"Voci dalla rocca", il numero di Maggio 2006

Indice

Editoriale
Cosa è successo fra maggio e giugno. Aggiornamento rapido.
Festa di Primavera, buona partecipazione per l'edizione 2006
L'ora del parcheggio
Una trafila "infinita"
La "via dei ponti"
Lettere ricevute dai nostri lettori
Quando c'era la piazza ...
"Voci dalla Rocca" a scuola ...
"Luigino", Ripafrattese d'adozione. Il comitato lo ricorda perchè ...
Cotone e Torre dell'Aquila


Editoriale

Siamo arrivati a giugno,e con questo numero ( uscito un po' in ritardo e ci scusiamo ) si conclude l'annata 2005/2006 di "Voci dalla Rocca". Un'annata piena di soddisfazioni da parte nostra,che hanno premiato il nostro costante impegno. Ringraziamenti doverosi vanno a tutti coloro che ci hanno seguito durante questo anno e che speriamo continueranno a farlo. Prima di tutto vorremmo ringraziare tutte le persone che hanno collaborato all'organizzazione e alla buona riuscita della Festa di Primavera che quest'anno è giunta alla sua 4° edizione. Siamo molto contenti per la partecipazione del paese che è stata maggiore rispetto allo scorso anno. In questo numero però oltre al tema della Festa di Primavera domina un argomento molto importante, che ci riguarda da vicino: la piazza (con il problema del parcheggio, ma anche con le sue memorie storiche); di conseguenza, come dicevamo, la situazione del parcheggio. "Voci dalla Rocca" ha lanciato qualche mese fa una campagna chiamata "Un parcheggio per Ripafratta"; campagna che adesso parte con un comunicato-appello al Comune, che potete leggere sul sito www.vocidallarocca.com. In ritardo, poi, facciamo gli auguri ai nostri amici di Asciano, il cui giornalino ha compiuto un anno e va a gonfie vele. Anche noi sei anni fa cominciammo timidamente come loro, e non avremmo mai pensato di arrivare a questo punto con tanto successo e tante soddisfazioni alle spalle che, anche se costano qualche sacrificio a noi della redazione che siamo tutti impegnati nello studio o nel lavoro, ci ripagano pienamente. Dobbiamo ricordare che si sta chiudendo in questi giorni la possibilità di abbonarsi a "Voci", già prolungata di qualche mese per la grande richiesta. Gli abbonati ad oggi sono 130 e a questi naturalmente vanno sommati i lettori che non sono abbonati… Grazie a tutti per l'affetto con cui ci seguite, sempre più numerosi! Come periodicamente ormai accade, si rinnova anche in questo numero la collaborazione con le scuole elementari di Molina (in particolare la classe V). I ragazzi hanno studiato l'esperienza di "Voci dalla Rocca" e hanno creato un giornalino per conto proprio, con delle interessanti notizie sul territorio che noi riportiamo (in una prima parte) in questo numero. Con questo vi salutiamo e auguriamo a tutti delle buone vacanze; faremo come tradizione un numero estivo che comprenderà i mesi di giugno, luglio e agosto (uscirà intorno a metà agosto, probabilmente) e poi…arrivederci a settembre!

di Lavinia Bianchi

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ATTUALITA'

Cosa è successo fra maggio e giugno. Aggiornamento rapido.

Un periodo ricco di avvenimenti di ogni tipo, tanto da doverli sintetizzare in questo articolo. se non ve ne eravate accorti, a Ripafratta è successo anche questo ( e molto altro ...).



Fra maggio e inizio giugno, Ripafratta ha vissuto appuntamenti, novità, eventi di particolare interesse, che cerchiamo di riassumervi in questo articolo. Anche per "farci perdonare" dell'uscita in ritardo… Se per qualcuna di queste notizie dovesse esserci qualche interessante sviluppo durante l'estate, vi promettiamo di pubblicarlo sul numero estivo o su quello di settembre… Dove non si conosce o non esiste una data precisa, abbiamo indicato genericamente "mese di maggio" o "mese di giugno".

Mese di Maggio: la Stazione di Ripafratta è stata "rifinita" con segnaletiche e nuovi cartelli indicanti il nome di "Ripafratta". Inoltre, è stato aperto una nuova area per parcheggiare le macchine, nella zona ex-scarico merci. Intanto, secondo alcune indiscrezioni, le Ferrovie si starebbero apprestando a cedere (o affittare) i locali inutilizzati per aprire attività commerciali. Per il momento non ci sono conferme, ma vi terremo aggiornati.

Mese di Maggio: è stato posto anche a Ripafratta il cartello che indica la "Strada dell'Olio" del Monte Pisano; il percorso turistico-culturale-gastronomico va da Ripafratta a Calci.

Mese di Maggio: Don Tiziano ha organizzato la recita del Rosario in due appuntamenti (molto partecipati), alle Corti (presso la Maestra Paola) e in Farneta, nel chiesino di Treto. E' la prima volta dopo molti anni che viene utilizzato per una funzione l'antico oratorio. Sempre in tema, il Consiglio Pastorale ha deciso la modifica della struttura del presbiterio e dell'altare in chiesa. Saranno rimosse le transenne di marmo e sarà spostato in avanti l'altare di legno, in attesa di uno nuovo.

1 maggio 2006: si tiene come ogni anno la sfida calcistica Ripafratta-Farneta. Prima dell'inizio della partita, viene osservato un minuto di silenzio per ricordare che si tratta del primo "derby della Rocca" senza Don Mario. Il risultato vedrà prevalere il Farneta per 6 a 2 sul Ripafratta.

Sabato 27 e domenica 28 maggio: si è svolta la IV edizione della Festa di Primavera, la manifestazione organizzata ogni anno dall'associazione "Comitato per Ripafratta", con il fine di rivalutare dal punto di vista sociale, turistico, culturale il paese di Ripafratta. Buona la partecipazione, specialmente alle "sagre" di sabato e domenica sera all'Asilo, e alle successive commedie in vernacolo livornese e lucchese.

Mercoledì 28 giugno: E' stata effettuata dal Comune la disinfestazione anti-zanzare presso "griglie stradali e caditoie" nelle zone di Rigoli, Ripafratta, Molina, Pugnano, Colognole-Patrignone.

Mese di Giugno: ci si comincia a preparare alla Festa Triennale di ottobre. Sono state già recapitate le buste alle famiglie, che verranno presto ritirate dai membri del Consiglio Pastorale.

Domenica 18 giugno 2006: Si sono svolte, a Ripafratta, le prime Comunioni di Mattia Barsotti, Serena Brogi, Martina Crapanzano, Alessandro Guidi, Benedetta Nannini. Con una donazione dei genitori alla chiesa è stato acquistato un nuovo ostensorio per la nostra parrocchia, portato solennemente in processione a Filettole la sera stessa.

a cura della redazione

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INIZIATIVE

Festa di Primavera, buona partecipazione per l'edizione 2006

Affollate soprattutto le "sagre" serali all'Asilo: un afflusso imprevisto di ripafrattesi a cena e alle commedie seguenti. La cronaca di questi due giorni che promette interessanti sviluppi per il futuro.


Nei giorni scorsi, per la precisione il 27 e 28 maggio si è tenuta a Ripafratta la 4° edizione della Festa di Primavera, festa che ormai è diventata una tradizione per il nostro paese e che ogni anno dà a tutti l'occasione di riunirsi e di passare bei momenti assieme. La festa ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato con la Banda di Molina e quella di Pontasserchio che, unite ormai in un unico complesso, con un breve percorso si sono diretti nel cortile di Villa Danielli-Stefanini (ex Asilo) suonando musiche antiche e moderne. Nella piazza sono stati allestiti due gazebo pronti per la vendita di souvenir, le ormai note "torte di primavera" e i giornalini di "Voci". Oltre a questi erano presenti anche gli stand di prodotti tipici. Fin da subito è stato possibile visitare nella sala d'ingresso di villa Stefanini-Danielli la mostra di uno splendido modello in scala di una locomotiva a vapore perfettamente funzionante realizzata da un nostro compaesano che ci ha lasciato, Natalino Pardi ("Voci dalla Rocca" ne aveva dato conto per primo in un numero diversi anni fa). La sera, in programma c'è stata una cena che ha offerto prodotti gastronomici che hanno riscosso un gran successo vista l'affluenza; si è raggiunto quasi il "pienone" al dopo-cena, allo spettacolo comico-musicale "Livorno in parodia" che ha intrattenuto tutti con gag divertenti. Domenica pomeriggio, alle 15 sono state organizzate visite guidate non più alla Rocca come gli scorsi anni, bensì alla Torre del Centino, un percorso suggestivo attraverso i boschi e i verdi prati del nostro paesaggio. In serata un'altra cena che ha riscosso molto successo e che ha lasciato tutti molto soddisfatti; a seguire c'è stata una commedia in vernacolo lucchese che ci ha di nuovo divertiti. Siamo rimasti molto contenti per la partecipazione del paese, che quest'anno è stata maggiore rispetto allo scorso anno; benché di giorno non ci sia stata moltissima gente, di sera le persone presenti erano di gran lunga di più. Noi di "Voci dalla Rocca", poi, siamo soddisfatti anche perché tutte le torte sono state vendute e il ricavato (assieme a quello delle offerte) ci permetterà di andare avanti con il giornalino, che adesso come avrete notato ha più pagine e quindi "costa" anche di più.

di Lavinia Bianchi

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PARCHEGGIO

L'ORA del PARCHEGGIO

Un appello al Comune per smuovere la situazione e dare un segnale forte. Ripafratta non può aspettare ancora un rinvio (magari alla prossima legislatura). E non aspetterà con le mani in mano.


Non basta la trafila pluriennale. Non bastano le promesse, e non serve nemmeno alla nostra causa, evidentemente, la condizione di degrado indecente in cui versa l'intera area degli ex-macelli: un ricettacolo di bestie di ogni tipo, una vera e propria questione sanitaria. Non sono serviti a niente le esortazioni che abbiamo rivolto a tutti gli interessati da queste pagine, nel corso di questi sei anni. Non sono serviti ancora a niente incontri, colloqui, progetti, varianti, deliberazioni, discorsi e belle speranze. Abbiamo da sempre cercato di mantenere un minimo di imparzialità in questa vicenda, noi di "Voci dalla Rocca". Da quando la seguiamo ne abbiamo denunciato la necessità, seguito con pazienza e imparzialità le alterne vicissitudini, raccontato i progetti, intervistato i protagonisti, raccolto le testimonianze. Abbiamo scritto ogni cosa possibile per far capire che un paese di settecento abitanti, poco più poco meno, ha bisogno di una piazza. E per averla, l'unico modo è costruire un parcheggio. Abbiamo cercato di giustificare le difficoltà incontrate, riconoscendo che il territorio di Ripafratta, geograficamente, si presente difficoltoso, riconoscendo il grosso contrattempo di dover trattare con dei privati intenzionati a far valere le proprie esigenze. Ma la situazione è ormai indifendibile. Abbiamo così deciso di lasciar perdere le formalità, per portare con forza le necessità del popolo ripafrattese agli occhi di chi sta gestendo la situazione. Di solito scriviamo un articolo quando succede qualcosa, o almeno quando c'è da dare una notizia. In questo caso, invece, scriviamo un articolo proprio perché non c'è da dare alcuna notizia. Non ci sono novità, non ci sono progressi nelle trattative del Comune con i proprietari dell'area ex-salumificio. C'è solo una odiosa stagnazione. Per i nuovi abbonati, per i non ripafrattesi e per gli ultimi arrivati chiariamo i termini della cosa. Ripafratta non ha praticamente una piazza, dal momento che quella che avrebbe è invasa dalle macchine (per non parlare della "pavimentazione" indecorosa: un asfalto tutto buche e sassi, a fronte del lastricato che c'era "prima"). L'unico modo per liberare l'area dalle auto e restituire al paese un centro (storico, tra l'altro) è costruire un parcheggio. Auto che nel frattempo aumentano, anche e soprattutto con l'arrivo di nuove famiglie. Il fenomeno dura almeno da vent'anni, da quando le macchine hanno cominciato ad essere tante e diffuse. Ed ora siamo molto vicini all'esplosione. Alcune vetture vengono anche lasciate fino sugli scalini della chiesa, o in altre zone "sensibili", provocando attriti e inevitabili discussioni. Per non parlare di quelle parcheggiate lungo la strada, che rischiano di avere conseguenze ben più gravi sul transito di pedoni e di altri mezzi. L'articolo di Matteo Benotto che trovate qui a fianco puntualizza gli altri dettagli e ricorda brevemente la "storia" della vicenda da quando noi di "Voci dalla Rocca" l'abbiamo raccontata… Da qualche numero, "Voci dalla Rocca" ha proposto una specie di mobilitazione, che sta dando i primi frutti, e che si chiama "Un parcheggio per Ripafratta"; finora è rimasta all'interno di queste pagine, ma ora dovrà necessariamente "sconfinare"… Nell'ambito di tale mobilitazione, la nostra Redazione lancia un appello alle autorità comunali affinché si ponga mano presto e bene (ma soprattutto in maniera definitiva) alla questione del parcheggio (e della piazza) per Ripafratta. Lo fa con un comunicato che potete leggere sul nostro sito www.vocidallarocca.com e che potete "sottoscrivere" sempre sul sito stesso. Quello che chiediamo, noi come tutti i ripafrattesi, è una svolta nelle trattative con la proprietà, con un'azione decisa del Comune, se necessario. Chiediamo che entro il 2006 ci sia non più un'ennesima promessa, un ulteriore rinvio, ma un piano d'azione con tappe scandite. In parole povere, chiediamo di sapere, entro la fine dell'anno, se davvero si farà il parcheggio e, in caso affermativo, quando si cominceranno i lavori. Basta promesse, basta rinvii. E' l'ora di dare un segnale forte, di smuovere la situazione. E' l'ora del parcheggio. A nome di tutti i nostri lettori lo chiediamo al Comune

di Francesco Noferi

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PARCHEGGIO

Una trafila "infinita"

Ripercorriamo insieme la travagliata controversia del parcheggio per Ripafratta. Dal 2001 agli ultimi "non-sviluppi". Fra interviste, dichiarazioni e trattative che ancora non hanno portato a niente.


Col passare del tempo, i vecchi paesi che popolano il lungo monte tra San Giuliano e Lucca hanno sempre visto aumentare il numero dei loro abitanti e, con essi, il moltiplicarsi delle auto in circolazione. Se già la Statale Abetone si presta poco, nel tratto considerato, al passaggio di più di un mezzo per volta, ancor meno i suddetti paesi sono in grado di accogliere auto all'infinito. Così, negli anni in cui si è giunti ad avere una media di due, tre auto per famiglia, il bisogno di nuovi parcheggi è andato sempre crescendo. Anche a Ripafratta la situazione non è diversa; basta fare quattro passi in piazza per vedere come essa sia letteralmente sommersa dalle auto, che si arrampicano fin sopra gli scalini della chiesa. Il problema quindi è serio e reale, tanto più che l'assenza di posti regolari sprona a compiere parcheggi spregiudicati, con macchine che invadono la strada rendendo difficile e pericoloso il transito nel paese. Fin dalla sua fondazione, "Voci dalla Rocca" ha posto il tema del parcheggio in cima alla lista delle sue priorità, come sicuramente ricorderanno i lettori di più lunga data. Circa un anno dopo l'uscita del primo numero, per la precisione nel febbraio del 2001, l'allora sindaco Santoni rilasciò un'intervista in cui dichiarava che, nel successivo 2002, sarebbero stati ricavati diversi posti auto qua e là nel paese, senza giungere però alla realizzazione di un parcheggio unico. Frattanto la situazione non migliorava. Nel novembre dello stesso anno infatti, la mancanza di un parcheggio risultò essere il problema più sentito dai partecipanti ad un'assemblea indetta per discutere le necessità del paese. Ad un mese di distanza nacque poi il "Comitato per Ripafratta", che invano prenderà più volte contatto con il Comune per vedere di sbloccare la situazione. Questo periodo di stallo sembra terminare nel marzo del 2003, quando l'Assessore all'Urbanistica Panattoni, in una dichiarazione rilasciata a "Voci", rende nota l'intenzione del Comune di realizzare il parcheggio presso l'area dei vecchi Macelli. Iniziano quindi le trattative con la proprietà, che a tutt'oggi non sono ancora definitivamente concluse. Nel giugno del 2004 Panattoni viene eletto sindaco. Il nuovo riferimento presso il Comune, sia di "Voci" che del Comitato, diventa l'Assessore ai Lavori Pubblici Fabio Legnaioli. Egli, nel numero di aprile del 2005, afferma di essere determinato a realizzare il parcheggio a Ripafratta nel corso del piano triennale di investimenti 2006/2008. Nel caso in cui le trattative con i proprietari dei vecchi Macelli non fossero andate a buon fine entro l'estate stessa, dichiara inoltre che si sarebbe presto passati ad nuovo progetto. Pochi mesi dopo venne infatti approvata una modifica al piano regolatore che prevedeva appunto un parcheggio nella suddetta area. Questo dimostra che il Comune era, e speriamo lo sia ancora, veramente intenzionato a portare avanti questa possibilità. Tuttavia, dal settembre dello scorso anno ad oggi, non si hanno più notizie certe riguardo ad una possibile conclusione delle famose trattative con i proprietari, il che quindi ci lascia molto perplessi. Che la cosa sia molto confusa e che si stia ancora navigando in alto mare, lo si percepisce anche osservando il crescente stato di degrado in cui versa questa area, in cui le erbacce hanno letteralmente preso il sopravvento. A questo punto è doveroso chiedesi se ci sia veramente la volontà di condurre in porto questa delicata questione che, come si vede dal precedente resoconto, si protrae già da troppo tempo. Ogni volta infatti che qualche esponente del Comune mette piede a Ripafratta, le promesse piovono come manna dal cielo, di fatto poi, una volta scese a terra, vengono ignorate e calpestate come se niente fosse. Troppo a lungo Ripafratta è stata "parcheggiata" nel dimenticatoio di San Giuliano, è l'ora che si ingrani la marcia e si concretizzi quanto promesso.

di Matteo Benotto

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La "Via de ponti" ...

Tanti anni fa, nel vivace e colorito chiacchiericcio tra la gente di paese, si sentiva spesso nominare: "a Buonero, in Sassina, alle Corti, dal Niccolai, al Club, in via Lavanella - alla Compagnia; e su in alto, alle Pinzole o alla Rocca, alla Ceccia o dal Vanni; in via Campanile, in Piazza o in Dogana, in via di Sopra, al Mulino; Fori porta, a Cancelli o da Batogna, o sul Fiume, su la via Nova - alla Stazione; e ancora, da Gigione, a Fibbialla, al Cimitero; in Farneta - a Cianetto - in Treto - dal Mariani o dall'Aliosi; in Valle - alla Pedata, o sul Colletto e più su sul Monte Maggiore, in Barbonelli o alla Selva da Guglielmone. Tutti, nonostante o a ragione di tante ristrettezze e stati di necessità, sentivano profondamente l'appartenenza alla comunità, consapevoli che la loro casa, e forse anche il loro mondo, era Ripafratta. Mi scuso se, per non dilungarmi troppo, ho omesso tanti altri toponimi meritevoli di menzione. Ma c'era, e tuttora in parte è rimasta, anche la via de ponti che consiste in un semplice viottolo di campagna atto al solo transito pedonale o al massimo di una pruetta a una rota. Attualmente si può utilizzare la parte che da Farneta, attraverso la campagna, lambisce la nuova zona residenziale e sottopassando la vecchia autostrada dismessa, mena le persone alla Stazione su la via Nova. Oltretutto rappresenta anche, per chi non si considera autodipendente, l'opportunità per una salutare camminata. Purtroppo, a seguito delle condizioni ambientali in cui colpevolmente si trova da alcuni anni, per la presenza nelle fosse adiacenti di liquami profumati di varia natura e che si spandono con le precipitazioni atmosferiche, non è più consentita, né consigliata, alcuna passeggiata o transito. Vedete qui alcune recenti foto della via de ponti e colgo l'occasione per porgere cordiali saluti.
Ripafratta, 18 maggio 2006

di Paolo Mengali

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POSTA

La posta dei nostri lettori



Ricordi di Ripafratta scritto da Maria Luisa Buonandi

Salve a tutta la redazione! Non so se vi ricordate di me: abito a Catania e ho i cugini Nania a Ripafratta. Ieri ho ricevuto il giornalino di aprile e, come ogni volta, lo divoro; mi ha fatto immenso piacere leggere il nome di mio zio Guido Nania nell'articolo "Le tradizioni religiose", menzionato fra le bellissime voci del coro. Ma vi scrivo per un altro motivo: avrei un ricordo da esporvi di quando stavo a Ripafratta, dalla mia nonna. Se ritenete opportuno potete pubblicarlo, se non vi sembra il caso lo cestinate. Ricordo che ero ragazzina e la prima televisione la vidi proprio a Ripafratta: erano gli anni 50 - credo nel '54 o nel 55 - e questo nuovo apparecchio mediatico si trovava solo al circolo in piazza o al bar di Vio Morelli. Io e i miei cugini andavamo a vederla da Vio perchè abitavamo sopra, nella casa di Rinaldo Cini; le prime trasmissioni le ho viste lì. La sera era tutta una corsa a cenare e poi subito giù a guardare "Il musichiere" o "Lascia o raddoppia"; i nostri genitori ci mandavano prima per occupare i primi posti, e noi lo facevamo con i giacchettini. Naturalmente, durante le trasmissioni, si consumava qualche bibita ed era una festa per tutti, ma in particolare per noi ragazzini. Ecco, per me questi sono ricordi indelebili, perchè fanno parte di una mia gioventù felice e spensierata, di quando cioè stavo con la mia nonna che adoravo. Grazie di tutto, vi porgo distinti saluti e sempre buon lavoro!

Ricordi di Ripafratta scritto da Silvano Zingoni

Marcello Pardi, marito di mia cugina Gabriella Venturi ed entrambi ripafrattesi DOC, mi ha fatto pervenire il vostro giornale VOCI DALLA ROCCA, la cui lettura ha ridestato in me tanti ricordi e molta nostalgia. Io sono un livornese, discendente da chissà chi venuto molte generazioni fa a popolare questa nuova e singolare città, ma mia madre era di Ripafratta e tutti gli anni, prima dell'apertura delle scuole mi spediva al paese natio dai nonni che, venuti dall'America, avevano aperto una locanda nel paese. Infatti, mia nonna Zaira aveva sposato, verso il 1870 Narciso Polacchi, pugnanese, arrivato con tanti soldi dal lontano Uruguay. Dopo le nozze ed un breve ritorno in America, si erano di nuovo stabiliti, come ho detto, a Ripafratta, generandovi sei figlie, tra le quali mia madre. Delle mie annuali permanenze dai nonni, mi sovvengono i nomi e i soprannomi di tanti personaggi (erano gli anni '30 del secolo scorso) come Brandina, l'amica di mia nonna, Beppe di Buino, Cacino, la Strega, il Mago, Adolfo (Dorfo) bravissimo calzolaio ucciso dalle SS tedesche, il parroco di allora, Don Bertoni. Eppoi c'era la festa dell'8 settembre con la salita al santuario di Rupecave e la rituale processione nel paese.
E alla sera, nella bottega di mio nonno, i paesani venivano a giocare le loro partite a carte e fra un bicchier di vino e l'altro parlavano di storie favolose ed affascinanti fintanto che la nonna, verso le dieci, invitava tutti i nipoti (il sottoscritto, Mario Apinelli, Luciano Pezzi ed Umberto Baglioni, il più piccolo) ad andare a letto, al piano di sopra in una delle tante stanze dipinte con affreschi grotteschi o paesaggi. Al mattino la nonna, aiutata dalle figlie ancora nubili, metteva in ordine la casa e preparava il pranzo nella grande cucina, mentre noi giocavamo nel grande giardino antistante. Nel pomeriggio la nonna, con la inseparabile Brandina, andava a "far l'erba" per i conigli e noi nipoti eravamo della comitiva. Al ritorno bagno collettivo e merenda.
Ecco: questo è il paese che io ricordo con affetto: ho notato che hanno cambiato il nome alle vecchie vie. Via Vanella adesso come si chiama?
Molti complimenti e tanti auguri per la pubblicazione da un ultraottantenne livornese che ricorda con affetto i giorni trascorsi a Ripafratta.
Livorno, 5 maggio 2006

RISPONDE AD ENTRAMBE LE LETTERE FRANCESCO NOFERI, COORDINATORE.

Il dott. Zingoni, commercialista livornese, ci ha scritto poco tempo fa questa bella lettera, che noi ci sentiamo in dovere di pubblicare (anche come ulteriore esempio per quelli di voi che vogliano condividere le loro memorie insieme a noi). Siamo sicuri che, come già è successo per altre simili occasioni, anche stavolta i nostri lettori (specie i Ripafrattesi di sempre) troveranno di che arrovellarsi il cervello sui personaggi citati, cercando di confrontare persone, luoghi, tempi con i loro ricordi personali. E' un bell'esercizio di memoria collettiva. Caro dottor Zingoni, il nostro paese ha cambiato la sua toponomastica ormai da molto tempo, purtroppo; e sottolineo purtroppo. I nomi che sono stati imposti non corrispondono più alle abitudini e alle nomenclature ripafrattesi. Una scelta artistica (tutti nomi di pittori), senza dubbio, ma abbastanza discutibile. Anche e soprattutto perché via Fattori continua ad essere Farneta, via Cimabue continua ad essere Le Corti, e Via Silvestro Lega (per venire alla sua domanda), continua ad essere chiamata, anche dai più giovani, Via Vanella. Ci ha comunque suggerito un ottimo spunto per un articolo che prenderemo in considerazione nei prossimi numeri. La signora Buonandi, invece, ci aveva già scritto una volta raccontandoci le appassionanti vicissitudini che la legavano al nostro paese. Tuttora, da Catania, continua a leggerci (come gli altri abbonati fuori dalla Toscana o addirittura dall'Italia che ogni mese ci ricevono); ha voluto proporci questo ulteriore ricordo, personale e collettivo. Noi non potevamo esimerci dal pubblicarlo. L'invito che rivolgiamo a tutti, indistintamente è lo stesso: fate un inventario della vostra memoria e speditecelo!

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MEMORIE: passato e presente del "cuore" del paese

Quando c'era la piazza

Un viaggio nei ricordi, che vede uniti i nostri due progetti: valorizzare le memorie della tradizione e promuovere un parcheggio per il paese di Ripafratta. Cominciamo dai "negozi" che Ripafratta vantava quando aveva la piazza ...


Passeggiando per il paese sicuramente tutti possono far caso alle varie botteghe che si affacciano sulla piazza ma pochi forse si sono fermati a pensare a come apparisse quest'ultima quando la frequentavano i nostri nonni. Aiutato da chi di anni ne ha qualcuno in più di me ho cercato di ricostruire quelle che erano le collocazioni delle svariate botteghe presenti a Ripafratta; ne è risultato un mosaico di negozi che contribuivano a rendere vivo il nostro amato paese fino alla fine degli anni '80 e l'avvento dei moderni supermercati. La odierna Bottega di Francesco apparteneva ai fratelli Beppe, Gisberto e Cesarina che distribuivano ogni genere di mercanzia, dai generi alimentari alla merceria.Proseguendo, dove adesso si trova la cabina del telefono, vi trovavano spazio i tavolini del bar di Beppino, frequentato dai ragazzi poiché rivenditore di mentine; a fianco la Guardiana vendeva stoffa a metraggio.Poco più avanti si trovava la macelleria di Luigino, che veniva tutte la mattine di buon ora da Molina con il suo "Guzzino" e le sporte della carne. Subito all'imbocco di Vicolo campanile si trovava la bottega del calzolaio soprannominato "il Ganzo" (con moglie ovviamente "la Ganza"). Di fronte a quello che è adesso il negozio di Francesco c'era 'il ballo' - dove d'estate la gente si ritrovava per danzare al ritmo di qualche ballata paesana - affiancato da Francesco il sarto. Lo stabile della pasticceria poi è sempre stato proprietà degli Antonelli che oltre al pane producevano anche la pasta. Alla loro destra c'era il minuscolo negozio del Masi, anche lui sarto. Procedendo per la via Statale Abetone, subito dopo le odierne poste, c'era l'appalto di Cimpe e Gina, che vendevano sali, tabacchi frutta verdura e qualche quotidiano. Al loro fianco lavorava un altro calzolaio: anche lui come il macellaio proveniva da Molina. Subito dopo c'era la bottega di Soffietto che vendeva generi alimentari, che come in tutti gli altri negozi, venivano conservati in mobiletti protetti da una rete che impediva alle mosche di avvicinarsi. Ma la sua particolarità stava nel retrobottega dove un ruscello proveniente dalla Rocca teneva costantemente a bagno il suo baccalà. Contigue erano le poste di Corrado, che oltre a fare il postino, distribuiva i giornali a tutto il paese e, cosa da non sottovalutare, possedeva il telegrafo. "Vio" poi offriva servizio come alimentari, bar, trattoria e si aggiudicò il record di possedere nella sua bottega il primo telefono di paese, che fino a metà degli anni '70 rimase l'unico modo per mettersi in contatto con conoscenti lontani.Infine, all'altezza della curva che porta verso Farneta, c'era la "Cooperativa" di Maria Cini, un alimentari che offriva merce a prezzi più vantaggiosi rispetto agli altri. Davanti a tutte questa botteghe c'erano come adesso il molino Grassotti che macinava grano e qualsiasi altro cereale per rifornire tutto il paese e la "Cassa di risparmio" di Ripafratta che adesso si è spostata leggermente più lontano. Fuori di porta c'erano infine una distilleria, la trattoria di Gino e Vittoria, Brende che vendeva stoffe, un "lustrino" che puliva e aggiustava le bici dei paesani, Primetto il barbiere e il maniscalco che ferrava quegli animali che rimasero a lungo gli unici mezzi di locomozione privati a disposizione dei Ripafrattesi. Bisognoso di menzione c'era poi il famoso Telide in Farneta, frequentato anche da quelli di Cerasomma. Egli offriva tutto ciò di cui si potesse avere bisogno e per molti anni fu meta di gruppi che andavano a vedere l'unica televisione a disposizione, che lui comprò all'incirca nel '55. Il sabato veniva rifornito di tabacchi dalla "diligenza" (una carrozza che portava sali e tabacchi e riscuoteva il dazio poiché quelli erano monopolio di stato). Ripafratta risultava dunque un centro urbano indipendente dove le persone producevano tutto il necessario per il suo mantenimento negli anni durante i quali sicuramente i lunghi spostamenti non erano facili e moderni centri commerciali non venivano nemmeno lontanamente immaginati.

di Andrea Del Chiaro

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SCUOLE: il giornalismo e il territorio

Voci dalla Rocca a "scuola" ...

Vi proponiamo il lavoro di gruppo della classe V delle scuole elementari di Molina, che nel loro studio sul giornalismo hanno preso in esame "Voci" ...


Come già era accaduto diverse altre volte, ben volentieri "Voci dalla Rocca" cede spazio sulle sue pagine ad un interessante lavoro effettuato dai bimbi delle scuole elementari (la 5° di Molina, in particolare, accompagnati in questo "viaggio" dalla Maestra Teresa Corti). Lo facciamo sia per il legame con il territorio che questi lavori esprimono, sia per l'interesse delle notizie che i nostri ragazzi hanno raccolto e rielaborato, sia perché crediamo (e l'abbiamo già detto in più d'una occasione) nella scuola legata al territorio (cosa verso la quale purtroppo non si sta andando, con l'accorpamento a Pappiana…). Questa volta, i ragazzi hanno preso in analisi che cosa sia il giornalismo, ed hanno pensato di esaminare anche il caso di "Voci dalla Rocca" (intervistando, tra l'altro, uno dei suoi membri fondatori…). Ma sono andati anche oltre lo studio. Hanno infatti elaborato un giornalino in proprio, con informazioni, notizie, approfondimenti legati al territorio del lungomonte sangiulianese. Ve ne proponiamo una prima parte; la prossima sul numero estivo.

SIETE INDECISI SU DOVE ANDARE AD ABITARE? CONSIGLI UTILI DA PARTE DI MATTEO E LORENZO.

MOLINA DI QUOSA (Matteo)
Cercate un luogo poco inquinato e verde?
Lungo il monte i paesi sono così, paesi come Molina dove si trova un ambiente immerso nel verde. A Molina non esiste inquinamento e il monte offre spazi utilizzabili per far passeggiate ed escursioni. Un paese vicino al mare e al centro di Pisa. I servizi non mancano: per esempio la scuola a misura di bambini. Le classi sono poco numerose e le insegnanti interagiscono bene con genitori e alunni. C'è anche un cortile dove i bambini possono divertirsi. La scuola non è l'unico servizio, ci sono molti negozi ben forniti, all'interno di essi i commessi sono gentili e disponibili con i clienti e la merce da vendere è tipica della zona. Vicino a Molina risiede un altro piccolo paese: Rigoli.

RIGOLI (Lorenzo)
La parola Rigoli significa "Il luogo di Arrigo", proprietario del feudo di questa zona nei tempi medievali. Il paese di Rigoli è calmo e tranquillo, non c'è traffico, e non è inquinato; il suo paesaggio è caratterizzato dal monte, adatto per scalatori, turisti, ma purtroppo anche da cacciatori. Inoltre ci sono immense distese di grano che durante una giornata ventosa ondeggia come le onde del mare. La chiesa del paese è una pieve romanica che risale al 1100; essa si è mantenuta nei secoli, soltanto il campanile risale ad un'epoca successiva (1768). La Villa di Corliano appartiene dal 1700 alla famiglia Agostani Venerosi della Seta ed è stata per lungo adibita, fino ad ora, ad albergo e ristorazione, infatti fa parte di una prestigiosa catena alberghiera denominata "Relais & Chateaux".

STORIA DI UN RISTORANTE STORICO: "CIAPINO" - Molina
Di Tommaso Andreotti e Edic Moretti
Il ristorante Ciapino di trova a Molina di Quosa in monte, proprio in località Ciapino. Nei primi anni del 900 era come un mulino, dove gli abitanti del vicinato portavano il grano a macinare; infatti era stato costruito sul rio le cui acque facevano girare la ruota del mulino. Solo dopo la metà del 900 è stato trasformato in un negozio di alimentari e ristorante. La cucina tipica di Ciapino è una cucina toscana casalinga. Una ricetta famosa del ristorante era il cinghiale in umido: cinghiale, trito di odori, pesto di ramerino, salvia, olio, pomodoro e olive.

INTERVISTA A FRANCESCO NOFERI DI ANNI 21
Che frequenta il 3° anno della facoltà di giornalismo a Siena di Giulia Paolini.

D. Quando hai cominciato a scrivere?
R. Fin da piccolo ho avuto la passione per scrivere e dopo il liceo ho deciso di fare il giornalista.
D. Quando eri piccolo avevi un tuo giornalino?
R. Sì, avevo un mio giornalino che scrivevo al computer; tutte le sere i miei nonni invitavano persone del paese per chiacchierare e raccontare storie del passato ed io mi sedevo insieme a loro, li ascoltavo e scrivevo cosa dicevano e poi dopo cominciavo a far loro domande.
D. Come è nato il nome del giornalino "Voci dalla Rocca" e a quando risale la prima pubblicazione?
R. Avevo 15-16 anni quando ho cominciato a scrivere su "Voci dalla Rocca". Un giorno andai con alcuni amici nella sacrestia di Don Mario per aiutarlo a pulire e trovammo il vecchio giornalino di Ripafratta "La Rocca" e da quel giorno, insieme a dei miei amici, decidemmo che il nome da assegnare al nostro nuovo giornalino era "Voci dalla Rocca". In questi sei anni non abbiamo mai voluto smettere di pubblicarlo perché alle persone piace e abbiamo quasi duecento lettori.
D. Come è organizzato il lavoro di redazione?
R. La redazione è composta da me e da un gruppo di ragazzi; ci ritroviamo all'Asilo per decidere gli argomenti da trattare. Ognuno si impegna a scrivere a casa l'articolo. Gli articoli devono essere almeno venti e quello che riteniamo più importante ha la prima pagina. Il giornale ha anche una rubrica dove vengono pubblicate le lettere inviate che devono essere firmate. Al giornale collaborano anche esperti, ad esempio degli architetti che spiegano la storia della Rocca, delle pievi e di altre testimonianze storiche del nostro territorio.

LA SCAPIGLIATA Marco Petri
Era maggio: cominciavano a fiorire nei campi i fiori più belli, ma i fiori "umani" nelle case nel piccolo borgo, morivano. Un male strano, feroce, imbattibile, li recideva senza pietà, portandoli via all'amore delle mamme disperate. Dovunque gemiti, o silenzio più lugubre di ogni lamento. Una mamma non aveva ormai né forza per lottare, né lacrime per invocare; sola, abbandonata, seduta sulle pietre del focolare, spento, stava con le pupille fisse nel vuoto. La distolse da quella desolata meditazione un leggero colpo alla porta socchiusa, accompagnato da una carezzevole voce di donna: "Sia lodato Gesù Cristo!" e subito dopo l'apparire nel vano della porta spinta con grazia, di una bruna figura di signora dimessa. Lentamente la donna si alzò e l'altra con soavità: "Che avete, buona massaia, che vi si vede nel viso tanta disperazione?". "Voi sola, dunque - rispose parlando a stento la mamma - non sapete che cosa succede in questo disgraziato paese? C'è la maledizione di Dio, tutte le nostre creature muoiono, tutte! E nessuno ce le salva…". La bruna signora che aveva le mani bianchissime e il viso come di Madonna, ma di Madonna un po' addolorata, parlò a frasi brevi, con accento soave: "Vi saranno salvate! Ma via, via in chiesa, coi bimbi vostri dalla Madonna che aspetta e… canti, canti e fiori."
Le mamme alzarono dal letto i figli ammalati e fecero come aveva detto loro la signora. Il miracolo si compì e tutti i bambini di Pugnano furono salvi!

Della classe V - scuola elem. di Molina (introduzione della Redazione)

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ALBUM DEI RICORDI; una figura di paese

"Luigino", Ripafrattese d'adozione. Il Comitato lo ricorda perchè ...

Il figlio e i familiari hanno messo a disposizione del Comitato il locale in piazza dove si trova la nuova sede dell'associazione. E' l'occasione per riordare una persona che, con la sua macelleria, è stato un ripafrattese a tutti gli effetti. Come quando ...


Come molti Ripafrattesi già sanno, il "Comitato per Ripafratta" ha da poco cambiato sede; non si trova più nei locali della "Biblioteca Futura", ma in un luogo più centrale (in piazza) qual è il locale messo gratuitamente a disposizione dal signor Pancrazzi Pier Luigi, dalla signora Annalaura Pinzati, e dai figli Giacomo e Alessandro, in memoria del loro rispettivo padre, suocero e nonno "Luigino", indimenticato nostro macellaio per tantissimo tempo. Nel ringraziare sinceramente per il gesto compiuto, cogliamo l'occasione anche per ricordare un po' meglio "Luigino", sicuramente Ripafrattese d'adozione, perciò nostro compaesano, per aver vissuto a lungo con noi (fin dagli anni '30) con il suo macello. Chi non lo ricorda, la domenica mattina, in piazza davanti al suo negozio, al ritorno dalla battuta di caccia insieme agli amici Dedo, Giubba, Beppe e Adriano, discutere sulle avventure e sulle "padelle" fatte sempre da qualcun altro, ma mai da uno di loro. La sua mattina si chiudeva poi immancabilmente con "Luigino" in chiesa accanto al confessionale di destra a seguire attentamente la S. Messa celebrata dall'amico Don Mario (nostro amato parroco recentemente scomparso).
Di nuovo, ai parenti un grazie da parte del Comitato!

di Giulio Noferi a nome del "Comitato per Ripafratta"

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FORTIFICAZIONI E TERRITORIO: il sistema difensivo di confine pisano-lucchese

Cotone e Torre dell'Aquila

"La rocca di Cotone costituiva un presidio fortificato in quanto occupava, nello scacchiere strategico del sistema fortificato lucchese di confine, un ruolo di protezione e controllo visivo sul lato rivolto verso il Serchio e Ripafratta"


La rocca di Cotone (Loc. Casa Burchio) costituiva un presidio fortificato subordinato alla vicina rocca di Castiglione in quanto occupava, nello scacchiere strategico del sistema fortificato lucchese di confine, un ruolo tattico di protezione e controllo visivo sul lato rivolto verso il Serchio e Ripafratta, coprendo le spalle ad una postazione - Castiglione appunto - che, oltre alla sorveglianza della vicina S. Viviana di Filettole, aveva un preminente ruolo offensivo, dato il notevole campo visivo coperto fra la Val di Serchio pisana e la laguna costiera di Massaciuccoli. Un sistema duale di difesa integrato, quindi, di considerevole efficacia che consente di comprendere il perché, nelle cronache antiche, Cotone sia sempre menzionata e relazionata a Castiglione, tanto che Sercambi arriva a ricondurre la sua fondazione al 1222 - "Li Luchesi di Porta Sampietri, li quali erano allora per muta in nella roccha di Chastillioncello, montarono in nel poggio ch'è ditto Cotone, lo quale è uno de' colli di Chastillioncello; e quello da ciascuno lato affosarono, & in quello una bastìa bellissima ordinòro con alquanti spicciati, e muròllo a seccho. E sempre quel poggio fecero li Lucchesi a muta guardare" (G. Sercambi, Le Croniche, Cap. XLII, Come Luccha si riconciliò colla Chieza - 1222)-, lo stesso anno di Castiglione, anticipando probabilmente di venti anni la reale costruzione della fortificazione, compiuta nel 1242 per volere del Podestà lucchese Filippo Barbavara di Castello. Caratterizzato da una cortina muraria, a perimetro pentagonale, con una torre quadrilatera al centro, Cotone effettivamente conobbe una storia militare e strategica parallela e per certi aspetti inscindibile dalla vicina Castiglione: come Castiglione, anch'essa fu occupata nel 1262, custodita dai Pisani fra il 1264 e il 1275 e demolita, per ordine di Uguccione della Faggiola, nel 1313. Ricostruita, verosimilmente, insieme a Castiglione, la rocca di Cotone si rivelò inadeguata rispetto alle nuove tecniche militari e fu progressivamente abbandonata. Ne rimangono visibili ingenti resti dello spiccato in pianta, della torre e della cisterna, la cui conservazione richiederebbe una maggiore attenzione. Difficilmente possibile, come verificato in precedenza, risulta quindi analizzare una singola fortificazione senza relazionarla al suo sistema di appartenenza, sia esso storico, culturale, fisico. Il rischio latente può risultare, infatti, quello di compiere un'operazione arbitraria e storicamente non verosimile. Parlare di Cotone costituisce, perciò, un'occasione per ripercorrere episodi ed eventi strategici, magari già accennati in precedenza per altre fortificazioni, confermare aspetti ed aneddoti della filosofia bellica medievale ed evidenziare, ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - come questa costituisse il substrato più profondo dell'impostazione culturale della società di allora. La guerra costituiva solo un aspetto di una competitività, economica e politica, necessaria per la sopravvivenza e l'affermazione di un ambito autonomo vitale per le nuove realtà comunali. Necessaria si presentava quindi una cinica impostazione culturale ed una serie di scelte politiche pragmatiche ed utilitaristiche. La sopravvivenza di un Comune spesso dipendeva dalla decisione con cui potevano essere attuate scelte necessarie per aver ragione del Comune vicino. Lo Statuto del Comune di Lucca del 1308 (Capitolo secondo (II.67), "De manutenendo castra Castilionis et Cotonis et Aquile et habitantes in eis et privilegia et pacta cum eis habita et facta"), espressione del dominante guelfismo nero, dettava norme speciali, che prevedevano anche implicazioni etiche e sociali, riguardo la custodia militare e forse anche civile delle fortificazioni. Gli abitanti dei castelli erano gravati da numerosi obblighi, come quello di non abbandonare per nessun motivo la postazione, mitigati dal privilegio di particolari franchigie ma, soprattutto, "…ipsum castrum custodire in bona fide, sine fraude, et non tollere vel dare aliquam feminam de parte vel ad partem Pisanam, et nullum puerum vel puellam de ipsa parte Pisana ad nutriendum recipere vel tenere, et nullum eorum puerum vel alium de sua familia ponere ad standum ad partem vel in partem Pisanam…". Tale aspetto permane e risulta evidente nella cronache sercambiane, in cui viene marcatamente sottolineata, attraverso detti - "…sopra sale non à sapore, sopra scerlacto non à colore, et sopra Pisano non à traitore" (Cap. CLXXXIII. Come messer Ghirardo dell'Agnello tornò a Luccha - 1368), "…chome la volpe delle malitie non può uscire, così il Pisano de'vizii non si può astenere" (Cap. CCCLXXVI. Come fu preso in sul terreno di Lucca uno da Gonzagho a pititione di messer Iacopo d'Appiano di Pisa - 1395)- od episodi storici - "Chè essendo il dicto conte (Ranieri) fuori di Pisa, li funno apparechiate ceragie & vini, e lui mangiando et bevendo, mangiò e bevè di quella vivanda che sogliono dare i Pisani, cioè veleno" (Cap. CXXX. Come morto il conte Fatio rimase signore et magiore di Pisa et di Lucha lo conte conte Ranieri da Donoraticho - 1346)-, la natura malvagia del nemico pisano. Lo stesso astio secolare è rintracciabile nella terza fortificazione che ha successivamente completato il sistema prima composto dalle sole rocche di Cotone e Castiglione: la Torre dell'Aquila, costruita dai Pisani quando, nel 1264, il Comune di Pisa sconfisse i Lucchesi a Filettole e rilevò le rocche di Castiglione e Cotone. Nacque allora l'esigenza di erigere una torre, sulla convergenza di più dorsali montuose, adibita a funzioni di coordinamento tattico e visivo con le rocche precedenti. Contraddistinta da un'inusuale pianta ad esagono regolare, la fortificazione era ulteriormente protetta da una cortina difensiva a pianta quadrata. Invasa a tradimento nel 1275, fu inserita fra le fortificazioni da demolire per ordine di Uguccione della Faggiola (1313). Un pagamento effettuato dal Comune di Pisa del 1322 ne attesta l'avvenuta ricostruzione della torre che, occupata in epoca castrucciana, fu restituita ai Pisani nel 1327. Più volte impegnata durante i numerosi conflitti medievali, la Torre dell'Aquila continuò a ricoprire il suo ruolo militare fino al XV-XVI sec., quando fu soppiantata dall'introduzione delle armi da fuoco. Oggi è conservata per metà: la demolizione in verticale dell'altra parte (da cui l'attuale toponimo "Torre Segata") è attribuita al rifiuto dei Pisani di condividerla con i Lucchesi (dopo la definizione del confine al centro di essa).

di Andrea Bulleri

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