Editoriale
Parcheggio. entro l'estate risposte certe?
25 anni fa lo scempio di Rupecava
Quei giorni drammatici
Ma la fede è più farte: anche quest'anno si torna all'eremo per la Festa del Voto
Linea ADSL. il Comune si fa sentire con la Telecom: "Aziende e cittadini ne hanno bisogno"
"Porte aperte" da settembre nella nostra Redazione
Il Castello di Nozzano
Il coro prepara la Messa per la seconda domenica di Ottobre
Edizione estiva del 2005, ed ecco che in questo numero troverete uno speciale" su Rupecava; proprio quest'anno (più precisamente in agosto) infatti ricorrono i 25 anni dalla grande distruzione del 1980, avvenuta dopo il restauro degli anni '70. Per questo abbiamo pensato di dare un certo spazio a tal argomento. A questo proposito abbiamo raccolto anche i ricordi "personali" del Pievano al riguardo, che senz'altro andranno ad arricchire tutte quelle notizie storiche che ormai dovrebbero essere dominio pubblico. Proprio per questo è bene ricordare la ricorrenza ben nota del 14 agosto ("Festa del Voto") che verrà rispettata come di consueto ormai da qualche anno direttamente a Rupecava. Torneremo poi di nuovo sul fatto che a Ripafratta e in molte frazioni del Comune di San Giuliano non c'è la disponibilità della linea telefonica ADSL (quella per navigare su internet "veloce"), argomento sul quale a volte le compagnie telefoniche "speculano" (proponendo alternative) senza offrire alcun servizio concreto in più o proponendone con maggiori spese. Torniamo poi sull' intervista di qualche mese fa all'Assessore Legnaioli, al quale avevamo "strappato" la promessa che entro l'estate la questione del parcheggio doveva essere chiusa: stiamo aspettando per vedere come andrà a finire. La determinazione, almeno a parole, finora non è mancata. Che sia la volta buona? Per la rubrica "Fortificazioni e territorio" che da qualche mese ormai riscuote un buon successo da parte di appassionati "storici" su "Voci dalla Rocca", il nostro collaboratore arch. Bulleri ci illumina questa volta sul Castello di Nozzano, il nostro "vicino di casa" da cui abbiamo preso esempio (e continueremo a farlo) per i futuri progetti attorno alla "nostra" Rocca.. Ricordiamo infine, soprattutto a coloro che non sono nostri lettori abituali da più di un anno, che questo è un numero estivo e quindi "un po' ridotto", che comprende i mesi di giugno, luglio e di agosto. Ci ritroveremo a settembre, con diverse novità, sempre nel solco del nostro lavoro di questi cinque anni. Speriamo naturalmente che tanti altri di voi vogliano aggiungere le loro voci alle nostre. Per questo e per molto altro auguro a tutti quanti buone vacanze e arrivederci a settembre!
di Angelica Pardi
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La Redazione ha deciso di andare in "ferie a metà" e così ecco che fiorisce un numero estivo; non è certo la prima volta che lo facciamo e raccoglie un po' gli "eventi" o quant'altro sia accaduto durante l'estate. In questo frangente ci siamo ricordati che durante un'intervista rivolta da noi all'Assessore ai Lavori Pubblici Fabio Legnaioli (pubblicata nel numero di aprile), l'Assessore ci aveva parlato del parcheggio per Ripafratta (nel solco della discussione col Comitato che dura ormai da due o tre anni) e precisamente aveva detto che "Se entro l'estate non sarà conclusa positivamente la trattativa con i proprietari dello stabilimento dei vecchi Macelli, il mio Assessorato comincerà a pensare ad una o più soluzioni alternative. Vogliamo arrivare ad inserire il parcheggio per Ripafratta nel piano triennale di investimenti 2006-2008". Queste le sue parole. La fine dell'estate non è poi tanto lontana e quindi ci viene spontaneo domandarci - a che punto saranno le trattative con i proprietari degli ex-macelli? Quello che a noi sostanzialmente interessa e vedere un progetto concreto (non importa se non c'è stato l'accordo con i proprietari e se si è passati ad altra alternativa) e realizzabile entro il 2005 (almeno per quanto riguarda l'inizio dei lavori) per avere anche a Ripafratta un parcheggio e successivamente, una piazza "pulita" dalle auto. Perché non ci scordiamo qual è il fine ultimo del parcheggio, e cioè restituire al paese un luogo di incontro come la piazza. Novità e "movimenti" sono in corso proprio mentre vi scriviamo, poco prima di andare in stampa. Appena avremo notizie certe (speriamo già nel numero di settembre) ve le comunicheremo
di Luca Casapieri
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"Profonda è stata l'impressione nella popolazione. Sgomento, dispiacere, rabbia. A nessuno dava noia quella semplice e povera Immagine della Madonna. La chiesa di Rupecava è amata e venerata per secolare devozione. Il Pievano ha pianto. Il prossimo 8 settembre si andrà a Rupecava. Si celebreranno all'aperto le S. Messe riparatrici. E Rupecava si ricostruirà con testarda e amorevole determinazione." Don Mario Maracich, Pievano di Ripafratta, Relazione sull'atto sacrilego compiuto al Santuario di Rupecava nel tardo pomeriggio del 16 agosto 1980. Non si poteva cominciare in altro modo, non si potevano trovare parole più adatte di quelle che trovò il nostro Pievano 25 anni fa. Tanto è passato dalla prima, vera, devastazione totale che i vandali hanno compiuto, indisturbati, nel luogo più sacro e più caro al nostro paese e a tutta la Valdiserchio. Non fu l'unico episodio. Fu il primo fatto "in grande stile". Certamente non è stato nemmeno l'ultimo. Hanno continuato, e continuano ancora, indisturbati, a demolire secoli di storia, a profanare anni e anni di devozione, di preghiera, di meditazione. Certo, quello del 1980 fu il momento più nero per Rupecava, il primo schiaffo e al contempo il colpo di grazia, perché non dobbiamo dimenticare che arrivò dopo il restauro della chiesetta da parte dell'avvocato Nunes negli anni '70. Vennero divelte le lapidi, devastati altare e balaustre, ogni arredo sacro fu distrutto o trafugato. Non ci si fermò nemmeno davanti all'immagine della Madonna di Lourdes. Le fu spezzata la testa, che viene tuttora conservata nella chiesa di Ripafratta, in una piccola teca di legno sull'altare della Madonna. Noi abbiamo voluto idealmente metterla anche in copertina. Fu un momento tragico per tutto il paese. Una vera e propria furia, quella dei vandali; uno sfogo di violenze evidentemente represse durante la vita di tutti i giorni, in una società dove tutto è "normale", e sfociate poi nel silenzio del bosco, lassù, in quel baluardo di fede e devozione. C'è da aver compassione di quell'atto, perché denota solitudine, miseria spirituale, disperazione profonda. Una disperazione a cui non si è voluto o potuto trovar risposta nella fede o in qualche altro ideale. E tanto più hanno odiato quella chiesetta, quanto più essa era per centinaia di persone il simbolo stesso della fede. Di una fede semplice e serena, quella fede che è speranza, e che loro non riuscivano ad afferrare, ad abbracciare, a capire. Hanno voluto distruggere ciò che altri amavano profondamente, perché forse loro non riuscivano ad amarlo. E' stato un atto di stupida disperazione. Nella gente suscitò profonda impressione, come denotano tutte le testimonianze, e soprattutto quella del nostro Pievano, che trovate nelle prossime pagine. Sdegno, più che altro. Rabbia, forse. Senz'altro, impotenza. E sono gli stessi sentimenti in cui ci ritroviamo oggi, ma con un po' più di rassegnazione. E' ciò che prova una persona quando non riesce a proteggere qualcosa di caro. Ci sono state lodevoli iniziative nel corso di questi anni, soprattutto in teoria. Alcune anche molto recenti. Purtroppo, però, non ci sono ancora, come non ci sono mai state, certezze riguardo ad un possibile recupero; il quale, come ebbe modo di spiegarci lo scorso anno Mons. Benotto in un'intervista, è legato soprattutto alla soluzione del nodo intricato della proprietà. E tuttavia, la perdita delle speranze - anche riguardo ad una nuova rinascita dell'Eremo - non è il messaggio che Rupecava ci ha insegnato in tutti questi secoli. Anzi. E' vero, serve realismo, ma non a scapito della speranza. Il Pievano non sbagliava. Quando scrisse "Rupecava si ricostruirà" non sbagliava. Certo, non una pietra è stata rimessa su, anzi, altre ne sono cadute. E molte altre, temiamo, ne cadranno. Ma la vera Rupecava, quella che è nei cuori dei suoi fedeli, è più che mai in piedi, è viva, è un serbatoio di devozione, tradizione, memoria, fede inestimabile. Che non sente il passare degli anni. Che non è stata minimamente scalfita dalla devastazione di quel 16 agosto 1980. Ma anzi, si ricostruisce anno dopo anno nel cuore della gente. Con amorevole e testarda determinazione.
di Francesco Noferi
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Quello che segue è il racconto del testimone per eccellenza di quei momenti difficili per Rupecava e per tutti i suoi numerosi fedeli. Mons. Mario Maracich, Pievano di Ripafratta da più di 50 anni, ha accettato di riviverli con noi, e siamo felici ed onorati di poter pubblicare il suo ricordo, finora sostanzialmente inedito. Come augurio, monito, e incoraggiamento per il futuro.
In genere un venticinquesimo o un cinquantesimo sono motivo di festa per una persona, una famiglia, una comunità. Ascoltando i cronometristi della Storia di "Voci dalla Rocca", in questi mesi di questo 2005, cade il doloroso venticinquesimo della quasi distruzione di Rupecava. Ricostruiamo un po' la Storia con ordine.
Ci troviamo nella sacrestia della nostra Chiesa, dopo la S.Messa delle ore 11, in una domenica. Ci sono dei chierichetti, il Pievano, la Signora Milena Chiò Nunes, l'avvocato Ilo Nunes, residente estivo delle Pinzole, amico di Ripafratta. "Caro Don Mario, le diamo una buona notizia. Milena e io vogliamo restaurare Rupecava". E alle parole seguirono i fatti. Fu costruita la strada, andarono su tecnici, muratori, manovali, marmisti. Anche il Pievano volle essere presente con un gruppo di ragazzi del paese, addetti allo scarico di carriole di materiale. Rupecava, nella sua Chiesetta, fu rinnovata e abbellita. Pur rimanendo povera, diventò più funzionale e quasi elegante, divenendo così più degna di custodire la dolce immagine della Madonna di Rupecava, tanto venerata dalla nostra gente sia del pisano che del lucchese.
Passò così un qualche tempo. Ma avvenne un "brutto ma". Il 16 agosto 1980 il Pievano era andato con il Dott. Franco Boccalatte, la moglie, i figlio e degli amici a pranzo da Oliva a Massaciuccoli e poi a Marina di Pisa. Al suo ritorno la notizia, portata in piano da alcuni studenti lucchesi: "Hanno devastato Rupecava". Don Mario fece partire subito l'allarme: Arcivescovo, Carabinieri, Autorità civili, proprietari. L'indomani mattina presto, sopralluogo con i Carabinieri: un disastro! L'altare sfatto, il tabernacolo in terra, le balaustre divelte, le panche troncate, in terra in pezzi una statua di gesso della Madonna di Lourdes; un'anziana signora della Romagna l'aveva tenuta in casa alla Romagna, poi a Lucca e, per suo desiderio, alla sua morte, portata a Rupecava. Intatta era rimasta solo la testa, conservata ora nella Chiesa di Ripafratta.
Lo stesso giorno, il Pievano, nel pomeriggio, tornò su con un bel gruppo di ragazzi del paese, sconvolti anche loro. Furono fatte delle foto (da Vincenzo, Giuseppe, Massimo). Sui giornali locali, titoli di scatola.
Nella stessa settimana, la sera, vennero a trovare il Pievano tre o quattro persone del piano di Pisa. Erano stati involontari testimoni di quello che pensavano fosse un gioco nel bosco un po' violento per i colpi, i botti. Mi raccontarono quello che avevano visto e sentito e mi portarono il numero di targa di una macchina. Avvisati subito i Carabinieri di Pontasserchio, fu facile arrivare agli autori. E una sera due dei ragazzi "distruttori" mi vennero a trovare con una mamma vedova e due genitori. Faceva caldo e la piazza era piena di gente. Nessuno si accorse di nulla. I giovani mi raccontarono quello che era successo in quel disgraziato pomeriggio. Ubriachi? Sembra di no. Droga? Dissero di no. Al bar di lassù una semplice coca-cola in tre o quattro. E allora? Furono processati, ma non mi fu comunicato il luogo. Comunque le famiglie risarcirono parte dei danni.
La notizia fece impressione nelle nostre popolazioni, ricevetti parecchi attestati di simpatia. Un luogo di storia e di culto, pur nella sua povertà e miseria, ma così amato da noi tutti, era stato violentato dalla stupidità blasfema di un gruppo di ragazzi. Per il futuro attuale di Rupecava, ci sono dei progetti, delle buone volontà. Vedremo…
Tempo fa, passò da qui un giovane, ora adulto. Mi volle parlare: era stato uno "del gruppo di Rupecava" di quel pomeriggio. Gli pesava ancora sul cuore e, se trovava aperta la nostra Chiesa, entrava e chiedeva ancora perdono a Lei, alla Vergine di Rupecava.
di mons. Mario Maracich
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Tradizione ripresa ormai da due o tre anni, la "Festa del Voto" ricorda la promessa solenne che i Ripafrattesi fecero alla Madonna per ringraziarla dallo scampato pericolo del terremoto del 14 agosto 1846 (alle ore 13). Il terremoto sorprese tutti gli abitanti della Valdiserchio (l'epicentro fu in Garfagnana), ma anche del piano di Pisa e di Lucca, radendo al suolo numerosi edifici, ma facendo pochissime vittime (a Ripafratta, per la cronaca, nessuna). La ricorrenza era stata lasciata un po' nel dimenticatoio negli ultimi anni da parte di molti, forse troppi. La si ricordava solo in chiesa, con sempre meno persone. Da alcuni anni, invece, si torna direttamente a Rupecave a ringraziare la Madonna e a chiedere la sua protezione; l'affluenza non è certo quella dell'8 settembre, soprattutto per via delle ferie e per il fatto che la festa religiosa è ristretta alla sola Ripafratta. E tuttavia è importante preservarne la memoria, perché trattasi di una ricorrenza tutta "ripafrattese" e perché coinvolge soprattutto i devoti alla Madonna (non tanto e non solo i "gitanti" che approfittano per fare una scampagnata), che in quel giorno, secondo tradizione, protesse in modo mirabile la popolazione del nostro paese. Mentre per l'8 settembre si assiste ad un "record" di presenze, non del tutto omogenee a ciò che si propone di ricordare la giornata (c'è chi si muove per sola curiosità, e chi per fare una passeggiata in un ambiente per altro assai suggestivo), il 14 agosto è una bella espressione di fede verso la Madonna. Le origini storiche della Festa sono state indagate da Mons. Paolo Benotto e riprese poi da Mario Noferi nel suo recente "FESTE POPOLARI MARIANE", il libretto che qualche mese fa veniva venduto in fondo alla chiesa. Ed è proprio grazie a tali ricostruzioni che oggi possiamo dire che in origine, dopo il 1846, la Festa di ringraziamento (per lo scampato pericolo dal terremoto) veniva celebrata in tutta la piana di Pisa (anche nella città, in Duomo, dove si venerava la "Madonna di Sotto gli Organi" ); poi, gradualmente, è scomparsa e ne è rimasta memoria, pensate, solo qui da noi a Ripafratta. Alla festa è collegata la famosa laude D'INSOLITO FRAGORE (che riportiamo anche in questo numero per diffonderne sempre più la conoscenza, dopo che aveva rischiato di scomparire). A tal proposito, se ormai le parole sono "salve" perché stampate in centinaia di copie dal Pievano, non così la "melodia" che rimane conosciuta da sempre meno persone. Lanciamo allora una bella proposta. Perché non trascrivere la "musica", magari con l'aiuto del coro?
di Angelica Pardi
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In diversi numeri di "Voci dalla Rocca" abbiamo manifestato il problema che nel nostro paese la "linea veloce" telefonica sembra aver "tirato dritto". In altre parole da noi la linea ADSL non è arrivata. Sinceramente non sappiamo a quanti ripafrattesi interessi avere un collegamento ad internet veloce, però magari per chi ha necessità o per lavoro, o per studio di dover collegarsi, i costi ma soprattutto i tempi, sono estenuanti con la linea normale. A questo proposito abbiamo trovato un articolo tratto dal Tirreno di Pisa del 12-06-2005 in cui si parlava appunto di questo problema che, a quanto pare, non interessa solamente il nostro paese, ma attanaglia un po' tutto il lungomonte sangiulianese (Asciano, Agnano, Rigoli, Molina, Ripafratta...) e non solo; molti altri paesi sono nelle medesime condizioni. A questo punto è evidente che la questione non riguarda solo noi e il problema, da piccolo, diventa notevole. In questo articolo l'Assessore Delegato Riccardo Cini e il Sindaco Paolo Panattoni spiegano che, dopo numerose pressioni alla Telecom Italia, hanno avuto come risposta la possibilità di avviare un programma di estensione della linea ADSL entro il secondo semestre del 2005 per le centrali di Madonna dell'Acqua e di Mezzana. Si parla inoltre di "ridurre questi disagi" ma per il momento il problema resta. Fortunatamente, il Comune è consapevole della cosa e anche il gestore di rete Telecom; soprattutto, numerose sono le aziende sul territorio comunale che richiedono l'allaccio e ancora più numerose sono quelle dei cittadini. Questo articolo ci informa almeno del fatto che la questione è finalmente saltata alla luce. Staremo a vedere come si evolverà la cosa e vi terremo informati; intanto sono anni che tutto è rimasto invariato.
di Luca Casapieri
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Con l'inizio del nuovo "corso" 2005/2006 di "Voci dalla Rocca, a settembre, vogliamo rilanciare il nostro giornale, e voi potete aiutarci a farlo. In questi cinque anni abbiamo fatto tanta strada; non ci speravamo neanche, all'inizio. Dopo aver ricevuto attestati di affetto (dai lettori) e di stima (da parte dei nostri collaboratori, ma anche dal Comune e da altre realtà associative e istituzionali), ora dobbiamo far sì che il lavoro fatto finora non vada perduto. Dobbiamo, in altre parole, continuare a far sopravvivere "Voci dalla Rocca". L'impresa non è facile, e c'è bisogno di tutti voi che ci state leggendo. Da settembre, lanceremo l'"operazione" "Porte aperte in Redazione": chiunque voglia, potrà partecipare alle nostre riunioni una volta al mese, potrà scrivere articoli come collaboratore fisso (addirittura, se lo volesse, entrare a far parte della Redazione), ma anche una volta ogni tanto, o una volta e basta. L'importante è che ognuno di noi si senta chiamato a portare il (piccolo) suo contributo a questo "frutto" del nostro paese che è "Voci dalla Rocca", senza pensare che "tanto lo farà qualcun altro", perché non è così! Con una serie di articoli, a partire da settembre, vi mostreremo in cosa consiste il nostro "lavoro" di Redazione e di scrittura; avrete così la prova che l'impegno richiesto è davvero minimo e potete farlo stando comodamente seduti a casa, pensando cosa vorreste dire, e consegnandocelo (ricordiamo che gli interventi possono essere pubblicati anche con uno pseudonimo o senza nome, su richiesta). Faremo diventare le "pareti" della nostra sede all'Asilo "di vetro", cosicchè tutti possiate averne un'idea più chiara. L'appello è rivolto a tutti, senza nessuna distinzione d'età. Non serve neanche essere grandi scrittori, né preoccuparsi dello "stile" o della correttezza: tutte cose a cui possiamo rimediare. Quello a cui non si può porre rimedio è la mancanza di partecipazione. Portare avanti "Voci dalla Rocca" è impegnativo solo se siamo pochi. Più siamo, e più contribuite, più il nostro lavoro diventa leggero (e divertente). Se mai c'è stato un momento in cui tutti siete stati chiamati "a raccolta", quello è oggi. Non vogliamo neanche pensare a cosa potrebbe succedere se nessuno rispondesse agli appelli che faremo… Sarebbe davvero una brutta situazione, in cui ci troveremmo costretti a ripensare l'esistenza di questo giornalino, e in tempi più brevi di quelli che vorremmo… In che cosa possa consistere la vostra collaborazone, quali ne siano i termini, ovvero quello che potete fare per noi (ed in definitiva per Ripafratta) ve lo diremo con accuratezza nei prossimi numeri. Intanto, cominciate a farci l'idea: una vostra lettera o un vostro articolo non costano poi così tanto, e possono fare la differenza fra continuare o smettere.
di Francesco Noferi
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Posta alla sommità di un rilievo isolato, la rocca di Nozzano Castello presenta un semplice impianto a pianta poligonale, che vive sulla dialettica tensione delle due torri presenti, vere protagoniste dell'organismo difensivo: un mastio a pianta pentagonale, eccentrico e posto a cavaliere del recinto, ed una seconda torre, aperta verso il cortile interno e funzionalmente descrivibile come un contromastio (torre femmina nei testi più antichi). La fortificazione copriva un ampio campo visivo, compreso fra i Monti Pisani e la Piana di Lucca ma, soprattutto, la vicinanza del confine pisano le attribuiva una duplice funzione strategica: chiudeva difensivamente il passo verso la città di Lucca ed agiva come controfeudo lucchese rispetto alla pisana rocca di Ripafratta, postazione fondamentale per il controllo dei traffici fluviali e terrestri sulla stretta gola omonima. Citata dall'839, Nozzano fu fortificata tardivamente; era compresa, infatti, tra i beni dei marchesi di Toscana, che la elessero propria residenza estiva. Il Comune di Lucca, effettivo proprietario della fortificazione dopo la morte della contessa Matilde, ne ratificò formalmente il possesso solo nel 1126, dopo la donazione compiuta da Corrado il Salico, marchese di Toscana, probabilmente con l'intenzione di erigervi un primo impianto fortificato, consolidatosi intorno alla prima metà del XIII sec. La prima citazione della rocca di Nozzano risale al 1262 ed è relativa alla prima ed unica occasione in cui la fortificazione fu occupata con la forza: Guido Novello di Battifolle, Vicario del Re Manfredi, vi sconfisse i fuoriusciti guelfi toscani scampati alla disfatta di Montaperti (1260). Gran parte delle strutture in elevato oggi conservate non appartengono all'impianto più antico - fatto definitivamente smantellare da Uguccione della Faggiola nel 1313 - ma sono ascrivibili alla successiva ricostruzione intrapresa, pare, da Castruccio Castracani nel 1322. L'organismo fortificato castrucciano prevedeva una rocca predisposta per una difesa piombante, con merlature a filo cortina - anticamente chiuse da ventiere - ed un camminamento di ronda corrente su tutti i lati ad un unico livello. Tramontata la fortuna del Castracani, Lucca subì la dominazione pisana (1342-'69) che si accanì particolarmente sulle fortificazioni di confine, abbandonate o smantellate (Nozzano compresa). Riacquistata la piena libertà, il Comune di Lucca decise di restaurare la rocca e recingere il borgo con un nuovo circuito murario (1393-'95). L'intervento interessò la sopraelevazione del contromastio e del camminamento di ronda sui lati ad esso adiacenti, per rinforzare un lato facilmente scalabile. L'accesso alla fortificazione fu ulteriormente protetto con la costruzione di un cortile antemurale e venne realizzata un'uscita secondaria in prossimità della torre principale. Le strutture realizzate nell'occasione (distinguibili anche per l'uso massiccio del laterizio), presentano inoltre una diversa strategia difensiva, basata sull'uso di una merlatura aggettante su archetti, sorretti da beccatelli con caditoie. Nel complesso, la rocca presenta tutti gli elementi tipici di una fortificazione medievale, costruita per un tipo di difesa piombante ed inadatta, quindi, a sostenere l'urto delle artiglierie. Infatti, con l'introduzione di queste, la fortificazione perse, all'inizio del XV sec., gran parte delle sue valenze difensive e la sopravvivenza stessa di Lucca, stretta da più parti e legata all'efficienza delle sue fortificazioni, divenne problematica. L'inadeguatezza della rete difensiva di confine era nota anche ai contemporanei, il Sercambi infatti si preoccupò nel 1423 di redigere un elenco preciso dei capisaldi appartenenti ai Lucchesi, per un tracciare primo resoconto, annotando "…tucte le spese che bizognano alla guardia …officiali et soldati et altre spese straordinarie…" (Sercambi G., Le croniche, Vol. II, Cap. CCCLXXXX, pp. 350-352 ). Delegati alla difesa di Nozzano erano cinque sergenti, mentre la rocca richiedeva la somma di 25 fiorini per le spese di mantenimento. Un maggior impegno richiedeva la difesa di Castiglione, denominata Chastilioncello, per la quale erano necessari sei sergenti e 24 fiorini. La caduta del Guinigi nel 1430, provocata da una congiura di palazzo, non fu sufficiente a placare le ostilità con i vicini Fiorentini, la guerra proseguì con esiti altalenanti fino al fallito tentativo di occupare la fiorentina Barga (1437). Le truppe fiorentine, comandate da Francesco Sforza, si riversarono allora sul territorio lucchese arrivando nel 1437 ad occupare la rocca di Nozzano, grazie al patteggiamento di una resa (Lucca consenziente) con Neri di Gino Capponi, commissario generale di Firenze. I Fiorentini, consapevoli dell'importanza strategica di Nozzano ed a garanzia della tregua triennale, ratificata nel 1438, mantennero un proprio presidio armato a Nozzano ed a Ruota (fortificazioni cardine sul confine con Firenze). La notizia è riportata nei Capitoli della repubblica lucchese con queste parole: "…li signori fiorentini qui venerono a campo e a Lucha. Il MCCCCXXX scorseno per diverse volte tucto il paese di Lucha dandone il guasto, predando, derobando, brugiando la più parte delle Sei Miglia et le Vicarie, et il MCCCCXXXVII si trova che haveano preso Nozzano, perché il 1438 di aprile si fecie lega per 3 anni e ci rilassarono tucte le Sei Miglia, salvo Nozzano e Rota…" (ASL, Capitoli, 8, c. 209). La fortificazione, strutturalmente integra, fu riconsegnata ai Lucchesi nel 1441, anno che segnò la fine delle ostilità e l'inizio di una pace duratura. Durante questo periodo la repubblica lucchese potè rivolgere la propria attenzione al riordinamento interno dello stato, tramite l'adozione di provvedimenti e riforme riguardanti soprattutto la sfera politico-amministrativa. Non fu trascurata nemmeno la riorganizzazione territoriale, anche dal punto di vista strategico- militare. La gestione della fitta rete di fortificazioni d'impianto medievale, disarticolata e complicata, venne regolata da una serie di norme contenute nello Statuto della Condotta del 1449. "…la cura delle rocche era affidata a gruppi di armigeri, capeggiati da 'castellani'. Questi ultimi venivano eletti periodicamente dagli Anziani e dall'Offizio sulla Condotta; dovevano avere la cittadinanza lucchese ed una età compresa fra i venticinque ed i sessantacinque anni. Prendevano in carico le fortezze per un periodo di sei mesi e ne organizzavano la difesa vigilando sui confini, segnalando il passaggio di truppe, curando che la rocca avesse sempre una riserva di armi e vettovaglie…Non potevano uscire dal fortilizio loro affidato senza il permesso degli Anziani, né farvi entrare alcuno, se non era munito di speciali contrassegni forniti dal Senato lucchese. Se si allontanavano dalla rocca per più di un miglio, senza licenza, incorrevano nella pena capitale. Per procurarsi dei viveri, o per altre gravi necessità, potevano assentarsi anche con il permesso del vicario, ma alternandosi con gli altri soldati; e per ridurre al minimo indispensabile tali uscite, persino il pane veniva cotto nei forni all'interno del forte. Al termine del proprio mandato, consegnavano la rocca al successore in presenza del notaio della vicaria, incaricato di stendere un atto nel quale il castellano uscente dichiarava cosa conteneva il fortilizio a quella data…" (Martinelli R.- Puccinelli G., Lucca, le mura del Cinquecento, Lucca, Matteoni, a. 1983, p. 134). Stabilite le norme riguardanti la difesa del proprio territorio, la Repubblica di Lucca provvide a regolare anche i rapporti con le comunità del contado. Il 27 marzo 1452 furono stipulati nuovi accordi con gli abitanti di Nozzano Castello e gli uomini degli altri paesi compresi nella Podesteria, cui fu imposto l'obbligo della custodia (giorno e notte) dell'intero circuito delle mura e delle casellae, oltre alla normale manutenzione di ponti e strade in compenso; avrebbero pagato una tassa personale ridotta (10 bolognini l'anno) e sarebbero stati esenti da altri obblighi che gravavano sugli altri paesi ed uomini delle Sei Miglia. Vigilate costantemente, le strutture difensive di Nozzano non furono più turbate da eventi bellici per tutta la durata del secolo. Tramontata, infatti, l'epoca dell'infinita opposizione a Pisa, ormai definitivamente assorbita dallo Stato fiorentino, il teatro delle operazioni belliche si era ormai definitivamente attestato sui contesi territori della Garfagnana e del litorale versiliese, minacciasi dai bellicosi vicini Fiorentini e Estensi. Emarginata strategicamente, quindi, Nozzano divenne il luogo di villeggiatura preferito di alcune fra le più prestigiose famiglie lucchesi. All'ombra delle sue mura si formò un circolo di letterati, che promosse precocemente la diffusione a Lucca della nuova tecnica di stampa a caratteri mobili, introdotta da Gutenberg (la sua Bibbia fu stampata nel 1455). L'umanista Nicolao Tegrimi invitò a Nozzano il prototipografo Arrigo da Colonia che, coadiuvato dal socio Arrigo da Haerlem, vi impresse la Disputatio juris di Paolo Turrettini. Il definitivo superamento delle precedenti funzioni strategiche interessò, oltre a Nozzano, molte altre roccaforti che furono completamente abbandonate. All'inizio del XVI sec. i Lucchesi tenevano un castellano solo in una decina di capisaldi (che non comprendono Nozzano), contro i quaranta attestati sul finire del XIV sec. I Fiorentini, invece, avviarono una radicale ristrutturazione radicale della rocca di Ripafratta: l'antico castello, su progetto di Giuliano da Sangallo (1504), fu adeguato per resistere all'urto delle artiglierie. Le roccaforti lucchesi continuarono a languire ancora per lungo tempo. Lucca sembrava incerta se provvedere o no al recupero ed alla valorizzazione delle sue fortificazioni: operazione rischiosa sia sul piano politico - non conveniva dimostrare un atteggiamento aggressivo nei confronti della vicina Firenze - sia sotto l'aspetto economico perché lo sforzo finanziario sarebbe stato ingente. Seguendo la tendenza generale sopra descritta, la rocca di Nozzano si avviò verso un lento ma inarrestabile declino strategico. Nel 1541 risulta infatti custodita solo da due conestabili, cui poi furono aggiunti un castellano ed un provvisionato (ASL, Riformagioni, n. 44, p. 532, 25/11/1541). La situazione non migliorò successivamente: la rocca continuò ad essere trascurata ed alla sua custodia furono esclusivamente delegati gli abitanti della sottostante comunità e dei vicini paesi della podesteria, che si limitavano a garantire dieci guardie a notte. Una guardia provvisoria, però, non forniva adeguate garanzie di sicurezza, "…sendo persone che tutto il giorno lavorano la notte si trovano più atti à dormire che al veghiare…"(ASL, Riformagioni, n. 40, p. 532, 26/11/1549). Fortificazioni dal passato storico importante, come Nozzano - definito dal Mazzarosa "asilo e propugnacolo di libertà" - assunsero allora un ruolo simbolico ed identificativo, incarnando le virtù civili e morali della cosiddetta "repubblica nana", come venne definita Lucca nell'Ottocento. Valori conosciuti ed apprezzati dai viaggiatori stranieri che compresero (tra il XVI e il XX sec.) il territorio lucchese nel loro Grand Tour d'istruzione. "Del Grand Tour o del Viaggio in Italia, Lucca è in effetti una tappa fondamentale sebbene sino ad oggi relativamente misconosciuta: posta sulla via della mercatura e dei pellegrinaggi, Lucca viene a trovarsi per secoli sul cammino stesso della storia", costituendo "uno degli esempi più alti di intraprendenza commerciale, di organizzazione finanziaria, di ardimento e più sovente di scaltrezza politica, e soprattutto di straordinario senso della libertà. La città diventa simbolo di virtù civili e repubblicane, esempio unico in Italia e in Europa, e di tenace attaccamento all'indipendenza e alla propria integrità territoriale". (A. Brilli, Viaggiatori stranieri in terra di Lucca, Lucca, 1996, pg. 10).
di Andrea Bulleri
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Ci è dunque giunta notizia che la Corale "Beato Lorenzo da Ripafratta", il Coro del nostro paese, sta preparando i canti per la Messa della Seconda Domenica di ottobre, Festa della Madonna del Rosario. Come tutti saprete, quest'anno non cade la Triennale, e quindi le celebrazioni saranno ovviamente in tono minore, ma non per questo il "neonato" coro del paese ha voluto mancare all'appuntamento. E' ancora "top-secret", com'è giusto che sia, il "programma", ma di certo si sa che conterrà brani della tradizione in onore della Madonna. E' la prima volta che il nuovo coro si cimenta con questa ricorrenza così sentita in paese.
a cura della Redazione