"Voci dalla rocca", il numero di Aprile 2006

Indice

Editoriale
Intervista a Don Tiziano Minnucci
"Ripafratta e Filettole: due parrocchie una sola pastorale"
Il primo saluto di Don Tiziano
Tanta gente sul fiume e poi in chiesa: così Ripafratta ha accolto il nuovo parroco
Il messaggio di benvenuto
Gli auguri di Mons. Benotto
La festa e Don Tiziano visti dalla parte di Filettole
I Cambiamenti nella vita della parrocchia
Verbale del Consiglio Pastorale del 24/04/2006
Festa di Primavera: il programma del 27 e 28 maggio
Lettere dei nostri lettori
Ripafratta-Farneta, fra ricordi e speranze ...
Un anno di vita ecclesiale nella Tradizione
Molina di Quosa e la "Faida di Comune" del Carducci


Editoriale

Abbiamo un po' imparato a conoscerlo, Don Tiziano, in queste poche settimane passate con lui. E siamo sicuri che, da persona davvero semplice e modesta qual è, trasalirà quando si vedrà "baciare la mano" come un Vescovo in copertina. Chiediamo scusa in anticipo, Don Tiziano… Eppure noi abbiamo voluto lo stesso mettere questa foto in prima pagina. Prima di tutto perché è molto bella: dobbiamo ringraziare (anche per le altre che trovate a pagina 6 e 7) Livio Bargagli Stoffi, un amico di "Voci dalla Rocca" (e tra l'altro ex-membro della Redazione), che sta dimostrando il suo talento in questo campo. In secondo luogo perché la foto è molto evocativa dell'affetto con cui Ripafratta accoglie il suo nuovo Pievano (e non c'era modo migliore di dimostrarlo che quel gesto affettuoso, semplice e spontaneo fatto dalla nostra Gioconda, che gli ha consegnato la stola sul ponte). E infine, anche perché, va detto a titolo di cronaca, Don Tiziano ha subito lasciato perdere il bacio alla mano e si è prodigato in un più fraterno abbraccio. E dunque, ci siamo arrivati, alla fine. Il 1 aprile è passato, Don Tiziano è ufficialmente parroco di Ripafratta, ed ha già affrontato la "prova del fuoco" della Settimana Santa. "Calmate" le acque e superata l'emozione, anche noi di "Voci dalla Rocca" usciamo con questo numero di aprile, e con un editoriale che ancora una volta è scritto a nome di tutta la Redazione, come succede per le occasioni di una certa importanza. Ripafratta si trova dunque ad avere, a pochissimo tempo dalla scomparsa di Don Mario, un nuovo parroco "stabile", ed è questa una bella cosa, per niente scontata. Insieme a Don Tiziano la nostra parrocchia e tutto il paese comincerà un "viaggio" insieme a Filettole. Gli scambi saranno sempre più frequenti, le collaborazioni intensificate; con calma e col tempo, naturalmente. Un primo banco di prova l'abbiamo già avuto con questa Settimana Santa 2006 (la via Crucis di Filettole ha visto la partecipazione anche dei giovani di Ripafratta; per Pasqua il gruppo donatori di sangue "Fratres" di Filettole ha donato delle uova da benedire alla chiesa di Ripafratta…). Tutta la Redazione di "Voci dalla Rocca" porge dunque le sue congratulazioni a Don Tiziano e gli fa i migliori auguri per la sua nuova, impegnativa, missione. Anche noi del giornalino saremo pronti a collaborare con lui nei modi e nei tempi che ci sono propri, per contribuire sempre di più allo sviluppo sociale, spirituale e comunitario del nostro amato paese. Questo numero è dominato in gran parte del tema cui abbiamo accennato finora. L'ingresso di un nuovo parroco è certamente un evento di importanza storica per un paese come il nostro e giustamente abbiamo voluto dedicargli la maggior parte dello spazio. Avremmo voluto far uscire prima questa edizione di aprile, ma le feste pasquali ci hanno costretto a rimandare; in questo modo, però, abbiamo avuto modo di pubblicare più articoli, più lunghi e belli e di più persone. Troverete all'interno anche il messaggio di auguri che Mons. Benotto ha fatto pervenire a Don Tiziano (e che è stato pubblicato su uno degli ultimi numeri di "Credere è Vivere", il giornalino delle nostre due parrocchie che senz'altro avrete ormai imparato a conoscere). Ringraziamo tutte le persone che hanno collaborato, e un grazie ancora a Livio Bargagli Stoffi per la gentilezza con cui ci ha concesso le foto. Troverete anche i cambiamenti negli orari delle Messe e nella strutturazione stessa della parrocchia: è stato infatti nominato il primo Consiglio Pastorale (provvisorio) di Ripafratta, che aiuterà e consiglierà il parroco nella gestione della parrocchia e delle attività connesse. Ci sarà spazio anche per alcune anticipazioni sul programma della Festa di Primavera, che come saprete è prevista per il 27 e 28 maggio. Per questo dobbiamo ringraziare il Comitato e le tante persone che con il Comitato stanno collaborando o hanno aderito all'associazione. Siamo molto felici che, in ogni campo, si stia registrando una crescente partecipazione dei Ripafrattesi alla vita del paese. Speriamo che questa tendenza continui e si irrobustisca. Un ultimo saluto lo vogliamo dedicare ad alcuni nostri lettori particolari. Anzitutto quelli di Filettole (che con l'unità pastorale sono giustamente interessati anche a quanto accade a Ripafratta. Speriamo che vogliano anche contribuire all'arricchimento di questo notiziario). E infine, un caro amico e abbonato di "Voci dalla Rocca": Mauro, che direttamente dal Sud Africa, ci ha telefonato per farci le congratulazioni (ci riceve ogni mese) e gli auguri di Pasqua. Tutta la Redazione lo ringrazia di cuore e spera di poterlo incontrare presto. Buona lettura. N.B. Vi preghiamo di avere pazienza con le consegne i numeri perché gli "abbonati" sono raddoppiati e dobbiamo ancora "rodare" nuove modalità.

della redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro

CRONACA ...

Intervista a Don Tiziano Minnucci


Anzitutto, don Tiziano, come è stato (e come sarà) per lei entrare in una parrocchia che ha avuto un solo parroco per quasi 60 anni? E come ricorda lei personalmente Don Mario?

Il mio ricordo di don Mario come confratello nel sacerdozio, nelle riunioni tra parroci che abbiamo tenuto negli ultimi 8-9 anni e nei moltissimi incontri conviviali, pranzi, cene ecc coincide totalmente con il vostro ricordo, il vostro affetto e la vostra nostalgia. Provo ancora molto imbarazzo e trepidazione nel prendere il suo posto all'altare e usare il suo stesso messale, il suo stesso calice, la sua stessa casula... però sono anche convinto che dall'alto Lui ci vede e ci benedice ancora, come ho tentato di dire anche nella notte di Pasqua. Penso che quella particolare omelia contenga più precisamente il mio pensiero a riguardo ed i miei sentimenti per don Mario.

Ci può dire - sinceramente - qual è stato il suo primo pensiero quando qualcuno (il vescovo in persona?) le ha chiesto di prendersi questa "nuova paternità"?

Dopo un "sondaggio" di un suo delegato è stato l'arcivescovo in persona che con un gran sorriso me l'ha chiesto molto cordialmente. Sinceramente un qualche sospetto ce l'avevo. E un po' temevo questa richiesta a cui ho però subito aderito perchè sono convinto che questo passo sia per il bene delle due comunità, la mia persona viene dopo. I preti cambiano, le comunità e le scelte rimangono.

Si può presentare brevemente ai ripafrattesi dicendoci un suo pregio e un suo difetto che si riconosce?

Tanti difetti e non tanti pregi ma attenti: il sacerdote non deve essere seguito per le sue doti, la sua bravura, simpatia, immagine esteriore, carattere ecc, bensì per il messaggio che porta, i sacramenti che celebra, la Parola di Dio che grazie a lui si capisce e si vive di più. Recita un famoso detto il saggio indica la luna, lo stolto osserva il dito. Ecco, tante critiche o lodi al parroco distolgono dal vero suo significato: portare a Dio, non a se stesso.

E' difficile, per molti motivi, dire già ora cosa vorrà fare a Ripafratta; ma sappiamo che si è riunito già il primo consiglio pastorale ed insieme avete discusso sulle cose da fare. Personalmente, ci può indicare due o tre priorità per la sua opera a Ripafratta?

Anzitutto fare amicizia con le persone (come del resto faceva Gesù), conoscere praticanti e non. inoltre è importante risvegliare l'animo missionario e apostolico e basare sempre di più le nostre attività e la soluzione dei nostri problemi sulla Parola di Dio. Come disse Benedetto XVI all'inizio del suo pontificato: nella Scrittura c'è tutto il programma pastorale, non nella politica, nella sociologia o altrove.

Questo primo anno a Ripafratta la vedrà subito particolarmente impegnato. Ci sono ricorrenze che lei affronterà per la prima volta, come il 14 agosto a Rupecava, l'8 settembre, e anche la Festa Triennale. Come pensa di comportarsi in occasione di queste nostre antiche tradizioni?

Le tradizioni non sono una cosa morta ma vivono con noi e sono per noi, nel senso che ci devono aiutare a vivere la fede oggi. quindi non sono un patrimonio inanimato e statico ma in continua evoluzione come del resto è anche il dogma della fede cattolica e la nostra liturgia che in venti secoli è cambiata radicalmente. La stessa storia della parrocchia di Filettole ci insegna che la festa del crocifisso è stata più volte rimaneggiata anche profondamente dai miei predecessori: forse proprio per questo anche oggi è viva e vegeta e trova adesione anche da parte di non paesani. Il mio comportamento sarà anzitutto di ampliare la proposta spirituale, ricentrare tutto - come detto - sulla Parola di Dio e di mantenere ciò che è buono ed eventualmente pensare con il Consiglio Pastorale qualche ritocco nella continuità sostanziale.

Come vede il cammino con Filettole? Alcuni primi contatti ci sono già stati, ma lei ha più volte annunciato di non voler assolutamente forzare i tempi. Quale e quando sarà il primo passo concreto? Insomma, da dove si può cominciare a collaborare (pur nel rispetto delle identità reciproche)? E ancora: per le famiglie e le persone che non sono vicine alla parrocchia, questa nuova unità pastorale sarà un deterrente o piuttosto uno stimolo?

Il primo passo c'è già stato: la via crucis insieme, gli incontri tra catechisti e quelli informali, inoltre vedo diversi filettolini alle liturgie ripafrattesi; meno però passano il ponte in senso inverso! Prossimamente i primi appuntamenti per entrambe le comunità della scuola della parola e le riunioni "a camere riunite" cioè dei due Consigli Pastorali dai quali nasceranno idee per i prossimi progetti.

a cura della Redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro

Don Tiziano a Ripafratta

"Ripafratta e Filettole: due parrocchie una sola pastorale"

Le parole di Don Tiziano, dal 1 aprile parroco anche di Ripafratta. Una nuova realtà, circondata da speranze e timori, da entrambi i lati del Serchio


Con l'ingresso canonico di Don Tiziano Minnucci in qualità di Pievano di Ripafratta cambia qualcosa nel nostro paese. E cambia in maniera definitiva e, potremmo dire, "storica". La parrocchia di Filettole e quella di Ripafratta, d'ora in avanti, si apprestano ad avere una "pastorale" comune, pur rimanendo distinte sia come entità che come comunità. L'inizio del ministero pastorale di Don Tiziano a Ripafratta, il 1 aprile, è partito sotto i migliori auspici. Un gran numero di persone lo ha accolto già sul ponte, dove i ripafrattesi lo hanno preso "in consegna" dai filettolini; è stata organizzata un vera e propria processione, seppur breve (e dobbiamo ringraziare tutte le persone che si sono "incappate", dando solennità alla cerimonia). Data l'eccezionalità dell'evento, era stato portato in processione anche un antico crocifisso, che già da molti anni non veniva usato: quello delle "grandi occasioni". Un breve discorso di saluto, poi verso la chiesa, già colma di fedeli venuti da entrambi i lati del Serchio. La Messa solenne, con i riti dell'ingresso canonico (bacio del crocifisso, aspersione, consegna delle chiavi del tabernacolo, della stola per la confessione, degli olii sacri, della "sede" per presiedere la Messa). Il discorso di saluto a nome del popolo di Ripafratta è riportato nelle prossime pagine. Il coro, che si era preparato davvero con passione, buona volontà e costanza, ha animato la Messa. Dopo, rinfresco all'Asilo per il clero, i collaboratori e tutti i fedeli che avevano partecipato alla funzione. Anche l'organizzazione di questa ulteriore "festa nella festa" è stata un bel momento di comunità: infatti tutte le vivande erano state preparate (bene) da numerose donne del paese. Con la cerimonia del 1 aprile, che Lavinia Bianchi vi racconta meglio nelle prossime pagine, Ripafratta non solo ha un nuovo parroco, ma anche un nuovo "compagno di strada". La tanto discussa (a proposito e a sproposito) "unità pastorale" fra le due parrocchie, si avvia lentamente e progressivamente a divenire realtà. Nonostante l'intenzione sia, per ora, di non voler assolutamente forzare i tempi. Se ne è parlato ampiamente la sera del 5 aprile, quando, all'Asilo, si è tenuta la prima assemblea parrocchiale di Ripafratta, presieduta da Don Tiziano stesso. La direzione verso cui stiamo andando "non è la fusione delle due parrocchie, che invece rimangono sia come identità che come personalità giuridiche distinte", ha insistito il Pievano. "Ma bensì, una stretta collaborazione fra i consigli pastorali, i catechisti, tutte le realtà del laicato delle due parrocchie". Insomma, la "politica" pastorale sarà una sola: uno solo l'orientamento, l'indirizzo, la formazione. Questo, nell'ottica anche del tema "unità pastorali" lanciato dal Vescovo in occasione della sua visita in Valdiserchio. Sempre più si andrà verso una collaborazione di questo genere fra le parrocchie, perché lo spirito di campanile non è più compatibile con le necessità, i ritmi, le novità della vita moderna (basti pensare ai giovani, molti dei quali vedono ormai il paese come un "dormitorio" e per tutte le loro attività si spostano in città o nei paesi più grandi). La sfida di questa nuova unità pastorale, la prima - tra l'altro - ad essere formata da frazioni di due comuni diversi, sarà proprio questa: una "pastorale" convincente e forte che riesca a venire meglio incontro alle esigenze dei fedeli e che sproni all'avvicinamento anche coloro che non frequentano la parrocchia. Per far questo, dovrà liberarsi del campanilismo ottuso riconoscendo che questo risulta sempre più incomprensibile soprattutto per i giovani, che rischiamo di perdere per strada; dall'altra, saper anche promuovere lo spirito di appartenenza alla comunità, valorizzando le tradizioni e facendole conoscere anche ad altri, coinvolgendo in esse anche le nuove famiglie. Senz'altro, infatti, la scommessa principale e l'indicatore da cui si vedrà il successo o meno di questa nuova realtà saranno, come abbiamo detto, i giovani e le nuove famiglie. Entrambi hanno bisogno di vedere un'apertura mentale nuova; ma al contempo, non avrebbero nessun interesse ad integrarsi in un paese che ha dimenticato la sua storia e le sue tradizioni, che è rimasto un agglomerato di case "senz'anima". Questa novità, inoltre, consentirà una maggiore stabilità delle attività della parrocchia, a cominciare dalla sicurezza di avere un parroco sicuro (cosa che invece non è successa per tanti altri paesi, dove viene semplicemente detta Messa la domenica). Ma anche le attività di catechismo ne risentiranno positivamente, e non solo a livello di orientamento e pastorale, ma anche per temi più pratici (la scarsità dei catechisti, il sempre crescente numero di bimbi…). Sono verosimilmente molte le novità che Don Tiziano introdurrà, anche se col tempo. La sua attività pastorale, come dimostra la parrocchia di Filettole, è intensa e ricca di iniziative. L'augurio è che anche da parte dei Ripafrattesi ci sia la stessa disponibilità a collaborare e progredire nel cammino. I primi segnali, incoraggianti, vanno fortunatamente in questa direzione. L'incontro fra il nuovo parroco e i nuovi parrocchiani è stato positivo e perfino affettuoso (cosa che non era affatto scontata, dopo che i Ripafrattesi hanno amato per così tanto tempo Don Mario). Le prime iniziative comuni sono per la verità già state avviate. Il 31 marzo, come vi avevamo preannunciato, Ripafratta e Filettole hanno esordito come unità pastorale alla Via Crucis di Vicariato, a Vecchiano, leggendo una stazione unica. E la sera del Venerdì Santo, a Filettole, la processione di Gesù Morto è stata animata dalle letture delle quattro "stazioni" preparate per metà dai ragazzi di Filettole e per l'altra metà da quelli di Ripafratta. E' stato anche un modo (importante) per cominciare a far conoscere le due realtà giovanili dei due paesi. Un passo avanti verso l'integrazione. Questo ci porta direttamente alla Settimana Santa, che Don Tiziano ha voluto arricchire, a Ripafratta, di nuove iniziative che speriamo diventino tradizioni. Il martedì, in chiesa, l'adorazione eucaristica: a svolgere una meditazione è stato chiamato anche un frate francescano di Pisa; subito dopo la Messa. Il mercoledì, la tradizionale Via Crucis a conclusione della Quaresima, nel cortile dell'asilo, con l'aggiunta di un sacerdote disponibile per le confessioni (Don Tito); il giovedì la Messa con la lavanda dei piedi (quest'anno il pomeriggio); il venerdì - giorno di lutto, con le croci velate - l'adorazione della croce e la lettura del Passio; infine la Messa della Veglia, con l'accensione del cero pasquale (sul quale Don Tiziano ha fatto disegnare la Madonna di Rupecave); dopo la Messa, un momento di convivialità all'Asilo, per farsi gli auguri e assaggiare un po' di colombe e cioccolata calda (altra novità molto apprezzata da tutti). Passato dunque il momento festivo della Pasqua, si Ripafratta comincia per la prima volta il cammino quotidiano con il suo nuovo parroco. Ormai formato il Consiglio Pastorale (vedere prossime pagine), si guarda già ai primi interventi da fare in parrocchia, sia a livello di pastorale, sia di gestione, sia per quanto riguarda la struttura stessa della chiesa.

di Francesco Noferi

Torna ad inizio pagina - Indietro

Il primo saluto di Don Tiziano

Grazie al mio Vescovo, ai miei genitori e familiari, oggi significativamente seduti accanto a Celina, grazie a tutti gli amici di Filettole, non solo collaboratori, ma veri e propri amici, fratelli e sorelle di fede. Ma soprattutto e prima di tutto grazie a Dio, che in questi 10 anni mi ha amorevolmente tenuto la Sua mano sul capo e mi ha conservato la fede, la vocazione e il desiderio di essere prete, parroco e apostolo del Vangelo in mezzo a tante avventure e vicende. Si dice che Ripafratta sia una parrocchia "piccola", ma è piena di persone vive, animate da fede sincera a cui voglio già molto bene, che mi hanno fatto sentire subito come a casa, anzi in famiglia. Questo grazie all'opera di don Mario che ne ha curato la formazione umana e religiosa e al quale dedico il più affettuoso e sincero pensiero di ricordo. Proprio dalla sua figura di parroco mi farò guidare per esprimere al meglio le mie caratteristiche di sacerdote… ma vi prego fin d'ora di sopportare pazientemente i miei limiti e difetti, aiutandomi ad essere pastore secondo il buon cuore di Dio. Buon cammino insieme.

di Don Tiziano Minnucci

Questo è il discorso che Don Tiziano Minnucci ha pronunciato in occasione del suo ingresso canonico a Ripafratta, il 1 aprile scorso.

Torna ad inizio pagina - Indietro

Don Tiziano a Ripafratta

Tanta gente sul fiume e poi in chiesa: così Ripafratta ha accolto il nuovo parroco

"Mi lascerò guidare dall'esempio di Don Mario", ha detto il nuovo parroco. Il Vescovo ha consegnato a Don Tiziano gli oggetti simbolici che gli serviranno durante il suo ministero di parroco. Dopo la Messa, la "festa" si è stostata all'Asilo, dove le donne di Ripafratta avevano preparato un ringresto che tutti hanno particolarmente gradito ...


Sabato 1 Aprile si è tenuta la cerimonia che ha accolto definitivamente don Tiziano nella nostra parrocchia. La solenne celebrazione ha avuto inizio con l'accoglienza sul ponte: la processione è stata guidata da un antico e bel crocifisso ("delle grandi occasioni", come è stato chiamato) e da due lampioni da processione portati anch'essi da alcune persone "incappate", che gentilmente si sono messe a disposizione. Un gran numero di ripafrattesi ha seguito la celebrazione, senza dimenticare gli abitanti di Filettole che hanno voluto seguire il parroco in questo giorno così importante ed essere presenti. La processione è stata lietamente accompagnata dalle campane che hanno suonato a distesa fino all'ingresso in chiesa. Poco dopo, alle 16, don Tiziano e il Vescovo, entrando in chiesa, hanno dato il via alla solenne concelebrazione: per prima cosa il Vescovo, ancora sulla soglia della chiesa, ha fatto baciare a don Tiziano il crocifisso, poi gli ha consegnato l'aspersorio con l'acqua santa col quale don Tiziano ha benedetto per la prima volta i fedeli ripafrattesi; più tardi, durante la cerimonia, il Vescovo gli ha "consegnato" anche la stola viola per la confessione, gli oli sacri e le chiavi del tabernacolo, e infine "simbolicamente" , la "sede" , cioè il trono da cui presiede la messa. Il Vescovo nelle sue parole ha ricordato naturalmente don Mario, uomo mite, colto e intelligente che ha compiuto fino in fondo la sua missione; e ha poi dato il benvenuto a don Tiziano ricordandogli l'impegno e la costanza necessari per adempiere a questo "doppio servizio" che si appresta ad intraprendere. Don Tiziano nel suo discorso di insediamento ha ringraziato innanzitutto Dio, il Vescovo, i suoi genitori e tutti i suoi familiari ma anche la popolazione di Ripafratta che tutta lo ha sostenuto rendendogli così più leggero il suo servizio pastorale già tracciato da don Mario. Ha concluso augurando a tutti noi "Buon cammino insieme!". Il coro di Ripafratta ha animato la messa con sincera partecipazione (e li ringraziamo per il loro impegno, dato che essendo nel periodo pasquale il lavoro è stato doppio). Dopo la Messa, all'Asilo si è tenuto un grande rinfresco preparato grazie alla pazienza e competenza di tante donne di paese che si sono date da fare e hanno allestito i tavoli con tanti dolci e salatini. Cosa che è stata molto gradita da tutti. La mattina seguente, nella messa della domenica, don Tiziano ha ancora una volta sentitamente ringraziato tutti per la bella accoglienza.

di Lavinia Bianchi

Torna a inizio pagina - Indietro

Il messaggio di benvenuto

Caro Don Tiziano, il popolo di Ripafratta le dà il più caloroso benvenuto nella nostra parrocchia e nella nostra comunità. Sono tante le cose che vorremmo dirle, ora che lei si appresta ad assumere un incarico così importante e così impegnativo qui a Ripafratta, in questa secolare pievanìa.
Anzitutto, però, vorremmo esprimere gratitudine al nostro Arcivescovo. Grazie, Eccellenza, per aver dato alla nostra comunità un pastore sicuro e stabile in così breve tempo. Abbiamo vissuto un momento di grande commozione in occasione della scomparsa del nostro Don Mario, e anche di spaesamento: una sensazione mitigata però dalla presenza costante di Don Guido e Don Renato, che desideriamo ringraziare di cuore per quanto hanno fatto per Ripafratta; non dimenticheremo l'affetto con cui ci hanno aiutato in questi mesi difficili.
Siamo sicuri, Don Tiziano, che Lei saprà inserirsi nel solco dell'esperienza pastorale e umana di Don Mario, amando Ripafratta e la sua gente come lui ha fatto, e conducendola con sicurezza e semplicità sulla via del Signore.


Qui a Ripafratta, non troverà un terreno incolto, sia per la più che cinquantennale azione di Don Mario, che per l'impegno dei laici. Troverà, piuttosto, un terreno molto fertile in cui seminare. Occorrerà pazienza e buona volontà, ma i semi germoglieranno, e i frutti saranno abbondanti. Per tutti: bimbi, giovani, anziani, famiglie:
I bimbi di Ripafratta Le portano in dono la loro innocenza e la loro voglia di vivere. Sono sempre di più, qui nel nostro paese, ma mancano loro momenti di incontro e di aggregazione all'interno della comunità; ci piacerebbe che potessero imparare a stare insieme, a conoscersi di più, a conoscere la realtà parrocchiale e paesana in cui vivono.
I nostri giovani Le regalano il loro entusiasmo. Questi ragazzi meritano attenzione e sollecitudine. Alcuni di loro sono impegnati nelle varie attività paesane e parrocchiali; ma non possiamo nasconderci che molti altri hanno dimenticato di avere una famiglia pronta ad accoglierli che si chiama parrocchia.
I nostri anziani Le portano in dono la loro esperienza e la loro memoria. Sono una ricchezza inestimabile per noi. Non solo sono i custodi delle più antiche e belle tradizioni a cui noi siamo e dobbiamo essere legati, ma sono una risorsa. Pensiamo all'aiuto straordinario che potrebbero portare anche alla chiesa, sotto tanti aspetti.
Le famiglie di Ripafratta La accolgono come uno di casa, Don Tiziano. Sempre più persone vengono ad abitare qui, spesso traslocando dalla città o dai paesi più grandi, in cerca di tranquillità. Alcuni hanno abbracciato lo spirito della comunità. Per altri, l'integrazione con la realtà del loro nuovo paese e della loro nuova parrocchia risulta innegabilmente più difficile. Vorremmo che anche queste famiglie fossero coinvolte in quel "comune sentire" che è alla base dell'esperienza del cammino pastorale.


Vorremmo tanto che tutti si sentissero partecipi della comunità della nostra parrocchia. Lei può aiutarci a farlo, Don Tiziano. Troverà, qui da noi, una presenza consistente dei laici. I catechisti, i volontari, i membri del coro. Li guidi e li aiuti, perché possano diventare sempre di più, e mettersi al servizio di tutta la comunità tramite la parrocchia.
Ma Lei, Don Tiziano, tutte queste cose le sa o le immagina, perché le stesse questioni, gli stessi problemi, le medesime difficoltà e gioie le avrà provate, in tutti questi anni, anche a Filettole. E, allora, aiuti i Ripafrattesi a costruire davvero un ponte verso i loro amici di oltre-Serchio. D'ora in avanti, dovremo camminare insieme, fianco a fianco, guardando al futuro come se fossimo una cosa sola. Naturalmente, ognuno nel rispetto della sua identità e delle sue tradizioni, che certo Lei non mancherà di salvaguardare. Iniziamo dunque questo cammino, anche e soprattutto nel ricordo affettuoso di Don Mario, che quel ponte con Filettole lo aveva costruito davvero con la sua infaticabile opera pastorale di qua e di là dal Serchio, quando ancora le forze glielo consentivano.
Nel sua memoria, che accomuna nell'affetto Ripafratta e Filettole, noi vediamo la prima pietra per costruire questa casa comune. Ci aiuti Lei, Don Tiziano, sotto i paterni auspici del nostro Vescovo, a porre gli altri mattoni.

Intercedano per Lei e per tutti noi la Madonna di Rupecava, San Bartolomeo e il Beato Lorenzo.

a nome del popolo di Ripafratta

Torna ad inizio pagina - Indietro

Gli auguri di Mons. Benotto

Caro Don Tiziano,

A riflettori spenti, e ormai entrato nella ferialità dell'attività pastorale a Ripafratta, desidero esprimerti tutta la mia gioia per il servizio che l'arcivescovo ti ha affidato come nuovo pievano di Ripafratta. Sono contento perché saprai dare nuovo impulso all'attività pastorale per l'annuncio del vangelo e per la guida del popolo cristiano sulle orme di bontà e di profonda paternità che don Mario ha sempre vissuto nel suo lungo ministero di parroco. E sono anche sicuro che i ripafrattesi sapranno apprezzare il tuo zelo, il tuo impegno, la tua serietà sacerdotale, condividendoti con i filettolini che in questi anni hanno saputo apprezzarti nella conduzione della comunità di S. Maurizio.
Anche se a distanza, non mancherò di seguirti con l'affetto e la preghiera, sempre a disposizione, per quanto possibile, ad appoggiare e sostenere il tuo impegno per la nostra carissima Ripafratta. Per te e la tua nuova parrocchia l'augurio fraterno e cordiale di ogni bene, mentre invoco per tutti l'abbondanza delle benedizioni divine. Con un grande abbraccio,

+ Don Paolo, vescovo di Tivoli, ma sempre ripafrattese.

di Mons Giovanni Paolo Benotto

Torna ad inizio pagina - Indietro

Don Tiziano a Ripafratta

La Festa e Don Tiziano visti dalla parte di Filettole

La "cronaca" della celebrazione e la testimonianza di un parrocchiano di Filettole. Che traccia anche un breve ritratto di Don Tiziano.


Don Tiziano Minnucci, parroco di Filettole, è stato nominato anche parroco di Ripafratta a seguito della dolorosa scomparsa del compianto pievano don Mario Maracich. Sorge così, in Valdiserchio, una nuova Unità Pastorale ovvero l'unione di due parrocchie affidate ad un solo sacerdote. Sabato 1 aprile u.s., alle ore 15.30, si è svolta la cerimonia d'ingresso canonico del nuovo parroco a Ripafratta. Come da programma, Filettolini e Ripafrattesi si sono incontrati sulla sommità del ponte che scavalca il fiume Serchio ed hanno accompagnato - in processione - Don Tiziano Minnucci alla chiesa di Ripafratta. Le campane suonavano a festa; l'imponente Rocca di Ripafratta e la Torre segata o Torre dell'Aquila di Filettole, costruite in remote epoche medievali per fini bellici, sembravano assistere - stupite - ad una nuova realtà parrocchiale: due comunità religiose, ubicate su rive opposte del Serchio ed in Comuni diversi, stavano affratellandosi tra loro per percorrere un medesimo cammino di Fede sotto un'unica guida spirituale, pur nel rispetto delle proprie tradizioni e con modi e tempi distinti. Alle ore 16 in punto ha avuto inizio la solenne concelebrazione della S. Messa, presieduta dall'Arcivescovo di Pisa mons. Alessandro Plotti. Questi era coadiuvato dal Vicario Generale mons. Cecconi, dal nuovo parroco di Ripafratta don Tiziano Minnucci e da parroci e ministranti dei paesi vicini. Nel corso della S. Messa, animata dal Coro locale, è stata data lettura del decreto giuridico di nomina del nuovo Parroco. Era presente anche il Sindaco di San Giuliano Terme il quale ha dato un cordiale saluto di benvenuto a Don Tiziano Minnucci. La chiesa era gremita di gente. Al termine della S. Messa Don Tiziano ha ringraziato i parrocchiani di Ripafratta per avergli tributato una calorosa accoglienza, ha espresso viva lode al Signore per avergli fatto dono della vocazione sacerdotale, ha rivolto espressioni di gratitudine al "suo" Vescovo per la fiducia che gli ha accordato e si è dichiarato - infine - contento. Ma... "contento" di che cosa? Certamente di poter ampliare il suo raggio d'azione apostolica, ovvero di incontrare altra gente bisognosa di conoscere ancora di più la Parola di Dio. L'autore del presente scritto ha avuto agio di conoscere a fondo Don Tiziano nel corso degli otto anni passati dal suo arrivo a Filettole. E' felice di "fare" il prete, lo fa intensamente ed a tempo pieno. Certamente la titolarità di una seconda parrocchia accrescerà notevolmente i suoi impegni quotidiani, pertanto avrà bisogno di collaboratori che lo sostengano e di gente che gli voglia un gran bene come effettivamente merita. A completamente della cronaca della festa, si ricorda che, lasciata la chiesa, la gente è stata invitata a raggiungere il vicino Asilo delle Suore per partecipare ad un allettante rinfresco accuratamente allestito. Filettole, 2 aprile 2006.

di un Parrocchiano Filettolino

Parte di questo articolo è stato pubblicato su "Il tirreno" del 5 aprile

Torna ad inizio pagina - Indietro

Iniziative

Festa di Primavera: il programma del 27 e 28 maggio

Sono ormai diversi anni che, nel mese di maggio, il Comitato per Ripafratta organizza la Festa di Primavera. In queste passate occasioni sono state presentate mostre di progetti di analisi e recupero di monumenti importanti come la Rocca; di fotografie e cartoline relative a personaggi ed a scorci del paese di Ripafratta attraverso un secolo e più; di ricette culinarie curate dai bambini delle scuole elementari coordinati dalle loro insegnanti; di fiori e di opere ispirate ai fiori secondo le tecniche più varie; di erbe per uso alimentare e non con percorsi guidati da esperti che hanno generosamente prestato la loro opera. E generosamente esperti architetti hanno accompagnato decine di visitatori per le gite alla Rocca . E per le feste di primavera molte famiglie di Ripafratta hanno contribuito adornando di fiori balconi e cortili. Organizzare le varie attività, che il Comitato ha svolto in questi anni pur nella loro semplicità, richiede un qualche impegno che persone, coinvolte nella vita quotidiana, hanno sostenuto, ancora una volta, generosamente; e per questo un caloroso ringraziamento. Ed un ringraziamento altrettanto doveroso a tanti che, persone e sponsor del paese e non, hanno risposto positivamente in occasione delle varie raccolte di fondi. Alla sede del Comitato, in piazza, si accede con facilità ed ancora più semplicemente si può partecipare alle riunioni; ed intervenire e suggerire e chiedere e conoscere le cose più varie, come possono testimoniare quelli che sono venuti e vengono. Perché abbiamo organizzato e continuiamo ad organizzare, dunque, la Festa di Primavera? Perché speriamo che, sollecitando l'attenzione e l'impegno di tutti, cittadini ed autorità, possa avviarsi un processo di recupero della Rocca, delle Torri, del territorio e di Ripafratta, ma contestualmente, ed è forse altrettanto difficile, sollecitare l'attenzione e l'interesse intorno a temi come quello della collaborazione, la programmazione, la gestione possibile, attorno a piccoli e grandi temi, come il recupero del territorio o l'illuminazione del paese per le feste natalizie. Il 27 e 28 maggio, quindi, la Festa di Primavera 2006. Quest'anno altri paesani hanno offerto la loro partecipazione alla organizzazione della Festa e del Comitato; la loro presenza di partecipazione e di impegno ha contribuito ad un profilo, delle varie occasioni di incontro della Festa di Primavera, più gastronomico e "mangereccio" che, speriamo, otterrà il maggior favore dei partecipanti. Riservandoci di comunicare con precisione gli orari e gli avvenimenti delle due giornate del 27 e 28 maggio, possiamo fin d'ora anticipare che per sabato 27 la Banda di Molina e di Pontasserchio, unite ora in un unico complesso, apriranno la Festa con un breve percorso cittadino e quindi con l'esecuzione di musiche antiche e moderne, piacevolmente rielaborate, nel cortile della villa Danielli & Stefanini (ex Asilo); tavoli apparecchiati proporranno, a quanti vorranno gustarle, prodotti gastronomici; in serata, alle 21 lo spettacolo "Livorno in parodia" del fantasista livornese che abbiamo già apprezzato l'anno scorso, Fulvio Pacitto e degli altri attori Marco Pofi, Alberto Carmignani e Giovanni Franco, maestro fisarmonicista. Per domenica 28 maggio saranno presenti, con il patrocinio della organizzazione che fa riferimento a Slow Food, produttori locali di articoli alimentari ed i tavoli del Comitato con zuppa ed altre leccornie; saranno presenti anche gli stand degli "Antichi Mestieri"; nel pomeriggio gite alla Torre del Centino con accompagnatori esperti; la sera ancora spettacolo per il divertimento di tutti.

l'autore è Presidente dell'Associazione Socio-culturale "Comitato per Ripafratta"

di Nicola Aliberti

Torna ad inizio pagina - Indietro

LA POSTA DEI LETTORI

Carissimi paesani,

Con un po' di ritardo ci sentiamo in dovere, io e mia sorella Meri, di ringraziarvi per il grande affetto che avete dimostrato verso il nostro caro fratello e vostro caro Pievano; anche nel nostro grande dolore siamo state consolate nel vedere che gli avete voluto bene, come lui ne ha voluto a voi.
Un grazie di cuore ai nostri ragazzi che hanno scritto e scriveranno ancora degli articoli meravigliosi verso il loro Pievano.
Ancora un particolare grazie a Don Guido e a Don Renato, che ci sono stati vicini e lo sono tuttora.
Grazie di cuore a tutti, a nome di mio fratello. Non dimenticatelo.

Celina e Meri.


RISPOSTA A CURA DELLA REDAZIONE

Come già avevamo anticipato nell'ultim'ora dello scorso numero, questo è il ringraziamento che le sorelle di Don Mario, Celina e Meri, hanno destinato a tutta la comunità e a noi di "Voci dalla Rocca".
Per questo le ringraziamo a nostra volta. Il lavoro che abbiamo fatto con il numero speciale uscito a gennaio (e distribuito gratuitamente a tutti in quasi quattrocento copie), era sentito e per noi era un dovere. Don Mario ci ha dato tanto; al di là di ogni retorica è così. Noi abbiamo contraccambiato con quel poco che potevamo, e siamo felici ancora una volta che la famiglia l'abbia apprezzato. Soprattutto, però, siamo contenti delle lettere e dei ricordi che ci sono giunti in Redazione (e che abbiamo pubblicato), provenienti dalla gente che Don Mario ha conosciuto e amato. Questo, davvero, ci ha fatto piacere.
Ma la maggior parte delle persone, il ricordo di Don Mario lo terrà dentro di sé, per sé, custodito gelosamente. Ecco perché non verrà mai dimenticato.
E poi, presto ci sarà, in chiesa, una lapide che lo ricorderà per sempre come pastore buono e rispettato, e come persona semplice e amata.

Persino il futuro di Ripafratta, in unità pastorale con Filettole, porterà indelebile la sua impronta, ed è stato ricordato anche durante ala cerimonia di ingresso di Don Tiziano: il primo mattone della casa comune fra le due sponde del Serchio lo ha messo lui, con la sua opera pastorale a Ripafratta e a Filettole. E' a lui che tutti ci dobbiamo ispirare per intraprendere questo cammino, ed è lui che in questo cammino, siamo sicuri, ci accompagnerà e non ci lascerà mai soli.




LA POSTA DEI LETTORI

Quando a pag. 5 del numero di Marzo 06 ho visto il titolo dell'articolo a cura della redazione, ho avuto un senso di commozione non solo per la fotografia che mi evoca ricordi di fanciullezza(quel cancello che si apre alla vita), ma per il titolo "Un cinema per Ripafratta".
Per rimanere in tema cinematografico nella mia testa è scattato un flashback che mi ha pervaso di commozione: una domenica pomeriggio d'inverno come tanti altri, un ragazzo dietro un proiettore, poche persone che, in una minuscola stanza, assistevano alla proiezione di un film. Quel ragazzo ero io; erano gli anni quaranta e, come tutte le domeniche, davo il mio contributo per dare alle poche persone interessate un passatempo. Era difficile trovare un posto dove fare il cinema, ci dovevamo arrangiare: Via Campanile in inverno, altri luoghi nel tempo estivo (un cortile dell'Antonelli, la piana sotto il campanile di fianco alla chiesa ecc.). In particolare nel caso ricordato sopra, perché la stanza era piccola, per avere un quadro di dimensioni accettabili, si retrocedeva, aprendo una porta contrapposta, fuori dalla stanza con il proiettore per pellicole di 16 mm che, mi ricordo, ci venivano noleggiati dalla S. Paolo film.
Ce n'è abbastanza per commuoversi nel leggere il titolo dell'articolo. Bravi ragazzi! Sono passati tanti anni. Dio sa come vorrei essere con Voi. Forza ! V
oi date un senso a quelle Domeniche!
Erano tempi duri,usciti dalla guerra,ci si dava da fare per dare un briciolo di serenità alle persone: di li a poco Guareschi avrebbe dato vita a Beppone e don Camillo e bisognava essere schierati. Io stavo con don Bertoni.
Scusatemi sono un nostalgico, e non posso fare a meno di sentire un nodo alla gola.

Marcello Pardi (classe 1929)


RISPONDE ANGELICA PARDI, RELAZIONI ESTERNE


Ringraziamo il nostro compaesano che ci ha fatto rivivere la sua gioventù arricchendo ulteriormente il nostro giornale con la sua testimonianza e invitiamo anche altri lettori a fare altrettanto inviandoci le loro esperienze e le loro opinioni contribuendo così a fare di questo periodico qualcosa di più nostro.

Torna ad inizio pagina - Indietro

Album dei ricordi: il derby della Rocca

Ripafratta-Farneta, fra ricordi e speranze ...

Breve storia dell'evento sportivo Ripafrattese per ecellenza: il derby ieri, oggi e ... domani. A parlare è il suo promotore di sempre e più grande appassionato: Giulio Pardi.


Carissimi sportivi di Ripafratta e Farneta, il nostro appuntamento come al solito è fissato il 1 MAGGIO alle ore 16 alla "Fossa dei Leoni", per la consueta sfida calcistica. Quest'anno affrontiamo il derby paesano con un velo di tristezza in fondo al cuore, perché mancherà la presenza del nostro carissimo Don Mario. Cari paesani, la sfida calcistica fra Ripafratta e Farneta cominciò nel lontano 1 maggio 1951 sul campo sportivo di Filettole (si giocava la mattina). La partita venne disputata ogni anno sempre su quel terreno di gioco per alcune decine di anni, prima di traslocare alla prima "Fossa dei Leoni", in Valle vicino al ponte dell'autostrada Firenze-Mare. La partita d'inaugurazione venne giocata eccezionalmente il giorno di Pasqua del 1965. Ricordo benissimo quel giorno, per il mio esordio nella parte del Farneta e di Vincenzo Fabbrini a difesa della porta del Ripafratta; i colori delle maglie rosso-blu per il Farneta e azzurre per il Ripafratta. La partita segnò l'esordio di molti giovani: Biondi Roberto, Noferi Giulio, Bertini Giovanni, Pardi Piero, Mengali Enoch andarono ad affiancare i vecchi leoni come Trasando, Pak, Puzzo, Stomaino, l'Insetto ecc. Indimenticabile il grande entusiasmo, il violone pieno di persone che dal paese a piedi si recavano al campo sportivo. Qui il radiocronista Mereme, con tanto di microfono, racconta in diretta, in maniera euforica, lo svolgimento della gara. Il risultato finale fu di 3-2 per il Farneta; si giocò su un terreno al limite della praticabilità per un violento temporale avvenuto durante la notte. Stesso entusiasmo quando nel 1994, dopo diversi anni senza campo sportivo, venne inaugurata la Nuova "Fossa dei Leoni", un terreno acquistato tra mille sacrifici e difficoltà. Nella foto che vedete, Don Mario benedice il nuovo campo Parrocchiale prima del calcio di inizio di un derby ben giocato e finito in parità (Ripafratta 2-Farneta 2). Nel conto totale delle sfide paesane, il Farneta conta qualche vittoria in più rispetto al Ripafratta, anche se negli ultimi anni abbiamo avuto un sostanziale equilibrio. Ultimamente c'è una cosa che mi preoccupa però: nei giovani di oggi non noto più quell'entusiasmo che c'era una volta nell'affrontare questa partita. Certo, i tempi sono cambiati e i ragazzi sono attratti da numerosi interessi; perciò vi chiedo un piccolo sacrificio per mantenere viva questa tradizione a cui il paese di Ripafratta tiene molto. Quindi, il 1 maggio, tutti alla "Fossa dei Leoni" a fare il tifo per la vostra squadra, e vinca la migliore…

Giulio Pardi ("Rocco")

di Giulio Pardi

Torna ad inizio pagina - Indietro

La primavera della tradizione: prima tappa

Un anno di vita ecclesiale nella Tradizione

Comincia il nostro viaggio nelle memorie dei Ripafrattesi. Andrea Del Chiaro ci presenta, per questo mese, quella che era la vita religiosa durante tutto l'anno. Grazie alla preziosa memoria di una signora di paese, che ci ha rilasciato la prima "intervista" ...


Avvento e Natale
L'inizio delle feste natalizie era segnato dalla Novena di preparazione al Natale, che anticipava il "culmine" della sera del 24, con la Messa di mezzanotte. Per l'occasione le signore anziane di paese si portavano dietro anche il caldano (un recipiente che conteneva carboni ardenti ricoperti di cenere che funzionavano come piccolo "termosifone") in chiesa, altri le castagne secche per mangiare qualcosa durante la notte: l'edificio era veramente straripante. Prima che iniziasse la messa veniva organizzata una vera e propria veglia con le persone che pregavano e cantavano (il Frediani, Olivo di Farneta, Pilade Pardi, poi i ragazzini, Giovanni Berchielli…). Per quanto riguarda il coro c'era una maestra di violino, la Bernardini, con Bechelli Enzo, Biondi Danilo, Rosami Rita e tanti altri al suo seguito.Naturalmente partecipava ai canti tutto il popolo anche perché c'erano davvero delle bellissime voci a Ripafratta: Cesarino Cini, Nania Guido, Nilo Castè, Francesco Massolo, Sauro Scali, Narciso Barbuti, Paola Autunnali, Giovanna Manganelli, Giuseppina Pardi, Gloriana Pardi, Marisa Cola, Lida Scali, Anna Cini solo per citare alcune di esse. La mattina di Natale, alle 11, aveva luogo la messa solenne e nel pomeriggio il "Tu scendi dalle stelle" accoglieva i fedeli che volevano baciare il bambino durante il vespro. Infine il tutto poteva concludersi con, ad esempio, una recita dei bambini organizzata dalle suore presso l'asilo.

Epifania
La Befana veniva cantata dagli uomini di paese ma per qualche anno venne tralasciata e, durante questo periodo, i bambini aspettavano semplicemente che la anziana Signora scendesse dal caminetto durante la notte i regalasse loro qualcosa. Solamente dopo la seconda guerra mondiale si cominciò a fare l'albero (tradizione trapiantata dagli americani nel nostro paese) addobbandolo con caramelle, mente ecc. Con le modeste mance dei genitori si comprava ogni genere di dolciumi per cercare di caricare l'albero più degli altri, poiché questo voleva dire essere più ricchi. Due particolarità, infine, erano di usare il cotone al posto dei "capelli d'angelo" e un piccolo pino al posto del moderno abete.

Carnevale
Per carnevale ogni ragazzo si raggruppava nel suo rione ma non vi era una festa centrale. Solamente il Giovedì grasso era permesso ai ragazzi di riunirsi in paese e festeggiare tutti insieme. I travestimenti non erano altro che vestiti trovati nei bauli delle nonne e una mascherina ricavata dalle copertine dei quaderni che a quei tempi erano nere. I ragazzi poi si divertivano ad andare, di sera, così conciati di casa in casa facendo ogni genere di verso, in modo da far aprire la porta alle persone che poi davano loro alcuni dolcetti; un po' come il moderno Halloween.

Benedizione delle case
La benedizione delle case veniva fatta sempre nella settimana precedente la domenica delle palme. Per questa occasione Don Mario partiva il mercoledì dalle Corti e proseguiva fino ad arrivare in Farneta.

Quaresima e Pasqua
Il periodo della Quaresima era rigido e particolarmente sentito. Perfino i giochi dei ragazzi si modificavano poiché venivano inserite delle penitenze "straordinarie". Ad esempio quella del "fiore verde" (quello del mortellino): chi non lo aveva con sé doveva fare penitenza, come andare a prendere un secchio d'acqua a una donna anziana o fare qualcosa del genere. Lo stesso si faceva se, rispondendo a un altro ragazzo che ti chiamava per nome, non si rispondeva "Quaresima!". Ogni venerdì del periodo di quaresima c'era la via crucis in chiesa ma la cerimonia della lavanda dei piedi, il Giovedì, venne inserita solamente quando cambiò la liturgia. Tutti aspettavano ansiosamente le processioni di Gesù morto del venerdì santo a Pugnano prima e a Le Molina subito dopo. A Pugnano la festa era molto bella, si facevano dei grandi falò, ma niente a che vedere con il finale della processione a Molina durante il quale tutto veniva illuminato. Nel periodo di Pasqua, tutti i forni che erano presenti nel nostro paese erano sempre pieni di donne indaffarate a mettere sulle tavole del pane le teglie con le schiacciate pasquali… immaginate il profumo che si espandeva per tutto il paese… La domenica delle Palme, di mattina presto, veniva distribuito l'olivo benedetto in chiesa ma per i più dormiglioni alla messa delle 11 veniva dato anche, all'offertorio, un ramoscello di ulivo intinto nell'oro. Il sabato santo alle 11 venivano sciolte le campane (che erano state precedentemente "legate" in un periodo così luttuoso) e l'usanza era di baciare il terreno. Anche chi non poteva andare in chiesa vi aderiva baciando il terreno dove si trovava non appena sentiva le campane. Nel periodo durante il quale le campane erano legate, passavano i ragazzi con il battaglio per annunciare qualunque avvenimento ecclesiastico oppure semplicemente per annunciare le ore. Il Sepolcro in chiesa era adornato con una moltitudine di fiori che ognuno portava da casa propria o anche con le vecce del grano (cioè veniva fatto crescere il grano in un vasetto al buio di modo che venisse completamente bianco).

L'Ottava
Durante l'ottava, dopo Pasqua, venivano celebrate le 40ore, tradizione inserita da Don Mario, con la classica processione al cimitero e, infine, la benedizione al cimitero con il Santissimo.

Ascensione
Per l'ascensione veniva fatta la benedizione delle campagne con le Rogazioni, cioè il prete andava, la mattina, con una piccola processione a benedire i campi e i vigneti, per propiziare il raccolto, con al seguito una schiera di chierichetti.

Maggetto
Nel mese di Maggio c'era il maggetto, aspettato con trepidazione dalle ragazze che solo allora potevano cominciare ad uscire di casa. Durante questo periodo avvenivano tutti gli innamoramenti. In quegli anni in chiesa si entrava in maniera differente da adesso poiché c'era la differenziazione tra uomini e donne cioè le femmine sedevano a destra (parte della Madonna) e i maschi dalla parte opposta a sinistra (parte crocifisso) e proprio grazie a questa separazione alcuni sguardi facevano scoccare il colpo di fulmine tra due paesani. Il maggetto era quindi una sorta di momento durante il quale scegliere la propria metà. Durante tutto il mese, tutti i giorni meno che la domenica, veniva detto un rosario alle 8.30 con una lettura sulla Madonna e una piccola predica, alle 9:00 c'era la benedizione con il Santissimo, veniva cantato il Tantum Ergo e tutte le laudi come l'Ave Maris Stella; il tutto finiva intorno alle 9:30-10:00. La chiesa era davvero stracolma (coloro che arrivavano leggermente in ritardo dovevano rimanere addirittura in sacrestia) ma la maggior parte dei fedeli erano ragazze, dal momento vi venivano proprio mandate dai genitori. La tradizione del maggetto si è protratta fino agli anni '80, anche se non con la stessa frequenza.

Corpus Domini
Il Corpus Domini era, come adesso, occasione per celebrare le comunioni. Le prime comunioni c'erano la mattina presto alla prima messa delle 7 ( in quanto venivano dette due messe tutte le domeniche, la prima alle 7 e la seconda alle 11). Il pomeriggio, alle 18 o alle 19, c'era la processione col Santissimo e il baldacchino.La banda di Molina era sempre presente: si radunava davanti al Niccolai e entrava in paese suonando. Iniziata la processione, si andava fino alla Madonnina della stazione, si girava e si tornava indietro fino ad entrare nelle corti dove c'era un altarino (curato costantemente da Livia la quale lo ornava continuamente di fiori e lo preparava sempre in occasione delle processioni) sul quale si pregava e poi, alla fine, si tornava in piazza. Dolce tipico di questa festa era la pasta reale ad esempio.

Rupecava
Il 14 agosto per sciogliere il voto ognuno partiva a piedi la mattina alle 6 dalla piazza, passava da Buco Nero e, in processione, cantava la laude "Scossa tremò la terra" fino a Rupecava. Le persone partivano con la colazione, prendevano la Messa (la mattina si doveva stare a digiuno fino a quel momento), e poi tornavano a valle ognuno per conto proprio. Dopo aver mangiato, poi, i paesani entravano in chiesa alle 13 per il Te Deum di ringraziamento e per cantare di nuovo la laude. Nel caso la mattina piovesse, la processione si faceva comunque il pomeriggio. La tradizione dell'8 settembre, invece, era allora viva come adesso. Ognuno sceglieva l'ora che preferiva per la Messa e, giunti là, si prendeva la "goccia", che veniva considerata come una sorta di benedizione. Dopo si proseguiva dunque per la Romagna, poiché lì c'erano alcuni musicisti e vi si faceva un po' di festa. Alla fine, prima di tornare a casa propria i ripafrattesi scendevano a Cerasomma dove, in onore della madonna di Rupecave, c'era un'altra festa ( a Cerasomma questa festività era ed è tuttora sentita come a Ripafratta).

Ognissanti e festività in onore dei defunti
Con l'avvento del mese di Novembre si iniziava la novena per i defunti.La tradizione di andare al cimitero è rimasta immutata. Il giorno di Ognissanti la messa veniva detta al cimitero in ogni caso mentre nel giorno dei morti c'era la messa in chiesa la mattina presto alle 5:00 o alle 6:00 poiché "bisognava" lasciare il letto libero per le anime dei defunti.

Triennale
La Triennale veniva fatta con i fuochi e con la processione come adesso dopo la messa solenne cantata ma a volte il pomeriggio venivano celebrate le cresime. Il tragitto percorso dalla processione partiva da Farneta, dalla Pedata andava sulla via nuova e proseguiva per le Corti, infine girava in Sassina e tornava in piazza di fronte alla chiesa.Purtroppo poi durante gli anni 70-80 la frequenza di paesani diminuì di conseguenza al decremento demografico di quegli anni e per questo l'organizzazione classica della processione, così come tante altre tradizioni, venne modificata.

8 dicembre: festa della Madonna
l'8 Dicembre era veramente una festa molto sentita; in paese, ad esempio, venivano date le tessere dell'Azione Cattolica. La prima Messa della giornata veniva detta alle 7 e, subito dopo le persone si radunavano davanti all'Asilo, dalle suore del Cottolengo (quello che queste suore facevano a Ripafratta lo ho raccontato in un recente articolo) poiché esse organizzavano per quell'occasione un rinfresco. Il freddo dei rigidi mattini invernali non mancava di farsi sentire quando le persone aspettavano che le suore aprissero il loro cancello…

Il chiesino di Treto
Ad un certo punto i proprietari della villa in Treto concessero di aprire la loro cappella. Così il lavoro per Don Mario aumentò poiché le messe domenicali divennero tre anziché 2: oltre alle due tradizionali delle 7:00 e delle 11:00 nella chiesa in paese, ne veniva detta una alle 9:00 in Treto. La gente (soprattutto i farnetani e quelli di Cianetto) amava quel posto in quanto la graziosa chiesetta permetteva alle persone di stare ancora più raccolte rispetto alla chiesa grande; tanto è vero che molti paesani chiesero ed ottennero di poter sposarsi lì negli anni '60.

di Andrea Del Chiaro

Torna ad inizio pagina - Indietro

Fortificazioni e territorio: il paese di Molina

Molina di Quosa e la "Faida di Comune" del Carducci

Il nostro "vicino" ha anch'esso una storia importante e che merita di essere conosciuta. Inclusa la sua menzione in una famosa poesia di Giosuè Carducci, che qui riportiamo integralmente ...


"Attorno all'XI - XII sec., riconosciuta l'importanza sul piano economico dell'impiego dei mulini ad acqua importati dai Crociati, venne presa in considerazione la possibilità di costruirne anche a Molina di Quosa." (Noferi). L'attività molitoria ebbe così un fiorente sviluppo, che portò dapprima alla fusione dei piccoli insediamenti presenti e poi crebbe talmente da sostenere, da sola, il fabbisogno della città di Pisa. Divenne perciò fondamentale per i Pisani garantire la sicurezza del borgo, per evitarne l'esposizione alle continue rappresaglie dei vicini Lucchesi. Il borgo fortificato di Molina di Quosa iniziò a costituirsi a partire dall'XI sec. (1082 prima menzione) e coincise, in un primo tempo, con l'attuale abitato, cui si aggiunse, per maggiori esigenze difensive, un ulteriore recinto fortificato a monte dell'attuale insediamento nella "Piana di S.Fabiano", ottenuta dallo sbancamento della vetta del colle. Le fortificazioni preesistenti furono poi integrate in un unico organismo difensivo, formato da un recinto murario, articolato con torri e dotato di mastio interno, suddiviso in compartimenti autonomi, per una maggiore efficacia strategica, tramite antiporte e passaggi obbligati che isolavano la fortificazione a monte in caso di capitolazione dell'insediamento inferiore. Le fortificazioni, provate già dall'occupazione lucchese del 1158, furono ricostruite tra la fine del XII sec. e l'inizio del XIII. Vennero poi ulteriormente ampliate dopo l'ennesima capitolazione del 1285, sempre causata dai Lucchesi. La mancata ratifica, nel 1313, della Pace di Quosa, in seguito alla provocazione degli ambasciatori lucchesi (fatto storico rievocato dal Carducci nella "Faida di Comune"), causò una nuova guerra, vinta dalle truppe pisane capitanate da Uguccione della Faggiola. Unificati sotto il suo potere i due Comuni, il condottiero ordinò nel 1314 la demolizione delle difese di Molina di Quosa (provvedimento adottato anche per altre fortificazioni sul confine pisano-lucchese). Il recinto murario ripristinato già all'inizio del XIV sec., fu poi violato per l'ultima volta, dalle truppe fiorentine nel 1503 (che lasciarono il borgo in fiamme). Ad oggi rimane visibile un buon tratto del recinto, in parte tagliato dalla Via dei Mulini, ed altri resti rintracciabili nel tessuto edilizio.

Faida di Comune

di Giosuè Carducci


Manda a Cuosa in val di Serchio,/Pisa manda ambasciatori:
Del comun di santa Zita/Ivi aspettano i signori.
Ecco vien Bonturo Dati,/Mastro in far baratterie:
Ecco Cino ed ecco Pecchio,/Che spazzarono le vie:
Ecco il Feccia ed ecco il Truglia,/Detti ancor bocche di luccio:
Il miglior di tutti è Nello,/Merciaiuol popolaruccio.
Tutti a nuovo in bell'arnese,/Co 'l mazzocchio e con la spada:
Il fruscìo de le lor séte/Empie tutta la contrada.
Il fruscìo de le lor séte/Chiama il popolo a raccolta:
Gran dispregio han su le ciglia:/Parlan tutti in una volta.
Ma Banduccio di Buonconte,/Grave d'anni e più di gloria
(Tre ferite ebbe di punta,/Due di mazza a la Meloria),
Stando a capo de i pisani,/Come vecchio e maggior deve,
Fatto pria cenno d'onore,/Così disse onesto e breve:
- Vincitori sì, ma stanchi/Di contese e cristiani,
Noi veniamo a segnar pace/Co' lucchesi, noi pisani.
Render Buti, Avane, Asciano,/Prometteste: or ce li date.
E viviam, fratelli, in pace,/Se viviamo in libertate. -
Qui Bonturo si fa innanzi/Tra i lucchesi ambasciatori
Di tre passi, e parla adorno/Con retorici colori.
- Bel castello è Avane, e corte/Fu de i re d'Italia un giorno.
Vi si sente a mezza notte/Pe' querceti un suon di corno.
Vi si sente a mezza notte/La real caccia stormire,
Dietro ad una lepre nera/Un caval nero annitrire.
Perché Astolfo longobardo/D'una lepre ebbe contesa
Con l'abate Sighinulfo,/Qual de' due l'avesse presa:
Onde il re venuto in ira/Trasse in faccia al santo abate
Una mazza, e tutte gli ebbe/Le mascelle sgretolate.
Gran ricordi, e, come a seggio/Di marchese, a Lucca grati.
Pure Avane ed i suoi boschi/Noi vogliam che vi sian dati.
Brutto borgo è Buti: a valle/Tra le rocce grige e ignude
Il Riomagno brontolando/Va di Bientina al palude.
Ma su alto oh come belli/D'ubertà ridono i clivi,
Ma su alto oh come lieti/Ne l'april svarian gli ulivi!
Bacchian li uomini le rame,/Le fanciulle fan corona,
E di canti la collina/E di canti il pian risona,
Mentre pregni d'abondanza/Ispumeggiano i frantoi
Scricchiolando. Il ricco Buti/Noi cediam, pisani, a voi.
Ma d'Asciano in van pensate:/Quando a voi lo conquistammo,
Su le torri del castello/Quattro specchi ci murammo,
A ciò che le vostre donne,/Quando uscite a dameggiare,
Negli specchi dei lucchesi/Le si possan vagheggiare. -


E qui surse tra i lucchesi/Uno sconcio suon di risa.
A i pugnali sotto i panni/Miser mano quei di Pisa.
Ma Banduccio di Buonconte/Con un cenno di comando
Frenò l'ire, e, su i lucchesi/Fieramente riguardando,
- Otto giorni - disse, e tese/Contro Lucca avea le mani, -
E vedrete quali specchi/Han le donne de i pisani. -


Sette giorni: e a Pisa, in ponte,/Tra gli albor crepuscolari,
Era accesa una candela/Di sol dodici denari.
Stava presso la candela,/Tremolante nel bagliore,
Co' pennoni del comune/A cavallo un banditore.
E sonava a più riprese/De la tromba, e urlava forte:
- Viva il popolo di Pisa/A la vita ed a la morte!
Cittadini di palagio,/Mercatanti e buoni artieri;
E voi conti di Maremma/Da i selvatici manieri;
Voi di Corsica visconti,/Voi marchesi de' confini;
Voi che re siete in Sardegna/Ed in Pisa cittadini;
Voi che in volta dal levante/Mainaste or or la vela:
Pria che arrossi la Verruca/E si spenga la candela,
Fuori porta del Parlascio,/Su, correte arditamente!
Su, su, popolo di Pisa,/Cavalieri e buona gente!
Fuori porta del Parlascio,/Con gran cuore, a lancia e spada!
Uguccion de la Faggiola/Messo ha in punto la masnada.
Tutto ferro l'ampio busto,/Ed il grande capo ignudo,
Sta su 'l grande caval bianco/E imbracciato ha il grande scudo,
Che ben quattro partigiane/Regge, e, come fosser ceci,
De' lucchesi i berrettoni/Regge infitti a dieci a dieci. -


Così grida il banditore,/E la gente accorre armata.
Va co 'l sole di novembre,/Va la fiera cavalcata.
Va per grige irsute stoppie/Da la brina inargentate,
Va per languidi oliveti,./Va per vigne dispogliate.
Forte odora per le ville/La vendemmia già matura:
Ahi, quest'anno san Martino/Dà la mala svinatura!
O lucchesi, il vostro santo/Non è più, mi par, con voi.
Il pisan cacciasi avanti/Contadini e carri e buoi,
E battendo ed uccidendo/Corre il misero paese;
Fugge innanzi a quella furia,/Fugge il popolo lucchese.
Così giunge a San Friano/La feroce cavalcata.
Lucca dietro le sue torri/Téme l'ultima giornata.
I pisani oltre le mura/Gittan faci e verrettoni.
- Togli su, pantera druda,/Togli su questi bocconi.
Tali specchi, o Lucca bella,/Pisa manda a le tue donne. -
E rizzaron su la porta/Due lunghissime colonne;
E due specchi in vetta in vetta,/Grandi e grossi come bótti,
V'appiccarono: ed intorno/Menan balli e dicon motti.
Ma Tigrin de la Sassetta,/Faccia ed anima cattiva,
Trasse a corsa pe' capelli/Un lucchese che fuggiva,
E la spada per le reni/Una volta e due gli fisse;
Tinse il dito entro quel sangue,/Su la porta così scrisse:
- Manda a te, Bonturo Dati,/Che i lucchesi hai consigliati,
Da la porta a San Friano/Questo saluto il popolo pisano. -

di Andrea Bulleri

Torna ad inizio pagina - Indietro



Cambiamenti sia d'abitudini che di orario, per Ripafratta e per Filettole. La Messa feriale del mercoledì sarà sempre celebrata a Ripafratta e non a Filettole, la Messa feriale del lunedì, martedì, giovedì e venerdì sarà sempre a Filettole e non a Ripafratta. Le Messe festive e prefestive saranno naturalmente celebrate sia a Ripafratta che a Filettole (il sabato a Ripafratta alle 16 e a Filettole alle 17,30; la domenica a Ripafratta alle 10 e a Filettole alle 11,15). Riassume il tutto lo specchietto che trovate qui sotto. Ci sono state anche variazioni negli appuntamenti della Settimana Santa e di Pasqua, che al momento di andare in stampa sono già concluse. Gli orari del catechismo e i catechisti rimangono invariati (fino alla seconda media la domenica dopo la Messa delle 10 all'Asilo, per il gruppo Cresima il martedì alle 21.15 sempre all'Asilo). I primi 9 venerdì del mese (gennaio-settembre), Adorazione Eucaristica in chiesa. Le Comunioni sono confermate per il 18 giugno, solennità del Corpus Domini (in chiesa alle 10). Continuano le benedizioni delle famiglie, con "calma" (Don Tiziano vuole conoscere tutti). Per ogni ulteriore informazione e aggiornamento, vi rimandiamo alle note del Consiglio Pastorale, che verranno affisse in bacheca e in fondo alla chiesa.


Ripafratta:
MERCOLEDI': S.Messa ore 16.00
SABATO: S.Messa ore 16.00
DOMENICA: S.Messa ore 10.00

Filettole:
LUNEDI': S.Messa ore 17.30
MARTEDI': S.Messa ore 17.30
MERCOLEDI': Vespri e Comunione dalle Suore ore 17.30
VENERDI': S.Messa ore 16.00
SABATO: S.Messa ore 16.00
DOMENICA: S.Messa ore 11.15

a cura della Redazione

Torna ad inizio pagina - Indietro