"Voci dalla rocca", il numero di Ottobre 2005

Indice

Editoriale
Nuove proposte, vecchi problemi: Farneta fa discutere
Ripafratta fa scuola: ora anche Molina ha la sue fasta. E con successo
"Un giorno al parco" successo della gita
Gli orari definitivi del catechismo 2005/2006
Il vero debutto del coro Ripafrattese: APPLAUSI
Porte aperte in Redazione, ecco come "funzioniamo"
Ripafratta, l'evoluzione della struttura fortificata
La pieve di Asciano
Stazione: lavori in corso e brutte notizie
Lettere ricevute questo mese


Editoriale

Nel numero passato vi abbiamo informato sulle "tortuose" vicende che riguardano il parcheggio per Ripafratta, nostro grande problema, in questo numero invece troverete informazioni molto importanti riguardanti la nuova strada che collegherà Ripafratta a Filettole sostituendo il ponte attuale. Infatti le forze politiche di minoranza in Consiglio Comunale ci hanno scritto una lettera che noi riportiamo fedelmente. Prossimamente terranno un'assemblea a Ripafratta per presentare un progetto alternativo a quello del Piano Regolatore per quanto riguarda il "nodo viabilità" per collegare i due Comuni di Vecchiano e San Giuliano. La minoranza presenterà un'idea alternativa e hanno scelto noi per farlo sapere in "anteprima" ai "diretti interessati" cioè ai ripafrattesi (e agli abitanti di Farneta).

Oltre a questo naturalmente non mancherà un resoconto della gita che il Comitato ha fatto a San Rossore, ben riuscita (tutti i partecipanti hanno manifestato grande soddisfazione). Non tutti forse sanno poi che a Molina, per la prima volta, è stata realizzata la "Festa dell'olio e della castagna", seguendo un po' la falsariga della nostra Festa di Primavera. Il nostro inviato sul posto Francesco Noferi ci racconta la sua impressione e come si è svolta la manifestazione. Non mancherà un articolo dedicato alla "prova del nove" per il coro della parrocchia che ha cantato per la Festa della Madonna il 16 ottobre e naturalmente non potranno mancare gli ormai indispensabili articoli degli Architetti Andrea Bulleri e Massimo Gasperini che ci fanno conoscere il territorio che ci circonda e la sua storia. Un'ultima cosa; "Voci dalla Rocca" vi propone un'altra novità. Ogni anno, il numero di dicembre e la sua copertina saranno dedicati al "Ripafrattese dell'anno". Un riconoscimento che verrà assegnato alla persona che in qualche modo si sarà distinta, per opere e azioni, a favore del nostro paese, durante l'anno appena trascorso (nel nostro caso, il 2005). Potrà abitare a Ripafratta o meno, potrà esservi nato o essere un perfetto "straniero", di qualsiasi età, sesso, appartenenza religiosa, politica, territoriale. Dovrà essere persona di comprovata stima da parte della Redazione e di tutto il popolo di Ripafratta. Il nome del vincitore sarà ben in evidenza sulla prima pagina del nostro numero di dicembre, in uscita intorno a Natale. Al "nominato" sarà poi consegnato un "premio", un riconoscimento in occasione della Festa di "Voci dalla Rocca", a marzo. Anche voi potrete esprimere il vostro "Ripafrattese dell'anno", se lo vorrete. In particolare, potrete farlo durante il giro di rinnovo abbonamento per il 2006, che si terrà a partire da fine novembre, come sempre. Ai nostri incaricati che verranno a chiedervi se volete rinnovare l'abbonamento potrete far presente quale sarebbe il vostro "candidato" ideale, per dare un'idea alla Redazione, che dovrà decretare il vincitore. Contiamo molto sulla vostra collaborazione; i modi per mettervi in contatto con noi ormai credo li sappiate un po' tutti, senza che debba ripeterli cadendo nel ripetitivo. Aspettiamo quindi ogni segnalazione per nominare il "Ripafrattese dell'anno".

Nota: "Voci dalla Rocca" desidera esprimere le sue congratulazioni ad un nostro concittadino che proprio in questi giorni è stato insignito di un'alta onorificenza per i suoi meriti. A nome di tutta la Redazione, complimenti e congratulazioni.

di Casapieri Luca

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25/11/05 ALL'ASILO: sarà presentata una nuova proposta per la viabilità

Nuove proposte, vecchi problemi: Farneta fa discutere

I partiti di minoranza presenteranno il 25 novembre, un'alternativa all'attuale piano regolatore che prevede il riuso dell'autostrada


La Redazione ha ricevuto, da parte delle forze di minoranza in Consiglio Comunale, la comunicazione ufficiale (la potete leggere a pagina 8 con la risposta di Francesco Noferi), di un'Assemblea pubblica che il 25 novembre chiederà ai ripafrattesi (e soprattutto agli abitanti di Farneta) di esprimersi su un progetto alternativo a quello previsto dal Piano Regolatore riguardo al nuovo svincolo che dovrebbe consentire il ripristino dell'autostrada vecchia e dei relativi ponti. Facciamo qualche passo indietro e riassumiamo per chi non conoscesse il contesto. E' ormai fatto certo e incontestabile che il ponte sul Serchio che attualmente usiamo per andare verso Filettole o Nozzano dovrà essere abbattuto. La struttura non è infatti adatta a reggere una piena straordinaria del Serchio, visto anche la vicinanza di altri ponti che creano problemi di correnti (il ponte dell'autostrada vecchia e quello, più indietro, della ferrovia Lucca-Viareggio). Inoltre, la trasformazione della linea ferroviaria Pisa-Lucca (inclusa quindi la stazione di Ripafratta) in "metropolitana leggera" renderà necessaria l'eliminazione di tutti i passaggi a livello del lungomonte, incluso il nostro. In poche parole, i ponti attuali, sia sull'Ozzeri che sul Serchio saranno presto abbattuti o comunque dismessi. Il progetto che attualmente si trova sul Piano Regolatore Generale del Comune prevede che vengano riutilizzati i ponti dell'autostrada vecchia, riprendendo anche buona parte del tracciato dell'autostrada stessa dalla quale partirebbe un nuovo svincolo verso la Statale, in mezzo alla piana di Farneta. Il piano, per la verità, ha da sempre suscitato polemiche e critiche, talvolta anche aspre, a Ripafratta. Il motivo principale, finora, era che il nuovo svincolo (quello che dalla Statale si collegherebbe all'autostrada vecchia) deve passare proprio sopra il nostro campo sportivo. La situazione è stata risolta, sul Piano Regolatore, spostando l'area sportiva in un'altra zona della piana, più verso Lucca. Una soluzione che, seppur poco conosciuta, lascia scontenti e scettici quelli che ne sono a conoscenza. Le forze politiche di minoranza in Consiglio, ora, presentano una soluzione alternativa, ritenendo che l'attuale progetto non sia realizzabile sia per la condizione dei ponti dell'autostrada, sia per i problemi di assetto idrico (cioè di scolo e ristagno dell'acqua) che creerebbe nella piana, già oggetto di alluvioni e ristagni in caso di forte pioggia. Una proposta che verrà discussa in un'assemblea pubblica. Per i particolari vi rimandiamo a pagina 8. Comunque la si voglia pensare, la questione sussiste, e non si può ignorare. Questi interessamenti, soprattutto, riaprono e rilanciano il problema del futuro di Farneta, che specie con i nuovi insediamenti è diventato quasi un "villaggio" a sé e richiede assai più attenzione da parte di tutti, istituzioni, associazione e perfino da noi. Non solo per i problemi che ha (vogliamo parlare di fognature, viabilità, lavatoi, aree incolte e abbandonate?), ma soprattutto per le potenzialità (anche umane) che potrebbe avere. Noi di "Voci dalla Rocca" ce ne siamo occupati in diverse occasioni finora, ma vorremmo farlo ancora di più d'ora in poi, soprattutto sentendo le vostre opinioni, lamentele, proteste. Ma l'unico modo che avete per farvi sentire è scriverci. Gli indirizzi li conoscete, redazione@vocidallarocca.com oppure via Silvestro lega, 7, presso biblioteca "Futura".

a cura della Redazione

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INIZIATIVE: i nostri "vicini" hanno varato una Festa d'Autunno

Ripafratta fa scuola; ora anche Molina ha la sua festa. E con successo

Tanti visitatori e tanto interesse per la prima edizione della "Festa dell'Olio e della Castagna". Ben organizzata, piccola (e neanche troppo)ma interessante. Molina segue con successo lo schema della nostra Festa di Primavera. Anzi ...


Un po' maliziosamente l'abbiamo ribattezzata "Festa d'Autunno", quella dei molinesi; tanto per insinuare da dove abbiano preso l' "ispirazione"… In realtà, la prima "Festa dell'Olio e della Castagna", tenutasi a Molina di Quosa domenica 23 Ottobre 2005, è stata, a nostro giudizio, un bel successo e una buona prova per i nostri vicini… Molti di voi forse non l'avranno visitata; per contro, era difficile non vederla: passando da Molina, il traffico e le auto parcheggiate ovunque lungo la strada hanno creato un ingorgo (specie durante il pomeriggio) che è dispiaciuto forse agli automobilisti ma non certo ai molinesi, dal momento che era la prova più evidente del successo della festa e della considerevole affluenza di visitatori. Riassumiamo brevemente il programma così com'era stampato sui volantini, per chi non ci fosse stato:

Ore 9.00 Allestimento Banchi espositori
Ore 11.00 Raduno e mostra Auto d'Epoca
Ore 12.00 (Dopo la Messa) Esibizione della Banda di Molina
- APERTURA della vendita dei prodotti tipici locali: vino, olio, castagne, miele…
Ore 14.00 Chiusura della vendita dei biglietti della Lotteria
- dalle 14.30 alle 16: Musica dal vivo intrattenimento a tema
- Dalle 15: Giochi e intrattenimento per i bambini
Ore 16.00 Assegnazione premi LOTTERIA
Ore 16.30 Premiazione disegni scolastici: "Molina vista dai bambini"
- Per tutta la giornata, oltre alla vendita dei prodotti tipici, ci saranno espositori con prodotti artigianali e banchini di associazioni di volontariato e beneficenza.
- L'Associazione "Le Storie" presenterà una mostra fotografica sulla via dei Molini dedicata alla Storia di Molina.
- Il Ricavato della vendita di alcuni prodotti tipici sarà devoluto in beneficenza.

Dunque, le cose da fare e da vedere non mancavano. Per descrivervi in breve quello che abbiamo visto visitando la Festa, vi diremo che una via di Molina è stata interamente chiusa al traffico (la via di sopra, quella del "paese vecchio", molto caratteristica), e infarcita di banchetti di ogni tipo, dai prodotti tipici, all'angolo dove si mangiavano castagne e torte e si bevevo vino rosso, ai classici banchetti "da brigidini", alle associazioni benefiche e di ogni tipo. Nel complesso, il colpo d'occhio era fenomenale. Il tutto, completato dalla piazzetta vecchia (anch'essa sgombra dal traffico) dove si è esibita la banda. E i nostri vicini sono stati anche fortunati, dal momento che - in mezzo ad un autunno piuttosto capriccioso - la Festa è stata assistita da una bellissima giornata di sole che ha di certo invogliato l'affluenza. E' stata, dicevamo, una bella prova per Molina. Crediamo (e speriamo) che vogliano replicare anche il prossimo anno. E il coraggio degli organizzatori e la grande partecipazione dei paesani fanno riflettere un po' anche noi forse… Ripafrattesi, vogliamo esser da meno?

di Francesco Noferi

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INIZIATIVE: le "gite" del Comitato

"Un giorno al parco", successo della gita

La gita del Comitato ha avuto successo e viene riproposta ora con una nuova destinazione


Lo scorso 2 ottobre ha avuto luogo l' escursione guidata "UN GIORNO NEL PARCO" organizzata dal "Comitato per Ripafratta" di presso San Rossore. Il programma prevedeva il ritrovo in piazza della Chiesa alle ore 09.00, a seguire la visita nel Parco di San Rossore con guida e brevi passeggiate. Hanno partecipato in numerosi (circa 20, perché il limite era di 25 persone), e sono tutti rimasti particolarmente soddisfatti, anche del pranzo svoltosi presso il ristorante "Da Poldino". I partecipanti per pochi euro (20 € tutto compreso) hanno trascorso una giornata diversa dal solito e tutti insieme. E questo nonostante l'acquazzone che li ha colti e li ha bagnati completamente (nonostante gli imprevisti, quando le cose sono organizzate bene, ci si può divertire comunque...). In paese se ne è parlato per diversi giorni visto che gli aderenti erano rimasti molto soddisfatti. Questo rappresenta un buon esempio di cosa il Comitato può fare per il paese... Cose che coinvolgano e interessino anche i ripafrattesi, che magari alle visite alla Rocca non sono più interessati. E' questo lo "spirito paesano" che bisogna recuperare e su cui anche il Comitato farebbe bene a insistere. Vista la buona riuscita il Comitato conta di replicare, con un'altra destinazione (per ora sconosciuta), nei mesi prossimi.

di Angelica Pardi

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PARRROCCHI: in catechismo

Gli orari definitivi del catechismo 2005/2006

Orari, date, luoghi e catechisti: tutto quello che c'è da sapere sul catechimo nella nostra parrocchia


Dopo un primo inizio in cui, a causa della mancanza di catechisti e animatori, erano rimaste in sospeso alcune classi (in particolare la prima e la seconda elementare), e in cui non era ancora ben definito l'orario per i "cresimandi", finalmente possiamo rendere noti orari, date e luoghi per tutti i corsi per tutti i ragazzi. Rimane la necessità di aiuto da parte di chi voglia e possa dare una mano ai "catechisti", che sono pochi e si impegnano gratuitamente per i nostri ragazzi. Prima e seconda elementare: la domenica, dalle 10.00 alle 11.00 presso l'Asilo (con Matteo e la "partecipazione straordinaria" di Chiara); Terza e quarta elementare (preparazione alla S. Comunione): la domenica dalle ore 10.00 alle ore 11.00 presso l'Asilo (con Angelica); Quinta elementare, prima media, seconda media: la domenica dalle ore 10.00 alle ore 11.00 presso l'Asilo (con Elena e la "partecipazione straordinaria" di Francesco); Terza media, prima e seconda superiore (percorso pre-Cresima): il martedì dalle ore 21.15 alle ore 22.15 presso l'Asilo (con Matteo).

A cura della Redazione

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PAESE: test definitivo per la corale; tutti hanno apprezzato

Il vero debutto del coro Ripafrattese: APPLAUSI

Rimandata a Domenica 16 Ottobre, ma vincente. E' la prova della corale "Beato Lorenzo da Ripafratta", che ha cantato la Messa in onore della Madonna ( la Festa che il prossimo anno sarà Triennale), sucitando emozioni e riscuotendo consensi.


È stato un momento emozionante, domenica 16 ottobre, festa (posticipata) della Madonna del Rosario, che a Ripafratta si celebra da tempo immemore, e con grande solennità ogni triennio. Il prossimo anno, infatti, la festa sarà "grossa", e solenne come si conviene, con la processione e la luminaria. Ma a dare la giusta dignità a questa ricorrenza, anche per il 2005, ci ha pensato il nostro coro "Beato Lorenzo da Ripafratta". Ormai lo sapete, noi di "Voci dalla Rocca" ve lo abbiamo riportato in più d'una occasione, e possiamo dire che di questa corale abbiamo seguito tutto, dalla nascita, alla crescita, alla "maturazione". E siamo contenti, ora, di poter dire che domenica 16 ci ha emozionato. Ed ha emozionato (anche visibilmente) tutti quelli che hanno partecipato alla Messa delle 11, soprattutto con i canti della tradizione legati alla figura della Madonna ("Dell'aurora tu sorgi più bella", "La Vergine del Cielo"…), e con alcune parti della bella "Messa degli Angeli", cantate in latino. Come ha fatto il Pievano a fine Messa, anche noi ci sentiamo di ringraziare tutti gli amici del coro che, non lo dimentichiamo, hanno provato per due volte a settimana, sacrificando impegni personali, per essere al meglio della forma. Ma soprattutto dobbiamo ringraziare il Maestro Melani, un neo-ripafratese entrato appieno nello spirito del nostro paese, al quale Ripafratta deve davvero tanto. A cominciare dalla bella prova di domenica 16. Noi di "Voci dalla Rocca" (ma pensiamo tutti i Ripafrattesi) riponiamo in questo coro e in queste persone una grande speranza. In tempi difficili per tutti, in cui ciò che prevale sembra spesso essere il menefreghismo e l'individualismo, tempi in cui anche in un paese di seicento anime ognun pensa per sé, questo mettersi insieme (ed essere sempre aperti a nuovi arrivi) ci dà di che essere ottimisti. Forse non tutte le iniziative "muoiono subito"; forse non tutte le nuove organizzazioni sono bloccate da veti incrociati; forse non tutto, a Ripafratta, è destinato a finire. Ecco la nostra speranza. Che il coro sia simbolo di tutti noi, di una Ripafratta migliore e auspicabile. E mentre aspettiamo Natale (con una probabile sorpresa che non vi possiamo ancora anticipare), ci sentiamo di dire una sola cosa: grazie, Maestro. Grazie, amici del coro. E buon lavoro.

di Francesco Noferi

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PORTE APERTE IN REDAZIONE: come funziona il lavoro di "Voci"

Porte aperte in Redazione, ecco come "funzioniamo"

Per chi volesse unirsi a noi, ecco qual è il nostro "lavoro". Con molte virgolette ...


Come anticipato nel numero precedente, questo articolo fa parte della serie "Porte aperte in Redazione" e sostanzialmente serve per far capire a tutti voi lettori, come funziona, anche tecnicamente, il nostro "lavoro". Le nostre "riunioni di redazione" vengono di norma fatte una volta al mese (cadenza più che sufficiente e non troppo impegnativa da rispettare) e sono il punto di partenza per la creazione del numero di "Voci". Il compito più difficile è trovare gli argomenti. La fonte inesauribile, è giusto dargliene atto, è Francesco, che puntualmente ci propone un discreto "menu" di possibili articoli, e in qualche "mese di calo" gli diamo una mano proponendo argomenti più o meno validi e alla fine riusciamo sempre a trovare qualcosa di importante da comunicare. Fatto questa parte, il più è fatto. Ci mettiamo d'accordo su chi scrive quale articolo e non rimane altro che mettersi al computer (o alla vecchia maniera, carta e penna ) e buttar giù una prima bozza di articolo, questo poi verrà riletto per correggere gli errori sia grammaticali sia di battitura (molto spesso capitano nonostante l'attenzione). Una volta fatto tutto questo possiamo anche rilassarci, non resta altro che spedire o consegnare gli articoli al nostro impaginatore, che con calma (si fa per dire) e pazienza "monta" gli articoli scegliendo l'ordine e decidendo quale potrebbe essere il titolo giusto per ognuno di essi. Per fare tutto questo un aiuto ci viene dato dalla tecnologia, infatti ci sono programmi specifici per migliorare e velocizzare questa fase. Finalmente il giornale è pronto e non resta altro che portarlo in copisteria per creare le copie che i nostri "addetti alla consegna"portano poi nelle vostre case (cogliamo l'occasione per ringraziarli naturalmente). Il ciclo è semplice per quanto "da fuori" possa sembrare complicato, ma tutto è fondamentale affinché venga portato a termine il lavoro. In un secondo momento poi, con qualche giorno di ritardo, tutti gli articoli vengono spediti per posta elettronica a Luca che con calma (forse anche troppa), inserisce nei giusti posti nella sezione internet, infatti, per chi non lo sapesse, ed ha un po' di confidenza con il PC, può vedere "Voci dalla Rocca virtuale" all'indirizzo http://www.vocidallarocca.com . La maggior parte del lavoro quindi, avviene in maniera indipendente, per questo tutti possono collaborare. Prima scriviamo gli articoli e successivamente li spediamo per posta elettronica, ma possono essere anche recapitati a mano su foglio a qualsiasi membro della Redazione, infatti solo quando tutti gli articoli sono pronti, il giornale vero e proprio viene creato. Noi cerchiamo di coinvolgervi in più possibile perché Voci dalla Rocca deve essere il giornale dei ripafrattesi e soprattutto perché possiate capire che non è poi così difficile scrivere qualcosa. Nessuno qui è nato scrittore, chissà quanti strafalcioni avrò scritto io per primo, ma dobbiamo cercare di far del nostro meglio per migliorare e far sentire la Voce del nostro paese se vogliamo migliorarlo, inoltre le nostre riunioni si svolgono "a porte aperte" e chiunque voglia vedere o solamente affacciarsi a questo "cantiere sempre aperto" può farlo tranquillamente senza nessun timore o senza doversi sentire obbligato a qualcosa.

di Casapieri Luca

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FORTIFICAZIONI E TERRITORIO: il sistema di confine pisano-lucchese

Ripafratta l'evoluzione della struttura fortificata

Prosegue la sezione dedicata alla storia delle numerose fortificazioni costruite a guardia del confine medievale Pisa-Lucca. Dopo "peregrinate" torniamo nel nostro paese, e parliamo del suo sistema di confine. Seconda parte.


Il castello di Ripafratta costituiva, nel Medioevo, la chiave di volta dell'intero sistema fortificato a presidio del confine pisano-lucchese. La sua favorevole posizione, dall'alto del Colle Vergaio (dominante sulla stretta gola scavata dal Serchio), permetteva il controllo (e la riscossione del pedaggio) sui traffici fluviali e viari fra Lucca e Pisa. La citazione, già nel 970, dei nobili Da Ripafratta autorizza a datare intorno al X-XI sec. l'edificazione di un primo impianto fortificato, probabilmente costituito da una torre a base quadrata, sulla cima del rilievo. Ripafratta, infatti, compare subito nella prima guerra comunale fra Lucca e Pisa (1002-'04) come località in cui i Lucchesi dovettero rapidamente ritirarsi. Dal primo documento che menziona il castello (1085) apprendiamo che la fortificazione, per la sua importanza, aveva già attratto intorno a sé un primo nucleo abitato, anch'esso difeso da mura.
Il passaggio dall'obbedienza lucchese a quella pisana, sancito tramite la donazione nel 1100 al Comune di Pisa della metà del castello, causò appena quattro anni dopo la ripresa delle ostilità fra i due stati rivali. Motivo del contendere erano, per i Lucchesi, le gabelle che i nobili di Ripafratta esigevano sulle mercanzie che dal territorio lucchese passavano in quello pisano.
Ripafratta fu allora occupata (1105) ed i suoi castellani imprigionati. Il castello, ripreso subito dai Pisani, fu ancora protagonista nei conflitti comunali fra Lucca e Pisa, che ebbero un parziale arresto con la ratifica della Pace di Ripafratta (1158), la quale sancì una tregua di dieci anni.
Durante questo periodo il Comune di Pisa intraprese un programma di ristrutturazione delle sue principali fortificazioni. A Ripafratta (1162-'64) fu edificata una vera e propria rocca castellana, con un recinto a pianta poligonale irregolare, ed un sistema di tre torri: una centrale al recinto e le altre due adiacenti alle mura.
La sconfitta di Badia S.Savino (1254) costrinse i Pisani a cedere Ripafratta (tramite i Fiorentini) ai Lucchesi, che ne mantennero il possesso fino alla disfatta della Lega Guelfa (Montaperti, 1260). Ancora un'altra sconfitta, stavolta da parte pisana (Battaglia della Meloria, 1284), seguita da nuovi rovesci, portò i Pisani a patteggiare nuovamente le condizioni di pace. Queste, ratificate dal Conte Ugolino della Gherardesca, inclusero il passaggio di Ripafratta ai Lucchesi (1285).
Il castello, ripreso da Uguccione della Faggiola nel 1313, fu ulteriormente ampliato nel 1323. Grazie all'abilità strategica del condottiero pisano, sempre nel 1313, fu conquistata la stessa città di Lucca e, per un breve tempo, i due Comuni furono riuniti sotto un'unica Signoria. La rapida ascesa di Uguccione, oltre all'energia ed alla rapidità d'attuazione delle decisioni prese, avvenne grazie anche al rigoroso controllo esercitato sulle truppe: famosa è rimasta la rigorosa disciplina da lui imposta ai soldati:

"Nel decto millesimo 1314, nel decto mese di settembre, (…) Ughoccion prese el suo chonsiglio, (era chapitano di Pisani prese chonsiglio) chon 12 Pisani; et per la via d'Asciano, chol popolo pisano et chon chavagli, uno sabato, et fue a Sancta Maria del Gudice et a Massa Pisana, et stettevi octo dì et arse et ghuastò tucto el paese et nonn ebbe niuno rischontro, et puosesi in duomo le 'nsengnie delle villate di Luccha; et per esser meglio ubbidito da' suoi fecie tagliare dodici piedi a' suoi huomeni d'arme perché uscivano di schiera; andarono poi ammodo" (Ranieri Sardo, "Cronica Pisana", sta in: Archivio storico italiano, Firenze, G.P.Vieusseux, T. VI, P. II, 1844, pg. 60-61).

Intorno al XIII-XIV sec. il sottostante borgo, posto a sbarramento della strada pedemontana fra Lucca e Pisa, a causa del suo recente sviluppo, venne recintato da una nuova cerchia muraria. Le mura erano interrotte solamente da due porte-torri d'accesso (sovrastanti la strada principale nelle due direzioni) e proseguivano fino a ricongiungersi con quelle del castello. Dopo la parentesi castrucciana, durante la quale Ripafratta fu occupata per patti, il castello fu nuovamente rinforzato (1350). Dopo l'avvenuta conquista del territorio pisano (1406), i Fiorentini dedicarono particolare attenzione alla postazione. Nel XV sec. i Pisani tentarono inutilmente d'affrancarsi dal dominio fiorentino, tentando più volte di occupare Ripafratta, senza mai riuscirci. Sedata la loro resistenza, i Fiorentini intrapresero la completa ristrutturazione del castello, aggiornandolo alle nuove esigenze militari. Furono cimate le torri medievali e, su progetto sembra di Giuliano da Sangallo (con pareri di Leonardo), vennero avviate profonde modifiche strutturali, quali la costruzione di ampie scarpe addossate alle mura del recinto e di rivellini contrapposti.
Con la definitiva affermazione del potere fiorentino, il castello nel XVI sec. perse gradualmente d'importanza, tanto da risultare abbandonato nel 1607. Allivellato nel 1628 ad Orazio Angelini, fu trasformato in fattoria granducale, fino all'acquisto nel 1845 da parte della famiglia Roncioni (discendente diretta dei nobili Da Ripafratta).

di Andrea Bulleri

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PIEVI E TERRITORIO: Ghezzano

La pieve di Asciano

Asciano protagonosta in questo numero di "Voci dalla Rocca": oltre al gemellaggio con "L'eco", la visita virtuale alla sua antica pieve. Guidati dal nosro architetto Gasperini, naturalmente.


La chiesa di San Giovanni Battista di Asciano figura tra le Pievi della diocesi pisana nel 1137 e nelle "Rationes Decimarum" del 1276 e del 1296 come priva di chiese succedanee. La sua posizione, a confine tra Lucca e Pisa e localizzata in un'area ricca di risorse economiche, la rendeva particolarmente importante sia dal punto di vista strategico che amministrativo.
La basilica attuale, posta su di un terreno in leggero declivio, non corrisponde alla originaria chiesa di cui rimangono pochissime tracce rinvenibili nei filari di macigni di verrucano posti in opera sul fianco meridionale.
Una descrizione tratta dai libri "incontri (pastorali) e portate del 1709" dell'Archivio Arcivescovile di Pisa afferma che "la chiesa antica è fabbricata di pietre scarpellinate ed è colonnata con tre navate e la sua porta è volta verso ponente…". Il testo prosegue con la descrizione delle colonne quadrate che servivano al sostegno della navata centrale che si concludeva, come nella maggior parte delle basiliche romaniche, con un abside semicircolare. Le sue dimensioni apparivano piuttosto ridotte: larga 20 braccia e lunga 28 braccia. Proprio a causa della sua piccola dimensione e per l'incapacità di contenere un numero sempre maggiore di fedeli, l'antica struttura fu sostituita nel sec. XIX. Ad un primo esame, anche l'osservatore più cauto, potrebbe essere tratto in inganno riguardo alla sua corretta datazione: l'edificio infatti esibisce un'apparente carattere romanico tipico delle strutture ecclesiastiche medioevali pisane. Tuttavia la facciata, realizzata in blocchi di pietra calcarea scandita da tre arcate cieche con portale centrale sormontato da un'architrave scolpito, è una ricostruzione risalente al 1846 ad opera dell'architetto Alessandro Gherardesca.
Egli fu l'ultimo dei progettisti di questa ambiziosa operazione edilizia. Tra il 1834 e il 1839 l'ingegnere Giuseppe Peselli della Camera di Soprintendenza Comunicativa di Pisa elaborò ben tre progetti che mostrarono immediatamente delle discordanze rispetto alla contemporanea versione di un'altro progetto presentato da Antonio Lami, pievano di Asciano, redatto insieme ad alcuni capi maestri muratori locali. Questa proposta raccolse i favori della commissione del Governo di Pisa e della popolazione locale che si sarebbe impegnata nel finanziare l'opera tuttavia, nonostante ciò, si decise di mediare le due proposte attraverso la proposizione di una soluzione intermedia curata ancora dall'Ingegner Peselli, il quale si limitò ad apportare alcune modifiche al progetto del parroco Lami. Tale soluzione non ottenne i consensi del parroco tanto che venne criticata aspramente anche dalla popolazione del paese.
Nel giugno 1841 alcuni uomini di Asciano, insieme all'appoggio economico del massimo finanziatore l'arciduca Ferdinando d'Austria D'Este, prestarono garanzia all'esecuzione del progetto del Lami che fu approvato dalla Commissione ecclesiastica nel mese successivo.
I lavori furono eseguiti a regola d'arte e con una grande cura nella scelta dei materiali tanto da rendere assai costosa l'opera prevaricando la spesa preventivata di L. 21.555.
Il parroco Antonio Lami fu evidentemente personaggio molto ambizioso e, nella determinazione di realizzare un'opera decorosa e bella per il suo paese, decise di coinvolgere nella intricata vicenda Alessandro Gherardesca, figura di spicco in quel periodo, capace di conciliare aspetti tecnici legati alle strutture con capacità progettuali tipiche dell'architetto e del restauratore colto.
Il Gherardesca si svincolò completamente dal progetto classicista dell'Ingegner Peselli e, sulla scia delle esperienze che andava conducendo nel progetto della Piazza del Duomo di Pisa, liberò l'area antistante la chiesa creando un sagrato ampio e urbanisticamente adeguato. Decise inoltre di confermare le strutture esistenti a testimoniare la storia dell'edificio. Scelse di ricostruire la facciata secondo l'ordine romanico-pisano: tripartizione degli ordini attraverso arcate a tutto sesto, lesene laterali, archetti ciechi poggianti su peducci, cornici marcapiano, monofore inserite nelle strette arcate del secondo ordine, ed infine la terminazione timpanata in cui è ricavata un'apertura circolare.
La pieve ricostruita di Asciano costituisce senza dubbio un esempio di interpretazione erudita dello stile romanico pisano eseguita in un periodo storico in cui il dibattito sulla teoria del restauro si faceva assai controversa. Il Gherardesca, forte dell'esperienza dei restauri da lui seguiti su importanti monumenti pisani tra cui San Michele in Borgo, San Matteo e San Paolo a Ripa d'Arno, fu in grado di migliorare e nel contempo mediare le proposizioni progettuali del Lami e del collega Peselli.
L'attuale torre campanaria fa parte di una storia ancor più recente in quanto fu ricostruita nel 1914.
Nell'estate del 1944, durante il passaggio del fronte bellico, la copertura della chiesa fu completamente distrutta da una cannonata. Nel 1948 la famiglia Scerni finanziò il restauro del monumento.


Bibliografia

AA.VV., Alessandro Gherardesca. Architetto toscano del romanticismo (Pisa, 1777-1852), Edizioni ETS, Pisa, 2002.

L. Benassi, Ricostruire il medioevo. La Pieve di Asciano nel progetto di Alessandro Gherardesca, Quadreni di Ecostoria. 2. Architettura, Edizioni Plus, Pisa, 2005.

G.Martini, Medaglioni Ascianesi. Un secolo di vita paesana, Edizioni TEP snc, Pisa, 2002.

A. Tratzi, Asciano e la sua storia, Europrint, Pisa, 1992.

di Massimo Gasperini

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STAZIONE: lavori in corso e brutte notizie


Poco prima di andare in stampa riceviamo la notizia del'inizio di lavori presso la stazione di Ripafratta. Diversi oparai sono al lavoro intorno al'edificio centrale; sono presenti numerose impalcature e i lavori sembrano riguardare anche, in qualche modo, l'interno dell'edificio, che è aperto. Inoltre l'ex binario numero uno,in disuso da quando funziona soltanto in secondo, è stato comletamente ricoperto e sotterrato. Purtroppo però in aggunta a questa notizia che senz'altro sono positive (e di cui ci proponiamo di scoprire le finalità), dobbiamo registrare un fatto invece molto grave. All'interno della sala d'attesa è presente un avviso , attaccato evidentemente da qualche pendolare abituale, che denuncia l'intezione delle F.S. di chiudere la sala d'aspetto!!
Come spiega una lettera delle Ferrovie dello Stato affissa accanto, l'intenzione vale per tutte le piccole stazioni d'Italia. Ed è, aggiungiamo noi, di una gravità inaudita. Se le cose rimanessero così, occorre prepararsi alla protesta. Chiudere anche la sala d'aspetto significa praticamente chiuderele stazioni, specie quandole altre porte sono inchiodate!. Il "promotore" della protesta (che se ripafrattese invitiamo a mettersi in contato con noi) indica nell'avviso anche il numero telefonico delle F.S. a cui reclamare e suggerisce una raccolta di firme. Mentre la Redazione di "Voci dalla Rocca" ha deciso - vista l'importanta della situazione - di dedicare alla vicenda il prossimo numeroe di anticiparne l'uscita (speriamo entro novembre), invitiamo il Comitato a prendere posizione e a chiedere chiarimenti in merito sia ai lavori che alla chiusura della sala d'aspetto.

a cura della redazione

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