"Voci dalla rocca", il numero di Febbraio 2005

Indice

Editoriale
Festa all'asilo per il primo lustro di "Voic dalla Rocca"
C'era una volta ...
Tirreno e Nazione annunciano la demolizione del ponte
La posta dei nostri lettori
Giovà, novella di Clara Gallo
Una nuova speranza
L'eco della valle delle fonti
Usi , abitudini e costumi della società medioevale
La "crisi delle crepe". Il Pievano ricorda ...
Santa Viviana a Filettole
Vista dal Serchio, una Ripafratta "da cartolina"
Il primo maggio torna "Ripafratta-Farneta" alla "Fossa dei Leoni"
Corsa podistica sui monti pisani. Ripafratta sarà su in opuscolo


L'immagine a fianco, rappresenta l'immagine di copertina di questo numero.

Editoriale

Cinque anni fa, il 21 marzo, nasceva nel nostro paese, per opera di un gruppetto di giovani ripafrattesi, un "giornalino" ciclostilato in proprio, con mezzi piuttosto artigianali ma efficacissimi, dal nome "Voci dalla Rocca". Il primo numero venne "venduto" sugli scalini della chiesa (all'uscita della Messa) ai compaesani incuriositi. Ci arrivarono molti complimenti, e nel corso di cinque anni, tanti altri ci sono giunti. Il nostro è stato un lavoro difficile, che ha richiesto impegno e sacrifici, e che sarebbe stato molto più facile se altri si fossero uniti, ma non possiamo certo lamentarci. I nostri risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sono quasi novanta gli "abbonati" a Ripafratta (e fuori) che ci ricevono direttamente a casa, con un incremento, in questo ultimo anno, di ben trenta persone. E nonostante ciò, le copie mensili "distribuite" presso i negozi vengono vendute in numero costante, anzi crescente, segno di un interesse per il nostro lavoro che si rinnova mese dopo mese. Ci sono poi tanti amici che si sono uniti a noi nel corso di questo viaggio lungo cinque anni. Se mettessimo assieme tutte le persone che hanno fatto parte della Redazione - e che quindi hanno contribuito a portare avanti il progetto - arriveremmo al numero di undici. Per non parlare di tutte le collaborazioni di cui - specialmente negli ultimi anni - "Voci dalla Rocca" si è arricchito. Un ringraziamento particolare va al nostro Pievano, mons. Maracich, che ci "delizia" ogni mese con i suoi interventi e le sue "spolverate" all'archivio della nostra antica Pieve. Ma un doveroso grazie per la collaborazione va anche agli architetti Andrea Bulleri e Sebastiano Amato (cui si è aggiunto anche il prof. arch. Massimo Gasperini, dal numero scorso), conoscitori ed amanti di Ripafratta e della storia delle sue architetture fortificate. Come non ringraziare anche il dott. Paolo Cassola dell'Ufficio Stampa del Comune di San Giuliano, grazie al quale stiamo faticosamente mettendo insieme una serie (si spera interessante) di interventi provenienti dal capoluogo. Molte sono le modifiche apportate dalla nascita ad oggi a "Voci dalla Rocca", a partire dalla struttura di per sé del giornale, fino ad arrivare alla creazione di un sito Internet (grazie a Luca Casapieri), che potenzialmente ci apre le porte a moltissime opportunità, prima fra tutte far conoscere Ripafratta, nonché la possibilità di aumentare le collaborazioni con realtà simili alla nostra (ed è già avvenuto con gli amici del sito www.sangiulianoterme.com). "Voci dalla Rocca" è un esperimento, come abbiamo già avuto occasione di dire. Viviamo in un paese di piccole dimensioni, dove le iniziative hanno difficoltà a stare in piedi, dove dopo qualche anno di entusiasmi, tutto si "sgonfia", per i più vari (e validi) motivi. Invece, creare un canale di comunicazione come il nostro notiziario, è stata un'esperienza stimolante per chi l'ha fatto (e per chi l'ha letto) al punto da durare ben cinque anni. Sapere che, nel nostro piccolo, anche noi, in questo tempo, qualcosa di valido per Ripafratta siamo riusciti a farlo, ci rende pieni di entusiasmo e ci stimola ancora di più per gli anni futuri. Ma gli "esperimenti" sono belli perché vedono un continuo evolversi e per farlo naturalmente c'è bisogno di "forza lavoro". Il vostro sostegno morale, i vostri complimenti, ci hanno sempre trasmesso la carica necessaria a proseguire, ma ora è giunto il momento di andare avanti e salire un altro gradino che nello specifico prende il nome di "collaborazione attiva". Abbiamo fatto non si sa quanti appelli conditi con tutte le salse e colorati dai diversi toni. Scherzosi, pietosi, "minatori"… ma una probabile falla nel sistema di comunicazione non ha portato gli abbondanti frutti che ci aspettavamo! Bene, allora proveremo ad essere più diretti. SCRIVETECI! Siamo sicuri che questo appello risuonerà nelle vostre case e che d'ora in avanti si possa instaurare un dialogo ancora più proficuo tra la Redazione e i Ripafrattesi dato che questo è il giornale di tutti! In questo consiste l'esperimento, e in ciò risiede la nostra speranza. Che "Voci dalla Rocca" - con la sua valida esperienza - possa continuare a parlare a tu per tu con i Ripafrattesi ancora a lungo, e persino diventare, nel suo piccolo, un modello per altri paesi. Dovunque ci siano cittadini che amano il proprio territorio, le proprie tradizioni, il proprio passato, ma che hanno ugualmente a cuore il futuro, là potrà esserci un nuovo "Voci dalla Rocca", che possa durare quanto e più della nostra iniziativa. Dialogare, anche se tramite lo scritto, è vitale per queste piccole frazioni. Parlare (chiaro) all'interno della comunità stessa e fuori, verso le Istituzioni competenti, può portare solo ad un arricchimento del territorio. Grazie ancora a tutti i nostri lettori.

Nota: qualcosa riguardo a questo numero dovevamo pur dirvela, perché si tratta di un numero speciale. Intanto in copertina potete vedere il bel disegno che Matteo Benotto ha realizzato per l'anniversario. Avevamo preparato un'altra copertina, ma quando abbiamo visto la sua "opera" abbiamo deciso di darle il posto che le spetta, anche perché crediamo rappresenti bene come poche altre cose la nostra "storia". L'alberello che abbiamo piantato cinque anni fa, come si vede, è diventato qualcosa di ben più solido, e svetta fiero davanti alla Rocca. Ma con tutte le ombre del caso, perché le ombre ci sono sempre, specie quando si lavora a Ripafratta… C'è da dire anche che abbiamo realizzato (con grande sforzo, anche economico), un volumetto che raccoglie i migliori articoli di questi cinque anni; la copertina la vedete qui sotto (anch'essa opera di Matteo Benotto); lo potete trovare, se volete, presso i nostri punti vendita; vedrete che non sarà solo leggere la nostra storia, ma quella degli ultimi anni di Ripafratta. Infine, spendiamo qualche parola per gli argomenti che leggerete su questo numero di marzo (uscito in "ritardo" come nostro solito…), ed in particolare su due articoli. Uno è stato scritto addirittura nel 1925, nella "lontana" Firenze e parla proprio di Ripafratta! E' il ricordo di una signora che d'estate trascorreva le sue vacanze nel nostro paese… vi leggerete delle bellissime descrizioni di Ripafratta, per le quali dobbiamo ringraziare l'autrice e il figlio; ma vi rimandiamo, se siete interessati, all'articolo. L'altra piccola "perla" che vi offriamo volentieri è anch'essa un ricordo, ma stavolta del nostro Pievano, che "rivive" insieme a noi dei momenti… difficili. Buona lettura.

a cura della Redazione

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Speciale primo lustro

Anniversario: Breve resoconto di una serata "Insieme sotto la Rocca"

Festa all'asilo per il primo lustro di "Voci dalla Rocca"

Erano presenti autorità, collaboratori e amici di "Voci dalla Rocca"


Cosi, sabato 19 marzo scorso si sono "celebrati" i cinque anni di "Voci dalla Rocca". Abbiamo deciso di festeggiare addirittura con una cena non per peccare di superbia, ma al contrario per tentare di avvicinare tra loro le più variegate autorità e tutti i nostri amici, per gettar le fondamenta per delle future (speriamo) collaborazioni. Quello che tutti gli invitati avevano in comune era l'amore per il territorio e la ovvia volontà di valorizzarlo; in questo territorio è racchiusa anche la nostra Ripafratta. E le nostre speranze sono state confermate: gli invitati hanno risposto tutti con grande entusiasmo: il Vicesindaco del Comune di San Giuliano Terme, Pierluigi Chelossi e l'Assessore Fabio Legnaioli che durante il breve dibattito di apertura alla cena hanno ribadito l'impegno del Comune per il nostro paese; l' Architetto Massimo Gasperini in rappresentanza del prof. Domenico Taddei, che si è detto entusiasta dei passi avanti che abbiamo saputo fare in questo contesto; il Presidente del Comitato per Ripafratta ing. Aliberti che collabora con noi per raggiungere i medesimi traguardi. Ma tra chi non è intervenuto c'erano altrettante importanti delegazioni, come i rappresentanti della pro loco di Asciano, con l'intenzione di fondare al più presto un giornalino di promozione territoriale (vedere nella sezione "Territorio"); i responsabili del sito sangiulianoterme.com, che promuovono attraverso la rete multimediale le bellezze facenti parte di questo vasto comune; a questo proposito approfitto per segnalarvi che ci hanno "premiati" pubblicando sul loro sito questo resoconto:

"Insieme Sotto La Rocca", 5 anni di Voci dalla Rocca.
Sabato 19 marzo 2005, ore 19.30 presso Villa Danielli-Stefanini, si è celebrato il 5°anniversario del mensile "Voci dalla Rocca". La giovane redazione composta da Matteo Benotto, Sara Lippi, Luca Casapieri, Angelica Pardi e diretta da Francesco Noferi ha così raggiunto il traguardo del quinto anno di pubblicazioni di un dinamico editoriale mensile interessato principalmente alla rivalutazione di un territorio sovrastato dalla famosa "Rocca di Ripafratta", ultimo avamposto Pisano che per la sua favorevole posizione, dall'alto del Colle Vergaio (dominante quindi sulla stretta gola scavata dal Serchio antistante), permetteva il controllo sui traffici fluviali e viari fra Lucca e Pisa in epoca medievale. La serata ha quindi preso inizio, dopo i convenevoli di prassi, con l'intervento del Vicesindaco del Comune di San Giuliano Terme, Pierluigi Chelossi e seguito dall' Assessore Fabio Legnaioli. Una piccola tavola rotonda in cui preziosi ed apprezzati sono risultati inoltre gli interventi dell' Architetto Masssimo Gasperini e del Presidente del Comitato per Ripafratta. La serata ha poi proseguito con una cena di prodotti tipici della zona concludendosi con un bel "5" da spegnere da parte della redazione su una delle nove squisite torte portate in sala.

Inutile dirvi che i complimenti ci sono arrivati da tutte le parti; ma quelli che ci hanno fatto più piacere sono stati quelli entusiasti dei partecipanti, di voi lettori (guardate la nostra rubrica della posta, più avanti). Il traguardo raggiunto da "Voci dalla Rocca" in questi cinque anni ci ha ripagato pienamente; mai ci saremmo aspettati (grazie a dei nostri abbonati) di raggiungere Pisa, Roma, o Firenze, o Catania…

di Angelica Pardi

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C'era una volta ...

C'era una volta
una piccola scuola,
in un piccolo paese
senza tante pretese.
C'era una volta
dei bambini
che chiedevano alla loro maestra
di raccontare loro delle storie; di paura,
di avventura,
bastava che fossero storie.
C'era una volta dei bambini
che amavano leggere storie;
di paura, di avventura,
bastava che fossero storie.
C'è un detto che dice:
"Un bambino che legge
va lontano
senza che nessuno lo tenga per mano".
questi bambini sono cresciuti
e sono arrivati lontano; piano, piano
le loro storie sono diventate un giornale,
Un giornale che da 5 anni è la "voce" di un paese,
del loro paese,
un piccolo paese
senza tante pretese.
Bravi ragazzi!

della Maestra Teresa

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Cronaca

PROGETTI: come i intende eliminare il passaggio a livello ed il ponte attuale

Tirreno e Nazione annunciano la demolizione del ponte

Il progetto è avviato, ma deve ancora essere approvato a Roma


Leggendo Il Tirreno del 20-3-05 (un articolo molto simile è uscito anche sulla Nazione il medesimo giorno), ho visto un articolo riguardante Ripafratta, in particolare la questione che abbiamo sollevato già diverso tempo fa noi di "Voci dalla Rocca", riguardante il progetto di riutilizzare il vecchio ponte dell'ex autostrada. Questo a beneficio di una maggiore sicurezza in caso di possibili piene che potrebbero verificarsi in futuro. Infatti la così breve distanza di due strutture in un punto dove il Serchio fa una "strozzatura", pone a rischio le aree circostanti in caso di esondazione del fiume", questo è quanto è scritto in entrambi gli articoli. Il progetto, di per se, è a livello molto più ampio e riguarda un po' tutti i paesi toccati dal Serchio, con l'intenzione di rafforzare gli argini (cosa che stanno facendo anche a Ripafratta e a Filettole) e facilitare, per quanto possibile, il fluire delle acque anche in caso di piene. L'intero progetto deve ancora essere esaminato in maniera più approfondita dal Comitato istituzionale dell'Autorità di Bacino a Roma ed il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 3.6 milioni di euro (nel vecchio conio circa 7 miliardi). Del fatto che il traffico Filettole-Ripafratta quindi, si sposterebbe tutto sul ponte "vecchio" ed il ponte attuale verrebbe eliminato completamente, insieme al passaggio a livello viene però appena accennato. Nell'articolo inoltre non si legge - soprattutto - di come vorranno poi allacciarsi alla Statale (dalla "sponda" ripafrattese), del possibile aumento di traffico pesante (il passaggio a livello e il sottopasso all'autostrada dalla parte di Filettole erano un impedimento fisico a tutti quei tir o camion di grossa stazza, che obbligavano a scegliere percorsi alternativi, che con il riutilizzo del ponte non occorrono più) con il conseguente aumento di smog. Ricordiamo che, come riportato nel nostro precedente articolo (ormai risalente a diversi anni fa) il progetto prevedeva di riallacciarsi alla Statale Abetone proprio a metà del viale della stazione passando sopra il campo sportivo, campo sportivo che i Ripafrattesi hanno "sudato" per ottenere, senza considerare che è uno dei pochi posti (per non dire l'unico) dove i ragazzi possono praticare sport e svagarsi in paese. Nel progetto però non era specificato un luogo dove poter, eventualmente, creare un nuovo campo sportivo. L'altra possibile soluzione potrebbe essere quella di sfruttare il percorso della vecchia autostrada per intero creando così l'allaccio in "valle", cosa da valutare con attenzione in quando sarebbe proprio in vicinanza delle "due mura" (la curva alla fine del viale della stazione), di per se già pericolosa e purtroppo troppo spesso al centro della cronaca per gli incidenti. Purtroppo non siamo in possesso del progetto (con quindi maggiori dettagli) e speriamo che tutte queste considerazioni e dubbi che noi abbiamo sollevato, cogliendo l'occasione che si è presentata con questi due articoli, siano presi in dovuta considerazione; inoltre potrebbe essere d'aiuto considerare anche l'ipotesi di ascoltare suggerimenti dalle persone che ci vivono, noi Ripafrattesi.

di Casapieri Luca

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Territorio

MEMORIE: una straordinaria testimonianza dai primo del novecento

Giovà, novella di Clara Gallo

Su "la Nazione della Sera" del 10 luglio 1925 compariva questa novella, la testimonianza di una donna che trascorreva le sue estati a Ripafratta, e che ha portato per anni nel suo cuore la figura di un "bimbetto" ripafrattese, Giovà, che la accompagnava nelle sue "escursioni" alla Rocca


Qualcosa che sa la fedeltà del cane, l'ammirazione del discepolo, l'affetto di un fratellino: Giovà. Un bel faccione tondo che ricorda un po' la luna piena, un nasetto che guarda il tettino del berretto, la bocca sempre semiaperta; gli occhi azzurri, grandi grandi, sembrano troppo aperti in un desiderio meravigliato di cielo, di quel cielo terso di Lucchesia, che il serchio riflette nella sua onda che canta. Dalla giacchetta che non ha più posto per scorrere i bottoni e che finisce press'a poco dove cominciano i calzoncini, si capisce che Giovà è ingrossato e cresciuto più di quel che l'economia domestica avrebbe desiderato. Dai calzoni che conoscono la carezza di tutti i prati della valle, di tutti i sassi della Rocca, escono due gambette dritte e ben piantate che, nell'estate, vanno a finire nella polvere. " Porti le scarpe che mamma ti fece ". La nostra conoscenza è di vecchia data; risale ai tempi felici in cui io portavo le gambette nude e lui aveva la sua facciona da fattore, tutta piena di lattime. E fin d'allora attraverso la maschera che lo deturpava, i suoi occhioni mandarono, veramente non so se a me o al mio cappello cittadino, uno sguardo sorridente. Forse sentiva che non eravamo del tutto estranei: infatti, risalendo ai genitori nostri, una certa parentela, se non proprio di sangue almeno di latte c'è. E da quel giorno, quasi ogni anno, sono ritornata, nella casa ospitale, dove la massaia staccia la farina nella madia odorosa di buon pane, dove basta scendere una scala, per trovare nel covo tepido le belle uova fresche, e dove ho ritrovato Giovà, sempre più grande, sempre più monello, sempre più disposto a seguirmi, anzi a precedermi nelle mie visite quotidiane sui colli d'intorno: ombra timida e discreta, che non sparisce per cambiar di luce, che non si allontana per calare di sole. Qualche volta mi sono provata a domandargli: Dove dobbiamo andare oggi? Dillo tu! - Io? Sé! - E un sorrisetto d'incredulità ha accompagnato la sua risposta. Il piccolo ribelle che si farebbe spaccar la testa da suo fratello, piuttosto che concedergli un no quando ha stabilito un sì, sembra non poter pensare di avere una volontà propria, quando c'è Crala (Una sola parola davanti al mio nome è stato impossibile che sua madre gliela facesse pronunciare). Ricordo che una sera, mi prese la fantasia, di andare su alla Rocca, al sorgere della luna. Giovà non fiatò, ma nei suoi occhi, fatti ancora più grandi, vidi riflesse le mille visioni di spiriti e di fole, che la mia idea romantica doveva ridestare nella sua anima di bimbo. Qualcuno poi si credè in dovere di aggiungere: "Un c'indare Giovà alla Rocca, lassù c'è er diavulo con tutti quelli che ci son morti drento!" Non rispose nemmeno; prese la "vetta", segno di partenza, e zufolando si avviò alla porta di casa. Quando si fu sulla strada maestra, al lume incerto di un'alba lunare, che faceva le ombre lunghe lunghe, si voltò e gridò: "Se c'è er diavulo, gni dico che vienga a piglia' te!". Una vocetta tremula di grillo provava a intervalli la sua notturna melodia flautata. E a intervalli sentivo il sommesso zufolio di Giovà, oh così sommesso, che pareva uno degli infiniti bisbigli della campagna, in quella notte grave di calma estiva. Allora, mentre un viottolo ripido tra due alte siepi di rovi, ci portava su, su, in alto, verso la massa nera del forte diroccato, sentivo scorrere nelle mie vene il brivido della poesia Foscoliana, recente riminescenza scolastica. E mentre cullata dal "l'orrore dei notturni silenzi" e da un alitare sommesso di fronde, rivivevo la magnifica rievocazione di Maratona, tutta la natura silente e palpitante che vedevo e intuivo intorno e al di sopra di me, non era che un immenso scenario, in cui la mia anima entusiasta, riviveva una creazione di bellezza. Oggi che qualche anno è passato, sul volto e sull'anima della normalista di secondo corso, ricordo sopra a tutto la manina di Giovà, morbida sotto la pelle ruvida, che cercava la mia e ricordo i due occhioni di cielo, che si rivolgevano, non so se verso me o verso le stelle, forse ad implorare il ritorno. Cari, cari occhioni belli, che seppero respingere le lacrime di paura, per brillare di gioia a una persona che amavano! E su, su, sempre più in alto, fino al Rocchino, fino all'antemurale merlato… E mentre io contemplavo la piana del Serchio, punteggiata di piccole luci rosse, che si perdevano là fino al castello di Nozzano, mentre ammalata di romanticismo e di quindici anni (bella malattia, però!) mi perdevo nei sogni più stravaganti, che testa di potea abbia creato, Giovà si era accoccolato vicino a me… e aspettava. E ritornammo in paese; io con qualche fantasma in più nella mia testa, lui con un po' più di gloria; l'indomani tutta Ripafratta l'avrebbe saputo che Giovà era stato di notte alla Rocca!

* * *

Ora Giovà è " grande ", ha dodici anni e va a fare il sarto, visto che la scuola non è fatta per lui. Qualcuno insinua che lui non sia fatto per la scuola; quel che è certo è che l'incompatibilità esiste. Nonostante la carriera iniziata, quando io mi posso permettere il lusso di un ritorno ai monti di S. Giuliano, Giovà torna di nuovo la mia guida autorizzata, non più in traccia di fantasmi e di sogni lunari, ma in cerca di sole, di ciclamini, di vitalbe, in cerca di punti d'osservazione, da cui spingere il nostro sguardo curioso, lontano, oltre Pisa, verso l'orizzonte, verso il mare. E quando per le strade di Firenze, il mio sguardo è costretto fra due lunghe file di case, che mi consentono solo uno sprazzo di cielo, quando devo scrutare a destra e a sinistra per scivolare fra un auto e una carrozza, il mio pensiero corre a quegli orizzonti vasti, coronati di verde e di azzurro, dove una figurina di bibmo, dagli occhi grandi grandi, che sembrano troppo aperti in un desiderio maravigliato di cielo, sembra ripetermi: " Guà, la su' Firenze sarà bella, ma tutto vesto mondo un ce lo vede mia! "

di Clara Gallo *


* Per questa straordinaria testimonianza di memoria e di sentimento, dobbiamo ringraziare - e non lo faremo mai abbastanza - un nostro lettore (e abbonato), che è Paolo Sacchi, e che di Clara Gallo è il figlio. Il signor Sacchi abita a Figline Valdarno e, ritrovando in casa sua una vecchia pagina di giornale (la Nazione della Sera) datata 10 luglio 1925, ha pensato di inviarcela in fotocopia per mettere tutti i ripafrattesi a conoscenza di questa storia e di queste persone che appartengono alle nostre radici più profonde, ai tempi in cui Ripafratta era un vero e proprio gioiello, una meta non solo per gli appassionati di storia e di natura, ma anche per gli inguaribili romantici come Clara Gallo.

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Una nuova speranza

La speranza si fa strada.
"Voci dalla Rocca" ha appena festeggiato i cinque anni di vita e già una bella notizia arriva a ricordarci che dopo le celebrazioni il lavoro ricomincia, e molto più impegnativo di prima. La Redazione è stata contattata nelle scorse settimane dai rappresentanti della pro-loco di Asciano (frazione di San Giuliano all'altro capo del lungomonte, come sapete), che ci hanno riempito di complimenti e ci hanno chiesto dritte e consigli. Questo perché anche nella "Valle delle Fonti", dopo tanti anni di attività della pro-loco, si vuole tentare un esperimento simile al nostro, creando un notiziario. Per "Voci" è un onore fare da "esempio" ma soprattutto da stimolo e da incoraggiamento ad una attività nella quale vengono riposte tante speranze. E' un po' il compimento del nostro sogno, di quello che (segretamente, perché ci pareva irrealizzabile) abbiamo sempre auspicato. Che in altri paesi potessero sorgere iniziative simili alla nostra e che tutti insieme, aiutandoci l'un l'altro, potessimo dare un impulso a queste frazioni del lungomonte, alla loro rivalutazione, al loro sviluppo. Ma anche, la nostra speranza era di fare finalmente di questi paesi delle società "aperte", dove si discute, ci si interessa del futuro, si prospettano ipotesi e progetti per migliorare comunità così ricche di storia e così poco comprese. Comunità dove la gente partecipa. Questa è una grande sfida, perché va contro decenni e decenni di isolamenti, chiusura mentale, pregiudizi, fazioni e contro-fazioni, incomprensioni - anche - da parte delle autorità. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma il primo mattone è stato messo con "Voci dalla Rocca", e ora, cari i miei scettici, accanto al nostro c'è n'è un altro, e si chiama "L'Eco della Valle delle Fonti". Noi della Redazione di "Voci" abbiamo avuto modo di parlare con la pro-loco di Asciano (e abbiamo anche inviato loro un articolo da pubblicare sul primo numero), che era presente alla serata "Insieme sotto la Rocca", per i cinque anni del nostro notiziario, e abbiamo raccolto le loro speranze, i loro auspici, i loro punti di forza. Ci hanno parlato a lungo di Asciano, delle iniziative intraprese in tutti questi anni, e soprattutto delle difficoltà incontrate, della collaborazione non sempre presente, della difficoltà di parlare alla gente, delle divisioni. Credeteci quando vi diciamo che tutto il mondo è paese, e sembrava di sentir parlare di Ripafratta. Ma tant'è, mal comune, mezzo gaudio… Ora, Asciano è di fronte ad una sfida non facile, ma fondamentale, e Ripafratta altrettanto. Se "L'Eco della Valle delle Fonti" avrà successo, gli Ascianesi avranno tutto da guadagnarne, ma anche "Voci dalla Rocca" avrà al suo fianco un collaboratore, una spinta, una motivazione in più per andare avanti. Non sarà facile, specialmente nei primi tempi, e l'abbiamo detto chiaramente ai nostri amici di Asciano. Gli abitanti di questi paesi non sono inclini ad accettare novità del genere. I Ripafrattesi, ad onor del vero, sono stati lungimiranti, perché fin dall'inizio non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno, ma ancora molto rimane da fare per quanto riguarda una partecipazione attiva alla vita del giornale; solo ora, a distanza di cinque anni, le prime acque cominciano a smuoversi, e prevediamo che ci vorrà ancora del tempo. Ma noi abbiamo pazienza, tireremo le somme in occasione del decennale… Non scoraggiatevi se le cose vanno male, amici di Asciano, e non date tutto per scontato se le cose vanno bene. Informare, spronare, motivare la gente costa sacrificio, ma per chi crede nel proprio paese è soprattutto un piacere, e anche il peso sembra più leggero. Una cosa sola: conservate l'entusiasmo. Non importa l'età, non importa il risultato; sappiamo tutti che questi sono semi che hanno bisogno di tempo per germogliare. Chi ha entusiasmo, vede già la pianta, già il frutto, là dove gli altri vedono solo un granello; ed è questo il segreto del suo successo. Noi non vi faremo mancare il nostro sostegno; sappiate di avere dalla vostra parte tutta la Redazione e, crediamo, tutta Ripafratta. Vi aspettiamo sulle pagine di "Voci dalla Rocca".

di Matteo Benotto

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L'eco della Valle delle Fonti

Quando abbiamo ricevuto il vostro gradito articolo il nostro giornalino numero "zero" era già pronto per la stampa e pertanto non abbiamo potuto inserire l'importante messaggio contenuto e ce ne scusiamo. Contiamo senza alcun dubbio di inserirlo nel prossimo numero che andremo a stampare subito dopo la diffusione di questo giornalino che ci servirà per presentare la nostra iniziativa a tutti i paesani. Vi ringraziamo di averci incoraggiati ad intraprendere questa difficile scommessa che non risparmia sacrifici ma che promette di dare più di quanto chiede. Il racconto delle vostre difficoltà incontrate durante il percorso di questi cinque anni ci serve per non perdere l'entusiasmo dopo le immancabili delusioni che incontreremo. Questo ci dà forza, come dite voi, per smuovere le acque stagnanti del paese. Quando voi ci dite che non è cosa facile siamo ancora più spronati a confrontarci e scommettere per la riuscita del progetto. Sapere che è una cosa importante e vitale per la valorizzazione del nostro paese di Asciano inteso come territorio ma specialmente per ripristinare i legami sociali prima che si perdano definitivamente ci stimola e ci dà fermezza. Lottiamo affinché Asciano non diventi un semplice dormitorio. Sentiamo, latente, intorno a noi una voglia di reagire che ci da forza per continuare a lottare per la riuscita di una ripresa dei vecchi valori paesani. Nel mese di dicembre, in una riunione della pro loco, dove all'ordine del giorno c'era l'analisi delle varie manifestazioni svolte durante l'anno 2004, dovemmo constatare dolorosamente che alcune di queste non avevano avuto il successo sperato. A fronte dei sacrifici incontrati dai componenti della Pro Loco che si erano prodigati in maniera encomiabile, dovemmo ammettere che le nostre risorse umane prima di quelle finanziarie erano state insufficienti e quindi la mancanza dei risultati sperati erano dovuti a queste cause. Venne allora l'idea di cercare una più numerosa partecipazione alle nostre iniziative dialogando con gli abitanti del paese. I manifesti si erano dimostrati troppo impersonali. Come? Facciamo un giornalino fu l'idea di uno! La cosa piacque e si cominciò a dare un nome alla testata. La prima cosa che venne in mente fu la "Voce di Asciano". La cosa prese consistenza tanto che ormai la redazione, anche se pur esigua nel numero ed ignorante della materia, si mise a lavorare. Ma il 26 gennaio 2005 sul "Tirreno" apparve un bell'articolo intitolato "Un giornale per non perdere le tradizioni del paese". Questo articolo iniziava "Da quasi cinque anni a Ripafratta è in corso un piccolo ma interessante laboratorio d'informazione che si chiama- Voci dalla Rocca-. La cosa ci lasciò delusi perchè credevamo, presuntuosamente, di essere stati i primi nel territorio Sangiulianese che avevano avuto questa idea. Continuando a leggere l'articolo apprendemmo che contrariamente a quello che credevamo di aver (genialmente ?!) ideato noi, un gruppo di anziani, per non dire vecchi, era stato già realizzato da un gruppo di ragazzi ai quali nel proseguo di tempo si erano aggiunti altri più o meno giovani ed ognuno aveva dato il loro contributo per la buona riuscita dell'idea. La cosa non ci smontò ma ci caricò ancor più per portare avanti l'idea tanto che il titolo della testata fu cambiato in ECO della valle delle fonti. Il contatto con voi è stato veramente entusiasmante per la vostra disponibilità ad aiutarci nella difficile impresa. E vi ringraziamo tanto. Quando poi ci dite che non importa l'età, non importa il risultato, è quanto volevamo sentirci dire da chi ha avuto questa esperienza. Contiamo molto di continuare a contattarci fino a raggiungere un futuro gemellaggio con scambi non solo epistolari ma anche di presenze in occasione di manifestazioni che andremo a fare durante l'anno 2005. Saranno inoltre molto importanti gli scambi di esperienze che nell'arco delle pubblicazioni saranno raggiunte.
Ci vedremo presto.

di Aldo Tratzi Presidente della Pro loco di Asciano

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STORIA: continua la scoperta del medioevo, con l'Arch. Amato

Usi, abitudini e costumi della società medioevale

Piccolo borghi o grandi città, la società medievale svolgeva la
sua vita nei "centri". Ecco come "funzionavano" ...


Oggi, quando ci troviamo all'interno di un borgo medievale, ci immaginiamo come potesse essere la vita all'interno delle mura, quali erano le abitudini e le tradizioni di questi abitanti. Attraverso un breve viaggio nel passato, immaginiamo di trovarci catapultati all'interno di questa città, e di scoprirne insieme, la vita medievale. Le mura, oltre che la città vera e propria, circondavano buona parte della campagna. In questa zona si trovavano alcuni edifici poveri, costruiti in legno e muratura. Per rintracciare gli edifici principali, era necessario spingersi fino al centro della città; qui si trovavano il palazzo del vescovo, quello del conte, il palazzo comunale e i palazzi delle famiglie ricche. Tra le strette, tortuose e dissestate viuzze, si potevano incontrare numerose persone. Sin dalle prime ore del mattino, infatti, nelle principali piazze della città, si svolgevano i mercati dove si vendevano frutta, carni, formaggi, vino e legna. In alcuni momenti, si poteva assistere all'ingresso in città di cavalieri di ritorno da qualche eroica missione, seguiti da servi, carriaggi e armati; oppure incrociare qualche manifestazione religiosa o ancora alcune sfilate con pittoreschi costumi e policrome bandiere. Ai figli dei signori, presso conventi e chiese, era permesso studiare. L'insegnamento delle varie discipline era molto severo; per coloro che dimostravano scarso interesse e poca propensione per lo studio, c'era sempre pronta una robusta frusta. Fino al XII secolo, l'istruzione avveniva solo attraverso un insegnamento teorico ma, successivamente, con lo sviluppo dei commerci, anche nelle scuole si iniziò a dare insegnamento pratico. Per quanto riguarda la giustizia, questa era affidata a persone più autorevoli; solo a volte si ricorreva alla presenza del giudice che, comunque, aveva solo il compito di dirigere il processo e di accertare che la sentenza venisse applicata. Solo successivamente, il diritto di amministrare la giustizia, divenne compito prima dei Consoli e dei Podestà, e poi, con le Signorie, un diritto esclusivo del signore. Ma non tutti ricorrevano - o potevano ricorrere - alla giustizia; era una pratica comune, infatti, specialmente tra il popolo più povero, "farsi giustizia da soli" vendicandosi nel modo che si riteneva più adatto per far scontare il torto subito. Questo sistema, che prendeva il nome di faida (dal vocabolo germanico fehde, che significa inimicizia), fu in uso sin dai tempi più antichi presso i popoli barbari e introdotto in Italia dai Longobardi (VI secolo). Le persone che, a seguito di una sentenza, venivano giudicate colpevoli, erano punite con pene estremamente sofferenti e molte volte giustiziate a morte. Tali personaggi, erano malfattori che frequentavano soprattutto taverne, luoghi considerati in quel periodo, di malaffare; i suoi frequentatori assidui erano vagabondi, ubriachi, prostitute, donnaioli. Per i predicatori medievali, l'atmosfera delle taverne, conduceva l'uomo alla depravazione più completa. In questi luoghi, inoltre, si praticava il gioco illecito, scommettendo e puntando ingenti quantità di denaro (gioco d'azzardo). In particolar modo, i giocatori d'azzardo, erano accusati di infamia e per questo motivo, non erano ammessi a ricoprire un posto nel pubblico impiego. Se gli infami erano un giudice, un avvocato o un notaio, questi venivano rimessi dal loro incarico. Il gioco d'azzardo era considerato un delitto contro i buoni costumi del popolo in quanto costringeva e spingeva a inveire contro la tranquillità della comunità e l'integrità del singolo. Durante questi ritrovi clandestini, erano frequenti le risse che, il più delle volte, sfociavano in omicidi. In questi locali, inoltre, si imprecava e, nella società medievale, questo atto era considerato un offesa. La pena quindi da scontare, poteva diventare molto pesante: essere mutilati nella lingua e nella mano per evitare di continuare a bestemmiare e giocare sporco. Ma vi erano anche i barattieri che, non avendo né un lavoro né una fissa dimora, conducevano una vita irregolare e dissoluta. All'interno delle città, questi organizzavano attività illecite; arrestati, anche loro, a seconda della sentenza, potevano essere uccisi, torturati o coinvolti in attività di serventi pubblici quali boia o pulitori di pozzi. L'attività dei barattieri, si incrociava spesso con quella delle prostitute; accomunati dall'illegalità e dagli stessi luoghi di lavoro, ben presto i barattieri divennero i protettori delle prostitute. In città, appena sopraggiungeva la sera, le campane battevano il segnale del coprifuoco e le strade si facevano deserte. Era dunque il momento di ritrovarsi in famiglia e, magari attorno ad un bel focolare, per raccontarsi le varie vicissitudini dei componenti della famiglia. Non si faceva mai tardi, però, perché all'alba occorreva essere già desti e pronti per la nuova giornata. Poiché le vie rimanevano immerse nella più completa oscurità, spesso era vietato, sotto pena di multa, uscire di notte per le strade senza essere provvisti di lume. Del resto la luce serviva anche a segnalare la propria presenza, a scanso di sorprese che potevano arrivare…dall'alto: Durante queste ore, infatti, era permesso gettare dalla propria finestra, qualsiasi "rifiuto". A quel tempo, inoltre, le foreste giungevano sin sotto le mura della città; così, fra gli incontri indesiderati che si potevano fare durante la notte per le vie cittadine, c'era anche quella dei lupi. Ma niente paura! A vegliare sull'incolumità delle persone della città, c'erano i custodi della notte; peccato - testimonianza di alcune cronache locali - che questi il più delle volte venivano sorpresi a dormire e di conseguenza costretti a pagare salate multe.

di Sebastiano Amato

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POLVERE D'ARCHIVIO: i documenti storici della nostra antica Pieve

La "Crisi delle crepe". Il Pievano ricorda ...

Erano gli anni '70: il pericolo, lo stato d'emergenza, la manifestazione, la denuncia.


Ancora polvere di archivio. Ma questa volta la polvere non ha il sapore aspro e amaro dei secoli passati, perché è abbastanza recente: infatti si è posata su fatti e persone ancora vive o quasi-vive. Voglio ricordare un periodo un po' difficile del nostro paese, il periodo "delle crepe" degli anni '70. Questa nostra terra inquieta, qui da noi diventò ancora più inquieta: infatti, nelle pareti delle case e anche all'esterno cominciarono ad apparire delle fessure inquietanti, che tendevano ad allargarsi, causando paura ed apprensione nelle famiglie. E partì l'allarme. Alcune famiglie vennero accolte all'Asilo (purtroppo vuoto di bambini per il ritiro delle Suore), altre trovarono rifugio presso parenti. Queste sistemazioni erano ordinate con "decreti di sfratto" dalle competenti autorità civili. Fu formato un Comitato di emergenza, a capo c'ero io, il Pievano. Ci furono riunioni, sopralluoghi di tecnici, geometri, professori, geologi. Ci furono nottate di veglia controllate per il movimento delle acque. Noi semplice gente del popolo si dava le colpe di questo fenomeno al troppo togliere l'acqua dal sottosuolo da parte dell'acquedotto, che - come sapete - è vicino al paese. La notizia di questa situazione si diffuse. Ne parlarono i giornali, furono fatte interviste. Fu stabilita una azione dimostrativa: in una domenica mattina (saltò anche la Messa delle ore 11) un corteo di mobilitò tutto il paese. Naturalmente vennero i Carabinieri per fronteggiare la situazione. Erano comandati da un maggiore (se non erro) dell'Arma Benemerita. Se ne occupò anche la Radio regionale. Si andò sulla ferrovia, bloccando un treno Pisa-Lucca. Si interruppe la Statale 12 dell'Abetone. Non ci furono violenze da parte dei dimostranti, che volevano soltanto difendere le proprie case. La notizia fece scalpore specialmente quando scattò una denuncia alla Magistratura per "blocco ferroviario e stradale". E si divenne "famosi" con titoli che mettevano in evidenza il fatto del parroco alla testa dei dimostranti, del "parroco che fermava il treno". Ne parlarono e scrissero radio e giornali anche all'estero, anche giornali "vivaci". L'Arcivescovo mi mandò a chiamare, ma fu comprensivo nei miei riguardi perché agivo per l'interesse d'amore verso la mia gente. E naturalmente arrivò anche la data del processo penale al Tribunale di Pisa. Sul foglio degli "imputati" era scritto così il "titolo" del processo stesso: "Don Mario Maracich + sette", perché questo era il numero degli accusati, alcuni di Ripafratta e alcuni di Filettole (non chiamati da noi per la dimostrazione). E ci fu naturalmente anche la sentenza: "condannati a 6 mesi e 10 giorni di reclusione". Noi eravamo difesi da due avvocati famosi del Foro di Pisa. Essi fecero subito ricorso alla Corte d'Appello di Firenze. Altro processo, altre emozioni, altre sofferenze. Ma Firenze ci assolse e "per insufficienza di prove" e "perché il fatto non costituiva reato", anche se la causa costò al paese 1 milione di lire degli anni '70. Al Pievano fu sequestrato il passaporto (ma poi lo riebbe). L'acquedotto dovette ridurre la quantità di acqua pompata dal sottosuolo. Furono tempi duri. Si fu lodati e biasimati. Ma anch'io quella volta ero più giovane e senza avere i panni dell' "eroe", fui costretto ad indossarli per il (almeno tentato) della mia "gente" che, ancora, siete voi, voi di Ripafratta

di Mons. Mario Maracich/p>

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FORTIFICAZIONI E TERRITORIO: il sistema di confine pisano-lucchese

Santa Viviana a Filettole

Prosegue la sezione dedicata alla storia delle numerose fortificazioni intorno a Ripafratta, costruite a guardia del confine. Questo mese, l'Arch. Bulleri ci "porta" a Filettole, a vedere Santa Viviana


Nominata già nei secc. IX-X come possedimento della Mensa Vescovile Lucchese, Filettole presenta notevoli testimonianze di un presidio fortificato (Loc. Villa Castellaccio) posto al di fuori dell'attuale insediamento, sulle pendici del rilievo de "La Fioraia": una posizione logistica favorevole al controllo visivo della riva sinistra del Serchio, proprio di fronte a Ripafratta. I vantaggi strategici offerti da Filettole, però, furono sfruttati solo in un periodo successivo quando, per esigenze militari, il Comune di Pisa, subentrato ai Lucchesi all'inizio del XII sec., decise di adattare per esigenze militari - nel 1222 - l'allora monastero femminile di Santa Viviana, risalente al sec. XII. Proprio in seguito alla costruzione di questa nuova fortificazione, i Lucchesi decisero l'edificazione della vicina rocca di Castiglione per confermare la loro giurisdizione su quella zona di confine ma il contenzioso non ebbe termine e portò in breve tempo ad una ripresa delle ostilità fra i due stati nemici. Fu una guerra lunga che iniziò, sempre nel 1222, con una sonora sconfitta dei Pisani nella battaglia di S.Viviana di Filettole. "L'aldaci Pisani, stati per alquanti dì cheti, riprese le loro forse, sapendo ellino avere .CC. chavalieri e più, tra baroni, marchezi e conti, li quali per Toschana e Lombardia avevano raunati a soldo, promettendo a dicti baroni pagarli honorifichamente, de' quali era rectore (..) Currado marcheze Malaspina (..), pervennero in quel piano di socto di Chastillionciello e lo schorrente fiume del Serchio, e ivi presso si è lo monticello di Santa Viviana. Quine pervennero con fremuoto e con romore di trombe e altri stormenti. E quine s'acamparono, faccendo sbarre et fratte, dal monte fine alla ripa del fiume. Et in nel dicto monticello saldarono, dalla parte di Chastillioncello, fosse e spicciati facendo per traverso sbarre d'arbori tagliati. Essendo tali novelle aportate a' Lucchesi, immantenente chavalcarono a Chastillioni, sì velocemente che l'uno l'altro non aspectava. E a Balbano fecero loro albergaria, aspectando loro gente, e spettando trabacche, paviglioni e contadini, li quali doveano venire al soccorso. L'altro die li balestrieri e li folonbratori di ciascuna delle parti incominciònno a combactere contra la voluntà de' chapitani d'amendue le ciptà, e ciaschuna delle parti assai bene si difendea per avere la victoria. Vltimamente la victoria di tal bactagla rimase a' chavalieri Luchesi, e' Pisani funno scomficti". (G.Sercambi, Le Croniche, XLIII. Come i Pisani e'Lucchesi combattono insieme e rimase Lucha vincitore - 1222). La stessa località si rivelò ancora decisiva, ma con esito opposto, nel 1264 quando una vittoria pisana permise l'occupazione, mantenuta fino al 1275, delle vicine rocche lucchesi di Castiglione e Cotone. Conquistata dalle truppe del milanese Luchino Visconti nel 1325, Filettole fu poi praticamente abbandonata fino al 1388, quando venne trasformata in residenza di campagna fortificata dall'arcivescovo di Pisa Lotto Gambacorti. La scelta cadde su un impianto planimetrico semplice, un recinto a pianta quadrilatera, con torri angolari a pianta rettangolare, cui si addossava il palazzo vescovile. Tali strutture, oggi di proprietà privata, sono ancora leggibili ed in discreto stato di conservazione. Alla fine del XIV sec., durante un nuovo periodo di belligeranza fra Lucca e Pisa, i Lucchesi non lesinarono mezzi e denaro nell'inutile tentativo di occupare Filettole, tant'è vero che allestirono un temibile "gatto" per espugnarne le mura nel 1397. "Conoscendo il comune di Luccha quanto sere' utile al comune di Luccha et dannoso di Pisa a prendere la fortezza di Santa Viviana, la quale è a Filectoro socto Chastillioncello, deliberònno li antiani e 'l comsiglio di Luccha quella prendere. E, facto fare secretamente molti grilli e uno gacto per taglare le mura, e aparechiato molte bombarde, balestra e altre cose bizognevoli, con circha fanti .MV.c, tra soldati e di contado, e circha cavalli .CL., e a dì .II. gungno dicto anno, la mactina di buon ora, cavalchò le dicte brigate di Lucchi con tucti li fornimenti e vituagle a Nossano e Chastiglioncelli per andare a Santa Viviana. Delle quali brigate ne fu guida e capo Bartolomeo di Francesco Guinigi e Christofano d'Arezzo caporale di .XXV. lancie. E giunti che funno, ordinàro volere combattere il dicto castello di Santa Viviana e mectere alle mura il dicto gacto. E quelli che in el dicto chastello erano, valentemente difendendosi, li Lucchesi com bombarde, balestra e fantarìa acostandosi tanto che i fossi del dicto chastello si riempienno, e acostato il gacto, quelli dentro, ciò vedendo, gictaron giù dalle mura stima arsiccia con polvere di bombarda e oglio con fuocho, in modo che il dicto gacto non si potèo difendere che non ardesse. E oltra ciò con balestra, massafrusti e bombarde difendendosi, intanto che molti di quelli di Lucha funno feriti e uno di bombarda morto. E mentre che tale bactagla si dava, sopragiunsero alquanti fanti da Pisa e alcuni cavalieri per dare soccorso a quelli del chastello. Di che i Lucchesi, ciò vedenno, caccionsi adosso a tali venuti, quelli stando sempre alle difese, non però che alcuni di quelli Pisani non fussero presi. E vedendo dicti capitani non potere il dicto chastello per lo giorno acquistare, e vedendo arso il gacto, sonando a ricolta, salvi tornòro a Lucha come è dicto". (G.Sercambi, Le Croniche, CCCCLII.Come lo comune di Luccha mandò a combactere Santa Viviana - 1397). I Gatti, conosciuti anche come Vigne, altro non erano che gallerie di legno, ricoperte con pelli fresche, che venivano fatte avanzare, su dei rulli, fino al piede delle mura, consentendo ai guastatori di scalzarle. Il loro compito generale era, comunque, quello di proteggere un certo numero di addetti incaricati dei lavori di sterramento od impegnati in manovre di approccio alla fortificazione avversaria. Durante l'avvicinamento, infatti, e per tutto il tempo in cui si trovavano sotto le mura nemiche, gli occupanti del gatto erano sottoposti ad un terribile bombardamento, con macigni e liquidi infiammabili. Molteplice era, quindi, l'impiego di questa macchina, che poteva servire per colmare i fossati come per favorire l'impiego di arieti o trapani. Abbandonata dopo l'occupazione fiorentina del 1406, che causò la fuga dell'arcivescovo, Filettole fu espugnata un'ultima volta dal celebre Niccolò Piccinino al soldo dei Lucchesi, all'inizio del XV sec., la fortificazione cadde poi in disuso per la trascuratezza dei nuovi governanti Fiorentini.

di Andrea Bulleri

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ALBUM DEI RICORDI: ogni mese un pezzo della Ripafratta che non c'è più

Vista dal Serchio, una Ripafratta da cartolina

La natura delle rive del serchio incornicia le case di una Ripafratta "sognante"


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Il 1 maggio torna "Ripafratta-Farneta" alla "Fossa dei Leoni"

Anche questo primo maggio, grazie all'interessamento degli organizzatori, torna la "disfida storica", il "derby della Rocca" Ripafratta-Farneta, la partita di calcio che oppone il centro del paese alle sue "periferie". Siamo tutti invitati ad intervenire numerosi a quella che è la tradizione delle tradizioni, un vero e proprio pezzo di storia del nostro paese. Orari precisi saranno resi noti presto.

a cura della Redazione

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Corsa podistica sui monti pisani. Ripafratta sarà su un opuscolo

Grazie all'interessamento di "Voci", Ripafratta sarà presente con una sua sezione sull'opuscolo riguardante i Monti Pisani edito in occasione della 1° Eco-Marcia, organizzata per il 25 aprile dal gruppo podistico "La Galla". Per informazioni www.lagalla.it.

a cura della Redazione

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