"Voci dalla rocca", il numero di Maggio 2007

Indice

Editoriale
IL CASO: Stazione, chiusa la sala d'aspetto
INIZIATIVE: festa di primavera bagnata, ma la sagra del 30/6 e 1/7 fa dimenticare la pioggia
INIZIATIVE: La sagra anima Ripafratta per due giorni: 600 visitatori
EVENTI: Addio alle scuole chiuse per sempre
RICORRENZE: 1 anno di Unità Pastorale tra Filettole e Ripafratta. Intervista a Don Tiziano
Primo compleanno
Problemi: Il ponte sul fiume ormai ridotto ad un colabrodo
Spazio hai lettori
RICORDI: La nostra scuola, parte il viaggio nei ricordi
SCUOLE: Ricordi di guerra gli alunni di Ripafratta intervistano ci c'era
SCUOLE: Uno squarcio di vita d'altri tempi matrimonio a Ripafratta
INIZIATIVE: San Vottorino da 300 anni a Molina Festaggiato l'anniversario
MOLINA: Polemiche a Molina, il Comune vuole il "barrino" per farci un centro giovanile
Energie in movimento


Editoriale

Centro di tutto stavolta è la chiusura della scuola, che ci ha "costretti" anche ad una copertina straordinaria... All'interno di questo numero troveremo articoli inerenti al fatto, sensazioni, ricordi, grazie anche ad un'amica della redazione che con noi ha condiviso le quattro mura che sono state ormai chiuse. Ma la scuola è anche un ideale filo conduttore di questo numero perché troverete, come esempio di quello che le nostre scuole "territoriali" hanno fatto finora, due "interviste" che alcuni ragazzi di Ripafratta hanno fatto a loro parenti che hanno vissuto da vicino la drammatica esperienza della guerra. E sempre di tempo di guerra si parla grazie ad un nostro lettore, che ha voluto "integrare" quanto ci aveva scritto la volta scorsa con un contributo nuovo e ancora più sentito, che riguarda anche Rupecava… Per la cronaca troviamo invece un articolo che ci riporta al presente e riporta alla luce il già più volte menzionato problema del ponte sul fiume Serchio, stavolta da un punto di vista leggermente diverso. Come non parlare poi della ormai tradizionale Festa di Primavera, che per la parte "mangereccia" era stata inizialmente rimandata a causa della pioggia. Si è anche festeggiato, dall'ultima volta che siamo usciti, il primo anno di vita dell'unità pastorale Filettole-Ripafratta. Per ricordarlo ne abbiamo parlato col diretto interessato, ovvero don Tiziano Minnucci; in questo numero ospitiamo anche un intervento al riguardo di un parrocchiano filettolino, che ci racconta i festeggiamenti visti "da Filettole". Prende poi il largo la nostra sezione "Lungomonte" che abbiamo affiancato alle altre due che abbiamo ("Vivere il paese" che sarebbe la vecchia cronaca, e "Territorio", che riporta storia, storie e tradizioni). Il perché di questo, e le implicazioni che comporta, ce lo spiega Francesco Noferi con un suo articolo all'interno della stessa sezione, che vede anche il resoconto della Festa di San Vittorino a Molina. Ne vorremmo approfittare per rivolgere un appello ai lettori di altri paesi per scriverci e far così conoscere tradizioni, avvenimenti, progetti delle altre frazioni anche agli abitanti di ripafratta e non solo… così potremo avere un po' di sano scambio di esperienza, perché essendo giornalino territoriale non vorremmo peccare di campanilismo, parlando solo di Ripafratta, ma di tutto il territorio del lungomonte e non solo! Secondo noi interessa anche ai ripafrattesi sapere cosa succede a cento metri di distanza! Aiutare la valorizzazione del territorio è da sempre stato uno dei nostri obiettivi. Naturalmente, è un invito esteso non solo alle frazioni del comune di S. Giuliano (a cui è dedicato in particolare la sezione "lungomonte"), ma anche agli amici di Filettole, con cui il nostro paese, ed in particolare la nostra parrocchia, intrattiene ovvi rapporti, e agli amici di tutti gli altri paesi vicini che ci leggono.

di Angelica Pardi

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IL CASO

Stazione, chiusa la sala d'attesa

"La Nazione" e "Il Tirreno" evidenziano la notizia. L?assessore Coli: chiediamo alle F.S. l'immediata riapertura


I quotidiani "La Nazione" e "Il Tirreno" hanno riportato nei giorni scorsi la chiusura della sala d'attesa della stazione di Ripafratta; una notizia che purtroppo avevamo già verificato personalmente. Le reazioni alla decisione delle Ferrovie non si sono fatte attendere: pendolari infuriati per la soppressione anche di questo servizio e reazioni preoccupate dal Comune. L'assessore Coli ha detto che le Fs hanno fatto tutto senza informare l'amministrazione e ha chiesto alle Ferrovie "l'immediata riapertura della sala d'aspetto a Ripafratta". Anche "Voci dalla Rocca" ha fatto pubblicare su "La Nazione" del 22 giugno un comunicato in cui si unisce alle proteste per questa assurda decisione che va a colpire i pendolari e chiede che si discuta subito del futuro dei locali della stazione.

della Redazione

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INIZIATIVE

Festa di Primavera bagnata ma la sagra del 30/6 e 1/7 fa dimenticare la pioggia

Il tempo minacioso ha consigliato un rinvio della cena del sabato e domenica sera, che si è invece tenuta il 30 giugno e 1 luglio, registrando un vero e proprio tutto esaurito. Regolare svolgimento, invece, per le altre iniziative, tra cui la mostra fotografic, che ha richiamato appassionat e curiosi. Il vicesindaco Chelossi all'inaugurazione: "Importanti le vostre iniziative".


Come da tradizione ormai da qualche anno, anche quest'anno si è tenuta la Festa di Primavera a Ripafratta, prevista per sabato 2 e domenica 3 giugno. Il programma dell'evento prevedeva, oltre che le collaudate visite alle Torri di Centino, Niccolai e alla Rocca, anche una mostra fotografica e di pittura (con opere di Giulio Bechelli e Marilena Bailesteanu, entrambi abitanti a Ripafratta) all'interno delle stanze dell'Asilo. Prevista inoltre la cena con successiva musica dell'orchestra "Felipe y su son" per permettere di ballare a chi lo desiderasse sia per la serata di sabato che domenica. Purtroppo il tempo non è stato favorevole ed ha costretto ad annullare sia le visite guidate ai monumenti, sia la sagra serale, per la quale era prevista una buona affluenza di persone, sia la musica nel dopo serata nei cortili dell'Asilo. Questa seconda parte della festa comunque è stata riproposta sabato 30 giugno e domenica 1 luglio; questa volta il tempo è stato clemente e ha permesso ai Ripafrattesi di godersi la festa e divertirsi in queste due serate di spensieratezza. Per ulteriori delucidazione, guardate l'articolo nelle prossime pagine. Ha avuto un buon successo e soprattutto un regolare svolgimento, invece, la mostra fotografica "Augusto Della Longa, medico e fotografo", personaggio del nostro territorio di fine '800. Un medico che ha esercitato la sua professione da Ripafratta a San Giuliano e che aveva la passione della fotografia, cosa assai rara ai suoi tempi. Il nipote, che porta lo stesso nome e cognome del nonno, ha rinvenuto in soffitta una scatola contenente lastre fotografiche originali antiche, e le ha affidate al "Comitato per Ripafratta", il quale le ha fatte restaurare e sviluppare, mostrando così per la prima volta scorci dei primi del '900 riguardanti molto da vicino il nostro territorio, non solo Ripafratta, ma anche Pugnano, Molina, San Giuliano Terme e Calci. Inoltre sono emerse raffigurazioni di persone dell'epoca (con i loro vestiti originali) e naturalmente di mestieri che ormai, purtroppo, vanno scomparendo. All'inaugurazione, oltre che il presidente del Comitato e il dott. Della Longa, è intervenuto anche il vicesindaco, assessore Chelossi, che si è complimentato con il Comitato per l'organizzazione e per lo sforzo di valorizzazione del nostro territorio. La mostra è stata visitata da numerose persone, molti anche gli appassionati che fin da Pisa sono venuti a farci visita durante i due giorni. Visto il discreto successo, molto probabilmente la mostra sarà riproposta e ampliata anche da altre fotografie ritrovate, in cui potrebbero venire alla luce delle sorprese. Naturalmente, nel frattempo, è stata riproposta anche in occasione della sagra il 30 giugno e 1 luglio

di Luca Casapieri

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INIZIATIVE

LAa sagra anima Ripafratta per due giorni: 600 visitatori

Nonostante il rinvio, la sagra "all'ombra della Rocca", una vera e propria festa paesana, fa registrare il tutto esaurito. Partecipanti da Ripafratta ma anche da Pisa e Lucca. Soddisfazione degli organizzatori.


Non era partita con i migliori auspici, visto il rinvio causa pioggia, ma il lavoro intenso degli organizzatori ha ribaltato il pronostico difficile. La festa paesana "All'ombra della Rocca", una costola della "Festa di Primavera" a tutti gli effetti, ha registrato nei due giorni di sabato 30 giugno e domenica 1 luglio un gran numero di visitatori, da Ripafratta ma anche e soprattutto da altri paesi, fino a Pisa e Lucca. Lo sforzo del "Comitato per Ripafratta" e di tutti i (giovani) collaboratori è stato davvero intenso: le difficoltà non sono mancate, il rinvio a cui aveva costretto la pioggia aveva scoraggiato gli animi, ma le difficoltà sono state superate in un modo solo: coinvolgendo ancora più persone e aprendosi ancora di più. Siamo "costretti" a fare un grande elogio all'organizzazione, che poi in fondo è un elogio a Ripafratta e ai tanti ripafrattesi che hanno portato il loro contributo. Tanto per darvi un'idea, cerchiamo di citare tutti gli ambiti dell'impeccabile macchina organizzativa: persone da tutta Ripafratta si sono impegnate a preparare la zuppa, cucinare, lavare, preparare i tavoli e le decorazioni, allestire i baracchini fuori, richiedere i tanti permessi necessari per un corretto svolgimento delle serate, fare le spese (ne è stata necessaria più di una visto il tutto esaurito della prima sera), contattare l'orchestra, preparare (e servire) i drink per il dopo-cena, tagliare e impiattare le torte, staccare innumerevoli bigliettini alla cassa (e riscuotere, giustamente), servire ai tavoli (ed erano davvero tanti), grigliare bistecche, polli e salsicce (e a loro va una menzione speciale!), garantire il servizio di vini e acque, pulire e spazzare, indirizzare le persone, ri-collocare la mostra fotografica, rigovernare, sparecchiare, curare l'elettricità e le luci, smistare i piatti in arrivo, fornire i coperti. Grazie anche alle tante altre realtà che hanno contribuito alla riuscita dell'evento: da chi ha suonato (e ballato!), a chi ha esposto i suoi piccoli capolavori nelle stanze dell'Asilo, a chi ha fornito i dolci, a chi ha concesso l'utilizzo dei locali, a chi ha portato vino in abbondanza, a chi ha sparpagliato i volantini in tutta la provincia di Pisa (e a Lucca), a chi ha prestato le sedie, a chi ha sopportato gli inevitabili (piccoli, speriamo) disagi che una macchina così complessa porta inevitabilmente in un paese come il nostro. Frasi sentite qua e là durante la serata: "Ripafratta è la sagra numero 1", "Non pensavo una cosa del genere", "Ma come mai solo due serate?", "Che bell'allestimento", "Complimenti per la zuppa!", "Servizio ottimo", "Ho rivisto un paese in armonia, che bello!", "Finalmente un momento di festa!". E' stata davvero la festa di tutto il paese. Ora basta, sennò siamo troppo di parte.

di Francesco Noferi

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EVENTI

Addio alle scuole chiuse per sempre

La certezza matematica si avrà soltanto a settembre, ma tutto porta a pensare che con giugno le scuole di Ripafratta ( e Molina) abbiano cessato per sempre la loro attività sul territorio. Tutti saranno trasferiti nel nuovo complesso di Pappiana


L'annuncio ufficiale ci sarà a settembre, al momento della riapertura delle lezioni. Non c'è ancora niente di definito, ma ormai quelle che circolano sono ben più di indiscrezioni. Al novantanove per cento questo è stato l'ultimo anno di scuola a Ripafratta. Gli alunni delle scuole elementari del nostro paese e di Molina saranno trasferiti nel nuovo complesso di Pappiana già a partire da settembre. Ma anche se ci dovessero essere dei ritardi nella preparazione del trasferimento, l'appuntamento sarebbe soltanto rimandato. La scelta è stata fatta ormai tempo fa, ed è una scelta che non abbiamo mai condiviso. Raramente prendiamo una posizione così decisa, ma stavolta non abbiamo avuto esitazioni: lo abbiamo detto e lo ripetiamo ancora una volta, chiudere le scuole del lungomonte è stato un errore. Forse si risparmieranno soldi, forse si migliorerà l'offerta formativa con nuovi mezzi e strumenti (forse), ma niente può sostituire l'esperienza di crescere in simbiosi con una comunità, lontano dai calderoni delle grandi scuole, dove si trova tutto e niente. Oltre a questo, naturalmente, c'è l'aspetto affettivo. Che tristezza veder chiudere un edificio come la scuola, la cosa più viva che ci possa essere in un paese, che tristezza vederla tacere improvvisamente, e per sempre, e senza speranza di vederci di nuovo i ragazzi. Almeno speriamo che si rianimi e torni ad essere utile alla comunità in altro modo. Ma per questa volta non vogliamo parlare del futuro. Finite le scuole, iniziate le vacanze, queste non saranno vacanze come tutte le altre. Molina e Ripafratta sono state svuotate di parte della loro anima, di un centro di cultura, educazione (anche educazione al territorio), di un cuore propulsivo di iniziative, collaborazioni, ricerche (pensiamo al lavoro di raccolta delle memorie storiche fatto dagli alunni e dalle loro insegnanti, di cui riportiamo un esempio anche in questo numero). Rispondendo ad un'interrogazione presentata dall'opposizione in Consiglio Comunale il 28 giugno scorso, l'assessore Fabio Legnaioli ha ribadito che la certezza della chiusura della scuola non la si ha ancora, e che per il futuro dei locali l'Amministrazione ha già dei contatti intensi con il "Comitato per Ripafratta" (che, come sappiamo, sta spingendo per la questione dell'ambulanza e della palestra), e che la decisione definitiva sul futuro dei locali verrà presa solo a settembre, tenendo conto di tutte le possibilità che si presenteranno al momento di valutare. Non resta che continuare il nostro impegno per far sì che il futuro delle scuole non sia di alienazione dalla realtà locale. Consapevoli che neanche questo potrà mai ripagare quel che non c'è più.

di Francesco Noferi

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RICORRENZE

1 anno di Unità Pastorale tra Filettole e Ripafratta. Intervista a Don Tiziano

Nell'aprile scorso si è festeggiato all'asilo il primo anno di Unità Pastorale e di ministero di Don Tiziano Minnucci. Insieme con lui, ora cerchiamo di dare uno sguardo a questo primo anno, fra propositi, ostacoli e realizzazioni.


Un anno di Unità Pastorale fra Filettole e Ripafratta e soprattutto un anno di ministero sacerdotale di Don Tiziano Minnucci a Ripafratta. Con un'intervista abbiamo chiesto al parroco di rispondere ad alcune domande e capire "a che punto siamo".

D: Cominciamo dall'Unità Pastorale. Primo anno di vita, giudizio sintetico: è un bambino promettente, un adulto già maturo o un paziente cagionevole di salute?
R: L'unità pastorale è appena nata. Deve ancora crescere, dobbiamo quindi lavorare per il futuro senza scoraggiarci per le inevitabili resistenze o incomprensioni. Il DNA ricevuto dai "genitori" cioè le due parrocchie, direi che è dei migliori… quindi penso ad un futuro positivo.

D: Si era posto un obiettivo di breve scadenza che in quest'anno è andato o è cominciato ad andare a compimento?
R: Sì, stabilire rapporti sinceri e fraterni con i collaboratori della nuova parrocchia affidatami e agevolare un iniziale scambio di idee, di collaborazione e di risorse tra i laici di entrambe. Questo lo abbiamo raggiunto in pieno, grazie a Dio.

D: Come primo anno ha dovuto affrontare da subito sfide non indifferenti, ma soprattutto la Triennale, che è non solo festa ma anche acceso dibattito, proprio perché così sentita. Com'è andata, a distanza di tempo?
R: La festa triennale, a mio parere, ha avvicinato moltissime persone (anche tra quelle che non frequentano) agli appuntamenti liturgici e spirituali. Abbiamo pregato con Maria, abbiamo meditato il Vangelo, abbiamo ascoltato le parole del Vescovo Giovanni Paolo: le sue idee sono ancora per noi una sfida al rinnovamento, non solo interiore. Per questo, a mio parere, la triennale ha raggiunto lo scopo principale.

D: Quanto pensa di conoscere ormai Ripafratta e i Ripafrattesi?
R: Come sperimento anche per Filettole, non si finisce mai di conoscere le persone e di incarnarsi in una realtà! Pranzi, cene, gite, pellegrinaggi oltre a confessioni, colloqui spirituali e incontri sacramentali mi consentono di conoscere e apprezzare sempre di più la gente dell'Unità pastorale.

D: Come vedono da Filettole l'unità pastorale con Ripafratta? Chi l'ha "vissuta" e "interpretata" meglio finora?
R: Bene! Comunque mi sembra oggettivo il dato che molti da Filettole vengono a Ripafratta per le varie proposte. Certo in qualche filettolino c'è un comprensibile timore che io sia… "portato via" dai Ripafrattesi ma… nulla di preoccupante!

D: E' stato un anno di "assestamento" per quanto riguarda Ripafratta. Ci sono stati anche dei problemi. Cosa dice a proposito? Che giudizio ne dà?
R: La vita di tutti noi è piena di problemi di ogni tipo. Il Vangelo stesso ci racconta delle grandissime difficoltà incontrate dal figlio di Dio, Gesù, nella sua missione: incomprensioni, anche volute, del suo insegnamento, resistenze al rinnovamento spirituale, giudizi e accuse da parte di farisei, anziani e potenti, abbandoni e tradimenti dei suoi, sospetti e denunce… il segreto è saper ripartire ogni volta facendo tesoro delle esperienze vissute, cercando di non scoraggiarsi ma tenendo fisso lo sguardo sulla meta.

D: Il lato spirituale dell'UP. E' solo un cambiamento organizzativo, diciamo così, oppure incide anche sulla vita cristiana dei parrocchiani?
R: A questo dovrebbero rispondere i parrocchiani! Noi della parrocchia ce la mettiamo tutta in questo senso. Penso all'impegno dei catechisti e ai fedeli che seguono corsi di formazione, di aggiornamento e di spiritualità a Pisa.

D: Vogliamo concentrarci ora sulla parrocchia di Ripafratta. Le chiediamo risposte secche a domande secche, d'accordo? Il problema da risolvere.
R: Aumentare ed estendere il coinvolgimento dei laici… "si può dare di più"… ricordate la canzone?

D: La grande potenzialità.
R: La tradizione della fede (diversa però dall'abitudine, che è un'altra cosa!)

D: La cosa che ha fatto e di cui più è contento.
R: il miglioramento del presbiterio, che anche don Mario avrebbe voluto fare, il campo scuola all'Abetone, i chierichetti, i ritiri spirituali, l'ultima via crucis, le iniziative di carità…

D: Quella che, tornando indietro, rifarebbe diversamente.
R: Nulla è stato perfetto, ma nulla ora posso cambiare

D: Come giudica la collaborazione con il Comitato e "Voci" per avere un'ambulanza a Ripafratta?
R: Ottima, spero si estenda ad altro

D: Grazie.
R: Grazie a voi.

di Angelica Pardi

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Primo Compleanno

Cari amici,
Desideriamo anzitutto rivolgere un riverente pensiero al compianto don Mario Maracich, parroco di Ripafratta per oltre cinquant'anni, persona straordinaria e indimenticabile, ed onorarne la memoria. Desideriamo altresì esprimere il nostro compiacimento per la partecipazione a questa festa di don Guido Papini e di don Renato Melani, amici di vecchia data, che molto hanno fatto per la comunità parrocchiale di Ripafratta nel lungo periodo in cui don Mario Maracich non poteva esercitare il suo ministero per gravi motivi di salute. Fatte queste sentite e dovute premesse, veniamo e parlare di questa festa di compleanno, un compleanno, un compleanno insolito, il primo compleanno dell'Unità Pastorale Filettole-Ripafratta. Questo incontro conviviale, che auspichiamo essere il primo di molti altri, ci consente di conoscerci ancora meglio e di volerci bene, di camminare insieme sul comune cammino di fede intrapreso. Sotto la guida solerte ed infaticabile del nostro parroco don Tiziano Minnucci, coadiuvato dai Ministri Straordinari della Comunione e sostenuto da altri alici volenterosi e preparati, sarà agevole per tutti partecipare alla S. Messa ed ai vari riti religiosi. Se pensiamo alla universalità della Chiesa cattolica in cui si sentono e si chiamano "fratelli" credenti di terre lontanissime e molto dissimili tra loro, essere parrocchiani dell'Unità Pastorale Filettole-Ripafratta non ci scoraggia affatto: Filettole e Ripafratta sono due località limitrofe e facilmente raggiungibili l'una dall'altra; sono due paesi caratterizzati da medesime vicende storiche remote e recenti, quantunque giustamente ancorati a proprie peculiari tradizioni; sono due frazioni strettamente unite da profonde e comuni radici cristiane. In occasione di un compleanno siamo soliti esprimere al festeggiato i nostri auguri: noi auguriamo all'Unità Pastorale Filettole-Ripafratta di sentirsi crescentemente unita, d'intensificare costantemente la propria fede e di professarla soprattutto attraverso una condotta di vita coerente al proprio credo.

L'autore è un parrocchiano filettolino: questo testo è stato letto in occasione del pranzo di festeggiamento per il primo anno di Unità Pastorale tra le parrocchie di Ripafratta e Filettole.

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PROBLEMI

Il ponte sul fiume ormai ridotto ad un colabrodo

Transette e nastri cercano di tappare i buchi lasciati dalla ringhiera che cede a causa della ruggine e dell'incuria. Una situazione pericolosa e indecorosa che deve trovare rimedio quanto prima. Non si tratta di estetica, ma soprattutto di sicurezza


Diverse volte abbiamo parlato dell'argomento, e altrettante volte (forse…) ne dovremo riparlare. Ma ad oggi la situazione non cambia, anzi, peggiora! Il tutto sembra giustificato dal fatto che "presto" (così almeno si dice!) verrà demolito. Ma nel frattempo? Di cosa stiamo parlando? Ma del ponte sul Serchio, quello che usiamo quasi tutti i giorni per spostarci dall'altra parte del fiume, verso Nozzano o verso Filettole; non si può negare che ormai sia diventato un vero e proprio "colabrodo", che ci lascia ogni volta sempre più sconcertati, in quanto sempre più pericoloso da attraversare (specialmente a piedi, come fanno i tanti ripafrattesi che specie nella bella stagione vanno a fare una passeggiata sull'argine) a causa delle scarse e fatiscenti ringhiere che dovrebbero essere messe a protezione e che invece vengono giù man mano (causa ruggine, incuria, vecchiaia) lasciando spazio a buche enormi che vengono poi ridicolmente colmate da un po' di tutto. Vediamo infatti transenne di ogni tipo, addirittura il nastro per segnalare il pericolo… insomma tutte strutture di fortuna, per niente adeguate al caso. A questo si aggiunga anche la pessima condizione del manto stradale, se così si può chiamare. Le buche abbondano anche qui, talvolta "tappate" alla meglio da un po' di asfalto, e se ne accorge bene chi ci transita in macchina. Non sarebbe l'ora di porre un rimedio definitivo? Io credo proprio di si e questo articolo deve suonare anche come un appello, che non deve cadere nel vuoto, ma che deve essere raccolto quanto prima.

di Angelica Pardi

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POSTA

Lo spazio dei nostri lettori

SFOLLARI A RUPECAVA

Rupecava che tanto interesse suscita per il suo patrimonio storico e religioso, passa un periodo di decadenza, per cui anche "Voci dalla Rocca" ne parla spesso e lo stesso Mon.Benotto ha fatto ricerche e dedicato un libro all'argomento. Leggo suò mio diario del 1944 (avevo 15 anni) dove ha descritto che cosa era rupecava. Ero da poco arrivato in monte dove avevamo, con la mia famiglia e con tutti i ripafrattesi, trovato rifugio per sfuggire dai tedeschi. Ogniuno si arrangiava come poteva. "Come ho potuto rendermene conto siamo isolati [dalla polla vicino alla Romagna, dove abitavamo in una capanna murata a differenza di quelle fatte con rami e foglie di castagno] in confronti ad altri luoghi come Rupecava, che io conoscevo da quando ero bambino, quando l'otto settembre andavamo a rendere omaggio alla Madonna e prendere la goccia che veniva giù, nella grotta li vicino. E' questo un luogo dove fin'ora dormivamo, nel profondo silenzio di quelle valate, i ruderi d'un antico convento. Tuttora esistono, ma non più dormono, perchè è abitato da un formicaio di famiglie che ha rotti i profondi silenzi che erano, da qualche secolo, racchiusi nelle sgretolate stanze che sono rimaste incolumi dalla rovina provocata da un terremoto chissà quanti anni fa ( e dall'incuria). Ora dopo tanti secoli ha riavuto abitanti e non vi è antuccio che non sia occupato da qualcosa. Le persone oltre ad accupare le stanze, dormono nei corridoi, in chiesa, nelle grotte li vicine, come tanti selvaggi per di salvare la pelle"".

di Marcello Pardi

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RICORDI

"La nostra scuola", parte il viaggio nei ricordi

Siete tutti invitati a mandarci i riocrdi personali che avete vissuto all'interno della nostre scuole elementari che stanno per chiudere. Che siate stati alunni o maestre, quello che conta è condividerli


Molti sono i ricordi che mi legano a questa a scuola di Ripafratta: ricordo il primo anno in cui per un certo periodo frequentò un bimbo straniero, con cui cercammo di integrarci e la maestra Paola ce lo fece conoscere meglio elencando le nostre e le loro usanze per confrontarle e per condividerle. Ricordo che a volte quando avevamo compito in classe (per la maggior parte testo libero) Liliana, che a quel tempo si occupava delle pulizie veniva a chiacchierare con la sua amica Paola. Mi ricordo anche di alcuni episodi antipatici, che riguardavano soprattutto un bimbo preso di mira dai maschietti della classe, ma lui sapeva sempre perdonare. Quando poi arrivarono i ladri e trovammo tutto sfasciato come ci dispiacque perdere tutte le nostre piccole conquiste, la tv e il videoproiettore tanto attesi. Ricordo anche che una mattina ci toccò passare dalla finestra perché qualcuno aveva dimenticato la chiave: allora ci sembravano grandi avventure indimenticabili e degne di nota nei piccoli romanzi appena iniziati della nostra vita… Ricordo la recita di pinocchio in cui l'attore principale (Christian) si sentì male e allora recitò solo la prima scena e fu sostituito da un altro bimbo (Dario). Il primo anno facevamo anche musica cantando filastrocche oppure inventandocene una ad esempio questa:

Passa il treno passa, si parte per l'Alaska
con la merenda in tasca.
Si pesca la balena,
si torna avanti cena.

E poi le gite intorno l'argine a vedere fiori, insetti, cavalli… che ci facevano capire perché era importante l'ecologia, quale valore ha l'ambiente in cui viviamo. Le gite, sempre un evento, per me in particolare la gita a Peccioli al parco dei dinosauri, legato a dolci e personali ricordi… Tutti quei lavoretti manuali per la festa della mamma e del papà (che ancora conservo), oppure l'origami di Natale, per fare Gesù, Giuseppe e Maria, le decorazioni e le sculture di pasta dorata per l'albero di natale, le ghirlande ai vetri…

Davvero quanti ricordi…

di Irene Paolini

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SCUOLE

Ricordi di guerra gli alunni Ripafratta intervistano chi c'era

ecco un chiaro esempio del perchè le nostre scuole dovevano rimanere aperte. Pubblichiamo di seguito il lavoro realizzato dalgi alunni delle scuole di Molina, che hanno intervistato i loro parenti chiedendo loro come si viveva in tempo di guerra. NOTA: pubblichiamo qui soli i lavori dei ragazzi di Ripafratta.


INTERVISTA DI MATTIA BARSOTTI E MARTINA CRAPANZANO AD UNA ZIA

NOME E COGNOME: Itala Barsotti
DATA DI NASCITA: 14 agosto 1919
LUOGO DI NASCITA: Ripafratta (Pisa)
LUOGO DI RESIDENZA ATTUALE: Ripafratta (Pisa)
LUOGO DI RESIDENZA DURANTE L'INFANZIA: Ripafratta (Pisa)
PROFESSIONE: Coltivatrice diretta
TITOLO DI STUDIO: V° elementare

La mia famiglia era composta oltre che da mio padre e da mia madre, da dodici figli di cui sei uomini (il più vecchio era nato nel 1898) e sei donne (la più vecchia era nata nel 1894 e l'ultima ero io). Si mangiava frutta e patate lesse. I Tedeschi non ci davano da mangiare. Un giorno i Tedeschi mi presero e mi portarono dall'Antonelli a sbucciare le patate tutto il giorno, la sera mi dettero un pezzo di pane nero per ricompensa. Si giocava sulla strada con le palline, con i carrellini o a rimpiattino. Ci ritrovavamo con gli altri per le feste in piazza o alla stazione. Andare a scuola per me è stato molto importante, mi insegnava cose nuove, stavo con gli altri bambini e non andavo nei campi. Il mio maestro era molto severo, avevo paura, quando "non si rigava diritti" ci dava le bacchettate sulle mani. La mia era una famiglia di contadini, avevamo anche un cavallo e tutti si lavorava. Ho iniziato a lavorare nei campi con i miei familiari quando ero in quarta elementare, dopo che tornavo da scuola. Ho imparato a fare diversi mestieri, tra cui la cuoca alle Pinzale e la contadina; in tempo di guerra, siccome tutti gli uomini di casa erano via, ho imparato a guidare il cavallo per andare a lavorare nei campi con la mia mamma. Siamo entrati in guerra il 10 giugno 1940. Quel giorno io ero nel campo a lavorare con mio fratello, quando arrivò mia madre che tornava da Pisa, ci ordinò di andare subito a casa perché era scoppiata la guerra. Quando si arrivò in piazza, c'erano radunate tante persone sotto la Chiesa e Don Bretoni aveva messo la radio sulla finestra per far sentire a tutti che Mussolini aveva dichiarato guerra. Da quel momento siamo vissuti sempre nella paura. Quando i Tedeschi bombardavano io ed i miei familiari andavamo in monte a Rupecava. I miei genitori dormivano nella Chiesa della Madonna e io con i miei fratelli dormivamo nella grotta (dove fino a pochi anni fa c'era l'altare in pietra e ci veniva celebrata la Messa). A Rupecava c'erano anche altre persone sfollate. I Tedeschi durante i rastrellamenti portavano via tutto ciò che trovavano. Appena arrivarono, i Tedeschi fecero il rastrellamento alla Romagna, presero diverse persone che furono portate alle Sassaie a Nozzano e li fucilarono tutti (circa 70 persone). Furono bombardati e buttati giù dai Tedeschi il ponte sul Serchio e quello dell'autostrada; per andare a Filettole si passava il fiume con la barca. I danni che ci furono a Ripafratta provocati dai bombardamenti dei Tedeschi furono tanti, ma la Chiesa e altre strutture in piazza furono salvate grazie alla Rocca, perché i Tedeschi bombardavano da Nozzano. Vidi fucilare due persone di Ripafratta ad un platano della via Nova: uno perché gli trovarono in casa un filo del telefono e uno perché gli trovarono in casa un fucilino. Al monumento dei Caduti a Filettole ci fu fucilata anche la moglie di un Generale di Lucca, il Monacci. Il 31 agosto 1943, mi ricordo che ci fu il bombardamento di Pisa. La notizia ci giunse attraverso la radio, ma venne a casa una signora ad avvisarci perché sapeva che mio fratello Tonino lavorava a Pisa al Distretto Militare: un mio fratello fu mandato a Pisa per avere notizie di Tonino: fortunatamente si era salvato durante il bombardamento mettendosi sotto l'arco di una porta. Quel mio fratello Angelo, che andò a Pisa, quando ritornò stette per lo shock tre mesi a letto. Ho conosciuto degli Ebrei, due coppie che vivevano a casa di mia cognata Natalina, che erano fuggiti da Livorno; una coppia con figli era benestante, aveva avuto un negozio di abbigliamento e il capofamiglia della seconda coppia era stato il commesso del negozio. Dopo qualche tempo queste due famiglie di Ebrei ebbero paura e fuggirono dai Frati a Farneta di Lucca. All'inizio della guerra eravamo alleati con i Tedeschi. L'8 settembre 1943 ci fu l'Armistizio, poi i Tedeschi continuarono ancora un anno a imporre la loro dittatura. Le notizie di vari eventi, come il 25 luglio 1943 l'arresto di Mussolini, l'8 settembre 1943, si avevano per radio. La notizia dell'armistizio, io e la mia famiglia, si ebbe anche attraverso mio fratello Tonino che lavorava a Pisa al Distretto Militare e venne in bicicletta di corsa a casa.


INTERVISTA DI ALESSANDRO GUIDI ALLO ZIO

NOME E COGNOME: Niccolo Guidi
DATA DI NASCITA: 17-04-1933
LUOGO DI NASCITA: San Giuliano Terme
LUOGO DI RESIDENZA ATTUALE: Ripafratta
LUOGO DI RESIDENZA DURANTE L'INFANZIA: Ripafratta
PROFESSIONE: Agricoltore
TITOLO DI STUDIO: Avviamento industriale ITI

INFANZIA E VITA QUOTIDIANA
All'età di 6 anni iniziavamo la scuola, giocavamo in gruppo, con la trottola, a nascondino o giocavamo a calcio. La sera, se il raccolto era stato abbondante, mangiavamo frutta e ortaggi, solo la domenica un po' di carne e pesce. Ci vestivamo come meglio potevamo e, nei giorni di festa, andavamo in chiesa. Spesso ci incontravamo in piazza e ci divertivamo. La mia famiglia era molto numerosa ed era composta da mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle, i miei zii e i miei nonni…

LA SCUOLA
I maestri erano considerati come madri o padri e ci imponevano educazione e disciplina, erano scuole molto più severe rispetto a quelle di oggi. Ci insegnavano la cultura fascista ed ogni sabato si facevano gli esercizi di tipo militare. I maschi avevano divise bianche e nere ed anche le ragazze si vestivano da piccole italiane. In un'unica classe eravamo da venticinque a trenta alunni, io a 18 anni lavoravo nei campi. Tra i 20 e i 22 anni imparai a Pisa a fare il saldatore, una specie di fabbro. Per la carenza di lavoro emigrai in Germania, dove c'erano speciali maestri che insegnavano a lavorare, così conseguii quel diploma.

LA GUERRA E LA RESISTENZA

TI RICORDI L'ENTRATA IN GUERRA?
Sì, mi ricordo, avrò avuto 8-9 anni, perché ci dovemmo rifugiare sui monti alla Romagna, una località sul monte di Molina, a causa dei bombardamenti (nel 1941 avevo 10 anni).

COME E' CAMBIATA LA VITA?
La vita cambiò a causa della carestia e dei bombardamenti, perciò scappammo sui monti.

COME ERANO VISTI I TEDESCHI?
Erano visti come nemici ed estranei.

CONOSCEVI DEGLI EBREI?
No, a Ripafratta non ce n'erano.

COSA TI RICORDI DEI BOMBARDAMENTI? (IN PARTICOLARE IL 31 AGOSTO 1945).
Mi ricordo che i cittadini con i loro feriti si rifugiarono nelle nostre case nel '43.

TI RICORDI IL 25 LUGLIO 1943 (ARRESTO DI MUSSOLINI) E L'8 SETTEMBRE 1943 (L'ARMISTIZIO)?
Mussolini fu arrestato e deportato sul Gran Sasso, dopo pochi giorni di arresto fu liberato dai Tedeschi.Badoglio e il re firmarono l'8 settembre l'armistizio con gli alleati, il girono successivo Badoglio e il re fuggirono a Brindisi. Questo fatto l'ho saputo tramite la radio.

HAI SOFFERTO LA FAME?
Personalmente non molta perché eravamo coltivatori e avevamo a disposizione un buon raccolto.

HAI CONOSCIUTO DEGLI SFOLLATI? DOVE E COME VIVEVANO?
Specialmente qui a Ripafratta c'erano molti sfollati livornesi e pisani, non avevano nulla, erano molto poveri; vivevano in gruppo, così si potevano aiutare a vicenda.

RICORDI I RASTRELLAMENTI DEI TEDESCHI E LE UCCISIONI CIVILI?
Sì, io in persona ho conosciuto persone che sono state catturate e con questi stessi occhi li ho visti cadere uno a uno.

HAI CONOSCIUTO DEI PARTIGIANI?
Sì, provenivano da vicino principalmente Pisa.

RICORDI LA LIBERAZIONE DEI TEDESCHI E L'ARRIVO DEGLI ALLEATI? COME HAI AVUTO QUESTE NOTIZIE?
Queste notizie ci furono raccontate dai capi partigiani, gli alleati ci offrirono molte prelibatezze a noi sconosciute: cioccolato, sigarette ed altro; ogni giorno ci sfamavano.

RICORDI MANIFESTAZIONI SPONTANEE PER IL 25 APRILE 1945 A SAN GIULIANO TERME?
Sì, molto bene.

HAI UN RICORDO PARTICOLARE LEGATO ALLA GUERRA, ALLA RESISTENZA O AL PERIODO IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVO?
Era una sensazione di piacere e serenità. Il lavoro ricominciò subito e non si provava più paura, il popolo ricominciò finalmente a vivere in armonia e fratellanza. ?


Queste due interviste sono parte del lavoro "E ripensando a quel tempo lontano… Raccolta di memorie dei nostri nonni" realizzato dalla classe V di Molina. Per averci fornito questo prezioso materiale, dobbiamo un ringraziamento alla maestra Maria Teresa Corti.

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SCUOLE

Uno squarcio di vita d'altri tempi Matrimonio a Ripafratta

Uno spaccato d'altri tempi grazie alla cortesia di un nostro lettore che rivive su "Voci dalla Rocca" il matrimonio di due ripafrattesi, Giurgina Bechelli e Cesare Pardi, è l'occasione, nel 1921, per festeggiamenti e per ... poesie.


Oltre ad inviarci un sentito brano del suo "diario del tempo di guerra" (pubblicato nella rubrica delle lettere di questo numero), il nostro lettore e abbonato Marcello Pardi ha voluto condividere con noi e con i lettori un documento prezioso che rappresenta un vero e proprio spaccato una certa Ripafratta del 1921. Ci dice il nostro lettore: "Nel numero di Marzo 2006 ho rivisto la pagina con "Elegia a Gabriele" di Giuseppe Lipparini, che ho apprezzato molto. Ho letto che Gabriele Briganti a cui era dedicata la poesia è lo stesso che compariva tra gli amici di mio padre e mia madre, alla quale dedico una poesia nel giorno del loro matrimonio. Poesia che vi mando". Oltre al componimento, abbiamo anche un breve resoconto dei festeggiamenti seguiti alle nozze, che vi presentiamo a seguire e che crediamo gradirete molto.

Io ti sentii cantar sotto gli ulivi
Di Ripafratta, ed era il tuo cantare
Fresco qual voce di montani rivi.

Ed al tuo canto tutte le più amare
Tristezze onde l'umana anima duole
Sentii - nuovo prodigio - dileguare.

Oh la dolcezza de le tue parole
D'amore, alate, o vergine canora!
L'anima vuole ricordarle e vuole
te ricordare, e l'estasi dell'ora…
Gabriele Briganti

Il giornale "Il ponte di Pisa" annunciava così il matrimonio: "Desidero mettere qui, nella rubrica degli annunzi lieti, il fidanzamento della signorina Giorgina Bechelli, una delle più graziose di Ripafratta, e graziose per avvenenza di persona come di anima, buona, semplice, ed operosa come ls nostre giovani di un tempo, tutta intenta alla casa e tutta pronta agli affetti più dolci, serena e mite nella placida azzurrità dello sguardo, con il signor Cesare Pardi, un figlio di Ripafratta anch'esso, che è stato molto tempo in America a farsi onore con il lavoro e colla industria e che rappresenta la virtù della gentilezza e della cortesia nelle forme più squisite. Ai parenti delle case Bechelli e Pardi mando colla espressione di amico sinceri rallegramenti per così fausta promessa di amore. A Ripafratta ne hanno gioito tutti; perch* tutti han salutato questa prima festa dei cuori con viva compiacenza. Ed il "Ponte" si associa coll'anomo vibrante di affettuosità." Lo stesso giornale dava conto così dei festeggiamenti seguiti al matrimonio: "In casa dello sposo, alle Corti, fu servito dopo il mezzogiorno un lauto pranzo che fu preparato con acquisita singolare abilità dall'ottimo Mengali. Nell'androne erano state disposte le mense sulle quali era una profusione di fiori: li avevano mandati il prof. Briganti e signora, il prof. Pieri da Lucca, il Sig. Carlo Micheletti e signora, l'ing. Riccomini da Viareggio, il signor Funai da Barga, Enrico Mazzarini e Rimedio Fabbrini da Pisa, il cav. uff. avv. Supino, i signori Vaglini, il sig. Carlo Del Chicca e la signora Bombicci-Del Chicca da Ripafratta, i signori Pardi da Valle, i signori Mengali da Pugnano. Alla fine del pranzo Enrico Mazzarini a nome di Terè presentò alla sposa un opuscolo di una elegantissima forbitezza, dovuto all'arte insigne di Emilio Pacini. Nell'opuscolo è una lettera illustrativa el Mazzarini che accompagna i versi di Gabriele Briganti su Ripafratta e gli stornelli fragranti di Ferruccio Pieri. L'opuscolo fu distribuito fra tutti i commensali. Anhce Briganti e Pieri, in prosa ed in versi giocondamente brindarono alla felicità degli sposi rilevando la bellezza della riunione. Dopo un grande saluto ed un evviva clamoroso gli sposi si congedarono per apparecchiarsi a partire per il lago di Como. Agli auguri degli amici il !Ponte di Pisa" unisce i suoi più fervidi. I regali. Li segno come un ricordo delle bellissime nozze. Ecco qui: i genitori della sposa un braccialetto d'oro; il fratello e la sua consorte signorina Carlottina, orecchini; la sorella signora Amabile e dil suo consorte Archiade Monacci, un servizio da toilette; lo sposo Cesare Pardi, ricchissimi orecchini; gli zii Eugenio ed Amabile Mariaunetti, un anello; il sig. Pardie Pardi e signora, un velo da testa alla sposa ed un bastone allo sposo; il sig. Funai, due ombrelli in seta uno da acqua e uno da sole; il sig. Rimedio Fabbrini, uno scialle veneziano; i cugini Sabatino e Corinna Grassotti, un libro da messa; il dott. Valleggi e signora, caraffa di argenti; i signori Oreste e Vittoria Mencaraglia, saliera in argento; signora Evelina Cini, portagioie; prof. Briganti, artistica borsetta giapponese […]".

della Redazione

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INIZIATIVE

San Vittoriano da 300 anni a Molina Festeggiato l'anniversario

Una settimana di solenni celebrazioni per il santo che da 300 anni è protettore e patrono di Molina di Quosa. Fra le altre iniziative, richeato il momento dell'arrivo del suo corpo attraverso il Fosso dei Mulini.


Solenni festeggiamenti si sono svolti a Molina di Quosa a partire da martedì 22 maggio in onore del Santo Patrono, San Vittorino. Il corpo del martire fu donato nel maggio 1707 dal fratello del canonico Lanfranchi alla Compagnia di Santa Elisabetta, arrivò a Molina di Quosa per via fluviale e fu trasportato in loco da una barca, attraverso il Fosso Macinante e quindi per inedita via fluviale. Quest'anno, in cui ricorre il trecentesimo anniversario dalla donazione, l'avvenimento è stato perfettamente ricostruito: i presenti hanno potuto godere di uno spettacolo davvero suggestivo, con l'urna, contenente il corpo, che è stata fatta arrivare dopo aver percorso l'itinerario storico nel medesimo Fosso. A conclusione di questi solenni festeggiamenti, domenica 3 giugno 2007, presso la Piazza Martiri della Romagna a Molina di Quosa, è stata estratta la tradizionale "Tombola di San Vittorino". A seguire, uno spettacolo pirotecnico, che era stato rimandato dalla settimana precedente causa maltempo. La storia e la tradizione di San Vittorino, protettore e patrono "delle Molina di Quosa", risale a secoli e secoli fa. Del martire S. Vittorino poco si conosce; si sa solo che venne martirizzato in giovanissima età insieme con due suoi fratelli nel periodo del terzo secolo della Chiesa, cioè nella terza persecuzione quando, maggiormente infieriva l'odio dei pagani contro la nascente Chiesa di Cristo. Il santo, insieme con altre centinaia di altri martiri, fu sepolto nelle catacombe romane. Il 20 aprile 1675 il Cardinale Gaspari, Vicario del Papa Clemente X, dà in dono al Canonico pisano Bartolomeo Lanfranchi il corpo di S. Vittorino con una ampolla del suo sangue, estratti dalle catacombe romane; dopo la ricognizione il corpo venne chiuso e sigillato in un'urna di legno. Il Canonico Lanfranchi tenne in casa sua questo sacro deposito fino alla morte. Suo fratello, il Cavalier Guglielmo, ne fece dono alla Compagnia di S. Elisabetta delle Molina di Quosa nel maggio 1707. Probabilmente si era nei giorni della Pentecoste, il che spiega perché tuttora la festa di San Vittorino venga celebrata, a Molina, in questo giorno.

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MOLINA

Polemiche a Molina: il Comune vuole il "barrino" per farci u centro giovanile

L'amministrazione comunale acquisirà l'ex-bar del campo sportivoper farci un centro giovani. Ma in paese a Molina c'è preoccupazione. "Vogliono farci uncentro sociale". Un'assemblea pubblica organizzata da una forza di maggioranza cerca di spiegare il quadro della situazione, ma le polemiche continuano, fra annunci di raccolte di firme e rassicurazioni da parte del Comune. Una storia da seguire, che finisce spesso sui giornali.


A Molina sta succedendo una cosa strana e assai complicata: il Comune vuole comprare il "barrino", cioè l'ex-bar del campo sportivo (ora completamente abbandonato) per farci la sede di due associazioni a favore dei giovani ("La Zattera" e "Il ponte"). I ragazzi (di Molina, ma anche di Ripafratta e di altre realtà del lungomonte) che frequentano il posto (specialmente la sera, quando non c'è nessuno e nessuno li disturba) non vogliono il centro giovani perché dicono che non hanno bisogno di una specie di centro sociale, ma semmai che venga risistemato e riaperto il bar. Anche i molinesi non lo vogliono il centro giovani, ma non ci vogliono neanche i giovani (la sera, naturalmente) e infatti ogni tanto gli mandano i carabinieri. Nel frattempo, le forze politiche in Consiglio comunale prendono posizione chi a favore chi contro. Viene indetta una assemblea pubblica, organizzata dai Ds di San Giuliano, assai partecipata (se non c'era tutto il paese, poco ci mancava), in cui si chiariscono i contorni del progetto. Partecipa, e spiega, anche il sindaco e un nutrito drappello di assessori. La cosa è evidentemente molto sentita, sia a Molina che a San Giuliano. La serata, organizzata all'interno della palestra, è molto dibattuta e gli interventi sono accesi. Tutto sommato, è un bell'esempio di partecipazione. A Ripafratta non avrebbe raccolto più di una decina di persone, e l'Asilo sarebbe stato per metà vuoto. Qui è servita una palestra. Roba da meditare. Intanto, a Molina gli animi non si placano. Nonostante le rassicurazioni del sindaco, del segretario Ds Sbrana e di tutti gli intervenuti all'assemblea, la voce che circola in paese è che questo centro giovanile assomigli troppo ad un centro sociale. Le parole, i termini, le definizioni si intrecciano alle paure, alle comodità di parte, al malumore, si mescolano con la rabbia, la speranza, il realismo e naturalmente la politica. Viene annunciata una raccolta di firme. Il Comune ha detto che si andrà avanti col progetto e che non c'è niente di cui essere preoccupati nel "centro giovani". Però come sono fortunati a Molina. Possono addirittura dire "no" ad un intervento del Comune. Che strana storia, nel suo complesso.

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Energie in movimento

Ci chiedono perché abbiamo preso la decisione di dedicare uno spazio anche ad altri paesi, con le loro notizie e le loro storie. La risposta semplice (e semplicistica) potrebbe essere: perché ce lo hanno chiesto. Abbiamo abbonati e lettori anche in altre località del nostro territorio (soprattutto sul versante del "sottomonte", da Pugnano in giù), e a tutti fa piacere sentir parlare dei propri affari. Potremmo aggiungere a questo anche che le notizie sugli altri paesi interessano anche ai ripafrattesi. Ma si tratta di risposte che non vanno a fondo nella questione. In realtà, c'è qualcosa di più, qualcosa che si sta muovendo e che è importante saper cogliere. Sempre più sta diventando forte la voce dei cittadini, dei comitati, delle associazioni, delle pro-loco, di tutti qui movimenti di persone che nascono dal basso con la determinazione di migliorare il proprio contesto, che sia urbanistico, ambientale o sociale. E allora bisogna forse coinvolgere queste forze vive della società in un progetto di più ampio respiro, come già da tempo andiamo dicendo. Queste energie devono essere messe insieme, e vogliono essere coinvolte in un progetto di governo del territorio: chi meglio di esse, espressioni delle necessità e delle energie dei cittadini, conosce gli ambiti e persino le modalità con cui intervenire? E il nostro territorio è estremamente ricco di queste energie. Il problema è che, spesso, sono inespresse; e questo perché da una parte non sono sostenute da infrastrutture - chiamiamole così - adeguate, come spazi chiusi e locali, mezzi e strumenti per svolgere il proprio lavoro, spazi pubblici, fino alle grandi questioni che coinvolgono l'intera popolazione (strade, parcheggi e piazze solo per fare un esempio); dall'altra parte, spesso manca anche il coraggio di unirsi e di proporre da parte delle realtà locali. Ecco perché, quando viene data loro l'occasione, i cittadini del nostro territorio sono ben felici di impiegare le loro potenzialità in progetti concreti, utili e ben definiti. Prendiamo come esempio la straordinaria - e imprevista - partecipazione all'assemblea pubblica dello scorso aprile a Ripafratta, per avviare un progetto di volontariato e trasformare la ex-scuola in un centro di primo soccorso con ambulanza per tutto il lungomonte. Non c'è da stupirsi della risposta della gente a questa proposta che abbiamo fatto anche noi di "Voci dalla Rocca": i termini erano chiari, l'idea interessante, e l'utilità non aveva certo bisogno di essere dimostrata. E i cittadini hanno risposto: si è trattato di un vero e proprio impegno, nel senso più alto e contemporaneamente più concreto del termine; così come è un impegno quello quotidiano di decine di associazioni o semplici cittadini che propongono, contestano, suggeriscono, collaborano, si rimboccano le maniche, e fanno tutto questo per quel motivo così irrazionale ma così duro a morire che è l'amore per il proprio territorio. Quando questo lavoro è fatto con sincerità, buona fede e tanta forza di volontà, è la forma più nobile di impegno. Anche noi l'abbiamo fatto in tutti questi anni (più di sette, ormai). E il risultato più grande e più bello sarebbe proprio aver stimolato, dato una scossa a queste energie in parte sopite in parte mal sfruttate della nostra società. Come ci disse la prima lettera che giunse in redazione all'indomani dell'uscita del nostro primo numero, è vincendo una forzata solitudine e unendoci agli altri che possono sgorgare idee costruttive. Certo, il percorso verso l'impegno non è facile, ed è disseminato di ostacoli e difficoltà da superare. Il primo problema, e il rischio più grosso, è il timore di non riuscire a coinvolgere altri nel cammino comune. Nei nostri paesi lo sperimentiamo quotidianamente: la nostra società, il nostro modo di vivere, il nostro tempo, le nostre cattive abitudini, tutto concorre a farci sentire sempre più isole in un arcipelago. Si viene ad abitare nei piccoli centri, come San Giuliano, o addirittura in quelle che così orribilmente vengono chiamate frazioni (come se non avessero una propria identità, ma fossero solo una scheggia di qualcosa di più grosso), eppure nonostante questo "ritorno al borgo", la vita che si continua a condurre (o si desidera continuare a condurre) è di tipo cittadino, staccata dal contesto e dal tessuto sociale che circonda le quattro mura della casa dove spesso si viene solo per dormire. E' un problema grosso, che però rischia di essere banalizzato e affogato nella retorica; un problema che più volte abbiamo affrontato in questi anni, e che costituisce uno degli scopi ultimi del nostro agire; questa specie di "eremitaggio moderno" non giova né alla vitalità, né alla crescita sociale ed economica delle nostre comunità. Deve esserci un'integrazione fra tutti gli abitanti perché le energie della società possano mettersi in moto. Ma per stimolare questa integrazione sono più che mai necessarie le associazioni, le pro-loco, i giornalini, i comitati (oltre che, naturalmente, le realtà più consolidate come parrocchie, circoli, associazioni sportive ecc.). Tutte queste forze vive della società hanno un qualcosa di contagioso. Laddove mancano, le difficoltà sono maggiori. E questo è vero anche a livello amministrativo: nonostante si possa pensare di avere "meno grane" in realtà è tremendamente vero il contrario: senza una guida, un aiuto "dal basso" persino l'azione delle istituzioni, anche in contesti così geograficamente limitati, rischia di essere inefficace o comunque di non ottimizzare sforzi e risultati. Certo, l'operato quotidiano, sul territorio, delle associazioni e delle pro-loco non può bastare. Serve investire, senza indugio e senza parsimonia, in queste energie. Occorre che le istituzioni siano presenti. Che abbiano il coraggio - sì, lo ripetiamo - di investire in questi paesi, in questi territori, in queste frazioni. Investire soprattutto in strutture sociali, quelle vere, quelle utili, quelle irrinunciabili: spazi verdi, piazze nuove, spazi liberi per i giovani, per gli anziani, per le associazioni, migliorare la vivibilità a partire dal traffico e dal problema dei parcheggi. E' necessario sostenere il tessuto sociale laddove è fragile, e rivitalizzarlo dov'è sopito; ma anche il tessuto economico e commerciale, che concorre al bene della società, ha bisogno di sostegno (basti pensare all'agguerrita concorrenza dei grandi centri commerciali, sempre più numerosi, sempre più grandi, sempre più vicini). Dall'altra parte, però, occorre anche che i nostri paesi e le nostre comunità prendano atto che da soli non possono fare più quasi nulla. Ecco perché devono fare sistema. Accettare la propria non autosufficienza e trasformarla in una risorsa. Come è accaduto per la richiesta di linea Adsl, questo inverno. O come sta accadendo per la costituzione del centro di soccorso con ambulanza. O come potrebbe accadere per quella vera piaga che sta diventando il traffico, specialmente quello pesante. Per ogni tematica, in ogni settore, l'unione dei nostri paesi può preservarne l'identità e favorirne lo sviluppo, in un contesto in cui sempre più rischiano di essere sommersi dall'indifferenza.

di Francesco Noferi

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