"Voci dalla rocca", il numero di Ottobre 2003

Indice

Editoriale
Triennale 2003, un successo di paese
Il lavatoio sarà ristrutturato
Un personaggio...ed il suo autore
Vi racconto la rocca, io che la conosco bene
Grazie, Ripafratta
Tivoli accoglie Mons. Benotto, il paese era lì con lui
Caso del mese: Ricomincia la "palestra" per le signore
Posta di ottobre


Editoriale

L'estate è passata e siamo in pieno autunno anche se somiglia più all'inverno questa strana stagione… Ormai sarete già a conoscenza del fatto che all'interno della Redazione del nostro giornale ci sono stati alcuni cambiamenti: abbiamo una Responsabile per le relazioni esterne, Sara Lippi, che manterrà il rapporto con i nostri lettori; un responsabile per il coordinamento generale che è Francesco Noferi; infine un Responsabile economo per l'amministrazione, Matteo Benotto. È anche entrato a far parte della Redazione un nuovo membro che da tempo collaborava con noi, e che quindi conoscerete sicuramente: Luca Casapieri (è lui che si è occupato della gestione del bellissimo sito internet che vi consiglio di visitare). Ebbene, Luca si è già fatto onore (ed ha fatto il suo ingresso fra noi alla grande) con una bella intervista all'architetto Sebastiano Amato, che ci svela tanti "segreti" della nostra Rocca; preceduta da un intervento dell'architetto Andrea Bulleri, dell'Istituto Italiano dei Castelli, la potete leggere da pagina 6, ve la consiglio. A nome di tutta la redazione "anziana", quindi, un caloroso benvenuto a Luca. Speriamo che tanti altri vogliano seguire il suo esempio e unirsi ai nostri collaboratori. In questo numero ci sarà un resoconto dettagliato sulla scorsa gita di Tivoli. Infatti come sicuramente sapete già il nostro beneamato mons. Paolo Benotto è stato promosso a Vescovo di Tivoli. Un enorme vanto, mi pare, per il nostro paese e i suoi compaesani. Speriamo che il suo esempio ci faccia riflettere e contribuisca a farci vivere tutti quanti secondo una morale più ligia. Proprio a Tivoli posso dire tutto il paese, o almeno gran parte, lo ha salutato durante la sua cerimonia di insediamento. Per chi non c'era, leggete il resoconto di Sara Lippi a pagina 10. Oltre la gita ci sarà anche il resoconto della festa triennale della Madonna del Rosario, e come poteva mancare. Un successo quasi inaspettato dopo i problemi organizzativi che l'avevano preceduta. Invece i ripafrattesi hanno dato prova di grande sensibilità, contribuendo alla riuscita di una processione molto toccante e non solo. Leggere per credere. E per questo mese non c'è altro. Grazie a tutti per il vostro sostegno, morale affettivo, di collaborazione e quant'altro.

di Angelica Pardi

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Triennale 2003, un successo di paese

Nonostante le preoccupazioni della vigilia, grande partecipazione da parte di tutto il paese sia ai rosari "preparatori", sia alla processione

Come da tradizione, e come vi avevamo annunciato lo scorso numero, si è svolta in paese la Festa Triennale dedicata alla Madonna del Rosario. Già da qualche tempo persone autorizzate dal Pievano e il Pievano stesso si erano adoperati nell'ardua impresa di trovare i fondi necessari al completo svolgimento di detta festa. Il parroco aveva inviato buste a tutti gli abitanti del paese e volenterosi "inviati" si erano recati casa per casa a ritirare offerte da parte dei ripafrattesi per la festa, ma tali offerte si erano subito rivelate insufficienti, tanto da spingere il buon don Mario a ripetuti appelli che invitavano i fedeli a restituire presto almeno le buste pervenutegli con qualche euro al loro interno. I soldi raccolti alla fine (come credo già sappiate) non sono bastati a coprire le innumerevoli spese da affrontare per l'organizzazione di tutto questo. A farne le spese è stata l'illuminazione elettrica, che si è dovuta ridurre al solo campanile e la sola chiesa. Ma forse, paradossalmente, è stato meglio così. Ogni ripafrattese si è impegnato ad illuminare la propria casa, il proprio giardino e le zone più prossime alla sua proprietà con grande partecipazione (anche il Comitato ha offerto un certo numero di lumini). I giorni precedenti la Festa (a partire da mercoledì otto fino a venerdì dieci) in diverse località di Ripafratta i fedeli hanno potuto partecipare al Santo Rosario: mercoledì 8 ottobre 2003 alle corti; giovedì 9 ottobre 2003 in via Silvestro Lega; venerdì 10 ottobre 2003 in via Domenico Morelli. Le tre serate (inizio ore 21:00) sono state molto sentite e partecipate dagli abitanti che, mai come quest'anno, si sono preparati nel migliore dei modi alla ricorrenza religiosa, anche accogliendo la recita del Rosario con "altarini" in onore della Vergine ed illuminazioni molto suggestive. La festa vera e propria ha avuto inizio con la Messa mattutina delle undici a cui ha partecipato anche il diacono di Pugnano, e che è stata officiata da mons. Crismas Canonico del Duomo di Pisa. Ad allietare la Messa con canti dedicati alla Madonna c'era il coro di paese diretto da Elena Fabbrini e accompagnato dalla sapiente tastiera di Chiara Mengali. Il pomeriggio è trascorso nella preparazione della seconda parte della giornata che ha avuto inizio alle ore ventuno con la processione accompagnata dalla Filarmonica di Molina di Quosa, a cui hanno partecipato in molti tra drappieri, paggetti, le recenti ragazzine della scorsa Comunione vestite di bianco come per quel giorno, addetti all'ordine e alla sicurezza (tra cui anche alcuni vigili) e i più "muscolosi" addetti al carro col Trono e naturalmente i numerosi fedeli, molti più del previsto. La processione ha avuto inizio dal piazzale della Chiesa ed ha ripiegato verso la località di Farneta, che è stata percorsa per intero, successivamente si è spinta fino alle Corti per concludersi da dove era partita. Tutto si è svolto meravigliosamente circondato dalle mille e mille luci dei lumini e delle candele concludendosi con una cascata pirotecnica dal campanile e con i ringraziamenti di don Mario, e i complimenti al paese di mons. Crismas . La Festa è proseguita con un piccolo concerto della banda di Molina di Quosa e con i fuochi artificiali sparati dal fiume e visibili ottimamente dal ponte sull'Ozzeri.

di Angelica Pardi

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Il lavatorio sarà ristrutturato

Uno dei più amati e bistratti monumenti del nostro paese ha finalmente ricevuto l'attenzione che meritava. Dopo i furti di pietre, la mobilitazione di "Voci", del Comitato e Comune, finalmente prenderanno il via i tanto auspicati lavori di restauro.

Il lavatoio di via Fattori, oggetto nell'ultimo anno di sistematici atti di vandalismo e sciacallaggio, che lo hanno privato di numerose pietre ornamentali, rinascerà presto a nuova vita. La notizia, sensazionale, è recente, e "Voci dalla Rocca" è in grado di darvela in esclusiva. Il Comune di San Giuliano ha in cartellone il completo restauro dell'opera pubblica, restauro che dovrebbe avvenire tra l'altro in tempi brevi. L'amministrazione ha già incaricato un architetto per quanto riguarda la fase progettuale, e contattato alcuni ripafrattesi che ricordavano la struttura originale, cosicché, dopo l'intervento, il lavatoio possa somigliare quanto più possibile a ciò che era prima della guerra, quando fu costruito, con le sue vasche e con il suo tetto. Inoltre, una ulteriore buona notizia. Nello scorso numero, avevamo dato la notizia della sparizione delle poche pietre rimaste, seppur rimosse, sul luogo. Ebbene quelle pietre si trovano ora al sicuro, e fanno parte di quelle che già da febbraio si trovano nei magazzini del Comune, dove sono state portate sia per conservarle sia per poterne utilizzare di simili in vista dei restauri. Certo, meglio ancora sarebbe usare quelle originali, che però al momento sono con ogni probabilità a fare (poca) mostra di sé nel giardino di qualcuno o chissà dove. Così, si chiude un cerchio apertosi dolorosamente nell'aprile del 2002, più di un anno fa, quando "Voci dalla Rocca" dava, in prima pagina, l'annuncio dell'avvenuta sparizione di alcune pietre dal bordo del lavatoio di Farneta, a cui in quei giorni (e paradossalmente grazie proprio al ladro) i ripafrattesi si scoprivano più affezionati del previsto. Insieme al nostro giornale, in realtà si era mobilitata gran parte del paese. La vicenda aveva fatto discutere a lungo, e "Voci" l'aveva seguita mese per mese, aggiornandovi sull'evoluzione degli avvenimenti (che purtroppo avevano visto sparire nuove pietre). Anche il Comitato, con un comunicato affisso in tutti i negozi, aveva denunciato la grave questione, e - come il nostro giornale aveva documentato già nel numero di novembre/dicembre 2002 - aveva chiesto al Comune, che ricordiamo è proprietario del lavatoio, di poter effettuare il recupero. La risposta delle autorità al Comitato era giunta nel febbraio di quest'anno, quando l'Amministrazione aveva fatto sapere di aver iscritto nel bilancio di previsione la somma per le opere di restauro. Un'estate di attesa e poi… la bella notizia. Presto, pare, potremmo rivedere di nuovo ripristinato il lavatoio e ricollocato al suo posto un tassello della nostra storia che avevamo prima dimenticato e poi recuperato, a maggior gloria di Ripafratta e dei suoi abitanti.

di Francesco Noferi

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Un personaggio...ed il suo autore

Palcoscenico nazionale per la Rocca di San Paolino a Ripafratta

Dopo anni di abbandono e di illusorie possibilità di recupero, è oggi sempre più forte l'interesse per la rocca di Ripafratta, grazie ad una serie di iniziative che, ci auguriamo, portino progressivamente alla sua rivalutazione materiale e culturale. Recentemente inserita nella ristretta élite di castelli visitabili nella manifestazione "Giornata Europea dei Castelli" (27-28 settembre 2003), la fortificazione suscita oggi la curiosità del mondo scientifico Nazionale. Con la Tesi di Laurea "Analisi conoscitiva e valorizzazione degli spazi interni ed esterni della rocca di San Paolino a Ripafratta (PI) " - relatore Prof. Arch. Domenico Taddei (correlatore interno Arch. Andrea Bulleri), discussa il 17 Aprile 2003 presso l'Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura - l'Arch. Sebastiano Amato ha perfino vinto il 1° Premio al VI° Concorso Nazionale per premi a tesi di Laurea riservate al riuso e alla riqualificazione dell'Architettura Fortificata Italiana. Il concorso, promosso dall'Istituto Italiano dei Castelli e diventato un'istituzione in poco tempo, per l'alto valore scientifico e culturale, ha visto la partecipazione di ben 42 Tesi di Laurea, discusse presso le più prestigiose Facoltà di Architettura, Ingegneria, Lettere e Filosofia di tutta Italia (Milano, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo ecc.). A Sebastiano Amato, che molti compaesani ricorderanno impegnato nel complesso rilievo della rocca od ancora presente alle ultime mostre, vanno dunque le nostre più vive congratulazioni, considerando che la sua Tesi, fra le molte valide presentate, ha saputo distinguersi non solo per l'interessante ipotesi di recupero e riuso funzionale della fortificazione, ma anche per l'attento studio sulle relazioni instaurate dalla rocca con il borgo sottostante ed il più ampio contesto territoriale dei Monti Pisani. La maturità della proposta progettuale presentata scaturisce, soprattutto, da un'analisi iniziale corretta e da una chiarezza metodologica inconsuete per un giovane progettista. Il processo conoscitivo del luogo e delle caratteristiche architettoniche della fortificazione procede infatti coerentemente dalla grande scala, relativa al sistema fortificato di confine (individuando le relazioni specifiche fra le varie fortificazioni ed il fondamentale rapporto con la viabilità e l'idrografia storica ed attuale), alla scala più piccola dell'intervento, arrivando a definire compiutamente anche i particolari costruttivi, senza cadute di tensione durante tutto il processo. Indagato scrupolosamente lo stato di fatto, in un accurato rilievo architettonico che ha permesso di evidenziare materiali, condizioni di degrado e vicende costruttive dell'edificio, è nella scala intermedia che tale esperienza trova la sua definizione più convincente. Nella sua genesi, infatti, il progetto di recupero funzionale non solo si salda a tutta una serie di vocazionalità territoriali, emerse nell'analisi precedente e creativamente fuse in un masterplan ambientale, ma fa proprie soprattutto le peculiarità geometriche - dimensionali della fortificazione, studiata nei moduli che sottintendono alla sua concezione progettuale, accordando il nuovo, reversibile e leggero, con l'esistente. Rinnovando le congratulazioni all'Arch. Amato, invitiamo quanti fossero interessati ad assistere alla premiazione: prevista per Sabato 11 ottobre 2003, ore 18.30, nell'Antisala dei Baroni del Castel Nuovo di Napoli. Nell'occasione, l'ente organizzatore allestirà una piccola mostra delle Tesi vincitrici (due tavole di sintesi per ogni autore) che, secondo la tradizione inaugurata dalle edizioni precedenti, dovrebbe avere un carattere itinerante e coinvolgere tutte le Università Italiane.

di Andrea Bulleri

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INTERVISTA IN ESCLUSIVA. L'archietto Amato, che ha condotto una accurata ricerca sulla Rocca, svela la sua storia e i suoi segreti per "Voci"

Vi racconto la rocca, io che la conosco bene

L'importanza della fortezza, delle torri e del paese nel corso della storia. Ecco perchè possiamo andarne fieri, in un'intervista rilasciata dall'archietto Sebastiano Amato al nostro giornale.

Prima di tutto, Architetto Amato la ringrazio a nome della redazione per la sua disponibilità nel concederci questa intervista a "Voci dalla Rocca" e per parlare, ancora una volta, stavolta da un punto di vista specifico, dello stato in cui versa la nostra rocca. Naturalmente congratulazioni per la sua laurea in architettura e per il primo posto al "VI ° Concorso Nazionale per premi a Tesi di Laurea riservato al riuso e alla riqualificazione dell'Architettura fortificata" bandito dall'Istituto Italiano dei Castelli e grazie per averci onorato discutendo la sua tesi proprio sulla rocca di S.Paolino. Posso darti del tu ?

Ma sì, certamente

Sicuramente, prima di prendere seriamente in considerazione la possibilità di trattare come argomento di tesi la rocca di Ripafratta, avrai avuto la possibilità di visitare altre rocche e castelli. Cosa ti ha spinto a fare ricerche e a scegliere proprio la Rocca di Ripafratta e quando hai cominciato la tua "ricerca"?

Ho cominciato la fase analitica preliminare nel marzo del 2000 avendo come referenti scientifici il Prof. Arch. Domenico Taddei e il suo assistente, Dott.Arch.Andrea Bulleri, e visitando molti castelli e rocche della Garfagnana tra cui Gallicano,Trassillico , Cascio ecc. Successivamente la mia ricerca ha interessato il territorio di confine fra Lucca e Pisa che ha nella rocca di S. Paolino a Ripafratta il caposaldo principale.Il primo impatto non è stato felicissimo,viste le condizioni in cui versava la fortificazione, ma appena ho avuto l'occasione di entrare all'interno sono rimasto colpito dal fascino,la maestosita'e l'imponenza dell'edificio mi hanno avvolto e irrimediabilmente convinto nella scelta del tema di Tesi.In un secondo tempo,documentandomi, mi sono reso conto di quanto fosse ricca la letteratura storica non solo relativa alla Rocca, ma anche per il borgo sottostante: le continue lotte medievali tra Pisa e Lucca per mantenere, con la conquista di Ripafratta, una posizione di fondamentale importanza strategica per il controllo da un lato dei Monti Pisani e dall'altro dal fiume Serchio, le battaglie, la conquista fiorentina ecc.. Lo stesso significato etimologico di Ripafratta sembra derivare da un' antica rotta del Serchio che ha originato l'attuale gola, detta appunto di Ripafratta. Inoltre ricordiamo che la rocca è in piedi da più di mille anni, un tempo relativamente lungo per una fortificazione, quindi, a ben vedere, sono parecchie le considerazioni storico-scientifiche che ne possiamo trarre. La rocca, infatti, ha attraversato diverse fasi costruttive legate, di volta in volta, all'evoluzione della tecnica bellica ed ogni volta è stata oggetto anche di profonde ristrutturazioni. Nata per fronteggiare un certo tipo di armi bianche medioevali (fionde, archi, lance, catapulte, spade ecc) è stata poi modificata, con la scoperta della polvere da sparo, per poter far fronte ad una innovazione rivoluzionaria per il tempo che ha decretato la fine di molte fortificazioni medievali.

Come prima sensazione, visitando la rocca, ci appare molto abbandonata a se stessa e trascurata. Dopo le ricerche e gli studi che hai effettuato, credi che la situazione sia peggiore o migliore di come appare?

Sicuramente non è in buono stato. Tutti questi anni di abbandono non hanno certamente giovato alla costruzione. La situazione non è buona ma nemmeno drastica. Bisognerebbe fare degli interventi ad alto livello di restauro, pulitura e eliminazione delle piante infestanti: per intenderci bisognerebbe intervenire non solo superficialmente sugli arbusti e gli alberi che sono in superficie, ma risolvere il problema alla radice con prodotti appositi, prima di poter avviare una fase di consolidamento strutturale. Questo sarebbe sicuramente un passo fondamentale! Peccato che questi interventi non siano stati compiuti fatti anni fa, magari in occasione della campagna archeologica condotta dal Prof. Redi nel 1983-'90, sicuramente oggi la situazione sarebbe assai differente.

C'è pericolo che si possano verificare frane del colle e del monumento ?

Personalmente non ho gli elementi necessari per fare una valutazione del genere anche se sembra, dalle lesioni presenti, che sia in atto un movimento di cui è difficile stabilire la natura e l'entità. Vistose fratture sono presenti nella zona nord, particolarmente sul lato adiacente il barbacane. Per avere un quadro più preciso della situazione sarebbe necessario monitorare per un tempo abbastanza lungo la fortificazione, tramite estensimetri, registratori di movimento ecc., Installare dei semplici vetrini servirebbe solo a verificare che è in atto un movimento, senza che poterne indagare la causa e l'effettiva entità. Sono comunque operazioni che dovrebbero avvenire in una fase preliminare all'interno di restauro. br>
Hai incontrato difficoltà, da parte degli enti, nel raccogliere notizie, ma soprattutto verità, sulla rocca di S.Paolino?

No, non ho incontrato grandi difficoltà, anzi molte persone a cui ho chiesto informazioni si sono dimostrate disponibili e gentili. Per l'analisi storica che ha interessato la prima parte della mia Tesi ho consultato numerosi testi, seguendo un approccio multidisciplinare, per definire un quadro generale, più completo possibile, sulla rocca di S.Paolino. Di pari passo però cercavo anche di reperire il più possibile informazioni tecniche e disporre di un primo rilievo metrico di base per poter impostare il mio rilievo del monumento, per questo mi sono dovuto appoggiare agli enti competenti (Archivi, Sovrintendenza ecc.) che mi hanno fornito ciò che avevano a disposizione, purtroppo limitato e incompleto. C'è voluto diverso tempo per raccogliere gli elementi di base per poter partire: non esistevano rilievi recenti, l'ultimo risaliva agli anni '80, ed ho dovuto penare parecchio per ottenere dati più consistenti. Alla fine ho dovuto ricominciare da zero ed impostare un rilievo metrico estremamente difficoltoso, con l'aiuto pratico di mio fratello Franco Amato - che colgo l'occasione di ringraziare pubblicamente - considerando ciò che era già stato fatto prima con il dovuto beneficio del dubbio. Una cosa curiosa che ho notato nelle persone a cui mi rivolgevo era una certa diffidenza: altre persone si erano già interessate in precedenza alla Rocca, probabilmente per dei motivi di studio simili ai miei, e avendo incontrato delle difficoltà avevano deciso poi di abbandonare tutto. Quando perciò mi ripresentavo per altre informazioni li vedevo un po' sorpresi, come dire - Sei ancora qui, non ti sei arreso ?-

Ci sono state scoperte interessanti dal punto di vista culturale e storico, durante il periodo degli scavi archeologici negli anni 80' ?

Sono stati trovati molti reperti. Tantissime monete e vasellame di vario genere. Un ritrovamento importante quello della campana del XIV secolo, conservata quasi integralmente, ritrovata nella parte sud-est della rocca, dove sono stati svolti il maggior numero di scavi. I reperti ci sono sicuramente, perché risultano dagli inventari del prof. Redi, colui che si occupò degli scavi, purtroppo però questi reperti non sappiamo dove siano finiti !

Che ruolo ha rivestito la rocca nella vita quotidiana dei Ripafrattesi nei vari secoli e che importanza ha avuto? La rocca era abitata oppure era solo "sfruttata" nei periodi di bisogno?

La rocca è sempre stata il fulcro della vita dei Ripafrattesi, specialmente in età medioevale. La rocca prima ha garantito la difesa di un primo organismo urbano sorto nelle sue immediate adiacenze e poi ho consentito lo sviluppo e la fortuna commerciale dell'odierno borgo. Al suo interno era ospitata una guarnigione militare ed era garantita la sicurezza dei mercanti e dei viandanti che esportavano le merci fra Lucca e Pisa. La situazione cambia poi intorno al 1500 quando Pisa passò sotto il dominio di Firenze intorno, da allora la Rocca diventa più una "macchina da guerra", resa più efficiente con gli interventi approntati dall'architetto mediceo Giuliano da Sangallo, che la rese praticamente imprendibile. Il Sangallo infatti eliminò numerosi locali interni in modo da poter sfruttare le pietre e costruire il nuovo corridoio di ingresso, quello attuale, e il barbacane.

Hai qualche aneddoto, qualche curiosità riguardati la Rocca?

Vi siete mai chiesti perché la Rocca di Ripafratta è detta anche Rocca di S.Paolino ? Il nome sembra derivare da una leggenda, "Come San Paolo", riportata da Galassi in "Castelli d'Italia". In sintesi, si narra che un condottiero, dei più spietati, durante un assedio alla rocca di Ripafratta, decise di fare un voto e si fece frate. Ormai stanco della vita militare si ritirò in un convento proprio qui a Ripafratta e dedicare la sua vita alla preghiera. Un giorno però, durante una delle tante battaglie che si combattevano sulle pendici del colle di Ripafratta, sentì il desiderio di indossare nuovamente l'armatura e tornare a combattere come ai bei tempi andati, ma, nel momento in cui si infilò l'armatura, divenne cieco. Allora, disperato si tolse l'armatura e nuovamente tornò a vedere, proprio come S.Paolo a Damasco. Da qui prende il nome di Rocca di S.Paolino.

Ti è giunta qualche notizia "nuova" riguardante la trattativa tra gli eredi dei Roncioni e il ministero per l'acquisto della rocca, che poi, ricordiamo, passerà in comodato al comune di San Giuliano che attuerà i lavori di recupero?

Personalmente so che da 26 settembre la Rocca di Ripafratta e passata dagli eredi dei Roncioni al Comune di San Giuliano Terme, dopo lunghissime trattative. Adesso si dovrà svolgere un lungo lavoro di studio dei terreni circostanti la rocca per creare una mappa precisa e distinguere gli appezzamenti privati da quelli pubblici. Dopo, presumibilmente, dovrebbe essere istituita una commissione scientifica per favorire lo studio e la pianificazione degli interventi da adottare per la salvaguardia ed il rilancio della rocca, in breve, dovrà passare ancora un po' di tempo prima di vedere qualcosa di concreto.

Ci sono molte proposte in merito all'utilizzo della rocca per il futuro; proposte di "museo a cielo aperto" e/o di "itinerario turistico". Nella tesi da te discussa, prendi in esame la possibilità di un possibile recupero del monumento e del paesaggio circostante? A tuo parere, in che modo è possibile sfruttare questo bene storico ?

Nella tesi ho presentato un progetto dettagliato per la valorizzazione del complesso fortificato e del territorio circostante. Inutile ribadire che, prima di parlare di possibili interventi di riuso è necessario intraprendere tutta una serie di lavori volti al consolidamento della struttura architettonica. La proposta presentata, quindi, non è circoscritta al solo organismo fortificato ma coinvolge l'intero Monte Pisano, con la creazione di percorsi a cavallo ed in mountain-bike, punti di informazione turistica, possibilità di visitare Ville, Molini, Fortificazioni dell'intera zona. Un'ipotesi affascinante e tutta da verificare sarebbe quella di recuperare una serie di itinerari fluviali, sfruttando tratti navigabili del fiume Serchio, con porticcioli di sosta per i vari percorsi. Per ciò che riguarda la Rocca non è stato per niente facile sviluppare un progetto che permettesse la visita ad un ampio bacino d'utenza, per la sua natura fortificata (poco accessibile e concepita per facilitare il controllo di un territorio strategico da parte di poche persone) e per il fatto stesso di essere oggi un bene architettonico fragile ed estremamente delicato.

Allarghiamo per un attimo la sguardo fino a portarci sui colli vicini. Hai avuto occasione di valutare le condizioni delle torri Centino e Niccolai? In che condizioni ti sono sembrate? Hanno bisogno di interventi urgenti come la Rocca?

Ho avuto la possibilità di vedere sia la torre Niccolai che la torre Centino, direi che la situazione per quanto riguarda le torri è sicuramente migliore rispetto alla rocca anche se necessiterebbero di tutta una serie di interventi volti ad arrestarne il degrado. Queste, naturalmente, sono state comprese nel progetto di recupero territoriale già discusso in sede di Tesi.

Quale importanza rivestivano le torri nel complesso difensivo?

Anche le torri di Centino e Niccolai avevano un ruolo importante nel complesso difensivo pisano. Avevano il compito di controllare una serie di sentieri di scorciatoia e di aggiramento della rocca di Ripafratta, inoltre contribuivano i rispettivi versanti, lucchese e pisano, e di avvertire in maniera tempestiva gli abitanti della Rocca, con segnali di fumo o con i riflessi del sole, di modo che potessero organizzarsi e fronteggiare un eventuale attacco nemico. Molte erano le torri situate sul Monte Pisano, ma purtroppo non tutte sono visibili o sono ancora esistenti.

Grazie per il tempo che ci hai concesso e per aver risposto in maniera chiara e semplice a tutte le nostre domande.

Grazie a voi, è stato per me un piacere rispondere alle vostre domande, tra cui alcune molto interessanti

Noi della redazione ti auguriamo un grande "in bocca al lupo" per la tua professione e speriamo che questo rapporto di "reciproca collaborazione" continui e porti alla giusta valorizzazione un monumento così importante quale la rocca di Ripafratta in un futuro non troppo lontano.

Spero anch'io che prosegua questo rapporto di collaborazione amichevole con voi di "Voci dalla Rocca" e con il Comitato per Ripafratta anche per mantenere viva l'attenzione sul monumento ed accelerarne il processo di recupero.

di Luca Casapieri

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UNO DI NOI

di Francesco Noferi

La Rocca rappresenta il bene principale della nostra Ripafratta, ciò che la caratterizza e la rende famosa in tutta Italia (basti pensare alla pubblicità che le è stata fatta in occasione della manifestazione "Castelli e Fortificazioni" dalla Regione). Per secoli è stata abbandonata, questa rocca, perché ormai non serviva più; oggi viene lentamente ma progressivamente rivalutata, e questo è indubbiamente un bene. Specie se non si tratta solamente di un interessamento momentaneo, ma appunto di un processo che possa portare un domani, più o meno lontano, alla messa in sicurezza, alla sua ristrutturazione, e infine a disposizione dei turisti e dei visitatori. Tutto questo per dire che oggi si guarda da più parti con sempre maggior interesse a queste quattro mura dalla storia millenaria che in tanti ci invidiano. "Voci dalla Rocca" è orgoglioso di poter offrire ai propri lettori i frutti della collaborazione con l'Istituto Italiano dei Castelli, che già ha contribuito alla realizzazione di manifestazioni come quella della Regione, lo scorso settembre, o quelle del Comitato, "La Storia e la Memoria" e la "Festa di Primavera", tutte caratterizzate da un indiscutibile successo di pubblico. Come avete potuto leggere nelle pagine precedenti, ci siamo avvalsi della collaborazione dell'architetto Andrea Bulleri, e della cortese disponibilità dell'architetto Sebastiano Amato, entrambi volti noti ai Ripafrattesi per via delle partecipazioni di cui sopra. Un contributo che speriamo e crediamo sia destinato a ripetersi, dal momento che "Voci dalla Rocca" (fin dai primi numeri) ha sempre avuto fra i suoi obiettivi il diffondere la conoscenza dei tesori che ci troviamo, spesso inconsapevolmente, sotto gli occhi, e di sensibilizzare i suoi lettori a sentirli parte integrante della propria vita di comunità, proprio perché parte integrante della propria storia. Ecco una cosa importante. Che la Rocca non diventi soltanto un bene storico. Perché - e forse per chi viene da fuori non è facile capirlo - per i Ripafrattesi non è soltanto questo. E' un orgoglio, è simbolo, che tra l'altro svetta anche sulla nostra bandiera, è la meta di tante gite, di tante merende, di tanti giochi passati; è un pezzo della nostra vita, uno di noi, è quasi un nostro parente. Se chiedessimo ad un Ripafrattese all' "estero" cosa gli manca di più del suo paese, non bisognerebbe sorprendersi a sentirlo rispondere: la Rocca.

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Grazie, Ripafratta

I colpi potenti si susseguono in un crescendo sempre più intenso, mentre nel cielo fioriscono luminose figure. La sera tarda è illuminata come fosse giorno. E' il momento culminante di un evento che ha tenuto le persone a testa all'insù, conclusione di questa festa. Credo che ciò abbia fatto contenti anche coloro che avrebbero rinunciato ai "fuochi". E' vero, lo spettacolo pirotecnico costa, ma senz'altro rende più bella e gioiosa la ricorrenza. Questa solennità religiosa in onore della Madonna si svolge ogni tre anni e sempre coinvolge tutti. Per la circostanza Ripafratta si è vestita a festa. La facciata e il campanile della chiesa illuminati da centinaia di lampadine, davano bella mostra di sé. La scenografia più suggestiva era data però dai lumini a cera, disposti lungo le strade del paese. Erano collocati in ogni angolo e con la loro luce tremolante facevano un magnifico effetto. Accantonati i festoni elettrici per ragioni economiche, con questa illuminazione è stato raggiunto un risultato ottimale molto più semplice e personale. A complemento della coreografia, in tutto il paese sono state esposte tantissime bandiere con lo stemma e i colori di Ripafratta. Una cosa che fa piacere, perché dimostra quanto sia stata apprezzata la volontà di distinguersi e di riconoscersi sotto una comune identità. Ed ecco spontaneo e sentito il ringraziamento a tutti i Ripafrattesi. Ancora una volta hanno dato dimostrazione di essere bravissimi con la loro fattiva partecipazione. Quando vogliono, sanno essere grandi e dimostrare di cosa sono capaci. Gli ospiti accorsi numerosi anche da località lontane, a conferma dell'importanza della festa, si sono complimentati a lungo con elogi sinceri. Un grazie di cuore al Comitato di Ripafratta, che ha provveduto all'illuminazione in alcuni punti del paese e per la collaborazione fornita, perché tutto avesse buon esito. Una particolare nota di merito agli abitanti di via Morelli in Farneta, che nelle sere precedenti la festa, hanno allestito un altare e creato fra le abitazioni una suggestiva coreografia. Questo è l'aspetto laico della ricorrenza, ma decisamente positiva la riuscita della parte religiosa. Credo che mai come in questi anni ci sia stata affluenza più numerosa. Moltissime le persone lungo il percorso della Processione che ha attraversato il paese; una vera folla componeva il corteo, persone di tutte le età: gente anziana, giovani e addirittura bambini in carrozzina. Il tutto in un clima di mistica partecipazione e compostezza, accompagnato dalla musica della Filarmonica di Molina. In questa religiosità così sentita e profonda, viene spontanea la domanda di come possa esistere al mondo la cattiveria. Nel contesto della festa, del paese illuminato, della tanta gente, della cascata luminosa dal campanile, è facile constatare come le persone in fondo in fondo siano buone. Sulla scia delle emozioni provate, ancora più sentita è la gratitudine e la voglia di dire a ciascuno di voi: grazie, Ripafratta!

di Claudio Romani

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Tivoli accoglie Mons. Benotto, il paese era lì con lui

- Un saluto speciale va alla mia Ripafratta - così durante la cerimonia.

Ripafratta, ore 6:30 del mattino. Con gli occhi assonnati ed i capelli un po' scompigliati per il vento, prendo il mio posto sull'autobus mentre la voce frizzante e vitale della Maestra Paola esorta gli ultimi ritardatari a salire. E via, si parte, destinazione: Tivoli. Il viaggio è lungo ma tra chiacchiere, musica e il leggendario mercante in fiera (per chi non lo sapesse è un gioco di carte che si può fare in tanti e che ha sempre rallegrato le gite della vulcanica maestra) si arriva nella città tiburtina verso le undici. L'impressione è quella di una città solare e trafficata, mi ricorda subito Pisa ed il corso affollato con i suoi bar, negozi, fa tanto "Borgo". "Meno male" mi dico tra me "pensavo peggio, certo non è come essere a casa, ma credo che Don Paolo ci si troverà bene". Il gruppo dei gitanti si divide: per i buongustai c'è il ristorante che attende, e per gli scout in erba invece pranzo al sacco e Villa d'Este da visitare. Io sportiva come sono prendo "armi e bagagli" e seguo il secondo gruppo e devo dire che ne è proprio valsa la pena. Poche stanze ma riccamente decorate con soffitti a lacunari in legno policromo con su impresso lo stemma Estense; pareti ravvivare da affreschi tematici e stucchi settecenteschi. Ma il vero fiore all'occhiello è il giardino: una struttura articolata in terrazzi e pendii degradanti che gioca con l'alternarsi di fontane ricche di significato allegorico e di siepi ed alberi sapientemente tagliati. Bella "la Rometta", fantastica rievocazione in miniatura di alcuni dei più importanti edifici dell'antica Roma sovrastato per l'appunto dalla grande statua di "Roma vittoriosa"; il vialetto incorniciato da "le cento fontane" decorate con sculture di gigli, obelischi e aquile estensi, tutti simboli cari al cardinale Ippolito d'Este. E' come essere trasportati in un altro mondo, in un passato ricco di arte e cultura; ma basta sognare ad occhi aperti, perché la nostra gita continua e ridendo e scherzando, si sono fatte le 15. Sarà meglio avviarsi al Duomo per vedere com'è la situazione e soprattutto per trovare un posto a sedere. Ma il vero problema è trovarlo il Duomo… dopo aver chiesto aiuto ed informazioni ai passanti ed indaffarati villici ci arrivo. Sicuramente viziata dall'eterea immagine del Duomo di Pisa rimango sinceramente un po' delusa nel vedere quella che mi sembrava una normale chiesa; il giallo cartello turistico però parlava chiaro e la freccia indicava proprio l'edificio di fronte a me. Il portone principale era chiuso (doveva essere il nuovo Vescovo ad aprirlo) e davanti solerti volontari distribuivano acqua e libricini per seguire la funzione alla gente stanca ed impaziente. Visto che le mie gambe stavano chiedendo pietà, cerco un posticino a mi siedo ad osservare ciòc he mi circonda. Alle finestre sono appesi gli stendardi purpurei e negli angoli strategici della piazzatta in acciottolato, sono piazzate delle belle telecamere. Da lontano scorgo un manifesto e grazie ai miei 10/10 riesco a leggerlo anche restando seduta. "La chiesa Tirburtina loda il Signore, ringrazia S.S. Giovanni Paolo II per la nomina del nuovo Pastore nella persona di Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Paolo Benotto… sono tutti invitati a partecipare a questo momento di gioia e comunione con il nuovo Padre e Pastore…" Qualcuno mi dice che nella piazza principale sta per iniziare la cerimonia ufficiale di presentazione così riparto, sono quasi le 16 e devo sbrigarmi se non voglio perdere l'inizio. La piazza è piena di gente, scorgo anche facce conosciute di Molina, Pugnano, Oratoio, ma c'è anche gente di S. Sisto e Pisa, tutti lì fieri a guardare il loro Don Paolo. Ma anche la gente di Tivoli sembra entusiasta, ci sono pure gli Scout con i loro stendardi. Due signore davanti a me mi chiedono quale di tutta quella gente sul palco sia il nuovo Vescovo ed io glielo indico. La loro risposta mi fa sorridere: "Ma come, quel bel giovane?". Finite tutte le presentazioni ed i convenevoli ci si avvia al Duomo per la cerimonia vera e propria. Cerco invano un posto a sedere, ma in fondo mi ritengo fortunata perché almeno sono riuscita ad entrare, la chiesa è piccola e la gente che vuole entrare, tanta, tantissima, troppa. Ma ecco entra il nuovo Vescovo di Tivoli, raggiante col suo rassicurante sorriso e le mani schioccano in un sonoro applauso, mentre qualcuno nel vederlo passare si commuove già. La funzione è lunga, ma bella e toccante; il coro scandisce con i canti i vari momenti della Messa e piano piano si arriva al momento dei saluti e dei ringraziamenti. "...E vorrei ringraziare le mie parrocchie di Oratoio e S. Sisto per essere venute fino qui, ma un saluto speciale va alla mia Ripafratta...". Inutile dire che insieme agli applausi sono partite le lacrime perché era scontato che andasse così. La cerimonia si è cocnlusa fra lo scroscio degli applausi e le mani che si levavano per salutare ancora una volta il Vescovo al suo passaggio. Fuori aveva già fatto buio e il vicino corso era affollatissimo, ma si stava facendo tardi e bisognava per forza ripartire. Stanca e perché no, emozionata, mi sono addormentata quasi subito per poi riaprire gli occhi nella nostra Ripafratta. Ah, casa dolce casa!

di Sara Lippi

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Caso del mese - Ricomincia la "palestra" per le signore

Anche quest'anno prende il via, presso le Scuole Elementari di Ripafratta, un corso di ginnastica dolce, pensato appositamente per donne, ma non solo. L'iniziativa, promossa dal "Comitato per Ripafratta", viene dopo la positiva esperienza dello scorso anno, quando le iscrizioni avevano superato il numero previsto e si era stati costretti addirittura a incrementare il numero delle lezioni, portandole a ben quattro alla settimana, pomeriggio e sera, sempre all'interno dell'aula polivalente (per intenderci, la palestra) delle Scuole. In poco tempo, infatti, le nostre "palestrate" ripafrattesi si erano passate la voce ed erano diventate un vero e proprio "fenomeno di costume", tanto che anche il nostro giornale dedicò loro un ampio articolo, con tanto di fotografie al seguito. Gli organizzatori del Comitato sperano che l'affluenza di quest'anno sia altrettanto consistente - anche se potrebbero insorgere problemi di natura tecnica - a conferma della validità della proposta. Per qualsiasi informazione, la responsabile del Comitato per l'iniziativa è Fidalma della Longa.

di Francesco Noferi

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