maggioranza di detto luogo, facevano pagare una certa gabella a tutti quelli che, passando il Serchio, venivano ad entrare nei paesi loro e nel territorio di Pisa: essendo prima stato concesso questa cosa, l'anno novecento novantasei, da Ottone III e quarto di tal nome, a Manfredo Roncioni, dal qual ebbe la sua prima origine la famiglia detta dei nobili di Librafatta…".
18) I due Comuni rivali assunsero, naturalmente, posizioni opposte nel conflitto che oppose l'imperatore Enrico IV (sostenuto da Lucca, Firenze, Arezzo, Pistoia ed i conti Cadolingi) al figlio ribelle Enrico V (appoggiato da Pisa, Volterra e Siena). Alla morte di Enrico IV, nominato imperatore suo figlio Enrico, le guerre locali continuarono, perdendo l'impostazione generale, ma alimentandosi di motivi che, se possono essere considerati secondari, erano sentiti come peculiari nei rapporti fra i nascenti comuni.
19) Antica cronichetta volgare lucchese, a cura di Bongi S., Lucca, Tip. Giusti, 1892., p. 10

di Andrea Bulleri

Torna ad inizio pagina - Indietro

Polvere d'Archivio: i documenti storici della nostra antica Pieve

Conosciamo la Ripafratta del tempo passato

Chi erano ed esempio gli "officiali" all'interno della Compagnia del S.S. Sacramento?


Conosciamo la nostra Ripafratta del tempo passato. Nel numero del mese di maggio 2005 di "Voci dalla Rocca" abbiamo cominciato ad aprire il prezioso, secolare (risale al 1553) libretto degli Statuti della nostra Compagnia del SS.mo Sacramento. Vi accennai, un po' di sfuggita, uno dei più bei capitoli di questi Statuti, nel quale si parlava de "li paciali". Questi erano confratelli incaricati di cercare di riportare l'armonia "fra li fratelli e sorelle divisi da rancori" "per mettergli d'accordo et ridurli a vera fratellanza". Negli Statuti si parla spesso di "officiali". Spero di non annoiarvi con queste spiegazioni, necessarie però per entrare nello spirito dei secoli passati. Come venivano eletti questi "officiali"? Il capitolo 3° degli Statuti si esprime con queste parole: "Ordiniamo e vogliamo che tutti li officiali siano rimborsati per scrutini et ogni officio habbia la sua borsa da sé [oggi si direbbe "urna"], eccetto li paciali quali debba eleggere il governatore et li consiglieri persone mature e atte a tali officio et in tali borse vogliamo siano iscritti tutti quelli che sono di nostra Compagnia, acciocché ognuno partecipi delli honori e cariche". Praticamente alla fine di ogni incarico si facevano le elezioni controllate e guidate dal Governatore che, dopo parole di circostanza, "fa imporre ai cantori lo hinno "Veni Creator". Finito l'inno, per mano di un fanciullo si cavino, e uno a uno gli eletti siano scritti nel libro degli "offiti" e finito questo, si canti devotamente "Te Deum laudamus", finito il quale il Governatore con il saluto "Laudato sia Dio", a cui i fratelli rispondono "Sempre", i fratelli siano licenziati." Uno degli "offitii" principali era quello del Sacerdote. Gli Statuti sono chiari e precisi. Al capitolo 17 si legge: "Ordiniamo che la nostra Compagnia debba avere un Sacerdote al quale si possa ricorrere in tutte le faccende spirituali e quello sia o essere debba il parrocchiano di S.Bartolomeo e nostro curatore e quello debba soccorrere la nostra Compagnia in quella cosa che a un Sacerdote "sappartinee", come andare a processione, aiutare cantare, insegnare el modo di vivere nel timore di Dio e ancora debba correggere e riprendere li fratelli et sia nostro correttore e nostro capo e supplisca a quelle cose che li nostri capi mancassino. E a Lui sia renduto dai nostri fratelli el debito honore e reverentia come meritamente si conviene e dalla nostra Compagnia gli sia dato ogni anno un sacco di grano per sua mercede". Sempre precisi i nostri vecchi, sia nelle cose spirituali che in quelle materiali. E noi li imitiamo?

di Mons. Mario Maracich

Torna ad inizio pagina - Indietro

Pievi e Territorio: Ghezzano

Ghezzano e la sua Pieve

Continua, grazie ai contrubuti dell'architetto Massimo Gasperini, il viaggio attraverso le Pievi romaniche del nostro territorio. Entriamo nell'antica chiesa di Ghezzano ...


La Località di Ghezzano ha origine antica; già compresa nella centuriazione di età augustea, è citata in numerosi documenti dell'XI secolo e successivi poiché in questa parte della piana pisana avevano vaste proprietà ricchi mercanti e nobili pisani. La chiesa di San Giovanni Battista di Ghezzano, ricordata già nei documenti notarili del 1054 in località Piagge, nasce lontano dalla città murata di Pisa. Sperduta nell'aperta campagna a ridosso dell'Arno di fronte al Castello di Ripoli, posto sull'altra riva del fiume, lambisce quella che fu un'importante e sicura via di comunicazione: la via Ghezzanese o di Ghezzano. A quell'epoca la chiesa era attiva. Già dotata di un cimitero poteva essere annoverata tra quelle chiese e pievi romaniche, del piviere di Caprona, che costellarono i tre "cisanelli" (San Biagio, San Pietro e San Giusto) e che garantivano lo svolgimento di una vita spirituale ed economica in una zona tempestata da guerre, scorrerie, saccheggi e carestie. Contornata da altre strutture ecclesiastiche tra cui la chiesa di Colignola e di Mezzana, senza richiamare le più distanti ma importanti chiese come la già citata di San Biagio in Cisanello, San Michele degli Scalzi e Santa Giulia di Caprona, assumeva un ruolo assai determinante nel quadro della amministrazione ecclesiastica della curia arcivescovile di Pisa alla quale faceva parte. Rispetto ad alcune chiese urbane e del vicino contado, quella di Ghezzano ebbe una notevole rilevanza soprattutto in relazione al culto del Battista e quindi vero e proprio baluardo della civiltà cristiana e religiosa del territorio pisano. La sua struttura originaria risale al X-XI secolo ed oggi poco rimane di questa testimonianza materiale. L'edificio attuale, frutto della trasformazione o ingrandimento della chiesa primitiva, fu eretto nel 1131 in stile romanico-pisano, come attesta l'epigrafe incisa in un lapidario romano "+ ANNI AB INCARNATIONE DOMINI MCXXXI ENRIGUS DIACONI FECIT ISTA ECCLESIA FAUSINUS." murata sulla facciata sopra il portale d'ingresso. In un atto notarile la chiesa è ricordata come "JOHANNI o JOANNI (Ecclesia Aancti) IN LOCUS ET FINIBUS GHETIANO". La sobria facciata occidentale, apparecchiata da elementi litici in verrucano e marmo di San Giuliano di grande pezzatura ben squadrati, affaccia in una angusta corte quadrangolare chiusa dalle strutture conventuali, e si presenta come una semplice traduzione di quel motivo architettonico comune alle chiese romaniche di piccola entità. L'impianto è a navata unica aperta ai fianchi da due tribune entro le quali sono stati costruiti e addossati gli altari minori e ivi aggregata la casa del campanaio-sagrestano. La copertura della navata, di tipologia a capanna e sorretta da capriate lignee, probabilmente in origine culminava in un piccolo campanile a vela, sostituito più tardi dall'attuale torre campanaria assai posteriore (probabilmente del XVI secolo). Al di sopra della lunetta con arco a pien centro sovrastante il portale di ingresso, primeggia la lapide marmorea precedentemente descritta. A sottolineare il portale, sul frontale del timpano, proprio sopra la tamponatura dell'antica bifora (XVI sec.), domina l'oculo originario formato da una tarsia marmorea bicroma composta da piccoli e precisi intagli triangolari. L'ampliamento della navata costituito da mattoni di pezzatura assai ricorrente in questa zona, prodotti con molta probabilità dalle vicine fornaci medievali, risale al XIV secolo come quello dell'abside e del fianco dove sono visibili le sporgenti mensole in pietra verrucana che servivano a sorreggere una copertura lignea a servizio di un loggiato esterno. Un elemento questo assai ricorrente per questa tipologia di fabbriche medievali: sotto il porticato infatti si riparavano i fedeli i viandanti e i pellegrini in caso di riparo dalla pioggia o dalle forti insolazioni. Per quanto riguarda l'autore dell'opera insorgono molteplici dubbi: le indicazioni riportate dalla già citata lapide marmorea potrebbero trarre in inganno e condurre a false congetture o illazioni in quanto il nome collocato alla fine della frase "FAUSINUS" potrebbe non essere quello del magister, dato che in quel periodo assai raramente venivano firmate o sottoscritte architetture, ma potrebbe essere un toponimo o quant'altro. L'etimo di tale denominazione, come del resto quello di "Ghetiano" è ancora da studiare e decifrare, insieme alle sue corruzioni medievali posteriori o coeve quindi per il momento rimane oscuro. Le fasi costruttive della chiesa sono riassumibili in due periodi fondamentali: la prima risalente al 1040/1050, la seconda e ultima del 1131, infine un doppio rifacimento del XIV secolo che presume un allungamento e quello del XVII-XVIII secolo, con l'apertura di due cappelle a la apposizione degli altari seicenteschi e settecenteschi adibiti al battesimo e al culto della Madonna del Rosario. Questa innovazione fece parte sicuramente a quella serie di abbellimenti che subì la chiesa nel 1678 vista la similitudine stilistica con l'altare maggiore costruito originariamente in pietra serena. Quest'ultimo copre una monofora antica che segnava il punto d'asse del coro, oggi tamponata e sulla quale fu dipinto un affresco del '500 rappresentante la Madonna col Bambino in trono, tra i Santi Giovanni Battista a San Francesco. Sullo sfondo dell'affresco un finto nicchione doveva prolungare l'effetto della navata simulando il coro o catino absidale. La parete perimetrale esposta a nord, verso l'orto, denuncia apertamente, con i resti romanici di pietra e la restante cortina in mattoni, l'ampliamento planimetrico a croce greca. La parete esposta ad est presenta un paramento laterizio dove si evidenzia l'occlusione della monofora absidale con il sopraluce che la sovrasta. Nel XVIII secolo sui muri laterali interni furono realizzati una coppia di confessionali a rilievi di stucco, opera quasi certa del Frullani, un famoso plasticatore originario di Lugano che lavorò col Tarocchi in numerosi edifici civili ed ecclesiastici pisani. Il coro a cantoria, caratterizzante l'interno, posto sopra l'ingresso dalla chiesa, è interamente pensile, ovvero poggiato su due mensole che si raccordano tra loro con un'ardita soluzione nell'arcata di sostegno, con una curvatura a catenaria assai accentuata e scaricata sulle due pareti laterali interne. Tale elemento ostacola l'originario intento di restituire negli interni della basilica un'atmosfera assolutamente semplice e scevra da ogni sovrastruttura, per risaltare l'alternanza dei vuoti e dei pieni tipico dell'architettura romanica. Altro elementi perturbatore può essere imputato nei due finestroni rastremati che si aprono sui fianchi della basilica, assai ricorrenti nelle operazioni di ristrutturazione del periodo barocco. La sacrestia conserva i resti delle antiche strutture murarie, oggi celate dagli intonaci, e rivelatesi all'esterno dell'abside. Le arcate in laterizio rivelate dalla facciata del campanile, che in origine costituivano il varco di una strada, sono trecentesche, assieme ad altre monofore che si trovano sui fianchi lavorate con lo stesso materiale. La torre campanaria a pianta quadrata si appoggia esternamente sul fianco della facciata è stata realizzata abbastanza recente e, come in altri casi ( si veda l'esempio del campanile di Pugnano), può essere classificata come un opera piuttosto scadente rispetto al prestigio del vicino monumento.

di Massimo Gasperini

Torna ad inizio pagina - Indietro

Ultim'ora

Ad asciano si è svolta la festa medioevale "Faida di Comune"

notizie dell'ultimo minuto


Il 18 settembre scorso, come consuetudine da ormai diversi anni, si è svolta ad Asciano la festa medioevale "Faida di Comune", in cui il paese si sfida, diviso in contrade. Congratulazioni per la buona riuscita ai nostri amici della Pro-Loco di Asciano, con i quali siamo in stretto contatto e che gestiscono fra l'altro anche "L'Eco della Valle delle Fonti", il giornalino idealmente "gemellato" con noi di "Voci dalla Rocca".

a cura della Redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro