Editoriale
Una lapide in chiesa per ricordare Don Mario
In ricordo di Don Mario
Il maestro Melani, direttore della corale "Beato Lorenzo", è il "Ripafrattese dell'anno" 2005
Stazione, la polemica sbarca su tutti i giornali. Il Comune: non permetteremo che la chiudano
Anche a Rigoli Ferrovie nella bufera: "I treni non fermano quasi più"
Un parcheggio per Ripafratta: faremo sentire la voce del paese
Le attività del catechismo vanno avanti. E ci si prepara alle Cresime
Se ce la volete fare non ci fate più aspettare ...
Andremo in cerca di tradizioni
Asciano e il suo borgo fortificato
L'arcivescovo in visita a Ripafratta il 1 aprile
"Voci dalla Rocca" torna alla regolarità con il numero di Gennaio, dopo una edizione speciale ampiamente non prevista. Siamo appena usciti da un periodo non facile per tutti noi. Ancora una volta, vogliamo conservare e riproporvi il ricordo del nostro Don Mario che ci ha lasciato da poco, e a cui vanno costantemente i nostri pensieri e il nostro sincero grazie per tutto ciò che ha fatto. Mi ha commosso, ed ha commosso tutti noi, ve lo possiamo garantire, vedere non solo la chiesa, ma anche la piazza affollata di gente, in occasione dei funerali. Davvero una folla, non si potrebbe descriverla in altro modo. Per Don Mario, tanti amici, fedeli, estimatori, "figli" quanti solo un parroco che ha trascorso quasi sessant'anni in un paese può averne. E' stata una bellissima prova d'amore di cui il nostro Pievano sarà senz'altro contento. Ripafratta non aveva mai sperimentato niente di simile, né nel dolore né nella dimostrazione d'affetto. Noi tutti porteremo ancora a lungo con noi queste sensazioni. Nel numero che avete in mano, troverete altri ricordi di Don Mario, a partire da quello del Vicario Generale, mons. Cecconi, che abbiamo anticipato in prima pagina. Tutte persone che lo hanno conosciuto e che hanno voluto rendergli omaggio ancora una volta, mentre è appena trascorso l'anniversario del primo mese. Ma se è importante ricordare, è ancor più importante mettere in pratica. E allora è bene si sappia che la parrocchia di Ripafratta, nonostante tutto e nonostante il momento difficile che ha appena superato, va avanti nel suo cammino. Troviamo in questo numero un articolo (per la rubrica "Parrocchia") nel quale si espongono i prossimi appuntamenti e si rassicurano i fedeli e soprattutto le famiglie dei ragazzi del catechismo che Ripafratta è senza il suo Pievano ma non senza una Chiesa. Ha riscosso grande interesse, poi, il numero speciale con cui abbiamo reso omaggio al Pievano: tutti ne hanno voluto almeno una copia, ed abbiamo dovuto ristamparlo più volte. E' stato distribuito in tutte le case (e dobbiamo ringraziare per questo Luigi Benotto e Marco Mattolini), ma se ne trovano ancora alcune copie, se siete interessati. Si trattava ovviamente di un'edizione speciale, preparata e distribuita in grande fretta; ci scusiamo pertanto se qualcuno è inavvertitamente "rimasto fuori". In questo numero di gennaio, dopo averlo rimandato per ovvi motivi, sveliamo finalmente chi è stato proclamato (con insindacabile giudizio della Redazione…) "Ripafrattese dell'anno" 2005. Per alcuni sarà una sorpresa, per altri no. Ma a questo "Ripafrattese" straordinario noi rendiamo onore con l'articolo di Angelica Pardi e con la prima pagina. Vogliamo poi informarvi, in questo numero, che "Voci dalla Rocca", dopo tanto parlarne, ha intenzione di avviare una campagna di mobilitazione per il parcheggio e per la piazza. In questo numero viene presentato il "piano d'opera" e nei prossimi ne vedrete lo svolgimento. Vogliamo ringraziare poi tutti gli abbonati che hanno deciso di rinnovare il loro sostegno a "Voci" anche per il 2006, e tutti quelli che ci riceveranno a casa per la prima volta. Per "iscriversi" c'è ancora tempo fino alla fine di febbraio. Potete usare la cedola in fondo a questo numero. Nella sezione "Territorio" presentiamo anche un'altra "campagna" che vogliamo lanciare e che abbiamo chiamato "la Primavera delle Tradizioni". Di più non vi svelo, correte a leggerlo. "Voci dalla Rocca" entra con gennaio nel suo sesto anno di vita. Per celebrare l'evento abbiamo fatto dei piccoli ritocchi grafici, a partire dalla copertina, per rendere il nostro giornalino più leggibile e più gradevole alla vista. Presto, in Marzo, festeggeremo l'anniversario. Grazie ancora a tutti i nostri lettori e sostenitori.
di Francesco Noferi
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Una assemblea paesana ha deliberato, lo scorso 1 febbraio, che con i soldi raccolti in tutto il paese in occasione della scomparsa di Don Mario (oltre 2000 euro) si porrà una lapide in chiesa a sua memoria. L'iniziativa ha raccolto un largo consenso, ed è sembrata il modo migliore non solo per rendere omaggio al Pievano, ma anche per trasmettere il suo ricordo alle generazioni future. Ancora non si conoscono i dettagli, ma si sa quasi di sicuro che dovrebbe trattarsi di una "targa" in marmo, con l'effige di Don Mario e con una scritta che ricordi il suo servizio pastorale per quasi sessant'anni nel nostro paese. Ma anche e soprattutto, che ricordi l'affetto che tutti i ripafrattesi hanno provato per lui. Alla raccolta fondi hanno contribuito anche i nostri vicini di Filettole, dove Don Mario aveva prestato servizio per diverso tempo, ed è quindi probabile che venga citato anche il loro contributo sulla dicitura che verrà scolpita nella lapide. Non si sa ancora quando (né dove) verrà installata, né tanto meno quando sarà inaugurata, ma un'occasione propizia potrebbe essere la visita pastorale dell'Arcivescovo il primo aprile. Nel corso dell'assemblea pubblica del 1 febbraio, si è anche parlato del futuro della nostra parrocchia. Una delegazione di ripafrattesi si è recata a colloquio con il Vicario Generale della Diocesi di Pisa, mons. Cecconi, il quale ha assicurato la sua attenzione nei confronti della nostra situazione. Fatto sta che, per il momento, le Messe a Ripafratta sono ancora celebrate da Don Guido Papini, curato di Molina di Quosa (il sabato alle 16.00) e da Don Renato Melani, parroco di Vecchiano (la domenica alle 10,00). Ma si tratta di una situazione più che provvisoria, anche per gli impegni che i due sacerdoti hanno nelle loro rispettive parrocchie. Ad ogni modo, una presenza fissa per la messa del sabato e per quella della domenica dovrebbe essere presto assicurata. E qui occorre fare un discorso specifico. Purtroppo, sembra che assai difficilmente Ripafratta tornerà ad avere un parroco "residente" come lo era Don Mario (sia per le dimensioni del paese, sia per le non ottimali condizioni della canonica). Però, in un futuro più o meno lontano, a seconda dei tempi "tecnici" che richiede la Curia, è ipotizzabile che condivideremo un parroco con uno o due paesi vicini nelle stesse nostre condizioni. Certo, si tratterà di una realtà dolorosamente diversa da quella a cui eravamo abituati, dopo aver avuto sempre "a disposizione" il nostro Pievano per tutti questi anni. Ma del resto, erano in pochi a pensare che sarebbe andata diversamente, una volta scomparso Don Mario, per un paese di settecento abitanti come il nostro. Sarà però un motivo in più perché anche i "laici" si impegnino nella cura della parrocchia, come già accade con il catechismo da diversi anni. Ne riparleremo nel prossimo numero.
della redazione
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Gentile redazione,vi scrivo per ringraziarvi ancora una volta di avermi inviato il numero speciale del giornalino, tutto dedicato a Don Mario. Non immaginate quanta emozione e commozione ho provato nel leggere i ricordi di questa persona speciale. Mi associo in tutto e per tutto agli articoli scritti da voi tutti e, con il vostro permesso,voglio aggiungere la mia sensazione alle vostre. Non vi nascondo che durante la lettura delle pagine ho faticato non poco a ricacciare indietro le lacrime: oltretutto mi trovavo in una sala d'aspetto del mio dottore - per un banale controllo - e non volevo far trasparire il mio grande dispiacere per la scomparsa di Don Mario. Anch'io ho molti ricordi di lui, ricordi teneri e affettuosi per quest'uomo fine e umile, sempre pronto a "darsi" per la gente di Ripafratta. Se aggiungiamo che non era nativo del nostro paese i suoi meriti si moltiplicano. Ricordo anch'io quando portava i ragazzi al mare: fra questi c'erano anche i miei cugini. Quando venivo a Ripafratta (tutte le feste comandate e tutte le estati) ogni domenica andavo alla messa e la ascoltavo con maggiore interesse perchè era celebrata proprio da Don Mario. All'uscita ci si fermava in piazza a chiacchierare e Lui si univa a noi. Tutto questo succedeva quando avevo pochi anni, ma già capivo che io e tutto il paese di Ripafratta non aveva a che fare con una persona qualunque. La sua cultura era di insegnamento a tutti e la sua "buona umiltà" erano lezioni di vita. Mancherà anche a me che abito lontano, ma proprio come avete scritto voi, Lui non ci abbandonerà: sentiremo per sempre la sua frase del bigliettino "TORNO SUBITO. Don Mario. Aspettatemi". Spero di non avervi annoiato troppo, ma ho sentito il forte bisogno di esternare i miei sentimenti nei confronti di un pezzo della mia vita. Vi auguro di continuare nel migliore dei modi anche senza l'aiuto del nostro amato Pievano.
di MAria Luisa Buonandi
Purtroppo ho appreso in ritardo, ad esequie ormai avvenute, della scomparsa di Don Mario. Ho saputo da parenti ed amici che tutto il paese si è stretto in un grande affettuoso abbraccio intorno al feretro del Pievano e lo ha accompagnato fino all'ultima dimora partecipe e pieno di tanta tristezza per la perdita. E' certamente vero che per ogni cristiano è andato ad incontrare il Signore nei cieli, ma (penso senz'altro di interpretare il pensiero di tutti) se il Padreterno lo avesse lasciato ancora un po' al suo paese e ai suoi parrocchiani avrebbe reso tutti più felici. La mente e la memoria tornano molto indietro negli anni: alla fanciullezza, all'adolescenza alla gioventù di tutta quella generazione di Ripafrattesi nata tra il 1947 e il 1951. Parlo dei vari Vincenzo Fabbrini, Giulio Noferi, Roberto Biondi, Alberto Bechelli, Giulio Pardi, Giuseppina Bolletti, parlo di Mauro Pardini, Ugo Venturi, Luciano e Luigi Nania, Paolo Benotto, Francesca Grassetti, i fratelli Della Longa, e i fratelli Bechelli, M. Paola Sereni. Sono nomi scritti di getto, senza un ordine preciso, così come si affollano nella memoria. Senza dubbio ne avrò dimenticati molti, ma quelli non citati non me ne vogliano: gli anni passano… Alcuni di questi sono rimasti e vivono a Ripafratta, altri se ne sono allontanati per sempre, altri ancora (come il sottoscritto) fanno i pendolari, ma sono certo che tutti ricorderanno il Pievano sempre con tanto affetto e tanta nostalgia. Con affetto perché Don Mario è stato per tutti un maestro (per non dire "il maestro") di indirizzo cristiano, di educazione e formazione civica, morale e religiosa: il una parola "il Maestro di vita" giusto, bonario, misurato e pacato, ma sempre preciso ed incisivo. Con tanta nostalgia perché come non ricordare i momenti passati alle Messe della domenica o nelle processioni per le feste del paese tutti vestiti da chierichetti con le immancabili discussioni tra noi per avere il ruolo più ambito ed importante!!! Come non ricordare il "dopo messa", quando si facevano le corse più trafelate per arrivare primi nella casa di Don Mario per giocare a ping-pong, a "calcio-balilla", a biliardino a stecca; oppure per prendere i posti migliori al teatrino in via Campanile per assistere alle "filmine": semplici fumetti proiettati a diapositive che il Pievano rendeva divertentissime perché le caratterizzava e le coloriva con storielle semplici ma molto spassose. Ai giovani di oggi tutto questo ha l'aria di una storiella melensa e infarcita di retorica, ma per noi ragazzi di allora /senza Televisioni, senza Computers né Telefonini) quelle "filmine" erano il massimo divertimento e passatempo che potessimo desiderare! Come non ricordare poi le tante partite di calcio organizzate da Don Mario al campo da gioco lungo il fiume o alla "Fossa dei Leoni", prima fra tutte il derbissimo, il derby dei derby, la partitissima Ripafratta-Farneta. Una partita che durava un anno: essa mobilitava tutto il paese per molto tempo prima, anche chi non era appassionato di calcio, e per giorni e giorni dopo era argomento delle discussioni più accese e motivo degli sfottò e degli scherzi più crudeli ma sempre simpatici e divertenti. Come non ricordare infine le tante gite organizzate da Don Mario per il divertimento di noi ragazzi: a piedi fino a Rupecava, in bicicletta, in autobus e perfino in treno quando ci portava al mare. Tutti questi ricordi ci fanno pensare che Don Mario volesse regalarci quei divertimenti e quella felicità forse perché a lui erano state negate nella fanciullezza laggiù nella sua terra istriana martoriata dalla guerra civile e dalle pulizie etniche.
di Luigi Del Chicca
Moreno Nardi ( abitante di Filettole)
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La Redazione di "Voci dalla Rocca" ha proclamato "Ripafrattese dell'anno" per il 2005 il maestro Roberto Melani, direttore della corale "Beato Lorenzo da Ripafratta", coro della Chiesa Pievania del nostro paese, con la seguente motivazione: "Per essersi dedicato e speso, con assoluta gratuità e con convinzione profonda, alla costruzione di un coro professionale a Ripafratta; per essersi entusiasticamente "buttato a capofitto" nell'impresa, per aver sopportato le difficoltà ed incoraggiato i recalcitranti; per essersi inserito nel migliore e più proficuo dei modi nella nostra comunità paesana, nonostante provenisse da "fuori"; per essere riuscito a farsi apprezzare, rispettare ed amare da tutti i Ripafrattesi ed in particolare dai "coristi"; per aver abbracciato la causa ripafrattese; per aver dimostrato che il modo migliore di servirla è rimboccarsi le maniche; e infine per aver portato una ventata di speranza quale non si vedeva da anni nel nostro paese". Dopo averla rimandata di un mese, per lasciare il giusto spazio all'omaggio a Don Mario, siamo felici di poter finalmente rendere nota questa "proclamazione". E a proposito dell'ultimo difficile mese, c'è da notare ancora una volta come il nostro "Ripafrattese dell'anno" si sia impegnato a fondo, insieme ai membri del coro, in occasione dei funerali del Pievano. E c'è da ricordare anche, ma l'abbiamo fatto in più d'una occasione, come Don Mario fosse particolarmente orgoglioso di queste iniziative e personalmente grato al maestro Melani per il suo impegno. Il coro a Ripafratta c'e sempre stato, fin da quando esiste l'organo, o almeno così si crede. Molti di coloro che ancora oggi danno il loro contributo al coro lo davano anche in passato e come loro, magari anche i parenti. Di maestri e musicisti il coro ne ha avuti tanti (da Enzo Bechelli, la Bernardini, Danilo Biondi a Michele Fabbrini, Teresa Barsali, Chiara Mengali tanto per citarne alcuni….), e sebbene abbia sempre vissuto in modo altalenante, vacillando un po', come forse è giusto che sia, nei cosiddetti "cambi della guardia", ha sempre resistito pronto a rinascere dalle proprie ceneri come un certo uccello mitologico. Ma quest'ultima volta sembrava proprio dovesse restare nel torpore, anche se con un impeto di forte coraggio la "direttrice" del coro uscente si era fatta carico dell'impegno, seppur tempestata da mille impegni. Così a qualcuno venne in mente il nome di un nuovo arrivato, un maestro di musica che si diceva abitasse alle "case nuove" , come si usa chiamare a Ripafratta il complesso residenziale di via Morelli e tutti i complessi di case di nuova costruzione. Così una piccola delegazione lo contattò timidamente per farsi conoscere, spiegargli la situazione e chiedere un aiuto, ormai due anni fa. Il maestro rispose entusiasticamente, con impegno e serietà all'appello rivoltogli da subito, iniziando il duro viaggio che ha portato il coro di Ripafratta dov'è oggi. Le difficoltà che si sono dovute affrontare sono state innanzitutto far "crescere" le persone facenti parte del gruppo, aiutandole a valorizzarsi all'interno della corale. Anche ottenere una frequenza accettabile da parte dei membri è stata cosa tutt'altro che facile, visti i mille impegni che ciascuno ha nella propria vita privata. Infine, non da sottovalutare l'impegno che comporta l'esercizio e la preparazione prima delle "esibizioni" in pubblico: riunirsi due volte alla settimana, dopo una lunga giornata lavorativa alle spalle e una nuova di fronte non è proprio da tutti…E tutti questi sforzi però sono stati ampiamente ripagati dai successi ottenuti, a volte, alla seconda, (era un coro troppo "emotivo"...?). Il coro, così, si configura sia come animatore delle Messe solenni (Natale, Pasqua, ricorrenze), sia - in prospettiva, magari - come valido aiuto per mantenere le nostre vecchie e care tradizioni "ecclesiali". In generale, tutti i "coristi", uomini e donne, giovani e meno giovani, sono da sempre rimasti molto soddisfatti sia del maestro che dell'impegno preso, tanto che i membri tutti hanno proposto la sua candidatura con forza a noi della Redazione. Ed è appunto per questo che "Voci dalla Rocca" ha voluto dedicare questa importante figura del nostro paese il presente articolo e soprattutto il titolo di "Ripafrattese dell'anno 2005". Senza troppa retorica, vorremmo che davvero questa persona fosse un esempio per tutti i ripafrattesi e per tutti quelli che vogliono mettersi al servizio del nostro paese. Dunque la Redazione si congratula ancora una volta con il "Ripafrattese dell'anno" 2005 e annuncia che gli conferirà un "premio", un "attestato" simbolico (o qualcosa del genere) durante la festa dell'Anniversario di "Voci dalla Rocca", in marzo, alla quale vi invitiamo fin da ora a non mancare. Abbiamo affidato un ringraziamento "speciale" ad una "corista" di nostra conoscenza, e lo trovate qui sotto.
di Angelica Pardi
Caro Maestro,
Hanno dato a me (in qualità di insegnante) l'incarico di manifestare tutta la riconoscenza del paese. Io qui, però, mi sento "allieva" e come tale, unita a tutti gli altri "cantori", voglio ringraziarla per la professionalità, la dedizione, la pazienza che ci dedica tutte le settimane per far sì che nel nostro piccolo paese sorga un "coro" che possa chiamarsi tale.
Noi "cantori" siamo orgogliosi che la scelta del personaggio più meritevole dell'anno sia caduta su di lei e felici le "gorgheggiamo" un grazie che dal nostro cuore giunga gradito al suo.
Ci auguriamo che voglia continuare a seguirci per dare, a lei e a noi, soddisfazioni maggiori.
Grazie… grazie di nuovo e…
A quando la prossima prova?
Il paese.
della Maestra Paola
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L'articolo di "Voci dalla Rocca" e il comunicato ufficiale della Redazione, ripresi dal quotidiano "La Nazione", hanno avviato la discussione e introdotto l'argomento Stazione persino nell'agenda del Comune. Come già vi avevamo annunciato sul numero scorso, "La Nazione" del 9 dicembre aveva riportato le preoccupazioni di "Voci", dei pendolari e della cittadinanza di Ripafratta per la "ventilata" chiusura della sala d'aspetto della Stazione, proprio nei mesi più freddi dell'anno. Il quotidiano riportava "l'appello lanciato dalla redazione di "Voci dalla Rocca", il periodico di Ripafratta" e "il timore che la chiusura della sala d'aspetto equivalga alla chiusura della stazione". E questo in contemporanea con due novità che invece erano positive, ovvero il "restauro" dell'edificio centrale e l'arrivo di un nuovo orario dei treni, con più convogli in transito per Ripafratta. La protesta dei pendolari si era fatta sentire con una raccolta di firme e con manifestini affissi in stazione. Pressoché lo stesso giorno, anche Rigoli si mobilitava con una lettera al quotidiano, ma per motivi diversi (il nuovo orario infatti bistratta vistosamente la loro stazione: per Pisa vi si fermano solo due treni al giorno!). Sempre su "La Nazione", ma del 14 dicembre, si riportava anche parte della lettera (anch'essa pubblicata da "Voci") inviata dalla Regione al pendolare che aveva protestato e in cui si annunciava la chiusura della sala d'attesa. La questione era ormai all'attenzione dell'opinione pubblica, mentre si andavano delineando altri problemi sempre legati alle stazioni, ma questa volta di Rigoli e di San Giuliano, entrambe oggetto di lavori in questi ultimi tempi. Così, sia su "La Nazione" che su "Il Tirreno" del 17 dicembre, il Comune interveniva energicamente con una presa di posizione del Sindaco in persona e dell'Assessore Coli. Il titolo della Nazione riportava testualmente "Stazioni ferroviarie, inverno "caldo". Ma Ripafratta non verrà chiusa". All'interno del "Tirreno", invece l'Assessore Coli dichiara: "Vorrei anche annunciare che la stazione di Ripafratta, dietro nostre pressioni e grazie alle richieste di molti cittadini, non sarà chiusa, ma semmai riqualificata nella sala d'aspetto e non solo." E dunque si chiude per il momento con queste rassicurazioni la vicenda stazione. Effettivamente, fino ad ora, siamo riusciti a non far sprangare la sala d'attesa, ma le panchine che erano all'interno non sono ancora state riportate indietro. E soprattuto, in questo polverone colpisce il silenzio tombale delle Ferrovie (o meglio, della Rete Ferroviaria), i cui responsabili evidentemente non leggono i giornali o - e sarebbe ancora più grave - non ritengono di dover dare alcuna spiegazione in merito. Tra l'altro, le stesse FFSS sono in questi giorni al centro di polemiche fortissime in tutta Italia e anche in Toscana, dove la Regione ha chiesto spiegazioni riguardo alle numerose soppressioni di treni sulla Firenze-Pisa e su altre tratte. Anche il Comune di San Giuliano ha espresso dubbi riguardo al nuovo orario della Pisa-Lucca (nonostante l'aumento di treni sia giudicato positivamente), perché potrebbe creare problemi al traffico di auto in prossimità dei passaggi a livello, che dovrebbero chiudere molto più spesso. Finché tutti i passaggi non saranno chiusi e trasformati in sottopassi o ponti, chiede il Comune, non si attui l'aumento dei convogli. Ma Trenitalia ha già avviato, seppure in forma sperimentale, il "Memorario" che vi abbiamo riportato due numeri fa su "Voci".
di Francesco Nofero
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Forse non tutti hanno notato che, nel nuovo orario FS pubblicato su "Voci dalla Rocca" nel numero di novembre, in pratica la maggior parte dei treni non facevano più fermata alla stazione di Rigoli. Data la "bufera" che in questo periodo è in corso per la situazione della nostra stazione, ci sembra giusto far notare la situazione anche nella stazione vicina di Rigoli. Sul Tirreno di sabato 17 dicembre c'è proprio un articolo dedicata a questa situazione. Riportiamo pertanto l'articolo. "RIGOLI. E l'entrata in vigore del nuovo orario dei treni sulla linea Pisa-Lucca ha portato anche qualche contrattempo per quei pendolari che utilizzavano la stazione di Rigoli. Questa fermata è stata infatti soppressa per alcune corse rendendone quindi inutile l'utilizzo per i pendolari che magari hanno il treno la mattina ma non il pomeriggio per il ritorno. La protesta ha portato alla costituzione di un comitato di cui è promotore Domenico Accoranti. "Con l'entrata in vigore del nuovo orario - dice Accoranti - quasi tutte le fermate di Rigoli sono state soppresse, e i non pochi pendolari, studenti, insegnanti, o coloro che preferivano all'auto o al bus l'amico treno per andare a scuola, in ufficio o al cinema, vi dovranno rinunciare per sempre. O meglio, potranno sì partire al mattino da Rigoli, senza però farvi ritorno. E noi passeggeri, che un anno fa, al vedere tutti quei frenetici e costosi lavori alla stazione di Rigoli, durati mesi e mesi, per la costruzione del sottopassaggio e l'abbattimento delle barriere architettoniche, ci eravamo davvero illusi - conclude il promotore del comitato" Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Virgilio Luvisotti. "Gli impegni nel programma di legislatura del Comune di San Giuliano Terme e soprattutto l'accordo tra enti locali del maggio 1999 per uno studio di fattibilità per la realizzazione di un sistema integrato su ferro di area vasta del comprensorio Pisa-Livorno-Lucca, dovrebbero costituire motivo di implementazione della linea ferroviaria Pisa-Lucca e non certo una riduzione dei treni." "Nulla mattina adesso non è più possibile fare ritorno dal nostro capoluogo prima delle ore 12.55 - spiega Luvisotti - e questo è decisamente incomprensibile se la volontà comunale è quella di rendere la linea concorrenziale rispetto ad altri mezzi di trasporto". "Stupisce, infine, che il gestore della rete abbia sostenuto consistenti investimenti per l'ammodernamento della linea - conclude il consigliere regionale - realizzando in particolare lavori di messa a norma della stazione di Rigoli, e che alla fine Trenitalia, decida di ri-modulare al ribasso le fermate dei treni. Quando nel 1995 proposi la metropolitana di superficie dissi chiaramente che o si investiva per l'obbiettivo di dare un servizio efficiente o si chiudeva tutto. E visto che l'infrastruttura è stata potenziata occorre certamente aggiungere e non togliere treni."
di Luca Casapieri
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Ancora a parlare di parcheggio, direte voi. Basta, non se ne può più! E avete ragione. Non se ne può più. Non se ne può più di esser costretti a parlare di un problema risolvibilissimo che però non si risolve. La sua realizzazione viene rimandata continuamente da Ponzio a Pilato. Da anni e anni. Anzi, decenni. Che amarezza. Vedere un paese abbandonato per tutti questi anni, nonostante le proteste, nonostante le mediazioni, nonostante le lotte. Che grande amarezza. Negli ultimi anni è emersa una qualche volontà di porre rimedio a questa grave mancanza, ma ancora i risultati non si vedono. Il parcheggio è più vicino, forse, ma ancora non lo si può toccare. Il Comitato avrà un incontro in Comune a fine Gennaio. Ce ne sono stati tanti altri, certo, ma stavolta si fa il punto della situazione, si tirano le somme. Ed è auspicabile che si diano delle certezze alla gente di Ripafratta. Che si indichino delle date. Le vetture sono aumentate, il traffico è aumentato, la piazza è sempre più stracolma; le macchine vengono lasciate perfino sugli scalini della chiesa, suscitando polemiche e risentimenti. E' una situazione che non possiamo più tollerare. E' arrivato, alla fine, il momento di dire basta. Serve un parcheggio, e serve per liberare la piazza e ridare al paese un posto dove camminare senza rischiare di essere investiti dai tir. Serve per dare più opportunità agli esercizi commerciali, che si vedono sfuggire i clienti che non sanno dove lasciare l'auto in sosta. Serve per i ragazzi e per gli anziani che meritano un luogo dove ritrovarsi. Serve per la dignità. Una piazza così non è dignitosa. E' anche sporca (e questo è soprattutto colpa di chi la insudicia). Se volete ve lo diciamo in altro modo. Fa schifo. Fa schifo la piazza e fa schifo che settecento cittadini debbano aspettare oltre vent'anni per avere un loro diritto, dal momento che pagano le tasse esattamente come i concittadini di altre frazioni, molto meglio servite. Fa schifo che siamo costretti a ripetere le stesse cose da sei anni. Ed è ora di porre rimedio a questo schifo. Cari amici in Comune, Assessori, Consiglieri, Alti Funzionari e Tecnici. E' il momento di darsi una mossa. E' il momento di stringere sul parcheggio. I cittadini di Ripafratta sono delusi e arrabbiati. Quanto ancora può essere tollerata una situazione del genere? Quante auto ancora può sopportare un paese come il nostro, prima che esploda? Ecco perché "Voci dalla Rocca", fedele alla sua vocazione di servizio pubblico, lancia la campagna "Un Parcheggio per Ripafratta" (di cui al centro di questa pagina vedete il simbolo). Per sensibilizzare in primo luogo le istituzione, ma anche i cittadini, verso un problema grave, annoso e per il momento senza sbocchi concreti. Non vuole essere una vera e propria protesta, ma neanche una sollecitazione cortese. Chiamiamola una mobilitazione. Stiamo cercando i modi migliori per coinvolgere tutti i ripafrattesi, perché crediamo che tutti debbano partecipare a questa iniziativa. Non sarà facile, ed è una bella sfida, ma siamo sicuri di riuscire. Maggiori dettagli nel prossimo numero.
della Redazione
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I catechisti di Ripafratta hanno incontrato i genitori dei ragazzi in una riunione all'Asilo, insieme a Don Renato, lo scorso 2 febbraio. Il punto di partenza è stato ribadire che, nonostante il venir meno di una figura di riferimento come Don Mario, le attività del catechismo andranno comunque avanti secondo programma. Anzi, incrementeranno addirittura. Ma andiamo per ordine. La prima rassicurazione arriva dal punto di vista delle competenze che i catechisti hanno appreso in sei anni di "addestramento" da parte del Pievano: una buona scuola… Possono quindi stare tranquilli i genitori, che l'istruzione cristiana che ricevono i loro ragazzi è ampiamente all'altezza della situazione. Inoltre, i catechisti erano ormai abituati a lavorare con una certa autonomia, dal momento che negli ultimi difficili tempi Don Mario non poteva più seguirli personalmente. Dunque gli orari rimangono invariati: dopo la Messa domenicale delle 10 per tutte le classi fino alla seconda media, e il martedì sera alle 21,15 per il gruppo pre-Cresima. Un'altra rassicurazione riguarda i percorsi di avvicinamento ai due sacramenti della Comunione e della Cresima. I bimbi che si stanno preparano ormai da due anni alla Prima Comunione, infatti, la riceveranno come previsto in occasione della solennità del "Corpus Domini", il 18 giugno prossimo. Una rassicurazione in questo senso arriva direttamente dal Vicario Generale, con il quale i catechisti hanno parlato nelle scorse settimane. Dal momento che a Ripafratta qualcuno, anche se non saranno più Don Guido e Don Renato, continuerà a dire la messa almeno la domenica e il sabato, non si profilano problemi all'orizzonte, visto che il Corpus Domini cade appunto sempre di domenica. Ma i catechisti stanno lavorando intensamente affinché quest'anno si possano celebrare anche le Cresime, che proprio per quest'anno erano previste. "Tutto dipende dalla disponibilità dell'Arcivescovo" hanno detto i catechisti alla riunione "Ma certo celebrare le Cresime sarebbe un segnale forte di vitalità per una parrocchia orfana del suo sacerdote, e un segno di speranza". Ecco perché, è stato ribadito, l'intenzione è di farle, le Cresime, e di farle a Ripafratta. E' stata anche ribadita la necessità della frequenza al catechismo e alla S. Messa per tutti i ragazzi che aspirano a ricevere i sacramenti, ricordando come questi non debbano esser dati per scontati, e come ad un traguardo così importante si arrivi dopo un serio percorso.
della redazione
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Oggi la Befana a Ripafratta è ben diversa da quella che, una volta, organizzavano i nostri nonni nella semplicità ma purtroppo anche nella povertà. Molti (ma non troppi) anni fa infatti festeggiare la befana si limitava al solo ma allegro giro del paese cantando stornelli e filastrocche riscaldati da un buon fiasco di vino. Il "Popi" (il vecchio campanaro di Ripafratta) e "Cimpe" (il nonno di Roberto Biondi per intenderci) "armati" di chitarra il primo e di fisarmonica il secondo, usavano una vecchia Balilla fatta a furgoncino per percorrere le strade del paese e, allegramente, "cantar Befana". Passando davanti ad ogni casa si inventavano stornelli che ne raccontavano i difetti e le dicerie e, se qualcuno della famiglia stessa non offriva loro qualcosa, si cominciava a rimproverarli di essere tirchi e in qualche modo costringerli a dare qualcosa. C'erano poi due fermate obbligatorie: una in Treto da Maria e una in Valle da Italia, che erano garanzia di bevute e mangiate di biscotti nonché luoghi di riposo per l'allegra compagnia. Per qualche anno poi, diventando vecchi i due organizzatori, questa tradizione si perse fino a che, circa venti anni fa, i ragazzi di paese non decisero di fare un giro per tutte le botteghe del paese, travestiti da befana, per raccogliere qualche dolce e riprendere una antica tradizione. Pochi anni dopo allora gli uomini di paese decisero di addobbare i loro trattori a festa e, dopo aver riunito tutti i regali all'asilo, consegnarli ai bambini del paese. Inoltre qualcuno portava sul proprio rimorchio i ragazzi del paese che suonavano, cantando anche gli stornelli inventati da quella generazione che ormai erano i loro nonni. Adesso la Befana è organizzata dal Comitato e consiste nel portare i regali ai bambini delle famiglie di Ripafratta da parte della befana e del suo pony. Inoltre vengono offerte dal Comitato stesso delle calze alle persone anziane del paese che non per questo sono escluse dal festeggiare una ricorrenza che un po' contraddistingue il nostro paese.
Oh di casa buonasera
la Befana è ritornata.
Non è quella dell'altr'anni
ma è vestita d'altri panni.
E' arrivata pian pianino
su dai monti di Ciapino.
Bamborini andate a letto
la Befana è sotto il tetto.
Ha portato aranci e mela
fii secchi e gianduiotti.
di Andrea Del Chiaro
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La Tradizione, quella con la "T" maiuscola. Una cosa di cui tutti parlano ma che nessuno sa definire bene. Il nostro paese ha, come tanti altri, un lungo passato di tradizioni, siano esse popolari in senso lato, religiose, sportive, perfino "gastronomiche" magari. In questi sei anni, il nostro giornalino si è sempre proposto di "salvare" e diffondere le tradizioni ripafrattesi, in alcuni casi riuscendoci, in altri un po' meno. Abbiamo anche creato una sezione speciale, quasi un giornale dentro il giornale, e l'abbiamo chiamato "Territorio"; nelle nostre intenzioni, doveva essere la sede naturale per raccontare tante cose del posto in cui viviamo, dei suoi dintorni, della sua storia, delle sue memorie. Avremmo da sempre voluto fare molto di più, perché in fondo questo era il nostro obiettivo principale. Far vivere e ri-vivere Ripafratta. Non sempre ci siamo riusciti, ma abbiamo intenzione di dare una bella accelerata in questo senso. "Voci dalla Rocca" lancia così la campagna "la Primavera della Tradizione", con il fine di raccogliere quanto più materiale possibile riguardante le nostre memorie. Come si svolgerà questa iniziativa? Anzitutto si svolgerà in primavera, come dice il titolo stesso: tempo più mite e giornate più lunghe renderanno più facile e gradevole il lavoro. Prevediamo di cominciare da marzo. Poi, come si svolgerà: abbiamo intenzione di "setacciare" il paese alla ricerca di notizie, informazioni, storie, ricordi, e abbiamo intenzione di farlo insieme a voi. Niente della nostra preziosissima memoria deve andare perduto. Cominceremo contattando noi alcune persone che crediamo possano aiutarci in questo lavoro. Poi starà a voi farvi avanti. Avete una ricetta caratteristica del nostro paese o del nostro territorio? Ricordate più o meno com'era Ripafratta "prima"? Ricordate le feste religiose, i canti tradizionali, le processioni, i preparativi? Ricordate la storia di qualche posto, abitazione, personaggio? Conoscete delle leggende? Oppure avete testi, fotografie, disegni che possono interessarci in questo senso? Ebbene, fatevi avanti. Potete contattarci in qualsiasi modo, e se non lo farete saremo noi stessi a cercarvi! Potremmo fare una chiacchierata insieme e voi potreste raccontarci quello che sapete. Noi, da parte nostra, lo pubblicheremo sul giornalino e lo conserveremo (anche senza citare il vostro nome ovviamente). Queste memorie, così, non andranno perdute per sempre. L'iniziativa "la Primavera della Tradizione" permetterà di rivalutare e rendere ancora più interessante la nostra sezione "Territorio" e l'intero "Voci dalla Rocca".
di Francesco Noferi
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Il borgo fortificato di Asciano rappresentava nel Medioevo un rilevante nodo logistico e stradale d'importanza strategica: prossimo al confine con Lucca e posto allo sbocco di una valle, il paese controllava una direttrice viaria che poteva essere percorsa come via alternativa per un attacco alla città di Pisa, risultando, perciò, fra i primi obiettivi in caso di guerra. La postazione fu, quindi, racchiusa da una cinta muraria, a pianta quadrangolare, munita di torri quadrilatere. Il recinto fortificato assecondava la naturale disposizione dell'insediamento urbano e presentava, perciò, uno sviluppo prevalentemente longitudinale, conforme all'asse viario principale, interrotto da un caposaldo fortificato di sbarramento nella sua parte conclusiva: la poderosa porta-torre verso Pisa. Scopo di tale struttura era soprattutto difendere l'importante arteria viaria e presidiare tutto il versante meridionale dei Monti Pisani. L'attuale insediamento, denominato Castelnuovo, fu edificato nel XII-XIII sec. in una posizione più a valle rispetto al più antico Castelvecchio, primitivo nucleo fortificato sorto a ridosso della Pieve di S. Giovanni Battista (forse dotato di una rocca esterna all'abitato). Il paese fu più volte occupato dai Lucchesi (1168, 1269), che nel 1275, a fianco della Lega Guelfa, inflissero una pesante sconfitta ai Pisani nella decisiva battaglia di Asciano. "(…) li Luchesi e Firenza sconfisseno li Pisani al Fosso a Rinonicho e de' Pisani ne funno morti & presi molti. E quine l'uomo nudo prese l'armato, perochè li Luchesi si missero notando per Arno e preseno le barche armate pisane che fugivano. E allora li Pisani fecero la pacie co' dicti comuni, e presero le mizure da' dicti comuni" (G. Sercambi, Le Croniche, Cap. LXXXVIII, Come i Pisani funno sconfitti da Luccha e da Firenza, e' Pisani presero le mizure da Luccha - 1276). La sconfitta permise il rientro in patria dei fuoriusciti pisani, capitanati dal conte Ugolino della Gherardesca, ed accelerò l'irreversibile ridimensionamento politico e strategico dell'antica repubblica marinara, che raggiunse il culmine pochi anni dopo, nel 1284, con la battaglia della Meloria. Tale episodio, cruciale per la storia pisana, rese manifesta la debolezza militare pisana (favorita anche da sanguinose faide e dissidi interni), di cui approfittarono i Comuni limitrofi, che avviarono una serie di guerre contro Pisa. In questi stessi anni (1285-'86) fu ampliata la cinta muraria di Asciano ed il borgo si sviluppò, soprattutto grazie alla bonifica dell'omonimo Padule ma, una serie di rovesci, costrinsero Pisa a cedere il paese ai Lucchesi (1288), che ne mantennero a lungo il possesso. Cambiata la situazione politica e tornato in auge, all'inizio del XIV sec. il partito ghibellino, i Pisani cercarono di trattare con i Lucchesi la restituzione della postazione ma, proprio i diverbi sorti al riguardo, fecero saltare nel 1313 la pace di Quosa, causando una serie di avvenimenti che culminarono con l'occupazione della stessa Lucca, condotta da Uguccione della Faggiola. Riuniti i due Comuni rivali, il condottiero pisano tentò invano di creare solidi presupposti per una nuova realtà politico-territoriale che presto si rivelò effimera per cui, nello stesso anno, pretese la demolizione di gran parte delle fortificazioni, lucchesi e pisane, a ridosso del confine (Asciano compresa). Lo smantellamento risparmiò il solo borgo, successivamente racchiuso da uno steccato ligneo, e la torre maggiore che, non sufficientemente in grado di presidiare l'asse viario, mantenne da allora la sola funzione segnaletica. Tali difese, ancora efficaci nel 1370 (vano tentativo d'occupazione lucchese condotto dall'imperatore Carlo IV), niente poterono in occasione del sacco del borgo nel 1397, durante il quale i Lucchesi, guidati da un fuoriuscito pisano che conosceva un passaggio secondario, penetrarono all'interno del borgo col favore delle tenebre. "Convenendo pur gueregiare, e altro rimedio a riparo di Lucha contra la malizia de' Pisani non era, diliberò li antiani e 'l comsiglio di Lucha, a dì 8 aprile in 1397, che si cavalchasse in sul terreno di Pisa per dannegiare e fèsi aparechiamento di fanti 800, li quali si partono in du brigate. Dell'una ne fu capo e guida, oltra li capitani delle cerne, ser Iacopo Vannini di Luccha, e con questa funno della dicta somma homini 600, la quale brigata chavalcò a Montemagno di quello di Pisa. Dell'altra ne fu capo e guida ser Piero d'Asciano, lo quale chavalcò a Asciano. (…) E la brigata del dicto ser Piero cavalchò Asciano e quine entrò di note perché sapea l'entrata, e quella arseno, excepto la torre. E di quine trassero molte bestie grosse in numero di .L. e molte bestie minute e molte n'arseno, e alquanti pregioni e panni lini e accia e arnesi assai, in tanto che ugni persona tornò charico a Luccha; e al combattere dentro funno morti du homini della brigata di Lucha e alcuni feriti, e simile di quelli di Pisa alcuni morti e alquanti feriti; e se non che funno presti a gittarsi in nel padule, molti ne serènno stati presi. Avendo arso in elle case tanti arnesi e bestiame minuto che valea un grande avere, e questo facto, ritornòro a Lucha co pregioni, bestiame e arnesi, distribuendo quelli a boctino tra tucte le dicte brigate" (G. Sercambi, Le Croniche, Cap. CCCCXXXII, Come lo comune di Luccha cavalcò con du brigate di circha .VIII.c fanti ad Asciano e a Montemagno di Pisa, e quine ardendo, rubbando e piglando molti pregioni - 1397). Le strutture difensive, risparmiate in quest'episodio, mantennero una relativa validità strategica fino al 1431, quando il borgo capitolò sotto gli attacchi portati dal condottiero Niccolò Piccinino. Nonostante un ruolo strategico ormai compromesso ed una validità difensiva limitata, esse continuarono a proporsi come un ostacolo nel 1499 quando, con difficoltà, la torre fu presa dai Fiorentini. Nel XVI sec. il borgo fu abbandonato, per rifiorire solo con la costruzione dell'omonimo acquedotto mediceo, la cui costruzione causò lo smantellamento di parte delle antiche mura (il borgo e l'antica torre medievale), di cui furono riutilizzate le pietre.
di Andrea Bulleri
E' da poco giunta la notizia che l'arcivescovo di Pisa, Mons. Alessandro Plotti, sarà a Ripafratta il prossimo 1# aprile, sabato, nell'ambito della "Visita Pastorale" che svolgerà nel Vicariato della Valdiserchio. Mons. Plotti dovrebbe celebrare la Messa prefestiva, che il coro si stà "attrezzando" per cantare , e visitare altre realtà della nostra parrocchia e del nostro paese. Il programma della visita non ci è ancora pervenuto. Lo pubblicheremo nel prossimo numero di "Voci dalla Rocca". L'arcivescovo era stato a Ripafratta di recente, in occasione dei funerali di Don Mario, ma questa visita assume in carattere dell'ufficialità. Secondo indiscrezioni, sembra probabile che dall'incontro dell'arcivescovo con i Ripafrattesi emergano novità e sviluppi sul futuro della nostra parrocchia. Vi aggiorneremo sul prossimo numero.
della Redazione