Bene, bene, cari lettori, eccoci di nuovo qui (scusandoci del ritardo), dopo l'uscita della "EDIZIONE SPECIALE DI FINO ANNO 2003" tornati alla regolarità con il numero di Gennaio. Voglio prima di tutto ringraziare coloro i quali hanno già rinnovato non solo l'abbonamento ma anche la fiducia che ripongano in noi e poi dare un caloroso benvenuto ad "i nuovi affezionati" nella speranza che il nostro servizio li ripaghi e li soddisfi. Agli altri che dire… beh affrettatevi perché magari non saremo la Rai ma, "di tutto di più" abbiamo sempre cercato di offrirvelo anche noi. Ora che i convenevoli possono dirsi conclusi, che dire… questo è stato un mese ricco e particolare, Gennaio si sa, mescola il sapore della festa a quello del quotidiano tram tram perché quando arriva l'Epifania tutte le feste le porta via; ma visto che di cose ne sono successe parecchie ci sarà davvero di che leggere su questo numero. Notizia di particolare eco è quella che riguarda la riunione paesana di venerdì 23 Gennaio aperta a tutti gli interessati, con l'obiettivo di stilare insieme un resoconto dei risultati (siano essi positivi o negativi) ottenuti con le manifestazioni dell' anno passato. A mio avviso quello che è stato presentato finora ha dato esiti incoraggianti ed in certi casi, sicuramente inaspettati, quindi la speranza è quella che tutte le nuove iniziative saranno accolte sempre in un crescendo d'impegno e calore, per migliorare quel che tutti definiscono un piccolo paese di confine. Ma per migliorare le cose, cari lettori, non è necessario qualcuno che s'impegni anima e corpo nella "causa ripafrattese", basta poco per dare una mano e se poi si è in tanti allora si che la fatica è minima. Più di una volta abbiamo lanciato appelli dal nostro giornale, per risvegliare questo paese assopito nel suo torpore e spronarlo a partecipare di più alle attività proposte dal comitato per il bene di tutti. Quindi forza signore e signori, le occasioni per fare qualcosa di utile per la comunità sono tante, basta chiedere e rimboccare le maniche. Per quanto riguarda noi in particolare forse lo avremo ripetuto fino allo stremo, ma si sa, meglio "abundare quam deficere"; quindi scriveteci, scriveteci, scriveteci, perché per noi la vostra collaborazione è davvero importante. Non mi resta quindi che salutarvi e lasciarvi alla lettura di questo numero.
di Sara Lippi
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E' caduta un'altra barriera a Ripafratta.
L'Assemblea dei Giovani - l'organo fondato nell'aprile del 2002 che rappresentava i ragazzi di Ripafratta - si fonde con il nostro giornale, con "Voci dalla Rocca", dando vita ad una organizzazione nuova.
Il perché di questa unione è semplice. Le attività, le iniziative, le competenze dell'Assemblea e di "Voci" si trovavano sempre più a coincidere, anche fisicamente. La fusione, nonostante le apparenze, non è comunque solo un atto formale. Disegna infatti un nuovo futuro per il nostro giornale, che non si limiterà ad essere soltanto uno strumento di informazione (come speriamo sia stato fino ad ora) ma sarà anche un organismo propositivo. Cosa vuol dire? Che attuerà anche iniziative concrete, prendendo impulso e slancio da quella parte "giovane" che gli viene dalla fusione con l'Assemblea, ma senza tralasciare anche tutto il resto della popolazione, che è chiamata a diventare parte attiva del nuovo "Voci dalla Rocca". E ci sono davvero tanti modi per farlo. Infatti, anche se non volete o potete contribuire con degli articoli, le nostre iniziative (che speriamo di rendere note già dal numero di febbraio) necessiteranno anche di aiuti di altro tipo. Contattateci, scriveteci, se volete fare qualcosa di concreto per Ripafratta. Noi abbiamo intenzione di provarci.
Ma in che modo? E quali sono concretamente gli obiettivi di questa associazione informale?
La nostra unica finalità è il bene di Ripafratta; per conseguirlo, noi ci occuperemo:
- primo, ed era ovvio, dell'informazione. Nel nostro piccolo cercheremo, ancor meglio di come abbiamo fatto finora, di darvi le notizie più importanti e più rilevanti su quanto accade in paese, mese per mese. Perché affinché tutti gli abitanti possano partecipare attivamente alla vita paesana bisogna che siano informati e formati;
- secondo, cercheremo di stimolare ed organizzare nuove iniziative nel e per il paese, per la sua valorizzazione;
- terzo, collaboreremo (speriamo) attivamente con quanti si adopereranno per gli stessi scopi (comitati, enti, istituzioni, singole persone).
Questo è il massimo che possiamo fare per Ripafratta e per la sua popolazione, ma intendiamo farlo nel migliore dei modi, con la speranza che siate in tanti ad aiutarci.
LA REDAZIONE DI
"VOCI DALLA ROCCA-LA VOCE DEL PAESE"
a cura della redazione
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Venerdì 23 Gennaio, ore 21 circa. All'Asilo prende il via una Assemblea Paesana in cui il "Comitato per Ripafratta" riferirà alla popolazione che la Rocca è stata acquisita dal Ministero dei Beni Culturali, e non è più proprietà privata; questo, nell'ottica di un suo futuro recupero. Ma andiamo con ordine. L'Assemblea è stata indetta dal Comitato per riferire sul suo operato in questi due-tre anni di attività. La sala centrale, luogo di tanti momenti importanti del nostro paese, è purtroppo abbastanza vuota. I presenti, in tutto, sono una ventina. "Voci dalla Rocca", come suo dovere, vi riferisce dei contenuti della discussione. Discussione che si apre con la relazione del Presidente del Comitato, Nicola Aliberti. Si tratta di una summa delle attività finora svolte o tuttora in corso. Tra le iniziative più importanti - come i lettori di "Voci" sapranno bene - figurano il recupero della Rocca (e quindi la collaborazione col Comune di San Giuliano al riguardo), la questione del parcheggio e il lavatoio di via Fattori. La notizia più rilevante è ovviamente quella che per prima viene comunicata ai presenti. "Ieri siamo stati dall'Assessore Panattoni [assessore all'Urbanistica, incaricato dalla giunta di tenere i rapporti col Comitato n.d.r]" annuncia il Presidente "Ci ha confermato che la trattativa fra il Ministero dei Beni Culturali e gli eredi Roncioni è giunta a termine. La Commissione interministeriale ha dato il via libera definitivo. La Rocca sarà presto di proprietà dello Stato". Il Presidente Aliberti ricorda poi che il Comitato è dietro alla questione fin dal 2001, da quando iniziò a sollecitare le autorità Comunali "Sulla Rocca abbiamo puntato molto e insistito altrettanto con l'Amministrazione". L'iter che dovrà seguire adesso la procedura è ancora lungo e complesso, ma si tratta di un significativo passo avanti, si fa notare, che va nella direzione giusta di un piano complessivo di recupero. Vengono ricordate poi le altre questioni in sospeso. Anzitutto quella del parcheggio, grande problema di Ripafratta. Il piano del Comune prevede di realizzare un numero congruo di posti macchina all'interno degli ex-macelli, in posizione quindi abbastanza centrale, cosa che permetterebbe di abbinare ad un semplice parcheggio anche la creazione di un'area verde, sulla modello di quella già presente a Rigoli. Anche qui, le trattative tra Comune e proprietari sembrano essere a buon punto. Infine, il lavatoio e il suo recupero, rientrerebbero, nelle intenzioni dell'Amministrazione (e anche del Comitato) in quell'ottica di rivalutazione della Rocca e del borgo che necessiterebbe di "punti di ritrovo e partenza" per sentieri che vadano al monumento. Sui tempi per il restauro (che, si sottolinea, non deve essere puramente conservativo), il Comitato ancora non si sbilancia. Un breve accenno poi viene fatto alle iniziative paesane in programma per il 2004, soprattutto per quanto riguarda la Festa di Primavera, nel cui ambito il Comitato vorrebbe portare a Ripafratta uno spettacolo teatrale in vernacolo pisano, ipotesi ancora da valutare e su cui discutere. Infine, un rapido bilancio anche finanziario, il "Comitato per Ripafratta" risulta aver avuto come entrate, nel 2003, 3218 euro e come uscite 3264 euro. Un lieve passivo, quindi, giustificato con la necessità di guardare più alle esigenze delle iniziative paesane che ad un pareggio scrupoloso fino al centesimo. Da ultimo, i ringraziamenti. "Innanzitutto il Comune, che si è dimostrato da sempre di una disponibilità che ci ha sorpreso", poi i nostri vicini di Nozzano "Abbiamo cominciato a guardare a Nozzano da quando abbiamo iniziato col Comitato" dice il Presidente "La prof. Carlotti [presidente dell'Associazione Culturale "il Castello" di Nozzano, n.d.r.] ci ha supportato in maniera incredibile". Nella relazione del Comitato c'è anche spazio per ricordare la collaborazione con l'Istituto Italiano dei Castelli, la Regione Toscana, i gruppi Scout, il Gruppo Archeologico Pisano. Naturalmente, un posto speciale nei ringraziamenti lo occupano quelli verso i Ripafrattesi: "La collaborazione con la gente non è fissa, non in tanti partecipano alle riunioni periodiche del Comitato, ma il loro aiuto si fa sentire in occasione delle varie iniziative." E snocciola una serie di nomi che non possiamo riportare per intero, di tutte le persone (e dei negozi di Ripafratta) che hanno appoggiato e sostenuto il Comitato con atti concreti fin dalla Mostra "La storia e la memoria". Il discorso si sposta di conseguenza sulla necessità di ulteriori partecipazioni, anche fisse: "Chi vuole venire, può farlo; le nostre, più che vere e proprie riunioni formali sono delle "veglie", delle chiacchierate". Il Comitato, si ricorda, ha scelto di chiamarsi "per Ripafratta" e non "di Ripafratta" per sottolineare che non è rappresentativo di tutta la popolazione (cosa impossibile senza una vera e propria consultazione elettorale), ma è aperto a tutti e finalizzato all'interesse del paese. Il Presidente lancia poi delle proposte per infittire il dialogo con la popolazione: la creazione di una specie di "forum" [il termine con cui su internet si designa un momento di ritrovo e discussione collettiva, n.d.r.] con i Ripafrattesi, da tenersi magari proprio su "Voci dalla Rocca"; e anche una l'ipotesi, ventilata, di una vera consultazione popolare, come già in passato, sempre col fine di ampliare la partecipazione. La discussione quindi si allarga con interventi dei presenti; alcuni fanno notare che il Comune si è finora sbilanciato ma soltanto a parole, senza gesti concreti, come del resto - sempre secondo questi parei - era già successo in passato. Molte parole, insomma, ma in concreto pochi fatti. Altri, inoltre, invitano il Comitato a non pensare soltanto "in grande", ma partendo dalle più piccole necessità del paese. "Ci sono elementi strategici più importanti di altri" risponde il Presidente "Quello della Rocca, ad esempio, è un progetto che può sembrare impossibile ma che coinvolge un gran numero di persone. Della Rocca di Ripafratta fino a pochi anni fa nessuno si accorgeva nemmeno. Ora il processo è lungo, è vero, ma avviato e positivo."
di Francesco Noferi
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23 Gennaio ore 21:00 , fuori il freddo punge tutto ciò che incontra ma si può dire che dentro i locali dell'ex asilo la situazione sia resa migliore dal riscaldamento. I presenti sono 19, 14 se non contiamo alcuni membri della redazione e devo dire che la mia prima impressione non è stata molto positiva… pensavo ci sarebbe stata una maggiore affluenza, del resto c' assemblea era paesana quindi aperta a tutti e poi era già da diversi giorni che la pubblicizzavano; comunque com'è che si dice, pochi ma buoni, ed è proprio questo il caso. Non voglio farvi un resoconto di ciò che è stato o non è stato detto, a questo ci penserà qualcun altro, preferisco fare alcune libere considerazioni su ciò che ho sentito in questa fredda serata di fine Gennaio. Il giudizio è sicuramente più che positivo, le iniziative sono state tante ed i risultati, sono arrivati come premio alle fatiche di tutti coloro che ci hanno lavorato, e non parlo solo della festa di primavera, ma anche della mostra "la storia e la memoria" e della festa dei castelli. L'affluenza è stata non solo un premio, come dicevo prima, ma un vero e proprio incentivo per mettere in moto quella macchina da' idee volte a migliorare l'organizzazione ed a sfruttare al meglio i tempi e gli spazi disponibili. La festa di primavera ad esempio è stato un vero e proprio salto nel buio dai risultati di sicuro positivi ed incoraggianti, ecco perché oggi si guarda come renderla più coinvolgente e particolare, magari organizzando qualcosa anche per le due serate di sabato e domenica, così che sia festa da mattina a sera. Ciò che importa però e che non ci si addormenti sugli allori perché c'è sempre tanto da fare e tutte le cose non vanno molto lontano, se sono sempre i soliti a faticare mentre gli altri si limitano solo a guardare. C'è bisogno dell'aiuto di tutto ed il solo partecipare ed interessarsi è importante ai fini della riuscita degli eventi, perché si fa presto a perdere ciò che con fatica si è guadagnato. Quindi se vogliamo trasferire la cosa in ambito scolastico, promuovo tutti a pieni voti per l'impegno, la costanza e l'organizzazione, nella speranza che il gruppo, che ora sembra così forte ed unito, non si sgretoli lungo il cammino come già più di una volta è successo in passato. Ecco dunque che la Redazione fa un grosso in bocca a lupo a tutti perché le cose vadano sempre avanti e sempre meglio!
di Sara Lippi
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Nel periodo passato lavorando sulla rocca, spesso e volentieri, trasportato dalla fantasia, ho immaginato come poteva essere la fortificazione nel suo periodo più fiorente, magari nel bel mezzo di una battaglia. Superato l'ingresso mi soffermavo nella casamatta e percorrendo il corridoio esterno mi spingevo fino ai sotterranei ed ai resti archeologici, che mi permettevano di ricostruire mentalmente gli ambienti, fino ad entrare nella dimensione fantastica dello studio di questa poderosa "macchina da guerra".
In questo viaggio immaginario all'interno della rocca, vorrei coinvolgere anche voi, lettori di "Voci dalla Rocca", ma soprattutto abitanti di Ripafratta. Prima di addentrarci in questo"percorso della memoria", è bene ricordare alcuni eventi e fare le dovute precisazioni. Innanzitutto vorrei ricordare come nel 1406 Pisa fu conquistata dai Fiorentini e con essa anche le rocche e le torri della zona tra cui Ripafratta. Nel 1411 venne redatto un verbale di consegna molto dettagliato della fortezza nel quale erano descritti l'articolazione dell'impianto, gli ambienti, lo stato di conservazione e la provenienza dei materiali necessari alla riparazione della struttura danneggiata. Questo fu un atto preliminare al grosso intervento eseguito sulla rocca di S. Paolino dai Fiorentini nel 1504. I lavori di restauro, consolidamento e soprattutto adeguamento della struttura per sostenere il passaggio dalle tecniche difensive medievali a quelle più moderne belliche, furono eseguiti dal grande architetto militare Giuliano da Sangallo. Uno studio dedicato all' inventario del 1411 è stato pubblicato nel Bollettino Storico Pisano ( VOL . LVI, 1987 ), anche se ancora molti sono i punti " oscuri " che probabilmente richiederebbero eventuali approfondimenti. Mi riferisco ad esempio alle quattro torri menzionate nel verbale: due, ancora esistenti e individuabili nel mastio e nella torre addossata al cassero sul versante del Serchio, la terza scomparsa ma facilmente individuabile nella zona alta del "Donjon", la quarta denominata nel verbale la "torre del Gufo". I dubbi e i problemi di localizzazione riguardano appunto quest'ultima torre. La tesi è che questa torre fosse nelle vicinanze della fortezza ma esterna al cassero; idea confermata se vogliamo anche dalle illustrazioni contenute nel codice Lucchese delle Cronache del Sercambi, in cui compaiono solo tre torri all'interno del recinto fortificato. Fatte le dovute precisazioni, possiamo con la fantasia ritornare al XV sec., precisamente nel 1411, e con l'aiuto del citato verbale, ripercorrere insieme una piccola passeggiata fra le mura della rocca.
Anno 1411
Nella rocca si entra dall'accesso posto a sud, quello che dà le spalle al borgo, attraversando la porta con arco ogivale: al centro troviamo la " torre di Mezo", alla nostra sinistra, di guardia sul fiume sul versante ovest, la " torre del Leon " e alla nostra destra la " torre del Giglio" o "Fiorentina". Oltre alle torri,l'interno del recinto è occupato da una chiesa, una loggia e sette alloggi. In questo momento siamo nella zona detta "dell' entrare" in quanto a guardia dell' accesso principale. Alla quota del portone d' ingresso, un piccolo spazio dà accesso alla stanza del pianterreno in cui dormono le guardie. Entrando in questa modesta stanza, troviamo una scala ed una finestra con inferriata aggettante e imposte di legno doppie. Salendo per le scale, nel solaio superiore si trova una "sala" con androne e un locale di ampie dimensioni nel quale risiedono le truppe. A questo ambiente si accede anche attraverso una scalinata in pietra formata da diciassette gradini (oltre quattro metri di dislivello) che riporta alla quota del portone d'ingresso. Fra i vari ambienti, a questo livello troviamo: la"cella", ovvero una cantina contenente un grosso cassone e dieci botti; un locale adibito a magazzino con un" bigoncia", otto orci per l' olio, dieci giare di grano e segale e venticinque di grano; una cucina con un tavolo per mangiare e due panche, due catene da fuoco, due treppiedi, due mortai di pietra un forno da pane con coperchio in ferro, una " casella " per la lievitazione del pane con porta e parete di tavole, un matterello, due stracci e un vaglio da grano. Sotto questi ambienti è situata la cisterna d'acqua, coperta a volta, nelle cui pareti da parte a parte, è infissa una trave squadrata di legno alla quale è appesa la carrucola. Spostandoci verso la "torre del Leone", notiamo prima il pozzo ed alle sue spalle delle scale in pietra che conducono al piano del terrazzo (sopra l'ambiente della cisterna) il quale, attraverso delle condutture a conversa, situate all' interno dei quattro pilastri angolari di sostegno, scarica l' acqua piovana nella cisterna sottostante. Proseguendo si arriva alla " torre del Leone", addossata alle mura della rocca e con un' altezza di trentuno metri. È suddivisa in quattro piani oltre al pianerottolo e al piano dei merli. Al pianterreno si trova l'alloggio del Connestabile, formato da una cucina con finestra e porta ed un gabinetto ("agiamento"). L' accesso alla torre avviene dal primo piano. In questo ambiente troviamo un letto, una panca ai suoi piedi e una stoia. All' interno della stanza una scala di diciotto pioli (circa otto metri ) porta al secondo piano dove si trova la camera del castellano con tre finestre e un letto di assi e tavole. Un' altra scala di nove pioli (circa quattro metri) permette di accedere al terzo livello, illuminato da una finestra, cosi come il quarto. Ancora una scala a pioli (quindici - circa sette metri) consente di accedere a questo livello, diviso in due ambienti,in cui trovano posto tre lumiere e un deposito di armi costituito da quattro corazze da fante e quattro "bacinetti" (elmetti) con "camaglio" (collare)," farsata" (imbottitura) e visiera in buone condizioni de una verretta (antica arma). Dal quarto livello, una scala di dodici pioli (circa cinque metri) conduce allo spalto dei merli. Uscendo da questa torre, ci dirigiamo verso la "torre di Mezo" o mastio. Alto circa venticinque metri, è accessibile mediante delle scalette assicurate a tre piccoli palchetti di tavole che conducono ad una porta d' ingresso doppia e attraverso una scala retrattile di dodici pioli ( circa dieci metri ) si accede alla torre. Sotto il tetto, formato da otto merli intercalati a otto "ventiere" (tapparelle in legno, ruotanti dal basso verso l' alto attorno ad un asse orizzontale), si trova la " sala", ovvero la stanza principale. All'interno della torre sono immagazzinate le provviste, acqua e trentasei libbre di carne salata, e trentasette barili di vino vuoti e due lanterne. La nostra visita si conclude andando con l'ultima torre detta "del Giglio" o"torre Fiorentina": divisa in cinque piani, oltre al mezzanino, al pianerottolo e agli spalti dei merli, per un' altezza complessiva di trentacinque metri. Ai piedi della torre si trova una stanza con accesso proprio e letto. Al resto della torre si accede mediante una scala a sette pioli ( circa tre metri) che conduce alla porta della torre. Al primo piano si arriva attraverso una scala di diciotto pioli (circa otto metri ), fasciata con tavole al di sotto e con pareti di legno nella metà inferiore e con corte di accesso propria. Al secondo piano si trova una scaletta di quattro pioli (circa due metri) che conduce ad un palco. Questo ambiente è adibito a magazzino in quanto vi si trovano due cunei, quattordici braccia di fune (circa otto metri) per il suono della "campana grossa" e qualche orcio per l'olio. Al piano superiore, una scala di quindici pioli (circa sei metri) completamente chiusa da una stoia ingessata e sorretta da due tavole trasversali, conduce alla camera del castellano. Questa, illuminata da una finestra, oltre al letto presenta una tavoletta dipinta con l'effige del Crocifisso. Da questa camera con una scala di dieci pioli (circa cinque metri), si arriva al solaio superiore nel quale è situato un letto sormontato da un soppalco sostenuto da due travetti e una tavola. Da questa stanza attraverso una scala di diciotto pioli (circa otto metri) si arriva alla stanza superiore dov' è presente un altro letto. Da questo ambiente con l' ultima scala composta da nove pioli (circa quattro metri), si arriva al "torrasso" della torre, cioè il piano degli spalti. La sommità della torre è formata da quattro merli d' angolo. Scendendo dalla torre e dirigendosi al punto di partenza, si può nuovamente ammirare la rocca di S. Paolino nella sua interezza.
di Sebastiano Amato
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Passando per via Silvestro Lega ci accorgiamo che questa è una delle strade meglio tenute di tutta Ripafratta. Sin dai tempi in cui sulle nostre strade erano ancora presenti i famigerati cassonetti grigi dell'immondizia (e lungo questa via se ne contavano circa quattro) tutto era sempre in ordine…merito dello spazzino direte voi, no! Invece non è così! Infatti l'ultimo spazzino che si ricordi ha smesso di passare negli anni settanta perché è andato in pensione. Gli altri, d'allora in poi, toglievano solo il cassonetto e se per caso un sacchetto mal legato, durante l'operazione di raccolta rifiuti, si apriva e versava il proprio contenuto lungo la strada? Doveva esser raccolto dagli abitanti! Ecco come rispondono le persone residenti in questa via: "I problemi più grandi si avevano quando l'estate cominciava a farsi sentire veramente: in quel periodo di caldo immaginate gli effluvi abbondanti che si sprigionavano dai cassonetti. Magari qualche bottiglia o scatoletta aveva anche perduto un po' del suo liquido. Così a turno qualcuno prestava la gomma e qualcun altro puliva il cassonetto passandoci anche un bel po' di ammoniaca per disinfettare. Quando pioveva poi tutto veniva trascinato in fondo alla strada; chi puliva a quel punto? Ma la gente di Piazza naturalmente (in questo caso specifico Francesco perché ha il negozio proprio all'angolo). Infatti girando per il paese la situazione non cambia: chi tiene pulita la piazza sono sempre gli abitanti stessi. "Oggi non ci sono più i cassonetti, ma noi dobbiamo sempre spazzare perché gli alberi non hanno smesso di perdere le foglie, l'erba non ha smesso di crescere sul muro dell'asilo, perché nonostante a Molina (che non è poi così distante) passi una volta la settimana una macchina che toglie le foglie e pulisce la strada in piazza da noi (almeno lì!) non passa nessuno? Pur avendo fatta presente questa situazione al sindaco di san giuliano non siamo stati presi in nessuna considerazione. Ma le tasse non si pagano anche noi? Per quale servizio? Con questa nuova raccolta poi… tutto è standardizzato per i pochi rifiuti ma non si è pensato a chi ha una casa piccola e non sa dove mettere i sacchetti in attesa del loro"turno". "Un'altra situazione a cui dovremmo prestare attenzione è il cesto tondo accanto alla cabina telefonica della piazza: chi è che lo riempie di spazzatura fino all'orlo? Chi toglie il tappo da questo per poterci stipare più roba? Spesso si trovano dei sacchetti anche ai piedi di questo, ma il cestino non dovrebbe servire per eventuali passanti che vogliono metterci qualche cartina o piccoli rifiuti? "Non solo il Paese nel suo centro è lasciato così a se stesso: ci sono altre situazioni di degrado: prendiamo per esempio la strada di Farneta (la traversa di via fattori, quella sterrata) che non si può asfaltare e la manutenzione (soprattutto dopo una pioggia abbondante) è lasciata ancora una volta ai residenti. E ancora! La stazione… chi dovrebbe pulire lì? C'è sempre pieno di foglie dappertutto, ma è pericoloso soprattutto dopo una pioggia che le rende ancor più scivolose… per non parlare delle pozzanghere, magari addirittura gelate che si trovano disseminate per tutto il piazzale. Infine per lo scorso articolo di "Voci dalla Rocca" sulla campana blu in mezzo al paese: è vero che è brutta, ma dove lo mettiamo? Ci vuole spazio per questa e l'unica zona è fuor di porta! Ma pensiamo anche agli anziani con problemi di deambulazione: magari non hanno nessuno che li può accompagnare, come possono andare fino a via Fattori, o comunque fuor di porta? Anzi! Di campane ce ne sono fin troppo poche."
di Angelica Pardi
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Come dice in vecchio detto "Anno nuovo, vita nuova" ma purtroppo i problemi che ci portiamo dietro rimangono. Lo stesso vale per Ripafratta.
Questa volta vorrei parlare del traliccio dell'alta tensione posto nei pressi delle nuove case di via moranti. Quello è un traliccio che "trasporta" correnti notevoli, il che lo si intuisce facilmente osservando la notevole struttura. E' molto più alto rispetto a quelli che conducono correnti più basse, un esempio ne è il pilone in cemento posto in un angolo del giardino della famiglia Casapieri. Ed è proprio sull'altezza che voglio focalizzare l'attenzione. Ho letto che l'altezza di tali tralicci e dei rispettivi cavi, deve essere di 10-12 metri. Tutto andrebbe bene se non che, se "imbocchiamo" la vecchia autostrada, andando verso il fiume, ce li troviamo sopra la testa, e qui non sono proprio 12 metri, ma nemmeno 10, non sono molto bravo nelle misure, ma a colpo d'occhio direi che, ad essere ottimisti, è al massimo la metà.
Proprio io, qualche mese fa, scrissi un articolo dove mostravo che tra i "buoni propositi" del comune c'era anche quello di riutilizzare il vecchio ponte dell'autostrada per andare a Filettole eliminando così il passaggio a livello e l'attuale ponte. Lasciando perdere la questione del progetto del riutilizzo del ponte, sul quale ci sarebbe da discutere non poco visto da dove dovrebbe passare la nuovo strada , sopra il nostro campo sportivo (infatti non verrebbe riutilizzato l'intero tratto dell'autostrada, ma solo una parte , inoltre ricordo che per "trovare" il posto dove farlo il nostro amato campo sportivo, ci vollero parecchi mesi di ricerca) e vicino alla Rocca (dove il panorama di un bel raccordo non sarebbe il massimo).
Ma tralasciando tutto questo, se davvero in futuro l'autostrada sarà riutilizzata e quindi ci potranno circolare camion, autobus, auto e quant'altro, questi cavi non sono posti troppo bassi? Non c'è nessun pericolo? Già adesso non so quanto siano in regola, figuriamoci poi se sotto ci passa una strada!
Sull'autostrada poi ci sarebbero altre considerazioni da fare, come al esempio il fatto che, dopo il nostro appello "puliamo l'autostrada" nessuno più si è occupato o almeno preoccupato di darci una pulitina visto che le vegetazione si riprende metri preziosi recuperati durante l'ultima pulizia.
Non parliamo poi del ponte. Erano stati intrapresi lavori per la ristrutturazione ma adesso (per la verità non da adesso, ma da parecchio tempo) tutto è fermo, per di più l'impalcatura che era stata messa per i lavori è caduta e le reti poste per evitare l'accesso al ponte inagibile, sono state tagliate permettendo così a chiunque di passarvi
di Casapieri Luca
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In questo mondo moderno e frenetico si tende a dimenticare… ci dimentichiamo di cose anche molto recenti, ma dovremmo pensare che molte cose che oggi diamo per scontate le possediamo perché qualcuno, nel silenzio del passato ha voluto costruirle perché restassero salde e durature nei secoli e quindi arrivassero fino a noi. Una di queste era il lavatoio (quel tanto martoriato lavatoio!). Prima di finire al centro delle mille polemiche di questi ultimi anni esso era una zona cara ed importante a tutti i ripafrattesi. A questo proposito sono andata ad intervistare chi ha vissuto veramente questa realtà, e parlo di Anna e Tina Cordoni.
Lasciamo che i ricordi prendano corpo…
Tina: " il lavatoio una volta era la "tappa obbligata" della mattina di ogni massaia, infatti per fare il bucato dovevamo andare là, noi piccole con le nostre mamme, di prima mattina, ed era proprio così importante che si arrivasse presto presto, meglio se i primi, perché altrimenti l'acqua si sporcava e il bucato veniva male. Lavavamo i panni nella grande buca e poi sciacquavamo tutto nella più piccola (quella con la bocchetta per l'acqua corrente). Lì vicino, sulla sinistra c'era anche un piccolo gabinetto, c'era una bella tettoia per ripararci dal sole se era estate, e una fontanella, presente tutt'ora, che usavamo per prendere l'acqua da bere perché era molto buona e sempre fresca, anche con il caldo, a differenza di quella di casa. Ma non è sempre stato così…"
Perché? Prima non c'era il lavatoio?
Tina: "no, quello fu un regalo della Baronessa de Virte al paese di Ripafratta per permettere alle donne di lavare in un luogo adatto…"
Anna: " si ce lo regalò perché si andasse tutti a lavare là, e ci venivano tutti! anche da via Vanella, dalla piazza…"
Tina: "la sera lo pulivamo tutto…"
Anna: "con le granate per bene…"
Tina: "…e io ci montavo dentro e tappavo le buche" (così nella notte le due vasche si riempivano fino all'orlo, se erano troppo piene un foro detto "del troppo pieno" convogliava l'acqua all'esterno, altrimenti l'acqua corrente andava via…).
Tina: "E i panni venivano belli puliti.."
Sopra la fontanella a destra c'è un incavo con dei ferri che reggevano qualcosa…forse lo stemma della baronessa?
Tina e Anna: "si, si…era sopra la fonte.."
Dove abitava questa Baronessa?
Tina: "abitava in quel palazzo grande in paese…"
Anna: "davanti a Francesco (all'alimentari)"
Tina: "quella casa coi gradini pieni di fiori che ora ci abita quel professore…dell'iti. Si c'era lo stemma anche sopra la sua porta , ma ora l'ha messo di dietro…"
Anna: "faceva tanto bene quella baronessa lì! Allora non era come ora che abbiamo la pensione, poca, ma c'è… si ché ci andava tanta gente a chiedere qualcosa.. lei aveva una borsa dove metteva un po' i soldi e quando venivano i poveri glieli dava…" (una specie di cassa per il paese…).
Anna: "la nostra mamma andava a fare i bucati per la Baronessa…e c'era molto bello! C'era un giardino bello e poi il bosco…il giardino arriva fino alla ferrovia…e un'orto grande"
Tina: " c'e la sua cappella al cimitero… quella con il tetto rotto… e li c'è ancora lo stemma…"
Anna: " quando morì la casa la ereditò un suo nipote che stava in Francia. Per un po' venne…d'estate per stare in campagna. Ma poi la vendette.."
Tina: "com'era bella Ripafratta prima…ora non è più tenuta…"
di Angelica Pardi
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Semaforo rosso. Diverse auto ferme su due colonne attendono il segnale per ripartire. Un ritmo dirompente, martellante, con timbri bassi che sembrano colpi di tamburo riempiono l'aria. Si suppone sia un veicolo pubblicitario, invece una modesta utilitaria. Il conducente giovane, forse un po' duro d'orecchi, forse convinto di essere ancora in discoteca, sembra essere a suo agio. Al verde ognuno riprende il proprio cammino e quel "chiasso" si allontana. In un'altra vettura, la radio accesa diffonde una canzone melodica, di ieri ma decisamente valida. Due situazioni diverse, lontane fra loro di alcune decine di anni. Come cambiano i tempi! Sembra un luogo invisibile. Quante persone un giorno avranno denigrato certi motivi musicali, per accorgersi oggi di ricordarli magari con nostalgia. Del resto nessuno dichiara di essere interessato alle canzoni, ritenendo la cosa futile e senza importanza. Quasi fosse una debolezza ammettere che sono parte di noi. Inconsciamente certi ritornelli ci hanno accompagnato e ci seguono ogni giorno nella vita, come una nostra colonna sonora. Dovuto forse al fatto che la musica è linguaggio universale e raggiunge ognuno senza distinzione di razza o ceto sociale. Chi non ricorda una canzoncina di quando era piccolo, magari appena accennata da genitori o dai nonni. Basta una nota per tornare indietro nel tempo e vivere situazioni e ambienti di allora. Ecco che un motivo riascoltato per caso, subito di riconduce alle prime amicizie, ai primi amori. Per rivivere sensazioni, momenti magici ed emozioni, magari sbiadite nel percorso della vita, basta una canzone. Da sempre le parole "cuore", "amore" hanno accompagnato promesse e giuramenti, testimoni parolieri e musicisti. Quanti idilli sono sbocciati sulle spiagge o sotto le stelle, con sottofondo di note anche lontane. Qualsiasi tema in musica, suscita emozioni. Possono rivivere momenti belli o tristi. Si alternano i cantanti, variano i ritmi, ma i motivi ci seguono costantemente, nessuno può sfuggirne. Alcune canzoni hanno accompagnato intere generazioni e tuttora rappresentano un notevole valore. Sorprende il fatto che entrano nella nostra vita quasi inavvertitamente. Un giorno poi si rivelano come tramite per ritrovare il nostro passato, quasi fosse un album di foto. La musica in genere dalla classica alla lirica, dalla etnica al jazz, genera emozioni profonde. La canzonetta, anche quando impegnata, suscita invece sensazioni più popolari, più semplici. Senz'altro varia a seconda della sensibilità dell'individuo, ma chi non ha cantato o fischiettato talvolta mentre si radeva? Quale casalinga non ha provato a canticchiare mentre era intenta nelle faccende di casa? Sovente durante i viaggi in auto, dopo le informazioni e le notizie, ognuno ricerca un po' di musica sia per compagnia che per rilassarsi. Una bella canzone, un motivo orecchiabile, rasserenano lo spirito. Un mondo senza musica sarebbe monotono ed incolore certamente. Quindi, con la dedica ad ognuno della canzone preferita, l'augurio di buon ascolto.
di Claudio Romani
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Tempo fa su questo stesso giornalino è uscito un articolo riguardante la stazione e in particolare i lavori che erano in corso in quel momento. Il gabbiotto l'hanno tolto, ma non hanno messo una nuova porta come pareva dai primi lavori. Infatti se prima sembrava voler "nascere" una nuova porta azzurra ora, a lavori ultimati, vediamo ergersi un muro. Che cosa ne sarà dell'edificio adesso? Perché ridurlo ad un grosso parallelepipedo chiuso da tutti i lati? Che vergogna le foglie sparse dentro e fuori il cortile! E che dire della doppia macchinetta timbratrice? Dopo le proteste di molti utenti delle FFSS, che di rado riuscivano a timbrare i loro biglietti o abbonamenti a causa della macchinetta che non andava o era spenta o senza inchiostro,ne è stata istallata una nuova. A che pro? Se spengono la prima spengono entrambe. È vero che con due macchinette c'è una maggior probabilità di trovarne una che funzioni, ma perché contare sull'inchiostro della seconda quando è esaurito nella prima? Prima o poi anche la seconda ne rimarrà sprovvista…
di Angelica Pardi