Editoriale
Ancora trecento visitatori a Ripafratta per la Rocca
La speranza e l'azione
vocidallarocca.com il sito dei Ripafrattesi
Questa è Ripafratta
Il clima impazzito mette in difficoltà anche Ripafratta
Catechismo: comincia l'anno
Cosa significa catechismo
DOSSIER stazione: come farla rinascere?
ULTIM'ORA: riprende la ginnastica "dolce" per le signore presso la scuola
E' arrivato il freddo, il tanto sperato, richiesto e sospirato freddo, che nei giorni di afa estiva ci faceva sognare. Tra un po' il freddo diventerà gelo e allora la mente viaggerà verso paesi lontani, acque calde e dalle labbra screpolate sentiremo dire "Bella mi' estate, speriamo arrivi presto". Ma direi che per quest'anno non ci possiamo davvero lamentare, l'estate appena finita è stata calda ma non esageratamente afosa e madre natura ci ha regalato un fine settembre illuminato dal sole. Il sole… un ingrediente fondamentale per la riuscita di una manifestazione come quella dei castelli e delle fortificazioni che ha visto arrivare a Ripafratta tanti appassionati del genere e non solo. Di richiamo sicuramente anche i banchetti coi prodotti tipici dal sapore antico ma familiare che nell'epoca del moderno e tecnologico attraggono sempre più persone… è la regola dell'opposto che attrae, forse. Oppure è la voglia di riscoprire le cose semplici e vere quando ancora non esisteva il pollo sterilizzato e "incellophanato" e datato e quando ogni barattolo di marmellata, ogni biscotto, ogni insaccato era unico perché fatto con una cura ed un amore difficili da ritrovare in una macchina. Un po' come "Voci dalla Rocca"… vero e fatto con amore e passione… ma faticoso. Abbiamo fatto spesso campagne per sensibilizzare i lettori e per invitarli a partecipare e ad interagire così da stabilire una line a di scambio di idee ed informazioni e da rendere questo giornale veramente vostro. Rinnoviamo quindi il nostro invito a scriverci per critiche, idee, commenti o per qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Ai più riservati, ricordo che basterà specificarlo e il nome non sarà pubblicato, mentre ai più titubanti... be' a loro dirò solo che non serve essere un premio nobel per la letteratura per scrivere. Molti di noi hanno iniziato quando ancora frequentavano i primi anni delle superiori. Quindi forza, via pigrizia ed inutili dubbi… Scrivete, scrivete.
a cura di Sara Lippi
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Come tutti sapete, Sabato 25 e domenica 26 settembre si è svolta, per il secondo anno consecutivo anche a Ripafratta, la "Giornata Nazionale dei Castelli", organizzata dall'Istituto Italiano dei Castelli, dalla Regione e dall'Associazione Dimore Storiche. Tale evento si estende su tutto il territorio nazionale, con l'intento di promuovere e far conoscere ad un pubblico sempre più ampio, le architetture fortificate. Già lo scorso anno abbiamo avuto la possibilità di partecipare a questo evento, ricordo che portò a Ripafratta circa trecento visitatori (che potevano essere ancora di più se nella giornata di domenica non fosse cominciato a piovere), mentre quest'anno, con l'esperienza alle spalle della passata edizione, speravamo di superare il record di presenze, ma approssimativamente l'affluenza di pubblico si è uguagliata rispetto all'anno precedente. Questa manifestazione non va considerata come una "festicciola"; anzi, i visitatori di queste occasioni sono persone appassionate, spesso competenti del settore, segno che Ripafratta ha un suo fascino, a maggior ragione se quasi trecento persone hanno deciso, tra tante altre alternative, di venire a visitare proprio noi. Fortunatamente il tempo ci ha assistito (visto che il giorno prima il cielo era assai nuvoloso e pioveva). Come da previsione, nella giornata di sabato, l'affluenza di pubblico non è stata poi particolarmente intensa, mentre nel giorno successivo, domenica, è stata buona e le persone sono sembrate particolarmente contente dell'ambiente d'accoglienza che è stato creato all'interno dell'Asilo, dove venivano organizzati i gruppi per le visite alla Rocca. Indispensabile, come sempre, la presenza del Comitato (che ha reso possibile lo svolgersi, nel migliore dei modi, della manifestazione pubblicizzando e vendendo prodotti tipici della zona, come vasetti di salse pronte, dolci confezionati e confezioni di pasta, nonché assaggi di affettati e "creme"). Naturalmente eravamo presenti anche noi di "Voci dalla Rocca" (che abbiamo collaborato con il Comitato per l'organizzazione e la buona riuscita dell'evento), con la vendita di bibite e dolci tipici al pezzo, oltre che a dare informazioni sulle visite guidate e quanto altro ci venisse chiesto. Ormai da tempo è diventato una presenza fissa e indispensabile, anche l'Arch. Sebastiano Amato, vincitore del concorso nazionale sulle architetture fortificate elaborando la sua tesi di laurea proprio sulla Rocca di Ripafratta, che ha guidato per tutto il giorno, i gruppi di visitatori alla Rocca. Non di meno importanza tutti coloro che, alternativamente, hanno accompagnato i gruppi di persone dal punto di ritrovo all'interno dell'Asilo, fino alla Rocca. Il sentiero che conduceva alle mura, a causa del violento acquazzone dei giorni precedenti, in qualche punto era un po' smosso, quindi è stata fondamentale il ruolo delle guide affinché tutto si svolgesse nel migliore nei modi e senza rischi. Tirando le somme, nel complessivo possiamo ritenerci soddisfatti, sia per quanto riguarda le vendite, sia per i commenti e i complimenti che ci sono stati fatti da molti visitatori. L'unica pecca, se così si può dire, è stata, a mio parere, la poca partecipazione da parte dei Ripafrattesi. Potete comunque scriverci per dare una vostra opinione a riguardo. Vorrei concludere dicendo che moltissima strada è stata fatta da quando è stato istituito il Comitato per Ripafratta, e spero che si possa continuare in questa direzione per ancora molto tempo.
di Luca Casapieri
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Ogni volta che un solo turista, anche di passaggio, arriva in un paese come il nostro, dovrebbe esser festa grande. Figurarsi quando ne arrivano trecento. Ripafratta ha ospitato numerosi visitatori anche per la Giornata Nazionale dei Castelli, tutti attirati nel nostro paese dal fascino di un oggetto finora piuttosto sconosciuto come la Rocca. Uno dei castelli più belli di tutta Pisa, senz'altro il monumento più imponente e solenne della Valdiserchio. Dal colle Vergario si vede tutta la piana intorno a noi, si vede il castello dei nostri vicini di Nozzano, e si capisce - guardando il fiume che stringe la strada per Lucca tra sé e il monte - perché il nostro paese fosse un presidio così importante nel medioevo. E' uno spettacolo meraviglioso, e di lassù si sente lo scroscio dell'acqua sulla steccaia e se si alza lo sguardo verso l'alto le mura della Rocca sembrano ancora così solide e possenti, nonostante i secoli, piantate lassù a guardia del borgo. La speranza è in queste sensazioni. La speranza che chi di dovere, chi ha in mano per un verso o per un altro il destino della nostra Rocca - nostra perché è dei ripafrattesi ma anche perché come tutte le opere d'arte appartiene all'umanità intera - chi può, insomma, faccia qualcosa. Sappiamo bene - e noi di "Voci dalla Rocca" abbiamo cercato, nei limiti del possibile di tenervi informati - che sono tuttora in corso trattative riguardanti la proprietà. E sappiamo, per come funziona la burocrazia, che ce ne saranno altre e altre ancora. Sono durate quasi due anni - fra alterne vicende - e dureranno ancora. E poi, le ricerche, gli studi, e solo fra molto tempo, probabilmente, le prime azioni concrete. Ma la Rocca, ora, è stanca di aspettare. Dà i primi segni di nervosismo, ed è normale. Ha atteso mille anni, e ora che una rinascita sembra a portata di mano, non ci si può perdere in lungaggini. La burocrazia funziona così, potrebbero dirci. Sono storie che noi conosciamo bene e non c'è bisogno che ci rinfreschino le idee. La burocrazia funziona così. Trattative, poi approvazioni, commissioni, passaggi, pareri, stime, conferme, verifiche… Termini che francamente non ci stupiscono nemmeno più. E' l'ora di agire, cari signori della burocrazia. La Rocca non aspetterà l'ennesima carta bollata, l'ennesimo passaggio di proprietà, prima di tirare un bel sospirone e scrollarsi qualche mattone di dosso. Non credete anche voi? Ma intanto, questi giorni di festa e di grande attenzione verso il nostro paese (non solo la Rocca, ma tutto il paese), fanno un gran bene a tutti. Aiutano a credere che non solo una speranza sia possibile, ma che addirittura sia probabile. E allora, Dio benedica le Feste di Primavera e le Giornate dei Castelli e qualsiasi altra cosa porta queste ventate di speranza a Ripafratta. Il Comitato ha lavorato bene. Punto e basta. Ha fatto bene a conservare e consolidare la Rocca "nel giro" dei grandi castelli nazionali, e quello nel cortile dell'Asilo è stato un bellissimo allestimento di prodotti tipici, che al di là della vendita faceva veramente figura. Noi di "Voci dalla Rocca" abbiamo dato una mano, come potevamo. L'Architetto Sebastiano Amato è stato come al solito impareggiabile nel gestire il non facile flusso di visitatori e nel guidarli attraverso i segreti della nostra Rocca. Ci sono state anche persone che, pur non facendo parte del Comitato, hanno fornito il loro prezioso aiuto nella vendita. Un meraviglioso esempio di unità. Abbiamo lavorato TUTTI per il bene di Ripafratta, e questo è quello che conta. E' arrivato il momento di lasciare da parte ogni altra considerazione e consolidare queste sinergie, e tracciare tutti insieme un cammino proficuo per il futuro del paese. Nessuno deve sentirsi più solo nei suoi progetti e nelle sue aspirazioni. Tutti devono tendere la mano. La parola magica è collaborare. Potremmo avere metodi e persino idee diversi, ma se il fine è lo stesso (e lo è), collaborare diventa un imperativo, più che un'opzione. Abbiamo un'occasione come mai c'è stata prima d'ora, un'occasione per fare di Ripafratta un grande paese. Sprecare questa occasione per motivi futili significherebbe assumersi una grossa responsabilità di fronte alla storia. Dobbiamo proseguire tutti insieme, tutte le associazioni, i comitati, i giornalini, i giovani, i meno giovani, i nuovi, i vecchi. Perché insieme, la speranza diventa azione. Ripafratta è un bellissimo posto. Forse non sembra, forse (più probabilmente) non ce ne accorgiamo finché ce l'abbiamo sotto il naso. Ho sentito personalmente i ricordi di gente che vi tornava in occasione di qualche manifestazione, magari dopo una vita, e rivedeva la Rocca e il fiume e le Torri, e vi posso assicurare che i loro discorsi facevano venire il nodo alla gola. Qualcuno ha detto addirittura che gli abbiamo ridato degli anni di vita facendogli rivedere il "suo" paese. Sono loro stessi, quelli che a Ripafratta ci tornano dopo tanto tempo, i primi a commuoversi; sono sicuro che è scesa anche qualche lacrima, non vista, mentre guardavano per aria le mura della Rocca o i merli del campanile o la piana di Farneta, o sostavano silenziosi davanti alla Madonna di Rupecave. E noi vorremmo sciupare tutto questo? Qualsiasi motivo abbiamo per non collaborare, per bisticciare o per fare i lavativi, qualsiasi motivo possiamo avere per criticare, o scoraggiarci - credetemi - non vale quella lacrima trattenuta in fondo all'occhio.
di Fancesco Noferi
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Durante una delle ultime riunioni della Redazioni di "Voci" (colgo l'attimo e vi ricordo che spesso le nostre riunioni si svolgono a "porte aperte" e chiunque voglia può partecipare e volendo contribuire o solo per curiosità, ma per il momento non si è mai vito nessuno!) è stata discussa la possibilità di acquistare uno spazio web tutto nostro. Questo che vuol dire? Semplice, da adesso in poi, per seguire le nostre "eroiche imprese" nel vasto mondo di internet vi basterà digitare www.vocidallarocca.com anziché www.geocities.com/vocidallarocca . L'idea è partita da me (ormai dovrebbe essere nota la mia fissazioni per la tecnologia) e lo scopo sarebbe quello di "pubblicizzare" nella maniera migliore possibile (anche qualitativamente) il nostro paese. Questo, spero, vi deve far capire che noi ce la mettiamo veramente tutta per migliorare, far conoscere, far crescere, mostrare le sue bellezze e le sue pecche affinché qualcosa di concreto venga fatto per Ripafratta. Anche il fatto che tanta gente venga, in occasioni delle feste (l'ultima conclusasi proprio poco tempo fa, sto parlando della "Giornata Nazionale dei Castelli") deve far capire ( non solo a noi paesani, ma anche alle autorità competenti ) che sarebbe un peccato non sfruttare tutto quello che Ripafratta può offrire e non è poco. Tornado a noi comunque, il "nuovo" sito non ha subito grosse modifiche rispetto al suo predecessore. Troverete sempre una parte dedicata ai numeri del giornale, alla posta, alle iniziative e manifestazioni che si svolgono in paese. Una parte nuova invece sarà dedicata a tutti coloro che vorranno, in qualche modo, interagire con noi della Redazioni, usufruendo della "classica" e-mail, ma anche utilizzando il - modulo richieste - , oppure lasciando un "segno" del loro passaggio "firmando", virtualmente il nostro libro al quale si accederà (al momento è in fase di sviluppo) dalla pagina iniziale ciccando su - Guestbook - . Infine c'è un ampio spazio dedicato alle immagini del paese (si accede a questa parte ciccando su - Fotografie - dalla pagina principale) dove potrete trovare immagini dell'ultima "Festa di Primavera", della manifestazione "Il castello rivive" che si è svolta a Nozzano, un parte dedicata alle "cartoline storiche" e infine sul panorama del paese. Chiunque abbia delle fotografie che ritiene belle e che gradirebbe pubblicare, non deve far altro che comunicarcelo. Vi aspettiamo quindi numerosi anche sul nostro sito.
di Luca Casapieri
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Di seguito riportiamo l'introduzione preparata per il nuovo sito internet di "Voci dalla Rocca" (www.vocidallarocca.com) dal responsabile per il coordinamento generale. E' un testo di presentazione dell'attività di "Voci dalla Rocca" ma anche e soprattutto del nostro paese. Per far conoscere e tutti che cosa significa l'associazionismo, la promozione, la difesa di paesi come il nostro, piccoli ma carichi di storia. Per far conoscere a tutti cosa significa essere Ripafrattesi.
Un benvenuto a tutti. Questa è la Sezione Internet di "Voci dalla Rocca", un "periodico" mensile di informazione, legato al nome dell'antico borgo di Ripafratta. Situata al confine tra le città rivali di Lucca e Pisa, la Rocca di Ripafratta (detta "di San Paolino") ha costituito nel medioevo un bastione fondamentale per il controllo militare di tutta la Valdiserchio e per l'imposizione di gabelle e dazi sulle rotte commerciali che passavano lungo il fiume.
Il nostro è un paese piccolo, ma pieno di storia. La Rocca e le sue torri Niccolai e Centìno, site sui monti circostanti, hanno - nei loro fondamenti - più di mille anni. L'antico eremo e convento di Sancta Maria ad Martyres, detto Rupecava (dove si vuole che Sant'Agostino abbia scritto il De Trinitate), sito sui monti sovrastanti il paese, nonostante sia oggi diruto e preda di atti vandalici, può vantare una storia e una secolare tradizione di fede degne di un grande santuario. Anche il celebre scultore medievale Andrea Pisano fu chiamato a lasciare la sua testimonianza a Rupecava, con una statua lignea di rara e delicata bellezza raffigurante la Vergine col Bambino un tempo collocata nella chiesetta del convento, ed oggi conservata con grande cura nella chiesa pievania di Ripafratta (dedicata a S. Bartolomeo). A Rupecava, l'8 settembre di ogni anno, centinaia di fedeli affluiscono da tutta la Valdiserchio, da Pisa e da Lucca, per celebrare la Natività di Maria, che per tutti è semplicemente la Festa della Madonna di Rupecava.
La storia del nostro paese trae fondamento dalla sua posizione geografica, stretto com'è tra il fiume e i monti pisani. Vi accorgerete della sua particolarità e anche delle sue bellezze guardando le fotografie che abbiamo preparato per voi all'interno del sito. Guardate il Serchio con la sua cascata (la "steccaia"), guardate gli argini verdi e il colle Vergario ricoperto di acacie, e vi accorgerete del perché "Voci dalla Rocca" vuole valorizzare tutto questo.
Il nostro giornale è cominciato come un foglio di paese qualsiasi, nel marzo del 2000, in un momento in cui a Ripafratta non c'erano iniziative di alcun genere. Era, come si dice spesso, un paese "spento", e il nostro era poco più che un esperimento di giovani volenterosi. Poi, alla nostra azione se ne sono aggiunte altre. E' sorto un comitato cittadino, con il fine di valorizzare il paese e risolverne i problemi. L'Associazione Culturale "Comitato per Ripafratta" ora ha preso il largo ed organizza ogni anno la "Festa di Primavera" in cui Ripafratta si anima di numerosi visitatori, attirati anche dalla possibilità di visite guidate alla Rocca. Proprio in questo ambito, il nostro paese ha stretto una proficua collaborazione con l'Istituto Italiano dei Castelli, che cura le visite guidate (realizzate dall'Architetto Sebastiano Amato, profondo conoscitore della Rocca) e che ci ha inserito nell'itinerario delle Giornate Nazionali dei Castelli, un privilegio concesso a non molte fortificazioni in Italia. Intensa in questo campo è anche la collaborazione con le autorità Comunali di San Giuliano Terme, con le quali si è avviato un percorso (lungo, ma importante) di recupero della Rocca, al momento "aggredita" dalla vegetazione infestante.
"Voci dalla Rocca", grazie alla fedeltà dei suoi lettori "su carta" è diventato una realtà solida e proficua, e sta dando i suoi frutti. Grazie alla pazienza e alla competenza di Luca Casapieri, abbiamo potuto mettere su questo sito internet, per far conoscere il nome del nostro paese ben oltre i suoi confini.
"Voci dalla Rocca", ve ne accorgerete, parla molto di Ripafratta, quasi esclusivamente. Ma parla, indirettamente, di tutte le realtà come la nostra. Paesi piccoli, borghi antichi che vogliono riscattarsi dall'abbandono e uscire dall'anonimato. Parla anche di persone, di giovani, di cittadini, che si mettono insieme a servizio della loro comunità. L'azione costante e costruttiva di questa gente, di solito, non fa rumore.
Noi di "Voci dalla Rocca" siamo qui per fare, nel nostro piccolo, un po' di rumore.
Francesco Noferi, responsabile per il coordinamento generale di "Voci dalla Rocca"
di Francesco Noferi
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L'alluvione, che problema. Ormai gli autunni si sono fatti sempre più caldi e piovosi, tanto che non sono più insoliti alluvioni anche nel nostro territorio. Questo sta provocando non pochi disagi dati dall'impreparazione di fondo con cui noi gli "accogliamo". Primo fra tutti l'ultimo del 14 settembre scorso, quando ci fu anche un grosso black-out a Pisa, Lucca, Livorno e... Farneta. Questo alluvione, e li vento forte hanno messo in crisi perfino le ferrovie statali, con ritardi anche di due, tre ore, treni fermi alla stazione di Rigoli e tra questa e Molina e stazioni allagate a Lucca e Livorno. Ma veniamo al nostro specifico: il nostro piccolo paese, nonostante una parte non sia mai rimasta al buio, ha subito un po' di danni: primo fra tutti cantine allagate in numerose abitazioni, con fango e terriccio a rendere più difficile lo smaltimento dell'acqua. Pioggia torrenziale che, abbattutasi sui monti vicine ha portato giù torrenti di fango che si sono riversati su via Silvestro Lega impedendo agli abitanti di uscire all'esterno delle proprie case o di rientrarvi nel caso si trovassero fuori. Non indenne è stata la biblioteca che, per cause sconosciute, ha iniziato a riempirsi d'acqua che veniva in parte dalla strada, ma la maggioranza dalle commessure delle mattonelle del pavimento. Spaventosa è risultata essere anche la situazione di via Fattori, la parte non asfaltata. Infatti, proprio per la sua particolare situazione e posizione è stata invasa da un flusso d'acqua talmente grosso da trascinare via (a fondovalle) la terra che ricopriva la roccia di calastro, rendendola così difficilmente agibile. Inutili le polemiche e i viaggi al Comune degli abitanti stessi, poiché, dopo il solito scarica barile, la situazione di questa parte di via Fattori è risultata così complessa da non poterla classificare né come strada di competenza comunale, né come strada padronale… chissà perché?
di Angelica Pardi
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Come ormai di consuetudine da molti anni, questo è il periodo di rientro anche per quanto riguarda il catechismo. Infatti domenica 3 ottobre era il primo giorno. Per due settimane è stato affisso il messaggio in fondo alla chiesa, tra i vari appuntamenti. I catechisti sono sempre gli stessi (o quasi): Paola Mengali per i bimbi di prima e seconda elementare, Angelica Pardi per quelli di terza e quarta elementare (pre-comunione e comunione), Elena Fabbrini per la quinta elementare e la prima media, Matteo Benotto per la seconda e terza media (avvio alla cresima). Poiché quest'anno abbiamo perduto un valido sostegno, ci troviamo ad essere contati per le classi che abbiamo. A tal proposito vorrei rivolgere un appello che spero venga ascoltato e che sarà ribadito quanto prima anche a fine messa dal nostro pievano: se ci fosse qualcuno volenteroso che se la sentisse di aiutare noi catechisti, entrando a far parte del nostro gruppo è pregato di contattare don Mario che ce lo farà sapere! Una parola da spendere anche sulle cresime che purtroppo hanno finito per coincidere con la data d'inizio del catechismo procurando molti assenti. Per motivi di tempo e di "fatica", come già avete avuto modo di costatare, quest'anno le cresime si sono svolte nella vicina chiesa di Molina di Quosa, non senza destare alcune proteste da parte dei ripafrattesi. Comunque tutto è andato molto bene, nonostante le numerosissime assenze durante questi anni di preparazione che hanno fatto slittare più volte la cresima stessa. Anche nell'anno di introduzione alla stessa le assenze non si contano neppure; nonostante tutto la cerimonia si è svolta ugualmente….
di Angelica Pardi
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Da qualche anno a questa parte l'affluenza dei bambini e dei ragazzi Ripafrattesi al catechismo si è fatta, via via, sempre più scarsa e, sicuramente, l'odierna situazione non ci lascia di certo presagire un futuro migliore. Il problema è più serio di quanto sembra. La crescente assenza dei ragazzi va spesso attribuita ai vari impegni extrascolastici, i più frequenti sono gli sport di squadra, che, sebbene siano attività anch'esse formative e che di certo non devono mancare nella vita di un adolescente, dovrebbero per lo meno marciare di pari passo con la frequentazione del catechismo, sempre che si desideri che questi ragazzi ricevano un' "istruzione" cattolica. Altri invece mancano perché, in capo ad un'impegnativa settimana di scuola, si ritrovano spossati e in aggiunta sommersi di compiti. Come biasimarli? Tuttavia in questo caso è sbagliato l'atteggiamento con cui ci si pone nei confronti del catechismo, percependolo come un'inutile e noiosa lezione durante la quale si viene solo sottoposti alla lettura dei Testi Sacri, di cui però, il più delle volte, si ha solo una mediocre infarinatura che rasenta l'ignoranza. Il nostro impegno in qualità di catechisti non è finalizzato soltanto a raccontare Bibbia e Vangeli e ad avviare i ragazzi ai Sacramenti della Comunione e della Cresima, ma anche ad insegnare loro ad entrare in contatto gli uni con gli altri, a mettersi in gioco, a stare bene insieme e, di riflesso, a stare meglio con se stessi. Può pertanto diventare, per i bambini, un momento di svago e, per i ragazzi più grandi, un'opportunità di discussione utile per imparare a muoversi con coscienza cristiana nel mondo caotico in cui viviamo. Questa, però, come ho affermato in precedenza, è una scelta che, prima ancora dei ragazzi, devono fare le famiglie che sono alle loro spalle; è insensato lasciare decidere a un bambino cosa sia più giusto per lui, se andare al catechismo o andare a giocare a calcio. E sia ben chiaro: non saremo certo noi a giudicare quei genitori che decideranno di non far partecipare i loro figli a questo tipo di attività, purché poi non si pretenda che essi ricevano dei sacramenti per i quali non sono assolutamente pronti, facendo soprattutto leva sull'infinita bontà d'animo di Don Mario. Sarebbe la più grande delle ipocrisie, sia da parte di noi catechisti, sia da parte dei genitori, lasciare che ciò avvenisse. Sperando quindi di esser stato un cattivo profeta, desidero rinnovare il mio invito alle famiglie interessate a sollecitare i propri figli affinché prendano parte a queste iniziative, tanto che sarebbe sciocco non approfittare di questo servizio che molte parrocchie non hanno e desidererebbero molto. Un grande "ciao" a tutti i bambini e i ragazzi.
di Matteo Benotto
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Tutti noi conosciamo la situazione di degrado in cui versa la stazione di Ripafratta, e nel caso non la conosceste, vi facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti.
Dal momento in cui è diventata - come si dice in gergo tecnico - "impresenziata", che è un modo più carino per dire abbandonata, la stazione e i suoi locali sono diventati il luogo più degradato di tutto il paese. Piante e rovi, ruggine, marcio, crepe, abbandono. La lista non è delle più amene, e purtroppo si potrebbe continuare a lungo. Questo finché le Ferrovie non hanno semplicemente murato - come evidentemente è previsto dalle normative - l'accesso alla sala principale e ai bagni pubblici, evitandosi così il fastidio ulteriore di dover anche pulire i cessi.
Questo senza contare le scritte e i graffiti, naturalmente, né le disfunzioni legate ad un'obliteratrice che funziona a giorni alterni o alla macchinetta elettronica degli orari puntualmente in panne. La fontanella è stata rigorosamente sigillata, e per i pochi sprovveduti che magari non se ne accorgevano, è stato tolto anche il rubinetto, così da evitare ogni malinteso.
Fino a qui la descrizione. Ma ci sono anche interessanti retroscena. La tratta ferroviaria da Lucca a Pisa (e viceversa ovviamente) è destinata, secondo i piani, a diventare una cosiddetta "metropolitana leggera", cioè un servizio di treni più rapido ed efficiente, con minor tempo tra una corsa e l'altra. Il tutto ad ovvio vantaggio della popolazione del lungomonte sangiulianese (Ripafratta, Pugnano, Molina, Rigoli e via dicendo) che si vedono incrementare un servizio estremamente importante per raggiungere in breve tempo ed evitando il traffico le due principali città. Questo comporterà modifiche parziali alla rete ferroviaria, specialmente ai passaggi a livello, che dovrebbero nella gran parte scomparire, lasciando il posto (dove possibile) a sottopassaggi o a sopraelevate (come dovrebbe succedere a Ripafratta, dove verrebbe riutilizzato il braccio di autostrada vecchia che lambisce Farneta e il relativo ponte). In quest'ottica, le stazioni ferroviarie dei paesi (San Giuliano, Rigoli e Ripafratta) acquisterebbero una rinnovata importanza, che vale la pena considerare.
E' partendo da queste considerazioni che "Voci dalla Rocca" desidera informarvi e lanciare un appello, un progetto, una speranza, per la rinascita della Stazione. Difficile, dite? Forse, ma vediamo un po'…
In Italia, il Gruppo "Ferrovie dello Stato" delega la gestione delle grosse stazioni metropolitane alla società "Grandi Stazioni"; quelle di medie dimensioni, invece (come Lucca e Pisa) sono affidate alla società "Cento Stazioni"; infine, quelle piccole - ma spesso cariche di valore storico - come Ripafratta sono a carico della società di Ferrovie dello Stato che si occupa delle infrastrutture, e cioè "RTF - Rete Ferroviaria Italiana". Noi abbiamo curiosato sul sito Internet di Ferrovie dello Stato (www.ferroviedellostato.it), per scoprire una serie di cose interessanti che vi riportiamo in queste pagine. Non tutte suonano forse come novità, ma sono pur sempre un punto di partenza.
Veniamo così a conoscenza del piano delle FFSS per la riqualificazione delle piccole stazioni "impresenziate". Vi riportiamo quanto scritto sul sito web.
"[…]
L'integrazione e l'armonizzazione sociale all'interno delle stazioni e tra queste e i quartieri limitrofi, comportano serie e delicate problematiche di intervento che le Ferrovie dello Stato, in particolare in questo momento di massimo sforzo di rinnovamento e ristrutturazione delle aree ferroviarie delle principali città italiane, stanno affrontando con gli enti locali e il mondo dell'associazionismo per evitare che la dequalificazione ambientale vanifichi tali sforzi di ammodernamento con ricadute negative sul servizio offerto alla clientela e con il rischio che la stazione si trasformi da polo di attrazione a polo di degrado per l'intera città.
[…]
Per rendere più vivibili e sicure le stazioni non più presenziate dal personale ferroviario, circa 350 impianti ferroviari sono stati affidati ad associazioni e a enti locali, che hanno potuto avviare negli spazi non più utilizzati dal personale FS attività sociali o socioeconomiche a favore del territorio e a tutela delle fasce più deboli della popolazione locale, utilizzando per alcuni di questi progetti finanziamenti europei (fondi Equal).
"
E questo è naturalmente solo l'inizio. Il sito internet delle Ferrovie si dilunga sulla questione delle stazioni abbandonate in una sezione chiamata "La Tua Stazione". Leggete:
"
La tua stazione
Le stazioni ferroviarie rappresentano, insieme ai treni, il biglietto da visita delle Ferrovie dello Stato. Un biglietto da visita che viene mostrato non solo alla clientela diretta, i viaggiatori, ma più in generale all'intera collettività.
La riqualificazione strutturale e funzionale delle stazioni è per il Gruppo Ferrovie dello Stato una priorità. Stazioni moderne accoglienti e funzionali, luoghi di incontro e scambio o di sosta e svago dove si possono riscoprire tutte le funzioni che in passato hanno caratterizzato le piazze delle nostre città. Non più soltanto un semplice complesso di binari e banchine da cui salire su un treno, ma una realtà che persegue l'obiettivo di una armonica integrazione con la città.
La nostra rete comprende 2.700 stazioni che, in funzione delle dimensioni, della frequentazione, degli interventi complessivi di potenziamento e razionalizzazione della rete ferroviaria e delle potenzialità di sviluppo, sono divise in tre categorie. Le 13 più grandi, quelle delle maggiori città, ricadono nel perimetro industriale di Grandi Stazioni, la Società del Gruppo incaricata della loro gestione integrata e della valorizzazione degli spazi. Analoga la missione di Centostazioni, la società che si occupa della riqualificazione di 103 stazioni di media grandezza. Ci sono poi le altre, le stazioni più piccole, per le quali RFI la società dell'infrastruttura del Gruppo, ha in corso un programma di ristrutturazione e recupero funzionale.
Tra le piccole occupano un posto particolare le stazioni che la trasformazione tecnologica dell'infrastruttura ferroviaria ha reso "non presenziate". Si tratta di impianti che continuano a essere al servizio del trasporto passeggeri, ma dove non c'è personale delle Ferrovie.
Spesso questa trasformazione ha portato a un degrado degli edifici, con un conseguente danno sia per l'Azienda, che vedeva scadere le condizioni del proprio immobile e la qualità del servizio offerto alla clientela, sia alla comunità, che si trovava a fronteggiare anche problemi sociali dovuti all'impresenziamento.
In molti casi il problema si è trasformato in risorsa. Alla necessità delle Ferrovie dello Stato di preservare queste piccole stazioni dal degrado, ha fatto riscontro le manifestazioni di interesse di diverse realtà locali (Comuni, Province, Associazioni, Cooperative etc.) di disporre degli spazi attualmente non utilizzati. La coincidenza tra questi interessi ha portato alla ricerca di accordi per garantire l'obiettivo comune del riuso di queste strutture attraverso rapporti di comodato d'uso in cambio di servizi.
Questo vuol dire che molte vecchie biglietterie, uffici di capistazione o depositi bagagli ospitano e ospiteranno sedi di associazioni di volontariato (un filone importante è quello delle attività a sostegno delle persone disabili), uffici turistici, biblioteche o centri culturali che oltre ad assicurare la rinascita della vita della stazione, grazie alla presenza dei propri operatori, si impegnano a fornire servizi generali (pulizia, piccola manutenzione) sia servizi ferroviari (apertura delle sale d'aspetto vendita dei biglietti, informazioni…).
Il recupero delle stazioni impresenziate
per scopi sociali, turistici e culturali
06/02/2004
L'evoluzione tecnologica ha modificato le modalità di produzione e l'organizzazione del lavoro in ogni settore imprenditoriale, anche nel campo ferroviario.
Sistemi informatici sempre più sofisticati da oltre un ventennio governano la circolazione dei treni da postazioni centralizzate distanti anche centinaia di chilometri dalla stazione dove arriva e parte il treno di cui il sistema gestisce l'itinerario.
In altri termini tutte quelle mansioni tecniche connesse all'esercizio ferroviario, una volta prerogativa del capostazione o del manovratore, ora sono sempre più spesso affidate all'intelligenza e alla precisione di un computer. Anche i servizi commerciali, come la vendita dei biglietti, si sono evoluti: ora è possibile acquistare biglietti da casa, tramite internet o presso agenzie collegate con terminali alla rete commerciale di Trenitalia, o tramite emettitrici automatiche poste nella stazione o, ancora, presso edicole e tabaccherie.
In molte piccole stazioni, dunque, le biglietterie non erano più necessarie e di conseguenza sono state chiuse. E' cambiata, insomma, tutta l'organizzazione del lavoro che una volta accompagnava il passeggero nel suo viaggio in treno. I segnali e i passaggi a livello sono comandati tramite computer a distanza, diversificati e decentrati sono i sistemi di vendita.
Tutto questo ha reso via via superflua la presenza del personale ferroviario, sia di quello addetto alla circolazione dei treni sia di quello addetto ai servizi commerciali. Molte stazioni, soprattutto quelle piccole, sono così diventate "impresenziate" e si sono liberati fabbricati, uffici, stanze e locali di vario genere prima utilizzati dal personale ferroviario.
In uno studio concluso nel 1999, sono state classificate come impresenziate oltre 1400 stazioni distribuite sull'intero territorio nazionale e non più utilizzati circa 2000 locali per oltre 400.000 mq di superficie disponibile.
Quest'ampia disponibilità di aree all'interno o in prossimità di centri anche ad alta densità abitativa è stata subito colta come una grande opportunità per enti locali e associazioni che potevano realizzare all'interno di questi spazi progetti e iniziative con ricadute sociali sul territorio.
Il riuso delle aree ferroviarie impresenziate da parte delle associazioni, composte di giovani, cittadini e anziani, inoltre, ha contribuito a frenare l'inevitabile degrado di questi immobili e, molto spesso, le associazioni o gli enti locali, nell'ambito dei rapporti contrattuali di gestione dell'immobile, sono incaricati di svolgere anche compiti di manutenzione sia della struttura immobiliare che delle aree verdi circostanti la stazione, assicurando con ciò il mantenimento di livelli standard di sicurezza e decoro per i clienti che utilizzano il treno e la stazione.
Attualmente sono circa 300 le stazioni, che Rete Ferroviaria Italiana (la società del Gruppo Ferrovie dello Stato che svolge la funzione di proprietaria delle infrastrutture ferroviarie) ha assegnato a vario titolo a enti locali e associazioni al fine di essere riutilizzate come centri di sviluppo di attività sociali a favore della collettività circostante.
"In allegato alla pagina internet c'è un documento molto interessante, stilato dalle Ferrovie dopo una serie di sopralluoghi e verifiche, che riguarda i casi di recupero già in atto. Noi prendiamo gli esempi della Toscana, ovviamente, che ci riguardano più da vicino. Ne abbiamo selezionati alcuni per voi; capirete così a che tipologie di riqualificazione si riferisce il documento. Una tipologia che ci potrebbe riguardare molto da vicino… "
MARRADI - PALAZZUOLO SUL SENIO (FI)
Fourstation.4. Si chiama così, proprio in omaggio alla stazione, l'associazione non profit che a Marradi, il paese del Mugello che ha dato i natali al poeta Dino Campana, ha preso in gestione i locali ottenuti in comodato dall'amministrazione comunale a partire dal gennaio 2002. Si tratta di un'associazione artistica a 360 gradi, che conta una sessantina di iscritti (la tessera annuale costa 10 euro) ed è stata fondata in concomitanza con la stipula dell'accordo tra Comune e Ferrovie, in seguito a una petizione con cui i cittadini avevano chiesto all'amministrazione locale degli spazi in cui portare avanti attività di tipo culturale.
Questi spazi sono stati individuati in un'ala della stazione, quella occupata in un passato ormai lontano dal dormitorio, che i soci di Fourstation.4 hanno ristrutturato e trasformato in un vero e proprio centro culturale polivalente. All'interno dei locali ottenuti in convenzione dal Comune, infatti, l'associazione ha ricavato una sala prove musicale, attrezzata con regia, una camera oscura per la fotografia e una stanza dedicata al disegno, mentre è tuttora in corso l'allestimento di una sala video.
Il centro è aperto dalle 20 alle 24 di tutti i giorni feriali, e il sabato e la domenica dalle 15 alle 24, e tra le sue attività comprende anche dei corsi di musica, in particolare per chitarra, batteria e saxofono, e dei workshop fotografici. Non a caso i muri del lungo corridoio centrale su cui si affacciano le varie stanze gestite dall'associazione sono tappezzati di fotografie, tutte rigorosamente scattate dagli allievi del centro che hanno preso parte al primo corso di fotografia in bianco e nero, organizzato nell'agosto del 2002 e diretto da Ivan Dalla Tana.
Associazione culturale a parte, l'edificio principale della stazione, che nel complesso appare in uno stato di conservazione discreto, include anche, nella parte centrale, alcuni locali destinati ai viaggiatori. Nell'ampio atrio di ingresso, in particolare, sono installati un display elettronico degli orari, disponibili anche in versione cartacea, e una biglietteria self-service, mentre la sala d'attesa vera e propria è arredata in modo classico ed essenziale con alcune panchine e un tavolo di legno.
"Altro esempio:"
BUCINE (AR)
Se esistesse un trofeo che premia la stazione che ospita al suo interno il maggior numero di associazioni, lo vincerebbe probabilmente Bucine. Al primo piano dell'edificio principale e in una porzione dei locali al piano terra è stata ricavata, infatti, la sede di ben cinque associazioni, raggruppate sotto la sigla "Associazioni Riunite Fabbricato Fs". Questo piccolo record è stato reso possibile dal comodato d'uso gratuito con cui l'amministrazione comunale di Bucine ha preso in gestione la struttura.
Il Comune si è fatto carico della ristrutturazione dei locali, che in seguito, nel corso del 2002, sono stati affidati alle associazioni attraverso una convenzione che le impegna a effettuare i lavori di manutenzione ordinaria. A questo scopo, infatti, le cinque associazioni hanno nominato un coordinatore, che stabilisce i turni di pulizia delle aree aperte al pubblico. I risultati determinati da questo accordo sono evidenti già nella sala d'attesa, composta da un piccolo vano di ingresso, dove oltre a una panchina sono installati il display elettronico degli orari e una biglietteria self-service, e da una sala più ampia arredata con alcune panchine per i viaggiatori. La sala, che rimane sempre chiusa tra le 11 di sera e le 6 del mattino, è infatti in condizioni impeccabili.
A impressionare davvero, in positivo, è però l'ampia porzione dell'edificio principale destinata alle associazioni. Al primo piano, in particolare, hanno trovato posto la compagnia teatrale Diesis Teatrango (aperta il martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13, e il giovedì dalle 10 alle 15,30), impegnata nella formazione, ricerca e creazione teatrale, The Music School, una scuola che organizza numerosissimi corsi di musica, dal pianoforte al flauto, dalla chitarra al violino, passando per il solfeggio e le percussioni, e le sezioni locali dell'Associazione Nazionale Carabinieri e dei donatori di sangue dell'Avis. Al piano terra, invece, è ospitata la sezione "Enrico Arcioni" del Corpo Volontari della Protezione Civile, aperta ogni martedì dalle 20 alle 23.
Oltre ai rispettivi locali, le associazioni hanno a disposizione anche degli spazi comuni. Al piano terra, accanto alla sede della protezione civile, nella parte che precede la scala che conduce al primo piano è stata ricavata, infatti, una piccola sala arredata con un tavolino e alcuni depliant. Il corridoio del primo piano su cui si affacciano le porte di accesso alle sedi delle associazioni si conclude invece in una grande sala comune, arredata con uno stile suggestivo, con tende, seggiole e tappeti disposti in modo tale da ricordare un palco teatrale. Le associazioni possono anche usufruire di un bagno privato, mentre i bagni pubblici che costeggiano il primo binario non sono accessibili.
La stazione si trova in una zona tranquilla del paese, abbastanza defilata rispetto al centro abitato, e dispone di un parcheggio abbastanza ampio, che precede lo spiazzo antistante l'edificio, dove è stata installata una pensilina coperta per motorini e biciclette. All'altezza del parcheggio per le automobili è presente anche una rotonda con il capolinea degli autobus del trasporto pubblico urbano, mentre il passaggio da un binario all'altro è garantito, in totale sicurezza, da un articolato, quasi labirintico, sistema di sottopassaggio.
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Questi non sono sogni, cari lettori, non sono cose impossibili. Questi sono progetti, fatti da persone come noi, da volontari, da associazioni. La situazione della Stazione di Ripafratta non è affatto diversa da quella di questi esempi. I locali sarebbero discreti, il posto ampio, la zona tranquilla (e - diciamocelo - anche piuttosto bella, col viale alberato e la vista sulla piana di Farneta e sulla Rocca). Ma non vogliamo fare congetture o castelli in aria. Questo dossier che abbiamo preparato per voi è, nelle nostre intenzioni, solo una prima parte del più ampio progetto-stazione. Ora che abbiamo materiale su cui ragionare, possiamo cominciare ad avanzare idee e perplessità. Proseguiremo nel prossimo numero, sperando naturalmente di avere il contributo di tante vostre lettere. E' un argomento su cui davvero ci farebbe piacere conoscere la vostra opinione.
di Francesco Noferi
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Forte dell'esperienza ampiamente positiva dei due anni scorsi, il "Comitato per Ripafratta" propone anche per questo inverno un corso di ginnastica "dolce", pensato appositamente per le Ripafrattesi che vogliono mantenersi in forma e fare un po' di sana attività fisica con minima spesa e senza muoversi troppo da casa. Le lezioni, infatti, si terranno come al solito presso il locale adibito a palestra della scuola elementare "Concetto Marchesi", e sono previste per il MARTEDI' e VENERDI' dalle ore 18 alle ore 19. Una bella iniziativa che siamo sicuri anche quest'anno avrà successo, un'iniziativa che, oltre al valore in sé e per sé, ha anche il pregio di riavvicinare i locali della scuola elementare al tessuto sociale del paese. Per qualsiasi informazione, o per iscriversi, la responsabile del Comitato per questa attività è Fidalma Della Longa.