"Voci dalla rocca", numero estivo edizione 2006

Indice

Editoriale
Chiesa, tolta la balaustra. E presto sarà pronta la lapide che ricorderà Don MArio
Verso la Festa Triennale 2006: la seconda domenica di ottobre è sempre più vicina ed iniziano i preparativi ...
Strade, traffico, parcheggi. I piani del Comune non contemplano Ripafratta. Una breve rassegna stampa.
A rupecava per i 160 anni della Festa del Voto
Lo sapevate? C'è una proposta di legge per "tutelare" la nostra Rocca
Un paese senza piazza
La posta dei nostri lettori
Il terremoto del 1846. "Ci accolse e ci salvò"
Voci dalla Rocca a scuola
Il "perdon d'Assisi" in Treto


Editoriale

Con l'estate, anche noi di Voci dalla Rocca ci concediamo un po' di "riposo", ma vogliamo comunque "informarvi" sugli avvenimenti che questa estate ci riserva pubblicando un numero estivo che racchiude i mesi di giugno, luglio e agosto. Da parte nostra riprenderemo "l'attività" a pieno regime a settembre.

Prima di tutto, vorrei fare una precisazione. Chi è abbonato da poco forse non lo sa, ma il nome del mese indicato sul giornalino è spesso puramente indicativo. Ogni volta cerchiamo di farli uscire prima possibile, ma capita che purtroppo ci sono dei ritardi, o nella consegna degli articoli, o nella stampa da parte della copisteria o nella distribuzione. Se però non riusciamo a far uscire il numero "nel mese", vi invitiamo a non preoccuparvi e ad avere un po' di pazienza: il vostro "abbonamento" non è stato certamente dimenticato e comprende 10 numeri annui (più eventuali edizioni speciali che possono esserci durante l'anno), e 10 numeri riceverete. La mensilità può cambiare (il numero di aprile può anche uscire a giugno, se il ritardo è molto consistente), ma 10 numeri sono e 10 restano. Inoltre, comunicazione a titolo informativo, Voci dalla Rocca sta mettendo a punto una serie di piccoli ritocchi grafici per rendere più leggibile e più accattivante l'aspetto delle pagine interne del nostro giornalino che ci auguriamo siano di vostro gradimento. Adesso passiamo al sodo; all'interno di questo numero troverete un articolo dedicato al nostro amato Don Mario. Presto sarà infatti pronta la lapide in suo ricordo che sarà messa in chiesa e che verrà inaugurata presumibilmente a ottobre, anche se la data non è stata ancora decisa (forse in occasione della Triennale). Ci avviciniamo sempre più alla festa Triennale 2006, la prima senza Don Mario, ma con Don Tiziano sicuramente all'altezza. Soprattutto sarà la prima con Filettole (la loro Festa è la prima domenica di ottobre, la nostra è la seconda), con cui avremo un "programma spirituale" unitario. Grazie, poi, ad una segnalazione ricevuta da internet di un nostro "amico", siamo venuti a conoscenza di una proposta di legge del 2002, riguardante la nostra Rocca e tutto il territorio circostante. Ripafratta e "Voci dalla Rocca" cercano in tutti i modi di risolvere la ormai questione-odissea del parcheggio. La nostra presa di posizione dello scorso numero ha suscitato interesse un po' dovunque, persino sulla Nazione che ci "dedica" un articolo. In questo numero proseguiamo la campagna. Il numero estivo è anche, come sempre, dedicato a Rupecave: prima la festa del voto del 14 agosto, poi l'8 settembre. Anche in questa occasione, si tratta di una ricorrenza molto sentita non solo per Ripafratta, e che per la prima volta ci vedrà insieme con Don Tiziano. Infine pubblichiamo poi la seconda e ultima parte del lavoro giornalistico, veramente molto interessante, svolto dai ragazzi della scuola elementare di Molina sul nostro territorio. Piccola nota di orgoglio, ricordiamo che per fare un loro giornalino si sono ispirati a noi di "Voci dalla Rocca". Non ci rimane che augurarvi una buona lettura e delle ottime vacanze, arrivederci a settembre.

di Casapieri Luca

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CAMBIAMENTI

Chiesa, tolta la balaustra. E presto sarà pronta la lapide che ricorderà Don Mario.

La lapide di marmo con il volto scolpito sarà posta all'interno sulla parete di destra. Sarà inaugurata con ogni probabilità in occasione della Triennale. Intanto, sono iniziati e già terminati i lavori per adeguare la zona del presbiterio, togliendo le balaustre e spostando in avanti l'altare.


Sarà una lapide di marmo, semplice e bella, con un'immagine scolpita ed una scritta commemorativa composta da Mons. Giovanni Paolo Benotto, a ricordare per sempre Mons. Mario Maracich nella sua Ripafratta, di cui è stato per 55 anni Pievano. In occasione della sua scomparsa vennero raccolte numerose offerte in giro per il paese e non solo (anche Filettole contribuì con grande affetto e generosità); fu subito dato incarico ad un artista affermato, maestro d'accademia ed originario degli stessi luoghi di Don Mario, di realizzare un piccolo ma significativo monumento che ricordasse ai ripafrattesi (quelli di oggi e quelli futuri) quanto il loro parroco aveva amato questo paese e la sua gente e quanto fosse stato ricambiato. Così ha preso forma, nel corso di questi mesi, un ritratto del Pievano scolpito in una lapide di marmo, con una scritta commemorativa molto semplice ma sentita composta personalmente da Mons. Benotto, oggi Vescovo di Tivoli e già Vicario Generale a Pisa, nonché ripafrattese e, come tutti, particolarmente legato a Don Mario. Le attese e le aspettative non sono state deluse. Noi abbiamo avuto occasione di vedere "in anteprima" il bozzetto preparatorio e vi possiamo assicurare che ci ha fatto una ottima impressione. Ma presto tutti potranno vederlo, anche se ancora non si sa quando. Il maestro sta dando gli ultimi ritocchi, e una volta terminata, la lapide sarà posta con delle grappe di metallo rivestite in marmo alla parete destra della chiesa, tra il confessionale e l'altare della Madonna, a cui Don Mario era particolarmente devoto. Il piccolo "monumento" sarà inaugurato molto probabilmente in occasione della Festa Triennale, la seconda domenica di ottobre. Vi aggiorneremo senz'altro a riguardo. Intanto, dobbiamo soprattutto darvi conto delle modifiche (piccole ma importanti) che sono state effettuate in chiesa negli ultimi mesi. Come stabilito dal Consiglio Pastorale già tempo addietro, è stata rimossa parte delle balaustre di marmo che separavano la zona del presbiterio dai fedeli. Inoltre, sempre per creare maggiore spazio in presbiterio senza toccare l'altar maggiore, è stato spostato più avanti, e più in basso, l'altare piccolo di legno su cui si celebra abitualmente. In futuro è probabile che venga anche modificato o rifatto ex-novo (è infatti abbastanza vecchio e in alcune parti sciupato). Infine, l'ambone, cioè il leggio da cui vengono proclamate le letture, è stato spostato sulla sinistra, come già era alcuni anni fa.

di Francesco Noferi

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TRIENNALE 2006

Verso la Festa Triennale 2006: la seconda domenica di ottobre è sempre più vicina ed iniziano i preparativi ...

La prima triennale senza Don Mario e la prima con Don Tiziano. MA soprattutto, la prima che sarà vissuta insieme a Filettole. MOlte le iniziative di fede in programma, e anche per la parte più laica ci sono già alcune certezze. Prenotati i fuochi e banda ( quella di Nozzano), ora si guarda il percorso ..


Come tutti gli anni la seconda domenica d'ottobre, tradizionalmente, festeggiamo la S.S. Vergine del Rosario; ma l'eccezione sta nel fatto che sono passati tre anni ormai dalla scorsa festa solenne… per questo quest'anno dunque ci attende la "festa grande". Questa edizione 2006 vedrà due cospicue novità: la prima è che al timone della festa c'è don Tiziano, che per la prima volta prende parte ai festeggiamenti qui a Ripafratta, inoltre, proprio perché la comunità parrocchiale si è allargata il programma spirituale è congiunto con Filettole, pur restando diviso nel rispetto delle diversità delle tradizioni. Infatti, come di consueto, avremo la festa solenne la seconda domenica d'ottobre, mentre a Filettole festeggeranno la domenica precedente. Ormai quasi tutte le decisioni sono state prese, in accordo con i due Consigli Pastorali (della parrocchia di Ripafratta e della parrocchia di Filettole) e gli accordi quasi tutti "stipulati"; ci saranno alcuni incontri "preparatori" e rosari (senz'altro uno alle Corti e uno in Farneta); poi, la messa solenne della domenica mattina, cantata dalla corale "Beato Lorenzo da Ripafratta", e probabilmente presieduta da Mons. Giovanni Paolo Benotto, Vescovo di Tivoli e ripafrattese. Poi, la sera, la processione per le vie del paese con la banda (quest'anno avremo quella di Nozzano) e, a conclusione, i tradizionali fuochi artificiali sul fiume. Ultime cose ancora da vedere, e quindi non definite al momento di andare in stampa, sono l'illuminazione e il "tracciato" della processione. Martedì 8 agosto c'è stata una riunione dei Consigli pastorali delle due parrocchie con Don Tiziano e le prime indicazioni sono venute. Ma ancora non si sa se la processione toccherà tutto il paese come le ultime due volte del 200 e del 2003 (e sarà quindi molto lunga), oppure si limiterà ad uno solo dei due "quartieri", come nel 1994 e nel 1997 (e questa volta toccherebbe alle Corti, lasciando così "scoperta" Farneta). Per l'illuminazione con le "arcate", invece, sembra che i costi siano veramente "esorbitanti", e c'è la possibilità che si prosegua la "tradizione" inaugurata nel 2003 di illuminare soltanto a lumini, fermi restando gli addobbi a Chiesa e campanile. Ma ancora di certo non c'è niente, e qualsiasi cosa venga decisa servirà spirito di adattamento e un po' di intelligenza nel capire le varie ragioni. Di sicuro, invece, c'è la parte più importante, e cioè il "programma spirituale", che - sebbene non ancora definitivo - è in buona parte certo. Esso sarà condiviso con Filettole, nel senso che le prime due settimane di ottobre saranno viste come un unico cammino di fede e di riflessione sulla figura della Madonna, sia per Ripafratta che per Filettole. Le iniziative di qua e di là dal Serchio saranno simili, quasi speculari, per dare uguale dignità alle due feste ed uguale spessore ai due momenti di fede. Vi promettiamo di farvi sapere tutto con largo anticipo sulla festa non appena si sapranno le cose per certe. Inutile ricordare comunque che quest'evento così importante è molto atteso da tutti, anche da chi abitualmente non frequenta la chiesa, e questo è un bene; siamo sicuri che le aspettative di tutti i Ripafrattesi non saranno tradite.

di Pardi Angelica

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PROTESTE

Strade, traffico, parcheggi. I piani del Comune non contemplano Ripafratta. Una breve rassegna stampa.

Ancora agli ultimi posti nei progetti comunali. Unica categoria in cui ci salviamo: saranno rifatte le illuminazioni stradali. Magra consolazione. MA nonostante i contatti, le iniziative, le mediazioni, il Comune ancora non ci vede.


Concediamoci una piccola "rassegna stampa", che in questi mesi ci ha dato l'idea di quale livello abbiamo nelle priorità del Comune. Domenica 16 luglio, Il Tirreno di Pisa: "RIGOLI: conclusi i lavori di sistemazione del parcheggio". Leggiamo: "E' stato riaperto, dopo i lavori di risistemazione, il parcheggio in erba di Rigoli, rivisto e reso efficiente attraverso un lungo lavoro di operai e tecnici comunali". Ma che bello. E ancora: "Nel programma del prossimo autunno è stato messo tra l'altro il rifacimento anche del segmento di parcheggio non ancora rinnovato, quello lungo la via De Gasperi, che sarà seguito direttamente dalle maestranze del Comune". Bene. Siamo contenti per gli amici di Rigoli. Sarebbe interessante, però, sapere con che criterio si è proceduti nello stabilire le priorità in fatto di parcheggi nelle frazioni. Mah. Si vede che anche a Ripafratta dovremmo aprire una pizzeria in centro per avere parcheggio e passaggio pedonale "privilegiato". Di cosa stiamo parlando? E' presto detto. Giovedì 6 luglio, Il Tirreno: "Rigoli-Un percorso pedonale protetto nel tratto di strada compreso tra il nuovo parcheggio e la pizzeria, mediante realizzazione di un tratto a senso unico alternato regolato da due semafori, l'uno in direzione Rigoli posizionato all'intersezione con via De Gasperi e l'altro in direzione San Giuliano posizionato prima della curva, dopo l'intersezione con via della Stazione; ci sarà una consultazione pubblica mediante un questionario da sottoporre ai residenti". Detto per inciso, speriamo che i rigolesi boccino quello che sarebbe uno spaventoso rallentamento del traffico con tanto di code. Ma proseguiamo: "Rallentatori ottici e segnali luminosi di pericolo all'inizio dei centri abitati". Il medesimo articolo ci informa che, nel Comune di San Giuliano, è in atto "Una piccola-grande rivoluzione volta ad assicurare sicurezza, garantire una migliore qualità della vita, mettere ordine nel dedalo di strade più o meno importanti, vie di attraversamento o per soli residenti". Diamo un rapido sguardo alle frazioni e ai paesi interessati da questa rivoluzione: Orzignano, Pontasserchio, Rigoli, Asciano, Agnano, Colignola, Ghezzano, Mezzana. Rotonde, segnalatori acustici e luminosi, dissuasori, nuovi cartelli. Ma dico, nessuno in Comune ha presente la situazione di Ripafratta? Traffico, tir e autobus che si incastrano, strettoie, macchine che sfrecciano, ingorghi, incidenti, pedoni che sono costretti (qui sì) a passare in mezzo alla strada a causa delle auto parcheggiate in piazza e sui marciapiedi? Al confronto il "centro di Rigoli" è un'autostrada! Però è pur vero che noi non abbiamo una pizzeria. Ma proseguiamo. La Nazione di sabato 8 luglio: "Lavori pubblici, il Comune stanzia 380mila euro". Mica noccioline. Ma per cosa? "Trecentottantamila euro di lavori pubblici per la manutenzione della rete stradale di competenza comunale. L'amministrazione di San Giuliano Terme ha dato il via ad una decisa opera di rifacimento delle strade del territorio. […] Nel breve periodo saranno effettuati lavori di manutenzione straordinario e interventi localizzati di rifacimento e ripristino delle strade". Speriamo che si ricordino che a Ripafratta hanno una via comunale per metà sterrata e per metà piena di buche, che per la cronaca è Via Cignani, quella del Mulino Rossi. Vedremo… In tanta depressione, troviamo almeno una "misera" consolazione. Martedì 18 luglio, Il Tirreno: "Più luci e parcheggi nelle frazioni". In questo articolo, l'assessore Coli ci informa che: "Quella che stiamo portando avanti da alcuni anni non è solo la politica del punto luce in più (sono stati comunque 190 i punti luce supplementari)". Il succo è che stanno progressivamente sostituendo tutte le luci "bianche" dei lampioni stradali con luci "gialle", che permettono risparmio e minore impatto ambientale. L'assessore ci annuncia che, con la dovuta tempistica, questa sostituzione sarà effettuata anche a Ripafratta. Venendo a cose ancor apiù importanti, però, un articolo su La Nazione del 15 luglio titolava: "Serchio, allarme sicurezza". Come sottotitolo: "L'assessore provinciale Valter Picchi scrive al ministro dell'Ambiente: i finanziamenti non sono mai arrivati". Leggiamo che Picchi esprime al ministro "la necessità di arrivare al finanziamento della messa in sicurezza del tratto da Filettole a Ripafratta. Il progetto preliminare di 3,6 milioni di euro, già approvato nel comitato istituzionale del 26 luglio 2005, non ha visto ancora nessun stanziamento". "In quel tratto di fiume, infatti, le strutture del ponte […] determinano una forte "strozzatura" che pone a rischio le aree circostanti in caso di esondazione del Serchio". Speriamo bene.

a cura della Redazione

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PARROCCHIA

A Rupecava per i 160 anni della Festa del Voto

14 agosto alle 11 all'Eremo per il "Voto" ( 160° anniversario). E' la prima volta senza Don MArio, ma anche la prima con Don Tiziano. Si è cantato ancora una volta l'antica laude e il Te Deum di ringraziamento.


Quante volte abbiamo parlato di Rupecave, del suo splendore, del suo declino, della sua attuale situazione in perfetto (si fa per dire) stato di abbandono... Nonostante questo, però, salda e forte resta la fede e la tradizione che ruota attorno all'eremo e alla "sua" Madonna. Come non ricordare soprattutto il voto di ormai 160 anni fa, tributo di ringraziamento fatto alla Madonna per grazia ricevuta: nessuna vittima durante il forte terremoto di quella lontana mattina del 14 agosto… Eh si, proprio quest'anno, anno degli eventi (saranno anche, in settembre, 550 anni dalla morte del Beato Lorenzo da Ripafratta), ricorre il 160° anniversario della Festa del Voto: 1846-2006. Ma non solo. Quest'anno, come sicuramente vi sarete accorti, è il primo anno in cui il voto è stato "sciolto" da Don Tiziano, nostro nuovo parroco. Il quale non solo ha voluto di buon grado portare avanti questa nostra importantissima tradizione, ma l'ha anche voluta far conoscere a tutta l'unità pastorale Ripafratta-Filettole; c'è stata quindi una consistente partecipazione anche da parte dei nostri co-parrocchiani. La Messa del 14 agosto, celebrata tra l'altro in suffragio di Don Mario, si è svolta alle ore 11 proprio all'eremo di Rupecave, ed è stata concelebrata, oltre che da Don Tiziano, anche dal parroco di Molina di Quosa, Don Guido Papini, e dal parroco di Vecchiano Don Renato Melani. Nonostante il tempo di quei giorni non fosse stato troppo clemente, la mattina del 14 agosto il cielo "ha retto" e la celebrazione ha visto un consistente concorso di popolo. Si è cantata la celebre laude "D'insolito fragore" e a conclusione il Te Deum di ringraziamento. A proposito della prima, il cui testo è stato salvato grazie alla memoria di un'anziana signora di Ripafratta da Don Mario negli anni '50, si è ora cercato di salvare anche la melodia originale, posta a rischio dalla tradizione orale, non sempre molto precisa; a tal proposito, chi ancora conosce l'intonazione (specialmente le persone più anziane) sono pregate di farcelo sapere e noi andremo a registrare; presto, poi, le registrazioni saranno proposte al maestro del coro che grazie alle sue capacità sicuramente saprà trascriverne le note; con il suo aiuto potremo finalmente rendere la laude "immortale". Il testo, invece, come tutti gli anni, è riportato in questo numero, nella sezione "Territorio", che contiene anche un articolo a cura della Redazione sul terremoto del 1846 e sulla tradizione della Festa del Voto. Per l'occasione (e in vista dell'8 settembre), la parrocchia di Ripafratta ha anche fatto fare dei "quadretti" con l'effige della Madonna, che saranno venduti anche in chiesa a Ripafratta, e che resteranno comunque sempre a disposizione di chi li volesse. Si avvicina intanto anche la ricorrenza dell'8 settembre, Natività di Maria e da sempre tradizionalmente festa della Madonna di Rupecave; una memoria che accomuna da sempre gli abitanti della Valdiserchio e quelli della piana di Lucca, e che va anche oltre questi confini. Al momento di andare in stampa ancora non è stato reso noto il programma, ma presto compariranno i manifesti, vi consigliamo di tenere d'occhio le solite bacheche di Ripafratta, quella di chiesa e quella di piazza.

di Angelica Pardi

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ROCCA

Lo sapevate? C'è una proposta di legge per tutelare la nostra Rocca

Un piccolo scoop a seguito di una segnalazione ci fa scoprire una proposta di legge del Parlamento che davvero non conoscevamo ...


Grazie alla segnalazione di Davide Merletti, possiamo informarvi che, già dal 6 marzo 2002, era stata varata una proposta di Legge (XIV legislatura) d'iniziativa dei deputati Carli, Spini, Filippeschi, Raffaella Mariani e Magnolfi, riguardante "Norme per la salvaguardia, il restauro e la valorizzazione delle fortificazioni e dei siti archeologici situati nel territorio compreso tra i fiumi Versilia e Serchio". Riportiamo alcune parti fondamentali della proposta di legge:

[…] Il nostro Paese può vantare nel mondo un patrimonio storico-artistico di enorme valore ma, mentre le opere più importanti sono riconosciute e quasi sempre tutelate, esiste un patrimonio artistico diffuso, testimonianza importantissima del nostro passato, che si trova in parte ignorato e rischia nel tempo di disperdersi e scomparire. La Toscana è particolarmente contraddistinta dall'eccezionale densità di beni storico-artistici, architettonici e monumentali su un territorio, che, salvo rare eccezioni, si presenta come una cornice di particolare bellezza, anch'essa da tutelare. […]

[…] Numerosi sono i siti archeologici riportati alla luce, parte dei quali ancora in fase di scavo, mentre le vicende riferite in documenti e ricerche storiche sono spesso tali da consentire l'individuazione di nuovi siti archeologici o da dare nuovo impulso a quelli già localizzati. Nel predetto territorio e altrettanto rilevante la presenza di fortificazioni, contraddistinte da stati di conservazione molto diversificati, che ri-chiedono interventi di conservazione, restauro, valorizzazione finalizzati ad una proficua ed accorta fruizione. Il territorio versiliese, Nozzano ( facente parte del comune di Lucca ) e, a sud, i comuni di Vecchiano e S.Giuliano si caratterizzano per un eccezionale stratificazione di insediamenti umani in parte ancora da scoprire. Si tratta di un territorio straordinario in cui sono disseminate fortezze ,borghi e torri costiere, testimonianze di un passato che disegnò nel corso della storia le principali città come Pietrasanta, Camaiore, Massarosa, Viareggio, Seravezza e Stazzema nell'alta Versilia, Vecchiano e San Giuliano. .In questo am-bito vi è una serie di centri minori che possono vantare bellezze naturali straor-dinarie e una storia ricca di avvenimenti. […]

[…] Di particolare rilevanza è anche il territorio di Vecchiano e il comune limitrofo di San Giuliano Terme. I ritrovamenti effettuati hanno evidenziato la presenza degli uomini sin dall'età neolitica e una crescente importanza durante la dominazione romana. Sui colli pisani che sovrastano la zona costiera venne organizzato un sistema di fortezze che si sviluppa in età classica lungo la catena collinare dei Monti pisani, con i siti di Rocca di Ripafratta (rinvenimenti sporadici di ceramica di età arcaica e classica) […]

[…] In sintesi le più importanti fortificazioni in territorio versiliese sono: […] Torre dell'Aquila oggi detta Torre Segata) a Filettole edificata dai pisani dopo il 1262; castello di Cotone o Cotrone che Lucca iniziò ad edificare nel 1223 a Filettole; Castello di Monte Bastione (XII-XIII secolo) a Vecchiano; il Castello di Ripafratta a S.Giuliano Terme risalente al 1004; il Castello di Nozzano che si trova nel comune di Lucca. […]

[…] La presente proposta di legge si pone dunque l'obiettivo di promuovere un progetto speciale di tutela di un'area caratterizzata da una vasta offerta di beni culturali, da una diffusa presenza di siti archeologici, fortificazioni, castelli, rocche, di contesti ambientali e naturalistici di grande pregio. […]

[…] Ciò è possibile attivando le innumerevoli risorse umane impegnate sul territorio, negli enti locali, nelle sovrintendenze per i beni culturali, nelle organizzazioni di volontariato impegnate in ambito culturale ed ambientale. Obiettivi prioritari del citato progetto di tutela sono: a) tutelare, conservare, valorizzare e consentire la fruizione e il riuso dei beni culturali oggetto della presente proposta di legge; b)promuovere e avviare, tramite specifici finanziamenti, nuove ricerche di carattere storico; c) promuovere e sostenere, sulla base di presupposti scientifici, campagne di scavi sia in nuovi siti che in siti precedentemente individuati; d)creare itinerari culturali e ambientali escursionistici con particolare riguardo alla valorizzazione delle antiche strade. […]

[…] La parte del territorio, così delimitato, non ha avuto nel passato una sufficiente attenzione, sia dal lato dell'approfondimento della conoscenza e dello studio, sia per quanto riguarda gli interventi di recupero e conservazione, attività che si sono concentrate invece sul versante del territorio della provincia di Lucca, per la presenza dell' importante sistema di difesa imperniato sulle mura di Lucca. […]

[…] La regione Toscana, la provincia di Lucca, la Provincia di Pisa ed i comuni interessati sono pertanto incentivati ad individuare tale sistema, a creare una banca dati dei beni culturali ed ambientali che sono presenti nel loro territorio e, grazie all'impiego di importanti risorse da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, pari a 13 milioni di euro per gli anni 2003, 2004 e 2005, ad impegnarsi nel ripristino di importanti testimonianze storico-monumentali, e nel riutilizzo di una parte rilevante del territorio, anche tramite lo sviluppo di un sistema integrato di itinerari storici ed ambientali, di sistemi mussali e di centri di documentazione in materia di patrimonio storico-archeologico e di restauro. […]

L'intero testo della proposta di legge è visualizzabile on-line all'indirizzo http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0027320.pdf .

Come avete letto, Ripafratta viene più volte menzionata in questa proposta di legge, che sembra proprio fatta su misura per rilanciare l'immagine del nostro paese. Oltre alla Rocca (che da decenni versa in condizioni pessime), anche le torri Centino e Niccolai potrebbero ritentare nel progetto, mentre le scuole elementari (che chiuderanno presto i battenti) potrebbero essere utilizzate per creare un centro di documentazione in materia di patrimonio storico-archeologico, un museo contenete tutti i materiali ritrovati durante gli scavi effettuati dal Professor Redi negli anni passati, magari anche centro di informazioni turistiche, riguardanti non solo Ripafratta, ma tutto il complesso difensivo dei vari paesi limitrofi, ed ancora, una struttura in grado di organizzare escursioni tramite i vecchi sentieri dei nostri monti. Le idee come vedete non mancherebbero, ma prima di passare alle vie di fatto il sentiero è lungo e pieno di ostacoli, almeno così pare, visto che tutto è fermo dal 2002. Noi da parte nostra siamo ben lieti di ospitare ogni commento a riguardo, sia da parte di Voi lettori, sia da parte delle autorità competenti.

di Luca Casapieri

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PARCHEGGIO

Un paese senza piazza

Arrivano le prime decisioni all'appello di "Voci dalla Rocca". Ma dal Comune solo un silenzio tombale ( che fa riflettere). E l'emergenza continua. Mentre cresce il malcontanto e le soluzioni diplomatiche scarseggiano ... Ripafratta all'alba di una protesta ?


Ha suscitato interesse la presa di posizione di "Voci dalla Rocca", che con un comunicato - pubblicato sul sito www.vocidallarocca.com e riproposto nelle prossime pagine - ha denunciato la situazione di stallo nella infinita trattativa sul parcheggio. Il quotidiano "La Nazione" ha addirittura pubblicato un articolo che riportava la nostra protesta (e che potete leggere a pagina 10). Insomma, sta montando lentamente ma progressivamente un piccolo "caso" attorno alla situazione indecente della nostra povera piazza, invasa dalle auto e ancora in attesa di un parcheggio che la liberi definitivamente. Ma a questo "caso" non è seguita la risposta o l'interessamento delle autorità comunali. Dai palazzi di San Giuliano è calato un silenzio impressionante su questa vicenda e sul nostro appello., che pure è uscito anche sui giornali. Del resto, non è una sorpresa. L'impressione - diteci voi se è solo malignità - è che questa sia stata la strategia del Comune fino ad ora, in tutti questi anni. Acconsentire, sorridere e accennare che sì, una soluzione si trova, siamo seriamente intenzionati, stiamo lavorando, ci sono dei problemi, le trattative, i vincoli, i piani regolatori, gli spazi ristretti, i proprietari… Insomma, vincere l'avversario per sfinimento e senza mai avergli detto un no. Una strategia che finora ha avuto successo, dispiace dirlo. Ma ora basta. Se le buone intenzioni ci sono davvero, ebbene non bastano più. E' ora di passare, detto molto brutalmente, ai fatti. C'è una cosa che proprio non ci va giù. Guardate le foto in queste pagine e capirete cosa. Passate da Molina di Quosa e guardate la sua piazza sempre affollata di gente. Ma passate da uno qualsiasi dei paesi del lungomonte e dite se vi sembra la stessa cosa che passare da noi. Date uno sguardo, quando vi capita, ai nostri "cugini" di Filettole, e vedrete come il Comune di Vecchiano abbia provveduto non solo ad un bel parcheggio, ma anche ad una adiacente piazza pubblica a mattoni, bella e funzionale. Eppure né Filettole né Molina sono metropoli. Cosa hanno in più di noi? Questo è profondamente ingiusto, contrario al diritto elementare dell'avere uno spazio pubblico. Nessun altro spazio, per quanto bello, per quanto verde, potrà mai sopperire all'importanza di una piazza. Guardate anche le due foto in alto: sono un raffronto (impietoso, come l'abbiamo definito) fra la nostra piazza prima di guerra e oggi. Guardate il numero di persone che vi sono ritratte. Vedete qualcuno oggi? Persino lasciare l'auto momentaneamente in sosta (magari per andare in un negozio) è diventato impossibile, o rischioso, perché avviene proprio sulla strada, in un punto del paese in cui due macchine affiancate procedono già male (e quanti ciclisti, quanti pedoni, per non parlare dei camion!). A questo si aggiungano le famiglie che vengono ad abitare sempre più numerose nei dintorni della piazza (e che portano al seguito sempre nuove automobili). Qual è il succo di tutta questa requisitoria lunga due numeri di "Voci"? Ci arriviamo subito. I problemi ormai sono noti, li ripetiamo spesso, a costo di venire a noia, perché bisogna che tutti i Ripafrattesi e tutti coloro che ci leggono in Comune li abbiano bene presenti. Noi non vogliamo mettere in discussione la buona volontà e l'onesta politica di nessuno. Mettiamo solo, nero su bianco, i fatti che accadono e quelli che non accadono. Una volta su carta, questi possono essere valutati con la propria obiettività da ciascuno di noi. E perché, allora, si dirà, abbiamo intensificato proprio adesso questa richiesta di novità concrete sul parcheggio? Anzitutto perché, ed abbiamo cercato di farlo capire in questi due o tre numeri, la situazione sta peggiorando a vista d'occhio (vi invitiamo anzi a mandarci delle lettere per confermarlo, e ci rivolgiamo specialmente agli abitanti di piazza e dintorni). In secondo luogo, perché c'è qualcosa di "frizzante" nell'aria. Ci spieghiamo meglio. "Voci dalla Rocca" è a contatto costantemente con la realtà del paese; più di chiunque altro ne carpisce gli umori, sente le voci, "annusa l'aria". Questo perché la Redazione è fatta da persone che a Ripafratta non solo ci vivono, ma anche la amano e "la respirano" a pieni polmoni. Nel maggio del 2001 (con un solo anno di vita alle spalle), pubblicammo un breve articolo intitolato "Ripafratta abbandonata: cresce il malcontento". Chi conserva ancora i numeri passati potrà andarlo a cercare. Finiva con queste parole: "Probabilmente il sentirsi abbandonati e trascurati è tipico dei paesi piccoli (e il nostro, tra l'altro, non è dei più piccoli), ma è innegabile che Ripafratta abbia veramente bisogno di tanti interventi che non arrivano. E fra la gente si comincia a parlare di assemblee popolari...". Ebbene, appena quattro numeri dopo il nostro titolo di apertura della prima pagina diceva: "VENERDI' 30 ASSEMBLEA PAESANA". All'epoca, insomma, avevamo intercettato con quattro o cinque mesi d'anticipo la voglia di riscatto e di protesta (che si concretizzò prima nell'assemblea e dopo nella fondazione del Comitato). Ora, sentiamo "nell'aria" più o meno la stessa nota, ma con accenti diversi. Difficile dire, anche per noi, come andrà a finire stavolta. Ma ci sembra che la gente sia abbastanza seccata, e questo non è mai un buon segno…

di Noferi Francesco

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LA VOCE DEI LETTORI

Lettere da voi inviate alla Redazione



Ricordo di Pier Luigi Pancrazi

Mi è giunto particolarmente gradito il vostro numero di maggio '06 perché alle pagine 16 e 17 della rubrica "Album dei Ricordi" esso riportava insieme alla foto di mio padre Luigi(no) la precisazione che all'emerito Comitato per Ripafratta il sottoscritto e la consorte Annalaura avevano concesso, in comodato gratuito, il locale soprastante la vecchia macelleria, quale sede del Comitato stesso . Pur commosso dalle parole contenute nell'articolo faccio notare che quanto abbiamo fatto è solo un piccolo, doveroso gesto verso la comunità di Ripafratta che da sempre ha gratificato mio padre, persona semplice, onesta, stimata e benvoluta da tutti .

Giustamente "Luigino" è stato anche associato , quale cacciatore appassionato agli amici " Dedo", "Giubba", "Beppe" e "Adriano" (cui aggiungerei anche "Romano") ma soprattutto rilevo che l'amico Giulio Noferi si è ricordato di far presente che "Babbo" era molto amico ed estimatore del compianto Don Mario, cosa che ancor più ne onora la memoria .

Credo che loro due insieme , da lassù, approveranno il nostro piccolo gesto quale contributo per il paese di Ripafratta che , sono certo, ha sempre voluto bene alla mia famiglia .

Un grazie sincero anche da parte di mia moglie Annalaura e dei miei figli Alessandro e Giacomo .

Un caro, affettuoso saluto a tutti i Ripafrattesi !

Molina di Quosa, 16/07/06
Pier Luigi Pancrazi e Famiglia


RISPONDE FRANCESCO NOFERI, COORDINATORE
Solo poche righe da aggiungere a questi ringraziamenti. Il nostro piccolo notiziario riesce ancora, evidentemente, a stimolare bei ricordi (e, perché no, un po' di commozione anche) non solo nei diretti interessati, ma anche nei tanti lettori. Ce ne è testimonianza l'affetto con cui da tutti è stato accolto l'articolo su una figura come quella di "Luigino", così conosciuta e così amata. Ma per costruire questi momenti straordinari serve anche e soprattutto (per non dire esclusivamente) la vostra collaborazione. Ci sono tanti persone, tanti episodi, tante memorie che vanno preservate dall'oblio, tanti bei momenti ancora che, come questo, potremmo vivere grazie a "Voci dalla Rocca". Dipende soprattutto da voi lettori, però. Le nostre disponibilità di tempo (e, vista l'età media della Redazione, di memoria) sono molto limitate. Speriamo che in futuro altri lettori ci propongano ritratti e memorie di personaggi Ripafrattesi o non in cui tutti possiamo ritrovare un briciolo di "quel tempo" e "quel luogo" che abbiamo vissuto o vorremmo vivere. Ancora grazie al signor Pier Luigi e alla sua famiglia, non solo per il "favore" fatto al Comitato e quindi a Ripafratta, ma soprattutto per questo loro intervento così carico di significato che hanno voluto fare su "Voci dalla Rocca". Nella speranza che sia d'esempio per molti altri.




LA VOCE DEI LETTORI

Lettere da voi inviate alla Redazione



Una bottega storica di Maria Luisa Bonanni

Gentile redazione, ho ricevuto il Vs. giornalino - maggio 2006 - e non finirò mai di ringraziarVi per la costante emozione che mi date. Ho letto, tra l'altro, l'articolo "Quando c'era la piazza...", nel quale sono elencate le varie botteghe che veramente animavano e contribuivano a costituire il paese di Ripafratta. Rendevano questo piccolo ma bel centro indipendente e gli davano una vita molto decorosa e graziosa. Nell'elenco di questi negozi ho ricordato molti personaggi, pochi non li rammento, e credo che sappiate che la ..."venditrice" la Guardiana si chiamava Eugenia. Andando per la statale Abetone, prima della curva, di fronte alla "Cooperativa" Cini, c'era la Farmacia e accanto c'era l'aione, dove stavano i maialini e dove mi hanno consolato con delle mentine quando, molto piccina, il Dr.Bartalena mi fece i buchi ai lobi delle orecchie. Allora non c'erano le maniere moderne , ma si bucava l'orecchio con un ago. Quindi, immaginate il dolore: per cui per alleviare il mio pianto mi portarono sull'aione a vedere i porcellini. Accanto al negozio di Maria Cini c'era la bottega di frutta e verdura della mia nonna, dove, con i miei cugini, passavamo tanto tempo, più a far inquietare mia nonna perchè mangiavamo la frutta che doveva,invece, vendere , che altro. Vi ho scritto quanto sopra perchè mi piaceva aggiungere al lungo elenco di rivendite anche quello di mia nonna. Perdonate la mia .."presunzione". E' anche questo un bel ricordo per me. Vi saluto e Vi invio buon lavoro!

RISPOSTA A CURA DELLA REDAZIONE
Siamo felici che qualcuno abbia accolto i nostri ripetuti appelli ad aggiungere qualcosa della loro memoria alle "rievocazioni" della Ripafratta passata che facciamo noi dalle pagine di "Voci". Possiamo solo dire grazie alla signora Buonandi per i suoi apporti e il suo sostegno, e invitare di nuovo voi ad aggiungere la vostra voce.




LA VOCE DEI LETTORI

Lettere da voi inviate alla Redazione



Una simpatica coincidenza (lettera firmata)

Gentile Redazione, durante le nostre vacanze in Garfagnana abbiamo visitato la chiesa del paese di Tiglio Alto e, piacevole sorpresa, abbiamo trovato persino lassù il nome di un illustre Ripafrattese. Una targa infatti diceva: "Tiglio Alto, comune di Coreglia, Luglio 2006. Compiendosi il 50° anno da quando furono esposte le statue dell'Annunciazione, il popolo di Tiglio, Pegnana e Renaio, insieme al Parroco Giuseppe Cola, a Mons. Piero Giacobini, Proposto di Barga, a tutti i Sacerdoti del Vicariato, a Mons. Paolo Benotto, Vicario Generale, a S. Ecc. Mons. Alessandro Plotti, Arc. Di Pisa, volle esporre sul prato i simulacri della SS Annunziata e dell'Aracangelo dal 4 all'11 Agosto 1996. Con grande concorso di fedeli e profitto spirituale; il Comitato Q-M-P". Che dire, una piacevole coincidenza per dei ripafrattesi in vacanza!




LA VOCE DEI LETTORI

Lettere da voi inviate alla Redazione



La via del tombino di Piero Pardi

Mentre leggevo il numero di maggio del Vostro simpatico Giornale, ho notato, nell'articolo dell'amico Paolo Mengali "la via dei Ponti" una inesattezza proprio sulla suddetta via, poiché quella menzionata e fotografata non è la via dei ponti, ma bensì il Viottolino o via del Tombino, quella che si dipartiva dalla fonte di Farneta e, tortuosamente, raggiungeva la via Nova, di fronte alla stazione ferroviaria passando sotto l'autostrada. La via dei Ponti invece era quella che partiva si dal Viottolino (all'altezza del campo del Cordoni), ma che poi andava in linea retta raggiungendo "Sotto La Rocca", davanti a casa di Gigione. Questo articolo ha riportato alla mia memoria luoghi della mia infanzia, con nomi oggi ormai dimenticati o non più usati, mentre invece trovo bello ricordare detti luoghi, con nomi un tempo familiari, di comune linguaggio. Ho letto, sempre sullo stesso numero che vorreste fare una seconda mostra fotografica. Sarebbe un'idea bellissima adoperarvi a riproporla.
In bocca al lupo
Un grande saluto a tutti

RISPOSTA A CURA DELLA REDAZIONE
Solo poche righe, per dire che giriamo la segnalazione al nostro pubblico di lettori. L'esortazione finale, invece, andrebbe più correttamente rivolta al "Comitato per Ripafratta", che aveva creato e gestito la mostra "La Storia e la Memoria", che ebbe grande successo qualche anno fa. Noi non possiamo che unirci al nostro lettore nel chiedere un bel "bis"…



STORIA: a 160 anni dal sisma e dal voto dei Ripafrattesi, riviviamo quegli attimi terribili

Il terremoto del 1846. "Ci accolse e ci salvò"

Ripafratta perse edifici e la chiesa romanica trecentesca. Ma ad altri paesi del pisano andò peggio. Si fondono, in questo breve resoconto, storia di terremoti e di devozione mariana, eventi drammatici su larga scala e tradizioni religiose locali.


Si parla spesso dell'ormai rinata tradizione del "Voto", quella che per Ripafratta era (ed è tuttora) un po' come la festa del patrono (che invece il nostro paese non ha mai avuto come tradizione). Una devozione, quella per Rupecava e la sua Madonna, che i Ripafrattesi sentono come fortissima, e che forse esprimono al meglio nell' "intimità" della festa del 14 agosto. Ma che cosa accadde di preciso nel 1846? Quando avrete finito di leggere queste prime testimonianze, forse capirete meglio perché i Ripafrattesi si sentirono "miracolati" quel 14 agosto di 160 anni fa. Le descrizioni del terremoto che siamo riusciti a reperire (grazie soprattutto ad internet) non lasciano in effetti troppo spazio all'immaginazione. Ma cominciamo subito. Sul sito internet http://www.unipi.it/athenet/11/articoli/0011Pierotti_boxA.htm troviamo riportata la testimonianza di uno studioso dell'epoca, che si trovava a Pisa nei giorni del terremoto, Leopoldo Pilla, noto scienziato, geologo e patriota:

"Il giorno 14 agosto si levava a Pisa sereno e tranquillo come i giorni precedenti. All'ora di mezzogiorno io era, giusta il solito, nel Museo di Storia Naturale della Università, e propriamente nella sala di mineralogia, e intendevo collocare alcuni minerali negli armadi. Sono quivi molte finestre, le quali permettono di guardare la pianura dal lato della marina, e l'interno della città. In tale occupazione io provava un calore soffocante accompagnato da una sensazione penosa che non si può esprimere: io attribuiva quel fenomeno all'aria di Pisa, che nella state è molto gravosa. Onde più di una volta ripetei al mio custode queste precise parole: oggi l'aria di Pisa s'infiamma. Non mai profezia si avverò così bene. A un ora meno pochi minuti io era rimasto solo nella sala: l'aria era affatto tranquilla. Quando ecco comincio a udire un fragore che veniva rapidamente dalla parte della marina a ponente: l'impressione che questo mi produsse fu simile a quella di un vento tempestoso che si avanzava verso la città: ma riflettendo all'impossibilità che un fenomeno di tal sorta sopraggiungesse così rapidamente in mezzo alla tranquillità d'innanzi, cominciai a temere di qualche sinistro. Io non saprei meglio dipingere tal rumore che con quel verso del nostro Divino Poeta: Un fracasso d'un suon pien di spavento. I miei sospetti non tardarono a verificarsi. Avanzando sempre più il rumore con forza crescente, ecco che la sala comincia prima a vibrare; alla vibrazione succede un'agitazione violenta in direzione orizzontale, con un rumore vorticoso orribile. Avvezzo a questi fenomeni, che non sono rari nel mio paese natio, dopo vari movimenti incerti, accorro ad una delle finestre che mette nel giardino di una prossima casa, e quivi fui testimonio di uno de' spettacoli più terribili che possono occorrere allo sguardo dell'uomo. Le case dintorno erano agitate in maniera spaventevole: gli alberi del giardino co' loro movimenti annunziavano la violenta agitazione dell'atmosfera: questi movimenti associati a quelli della sala in cui io era mi produssero una vertigine, la quale mi obbligò ad aggrapparmi alla finestra. L'agitazione seguiva evidentemente in direzione orizzontale di va e vieni, ma con violenza estrema. In tale terribile situazione cominciano a cadermi addosso calcinacci della sala: le grida che si sollevavano dalle case vicine aumentavano l'orrore del flagello. Fu un istante che io credei la città nabissare. Allora, sospinto da un impulso istintivo, ascendo sulla finestra per saltare nel sottoposto giardino. Ma un residuo di riflessione mi ritiene. Il suolo a poco a poco ritornò nella sua primiera tranquillità. Terminato questo avvenimento funesto, escii dal Museo, e trovai le strade della città ingombre di gente, la quale nel volto portava dipinto tutto il terrore che avea dentro provato. Era da per tutto quel silenzio che si vede espresso nel popolo quando è agitato da un forte pensiero comune Horror ubique animos, simul ipsa silentia terrent. Dopo essermi assicurato della salvezza delle persone più care, il mio primo pensiero corse al Campanile del Duomo. Trassi subito a vedere che cosa ne fosse. Quale fu la mia sorpresa nel vederlo ritto e stabile come innanzi! Che spettacolo doveva presentare nel momento della tempesta! Le persone ch'ebbero l'opportunità di osservarlo durante la scossa mi assicurano che il suo barcollamento era spaventevole cosa a vedere. (Da L. Pilla, Istoria del tremuoto che ha devastato i paesi della costa toscana il dì 14 agosto 1846 , Pisa 1846, pp. 26-8; ora in rist. anas. in "Il terremoto delle colline pisane del 1846. Cinque testimonianze coeve", Pontedera 2004.)"

Sul sito internet http://web.tiscali.it/cecinaedintorni/storiagu.htm troviamo invece quanto segue:

"Il 14 agosto 1846 i paesi della costa toscana furono colpiti da un violento terremoto che in pochi attimi abbatté case, palazzi, chiese e torri. Gran parte dei castelli medievali nella zona compresa tra Casale, Volterra e Pisa fu distrutta in quell'occasione. Guardistallo, insieme a Orciano nella Val di Tora, fu il paese che riportò i danni maggiori. Il 70% delle case fu distrutto e la parte del castello, la più alta del paese, andò completamente in rovina: il cassero della rocca con le abitazioni circostanti, la chiesa con il campanile e il cimitero furono ridotti a un ammasso di macerie. Restarono senza tetto 117 famiglie. Nel suo libro Istoria del Tremoto, pubblicato a Pisa nello stesso 1846, Leopoldo Pilla così descrive la situazione del paese: "Quando si dice che il tremuoto del 14 agosto ridusse il paese di Guardistallo in un cumulo di ruine, altro non rimane da aggiungere. Non una casa, non un tetto quasi fu risparmiato dal turbine che l'arte non dovesse demolire. […] E nondimeno in mezzo a tanto sconquasso, fra tante estese mine quel paese non conta che la morte di un solo bambino. Incredibile cosa! [...] Le casupole mal costrutte erano da cima a fondo nabissate. [...] La (casa Franceschi) presentava tutti i palchi crollati e il muro davanti strapiombato nella sua parte superiore in una maniera spaventevole, ma ritto. [...] Un giovane di Guardistallo diede pruova di grandissimo coraggio nella occasione che si doveva appuntellare quel muro per impedire che la sua ruina finisse di fracassare le case vicine"".

Sempre a proposito degli effetti e delle testimonianze del devastante sisma, troviamo sul sito http://web.tiscali.it/cecinaedintorni/storiari.htm quanto segue, riguardo il paese di Riparbella:

"Nel 1846 un terribile terremoto si abbatté su tutta la zona costiera e la chiesa parrocchiale, terminata l'anno precedente, fu gravemente danneggiata. Anche gli altri due oratori erano lesionati e l'unico altare agibile fu collocato sotto la loggia dell'oratorio della Madonna. Le 137 case del paese erano tutte danneggiate, i morti erano quattro, quattro anche i feriti gravi. Un riparbellino, Giuseppe Tabani, scrisse Del Terremoto accaduto in Toscana il 14 Agosto 1846, un'opera pubblicata a Pisa nello stesso anno, da cui riportiamo l'avventura vissuta da tale Amaddio Nesi nella campagna presso Gabbruccino: "Spalancatoglisi sotto i piedi la terra, vi piombò, e vi fu chiuso fin sopra le ginocchia. Una seconda scossa, per sua ventura, lo rese libero dagli orribili ceppi". Per paura di nuove scosse i riparbellini passarono nove giorni all'aperto."

Per richiamare alla memoria la tradizione più strettamente ripafrattese della Festa del Voto, invece, ci affidiamo a due testi. Il primo è il libretto datato 2005 di Mario Noferi, dal titolo "Feste popolari mariane". Il quale dice:

"Da quel lontano 1801 nonostante le due celebrazioni (13 maggio-8 settembre), principiò il declino dell'antichissimo Eremo, e di conseguenza anche il pellegrinaggio in quel sacro luogo, finché, un giorno, un evento catastrofico rinvigorì la tradizione: il violentissimo terremoto del 14 agosto 1846. Per fortuna ci furono pochi decessi, ma il terribile sisma flagellò le province di Lucca, Pisa e Livorno, spazzando via interi paesi. Ovunque, nelle campagne e nelle città, l'immagine della Vergine SS.ma venne esposta alla venerazione. A Pisa, l'antica icona di Sotto gli Organi fu portata in processione per la città: a Livorno venne esposta la Madonna di Montenero; a Lucca, il simulacro del Volto Santo. Gli scampati della Valle del Serchio, che si riconoscevano nel luogo mariano per eccellenza, salirono all'Eremo di Rupecava, dove fu esposta alla venerazione la statua della Madonna col Bambino. Nella tragica circostanza, un autore ignoto (forse il giovane pievano dell'epoca, Don Tito Maccanti), divulgò un componimento a stampa con evidente intenzione di tramandarlo alle future generazioni come memoria storica e spirituale. Per Rupecava, quindi, il 14 agosto divenne un altro appuntamento annuale mariano. Col trascorrere del tempo, il ricordo e il significato spirituale di quella particolare ricorrenza, come quella del 13 maggio, lentamente svanirono, vuoi sotto l'incalzare del mutamento sociale e del costume, vuoi per altre motivazioni. Rimase solo la festività dell'8 settembre, natività di Maria. La comunità di Ripafratta però conservò nella memoria il drammatico sisma e continuò a celebrare la ricorrenza nella pieve, alle ore 13 pomeridiane, nell'ora in cui si manifestò; in quell'ora di ringraziamento alla Vergine, viene esposto un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino (di autore ignoto della metà del XIX secolo) e viene cantato il Te Deum e le laudi. Da qualche anno, però, è ripresa l'antica usanza di salire a Rupecava con le auto per rievocare con la preghiera, il canto, e la S. Messa, il fatidico 14 agosto 1846."

E naturalmente ci affidiamo anche al libretto, ormai esaurito, di Mons. Benotto "Rupecava: alle radici della memoria", che così dice a proposito della festa del voto:

"Un altro segno di devozione alla Madonna di Rupecava si aveva nella "festa del voto" per cui, fino a questi ultimi anni, il 14 agosto, la parrocchia di Ripafratta saliva a Rupecava per ringraziare la Vergine dello scampato pericolo dal terremoto che proprio quel giorno, nel 1846, alle ore 13, aveva sconvolto la vita dell'intera regione. Anche l'antica pieve trecentesca di Ripafratta era stata gravemente danneggiata tanto da dover essere di lì a poco riedificata dalle fondamenta. Ma danni alle persone non ce ne furono; e per questo, dopo essere saliti a Rupecava in processione a celebrare la Messa, alle ore 13, in pieve, a Ripafratta, seguiva il canto del Te Deum di ringraziamento e di una laude popolare che narra il prodigio attribuito alla Madonna. Una laude trasmessa oralmente per generazioni e che agli inizi degli anni '50 il pievano Don Mario Maracich trascrisse dalla viva voce di una anziana donna del popolo che fin da bambina l'aveva cantata salendo a Rupecava il 14 agosto. Una laude che non ha certo pretese letterarie, ma che testimonia ancora una volta la devozione verso la Madonna dell'antico eremo."

a cura della Redazione

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SCUOLE: il giornalismo e il territorio

Voci dalla Rocca "a scuola ..."

Vi proponiamo il lavoro di gruppo della classe V delle scuole elementari di Molina, che nel loro studio sul giornalismo hanno preso in esame anche "voci" ...


Come già era accaduto diverse altre volte, ben volentieri "Voci dalla Rocca" cede spazio sulle sue pagine ad un interessante lavoro effettuato dai bimbi delle scuole elementari (la 5° di Molina, in particolare, accompagnati in questo "viaggio" dalla Maestra Teresa Corti). Lo facciamo sia per il legame con il territorio che questi lavori esprimono, sia per l'interesse delle notizie che i nostri ragazzi hanno raccolto e rielaborato, sia perché crediamo (e l'abbiamo già detto in più d'una occasione) nella scuola legata al territorio (cosa verso la quale purtroppo non si sta andando, con l'accorpamento a Pappiana…). Questa volta, i ragazzi hanno preso in analisi che cosa sia il giornalismo, ed hanno pensato di esaminare anche il caso di "Voci dalla Rocca" (intervistando, tra l'altro, uno dei suoi membri fondatori…). Ma sono andati anche oltre lo studio. Hanno infatti elaborato un giornalino in proprio, con informazioni, notizie, approfondimenti legati al territorio del lungomonte sangiulianese. Vi proponiamo qui la seconda e ultima parte.


STORIA DI UN RISTORANTE "STORICO": QUATTRO VENTI - di Alessio Caloni

L'edificio è stato costruito nel 1620 dalla prima famiglia Guidotti, che all'epoca non svolgeva ancora l'attività di ristorazione, ma viveva coltivando la terra e vendendo il ghiaccio. Quando nevicava, la neve veniva raccolta in grandi buche, pestata, coperta, finché la temperatura non abbassava e la neve diventava ghiaccio. Il ghiaccio veniva poi tagliato a pezzi e venduto agli ospedali, che lo utilizzavano per alleviare i dolori; ai macelli per conservar la carne e alle piccole botteghe per servire acqua fresca. Nel 1840 la famiglia Guidotti decide di restaurare la casa facendola diventare un ristorante, con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. Il menù consisteva in panini e pasta al pomodoro, però i loro affari erano modesti perché i contadini avevano poco denaro da spendere. All'inizio la strada di accesso al ristorante era una mulattiera, poi è stata migliorata fino al 1982 quando è stata asfaltata. Fino al 1989 non c'era l'energia elettrica e per l'illuminazione e gli altri servizi, si sfruttava il gas. Ancora oggi in questa zona non c'è acqua, quindi in inverno si raccoglie l'acqua piovana e in estate provvede il comune. Il ristorante è proprietà della famiglia Guidotti da ben sei generazioni.


"LA VIA DEI MOLINI" - di Ilaria Battaglia e Alessia Bassi

La via dei Molini è chiamata così per il fatto che c'erano nel 1500 e nel 1800 molto mulini: il molino di San Fabiano, del Bottaccio, di Santa Lucia, della Montata, del Buratto, di Mezzastrada, il Molinetto, della Bozza, della Fonte, della Piazzetta, degli Apollini, della Chiesa, dell'Arconuovo. Inoltre sulla via dei molini c'erano diverse chiese come la chiesa di S. Fabiano e San Sebastiano e un castello con un portale. Di questi antichi mulini non è rimasto neppure un esemplare. Dagli anni cinquanta, il rumore delle macine è scomparso definitivamente. Attualmente sono poche le famiglie rimaste ad abitare questa località. Molte case sono vuote ma diverse sono in via di ristrutturazione. Speriamo che coloro che vi verranno ad abitare continuino quel dialogo così importante con l'ambiente circostante.


UN GIORNO DA NON DIMENTICARE - di Raffaella Perelli

Molina, 25 aprile. Molti alunni delle classi V° e della scuola media si sono recati alla Romagna insieme ai loro genitori e alle loro insegnanti, per ricordare ciò che tanti anni fa era lì accaduto. C'erano molte autorità tra cui il sindaco che ha posto una corona d'alloro vicino al monumento dedicato alle vittime. Fra le persone che hanno parlato c'era una signora anziana di nome Mirella che ha raccontato le avventure che aveva vissuto da partigiana. I bambini di Molina hanno presentato le testimonianze dei loro uomini ed hanno recitato una poesia di Paul Eluard, un partigiano francese, che si intitolava "Libertà". Altre classi hanno cantato una canzone in inglese, di De André e la mitica "Fischia il vento". Alla fine tutte le maestre sono state premiate dal sindaco che le ha ringraziate per la loro partecipazione e il lavoro svolto con i ragazzi.


CAVALCARE… CHE PASSIONE! - di Elena Bucchioni, Veronica Burchielli, Anna Chiara Michelassi

Cavalcare è bellissimo, perché non si fa un'attività fisica da soli, ma si lavora insieme ad un meraviglioso amico: il cavallo. Il cavallo non è un attrezzo da palestra o una macchina dove basta girare una chiave e quella parte, ma è un essere vivente con un carattere, con delle esigenze che il cavaliere deve conoscere e rispettare. Infatti prima di montare bisogna capire dai suoi atteggiamenti se quel giorno è nervoso o infastidito da qualcosa e agire di conseguenza, così come lui capisce il nostro umore: guai avere paura o essere nervosi! Lui lo sente e sembra divertirsi a spaventare il cavaliere scalciando più del normale. Fatta amicizia con il cavallo e lui con noi, trottare, galoppare, saltare diventa un divertimento per entrambi. Cavalcare è un momento diverso e bellissimo; non si pensa più a niente, solo noi e il cavallo, si dimenticano i problemi e si scaricano le tensioni; quando poi si esce per una passeggiata siamo completamente immersi nella natura, si possono fare lunghe e tranquille chiacchierate con i compagni lontani dai rumori e dalle macchine, sembra di essere in un'altra epoca e in un altro mondo. Sono sensazioni così appassionanti che una volta provate non è più possibile farne a meno. Noi consigliamo di provare questo sport a tutti coloro, grandi e piccini, che amano gli animali e la natura; chiunque si senta solo, triste e inutile, scoprirà in un cavallo un grande amico e con esso nuove emozioni. Se vi interessano le passeggiate potete recarvi al centro ippico "La Sterpaia" all'interno del parco di San Rossore, e se siete orientati verso l'agonismo, il


INTERVISTA A PAOLA BAIOCCHI, GIORNALISTA PROFESSIONISTA. - di Lisa Malfatti

D. Perché hai deciso di diventare giornalista?
R. Perché da piccola ero curiosa di scoprire tutto quello che accadeva intorno a me.
D. Dove hai iniziato a scrivere?
R. Ho iniziato a scrivere i miei primi articoli a Milano, dove mi ero trasferita per stare vicino a mia sorella.
D. Quando sei diventata giornalista?
R. Nel 1990, dopo l'esame di Stato, che non è stato per niente facile.
D. Che cosa ti piace di più del mestiere che fai?
R. Tutto, persino l'odore della carta dei giornali.
D. Cosa è questo timbro rosso con l'iniziale?
R. E' un Ex Libris, ce ne sono di famosissimi, in questo libro vi ho portato a far vedere quello di Carlo Magno.
D. Ci insegni a scrivere un articolo?
R. Certo, cominciamo! Attenti però, cercate di scrivere solo le informazioni più importanti, non deve essere più lungo di cinque righe. Buon lavoro!

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ULTIM'ORA

Il "perdon d'Assisi" in Treto


Mercoledì 2 agosto alla Chiesina di Treto è stato ricordato "il perdono d'Assisi", indulgenza plenaria a tutti coloro che si sono confessati in preparazione a questa funzione. È ormai da alcuni anni che in questa particolare occasione il piccolo Chiesino viene aperto al pubblico grazie alla collaborazione della proprietaria che ci invita con devozione a celebrarvi una Messa. E' la prima volta però che la cosa viene fatta "in grande", invitando a partecipare, insieme a tutto il paese di Ripafratta (non solo gli abitanti di Farneta), anche gli amici dell'unità pastorale, quindi di Filettole. Ecco, infatti, che alle ore 18 una discreta folla si affaccia ed entra per partecipare alla funzione, incurante del caldo.
Ottimo risultato. Continuiamo così.

di Angelica Pardi

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