"Voci dalla rocca", il numero di Maggio 2005

Indice

Editoriale
Resoconto della Festa di Primavera
La posta dei nostri lettori
Pisa e i suoi corsi d'acqua interni
Ripafratta: il paese, la Storia
L'eremo di S. Maria di Mirteto
Le opere della Compaghia del "Corpus Domini"
San Giuliano Terme


Editoriale

Vorrei iniziare ringraziando tutti coloro che si sono adoperati per realizzare anche quest'anno la Festa di Primavera che è giunta alla sua terza edizione. Naturalmente all'interno troverete il resoconto dettagliato di tutti e due i giorni di festa. Purtroppo quest'anno non è stato il successo che ci aspettavamo e che aveva accompagnato le passate edizioni. Dovuto, credo, a varie ragioni; forse male non ci fa perché ci ha mandato un bel segnale, forte e chiaro. Bisogna cambiare, trovare idee nuove, partecipare maggiormente e sentirsi più coinvolti (noi ripafrattesi) a questa festa se vogliamo che continui e diventi "tappa fissa". E' naturale che le idee non vengono da un momento all'altro e che non sono facili da trovare, ma con la collaborazione e l'aiuto di tutti è possibile rimboccarci le maniche e organizzarci per tornare il prossimo anno più carichi e motivati. Sarà presente poi un articolo riguardante una mostra, che in modo "indiretto", ma poi nemmeno tanto, ci interessa, dal titolo "Pisa e la navigazione interna: tradizioni, mestieri, culture" che si svolgerà presso la Stazione Leopolda e Pisa. Il tema riguarda anche Ripafratta in particolar modo sia per la vicinanza del Serchio sia per l'importanza che ha avuto il canale dei Mulini per l'economia Ripafrattese e Pisana. Non mancheranno poi i contributi dell'arch. Bulleri e dell'arch. Gasperini (neo-acquisto da qualche numero) che ci darà informazioni sulla chiesa-monastero di Santa Maria di Mirteto ad Asciano. A questo proposito ricordiamo che i nostri amici di Asciano sono usciti con il loro secondo numero del giornale, naturalmente gli facciamo i nostri migliori auguri per una lunga "carriera giornalistica" e chiunque desideri avere una copia del giornale, non deve far altro che contattarci, provvederemo noi a recapitargliela. Torna, in questo numero, l'intervento mensile di mons. Maracich, che fa riaffiorare ricordi custoditi nell'archivio della nostra Pieve. Concludo dicendo che questo sarà, con molta probabilità, l'ultimo numero di questa stagione. Anche noi di "Voci dalla Rocca" ci concediamo un po' di riposo durante il periodo estivo dedicandoci un po' di più ai nostri impegni quotidiani. Quindi non ci rimane che salutarvi augurandovi un'estate degna delle vostre aspettative e da parte nostra ci rivedremo con il numero estivo (che comprende Giugno, Luglio e Agosto). Nel frattempo, se l'estate o l'ombrellone, vi invogliano a scriverci potete sempre farlo recapitando ogni vostro pensiero presso la nostra cassetta in via S.Lega n°7 oppure all'indirizzo redazione@vocidallarocca.com.

di Luca Casapieri

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Cronaca

Iniziative: La Festa di Primavera è giuta con questa alla sua terza edizione

Resoconto della Festa di Primavera

Storia, teatro, prodotti tipici. Arrivata alla terza edizione, la Festa di Primavera di Ripafratta si è svolta gli scorsi 21 e 22 maggio. Ma con meno visitatori del previsto ...


Anche quest'anno , per la terza volta, il Comitato soprattutto, con il nostro piccolo contributo, è riuscito, seppur con qualche difficoltà, ad organizzare la ormai nota Festa di Primavera. Una ricorrenza che, come già detto precedentemente in passato, sarebbe dovuta entrare nella nostra tradizione locale, dando così alla piccola Ripafratta un motivo non solo di rilancio storico-culturale, ma anche l'occasione per passare bei momenti assieme, dando quel minimo di coesione ad un paese così frammentato. Come tutti gli anni sono state organizzate visite alla Rocca, ma purtroppo, per motivi di sicurezza e burocrazia varia, non è stato possibile accedere all'interno durante le spiegazioni della guida (l'architetto Sebastiano Amato). Quest'anno tre gazebo sono stati montati in piazza, uno per le informazioni, altri per presentazione e vendita di souvenirs e prodotti tipici, con l'immancabile "torta di Primavera" (dai colori della Bandiera), sponsorizzata da "Voci dalla Rocca" e preparata seguendo una ricetta ormai tradizionale dalla Pasticceria Antonelli che sa sempre collabora immancabilmente con noi. La mostra 2005 "Il piatto fantastico" è stata dedicata a piatti e ricette tradizionali, lavori scolastici e non che riportavano alla luce ricette tradizionali, sia legate al paese in generale, sia alla tradizione familiare particolare e quindi un po' personale. In alternativa al giro alla Rocca era stato proposto dal Comitato un "Percorso degli Erbi" con lo scopo di avvicinare le persone anche di città alla vecchia cultura di raccogliere e cucinare le "verdure del luogo". Un percorso che doveva essere incentrato sul riconoscimento della pianta e sullo studio delle proprietà che essa racchiudeva. Il percorso si sarebbe dovuto snodare lungo le pendici della collina che ospita sulla sua sommità l'antica Torre del Centino. Purtroppo, però, la novità della cosa e gli imprevisti che sempre si hanno in questi casi hanno un po' rovinato l'idea, che di per sé era buona. Sembra però che l'evento quest'anno sia stato poco percepito o che si sia fatta sentire una certa saturazione, soprattutto dai paesi vicini. I visitatori sono stati meno, a differenza degli anni passate (record di presenze che spetta alla seconda edizione dello scorso anno), ma forse ci lamentiamo troppo. Sta di fatto che, mentre gli altri anni registravamo il tutto esaurito, quest'anno abbiamo dovuto, con amarezza, registrare un certo calo. Ripafrattesi partecipanti? Pochi, anche se la scarsità di forestieri li faceva sembrare di più (e bisognerebbe che tutto il paese riflettesse quando si dice che non c'è mai niente). Certo, si sono prontamente rifatti nelle due serate post-cena (ore 21) che hanno felicemente scelto di passare nel cortile dell'Asilo, ove era stato montato un grande palco su cui si sono esibite due compagnie di artisti: "I folk livornesi" per la prima serata, che ci hanno intrattenuto con gag supportate da una immensa allegria di commedianti che ha riscosso un notevole successo e che è stata giudicata positivamente dal gruppo. La seconda serata, invece, in cui è stata interpretata una commedia brillante intitolata "Mia moglie direttrice" dalla compagnia di Pontasserchio "Teatranti per Diletto" trattava un tema diverso in modi diversi, e forse ha lasciato un po' spiazzati (senza nulla togliere alla grande bravura degli artisti). Complice il tempo che non solo era freddino, ma anche un po' umido, ed ha costretto i più a tirar fuori le maglie dai cassetti dove le avevamo riposte.

di Angelica Pardi

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Iniziative: una mostra alla Leopolda

Pisa e i suoi corsi d'acqua interni

Una mostra sui canali navigabili della provincai di Pisa. Fra cui il "nostro" ...


Si svolgerà a Pisa, presso la Stazione Leopolda, una mostra dal titolo "Pisa e la navigazione interna: tradizioni, mestieri, culture". La navigazione, non solo marittima ma anche legata alla canalizzazione pisana, ha rivestito un ruolo importante sia nell'economia che nel trasporto, per Pisa. Fra questi canali notevole importanza aveva l'arteria fluviale che collega Lucca a Pisa; per questo infatti vennero effettuate delle importanti opere idrauliche ad essa collegate. Ripafratta, grazie a numerose opere di canalizzazione, fra cui il Canale dei Mulini appunto, divenne ben presto un'importante centro per la macina di grano per la realizzazione della farina non solo a livello della provincia di Pisa. Da qui prese sempre maggiore importanza il nostro paese sia per il fatto della presenza di una risorsa importante come quella di un mulino, sia per il fatto che Ripafratta rappresentava il confine territoriale tra Pisa e Lucca. Oltre poi hai canali molto importante è stato il ruolo del Serchio che ha scavato il suo percorso "stringendo" la strada verso Pisa e quindi obbligava il passaggio dei viandanti a visitare Ripafratta e al pagamento del dazio. I mestieri legati alla navigazione sono stati fino alla metà del '900 tra le attività economiche più importanti della città.
Vi forniamo il programma completo della mostra :

"
PISA E LA NAVIGAZIONE INTERNA:
TRADIZIONI, MESTIERI, CULTURE
Fotografie, immagini filmate, strumenti di lavoro e oggetti della vita quotidiana di maestri d'ascia, calafati, navicellai, renaioli e altre figure professionali legate al traffico navale nel sistema interno di vie fluviali e canali (Fiume Arno, Canale dei Navicelli, Canale di Ripafratta)
La mostra resterà aperta da martedì 21 a sabato 25 giugno 2005 h 17,00 / 24,00 (ingresso gratuito)

Giovedì 23 giugno, h 21,00
L'Arno racconta
Presentazione del video realizzato dall'Associazione "Argento Vivo"
Degustazione di dolci e vini da meditazione
Danze a tema del Circolo Pisano della Società di Danza
La partecipazione è gratuita. Durante la serata verranno proiettate le testimonianze filmate di un folto gruppo di persone che hanno lavorato e vissuto lungo le rive dell'Arno. Alcuni dei protagonisti saranno presenti per commentare l'opera, parlare della loro esperienza e rispondere alle domande e alle curiosità del pubblico.

Venerdì 24 giugno, h 21,00
Fiumi di creatività
Giochi e dolcetti per i più piccoli
A cura della Ludoteca "Leopolda Junior"
La partecipazione è gratuita
Un dopo cena interamente dedicato ai bambini da 6 a 11 anni con giochi all'insegna del divertimento con gli educatori della Ludoteca "Leopolda Junior". A metà serata verranno offerti dolcetti preparati in casa e soft drink adatti sia ai piccoli che agli adulti.

Sabato 25 giugno, h 20,00
Intrattenimento gastronomico
Cena a base di ricette tipiche del territorio pisano, vini di produzione locale, dolci fatti in casa È gradita la prenotazione (costo 15,00 Euro a testa)
Per concludere la mostra "Pisa e la navigazione interna" sarà possibile gustare un'ottima cena in una piacevole atmosfera conviviale al fresco del nuovo piazzale della Leopolda.

Il progetto "Pisa e la navigazione interna" è promosso dalle associazioni aderenti alla Leopolda che partecipano al gruppo di lavoro "Beni Culturali" (Accademia dei Disuniti, Arci Nuova Associazione, Associazione "Argento Vivo", Associazione "i Ghibellini", Circolo Pisano della Società di Danza, FIAF, Gruppo Archeologico Pisano) Per ulteriori informazioni Tel. 050.21531 "

(Le informazioni di questo articolo sono state tratte da sito internet http://www.sangiulianoterme.info/Informazioni.htm e da http://www.leopolda.it/attivita/navigazione.html.)

di Luca Casapieri

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Territorio

STORIA: "Voci" ha stampato un opuscolo con la storia di Ripafratta

Ripafratta: il apese, la Storia

"Voci dalla Rocca" ha distribuito ai visitatori in occasione della Festa di Primavera un libretto con la storia del paese. Ve lo riproponiamo anche qui, invitandovi a fornirci ulteriori informazioni, notizie, curiosità, leggende ... L'opscoletto è stato realizzato mettendo assieme una ampia serie di fonti, prendendo spunto e riassumendo, ad uso del lettore non esperto di storia, da opere già realizzate, e da "autori" vari, tra cui ricordiamo il Pievano Mons. Mario Maracich (per la storia della chiesa), Mons Benotto (dal suo libro "Rupecava, alle radici della memoria"), Sebastaino Amoato, Andrea Bulleri e Mario Noferi. La piccola guida ha riscontrato un buon gradimento fra i visitatori e la Redazione sta valutando l'eventualità di farne un libretto puù accurato, che racconti sempicemente che cosa è Ripafratta, dal punto di vista della storia, ma anche della memoria, delle tradizioni, delle feste popolari. Aspettiamo i vostri contribuiti personali.


RIPAFRATTA E LA SUA ROCCA, A GUARDIA DEL CONFINE

Ripafratta rappresenta lo snodo storico, ambientale, culturale, naturalistico, architettonico più importante del Lungomonte Sangiulianese. La Rocca di Ripafratta ha origini molto antiche e fin dall'inizio costituiva la chiave di volta dell'intero sistema fortificato che presidiava il confine pisano-lucchese. La sua favorevole posizione, dall'alto del Colle Vergario (dominante quindi sulla stretta gola scavata dal Serchio antistante), permetteva il controllo sui traffici fluviali e viari fra Lucca e Pisa. Nata come avamposto doganale per la sua posizione di confine tra le due potenze Lucchesi e Pisane, Ripafratta ha acquistato una sempre maggiore importanza strategica tanto da far sorgere la necessità di rafforzare la torre esistente (risalente al 970) trasformandola così in una vera e propria Rocca castellana (1162-'64), che acquisì poi il nome di San Paolino (probabilmente dal santo Patrono di Lucca), con un recinto a pianta poligonale irregolare (occupato al centro dal mastio quadrangolare) ed altre due torri adiacenti alle mura. Un'ulteriore cerchia muraria concentrica proteggeva il piccolo nucleo abitato a ridosso del castello. Con l'avvento della polvere da sparo si rese necessario un altro intervento col quale fu intrapresa un'opera di completa ristrutturazione del castello, aggiornandolo alle nuove esigenze militari. Furono "cimate" le torri medievali e, su progetto del grande architetto militare Giuliano da Sangallo (con pareri, sembra, di Leonardo da Vinci), vennero avviate profonde modifiche strutturali, quali la costruzione di ampie scarpe addossate alle mura del recinto e di "rivellini" contrapposti (delegati alla difesa dell'unica porta d'accesso). La Rocca, appartenuta alla Consorteria dei nobili Da Ripafratta, è stata contesa nel corso dei secoli, anche con assedi e aspre battaglie, dalle potenze pisana e lucchese, prima di passare definitivamente in mano fiorentina. A completamento del sistema difensivo che ha il suo fulcro nella Rocca, sorgono sui monti circostanti due torri di avvistamento: la Torre Centìno (o "del Centìno"), e la Torre Niccolai, entrambe datate XIII sec. ed entrambe necessarie per sorvegliare sentieri di scorciatoia ed aggiramento della Rocca, posti fra Cerasomma e Pugnano. Entrambe le torri mantengono a tutt'oggi, con situazioni più o meno favorevoli di accesso, le strutture principali quasi completamente in piedi.

UN CENTRO "STORICO"

Il paese di Ripafratta si è sviluppato, a causa della particolare conformazione geografica (stretta tra i monti e il Serchio) in uno spazio ridotto, in parte "circondando" il colle Vergario da cui domina la Rocca, in parte (specialmente in tempi più recenti) espandendosi in lunghezza lungo la strada principale, sia verso Lucca che verso San Giuliano, per un totale di oltre 1 km. Dal primo documento che menziona la Rocca di Ripafratta (1085 d.C.), apprendiamo che la fortificazione, per la sua importanza, aveva già attratto intorno a sé un primo nucleo abitato, anch'esso difeso da mura. Il borgo, sviluppatosi intorno al XIII-XIV sec. come insediamento di sbarramento sulla strada pedemontana fra Lucca e Pisa, era dotato di strutture fortificate. Possedeva una cerchia muraria, interrotta da due torri-porta d'accesso, sovrastanti la strada principale nelle due direzioni. Di una, verso Pisa, non rimane traccia né testimonianza. L'altra, la più importante, era la Torre-Porta che controllava il Serchio verso Lucca ed assolveva il fondamentale compito di riscossione dei pedaggi, chiudendo ogni accesso al paese e quindi al territorio pisano. Conservatasi in buono stato (ed abitata, addirittura) fino alla metà del Novecento, la Porta fu fatta saltare dai tedeschi nel 1944. Di essa, rimane traccia sia nei pochi ruderi rimasti lungo la strada, sia nella memoria della gente (la zona viene chiamata ancora "Fuor di Porta"), sia nelle numerose testimonianze fotografiche. Ma anche le fattezze della torre campanaria dell'attuale chiesa richiamano inequivocabilmente la sua funzione militare in epoca medievale, anch'essa facente parte della cerchia muraria dell'antico borgo. Il cuore del paese è senza dubbio la piazza della Chiesa; una piazza che oggi è ridotta a poco più di un largo marciapiede, e per di più affollato dalle automobili. Nonostante ciò, ancora si respira aria di medioevo, e si intravede il profilo della Storia. Fino al 1786 Ripafratta è stata sede della Podesteria, poi trasferita a San Giuliano Terme. Le condanne civili e penali venivano scontate nei locali del piccolo carcere, situato lungo la strada principale, dove, ancora oggi, una lapide ricorda il triste luogo ("in hoc squallido loco…"). Accanto a questi locali c'era la residenza del podestà. Sulla piazza, prospiciente la Pieve, una colonna di marmo, abbattuta dagli americani durante l'ultimo conflitto, costituiva "la berlina": una gogna per l'esposizione pubblica di coloro che avevano trasgredito la legge. Di essa rimangono numerose testimonianze fotografiche. Sono parte integrante della piazza del paese anche la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (metà XIX sec.), ed altri edifici che ancora portano il segno della storia, come il palazzo dell'antica dogana o la residenza della Baronessa De Virte. Un'alta cancellata in ferro introduce nel cortile di Villa Danielli-Stefanini, già asilo infantile e oggi a disposizione del paese per mostre, manifestazioni, convegni, cene, attività e iniziative. Da menzionare anche l'antico Molino Mediceo (oggi "Molino Grassotti"), fatto costruire nel XV secolo da Lorenzo de'Medici per sfruttare le acque del "suo" Canale Macinante (che trasportava fino a Pisa legnami provenienti dalla Garfagnana e dai monti di Ripafratta). Il molino, per la sua "modernità", ebbe grande fama non solo in Italia, ma anche in Europa e molti regnanti e principi si recarono a visitarlo rimanendo meravigliati nel vedere in azione quel complesso meccanismo di lavorazione. Infine, sono tre le vie che sboccano sulla piazza, e che più ricordano la conformazione medievale del borgo. Via Silvestro Lega (già Via Lavanella), la più grande, che conduce infine ai sentieri del CAI; Vicolo del Campanile, particolarmente caratteristico, che si riallaccia a Via Lega; infine via di Sopra, quella che più delle altre ha mantenuto il suo aspetto medievale (e che purtroppo non è stata ancora rivalutata come dovrebbe) che conduce al sentiero per il Castello ("via di Rocca"). Il centro storico di Ripafratta è uno dei più interessanti del lungomonte. O meglio, lo sarebbe. Sfortunatamente, ormai da decenni è preda di un vistoso abbandono. Riportare la piazza al suo antico splendore è sempre stata una priorità per i vari Comitati cittadini che si sono susseguiti nel corso degli anni a Ripafratta, e continua a rimanerlo tuttora.

LA CHIESA PIEVANIA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

La Chiesa dedicata a San Bartolomeo Apostolo, con la sua facciata "neoclassica", è stata edificata nel 1854-57 in sostituzione dell'antica pieve romanica, gravemente lesionata dal grande terremoto del 1846. In alto, nel "timpano" che chiude la facciata, si vede uno stemma di marmo murato, con il simbolo della famiglia dei Roncioni, che avevano sulla chiesa di Ripafratta (con Avane) il "ius-patronatus", cioè avevano il diritto, alla morte di un pievano, di presentare dei nomi all'attenzione del Vescovo per la nomina del nuovo pievano dell'antica Chiesa. L'ultimo ad essere nominato con questo diritto medioevale è stato mons. Mario Maracich, attuale Pievano di Ripafratta, nel 1950. All'interno, sulla parete di entrata, c'è una grande cantoria di legno dipinto che sorregge un organo dell'organaro "Tronci", risalente nel complesso al 1883. Sulla sinistra troviamo invece, in un'urna protetta da un vetro di sicurezza, la statua lignea della "Madonna con Bambino di Rupecava", scolpita nel 1326 dal celebre Andrea Pisano. L'immagine, e l'Eremo da cui proviene, sono veneratissimi non solo in Ripafratta, ma in tutto il piano di Pisa e di Lucca. Sempre all'interno, sulla parete di destra, presso l'ingresso, sono murate due pietre. La più grande era stata la pietra tombale di Matteo Gambacorti, giovane rampollo della nobile famiglia pisana, morto di peste qui attorno al 1400. La pietra più piccola è invece la pietra di fondazione, risalente al 1327, della pieve romanica distrutta dal terremoto del 1846. Da ricordare infine che anche Ripafratta ha il suo "santo in Paradiso". Si tratta del Beato Lorenzo, appartenente alla nobile famiglia dei Da Ripafratta e nato il 23 marzo del 1373, secondo la tradizione proprio all'interno della Rocca di S. Paolino. Abbracciò la vita religiosa con i Domenicani, ed iniziò la sua grande opera nel movimento di riforma dell'Ordine, svolgendo la sua missione soprattutto a Pistoia, dove assisté anche malati e moribondi durante una terribile epidemia di peste. Lorenzo Da Ripafratta morì, molto anziano, il 27 settembre (giorno in cui la Chiesa lo ricorda) del 1456; il suo corpo è tuttora venerato nella chiesa di San Domenico in Pistoia. Fu beatificato da Pio IX nel 1851. In Ripafratta erano presenti, oltre alla "titolare", numerose altre chiese. Alcune sono scomparse (come quella dedicata a S. Niccolao, presso "le Corti", oggi via Cimabue). Rimangono invece a testimonianza la Chiesa del SS. Sacramento, situata in Via Lega, con una bella facciata in verrucano bianco, e parzialmente trasformata in abitazione, e l'oratorio di "Treto", sito nella piana di Farneta, in via Fattori, oggi proprietà privata e già appartenente ai frati agostiniani di Rupecava.

L'EREMO DI SANCTA MARIA AD MARTYRES, DETTO "RUPECAVA"

La prima attestazione documentaria riguardante l'Eremo risale al 1213: si tratta della donazione, da parte dei nobili Da Ripafratta nei confronti del "signor Guglielmo eremita e rettore della casa e dell'eremitorio e della chiesa di Santa Maria" di "un pezzo di terra sul quale la detta chiesa di S.Maria è edificata e costruita, posto nei confini di Ripafratta, in luogo detto Lupo Cavo". La presenza di eremiti, e di un luogo di culto, a Rupecava è dunque ancora anteriore. La tradizione vuole che sui monti sopra Ripafratta abbia soggiornato addirittura Sant'Agostino, e che lì abbia a lungo meditato, pregato e scritto il "De Trinitate" . Il romitorio di Rupecava, centro di grande spiritualità e santuario mariano, si mantenne attivo e indipendente per secoli, fino al 1749, anno in cui fu soppresso come convento e aggregato a quello di San Nicola di Pisa. Per tutto l'800, comunque, a Rupecava si continuò a celebrare Messa ogni domenica "per comodo di alcune famiglie che abitano in cima ai monti di Ripafratta, Pugnano e Mulina". Dopo quasi 50 anni di permanenza di un unico "sacerdote eremita" (permanenza iniziata nel 1867), la sua morte veniva a segnare il definitivo abbandono dell'Eremo, che da quel momento rimaneva privo di una qualsiasi presenza. Lasciato da solo in mezzo ai boschi, è divenuto preda di terribili atti vandalici (fino alla devastazione degli anni '80), che lo hanno ridotto a poco più di uno "scheletro". Ma la devozione nei confronti della Madonna di Rupecava non è mai venuta meno. Ogni 8 settembre, centinaia di fedeli affluiscono tutt'oggi all'Eremo dai paesi della Valdiserchio, da Pisa e da Lucca. E' una grande festa di fede e tradizione, cui nessuno vuole mancare, nonostante il triste degrado del luogo sacro. Ripafratta conserva poi la memoria di un'altra Festa religiosa, detta "del Voto", proprio a ricordo della promessa fatta nel 1846 di salire all'Eremo ogni anno il 14 agosto, giorno del terremoto che sconvolse e distrusse numerosi paesi, senza però fare alcuna vittima. Per l'occasione, fu composta anche una laude ("D'insolito fragore/scossa tremò la terra/ gravida in sé sotterra/schiudendo i suoi vapor./Lode a Maria che volse/in allegrezza il pianto/e sotto il suo bel manto/ci accolse e ci salvò …), che rischiava di andar persa e che il Pievano di Ripafratta, mons. Maracich, ha "salvato", raccogliendola dalla viva voce dell'ultima donna del popolo che la ricordava per intero, poco prima che con lei scomparisse anche questa antica tradizione. Una tradizione che è ripresa, e che si ripete tuttora ogni anno.

L'AMBIENTE

Dal punto di vista ambientale, Ripafratta - stretta tra l'ultimo sperone del Monte Pisano, rappresentato dal colle Vergario, e il fiume - conta ben tre corsi d'acqua: il canale Ozzeri, emissario del Lago di Bientina, il già citato Serchio e il Canale macinante o dei Molini o di Ripafratta (fatto costruire da Lorenzo de'Medici nel 1475 per azionare il suo mulino presente in Ripafratta) che raccoglie le acque del Serchio e le convoglia, passando addirittura sotto il paese, fino a Pisa. Ripafratta si può fregiare anche di avere un territorio composito e ricco, che va dai monti, con la loro flora e fauna (e con i sentieri del C.A.I.), all'ambiente fluviale (sugli argini del Serchio, periodicamente ripuliti e meta anche di ottime passeggiate, è stato istituito recentemente un percorso ciclabile che conduce dal paese fino a Pontasserchio). La cascata del fiume (la "steccaia") è meta inoltre di attività sportive con canoa e kayak.

SALVAGUARDARE LA TRADIZIONE

Storia, cultura e memoria così ricche meritano di essere attentamente salvaguardate, tramandate e testimoniate. Da diversi anni a Ripafratta sono in corso numerose iniziative al riguardo. Dal 2000, "Voci dalla Rocca", un notiziario territoriale, porta informazioni, eventi, dibattiti sul futuro del paese, ma anche tradizioni, storia, ambiente, memoria popolare e tutto quanto fa "territorio" direttamente nelle case degli abitanti. Inoltre, il "Comitato per Ripafratta", Associazione Culturale, oltre a trattare con le autorità comunali la risoluzione di spinose questioni irrisolte (come la sistemazione del centro storico, oggi "soffocato" dalle automobili in sosta) ha realizzato mostre e avviato la "Festa di Primavera" in cui, oltre a visite guidate alla Rocca e alle Fortificazioni vicine, il paese si anima di spettacoli, esposizioni, mostre e degustazioni di prodotti tipici della zona. Per maggiori informazioni riguardanti Ripafratta visitate www.vocidallarocca.com o scrivete a info@vocidallarocca.com.


(Per le informazioni storiche si ringraziano Mons. G. Paolo Benotto, Mons. Mario Maracich, arch. Sebastiano Amato e Andrea Bulleri, Mario Noferi. Realizzato dalla Redazione di "VOCI DALLA ROCCA", maggio 2005).

a cura della Redazione

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Pievi: continua il viaggio nel territorio ...

L'eremo di S.Maria di Mirteto

un antico complesso monastico sopra Asciano


Come ogni anno, la Redazione ha seguito il "Derby" Ripafratta-Farneta del primo maggio, tradizione decennale del nostro paese; e che quest'anno lo spettacolo e lo psort non sono mancati ( forse sono mancati un po' gli spettatori, maquesto è un'altro discorso ...). E dunque il Farneta, la formazione della periferia, torna alla vittoria dopo la dura sconfitta della scorsa edizione. Nel derby della rocca 2004 aveva infatti vinto la squadra del Ripafratta (che quest0anno invece contava su numerose assenze) per ben 4-2, sciacciando gli avversari sul campo da gioco. LA fossa dei leoni ha visto anche quest'anno lo spettacolo della tradizione del derby; una tradizione che dura dal dopoguerra quasi ininterrottamente e che ha visto diverse locazioni (non è da molti anni che viene giocata nell'attuale campo sportivo), diversi giocatori (vi sono avvicendate generazioni di ripafrattesi), e anche diversi pubblici. Non possiamo non notare, al riguardo, il "calo" degli spettatoridi quest'anno. Non certo un crollo, perchè in diversi sono comunque accorsi alla Fossa del Leoni. MA certo si poteva omaggiare in ben altro modo il lavoro intenso ed appassionato degli aorganizzatori e dei giocatori, che portano avanti la nostra tradizione e con essa la nostra identità. Certo, il primo maggio non è più la data ideale, e questo ormai è chiaro a tutti. Viviamo in tempi in cui una bella giornata come quella ispira più una gita al mare che non una partita di calcio. Ecco perchè forse è arrivato il momento di modificare, almeno in parte, la tradizione, cambiando data, magari; perchè non la prima domenica di aprile? O meglio ancora, perchè non riunire tutte le festività di maggio in un unico fine settimana "Ripafrattese"? Speriamo di riparlarne anche col vostro contributo.

Giunti nell'abitato di Asciano Pisano, costeggiando il Rio Foce Pennecchia, alle pendici del Monte omonimo, percorrendo il sentiero n.6 della Valle delle Fonti, si trovano i resti di un importante complesso monastico, quello di Santa Maria di Mirteto. Posto a circa trecento metri sul livello del mare, in una posizione piuttosto riparata dalle prime luci dell'alba, questo antico eremo comprensivo di una serie di edifici e di una piccola chiesa romanica, portava il nome di S. Maria del Nevaio per il fatto che, oltre cento metri più in alto, si trovano delle cavità di tipo carsico, sottostanti la vetta del Monte Conserva (600 mt. s.l.m.), cavità ove si conservava la neve, in appositi recipienti in sughero e metallo. Nella città di Pisa la neve e il ghiaccio si conservavano, nell'inverno, nel bastione del Parlascio a porta a Lucca sin dal XVI secolo, tanto che fino agli anni sessanta del secolo scorso si denominava "diacciaia" l'area nei pressi dei Bagni di Nerone. Come sottolinea Antonio M. Fascetti, è un fatto che la Madonna del Nevaio o di Mirteto dovrebbe considerarsi il sacrario militare della Repubblica Pisana al suo nascere, intorno all'anno Mille. Difatti, alla fine del X secolo si intensificarono le incursioni dei saraceni ed altra gente sul litorale toscano; per i primi trent'anni dopo l'anno Mille si ha una quasi costante presenza di arabi sull'arco pisano ligure del Tirreno, presenza che determinerà una lega militare tra fiorentini, pisani e genovesi. Alla Madonna di Mirteto avveniva il concentramento di forze esistenti pisane e lucchesi, i residenti pisani ricevevano rinforzi da Lucca attraverso Vorno, Compito e il convento si San Pantaleone posto nell'alta valle del torrente Guappero, sul versante Lucchese del monte Faeta. Altre forze giungevano a Calci passando per il Valico di Croce (450 mt. s.l.m.) nei pressi di Sant'al Lago. Il cenobio si presenta ancora oggi ad una vista dal basso con l'aspetto di una fortezza protetta dalla sua posizione naturale. Il suo complesso appare assai devastato. L'ultimo utilizzo di questo insieme di edifici risale agli anni sessanta del secolo scorso quando servì come ricetto per le olive, da piccolo frantoio e centro abitato. L'edificio ecclesiastico, ricordato nel 1150 come dipendente della Pieve di San Giovanni Battista di Asciano e già appartenente alla Badia di S. Michele alla Verruca, citata come monastero esente dal pagamento delle Decime del 1296-97, testimonia la fervida cultura architettonica che addensa di opere qualitative il Monte Pisano tra la fine del X e la seconda metà del XI secolo, data di inizio della costruzione del Duomo di Pisa. La chiesa di Santa Maria di Mirteto, ad aula unica absidata di modeste dimensioni, non unico esempio tipologico nella Piana Pisana (S. Bernardo di Calci, S. Bartolomeo di Campo, S. Maria di Mezzana, S. Giovanni di Ghezzano, solo per citarne alcune) si presenta anch'esso in grave stato di conservazione. Realizzata in conci di pietra verrucana ben lavorati presentava importanti decorazioni scultoree oggi non più visibili, infatti tutti gli elementi decorativi che ornavano l'accesso sono stati asportati e trafugati come il prezioso adornamento di protome di gusto barbarico e le sculture preromaniche. Le sei monofore, rispettivamente tre sul lato destro rivolte verso valle e tre nell'abside, risultano strombate e concluse ad arco a tutto sesto ricavato in monolito inciso di figure lineari e geometrico-simboliche rozzamente eseguite. Decorazioni queste che trasferiscono la descrizione naturalistica in immagine astratta; tecnica assai ricorrente nel periodo altomedievale e, come sottolinea Maria Laura Testi Cristiani, rinvenibile nei motivi decorativi della cultura dei secoli VIII-IX, e particolarmente con monete e oreficerie longobarde. Più elaborato appariva il portale principale con mensole costituite da due conci decorati, scolpiti con motivi a capitello e grafiti, a sorreggere l'architrave. Due finestre cruciformi sottolineano l'asse longitudinale posto in simmetria con il centro di una copertura a capanna di struttura lignea a capriata oggi ormai completamente distrutta. La cornice orizzontale tutt'ora visibile sul prospetto appena sotto la croce lucifera, rende plausibile l'ipotesi che dovesse servire, insieme ad alcuni mensoloni portanti in pietra perfettamente scanditi, all'appoggio di una trabeazione lignea, una sorta di porticato a semplice spiovente assai simile agli altre trabeazioni documentate nella cultura pisana. Anche in questo caso, come rinvenuto per la Pieve di Rigoli, i rapporti geometrici basati sul modulo-proporzionale, che regolano la scansione spaziale dell'edificio sono assai evidenti. Ancora una conferma questo dell'esistenza di una cultura sostanziata da criteri rigorosi di logica proporzionale di matrice geometrica. A tal proposito gli schemi interpretativi evidenziati dalla Testi Cristiani, basati sul rapporto proporzionale tra la pianta e il prospetto, confermano la collocazione cronologica di S. Maria nell'ambito culturale di cui la chiesa di S. Alessandro di Lucca e il Duomo di Pisa costituivano momenti esemplari, veri e propri archetipi. Nel 1712, dopo un periodo di forte decadenza, divenne oratorio privato. Dalla seconda metà del secolo scorso, gradualmente fino ai nostri giorni, gravi atti vandalici hanno portato allo sfondamento delle due aperture con lo smantellamento di sepolture. Dopo il '70 si è passati alla distruzione dell'altare ed alla imbrattatura mediante scritture oscene e inneggianti alla droga, su ogni punto possibile del complesso cenobitico. Oggi la struttura di copertura a capriate, assieme all'orditura lignea e ad un impiantito in cotto di mezzane, che serviva a sorreggere il manto di copertura è completamente crollato. La vegetazione spontanea, sempre più insistente e devastante, occulta quasi completamente la facciata della chiesa ed è penetrata all'interno nei locali delle abitazioni devastandone irrimediabilmente le strutture. Nella speranza, ormai vana, che le distruzioni si arrestino a favore di un recupero complessivo, stiamo in attesa degli eventi…

di Massimo Gasperini

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Polvere dall'archivio: i documenti storici della nostra antica pieve

Le opere della Compagnia "Corpus Domini"

Torniamo sulla compagnia del SS. Sacramento e vediamo quali erano le sue mansioni.


L'ultima polvere "scossa" è stata quella soffiata di recente dalle spalle di "Don Mario + 7", riferentesi alla storia delle crepe e relativo processo. Questa volta la polvere è "vecchia" di cinque secoli! Infatti, vi farò conoscere il delizioso volumetto che risale al 1500 circa e tratta della nostra Compagnia. Il volumetto, di solida copertina di pelle con alcuni fregi d'oro, è composto da parecchie pagine scritte con inchiostro rosso e nero su fogli non di carta "indiana", ma di consistente pergamena, e in una lingua italiana (il "volgare" italiano era nato da pochi anni) con flessioni ancora latineggianti e delle grafie medievali. Non tratta della storia dei "da Ripafratta", che vivevano, signori della Rocca di S. Paolino, fra gli intrecci amorosi, politici, militari e sociali del tempo. E' - come ho già detto - un volumetto che tratta dei regolamenti e della vita religioso-sociale della nostra Compagnia. Apriamo il volume. Alla prima pagina si legge così: "al nome sia dell'eterno Dio e della gloriosa Sempre Vergine Madre Maria, delli Apostoli Sa' Pietro e Sa' Paulo e del glorioso San Bartolomeo n~ro advocato e protettore di q~o borgo e di tutta la celestiale corte del Sa~to Paradiso". E continua letteralmente: "ad honore e meriti della Sa~ta Romana Chiexa e del Santiss° Padre Papa "N" e ad honore e R.ma et Rmo [reverendissimo] Mons.re "N" Vescovo di Lucca e a salute di tutti fratelli e sorelle di questa Co'pagnia. Amen." La Compagnia è intitolata del "Corpus Domini" "nell'oratorio di detta Compagnia nel Comune di Librafacta, diocesi e vescovado di Lucca. Si trova scritta una data precisa di inizio della Compagnia. Dice così: "l'anno della natività del Nro Sigre 1553 sotto il dì 7 di Maggio" con i nomi di un "comitato": Jacopo di Simone Lombardo, Giovanni di Domenico …(?)…, Pieruccio di Frediano, Ranieri di Biagio de l'Arme". Nel primo capitolo si avvisa, invocando il divino aiuto, che "se no si osservano qti capli no si pecca mortalmente" [in corrente italiano: non si pecca mortalmente]. Nel secondo capitolo si parla di "officij et officiali", cioè delle varie cariche della Compagnia. Esse erano: un "governatore", due consiglieri, un camerlengo (con funzione di cassiere), un sagrestano, "dua infermieri, due festaiuoli, dua mazzieri, dua paciali". Le cariche avvenivano per elezione, facendo astrarre da un contenitore il nome "dalla mano di un fanciullo". Anche le donne avevano una priora e le consorelle facevano da infermiere, ma non seppellivano i morti. Non veniva ammesso in Compagnia chi fosse "homo di male affare o di mala vita o biastemiatore" o "giuocatore o usuraio o di tali vitij che guastasse il buon seme delle buone opere o che no fosse solito confessarsi et comunicarsi ogni anno". Questi sono alcuni aspetti delle molteplici caratteristiche della Compagnia in campo religioso, sociale, civile. Lo spazio disponibile non permette altre interessanti descrizioni. Ma delli "paciali" vi voglio parlare, seguendo parola per parola il testo. Al capitolo XI si legge proprio così: "De' paciali et lor offitio". "Perché lo inimico di tutte le buone opere, cercha se'pre seminare zizania et discordia infra li devoti et servi di Dio e per ciò che simile discordie no regnino in fra li fratelli. Ordiniamo che in nra Compagnia si faci dua paciali li quali debbino essere vigilanti che quando sentissono essere alchuna discordia infra li nri fratelli cerchino mettergli dacordo et ridurli alla vera fratellanza". Ci sapevano fare i Ripafrattesi del 1500!

di Mons. Mario Maracich


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Fortificazioni e territorio: il sistema di confine pisano-lucchese

San Giuliano Terme

Prosegue la sezione dedicata alla storia delle numerose fortificazioni intorno a Ripafratta, costruite a guardia del confine. Questo mese nientemeno che San Giuliano Terme.


I nostri attuali confini amministrativi sono solo segni labili, invisibili, frutto di un'evoluzione storica e politica che parte da lontano e si sviluppa attraverso situazioni mutevoli che offrono poche corrispondenze con l'odierna configurazione. Può capitare così, volendo conoscere la storia di San Giuliano nell'Alto Medioevo, di analizzare un centro di notevole importanza …. sotto la giurisdizione lucchese!? Acqualunga, come allora era conosciuta, si trovava ai margini di un esteso territorio paludoso e malsano, crocevia strategico e viario determinante per il Comune di Lucca che allora controllava l'intera Val di Serchio pisana. Gli interessi di Pisa erano allora più rivolti verso il mare, origine delle sue fortune e del suo prestigio, che radicati nell'entroterra e le sue crescenti ricchezze pungolavano l'invidia e la cupidigia dei suoi vicini … ma conviene procedere con ordine per comprendere questo frammento di passato. Precedentemente al Mille, come già accennato, esercitavano su San Giuliano la propria giurisdizione i vescovi lucchesi, che sembra promossero la costruzione di due torri cilindriche (una a monte in direzione di Lucca, l'altra a valle verso Pisa), esterne all'abitato, per contrastare le frequenti incursioni saracene. Notevole era, infatti, la localizzazione strategica: in quell'area transitavano le uniche due strade (una pedemontana e l'altra passante per il Passo di Dante) che collegavano Lucca e Pisa, costituendo un fondamentale sistema di comunicazione per l'esportazione delle mercanzie lucchesi, sottoposte al monopolio del Porto Pisano. La progressiva importanza di quest'ultimo condusse, in primis, ad un avvicinamento di San Giuliano all'orbita pisana, ed in seguito al tentativo lucchese di espandere nel 1004 - prima guerra fra Lucca e Pisa - la propria area d'influenza sul territorio pisano: tentativo respinto con la forza, attraverso una netta affermazione pisana proprio nella battaglia di San Giuliano. Dopo questo primo scontro, il periodo medievale sarà caratterizzato da una lunga serie di conflitti contro i vicini Lucchesi, i quali tentarono più volte di riprendere il controllo di S.Giuliano. Il continuo stato di guerra portò all'edificazione, nel XIII-XIV sec., di un recinto murario, preposto alla difesa delle strutture termali ed ospitaliere, piuttosto che al controllo e sbarramento viario. Con il completamento di tali strutture, nel XIV sec. (1305, prima citazione), fu costituito un vero e proprio bagno fortificato, strategicamente significativo come postazione di retroguardia. Oggi tali strutture sono praticamente scomparse, furono rase al suolo all'inizio del XV sec. dal comandante fiorentino Bertoldo Orsini che intendeva così punire, con quest'azione di rappresaglia, la resistenza pisana opposta all'invasione fiorentina. Tale episodio incise profondamente sulla storia di San Giuliano, in quanto causò l'abbandono dell'insediamento e uno scadimento strategico ed economico dell'intero territorio, recuperato solo successivamente, grazie al ripristino delle strutture sanitarie termali voluto dal Granduca Ferdinando I. San Giuliano, però, era conosciuta in periodo medievale anche per la presenza di un'altra struttura fortificata, la cosiddetta Torre di San Giuliano, posta al culmine del Monte San Giuliano (località "La Torraccia"): un rilievo isolato, compreso fra due catene montuose, anticamente conosciuto come Monte Pisano "..perché i Pisan veder Lucca non ponno..". Nei documenti medievali, la presenza di una poderosa torre quadrilatera è attestata a partire dal 1274, ed oltre a svolgere una funzione segnaletica, garantiva un controllo simultaneo sulle due più importanti arterie di collegamento fra Lucca e Pisa. L'importanza strategica della fortificazione (voluta dai Lucchesi) era tale che una delle fondamentali condizioni stabilite per la ratifica Pace di Montopoli (1329), stipulata fra i due stati rivali, prevedeva il suo smantellamento. Non sappiamo se questo venne intrapreso; in tal caso la torre fu in seguito ricostruita, dato che il suo definitivo atterramento è descritto accuratamente nelle "Croniche" di Giovanni Sercambi, con aneddoti gustosi e significativi dello spirito del periodo. " … vennero molti fanti da piè e genti da chavallo al monte Sangiuliano. E quine tolsero a Luccha la torre di Sangiuliano, non essendovi persona a guardia, però che non si guardava, ma lo terreno e la torre è della iuridictione di Luccha. E quella tolta, fortificòno et afforsònno e in quella missero le guardie et così vi sono. Dolendosi il comune di Luccha a messer Iacopo (D'Appiano, signore di Pisa n.d.a.) & al comune di Pisa che questo non era bel vicinale, scuzandosi di po' 'l dito dicendo: non sono di nostre genti, ma sono genti di compagna " (G.Sercambi, Le Croniche, CCCCXX. Come le genti di Pisa presero la torre di Sangiuliano e come Luccha ne mandò lèctore a messer Iacopo d'Appiano - 1397). L'episodio risale al 1397, l'anno decisivo di una guerra fra Lucca e Pisa mai formalmente dichiarata ma tenacemente combattuta con il ricorso a compagnie di ventura, che agivano senza avere l'appoggio, ufficiale, dei due Stati. Non si tratta solo di consuete scaramuccie fra due contendenti in lotta da sempre, ma di uno dei momenti storici più significativi della storia toscana, in cui Lucca e Pisa agivano come pedine su un ampio scacchiere strategico, che vedeva contrapposta Firenze (alleata di Lucca) ai Visconti (alleati di Pisa), signori di Milano, impegnati allora nel velleitario sforzo di estendere il proprio dominio in terra toscana. È un processo storico lungo ed articolato - che terminerà solo nel 1406 con l'occupazione fiorentina di Pisa - caratterizzato da scorrerie continue, atti minuti di guerriglia ed uno stato di guerra latente continuo ed estenuante, senza una vera e propria battaglia campale, con prove di forza ed anche azioni poco onorevoli… "La nocte sopra a dì .XXVIII. aprile dicto anno si mossero di Luccha circha fanti .CXXV. con certe guide a fine tollere a' Pisani la torre nostra di san Giuliano. Quando tali brigate funno fuora di Luccha volsero sapere u' dovessero chaminare; fu risposto che andavano per fare una bella preda, di che tucti di ciò si rallegravano. E andato le dicte brigate a Massa Pisana le predicte guide narrò a' dicti compagnoni chome andavano per prendere la torre di Sangiuliano. Per la qual cosa i dicti compagnoni funno tucti inviliti, & lentamente caminando, e giunti a Santa Maria del Giudici e parti montati su per lo monte, le dicte guide si smarìono, e' compagnoni non avendo vogla di ciò fare, l'uno andò in qua l'altro in là, im forma che, chome chactivi e vili, la mactina si ritornòro a Luccha sensa avere niente facto, e poco funno per la dicta giornata lodati. E ben si vidde che più tosto per rubare arebbero le loro persone provate che a volere prendere fortezza" (G.Sercambi, Le Croniche, CCCCXLII. Come lo Comune di Luccha mandava molti fanti a prendere la torre di Santo Iuliano et niente si fecie - 1397). Per riprendere la Torre di San Giuliano, Lucca si mosse con ingenti forze e raggiunse il risultato sperato, ma l'esito dell'azione intrapresa, oltre ad aver definitivamente compromesso l'efficienze difensiva della fortificazione, si rivelò tutt'altro che favorevole. "Chome inanti avete sentito, la presura che fecie le genti di Pisa della torre di Santo Giuliano, la quale tolsero a Luccha e quella aveano fortifichata e fornita di victuagla, armadura, e di continuo vi teneano a guardia i dicti Pisani homini .VI. Di che, vedendo il comune di Luccha e 'l comsiglio di tale ingiuria vendicarsi e di riavere quella torre, la quale furtivamente i ditti Pisani aveano tolta, quella colla spada in mano ricomquistare. (…) E fu apparechiato bombarde con moltitudine di maestri di pietra e di legname, e co molti hedificii, come sono gacti, grilli, balestra, pavesi, pali, marseguri et cose bizongnevoli a combactere e taglare fortezze, con verectoni in abudantia, per volere prendere la torre soprascripta. E cavalcati e giunti al monte Sangiuliano all'alba del die, e quella intorniando per combatere, accorgendosi quelli che in sulla dicta torre erano, vigorosamente combactendo, faccendo verso Pisa segno di soccorso e difendendosi, le genti di Lucha quella stringendo con tucti hedificii, cominciando a taglare la dicta torre, essendo già facto dì, i predicti guardiani, non vedendo venire soccorso e dubitando, volsero far pacti co' dicti capitani in questo modo: cioè, che loro erano contenti di darsi, se inanti terza non venìa loro soccorso. Li capitani, non volendo lo 'ndugio, e fu ben facto, quella vigorosamente combactendo e taglando e già era tanto taglato che poco restava a farla chadere; di che vedendo le dicte guardie esser uscite di Pisa alquanta brigata, e pensando allo 'ndugio alcuno buono riparo, diliberònno volere vedere chome la torre era conditionata e taglata, dicendo a' capitani che piacesse che uno di loro potesse scendere, e quello che tale referisse sere' facto, o di darla o di tenerla, sempre dando alla cosa lungha. E predicti capitani, non procurando quanto lo 'ndugio potea esser dannoso, furono contenti. E veduto e referito a compagni quello era, s'arendeono gictando giù dalla torre la bandiera del piscione (il biscione visconteo n.d.a.) e posta quella di Luccha. E avuta la dicta torre per lo modo dicto, volendo quella mandare per terra e quella sparando e taglando, & la maggior parte sparata e taglata, sopragiunsero le genti di Pisa da cavallo e da piè; le quali vedute per alcuno di quelli da cavallo di Luccha fu parlato a' capitani che bene era di quine si partisseno; lo qual parlare non fu salutifero (…). Allora Iohanni Sernicolai capitano, sensa amonire le brigate da piè né maestri, avendo facto charicare alquanto chareaggio, lassando il campo da piè sparto, con alquanti da cavallo se ne ritornò verso Luccha. E perché li antiani e 'l comsiglio di Luccha avevano sentito che la dicta torre era avuta, et che le brigate avevano bizogno di rinfrescarsi et che alcune brigate di Pisa erano tracte al monte, pensando che le genti di Luccha ristessero, mandòro i dicti antiani molto vino, pane e molti di Luccha caminarono là; e male ne colse a molti, chome udirete apresso. (…) le brigate di Pisa cominciòrono a sallire il monte e le brigate da piè di Luccha, vedendosi abbandonate dalle genti da cavallo, sensa prendere riparo, dieron volta in rocta, non spectando il compagno il conestabile, né il conestabile il compagno; ma tucti fuggendo quanto meglio ongnuno potea " (G.Sercambi, Le Croniche, CCCCXLVII. Come lo comune di Luccha mandò a prendere la torre di Sangiuliano et quella s'ebbe - 1397). "(…) E quelli pregioni menati a Pisa, oltra i riconpramento facto, fu loro cavati denti, taglate orecchie e facto tanto martirio che i saracini non avrebero facto più né tanto quanto fecero i dicti Pisani" (G.Sercambi, Le Croniche, CCCCXLVIII. Come le genti di Pisa misero in volta le genti di Lucha e molti ciptadini funno pregioni e alquanti morti - 1397).

di Andrea Bulleri

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