Editoriale
il Comitato lancia CENTRO AMICIZIA, volontari a Ripafratta
Sarà bello ...
La spazzatura: nuova trovata
I nostri lettori ci scrivono vai alla lettera
Via Fattori, il ghiaccio e la curva "fra le due mura"...
Cosa resterà ... della porta? e per quanto tempo?
San Paolino fra storia e leggenda ...
Il carnevale Ripafrattese: non solo ragazzi
Caso del mese
Eccoci qua per un altro anno assieme. Questo è il mese di febbraio, quindi manca poco a marzo, il mese in cui vendemmo la nostra prima copia e come accadde l'anno scorso tutti i membri (ma proprio tutti) scriveranno qualcosa e il numero sarà per questo più corposo. Mandateci anche i vostri auguri, pensieri o quant'altro! Saranno per noi la ricompensa migliore di un anno di lavoro! In questo numero saranno come sempre riportati i fatti più salienti della cronaca ripafrattese, tra ciò "l'evento dell'anno" raccontato da Luca Casapieri, ossia la nevicata e il ghiaccio che ci ha tenuto compagnia agli inizi di questo mese! Da quanto tempo non avveniva una cosa simile. Ma che disagi che si è portata dietro! Continua la serie di articoli storici che questa volta "indaga" sull'origine nel nome di san Paolino che accompagna la nostra Rocca da molti secoli. Ma febbraio vuol dire anche carnevale e la tradizione si rinnova come ogni anno c'è stata festa anche a Ripafratta e il nostro resoconto ve la racconterà. Questa tradizione si rinnova ormai da molti decenni qui a Ripafratta e se ci fermiamo a riflettere non è cosa da poco: e non ci riferiamo solo al lavoro (seppur notevole) che sta dietro ma alla tradizione in quanto tale e al "servizio" offerto ai più piccoli: un'ottima occasione che hanno per incontrarsi tra loro e per avere uno spazio di giochi, festa e quant'altro a portata di mano senza dover far la fila o pagare chissà che prezzo! E poi la fesa che anche in caso di maltempo perché le stanze sono al coperto. Infine vorrei ricordare a tutti i lettori (se ancora che ne fosse bisogno…) quanto sia vitale per noi un vostro intervento dato che il giornale è vostro e dovrebbe (ce lo auguriamo tutti) rispecchiare le vostre esigenze! Aiutateci a capire quali sono !!!
di Angelica Pardi
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Il volontariato è una realtà che trova nonostante tutto larga diffusione nella sensibilità dell'uomo moderno. E l'Italia è fortunatamente piena di centri dediti a questo scopo, di organizzazioni di qualsiasi tipo con la finalità di aiutare il prossimo. E può darsi che anche tanti ripafrattesi siano immersi in una realtà del genere. E allora perché non replicare l'esperimento anche il paese? Perché andare tanto lontano quando c'è molto da fare anche qui vicino a noi? Queste sono state le domande che probabilmente il Comitato per Ripafratta, che come tutti voi sapete ha come obbiettivo la valorizzazione sotto qualunque aspetto del paese, e che ora può aggiungere a questa nuova vocazione un ingresso nel campo del sociale. Una scelta a nostro avviso felice che speriamo possa trovare riscontro nella adesione di tante persone. L'iniziativa si chiama CENTRO AMICIZIA, e in sostanza si propone come punto di riferimento per quanti, in special modo anziani, abbiano bisogno di una mano e non possano ottenerla altrimenti. Una bolletta da pagare, una visita da passare, una lettera da parte di qualche Ente scritta con il solito incomprensibile gergo burocratico, un dubbio da chiarire, qualcosa da acquistare fuori paese, magari anche solo una passeggiata in compagnia. Ecco gli obbiettivi che si propone CENTRO AMICIZIA, compatibilmente con le forze messe in gioco. Certo, non sarà facile sfondare il muro della diffidenza, ma l'iniziativa e fra le più valide che siano mai state proposte e certamente è la prima volta che una cosa del genere viene organizzata così capillarmente e puntualmente a Ripafratta. C'è un obbiettivo, uno sopra tutti che crediamo sia comune al nostro operare, a quello del Comitato e a tutti i Ripafrattesi un posto migliore, un posto in cui vale la pena abitare. Un posto dove giocare da piccoli, vivere e lavorare da adulti, e anche dove trascorrere le proprie giornate da anziani. Un posto che sia curato il più possibile, che sia valorizzato a dovere, ma in cui sia soprattutto la qualità della vita a risentirne positivamente delle conquiste della comunità in cui gli individui non siano mai singoli, ma membri, in quanto preziosi anelli di una catena. Un paese che non sia un agglomerato di case, un mucchietto di tetti al confine tra due province, ma un'anima, un corpo. E quando una parte del corpo si ammala, tutto il resto non può rimanere indifferente, e deve fare in possibile per riagganciare il vagone al treno. E' una bella iniziativa questa del Comitato di aiutare le persone sole o anziane, lasciate che ve lo diciamo. Noi di "Voci dalla Rocca", che abbiamo fatto del contatto con la gente la nostra bandiera, non possiamo che supportarla, nei limiti delle nostre funzioni. Perché Ripafratta diventi una specie di laboratorio per sperimentare come un paese può essere vivo davvero, perché sia di modello agli altri, perché la convivenza non sia semplicemente quella forzata di abitare accanto ad altre persone, ma diventi un fattore centrale nella vita di comunità. Ha fatto bene il Comitato, perché l'amore per il territorio è inscindibile da quello per le persone che ci abitano.
di Francesco Noferi
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Un mattino di pochi giorni fa. Auto e motori sfrecciano a forte velocità lungo il viale, come in una pista del lunapark. Davanti al supermercato, una signora non più giovane si accinge ad attraversare le strisce pedonali. Azzarda un passo avanti, poi intimorita retrocede, quel ripetuto movimento ha quasi un che di buffo. Finche un giovane le si affianca, prendendo le borsette della spesa la conduce all'altro lato della strada. Al ringraziamento spontaneo della donna verso l'anonima persona, fa seguito uno sguardo riconoscente pieno di stupore e gratitudine. Tale episodio riconduce la mente a ricordi di gioventù, al concetto della buona azione come veniva insegnato. Oggi viviamo in un mondo convulso, così preso interessi ed egoismo, che consente di pensare poco agli altri. Ma come oggi si evidenziano profonde carenze in questa società evoluta, tali da manifestare spesso una estrema solitudine. Sembra impossibile visto che il progresso tramite i mezzi di comunicazione, sia visivi che stampati, raggiunge ognuno di noi. Ma paradossalmente oggi, ciascuno è più solo, più isolato. Non sempre siamo in difficoltà per grandi problemi, bensì la vita è turbata spesso da piccole esigenze che diventano ostacoli nella realtà di ogni giorno. Per questa ragione il COMITATO PER RIPAFRATTA, pur mantenendo le finalità preposte quali la valorizzazione del Paese e la soluzione dei problemi inerenti, ha intrapreso una nuova iniziativa. Con la partecipazione e l'impegno di disinteressato di varie persone, si propone come CENTRO AMICIZIA. Un punto di riferimento per chiunque possa avere necessità, dove il volontariato potrà dare concretezza alle esigenze presentate. Questo all'insegna della massima riservatezza e serietà, a favore dei paesani che potranno in questo contesto trovare amici disposti a dare una mano. Non c'è presunzione di fare miracoli o grandi cose, né la volontà di mettere in ombra altre organizzazione. Associazioni di volontariato od Enti di Assistenza professionalmente più idonei ed attrezzati per i servizi medico sanitari, rivestono un ruolo unico ed insostituibile. Il Comitato vuole proporsi come un "piccolo" punto di riferimento nell'ambito sociale, con l'intento di essere sempre più vicino agli abitanti di Ripafratta, In funzione delle persone disponibili, saranno indicati uno o più giorni della settimana per stabilire contatti e saranno forniti numeri telefonici a cui rivolgersi. Dare l'elenco dei servizi che potranno essere offerti può sembrare limitativo, per cui non ci sono preclusioni; sarà contemplata ogni richiesta con volontà e determinazione. Può essere l'accompagnamento da uno specialista o l'inoltro di domande o informazioni presso Enti o Istituzioni. Possono sembrare cose banali ma una persona, magari anziana o che vive da sola, può trovare difficoltà. Talvolta malattie o l'età impediscono ad alcuni di uscire dalle abitazioni, altri hanno i familiari assenti tutto il giorno per lavoro. Il CENTRO AMICIZIA si fa carico di questi disagi e si propone per la visita, una chiacchierata. Lungi da ogni invadenza o altro scopo. I volontari, tutti di Ripafratta, intendono su richiesta incontrare altri Ripafrattesi all'insegna del massimo rispetto e della più sincera amicizia. Le azioni eclatanti non sempre si allineano con la solidarietà, e l'entusiasmo, i piccoli gesti a volte compiuti magari di nascosto si rivelano come la massima espressione di umanità. Fondamentalmente l'uomo per sua natura non è cattivo, diciamo che oggi è un po' più sviato e non ha tempo per gli altri . Impegnato nelle sue esigenze della vita, necessarie, a volte superflue, e sempre di corsa. Correre, correre per arrivare chissà dove. Sarebbe utile che riflettesse un poco e considerasse che accanto a sé vivono degli esseri umani. Dedicare un po' del tempo a disposizione a favore degli altri deve essere gratificante. Questi amici del Comitato ci vogliono provare, non sono speciali, sono persone come TE. Se un giorno riterrai opportuno aggiungere il tuo nome alla lista, sarai il benvenuto, Siano da ora GRAZIE da noi e da coloro cui potrai renderci utili.
di Claudio Romani
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La spazzatura: nuova trovata. Molto si è detto e molto si è scritto su questo spinoso argomento che ci ha toccato da vicino, soprattutto da quando è stata istituita la nuova tipologia di raccolta da parte della Geofor. Stando al Comune, Ripafratta si starebbe comportando nel miglior modo possibile ( considerando la novità e le vecchie abitudini che si sono dovute mutare drasticamente…). Naturalmente non sono mancate le lamentele, le critiche, i consigli, insomma le "chiacchiere" in genere, ma la gente ha quasi subito aderito nel modo corretto all'iniziativa, tranne che per qualche sporadica eccezione. Nonostante quindi questa nuova abitudine sia entrata nel consueto di ogni famiglia è delle eccezioni che cui sopra che vogliamo prendere atto, più nello specifico della situazione in cui si è venuta a trovare (ancora una volta) l'autostrada vecchia: dopo la pulizia della scorsa primavera sponsorizzata, vi ricorderete sicuramente, da nostro giornale "Vocia dalla Rocca" questo luogo sempre dimenticato ha dovuto assistere anche all'abbandono selvaggio dei rifiuti sui poggi che danno sul nostro campo sportivo. Passeggiando per l'autostrada è facile imbattersi in qualche bottiglia di plastica di noti detersivi con o senza etichette, ma se abbiamo occasione di sporgerci per godere il panorama offertoci dalla catena dei mondi pisani e lucchesi o per osservare il castello del vicino Nozzano, quindi dalla parte della nostra stazione, la nostra attenzione sarà violentemente catturata da una sparsa e piatta distesa di … immondizia! Infatti qualcuno si diverte (altrimenti cosa?) ad aprire i sacchetti dei rifiuti, a portarli fin lassù per cospargere il suddetto poggio del lodo contenuto. Siccome la maggior parte di questi rifiuti è costituita da materiale plastico non ci possiamo avvalere della potenza distruttrice del fuoco per poterli eliminare, altrimenti non solo l'ambiente ne uscerebbe notevolmente danneggiato, ma ci sarebbero problemi più immediati a carico delle persone e degli animali, ad esempio femmine n gestazione con nascita di feti anomali, asme frequenti … Se la plastica viene bruciata c'è il pericolo che si liberino nell'atmosfera sostanze dannose per la nostra salute, come la diossina; se si accumula la ritroveremo per sempre nell'ambiente ed anche così può liberare sostanze nocive come Carbonio12 (radioattivo) e metalli pesanti (esempio piombo), che possono essere già presenti nel composto o essere contenuti in pigmenti usati per colorare e stampare l'oggetto. Non credo che sia più faticoso portare i rifiuti alle giuste destinazioni piuttosto che salire sull'autostrada e spargerle attorno, mettendo a repentaglio a salute pubblica favorendo la crescita di ratti, virus e batteri dannosi per tutti, anche per chi sparge l'immondizia; a questo proposito vorrei domandare a chi pro si mettono in atto cose del genere? Chiunque voglia discuterne scriva al nostro giornale. (I dati che seguono sono tratti da: http:/comune.orzinuovi.bs.it/orzinforma/n4/pag10.html): In Italia la plastica rappresenta il 16% degli RSU (rifiuti solidi urbani). Dato che carta e cartone raggiungono il 28% capiremo perché è all'ordine del giorno il problema dell'impatto ambientale dei contenitori e imballaggi usa e getta in carte e plastica. Se la plastica viene bruciata nell'inceneritore c'è il pericolo che si liberino nell'atmosfera sostanze dannose per la nostra salute, come la diossina, se si accumula in discarica la ritroveremo per sempre nell'ambiente ed anche l'interramento può liberare sostanze nocive come C12 e metalli pesanti, che possono essere già presenti nel composto o essere contenuti nei pigmenti usati per colorare e stampare l'oggetto. Esistono almeno 50 diversi tipi di plastica, diverse per il peso, resistenza, flessibilità, ecc, ma tutte ricavate da materie prime quali petrolio, il gas naturale o il carbone. Il ciclo di lavorazione della plastica richiede una discreta quantità di energia e, come i rifiuti, i materiali plastici sono biodegradabili solo a lungo termine. Alcuni di essi ( come il PVC) costituiscono un serio pericolo per l'ambiente se smaltiti scorrettamente. La caratteristica di durata della plastica è spesso totalmente inappropriata per l'uso che se ne fa. Infatti che senso ha costruire con materiale praticamente eterno imballaggi o oggetti destinati ad essere gettati subito dopo l'uso? I rifiuti solidi urbani in plastica, sono costituiti per la maggior parte da bottiglie e flaconi, Ogni anno in numero di bottiglie e flaconi riciclati aumenta anche se ancora resta molto da fare.
di Angelica Pardi
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Tutta Italia, anzi, tutta l'Europa ha subito un'ondata di freddo record. Sul monte Rosa sono arrivati addirittura a toccare i meno 40 gradi !! Noi fortunatamente non siamo arrivati a temperature così estreme ma "l'onda anomala" del maltempo a toccato anche Ripafratta facendo cadere qualche fiocco di neve, quanto basta per imbiancare un po' il panorama cosa che da noi non accade molto spesso, precisamente l'ultima nevicata risale al 1994. In quell'occasione, anche se ero piccolo, mi ricordo bene la mattina quando mi svegliai e affacciandomi alla finestra vidi quello spettacolo magico, tutto il paesaggio imbiancato. Inutile dire quanto fossi felice e ingenuamente non potevo immaginare che dietro a tutta quella bellezza si nascondono anche tanti disagi, specie nei luoghi come i nostri, dove non ci sono mezzi e strutture adeguate a fronteggiare un evento del genere. Il giorno dopo infatti, complice l'aria gelida della notte, il nevischio caduto il giorno prima, si è trasformato in un gigantesco blocco di ghiaccio che ha ricoperto tutte le strade provocando notevoli disagi. Via fattori verso le ore 8:00 era praticamente una pista da pattini su ghiaccio, meno pericolosa la situazione sulla statale, dove probabilmente il maggior traffico aveva fatto in modo che la strada fosse più pulita ma che comunque non permetteva di superare i 50Km/h in macchina. Importante è stata l'opera degli operai comunali che hanno sparso il sale sulle strade consentendo così un più veloce scioglimento della neve infatti nel pomeriggio la circolazione è ripresa più o meno normalmente. Il ghiaccio sulla statale è stato complice di un incidente nel tratto più pericoloso, tra "le due mura", per chi non lo sapesse è quella S alla fine del viale della stazione. Questo è un punto dove spesso le macchine sfrecciano a velocità troppo elevate, poi complice l'asfalto reso viscido dal ghiaccio, a fatto si che una macchina che da Lucca viaggiava in direzione di Pisa, si schiantasse contro un albero e per verificarlo basta vedere i segni su quel povero albero che ogni tanto viene centrato. La persona che ha fatto l'incidente, non si è fatta troppo male, fortunatamente. Forse però aggiungendo dei cartelli o dei segnalatori luminosi che indichino la pericolosità di quel tratto, qualche incidente potrebbe essere evitato, pertanto chiediamo anche a Voi lettori un vostro parere in merito. Potete scriverci nei soliti modi, o inviando un messaggio recapitandolo alla nostra sede un Via S.Lega oppure per i più informatizzati, via posta elettronica.
di Luca Casapieri
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Probabilmente tutti si saranno accorti che qualche settimana fa qualcosa è cambiato nel nostro paese: alcune pietre si sono staccate dal muro circostante la vecchia porta di Ripafratta. Dopo il lavatoio disastrato, dopo gli appelli per la stazione (c'è chi dice il famigerato marciapiede sia di competenza delle FFSS, c'è chi dice che invece se ne dovrebbe occupare il Comune, fortunatamente è stato pulito) e molti altri esempi di "zone degradate del nostro paese" è arrivato l'ennesimo esempio di "lascia tutto così com'è". La pietra di cui sopra naturalmente non erano tutte piccole, ma ce ne erano anche alcune si grosse, e con loro è venuta giù un po' di terriccio, polvere e altra sporcizia che è finita sulla strada che qualcuno, armato di tanta pazienza e buon senso, con i mezzi di fortuna ha tolto, lasciando però le pietre più grosse e quelle che erano rimaste all'esterno della zona percorribile lì dove sono cadute. Non a torto visto che non spettava certo a queste persone ripulire le strada. Alle autorità competenti è bastato intervenire rapidamente, poco dopo, per … transennare e segnalare con luci e fari lampeggianti che la curva si era improvvisamente fatta più stretta! E il resto del lavoro? A chi è stato lasciato l'oneroso compito di ripulire la strada e riportarla allo stato originale? Non credo ci sia bisogno di sottolineare la pericolosità della zona che era già poco sicura prima di questo fatto … pensiamo all'autobus e ai camion (talvolta di mole molto grossa) che percorrono abitualmente la Statale, e rabbrividiamo. Una domanda ci sorge spontanea: si poteva prevenire o no questa rovinosa "caduta"? E nel caso questo evento si fosse verificato durante una passeggiata di qualcuno che usufruiva di quel lato per poter evitare il traffico? E se fosse venuta giù improvvisamente mentre passava un motorino o un auto? Chi ne avrebbe dovuto rispondere?
di Angelica Pardi
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La fantasia e il fascino emanato dalle antiche costruzioni medioevali, ha sempre colpito ed entusiasmato l'uomo fin dalla sua infanzia. Quasi tutti i bambini hanno giocato con vecchie scatole trasformandole nell'occasione in veri e propri castelli con il ponte levatoio, le torri e migliaia di soldatini. Persino le bambine, immaginando di essere principesse, hanno sognato storie fantastiche vicino al proprio principe azzurro all'interno del proprio castello, servite da numerosi cortigiani. Il castello quindi, rivive nei giochi dell'infanzia ma anche nella fantasia popolare. Infatti le antiche costruzioni rimangono tuttora al confine tra la realtà e la fantasia non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti. L'adulto, soffermandosi davanti ad un antico castello, non può resistere al fascino che esso trasmette e provocherà in desiderio di conoscere le complesse vicende storiche, avvaloratela molte volte dalla tradizione popolare, di sapere l'epoca d costruzione, di conoscere quali signori vi abitavano, quali lotte vi si svolsero e quali eroiche imprese vi furono compiute. Anche la Rocca di San Paolino, ne ho avuto conferma frequentando i ripafrattesi, è stata oggetto di antiche leggende che si continuano a tramandare.
Tra tutte le leggende, sono stato colpito da una in particolare sporta e approfondita durante le mie ricerche in archivio. Quella che vi racconterò prende spunto da una delle numerose battaglie avvenute tra Lucca e Pisa; probabilmente a tali eventi, sono stati aggiunti negli anni fantasie e credenze popolari.
Un condottiero aveva deciso di deporre le armi per indossare il saio; era già da molti mesi che stava pensando a questa cosa, ma non aveva mai preso una vera e propria decisione. Un giorno, dopo aver esposto l'idea al suo esercito, iniziò a salire il rapido sentiero che portava a rupecava, Passato qualche mese, l'ormai monaco, era diventato pio ed umile e del rozzo e crudele soldato non rimaneva più niente; aveva trovato la pace dell'anima. Ma un bel giorno, mentre stava meditando e pregando, sentì un frastuono e alzandosi si accorse che si stava combattendo una battaglia presso il vicino castello di Ripafratta fra le Repubbliche di Lucca e Pisa. Senti risvegliarsi in lui il desiderio di soldato; corse nella sua cella e afferrata la spada si diresse velocemente verso il castello dove si erano asserragliati i lucchesi. Fu accolto dai sui ex soldati i quali gli procurarono velocemente una corazza e un elmetto. Nello stesso istante in cui indossò la corazza però, capitò una cosa impressionante: diventò cieco. I presenti rimasero turbati e subiti dell'evento tanto da chiedere una tregua e riaccompagnare il monaco all'eremo. Arrivato nella sua cella, si rimise il saio ed immediatamente, tra lo stupore di tutti, riacquistò la vista. Alzando gli occhi al cielo, piangendosi mise a pregare. Il condottiero fu illuminato e benedetto improvvisamente dalla grazia divina come accadde a S.Paolo sulla via di Damasco.
In una storia del genere, è difficile scindere tra realtà e fantasia. Secondo il mio parere, resta però il fatto che anche le leggende aiutino a mantenere vivo il ricordo, la memoria e contribuiscono a risvegliare l'attenzione di alcune persone che probabilmente, con solo interesse per gli eventi storici, non si sarebbe mai avvicinato a nessun monumento.
di Sebastiano Amato
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Il periodo di Carnevale è già passato e siamo ormai in piena Quarantesima, ciò nonostante, ci vogliamo soffermare a raccontarvi quella che è stata la festa a Ripafratta, svoltasi il 22 febbraio. Non solo per amore di cronaca (in fondo non è che ci sia poi tanto da raccontare, in una festa), ma per sviluppare una ulteriore riflessione su Ripafratta che, una volta tanto ci fa ben sperare. Quella del carnevale ripafrattese è una tradizione, ormai. Da diversi anni persone volenterose e volontarie si mettono ad organizzare una festa, anno dopo anno, che ha come solo scopo quello di offrire hai ragazzi del nostro paese un momento di allegria e di festa non solo gratuito ( con coriandoli, stelle filanti e via dicendo), ma anche a loro misura, dove possono incontrare e socializzare con amici del loro stesso paese; una cosa, questa, da non sottovalutare, perché a causa delle scuole spostate di qua e di la, degli impegni, delle piscine e delle palestre, il paese lo frequentiamo sempre meno, e questo è sicuramente un male. Ecco che allora il carnevale costituisce un momento di vera e propria unione paesana, e non solo dei ragazzi, ma anche delle persone un po' più in là con gli anni, che si ritrovano per mangiare qualche frate e stare un po' "fra tanta gioventù". Ogni anno tante persone che lavorano nell'organizzazione di quella "macchina" che è il carnevale; a vederlo da fuori sembra una cosa da niente, ma c'è dietro, vo lo possiamo assicurare, un lavoro che coinvolge non meno di una decina di persone, fra chi impasta, infarina e frigge (e sta immerso nell'odore d'olio fritto tutto il giorno), chi serve, chi prepara la fiera di beneficenza (e appiccica cartellini a desta e a manca, procura e mette in ordine premi e biglietti), chi organizza i giochi, chi deve lavorare i giorni precedenti per andare a comprare una discreta mole di coriandoli, stelle filanti, trombette e compagnia, e si potrebbe continuare. Questo per farvi capire due cose: primo, che non abbiamo mai dare per scontato ciò che abbiamo a Ripafratta, perché è quasi sempre il frutto del lavoro di persone che non sempre trovano poi congratulazioni, plausi e glorie; e secondo, c'è gente che lavora senza che noi ce ne accorgiamo per rendere Ripafratta un paese migliore, e a loro deve andare non solo la nostra gratitudine, ma nei limiti del possibile anche il nostro supporto. Perché una comunità non è fatta di persone che lavorano e altre che godono dei frutti di quel lavoro, ma di persone che lavorano tutte assieme.
a Francesco Noferi
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Magari penserete che lo facciamo di proposito o che addirittura ci inventiamo le notizie, ma vi assicuro che è tutto vero … Infatti l'odissea della Stazione ferroviaria non è ancora finita! Dopo le continue lamentele dei passeggeri le FFSS avevano finalmente aggiustato le due macchinette per obliterare i biglietti che da almeno un mese erano senza vita. Ma si vede che il destino dei ripafrattesi è di quello di girare per tutto il treno alla ricerca del controllore perché qualcuno ha pensato bene di tagliare i fili e portarsela via. Ho sperato invano che fossero stati gli addetti alla loro sostituzione, ma a Pisa sembrano non saperne niente… E' un mistero sul quale vedremo di indagare.
di Sara Lippi