"Voci dalla rocca", il numero di Febbraio 2005

Indice

Editoriale
Una serata in onore di "Voci" ... e di Ripafratta
Volontari culturali a Ripafratta
Un bel compleanno
Il coraggio delle scelte necessarie
Ripafratta e i Ragazzi
Cosa offriamo hai giovani?
Ancora più abbonati nel 2005, sono oltre 80 le famiglie
Coro "Beato Lorenzo"
Stazione, il piazzale ora ha le strisce per le auto
Un nuovo contributo le pievi del nostro territorio
L'importanza delle associazioni culturali nel nostro territorio
Il torneo
Castel Passerino
La storia di Narci detto il "Lelo"
Dalle corti si vedeva ancora la Rocca
Ripafratta "nella bufera". Farneta ricoperta dalla neve e ghiaccio


L'immagine a fianco, rappresenta il numero realizzato in occasione del 5 anniversario di "Voci dalla Rocca" e contiene i migliori articoli realizzati nel corso di questi cinque anni. Maggiori informazioni saranno disponibili nel prossimo numero.

Editoriale

Febbraio… Febbraio, il mese invernale più freddo a sentire le previsioni di questo inizio 2005, il mese in cui le borse termiche lavorano instancabili per riscaldare noi ed i nostri letti, il mese… ma come dimenticarlo, il mese del Carnevale, con tanto di coriandoli, stelle filanti e frittelle! Ricordo quando pure io mi recavo presso l'ex-Asilo, tutta truccata e ricoperta da quei cinque-sei strati di vestiti che rendevano la maschera carnevalesca per così dire… "goffa". Le buone tradizioni non si perdono mai e sarà perché le mamme sono sempre mamme o perché febbraio è sempre freddo, ma son sicura che continuerò a vedere i bambini vestiti come i loro eroi, solo molto più "infagottati". Sapete come si dice, l'Epifania tutte le feste le porta via, mentre il Carnevale tutte le feste le fa tornare; quest'anno però ci deve aver messo molto più impegno del solito, perché di qui a qualche settimana sarà celebrato un evento storico per Ripafratta (notate bene: i termini altisonanti non sono usciti a sproposito): cinque anni di "voci dalla Rocca". "Quanti? Così tanti? Di già non ci credo… ma come passa il tempo…" avrà pensato qualcuno di voi, ed invece è proprio vero. So di aver annunciato questo fatto al pari della caduta del muro di Berlino o dell'arrivo dell'uomo sulla luna, ma se restringiamo il campo da terra a nazione, da nazione a città e da città a paese, ecco che la notizia si rivela importante e se poi quel paese è Ripafratta diventa addirittura eclatante! Credo che i compaesani di vecchia data sappiano bene il perché di tanto clamore, ma forse vale la pena spendere due righe per chiarire la cosa anche a coloro che per dirlo in puro ed amichevole gergo "son piovuti". Dovete sapere che a Ripafratta esiste una leggenda che in verità si era sempre rivelata un assioma fino al nostro arrivo: "Nessuna attività per il paese può durare più di tanto", dove con tanto si intendeva una limitata frazione di tempo. Poi siamo arrivati noi, così per divertirci, ed inaspettatamente abbiamo "rotto l'incantesimo"; il gioco è diventato impegno ed il "giornalino" è diventato un modello di riferimento e di comunicazione importante per tutto il paese e non solo. Spero che ora sia chiaro a tutti il perché di tanti "paroloni" per un anniversario che quest'anno verrà festeggiato con una cena aperta a tutti, alla quale parteciperanno anche numerose autorità. Ma per i particolari vi rimando agli articoli più avanti. Spero che ci appoggerete con calore in questa iniziativa partecipando numerosi. Un anticipato grazie da parte di tutta la Redazione. P.S. Cominciano intanto a "fioccare" i primi auguri…

di Sara Lippi

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Cronaca

Anniversario: all'asilo anche numerose personalità

Una serata in onore di "Voci" ... e di Ripafratta

Voci dalla Rocca compie 5 anni, il via ai festeggiamenti. Il 19 marzo una serata speciale all'asilo: cena e dibattito con numerosi ospiti


Quest'anno il giornale che avete in mano compirà la bellezza di cinque anni e, come al solito ci prepariamo a festeggiarli col numero speciale, altrimenti detto "numero dell'anniversario", ma non solo! Siccome un lustro è sempre un lustro abbiamo deciso di fare le cose in grande… Prima di spiegarvi di cosa si tratta passo a ringraziarvi tutti quanti, vecchi e nuovi abbonati, lettori occasionali, lettori di altri paesi, città o regioni poiché se possiamo festeggiare è merito vostro e di chi ci sostiene, e non è una frase retorica giacché se non c'è chi legge è inutile scrivere. Speriamo che questi anni passati con noi, e quest'anno ancora che avete voluto passare abbiano realizzato le vostre attese, e questa nostra esigenza di "allargare l'orizzonte" ( mi riferisco alle nuove rubriche) sia stata sentita ed apprezzata anche da voi… A tal proposito perché non partecipare allora ai festeggiamenti che si terranno, ed in particolar modo alla serata che abbiamo organizzato per sabato 19 marzo 2005 ("Insieme sotto la Rocca"), giorno della nostra "nascita" (che per la verità sarebbe il 21)? L'evento in questione sarà aperto a tutti i nostri lettori, ma anche ai Ripafrattesi in generale che vorranno partecipare. Sarete tutti informati nelle prossime settimane ricevendo direttamente a casa un volantino con relative spiegazioni. Sarà un momento per stare insieme, per dimostrarci il vostro affetto, per darci consigli, suggerimenti, offrire aiuto, senza impegno, in base alle vostre possibilità… Saranno inoltre presenti a festeggiare "Voci dalla Rocca" e il suo operato in questi anni anche alcune eminenti autorità come il professor Taddei (presidente del Comitato Scientifico dell'Istituto Italiano Castelli), la prof.ssa Elda Carlotti, presidente dell'Associazione "Il Castello" di Nozzano, che è una grande amica di Ripafratta ed ha aiutato sia noi che il Comitato in diverse occasioni (ricorderete sicuramente la partecipazione al "castello rivive edizione 2004") e poi saranno naturalmente presenti i nostri amici del "Comitato per Ripafratta". Ma soprattutto, stiamo trattando intensamente per avere una presenza del Comune (magari il Sindaco, o un Assessore) che faccia il punto sulle iniziative in corso. Tutte queste personalità interverranno, prima della cena, in un breve dibattito, riguardante Ripafratta, il suo futuro e l'opera delle Associazioni di volontariato "culturale" (come noi o come il Comitato) nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico culturale e delle realtà folcloristiche locali. Ci sarà, e vedremo quando aprirla, se qualche giorno prima della serata o no, anche una piccola mostra con tutte le prime pagine delle nostre tante edizioni nel corso dei 5 anni. Entrambi gli eventi si svolgeranno presso l'Asilo. Tutte queste informazioni, comunque, saranno esposte anche in manifesti pubblicitari presso i nostri punti vendita e presso tutti i negozi di Ripafratta.

di Francesco Noferi

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Volontari Culturali a Ripafratta

In Italia l'organizzazione dei "volontari" della Protezione Civile è molto ben preparata e finanziata. Un Gruppo, altamente attrezzato e motivato, presente sul territorio e sempre a disposizione sia per le necessità minori che per eventuali calamità o problemi che possano danneggiare intere popolazioni. Un' organizzazione talmente strutturata che ultimamente, nella catastrofe del Sud-Est Asiatico è stata la prima ad attivarsi e a portare soccorso a quelle popolazioni e a tanti italiani che avevano bisogno di aiuto. Le tantissime organizzazioni di volontari dalle Pro-loco alle Associazioni culturali sono lo stesso presenti sul territorio italiano per la conoscenza, la salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale, ambientale, architettonico e per i più svariati argomenti che caratterizzano l'identità di una popolazione e delle sue tradizioni. Purtroppo a differenza della Protezione Civile, non solo non sono organizzati a livello nazionale, ma il più delle volte sono presi poco in considerazione dai vari Enti preposti dell'Amministrazione dello Stato, in quanto considerati più degli appassionati e degli idealisti volti a conservare una realtà che quasi si da per scontato che faccia parte del patrimonio culturale di un area abitata. Anch'io faccio parte di un'associazione di volontari: l'Istituto Italiano dei Castelli Associazione "onlus" riconosciuta dallo Stato Italiano e dall'Unesco, che nel caso specifico si occupa della salvaguardia e valorizzazione dell'architettura fortificata presente sul territorio nazionale. Ma potrei citare infinite altre Associazioni, con alcune delle quali sono in contatto continuo, che si occupano, con gli stessi presupposti della salvaguardia e della valorizzazione, di problematiche culturali che al fine rappresentano l'identità di una intera comunità nella sua storia passata proiettata ad un futuro di conoscenza e di valorizzazione. Grandi sono le difficoltà, non solo per tenere attivo l'interesse, ma anche nell'ambito economico: pubblicare un "giornalino" o una rivista per trasmettere ad altri tali problemi, organizzare un convegno e una tavola rotonda, presentare un problema a carattere culturale, scientifico, di salvaguardia o solo attivare e portare all'attenzione un caso particolarmente importante. E' vero che alcune Amministrazioni Comunali o Regionali (vedi per esempio in Toscana) sono molto attente e tante volte ascoltano e collaborano con tali Associazioni; ma è anche vero, che alcune volte poco danno importanza a questi gruppi di volontari culturali perché al di sopra di poter presentare un problema, in realtà poi a livello esecutivo, hanno poca forza se non quella di aprire un problema culturale che altri, forse, più importanti e istituzionalizzati, dovrebbero svolgere. Personalmente credo che l'esistenza così vasta sul territorio di tante associazioni, sia dovuta proprio alla carenza che certe istituzioni dello Stato hanno nello svolgere in maniera capillare questo lavoro poichè si ha, in un così vasto territorio, la presenza di un patrimonio (pensiamo solo all'architettura fortificata) che vede in Italia il 50% del 70 % di presenza, rispetto a quello dell'intera Europa. Anche la giovane redazione di "Voci dalla Rocca" di Ripafratta appartiene a questo vasto gruppo di Associazioni che per un serie di problemi culturali, scientifici, di salvaguardia, cerca in ogni modo di portare l'attenzione al salvataggio della straordinaria rocca di Ripafratta tra Pisa e Lucca posizionata su un poggio da dove domina una parte della valle del Serchio. Problemi enormi di immagine e di credibilità, di organizzazione verso un Comune, una Provincia e una Regione con i loro Uffici, per non parlare di Enti preposti dallo Stato, come quelli a suo tempo affrontati per il salvataggio di Castrocaro o della Fortezza di Poggio Imperiale a Poggibonsi, Sansepolcro, etc. solo per citarne alcuni a fil di penna. Il più delle volte non c'è solo disinteresse, ma superficialità e mancanza di conoscenza e quando entra più viva l'attenzione sul problema, sorgono anche piccole invidie. In altre occasioni alcuni "benpensanti" credono che quella "architettura" debba diventare un piccolo "feudo" culturale di qualche Assessore ed è successo anche che il recupero di una architettura fortificata sia occasione persino per l' impostazione di una campagna elettorale (successe anni fa per la Fortezza di Sansepolcro) con lo stabilire se il salvataggio e la conoscenza sia un problema di maggioranza o di minoranza, o un problema - per dirla all'italiana - di centrodestra o di centro sinistra. Problematiche sconcertanti specie nello studio e nella conoscenza di una architettura fortificata, pubblica o privata, che essendo fissa sul territorio da epoca immemorabile, fa parte del patrimonio culturale e scientifico di una intera comunità. Essa è parte dell'identità di una civiltà passata, vive nel presente e cerca in tutti i modi di essere trasmessa alle future generazioni. Eppure l'ottusità umana a questo livello, in alcuni casi, è incredibile e molte volte anche inspiegabile. Non nel caso di Ripafratta che al di sopra di difficoltà oggettive - il passaggio del "bene" da proprietà privata a quella pubblica - trova in questo caso una Amministrazione Comunale, specie con il nuovo Sindaco, particolarmente attenta e assai interessata al problema del salvataggio, del restauro, del riuso di questa straordinaria fortificazione. In questo caso ci sono tutte le premesse affinché con l'impegno dei giovani appassionati volontari di Ripafratta si possa, con i necessari tempi, ed eventualmente con l'aiuto di altri Enti o Associazioni, puntare a partecipare ad una soluzione di recupero della sua rocca che da sempre sovrasta e caratterizza il piccolo borgo di Ripafratta. D'altra parte la perseveranza è caratteristica dei forti. In quasi trent'anni di interessamento per la valorizzazione di architetture castellane, personalmente ho avuto tante soddisfazioni, ma anche tanti calci, e non solo negli stinchi: penso alle cattiverie a suo tempo subite ad Aulla, a Poppi, in un certo periodo anche a Poggibonsi, ma anche alle tante soddisfazioni e ai numerosi riconoscimenti ricevuti, (studi, pubblicazioni, ricerche, conferenze), come a Sansepolcro, in un certo periodo a Poggibonsi, a Scarperia, a San Gimignano, a Montechiarugolo, a Staggia Senese, a Castrocaro, a Dovadola, Terra del Sole, e prossimamente a Modigliana. Personalmente ho sempre dato, insieme all'Associazione dei Castelli, nei miei limiti, il massimo, con ricerca e passione e comunque con la consapevolezza di cercar di dare un piccolo contributo culturale e fattivo al patrimonio italiano dell'architettura fortificata, che poi è anche il mio. Vorrei ricordare il grande impegno messo nel tentativo di recuperare la straordinaria fortezza antropomorfa di Poggio Imperiale a Poggibonsi, le trattative per il suo acquisto, la ricerca di porre in attenzione il problema con libri, mostre, convegni; tutto organizzato, oggi nessuno lo ricorda, attraverso la Sezione Toscana dell'Istituto Italiano dei Castelli. Ma, a parte tutto, c'è la grande (personale) soddisfazione che la fortezza sia oggi in restauro, in parte già attuato. Il cassero è diventato un piccolo museo di se stesso ed è luogo di mostra di reperti archeologici trovati nell'antica "Poggio Bonizio", oltre ad essere un punto importante di riferimento culturale per la Città e di un comprensorio vasto come la Val d'Elsa. Al suo restauro stanno lavorando alacremente moltissime persone… e ne sono felicissimo e credo che un esempio come questo sia il risultato che una qualsiasi Associazione o tutte le persone che si occupano di volontariato culturale debbano aspettarsi. Questo, e anche meglio, auguro per il salvataggio della Rocca di Ripafratta e per gli amici della redazione di "Voci dalla Rocca", che festeggiano quest'anno il loro quinto anniversario, il Comitato Cittadino per Ripafratta, l'Associazione culturale della Pro-Loco di Nozzano, di Lari, di Sarzanello, di Castrocaro, di Dovadola, di Modigliana, etc. e a tutte quelle Associazioni Culturali che si occupano, sacrificando il proprio tempo e le proprie energie, di dare un contributo culturale e scientifico al nostro vastissimo patrimonio culturale (in particolare quello di torri, rocche, castelli, forti e fortezze).

di Domenico Taddei, presidente del Comitato Scentifico dell'Istituto Italiano dei Castelli

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Un bel compleanno

Per dire la parola "lustro" ci si mette un attimo. Per contare 1, 2, 3, 4, 5 ci si mette più tempo. Per ricordare i cinque anni di vita (cioè un lustro, oppure 1, 2, 3, 4, 5 anni) si fa prestissimo, perché il cuore, gli occhi, e la bocca sono riempiti di soddisfazione nel leggere le pagine delle nostre "Voci dalla Rocca". Quando "Voci" venne alla luce cinque anni fa, lo fece con viva speranza di vita, di essere accettata dagli abitanti del paese di Ripafratta che vivono ai piedi della Rocca. Come tutti gli esseri che vengono in questo mondo, anche per le "Voci" ci furono i primi vagiti, poi il camminare "gattoni", poi i primi passi e ora, bello ritto, cammina speditamente perché sorretto dalle "penne" dei suoi Autori, dai soldini di chi lo compra, dall'attenzione di chi lo legge, Quindi, ricordando questo primo lustro di vita, un grazie sentito agli Autori, agli abbonati e a chi diffonde queste "Voci" per tenere viva la nostra secolare Ripafratta. Svariati sono gli argomenti trattati: attualità, problemi impellenti, storie antiche e moderne, progetti per un domani migliore, garbati rimproveri su situazioni di degrado e soddisfazione per quanto è stato fatto da tizio, caio o sempronio. Non sempre è facile riempire quelle pagine, non sempre c'è una ispirazione sufficiente, capace di far scrivere cose sensate senza appesantire quei poveri fogli di carta. La buona volontà, la forza d'animo, l'affetto per le nostre cose, per la nostra Rocca, per le case, le strade, i campi, il fiume, il monte, i boschi di Ripafratta, trovano sempre (ed hanno trovato in questi cinque anni) il modo di riempire, stampare, rendere concreto quanto ci interessa. Buon compleanno, cara "Voci dalla Rocca". Tu possa continuare fino ad arrivare alle "nozze d'argento" e a quelle "d'oro" e (perché no?) a quelle di diamante. Per me sarà umanamente difficile, data la mia età, poter sfogliare le pagine delle "Voci" luccicanti d'argento, d'oro e con i riflessi cangianti di un diamante. Lo auguro a voi, padri e madri delle "Voci dalla Rocca", a voi lettori e amici. Questo giornalino parli sempre a voce alta delle cose, persone, progetti che interessano e interesseranno quelli che abitano e abiteranno ai piedi della secolare Rocca San Paolino di Ripafratta. Un lettore, amico per tutti, Don Mario, Pievano.

di mons. Mario Maracich

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Il coraggio delle scelete necessarie

Nel rivolgere i doverosi complimenti agli amici della redazione di "Voci dalla Rocca" per il primo lustro di ciò che, all'inizio, sembrava un'azzardata scommessa, vorrei soffermarmi un attimo a considerare la mole di lavoro prodotta e l'impegno profuso dal giornale ripafrattese, volto alla sensibilizzazione, il recupero e l'approfondimento conoscitivo di quel vasto patrimonio culturale, storico e affettivo che sta alla base dell'identità "locale" di una comunità. Da studioso solidale, ritengo che tentare oggi un'operazione del genere su scala locale, con serietà e preparazione, senza cercare posizioni culturali consone ad un'utenza ristretta ed elitaria, sia un atto estremamente responsabile nei confronti di un ambito territoriale ed antropico circoscritto, che rischia lentamente di perdere le radici della propria memoria per indifferenza o disillusione. Un'attenzione diffusa verso il nostro background culturale ritengo debba considerarsi come un primo necessario passo verso un necessario processo di "educazione diffusa", nei confronti della testimonianza storica e dell'ambiente culturale in cui questa ha formato le ragioni stesse del suo esistere, che consenta di evitare prima di tutto l'abbandono di beni e di luoghi dal forte carattere identificativo e, in secondo luogo, la loro tutela attraverso operazioni anche minime, ma fondamentali per la sopravvivenza del bene (leggi: l'adozione della semplice "manutenzione ordinaria", oggi quasi caduta in disuso). Con pigrizia tendiamo a pensare che questo tipo di operazioni travalichino l'ambito locale e debbano essere sempre dettate e condotte da una regia esterna che consenta, in ambito culturale, sociale e politico, azioni a più ampio raggio e significato ma, in realtà, tale aspettativa è soddisfatta solo parzialmente, con eventi isolati in un clima di empasse. Sinceramente credo che stimolare la partecipazione e l'intereresse dei singoli cittadini sia il dato primo ed essenziale, affinché possano attivarsi operazioni di programmazione e finanziamento poi portate avanti dagli organi preposti (Comuni, Province, ecc.). Un'esperienza interessante in tal senso è quella attivata con il cosiddetto "Laboratorio Nozzano", grazie all'iniziativa della locale Pro-Loco in cui, grazie alla collaborazione di enti locali, professori universitari, giovani studiosi e laureandi, è stata inaugurata una proficua stagione di studi multidisciplinari che, oltre al riconoscimento ed alla identificazione di strutture fortificate dimenticate e passibili di manomissioni e stravolgimenti, ha contribuito ad approfondire la conoscenza specifica del sito e si sta adoperando nella fattiva proposizione di valide proposte scientifiche, volte al recupero dell'intero contesto ambientale. Una simile esperienza, con la partecipazione variegata di più sinergie, travalica un canonico processo di ricerca ma, per le sue peculiari caratteristiche - attiva ricerca sul campo, sviluppo conoscitivo del dato rilevato, collaborazione con la popolazione locale ecc. - si sta prefigurando come un nuovo, coraggioso, tentativo di radicare sul territorio le condizioni stesse, scientifiche e strumentali, necessarie per prefigurarne il responsabile recupero. L'utopia, la splendida incoscienza nell'imboccare strade inesplorate, appartengono - o dovrebbero appartenere - all'indole ed al carattere delle giovani generazioni, ma tali proposizioni, normalizzate poi dal processo storico, hanno da sempre costituito un fecondo humus lungo l'arduo cammino evolutivo (?) del genere umano per cui … coraggio, ed ancora complimenti, a tutti i componenti della redazione di "Voci dalla Rocca".

di Andrea Bulleri

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Ripafratta e i ragazzi


Prefazione:

Continua anche in questo numero la discussione a 360 gradi su Ripafratta, cui abbiamo dato il via nel numero scorso e che abbiamo voluto chiamare idealmente "Tavola Rotonda". E proprio come in una tavola rotonda, gli argomenti si susseguono incalzanti. In questo numero abbiamo voluto dare spazio alla voce della Redazione che, con due suoi membri (Matteo Benotto e Francesco Noferi) avvia una discussione sui giovani e sulle prospettive che il paese offre loro. Questo non significa che l'argomento del numero precedente (l'ambiente) non possa essere ripreso da chi desiderasse intervenire in futuro, e lo stesso vale per il presente argomento. Quando si discute in una Tavola Rotonda, gli argomenti interessanti si sovrappongono e si accavallano, al fine di essere riesaminati alla luce di nuovi contributi. Per intervenire, scriveteci "Voci dalla Rocca" c\o biblioteca "Futura", via Silvestro Lega, 7 - Ripafratta oppure redazione@vocidallarocca.com.

Chiunque si fermasse in piazza a Ripafratta, anche solo per qualche momento e in qualsiasi ora del giorno, riconoscerebbe il nostro come uno dei tanti "paesi di anziani" che popolano il territorio tra Pisa e Lucca. Salta subito agli occhi infatti la totale assenza di partecipazione dei giovani alla tranquilla vita paesana: non si vedono più i bambini piccoli rincorrersi per le viuzze del paese e quelli più grandi giocare a pallone per strada, con profondo disappunto di chi si trova a passare di lì in auto. Beh, forse i giovani ripafrattesi sono molto diligenti e passano la maggior marte del tempo in casa a studiare, e senza dubbio la neve di questi giorni non invoglia di certo a scendere in strada. Però nelle sere d'estate, a scuole chiuse e neve sciolta, col passare del tempo, sono sempre di meno i ragazzi che si trovano insieme a sedere sugli scalini della chiesa. Grida, chiacchiere, risate che diventano fastidiose se sentite troppo spesso, ma che ci rendono tristi quando non si percepiscono più. Tuttavia Ripafratta, va precisato, non è assolutamente priva di gioventù: i giovani ci sono, solo che non si vedono. La maggior parte dei ragazzi (in cui mi riconosco anch'io) si limita a trascorrere in casa solo poche ore al giorno, giusto il tempo dedicato a i pasti e per dormire, per poi "migrare" velocemente al di fuori dei confini paesani dietro allo studio, allo sport, alle amicizie. Questa specie di esodo è inevitabile; i bambini lasciate le elementari qui in paese vanno alla volta delle medie di San Giuliano dopo di che, divenuti adolescenti, approdano alle superiori a Pisa. Un percorso veloce a dirsi ma che in effetti dura un po', e durante il quale si acquisiscono infinite conoscenze, amicizie ed interessi che ci rapiscono al nostro paese natale. Le distanze poi che prima si coprivano faticosamente in bicicletta diventano molto più brevi con la grande conquista del motorino, prima, e della macchina, dopo. E' così che va, non possiamo farci niente; è tutta una reazione a catena che non può essere fermata. E come noi, giovani di Ripafratta, è un prodotto del nostro tempo, di un mondo frenetico che guarda al futuro e alla globalizzazione, dimentico delle vecchie tradizioni, tanto rimpiante e allo stesso tempo ignorate. Se da ragazzi i nostri genitori, vuoi per semplicità o per mancanza di mezzi, trascorrevano la più parte del loro tempo libero in paese, oggi la nostra Ripafratta non può più certo reggere il confronto con le attrattive offerte da città come Pisa o Lucca. Tuttavia con la loro presenza ed il loro impegno contribuivano a renderla viva e realizzavano cose non da poco, una fra tutte "La Rocca", il primo giornale redatto qui da noi. Eredità, questa, raccolta oggi da quella che può sembrare una piccola élite di giovani (che non ci tiene molto a rimanere tale, anzi sarebbe felicissima di vedere allargate le sue fila) che, chi più, chi meno, si opera per rendere il paese, se non più allegro, almeno più interessante e accattivante, per chi ci abita, per chi lo conosce e per chi ci si trova a passare.

di Matteo Benotto

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Cosa offiamo ai giovani?

Uno dei tanti spunti che ci offre l'imminente anniversario dei cinque anni di "Voci dalla Rocca" riguarda i giovani. Spesso ci si interroga sul futuro del nostro paese ed in particolar modo sul futuro delle sue attività, manifestazioni, organizzazioni. Il senso di timore che ci assale quando pensiamo al domani riguarda la precarietà di questo tipo di (belle) iniziative, come le cene, il Carnevale, la Befana, la Festa di Primavera, il Comitato, e persino "Voci dalla Rocca". Tutte cose che contribuiscono a rendere Ripafratta un "laboratorio" unico, l'esempio di come un paese di poche centinaia di abitanti possa avere una sua (forte) identità che lo caratterizza e lo rende più vivibile. La domanda è: durerà tutto questo? E' una domanda un po' infausta; insomma sembra di essere pessimisti proprio nel momento in cui va tutto bene (o quasi). Eppure è una cosa che ci chiediamo, spesso inconsciamente, e che facciamo bene a chiederci. Perché ignorarla è un rischio che non ci possiamo permettere di correre. Ripafratta ha avuto momenti di "stallo", di "vuoto" quando non di degrado. Momenti in cui gli spunti, le iniziative, le cose da fare, da vedere e da vivere nel nostro paese erano poche. Questo perché fra le iniziative che c'erano state prima e quelle che ci furono dopo, non c'è stata continuità. Sono momenti che potrebbero ritornare. Una delle priorità di chi si occupa del paese deve essere di dare continuità alle belle cose che ci sono oggi per sperare che possano non solo continuare, ma un giorno anche crescere. E l'unico modo per farlo è puntare sui giovani. "Voci dalla Rocca" è nato nel 2000 da un gruppo di ragazzi che avevano voglia di costruire qualcosa per un paese dove c'era poco, e quel poco meritoriamente portato avanti da poche persone. Erano, eravamo sette o otto ragazzi di età diverse, accomunati da questa passione, e a questa passione abbiamo sacrificato tempo, energie, risorse. Non abbiamo fatto una vita diversa dagli altri nostri coetanei, intendiamoci. Siamo usciti fuori dal paese per studiare, per divertirci, per frequentare altre persone. Ma abbiamo tenuto in gran conto le nostre radici, non le abbiamo rinnegate. Perché sapevamo che c'era tanto da fare, e la naturale inclinazione dei giovani è entusiasmarsi quando c'è qualcosa da (ri)costruire da zero. Ma, dispiace dirlo, siamo stati quasi un caso eccezionale. Non sono tanti quelli che hanno fatto come noi, nel corso degli anni. E non certo perché siamo stati noi ad essere eccezionali. Insomma, "mancano i giovani" nelle iniziative paesani; e non è - così pare - solo un modo di dire. Ma invece di prendere atto del fatto che "mancano", chiediamoci piuttosto: cosa offriamo ai giovani? Cosa offre Ripafratta ai suoi ragazzi? E' una domanda fondamentale, per il futuro del nostro paese. Quali stimoli, quali mezzi, quali parole e quali gesti adoperiamo per coinvolgere i ragazzi e dare adito alla speranza che tutto quello che abbiamo costruito non finisca? Da ormai sei anni viene portata avanti un'attività di catechismo, ed è importante. Ancora oggi, nonostante le difficoltà, Matteo, Angelica, Elena e Paola si mettono a disposizione ogni domenica per offrire animazione, divertimento e riflessione ai ragazzi delle elementari e delle medie. Questa attività domenicale è di grandissima importanza, prima di tutto perché fa incontrare i bimbi e i ragazzi di tutta Ripafratta e offre loro un momento di socializzazione. Insomma, li fa stare insieme, e questo è fondamentale, è il primo passo. Ma serve di più. Serve un collegamento diretto con le altre attività del paese, se sono queste che vogliamo salvare dall'oblio. Serve che i ragazzi partecipino a "Voci dalla Rocca" con consigli, suggerimenti, articoli, in qualunque forma. Serve che il Comitato si faccia promotore di un coinvolgimento di massa in occasione delle prossime iniziative, ancor di più di quanto è stato fatto in passato. Serve un collegamento forte con le Scuole, dal momento che abbiamo la fortuna di averle (non si sa ancora per quanto) a Ripafratta. In questo quadro, lasciatemi aprire una parentesi. Una parentesi dolorosa. Fatemi dire che è un errore gravissimo trasferire tutti gli alunni in un unico complesso, come si sta facendo gradualmente. La scuola "territoriale", ancorata al proprio paese e alla propria realtà, pur nelle sue piccole dimensioni (o, anzi, proprio grazie a quelle) è una delle ricchezze più grandi della nostra società, e per il ragazzo è un fattore di crescita e di consapevolezza di quelle radici di cui parlavamo prima. Chiusa parentesi. Dunque, cosa possiamo fare per e con i nostri ragazzi? Tanto. Coinvolgiamoli per la prossima Festa di Primavera. Creiamo dei momenti appositamente per loro anche in altre occasioni. Sproniamo la loro fantasia. Diamo loro delle responsabilità. Sosteniamo le loro iniziative, se ve ne sono. Facciamoli partecipare e collaborare a "Voci dalla Rocca". Tutto questo, naturalmente, passa anche per una loro buona disposizione. Loro, e delle loro famiglie. Senza la quale, sono tutti bei discorsi, ma inutili.

di Francesco Noferi

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Campagna 2005: i primi risultati mostrano un aumento di una decina di famiglie

Ancora più abbonati nel 2005, sono oltre 80 le famiglie

Per i ritardatari, l'ultima occasione per riceverci a casa, contattatndo un membro della redazione o scrivendoci


Passato il periodo di "assestamento", possiamo adesso fare una stima sugli abbonamenti per questo nuovo anno a "Voci dalla Rocca". Prima di tutto, con nostra grande soddisfazione, il numero degli abbonati rispetto all'anno passato, è aumentato raggiungendo così oltre un'ottantina di famiglie nella sola Ripafratta (con un incremento di 10 abbonamenti rispetto al 2004). C'è da aggiungere che qualche numero "vola" al di là del confine strettamente ripafrattese, e si estende sia ai paesi vicini che ad alcuni nostri compaesani (di adozione e non) che si sono trasferiti o che risiedono da altre parti d'Italia, ma che vogliono comunque tenersi informati sulle vicende Ripafrattesi. Ringraziamo quindi coloro che hanno deciso di confermare o che per la prima volta si sono abbonati dandoci fiducia e la speranza di poter offrire qualcosa, se pur minima, per Ripafratta. Invitiamo tutti coloro che vogliano scriverci (ex, vecchi e nuovi abbonati) a farlo segnalandoci tutto quello che si sentono di dirci. Purtroppo troppo spesso lanciamo questi appelli che la maggior parte delle volte non vengono recepiti. Se in un dialogo solo una persona parla e nessuno interviene, non è più un dialogo, ma un monologo, ed è quello che noi proprio non vogliamo. Cerchiamo in tutti i modi di far capire che siamo aperti ad ogni intervento, ogni opinione e che vorremmo essere un canale aperto di comunicazione per tutti, basta soltanto che ci sia maggiore volontà. Rinnovo i ringraziamenti a tutti gli abbonati e tengo a dire che, nonostante sia sostanzialmente chiusa la "campagna abbonamenti", è sempre possibile "acquistare" "Voci dalla Rocca" nei nostri negozi di fiducia (colgo l'occasione per ringraziare i negozianti per la pazienza e per l'aiuto, indispensabile, che ci danno) lasciando un offerta o contattando un membro della Redazione

di Luca Casapieri

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Iniziative: Il coro di Ripafratta

Corale "Betao Lorenzo"

Prende il nome dal betao ripafrattese il nuovo coro, dopo l'esordio a Nalate, sta preparando Pasqua


Un po' per scherzo, un po' (molto) sul serio, il coro di Ripafratta, zitto zitto, si è "allargato", ha trovato un maestro, una nuova sede (presso l'Asilo), e adesso ha trovato anche un nome. "Corale "Beato Lorenzo da Ripafratta"", nome ufficioso ma significativo. Riecheggia la figura del beato del nostro paese la nuova denominazione del gruppo di volenterosi che ogni settimana si ritrova il martedì e il giovedì per preparare i canti delle solennità Pasquali. Per poter scattare delle foto (una la vedete qui sopra), e scrivere questo articolo, abbiamo seguito qualche "incontro" del gruppo, e possiamo quindi assicurarvi che si tratta di persone che ci mettono davvero impegno e dedizione. Ma anche che sono seguiti da un maestro altrettanto appassionato e paziente, un "neo-ripafrattese" che ha abbracciato la causa con entusiasmo. Naturalmente il coro è sempre aperto a nuove adesioni. Chiunque lo desideri, senza bisogno di requisiti particolari se non la passione, può recarsi alle prove del martedì o giovedì sera alle ore 21 presso l'Asilo.

di Francesco Noferi

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Novità: un pacheggio più agevole

Stazione, il pazzale ora ha le stisce per le auto


I tanti pendolari che ogni giorno affollano la stazione di Ripafratta pendolari se ne saranno accorti senz'altro prima di tutti. Il Comune, sotto la cui competenza cade il piazzale della Stazione, ha "trasformato" l'area davanti all'edificio in un parcheggio ben delineato, con tanto di strisce (rigorosamente bianche, per fortuna, a Ripafratta non si paga ancora…), posti per i motorini e per gli invalidi. Una notizia da accogliere senz'altro con piacere, tanto più che lo stesso piazzale è stato anche oggetto di un'accurata pulizia (le foglie degli alberi lo avevano completamente ricoperto, riducendolo ad una "palude", e chi c'è passato sa che non è una definizione esagerata), nonché di piccoli interventi per riparare le "buche" nell'asfalto. Una serie di provvedimenti senz'altro graditi, soprattutto da chi frequenta regolarmente la stazione, ma che comunque non ci fanno distogliere l'attenzione dallo stato di degrado in cui versa l'intero complesso (tuttora di proprietà delle Ferrovie), che meriterebbe una soluzione rapida ed efficace. Come ultima nota, segnaliamo il fatto positivo che sia stato riservato un posteggio anche per gli invalidi (come ormai avviene dovunque), ma ci chiediamo come facciano queste persone che ne usufruiscono ad accedere compiutamente alla stazione, dal momento che le scalette non hanno alcun tipo di rampa e costituiscono quindi una bella barriera architettonica.

a cura della Redazione

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Territorio

STORIA: Si arricchisce la sezione "Territorio" di "Voci dalla Rocca"

Un nuovo contributo per "Voci"

L'architetto Massimo Gasperini si unisce alla "squadra" dei collaboratori del nostro giornale. La conoscenza del nostro territorio si arricchisce di un ulteriore elemento; dopo le "fortificazioni di confine", che stiamo conoscendo grazie ad Andrea Bulleri, e gli "usi e costumi" del medioevo, con Sebastiano Amato, Massimo Gasperini ci porterà a visitare le Pievi romaniche del nostro territorio.


La sezione "Territorio" di "Voci dalla Rocca" si arricchisce di un altro contributo e di un altro autore. L'architetto Massimo Gasperini, per la cui presentazione vi rimandiamo a pagina 14, ci condurrà in un viaggio storico e scientifico attraverso quei meravigliosi luoghi di fede e di arte che sono le Pievi romaniche del nostro territorio (per citare due delle più conosciute ai ripafrattesi, Pugnano e Rigoli). Un primo intervento di carattere generale dell'arch. Gasperini trova spazio su questo stesso numero, a partire da pagina 14. Un'introduzione alla nuova rubrica e al nuovo autore, è affidata a Francesco Noferi



Un nuovo contributo le pievi del nostro territorio

La sezione "territorio" di "Voci dalla Rocca" si arricchisce di un altro preziosissimo tassello e di un altro autore che ha scelto di collaborare con noi. L'architetto Massimo Gasperini, per cui vi rimandiamo alla presentazione nella prossima pagina. L'argomento che tratterà su "Voci dalla Rocca"è, secondo noi, di grande interesse, e riguarderà le Pievi romaniche del nostro territorio. Viviamo in un territorio ricco di storia e di cultura, dove dominano le tracce di un passato da cui non possiamo prescindere. Castelli, fortezze, torri, borghi, fino alle testimonianze più discrete come scritte, statue, lapidi. Noi ci identifichiamo con la nostra storia; essa ci circonda, ci condiziona, ci appassiona. Per noi toscani questo è vero ancor di più, dal momento che abbiamo conservato il sentimento di appartenenza alla "città", al "borgo", al "campanile", di retaggio medievale. Ed è vero anche per noi Ripafrattesi, che dalla storia siamo letteralmente accerchiati, dall'imponenza della Rocca al silenzio di Rupecave, da quelle incisioni che ricordano la presenza della casa del podestà alla nostra chiesa e alle sue testimonianze. E allora, perché non conoscerla meglio questa storia? Perché non conoscere meglio chi eravamo, per capire chi siamo? Il contributo di Massimo Gasperini si unisce a quelli, già presenti da tempo e particolarmente graditi, di Sebastiano Amato e Andrea Bulleri. Contributi accurati, interessanti, brevi per forza di cose, e che non pretendono certo di essere esaustivi a proposito di un argomento così vasto e così appassionante. E tuttavia, "Voci dalla Rocca", nel suo rivolgersi al territorio, guarda con grande simpatia e riconoscenza a questi interventi, perché ci permettono di avere una panoramica sulla storia di edifici, monumenti, simboli, che sono sotto i nostri occhi costantemente ma che forse non conosciamo completamente. Senz'altro, che non conosciamo mai abbastanza. In questo campo, rientrano a pieno titolo le Pievi. Per citare solo i paesi a noi più conosciuti e più vicini, Rigoli e Pugnano hanno chiese romaniche di grande valore e di grande interesse. Ma anche la parrocchia di Ripafratta, non lo scordiamo mai, ha il titolo di Pieve, pur avendo perso la sua chiesetta romanica con il terremoto del 1846 (quello dell' "insolito fragore"). Con l'architetto Andrea Bulleri, stiamo ripercorrendo il sistema delle fortificazioni di confine (questo mese si comincia con Castel Passerino, prossima tappa Santa Viviana a Filettole), ed è giusto che al lato "militare" e strategico si affianchi anche quello religioso e spirituale. La straordinaria fede dei nostri antenati ha messo in piedi, con sacrifici e sforzi, pietra dopo pietra, delle opere monumentali che rimarranno per sempre. Imponenti, ed è il caso del complesso di Piazza dei Miracoli a Pisa, San Michele a Lucca o Santa Maria del Fiore a Firenze, oppure sommesse come il mormorio di un rosario, sparse spesso nei centri piccoli come i nostri, ed è il caso di queste Pievi romaniche, semplici come lo può essere una preghiera di campagna, "povere" nel materiale come le mani che le hanno costruite. Eppure sono ancora lì, a testimonianza di un mondo di grandi ideali, capaci di smuovere letteralmente le pietre. E' importante conoscere il proprio paese e la sua storia; ma è anche importante non chiudersi in esso. Noi di "Voci dalla Rocca" abbiamo sempre tentato di evitare cose di questo genere. Ecco il perché questo viaggio nei nostri "dintorni", con le fortificazioni e adesso anche con i luoghi di fede. Conoscere il proprio territorio fino in fondo, nella sua storia, nelle sue tradizioni, nei suoi sapori come abbiamo sempre cercato di fare, è il modo migliore per innamorarsi di esso e per cercare di migliorarlo. Perché, se è vero che guardiamo al passato, è vero anche che il nostro orizzonte rimane sempre e comunque il futuro. E allora, si può sperare che conoscendo le sue ricchezze (spesso nascoste) i cittadini collaborino alle iniziative di miglioramento del loro territorio. E' la scommessa di "Voci dalla Rocca", di questi cinque anni. Far conoscere la storia, la cultura, la cronaca, i dibattiti del paese per sperare di cambiare la mentalità di chi ci vive, che spesso rimane indifferente alle varie iniziative. E' una bella scommessa, e cinque anni sono senz'altro pochi, ne serviranno altri. Ma a dire se saremo riusciti, un giorno, sarete solo voi.

di Francesco Noferi

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Importanza delle associazioni culturali nel nostro territorio

Quando ci accingiamo alla visita di una località, durante le nostre passeggiate ridotte ormai ai sempre più rari e preziosi momenti concessi da una intensa vita frenetica, ci imbattiamo in scoperte del tutto sorprendenti, in situazioni e scenari a noi sconosciuti, luoghi inesplorati, inattesi perché incredibilmente vicini a quei posti che siamo abituati a frequentare ogni giorno per lo svolgimento delle nostre attività lavorative. Ogni volta è una vera e propria rivelazione di incredibili ricchezze che fanno parte della storia di ognuno di noi: territori, paesi, architetture, che mai avremmo pensato potessero esistere nel loro splendore così prossimi alle nostre abitazioni. Altrettanto sorprendente, quanto talora desolante, risulta poi lo stato di abbandono di questo patrimonio, prodotto prevalentemente dal cancro del disinteresse, a sua volta procreato dell'ignoranza nel senso più stretto del termine. Una indifferenza tuttavia non diffusa in quanto alcuni soggetti, probabilmente più sensibili nell'animo e forse più legati alla propria cultura e alle proprie tradizioni, incentivati dalla voglia di conoscere la storia e le origini dei luoghi in quali vivono, si impegnano anche a tutelare quei beni che sono parte del nostro patrimonio genetico. Essi trovano le energie e il tempo per dedicare una parte della propria esistenza alla scoperta, alla cura e alla tutela dei territori nei quali sono nati, in cui sono vissuti o diversamente hanno scoperto ed apprezzato provenendo da altri paesi; individui raggruppati dal medesimo spirito, quello del volontariato. Vengono immediatamente alla memoria, tra coloro che operano a favore della ricerca, dello studio, della salvaguardia, della valorizzazione e divulgazione dei Beni Culturali, i Gruppi Archeologici d'Italia i quali, nel corso di lunghe ed estenuanti campagne di scavo, quasi sempre condotte in periodi estivi per evidenti ragioni logistiche (nella grande generalità dei casi professano attività del tutto diverse da quelle legate all'archeologia), sono dediti alla scoperta di tesori che segnano le tracce del nostro passato. Il nostro territorio vede impegnato il Gruppo Archeologico Pisano e Vecchianese coordinati e diretti da riconosciute figure accademiche e professionali. Vale la pena ricordare inoltre il faticoso quanto prezioso lavoro di alcuni studiosi locali i quali, attraverso scrupolose ricerche, non meno preziose rispetto ai più pregevoli contributi accademici ed istituzionali, arricchiscono il nostro patrimonio di conoscenze. Altrettanto generosi ed efficaci sono gli sforzi di tutti coloro che si dedicano al controllo e alla salvaguardia del nostro territorio e del suo ambiente, associazioni e privati. Grazie alla loro presenza attiva e quotidiana, non certo incentivata dalle risicate risorse economiche messe a disposizione dalle istituzioni, ma piuttosto dall' amore per i luoghi in cui vivono, ne preservano la sua integrità e lo proteggono dagli scellerati atteggiamenti di distruzione di cui solo l'uomo è capace.

di Massimo Gasperini *



* MASSIMO GASPERINI, nato a Pisa nel 1971, dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Artistica, si iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze. Durante gli studi universitari matura la propria formazione scientifica nell'ambito della rappresentazione dell'architettura e del disegno automatico grazie alla collaborazione con il Laboratorio Multimediale di Storia (LA.M.S.) della Facoltà fiorentina. Accompagna la formazione scientifica a quella professionale collaborando con Studi di Architettura ed Ingegneria nelle città di Pisa, Lucca e Firenze. Si laurea in Architettura con la votazione 110 su 110 e lode, consegue l'abilitazione all'esercizio della professione di Architetto nell'anno 2003 e nel gennaio 2004 è iscritto all'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Pisa. Dall' A.A. 2003-04 è cultore della materia presso il Corso di "Laboratorio di Progettazione Architettonica - III/H", diretto dal Prof. Arch. Gianni Cavallina - Corso di Laurea in Architettura, Classe 4/S - Quinquennale - della Facoltà di Architettura di Firenze. E' Professore a contratto nel Corso di "Progettazione Architettonica Assistita - A" Corso di Laurea in Scienze dell'Architettura, Classe 4, terzo anno, A.A. 2004/2005, della Facoltà di Architettura di Firenze. E' Professore a contratto nel Corso di "Fondamenti di Informatica" Corso di Laurea in Restauro Architettonico, primo anno, A.A. 2004/2005, della Facoltà di Architettura di Genova. E' incaricato dalla Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Genova, alla docenza del workshop su "L'informatica nel rilievo e nel restauro d'architettura", terzo anno, Corso di Laurea in Restauro Architettonico, A.A. 2004/2005. Dal 2004 è correlatore interno di alcune Tesi di Laurea discusse alla Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze. Dal 2004 fonda lo Studio di Architettura "ArchèLab" con sede a Pisa, ed è membro del comitato redazionale della rivista "Architetture Pisane" diretta dall' Architetto Roberto Pasqualetti. Dal 1999 è collaboratore dello Studio di Architettura di Massimo Carmassi & Gabriella Ioli, dove, in qualità di collaboratore, segue lavori di progettazione architettonica ed interventi di recupero di edifici storici. Nel 1999 si iscrive al G.A.P. (Gruppo Archeologico Pisano), Associazione no-profit che ha lo scopo di promuovere lo studio, la salvaguardia e la divulgazione scientifica di alcuni siti archeologici dislocati nella Provincia di Pisa e in Toscana. Dal 1999, con Mario Noferi e l'Ing. Maurizio Villani, si occupa di ricerche incentrate sul sistema delle Pievi Romaniche Pisane a due navate nella bassa Val di Serchio, attraverso rilievi ed indagini storiche. Esegue ricerche sulla storia urbana della città di Pisa e su edifici di particolare interesse storico e architettonico. E' curatore di articoli per la rivista "Architetture Pisane" e di numeri speciali legati alla medesima iniziativa editoriale.

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Storia: continua la scoperta del Medioevo

Il Torneo

Tra squilli di trombe, rulli di tambuti e prove di abilità, lo "sport" preferito del Medioevo: il torneo. Ce ne parla l'archietto Sebastiamo Amato, con il quale cocntinuiamo il nostro viaggio "a ritoso nel tempo" ...


I tornei erano lo "sport" preferito dai signori e dalle dame del Medioevo. Venivano utilizzati per le occasioni speciali, per festeggiare una vittoria, un matrimonio, l'arrivo di un principe straniero o qualunque altro lieto avvenimento. Dalle citazioni di manoscritti e dalla lettura di alcuni vecchi documenti, possiamo rilevare come i primi tornei siano rintracciabili a partire dal XI secolo, denominati hastiludia (giochi di lancia). Proprio in questi anni, con l'introduzione di un nuovo modo di combattere, con l'utilizzo di armature, spade e lance, iniziano a svilupparsi i primi tornei che avevano come scopo basilare l'addestramento dei giovani combattenti. Lo svolgimento di tali tornei, infatti, assomigliava più che ad un gioco, ad una battaglia vera e propria: opposte schiere di cavalieri si combattevano in estesi spazi aperti fuori dalle città. L'obbiettivo principale, oltre chiaramente a quello di provare i movimenti in caso di battaglia, era di prendere prigioniero il "nemico", intascando ingenti somme di denaro per la sua liberazione. Ben presto, però, la violenza di tali manifestazioni, obbligò la chiesa a considerare colpevole di grave peccato - e passibile di scomunica - chiunque vi partecipasse. Lentamente, anche i luoghi deputati allo svolgimento dei tornei cambiarono, passando dalle aperte campagne alle città; vennero allora allestiti spazi appropriati con palchi e tribune per il pubblico nobile e la giuria. L'avvenimento avveniva con armi appositamente studiate per non uccidere (o quantomeno per limitare i danni); spade con la punta stondata, lance costruite in modo da spezzarsi all'impatto, mazze di legno. Il successo fu tale, che anche la chiesa dovette ritornare sui propri passi abolendo le proibizioni e le scomuniche. Ma brevemente, vediamo come ci si preparava allo svolgimento di una così attesa manifestazione. Alcuni "messi" del signore, andando di castello in castello, bandivano il torneo con piccole scenette cantate improvvisate e manifesti da affiggere ai muri. Tali manifesti riportavano in calce il luogo, la data ed i premi per i vincitori del torneo. L'annuncio veniva dato alcuni mesi prima dell'evento, ciò consentiva la diffusione della notizia fino alle contrade più distanti. Vi erano, infatti, cavalieri che compivano viaggi di settimane o addirittura mesi, pur di partecipare ai grandi giochi. L'arrivo di un nuovo partecipante, era annunciato dai banditori che, dando fiato alle trombe, gridavano il suo nome. In attesa del torneo, i partecipanti alloggiavano in castelli vicini o in accampamenti provvisori montati per l'occasione nelle campagne circostanti. Tali tende, erano decorate di tappeti, bandiere e pennoni; i più ricchi si portavano con sé una piccola corte di scudieri, paggi e servitori vestiti con costumi sfarzosi e colorati. Il giorno del torneo, i partecipanti, sfilavano davanti alla giuria e, dimostrando di avere armi inoffensive e sicure, dovevano fare una piccola prova di abilità; essendo ammessi alle gare solo i nobili, inoltre, dovevano provare ai giudici di appartenere a famiglie signorili e ricche. Ammesso alla gara, ogni partecipante, doveva sfilare e far notare a tutti il proprio stemma; solo alcuni cavalieri, con il consenso della giuria, potevano decidere di rimanere anonimi sfilando con lo stemma coperto da un drappo. Oltre che alla giuria e alle persone nobili sedute sulle tribune e sugli spalti, vi era un folto pubblico formato da servi e contadini. Vi erano tra questi anche molti menestrelli i quali, con molta attenzione, seguivano le vicende avventurose narrate dai cavalieri per riproporle successivamente in versione cantata e romanzata di castello in castello. L'apertura del torneo, era ufficialmente stabilita dai paggi che, dando fiato alle trombe e facendo rullare i tamburi, davano inizio alle gare. Le discipline del torneo, che occupavano l'intera giornata fino al tramonto, erano numerose e diverse per abilità, bravura e velocità. Si poteva assistere al duello di due cavalieri a galoppo che, correndo uno contro l'altro, dovevano cercare di rovesciare l'avversario da cavallo. Alcuni cavalieri erano impegnati a partecipare alla giostra con l'anello; correndo a galoppo del cavallo, il partecipante doveva cercare di infilare con la propria lancia un anello sospeso. Altra attrazione del torneo, era la quintana o giostra del saracino. Consisteva nel colpire un bersaglio formato da un manchino di latta su un sostegno girevole; se il cavaliere, assestato il colpo, non era veloce e non faceva in tempo a spostarsi, riceveva un grande colpo sul dorso. Il passo d'arme, svolto su un piccolo ponte montato per l'occasione, consisteva nello sfidare il guardiano del ponte. Mettendo il proprio scudo all'inizio del ponte, il cavaliere sfidava chiunque avesse voluto combattere con lui per passare - senza perdere l'equilibrio - dal passaggio obbligato. Alla fine di ogni gara, i vincitori si accostavano al palco delle principesse per ricevere l'ambito premio. Generalmente era un oggetto di modesto valore; il pregio stava nel merito di averlo conquistato e ricevuto. La giornata si concludeva con un grandissimo banchetto e i vincitori delle diverse discipline, sedevano al posto d'onore.

di Sebastiano Amato

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Fortificazioni e territorio: il sistema di confine Pisa-Lucca

Castel Passerino

Continua in questo numero la sezione dedicata alla storia delle numerose fortificazioni intorno a Ripafratta, costruite a guardia del confine ...


Appare oggi difficile trovare tracce, anche nella memoria popolare, della rocca di Castel Passerino, fortificazione lucchese poco conosciuta ma dalla notevole importanza strategica durante il periodo medievale, data la sua vicinanza al confine pisano e la possibilità, non secondaria, di esercitare dall'alto un dominio visivo sulla vicina rocca Ripafratta. La folta boscaglia permette, attualmente, solo di poter apprezzare i resti di una torre circolare e pochi altri ruderi, sulle pendici del Monte Romagna. Problematico diventa stabilire, anche attraverso i pochi documenti rimasti, chi fossero i primi proprietari della postazione - il Comune di Lucca o piccoli feudatari dei Monti Pisani, vassalli del Vescovo di Lucca - di cui doveva già esistere un primo impianto nel XIII sec., ristrutturato più volte nel tempo, soprattutto nel XIV sec., quando i Lucchesi intrapresero un più generale programma di ristrutturazione per il sistema fortificato di confine. Secondo quanto è possibile ipotizzare da una prima approssimativa ricostruzione, la fortificazione doveva possedere una torre centrale, racchiusa da due cerchie di mura concentriche intervallate, solo nella prima cinta, da torreselli pentagonali. Citato nel 1214 come rifugio di fortuna per il podestà lucchese Guido Uberti, Castel Passerino fu poi demolito nel 1313 per ordine del condottiero pisano Uguccione della Faggiola, che operò una sistematica distruzione delle fortificazioni presenti sul confine pisano-lucchese. Ricostruito su iniziativa del Castracani, subì ancora nel 1394 l'occupazione delle truppe pisane, che lo lasciarono in fiamme. Quest'ultima operazione militare dimostrò come reali fossero le velleità belliche del nuovo signore di Pisa, Jacopo d'Appiano, prefigurate da un aneddoto riportato da Sercambi: "…fe' dipingere a Pisa l'aguila col fuoco in boccha (…) con una scripta sopra il capo, la qual dicie: O' rimesse le penne". (G.Sercambi, Le Croniche, CCCLIX. Come messer Iacopo d'Appiano fe' dipingere ecc. - 1393) Per fronteggiare la minaccia causata dall'alleanza fra Pisa ed i Visconti, perciò, il Comune di Lucca si vide costretto ad intraprendere, nel 1397, una radicale ed affrettata ristrutturazione di Castel Passerino, nonostante fra Lucca e Pisa non esistesse una guerra dichiarata, ma una serie di atti ostili e scorrerie compiute da compagnie di ventura complici, cui si poteva addossare la responsabilità di talune azioni volte ad ottenere vantaggi strategici rilevanti in vista di un conflitto imminente. "Essendo ritornate le genti di Pisa et del dugha di Milano verso Pisa et quine alogiatosi, vennero molti fanti da piè e genti da chavallo al monte Sangiuliano. E quine tolsero a Luccha la torre di Sangiuliano, non essendovi persona a guardia, però che non si guardava, ma lo terreno e la torre è della iuridictione di Luccha. E quella tolta, fortificòno et afforsònno e in quella missero le guardie et così vi sono. Dolendosi il comune di Luccha a messer Iacopo & al comune di Pisa che questo non era bel vicinale, scuzandosi di po' 'l dito dicendo: non sono di nostre genti, ma sono genti di compagna. E vedendo il comune di Luccha che Pisa dicea falsamente, ma che era più tosto un modo di volere puonere bactifolli a Luccha, diliberòsi per li antiani e 'l comsiglio di Luccha che si prendesse e fortificàsei Castello Passarino" (CCCCXX.Come le genti di Pisa presero la torre di Sangiuliano e come Luccha ne mandò lèctore a messer Iacopo d'Appiano - 1397). "E come fu diliberato, così vi si mandò a provedere a dì .XVI. marzo in 1397 l'infrascripti homini, cioè: ser Domenicho Lupardi, Iohanni Sernicolai di Lucha et ser Cisterna da Todi exactore del comune di Luccha; e riferito che bene era quello fortificare e guardare, subito sensa dilazione di tempo, quello si fortifichò di giorno in giorno, tanto che fu forte come si vede" (CCCCXXI. Come lo comune di Luccha fe' ripuonere Chastello Passarino - 1397). L'affrettata ristrutturazione di Castel Passerino fu realizzata in breve tempo grazie, soprattutto, all'adozione di provvisorie strutture in lignee, com'è possibile osservare nell'immagine relativa al Cap. CCCCXXI delle "Croniche" del Sercambi. Scemato il conflitto alla fine del XIV sec., e compiuta la conquista fiorentina del territorio pisano (1406), con la crescente affermazione delle armi da fuoco, il ruolo strategico della postazione decadde e la rocca fu progressivamente abbandonata.

di Andrea Bulleri

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Vernacolo: seconda e ultima puntata delle "Opere" di "Filo" Pardini

La storia di Narci detto il "Lelo"

Come promesso, in questo numero di febbraio concludiamo il nostro viaggio nell'umorismo del "vernacolo" paesano con i buffi componimenti di Pardino Pardini, ripafrattese "d'altri tempi". Al centro anche di questa "poesia", senza grandi pretese se non quella di far ridere, c'è una battuta di caccia, se possibile ancora più sfortunata della caccia alla "volpe del Roncioni" pubblicata sul numero di dicembre. Anche questo breve componimento, tramandato oralmente per tanti anni e recuperato come meglio era possibile dalla viva voce di chi ancora lo ricordava, è purtroppo incompleto, ma comunque apprezzabile… Se volete inviarci le vostre poesie in vernacolo o segnalarcene di interessanti, i nostri indirizzi li conoscete.


Spunta l'alba e Narci parte,
ha già preso il caffellatte,
con la fronte un poco arcigna,
già s'avvia su per la vigna.
Camminando, chiocca e zilla,
lì nei pressi della Villa,
scappa un tordo e frulla in su
lui 'un gli tira, ha i cani giù.
Ha una rabbia che 'un ci vede,
poi bestemmia e batte un piede.
Allor più su si incamminò
e ai campacci si fermò.
Tutto a un tratto da una collina
ne spuntò una ventina.
Disse Nino: "Attento Lelo!
Non li vedi?""Sì li vedo!"
Narci s'alza con pazzia,
gli tirò, ma li mandò via.
I colombi, aloni aloni
poi sfiorarono i piantoni,
ma sdraiato in una piana
ci trovarono Peana.
Lui gli fece quattro colpi,
senza fanne punti morti.
Dalla Torre di Centino,
volaron verso Migliarino.

[…]

A Tomasino con la Rosvai
l'uccelli non gli cascan mai
e Presino con la Dienne
non gli fora nemmen le penne

di Pardino Pardini, detto "Filo"

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Album dei Ricordi:Ogni mese un pezzo di Ripafratta che non c'è più

Dalle Corti si vedeva ancora la Rocca

Nella Cartolina di questo mese, il borgo delle Corti, oggi via Cimabue



La fotografia sulla quale si basa la cartolina è scattata probabilmente dalla Ferrovia e mostra il "quartiere" delle Corti (oggi via G. Cimabue) come appariva nella prima metà del secolo XX. La pulizia dei monti permettevano ancora di vedere la sagoma della Rocca, persino da quell'angolatura.

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ULTIM'ORA

Ripafratta "nella bufera". Farneta coperta da neve e ghiaccio

Il maltempo delle ultime settimane, ed in particolar modo dei primi giorni di Marzo, ha avvolto il paese nel freddo e nella neve, provocando come in tutta Italia notevoli disagi alla circolazione sulle strade e anche alle abitazioni dei privati, costretti a spalare neve e ghiaccio dai giardini e dai cortili Disagi particolari si sono verificati nella "conca" di Farneta, dove a causa della posizione riparata, l'intera piana è rimasta per diversi giorni invasa dal ghiaccio che non riusciva a sciogliersi durante il giorno, provocando difficoltà soprattutto alle automobili in via Fattori e in via Morelli. Nonostante i disagi, i mezzi del Comune (per le vie comunali) e della Provincia (per la ex-Statale) sono intervenuti già dalla prima mattina del 3 marzo con il sale, e va loro riconosciuta una tempestività che ha riscontrato molti apprezzamenti tra la popolazione, nonostante la situazione fosse difficoltosa in tutto il Comune (soprattutto a Molina di Quosa, sulla panoramica e presso i "Quattro Venti", località quasi isolate). Altre zone di Ripafratta hanno riscontrato difficoltà minori, nonostante il grosso problema della Statale difficilmente transitabile. Al momento di andare in stampa, Farneta rimane coperta in parte da neve ghiacciata, anche se i disagi maggiori sulle strade sono notevolmente diminuiti.

a cura della Redazione

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