Editoriale
La Stazione esclusa dagli interventi sulla tratta
Il nuovo coro della parrocchia prende il viaa Natale
Il “parco fluviale” di Ripafratta: un Serchio da vivere
IL 2005 E I TEMPI DEL PARCHEGGIO
I NOSTRI LETTORI CI SCRIVONO
Festività Natalizie 2004/2005: gli orari, gli auguri
Ripafratta 1504 - 2004 d.C. “cinquecento anni di Sangallo”
Vernacolo Ripafrattese: la “Volpe del Roncioni”
Quella barca al posto del ponte…
La compagnia del SS. Sacramento
Siamo arrivati a fine anno, Natale è passato da poco e le arcate luminose addobbano ancora i centro storico del nostro paese (a proposito, sarà mai possibile fare qualcosa senza polemiche a Ripafratta? Ah…); il 2005 è ormai una realtà e ci si para dinnanzi, con tutte le speranze, le novità, i progetti e le buone intenzioni che porta con sé. Questo vale naturalmente anche per il nostro paese. Ripafratta affronterà nel 2005 un’altra annata del suo “nuovo corso”, da quando si è imposta all’attenzione generale con le sue potenzialità storiche e turistiche, ma anche con i suoi decennali problemi e questioni irrisolte. Il “Comitato per Ripafratta”, principale protagonista di questo exploit, dovrà consolidare i successi (come la Festa di Primavera) e sforzarsi di andare oltre, ottenendo finalmente interventi urgenti come il parcheggio, che non può più essere procrastinato. Per noi di “Voci dalla Rocca”, poi, il 2005 sarà un anno speciale, perché compiremo cinque anni di attività. Il giornale di Ripafratta, infatti, nacque il 21 marzo del 2000, fra speranze e timori; è poi diventato una realtà consolidata grazie al successo che ha riscontrato verso voi lettori e grazie alla disponibilità di tante persone, enti e istituzioni, che ne hanno intuito la portata innovativa e che hanno deciso di collaborare con noi. La Redazione sta lavorando perché la ricorrenza dei cinque anni sia onorata come si deve. Un traguardo del genere merita dei festeggiamenti all’altezza della situazione, festeggiamenti che stiamo già da adesso preparando con grande cura, perché vogliamo che tutto il paese possa partecipare. Perché l’ingrediente fondamentale, come sempre, sarete voi… Ci saranno delle sorprese sia sul nostro giornale, che sul nostro sito, che - soprattutto - in paese. Cercate di rimanere nei paraggi il 19 marzo… Di più non vogliamo aggiungere. Continuando a parlare di “Voci dalla Rocca”, avrete notato che l’intervista al Sindaco Panattoni è slittata, a causa di problemi tecnici e di impegni del Sindaco stesso. Ci dispiace avervela annunciata troppo in fretta, ma vedrete che varrà la pena aspettare qualche settimana in più. Abbiamo infatti in programma di pubblicarla (o almeno una prima parte) nel numero di Gennaio 2005, per inaugurare il nuovo anno con un numero di “Voci” esclusivo e molto interessante. State con noi anche per Gennaio… A tal proposito, vi ricordiamo che quelli di voi che desiderassero ricevere il giornale a casa per tutto il 2005, dovranno rinnovare l’iscrizione, con un contributo di 8 euro (è da diversi anni ormai che, nonostante l’aumento generalizzato dei prezzi, il nostro “contributo” rimane invariato. Questo perché non intendiamo certo speculare…) . Come fare, è presto detto. Chi già è “abbonato” riceverà la visita di un nostro incaricato per conferma. Chi invece volesse farlo ex-novo, potrà compilare il modulo che trova in fondo a questo numero (e che troverà anche nel prossimo), per poi consegnarlo, insieme agli 8 euro, in busta chiusa, presso uno dei nostri punti di distribuzione (o nella cassetta postale di Via Silvestro Lega 7, che controlliamo periodicamente). Per quanto riguarda gli argomenti che troverete in questo numero, ebbene la fa da padrona una “polemica” scoppiata in seguito ad un articolo pubblicato su “La nazione” in cui si annunciavano interventi di grande importanza sulla linea ferroviaria Lucca-Pisa, e nelle Stazioni di San Giuliano e Rigoli, dimenticando completamente Ripafratta. Un grave errore, lo sottolineiamo anche noi, da parte della rete Ferroviaria. Se ben ricordate, ve ne avevamo reso conto nell’ultim’ora dello scorso numero; ora approfondiamo l’argomento, inserendo anche dei brani dell’articolo fatto pubblicare per risposta dal Comitato su “la Nazione”. Troverete poi un’altra bella novità, che davvero rallegra la nostra comunità, e cioè la rifondazione del coro della parrocchia, grazie all’esperienza e pazienza del maestro Melani e alla buona volontà di oltre venti persone (donne, ma anche… uomini). Il debutto del coro è stata la Messa della vigilia di Natale, ma l’intraprendenza di questa ventina di volontari non si ferma, e - dopo altre prove, tra cui l’Epifania - si pensa già al prossimo turno, cioè a Pasqua. Una bella vicenda, che speriamo fortemente spinga altri ad unirsi al nuovo coro (non servono doti canore particolarmente sviluppate, solo tanta passione). Gli argomenti che tratteremo sono ancora tanti: prosegue tra l’altro l’esperienza della sezione “Territorio” in cui “Voci dalla Rocca” racconta tutto ciò che fa parte della tradizione, della storia e dell’ambiente del nostro paese e dei suoi dintorni. Sempre nella speranza che siate voi lettori a scriverci cosa vorreste leggere nelle nostre pagine mensili. E dunque, vi auguriamo buona lettura, e soprattutto un buon anno. Anche nel 2005, "Voci dalla Rocca", la voce del paese, sarà con voi.
di Francesco Noferi
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Tutto è cominciato con un articolo sul quotidiano “La Nazione” di sabato 4 dicembre (ve lo avevamo anticipato sull’ultim’ora dello scorso numero). La RFI - Rete Ferroviaria Italiana - e cioè la società del gruppo “Ferrovie dello Stato” che si occupa delle infrastrutture e delle piccole stazioni, annuncia una serie di “importanti” interventi sulla tratta Pisa-Lucca per rendere più veloci i treni e più agevole il transito dei passeggeri dalle stazioni. Bene, diciamo noi. Finalmente la giusta considerazione per una linea, come quella che da Pisa va a Lucca, frequentata ogni giorno da numerosi pendolari, ma che ha delle stazioni non sempre all’altezza. Cerchiamo subito nel testo dell’articolo, prima ancora di leggerlo, la parola Ripafratta, ma ahimè non la troviamo. Allora leggiamo l’intero pezzo. Niente. Impossibile, ci diciamo, le stazioni della tratta Pisa-Lucca sono solo tre: S.Giuliano, Rigoli e Ripafratta. Non si scappa; se hanno in cantiere interventi a S.Giuliano e a Rigoli, ci sarà qualcosa anche per noi. Invece, no. Niente. La Stazione del capoluogo è in via di ristrutturazione, grazie all’interessamento del Comune, che la dovrebbe trasformare, tra l’altro, in un punto di informazione turistica. Inoltre, stanno costruendo un secondo binario accanto a quello pre-esistente. A Rigoli, invece, hanno fatto un bel sottopassaggio nuovo di zecca (necessario, secondo la legislazione vigente, per la presenza di due binari), con rampa d’accesso per i disabili e linee guida a terra per non vedenti. Come se non bastasse, hanno installato scambi più efficienti, che possono essere percorsi dai treni anche a 60 Km all’ora. Prodigi della tecnologia. Ma Ripafratta - vergogna delle vergogne - non è nemmeno citata. Nonostante l’affluenza di utenti e viaggiatori sia superiore persino alle altre due. Infatti, nella nostra stazione - che è l’ultima prima di Lucca - convergono ogni giorno pendolari (e lo sappiamo per conoscenza diretta) da Pugnano, Filettole, Nozzano, Balbano, Cerasomma, Montuolo, Fagnano e persino dalla periferia di Lucca. E nonostante la stazione di Ripafratta sia la più mal messa di tutto il lungomonte. Il Comitato - a cui avevamo fatto presente l’ignobile presa in giro - ha subito fatto pubblicare un articolo su “La Nazione” del 15 dicembre, dal titolo - a grandi lettere - «Ripafratta nel dimenticatoio». Vediamone qualche passo. SAN GIULIANO - Per le Ferrovie dello Stato la stazione di Ripafratta non esiste. All’indomani degli annunciati interventi di potenziamento sulla linea Pisa-Lucca, il «Comitato per Ripafratta» punta il dito contro questa «dimenticanza». […] «Un errore - prosegue il Comitato - che tradisce una scarsa conoscenza del territorio da parte della RFI […]. Le condizioni degli edifici sono vergognose (sala d’aspetto con scritte di ogni tipo, erbacce dovunque, vetri rotti e addirittura la mancanza di una macchinetta obliteratrice, così come vergognosa sono la manutenzione del piazzale e l’impossibilità per i viaggiatori di usufruire dei bagni pubblici, dal momento che l’accesso è stato letteralmente murato. Infine, non c’è traccia di rampa d’accesso per i disabili né tanto meno delle linee guida per ipo-vedenti tanto sbandierati da RFI per la stazione di Rigoli. Adesso, c’è solo da aspettare una risposta da parte della Rete Ferroviaria Italiana, sperando che arrivi e che sia esauriente. Noi continueremo a vigilare.
di Francesco Noferi
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Dopo innumerevoli appelli finalmente qualcuno ha risposto concretamente. E sono in molti! Primo fra tutti il maestro Melani che si è impegnato con fervore nell’insegnamento e nella direzione del coro parrocchiale, e questo è stato il punto di traino per molte nuove partecipazioni. Il coro si è arricchito di nuovi elementi (oltre venti in tutto), voci femminili, ma soprattutto di voci maschili. Così rinforzato, si è presentato per la “prima” davanti a un “pubblico” numeroso (e notoriamente esigente) la sera di Natale e la mattina, sempre del 25, ottenendo buoni apprezzamenti e - non meno importante - incoraggiamenti. Le prove serali di questo periodo sono state intensissime e soprattutto molto seguite da tutti i membri al completo che ogni sera riempivano la stanza della biblioteca dalle 21.30 ad oltranza, fino a quando non vinceva il sonno e la stanchezza. C’è stato subito affiatamento con i nuovi partecipanti, anche dovuto al fatto di abitare nello stesso paese da sempre e dal frequentare lo stesso bar e lo stesso gruppo di amici. Ma anche l’intesa e l’affiatamento che si è venuto a creare con il “direttore” stesso è notevole; superata l’iniziale timidezza degli “allievi” il maestro ha saputo creare un clima di tranquillità ed ha saputo aprire il mondo della musica con semplicità rendendolo alla portata di tutti. Ora bisogna guardare al futuro. Facciamo un appello a tutti coloro che vogliono in qualche modo fare qualcosa di divertente (le risate certo non sono mancate…) e al tempo stesso utile (per la comunità), magari imparando anche qualcosa e scoprendo delle “doti” innate. Venite insieme a noi a far parte del coro di Ripafratta! Non servono grandi requisiti, solo passione e voglia di stare insieme. Le prove (salvo che a Pasqua e a Natale, s’intende!) non sono neanche troppo impegnative, e comunque si svolgono la sera, per permettere a tutti di essere presenti. La soddisfazione di aver fatto qualcosa di bello, invece, è impagabile. Insomma, il coro ha bisogno di nuovi amici, che fate, vi tirate indietro?
di Angelica Pardi
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Forse non tutti vi siete accorti che, da qualche tempo, gli argini del fiume sono stati ripuliti da tutta quella vegetazione, sia rovi che canneti, che li infestava. Finalmente è possibile ammirare il panorama dei monti, della Rocca e godersi lo scorrere del fiume.
Tale pulizia, crediamo, possa essere utile, non solo in questo periodo, ma un po’ tutto l’anno. Basti pensare che questa zona potrebbe essere sfruttata come passeggiata (un po’ come la vecchia autostrada, che dopo la nostra iniziativa “Puliamo l’autostrada” - lanciata qualche tempo fa - aveva avuto diversi “clienti” ben felici di passeggiare dopo cena al pulito godendosi l’aria fresca), aggiungendo magari qualche panchina per riposarsi o qualche tavolo fissato a terra fatto con i legni, oppure qualche gioco per i bambini accompagnati dai genitori o dai nonni, come ad esempio un’altalena (questo pensando a ciò che hanno fatto in prossimità dell’argine a Pontasserchio, nel tratto vicino alla chiesa, dove lo spazio è più ampio) che potrebbero essere usato per fare spuntini o merende, in primavera ed in estate.
Sempre sull’argine sinistro inoltre è stato sistemato il percorso di pista ciclabile interamente percorribile che collega il nostro paese con, appunto, Pontasserchio. Tutto questo rientra nel piano più generale di rivalutazione del lungofiume, sia dal punto di vista ambientale che “sportivo,” con la pesca, con la creazione di piste ciclabili, e percorsi per il canottaggio (cose già in previsione a Pontasserchio, ma che potrebbero essere adottate anche per Ripafratta).
Nei periodi estivi inoltre, se avete notato, sono molte le persone che sfruttano gli argini del fiume per correre in tranquillità, sia a piedi che in bicicletta, lontani dalle macchine che sfrecciano ad alta velocità nelle strade e dall’inquinamento. Un motivo in più per valorizzare e migliorare il territorio del nostro paese, realizzando magari anche nuovi e più pratici accessi agli argini stessi dal paese..
Nella prossima pagina vedete alcune immagini dell’argine del Serchio, ripulito dai rovi e dalle canne.
di Luca Casapieri
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Che cosa significa per un paese avere una piazza? A questa domanda, molti compaesani non sapranno rispondere. Lo potranno fare solo quelli che hanno avuto il privilegio di conoscere la nostra Ripafratta nell’immediato dopoguerra. Per gli altri, l’assenza di un luogo di ritrovo è semplicemente data per scontata. E questa è una cosa terribile. Che ci si sia naturalmente rassegnati a non incontrarsi in un luogo pubblico, a scambiarsi idee, pareri, commenti sulle attività paesane. Questa è a nostro parere una delle cause più profonde e meno considerate della tanta indifferenza che si respira in paese. Manca semplicemente un luogo di confronto. E’ vero, c’è l’ex-Asilo, villa Danielli Stefanini; ma non è la stessa cosa, è uno spazio “chiuso”, anche quando si sta nel cortile. Come qualunque studioso vi potrà confermare, l’importanza degli spazi “pubblici” aperti in una società non è opzionale. Non è un lusso, l’avere una piazza, per un paese di seicentocinquanta persone. E’ una necessità, è vitale, come dobbiamo dirlo? Ripafratta ha bisogno di una piazza più di qualsiasi altra cosa; ne ha bisogno dal punto di vista estetico (un centro storico non è degno dello spettacolo di auto accatastate l’una vicino all’altra), e soprattutto dal punto di vista sociale. Ma una piazza non ci potrà mai essere senza un luogo dove lasciare le macchine. Solo allora sarà possibile, finalmente, dopo tanti anni, far “respirare” Ripafratta, liberarle i polmoni intasati dalle automobili e dalla sporcizia. Serve un vero e proprio piano di riqualificazione del centro storico del nostro paese, in vista dello sviluppo delle sue potenzialità turistiche, che lo inseriranno a pieno titolo, come “ciliegina” finale, nel percorso storico del lungomonte. Serve un piano, che preveda due o tre cose sole. Un parcheggio, una piazza e la manutenzione di entrambi. Un parcheggio per liberare il centro, una piazza vera per valorizzarlo, e la manutenzione per non cadere più nei soliti cliché di paese “dimenticato”. Serve questo piano, ma più ancora serve che venga messo a punto il prima possibile. Ecco perché diciamo che il 2005 dovrà essere l’anno del parcheggio. Non certo della costruzione materiale - per quella ci vuol tempo, ce ne rendiamo conto - ma almeno per la definitiva stesura di un progetto, che veda finalmente risolto il nodo della proprietà dell’ex-salumificio. Perché la situazione - anche con l’arrivo di nuovi nuclei familiari in paese - sta diventando sempre più grave, con le auto lasciate ovunque, fonte di disagi e malumori; una situazione ambientale oltretutto rischiosa e pressoché insostenibile per i pedoni, che danneggia anche l’economia degli esercizi pubblici che si vedono sfuggire clienti di passaggio impossibilitati a fermarsi con la macchina. Una vera e propria piaga. Cui bisogna porre rimedio urgentemente. Sappiamo che grazie alla mediazione del Comitato, si è arrivati all’interessamento delle autorità Comunali in materia. Non che promesse al riguardo fossero mai mancate negli anni passati, anzi.Ma di fatti pochi. Ora, sembra che almeno la discussione sia seria. Il Comune ha preso contatti, come dicevamo prima, con la proprietà dell’ex-Salumificio per un progetto di recupero dell’area che preveda anche la creazione di un parcheggio, oltre al recupero in qualche modo della villa centrale. Un progetto ambizioso e che certamente vediamo con favore, soprattutto per la creazione di nuovi spazi pubblici (posti auto, ma anche l’edificio centrale), cosa a cui noi guardiamo sempre con grande interesse. Il problema, in tutta questa vicenda, è che le trattative - per i motivi più vari - sono tuttora in corso. E minacciano di esserlo ancora a lungo. Mentre Ripafratta non può permettersi di aspettare tanto, dopo aver sperato per tutti questi anni, in una condizione senza pari in tutto il lungomonte sangiulianese. Serve dare un bel colpo di acceleratore alla questione dell’ex-Salumificio per concluderla nel 2005 che abbiamo davanti e per includerla poi in un più ampio progetto che - come dicevamo - preveda il rifacimento della piazza del paese. Perché non vorremmo che quest’ultima questione finisse nel dimenticatoio. Insomma, se non si fosse capito, il parcheggio non è fine a se stesso, serve solo a togliere quelle macchine di lì e a farci respirare tutti. Una volta libero, quel rimasuglio di marciapiede tutto buche e asfaltaccio deve diventare una piazza con tutti i crismi. Non grandi cose dispendiose, no. Di quelle Ripafratta non ha bisogno. Piuttosto piccole cose dignitose, che siano anche facili da mantenere. Cosa dite, è parlare al vento? Forse, ma qualcuno deve continuare a parlare, per ricordare che Ripafratta ha una voce. Anzi, più “voci”. E poi non credo che le nostre istanze, se dette con forza ma anche con serietà, possano cadere così nel vuoto. Il Comitato ha sempre trovato disponibilità all’ascolto quando si è rivolto al Comune. Perché dovremmo disperare? Bisogna piuttosto continuare a far presente l’urgenza di queste soluzioni, senza arrendersi al trascorrere del tempo e al disincanto che caratterizza tanti compaesani. Anche se è vero che la questione merita una soluzione quanto più rapida possibile. Si sa, la burocrazia ha i suoi tempi, e a volte vanno sopportati e zitti. La pianificazione degli interventi deve poi tener conto di tante realtà. E senza dubbio per Ripafratta si starà lavorando. Ma per l’amor di Dio, signori del Comune, fate che il 2005 sia l’anno del parcheggio.
di Francesco Noferi
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E arrivano anche quest’anno le feste natalizie, con il loro corredo di auguri, di cerimonie, di doni, di pranzi. Forse quest’anno un po’ contenute per vari motivi, e sempre un po’ tristi per i troppi atti di violenza, di guerre, che rendono meno luminosa la stella sulla capanna di Betlem.
Col cuore, a tutti, io auguro tutto il bene che desiderate a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.
Così celebreremo nella nostra Chiesa queste solennità:
Venerdì 24 (ma non è vigilia nera)
Ore 16: S. Messa
Ore 22: S. Confessioni (verrà anche Mons. Ceccotti, Vicario Generale della Diocesi di Pisa)
Ore 24: S. Messa celebrata dal Pievano e resa solenne dai canti del nostro nuovo Coro, diretto dal Maestro Melani.
Sabato 25 S.Natale
Ore 11: S. Messa e Battesimo di Antonelli Samuele Gianluca, (cantata)
Ore 16: S. Messa (e Bacio del Bambino)
Domenica 26 S. Stefano
Ore 11: S. Messa (speriamo con il nostro Vescovo Paolo)
Venerdì 31 dicembre
Ore 16: S. Messa e “Te Deum”
Sabato 1° gennaio 2005
Ore 11: S. Messa
Domenica 2 gennaio
Ore 11: S. Messa
Mercoledì 5 gennaio
Ore 16: S. Messa festiva dell’Epifania (sulla sera passeranno a cantar Befana)
Giovedì 6 Gennaio 2005, Epifania
Ore 11: S. Messa
Ore 16: ultimo Bacio del Bambino
Buone feste, ma che siano un po’ cristiane, o meglio, tutte cristiane!
Il vostro
Don Mario.
DI MONS. MARIO MARACICH
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Come è stato più volte detto e ricordato, quest’anno ricorre un anniversario importante per Ripafratta: cinquecento anni fa, uno dei più grandi architetti militari del periodo - Giuliano da Sangallo - restaurava, consolidava e adattava la rocca di San Paolino, alle nuove tecniche difensive.
Nell’ambito dell’architettura militare, è il periodo della cosiddetta transizione, epoca che ha inciso in maniera indelebile sulla storia, segnando l’inizio di grandi sperimentazioni e la nascita dei più importanti trattati dell’architettura fortificata.
All’impianto originale, dopo aver cimato le tre torri interne al recinto fortificato, il grande architetto, affianca i rivellini, le cannoniere e il barbacane con all’interno la casamatta divisa da tre cannoniere.
Al di là degli ampliamenti eseguiti sulla rocca di Ripafratta, cosa succede negli stessi anni nel territorio circostante e in Italia?
Attraverso alcune comparazioni e richiami, vorrei riportare la nostra attenzione sui primi anni del XVI secolo e in particolare del 1504.
Prima di affrontare l’anno in questione, però, è innanzitutto bene ricordare il periodo storico e i grandi cambiamenti che dai primi decenni del ‘400 si registrarono sul territorio fiorentino.
In quegli anni, infatti, grazie ad alcuni grandi personaggi - Brunelleschi, Donatello, Masaccio – si ebbero cambiamenti che interessarono il modo di pensare ma, soprattutto, nella cultura classica e nell’arte. Si delinearono le prime basi del periodo che segnò la <
di SEBASTIANO AMATO
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La volpe del Roncioni
Parte il Ciuti da Pugnano
per venì a chiamà Giuliano.
Disse: «Senti caro amico,
ascolta me quel che ti dico.
C’è una volpe dal Roncioni
che ci fa votà i coglioni:
quasi tutte le mattine
a noi ci manca le galline».
Disse: «Sì che io ci vengo,
e di questo ‘un me ne astengo».
Ti partiron bene armati
coi calzoni rimboccati,
di cartucce premuniti,
che sembravan dei banditi.
Disse subito Giuliano:
«All’aspetto ci mettiamo,
se per caso sorte fori
lo vedrai che son dolori»
Si riuniron nella strada
Per pote’ aumenta’ la squadra.
Disse il Ciuti: «C’è Narciso,
c’ha un figliolo che è deciso.
Disse: «Sì che io ci vengo,
e di questo ‘un me ne astengo,
anche a me me l’ha mangiate,
bianche, nere e grigiolate.»
Ritornando per la strada,
fu deciso di riaumenta’ la squadra.
Disse il Ciuti: «C’ho un’idea,
di chiama’ il figliol di Drea:
è un ragazzo coraggioso,
assai forte e spiritoso.
Se restasse un po’ ferita,
lui la strozza con le dita»
[…]
Disse il Ciuti: “m’è bastata
s’è inciampato la serata”.
Ritirò tutte le armi,
disse: “questi sì
che son guadagni!”
DI PARDINO PARDINI, DETTO “FILO”
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Ecco come era Ripafratta, ecco come potrebbe essere di nuovo.
Il Ponte sul Serchio non era ancora una realtà, e per attraversare il fiume c’era un “pratico” sistema di “traghetto” (nella cartolina in basso si vede il traghettatore con due “clienti”).
Ma non è uno scenario così impensabile anche per il futuro.
Infatti, più volte noi di “Voci” vi abbiamo riportato in cronaca circa i progetti riguardanti l’abbattimento del ponte sul Serchio, per convogliare il traffico su quello dell’ex-autostrada. Un progetto che l’Autorità di Bacino ha caldeggiato e che il Comune sta prendendo in considerazione, anche per eliminare il passaggio a livello.
di Francesco Noferi
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Questa volta si tratta di meno polvere, sebbene sia stato anche lui per secoli in archivio e ben custodito. Ora non è che sia in giro su panche o sedie a portata di mano di chiunque; è sempre protetto. Si tratta infatti di un prezioso volumetto, rilegato in pelle, su pagine di pergamena, scritto tutto a mano con inchiostro rosso e nero, in un delizioso italiano del 1500. Parlo del libro degli Statuti della Compagnia del SS. Sacramento. Questa compagine era un’associazione di uomini e donne di “Librafatta”, uniti dall’amore per l’Eucaristia e da concrete opere di carità per il prossimo. Quando a Pisa, non molti anni fa, fu fatto il Congresso nazionale eucaristico, fra le altre celebrazioni ci fu anche quella delle Compagnie della Diocesi. Mons. Cartugli, ottimo professore del Seminario, mi chiese il volumetto degli Statuti. Con competenza e buon gusto, trasportò le pagine scritte a mano in un libretto stampato, che venne messo a disposizione dei fedeli. Ho qui davanti a me il volume originale. E’ aperto alla prima pagina. In cima a questa c’è il monogramma di Cristo (IHS), e poi subito comincia così: «Al nome dell’eterno Dio e della gloriosa sempre Vergine Maria, delli Apostoli Sa’ Pietro e Sa’ Paolo e del glorioso San Bartolomeo n˜ro advocato e protettore di questo borgo, e di tutta la celestiale corte del Sa˜to paradiso.» «Ad honore et revere˜tia della Sa˜ta Romana Chiesa, e del Santisso in Xto padre Pappa N. e ad honore e rev.tia del Revmo Mons. N. Digmo (cioè degnissimo) Vesvo di Lucca (Ripafratta a quel tempo dipendeva da Lucca) e a salute di tutti fratelli e sorelle di questa Compagnia. Amen. “Quia bonum et iocundum habitare fr˜es in unum”, dice David nel Salmo 132, ché e bona cosa che li fratelli habitino in sieme in unione, in carità et pace e in timore di Dio.» Il teso continua dicendo «essere questi li capitoli et ordini di nostra Compagnia intitolata del Corpus Domini nel Oratorio (la vecchia Chiesa ora diroccata in cima a via Lega o via Lavanella), di detta Compagnia, nel Comune di Librafatta, diocesi e vescovado di Lucca.» Il testo prosegue poi con la data precisa dell’elezione di quattro uomini di un direttorio, il 7 Maggio 1553, e dicendo che il non osservare i capitoli non era peccato mortale. E seguono i capitoli, in numero di 24, specificando modi di preghiera, di assistenza ai malati di suffragio per i Morti, di processioni. Mi piace però trascrivere il Capitolo 11, “De paciali et lor offitio”. Dice così: «Perché lo inimico di tutte le buone opere cercha se˜pre di seminare zizzanie et discordie infra li devoti et servitori di Dio e perciò che simili discordie no regnino in fra li fratelli, ordiniamo che in no˜ra Compagnia si faci dua paciali, li quali debbino essere vigilanti che quando sentissono essere alcheduna discordia in fra li n˜ri fratelli, cerchino di mettergli d’accordo e ridurli a vera fratellanza». Lo spazio delle “Voci” non permette di ricordarne altri. Chi avesse il desiderio di approfondire la conoscenza, si rivolga al Pievano. L’approvazione dei Capitoli porta la firma del Vicario Generale di Lucca, certo Ambrosino, per il Vescovo «Alessandro Guidiccionj, per grazia di Dio e della sede Apostolica, Vescovo di Lucca» e porta la data 23 luglio 1534. Questa è storia, storia di vita, di fede e di opere. Anche quella volta c’erano lotte fratricide, odii e cattiverie che non avevano nulla da invidiare alle violenze moderne. Soltanto, c’è una differenza fra ieri e oggi: ieri avevano fede in Dio, nella Vergine, nei Santi patroni e si raccomandavano a loro. Oggi molto, troppo meno, e i frutti si vedono. Così finisce questa seconda “spolverata” dell’archivio della Pieve. Spero che ci sia una terza a Dio piacendo e complice la vostra pazienza.
DI MONS. MARIO MARACICH