"Voci dalla rocca", il numero di Aprile 2005

Indice

Editoriale
Via ala terza Festa di Primavera: mostre e visite all'insegna del territorio
"Parcheggio, sono determinato. Lo vogliamo nel piano triennale 2006/08"
Eco-marcia prima edizione: monte pisano "in vetrina"
Il farneta vince 3-2 il "Derby della Rocca"
Feste popolari mariane: un libretto rievoca
La pieve romanica di Rigoli
Misura antiche e proporzioni geometriche nell'architettura storica
Il castello lucchese di Aquilata


Editoriale

Eccoci con un pochino di ritardo al numero di aprile. Innanzitutto ringrazio a nome di tutta la redazione tutti coloro che hanno partecipato alla Cena per il nostro quinto anniversario e che ci hanno poi fatto gli auguri: ricordiamo che erano presenti il Vicesindaco del comune di San Giuliano Terme Pierluigi Chelossi, l'Assessore Fabio Legnaioli, il Capo Ufficio Stampa del Comune, Paolo Cassola, l'Architetto Massimo Gasperini, l'ingegner Aliberti, Presidente del "Comitato per Ripafratta", i rappresentanti della Pro Loco di Asciano, i responsabili del sito sangiulianoterme.com, il nostro parroco mons. Mario Maracich, i nostri numerosi lettori, abbonati e non, ma anche coloro che non ci leggono abitualmente, ma che comunque hanno partecipato ai nostri festeggiamenti del mese scorso. Vi ringraziamo uno per uno del magnifico successo che ci avete voluto far raggiungere, delle molte lettere arrivate in redazione con mille auguri e complimenti. Grazie anche a tutti coloro che hanno collaborato per rendere realizzabile la cena: i "camerieri", lo chef di tutte le occasioni, e coloro che lo hanno aiutato in cucina, gli "allestitori" di tavole e decori… Se mi sono dimenticata qualcuno vi prego di perdonarmi. Da notare, tanto per rimanere in tema di successi, le straordinarie vendite del numero di marzo, che ha registrato il tutto esaurito in pochi giorni dalla distribuzione (e qualcuno purtroppo è rimasto senza)! Grazie mille, promettiamo un numero ancora maggiore di copie d'ora in avanti, per non far mancare a nessuno l'occasione di leggerci e di apprezzare il nostro paese. Non la finiamo più di ringraziare! Ringraziamenti doverosi per i tanti abbonati in più (sono più di novanta!) che abbiamo il piacere di annoverare tra i nostri primi interlocutori. Mai come quest'anno si era visto un aumento così "esponenziale" di fedeli lettori, segno che il nostro lavoro viene conosciuto e apprezzato sempre di più. Probabilmente poi avete fatto i conti e avete visto che è proprio il periodo della Festa di Primavera: avete ragione. Se sfogliate le prossime pagine troverete tutte le informazioni del caso e gli orari degli eventi. Partecipate numerosi, mi raccomando, le occasioni non mancano davvero. In questo numero troverete anche l'intervista esclusiva di "Voci dalla Rocca" all'assessore Fabio Legnaioli. Con lui, lo vedrete, abbiamo parlato soprattutto di "parcheggio". Davvero un grazie per la sua gentilezza e disponibilità. Infine, il racconto pubblicato sullo scorso numero (quello su "Giovà") ha scatenato reazioni di curiosità e grandi apprezzamenti; alcuni di voi avranno senz'altro intuito anche chi fosse il "protagonista" della novella… Se volete scriverci, l'indirizzo lo conoscete, è sempre lo stesso: redazione@vocidallarocca.com oppure via Silvestro Lega, 7.

di Angelica Pardi

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Cronaca

ANNIVERSARIO.

Via alla tersa Festa di Primavera: mostre e visite all'insegna del territorio

Oltre alla Rocca, quest'anno anche la Torre del Cnetino. E poi, le ricette della tradizione.


Ricordiamo a tutti che sabato 21 maggio e domenica 22 maggio si terrà la ormai nota Festa di Primavera, tipica ripafrattese, giunta alla sua terza edizione. Come sempre il "Comitato per Ripafratta" si impegnerà a sgombrare il piazzale dalle auto con la collaborazione del Comune, ci saranno gli stand per le informazioni, quelli di "vendita" di "prodotti tipici" e un piccolo punto ristoro per i più golosi. Il programma prevede sia per sabato che per domenica alle ore 15.00 l'inizio del percorso di visite guidate alla Rocca oppure della novità di quest'anno, e cioè il percorso storico-ambientale alla Torre del Centino, in cui, sulla strada per la Torre, saremo informati da specialisti a riguardo alla flora dei nostri monti; apertura degli stand e inizio mostra "Il Piatto Fantastico" presso Villa Danielli Stefanini sempre alle ore 15. Alle ore 18.00 di sabato ci sarà la cerimonia di apertura che quest' anno vede coinvolta la Banda Musicale di Molina di Quosa, che organizzerà un breve corteo e un concerto nel cortile di Villa Danielli Stefanini. Siamo tutti invitati ad assistere alla cerimonia, che vedrà anche il saluto della autorità del Comune. Per entrambe le serate saranno ospitate due compagnie teatrali che ci intratterranno con due spettacoli divertenti: sabato 21 alle ore 21 vernacolo comico-musicale con stornelli, romanze, canzoni presentate dal gruppo "I Folk livornesi". Sempre presso Villa Danielli Stefanini, naturalmente; mentre domenica 22 sarà la volta di una commedia brillante "Mia moglie direttrice", interpretata dalla Compagnia "Teatranti per diletto" di Pontasserchio, sempre alle ore 21 presso l'Asilo. Invitiamo quindi tutti quanti a partecipare cogliendo al volo le numerose opportunità offerte da questi due giorni di festa, ma non solo! Invitiamo anche a collaborare decorando terrazzi, balconi, finestre e quant'altro con fiori e soprattutto con le bandiere che molti di voi hanno in casa, acquistate le scorse edizioni (per chi non l'avesse, alla Festa sarà possibile acquistarne fino ad un certo numero).

di Angelica Pardi

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Tavola rotonda: intervista esclusiva all'assessore Fabio Legnaioli

"Parcheggio, sono determinato. Lo vogliamo nel piano triennale 2006/08"

L?assessore ai lavori pubblici Fabio Legnaioli parla a "Voic dalla Rocca": la questione dell'ex-salumificio va risolto entro l'estate, altrimenti si pensi da subito a soluzioni alternative. La determinazione dell'Amministrazione non è venuta meno. Lavatoio, solleciteremo il recupero. Fognature, è in corso uno studio per coinvolgere aanche Ripafratta e il Lungomonto.


Prosegue la discussione a 360 gradi su Ripafratta, che "Voci dalla Rocca" ha voluto metter su da qualche mese anche con la partecipazione del Comune di San Giuliano Terme. Abbiamo parlato di ambiente, di giovani, vogliamo parlare ora di questioni assai più concrete. Il titolare dell'Assessorato "Esecutivo" (Opere pubbliche e nelle frazioni - Patrimonio pubblico - Protezione civile - Bonifica idraulica - Verde pubblico - Manutenzione Strade) è l'Assessore Fabio Legnaioli; a lui si è rivolto ultimamente il "Comitato per Ripafratta" dopo che l'Assessore Panattoni, referente nella giunta per il nostro Comitato, è stato eletto Sindaco. Con l'Assessore Legnaioli si sono trattate le principali questioni riguardanti Ripafratta, ma soprattutto la problematica - sempre più urgente - del parcheggio. Nella precedente amministrazione, l'Assessore Panattoni aveva avviato una trattativa con la proprietà dell'ex-Salumificio posto in piazza per la creazione di una serie di posti auto, oltre al recupero della Villa centrale per una qualche funzione. Ma la trattativa è stata più lunga e più difficile del previsto. Tanto è vero che, ultimamente, si è cominciato a parlare di soluzioni alternative. Una situazione difficile, quella di un parcheggio a Ripafratta che, se dovesse definitivamente fallire la trattativa dell'ex-salumificio, dovrebbe ripartire pressoché da zero. La prospettiva non sembra spaventare l'Assessore, che ci ha rilasciato questa intervista, dicendosi determinato più che mai a dare a Ripafratta un parcheggio che sgombri definitivamente la piazza dalle automobili. Una determinazione che arriva al punto da voler includere - così dice - la costruzione del parcheggio nel piano di investimenti triennale, che si stabilirà nel 2006, cioè fra poco più o poco meno di nove mesi, ed avrà validità fino al 2008. Dunque, nel giro di tre anni potremmo avere corpose novità al riguardo? Anche se giova ricordare che le discussioni sul parcheggio a Ripafratta si protraggono da vent'anni, questa volta - o almeno così dice l'Assessore, che ci ha ricevuto nel suo studio nel palazzo Comunale a San Giuliano - le cose andranno diversamente.

D: Assessore, anzitutto grazie di avere concesso il suo tempo a noi, ma anche e soprattutto ai Ripafrattesi, che in questo momento più che mai hanno bisogno di certezze sul proprio futuro. Sappiamo che lei sta avendo una serie di contatti con il "Comitato per Ripafratta", per portare avanti le principali questioni riguardanti il nostro paese, in primis il parcheggio. In questo, lei "prende il posto" dell'Assessore Panattoni, referente del Comitato nella precedente Amministrazione e oggi, come sappiamo, Sindaco. La prima cosa che volevamo sapere, dunque, è questa: c'è continuità - genericamente parlando - fra le proposte effettuate dall'allora assessore Panattoni e quelle attuali, che porta avanti lei? Oppure Amministrazione nuova, vita nuova?

R: No, certo che no. Questa Amministrazione porta avanti il discorso, perché quello del parcheggio è un problema particolarmente sentito da Ripafratta, come da altre frazioni. E il programma è quello del Sindaco, approvato nel giugno del 2004, al cui interno ci sono anche grandi opere che l'Amministrazione dovrà affrontare. Come la nuova viabilità Nord-Est, che collega il nuovo complesso ospedaliero di Cisanello con l'Aurelia a Madonna dell'Acqua. Come forse saprete, infatti, gran parte di questa viabilità passerà sul territorio del Comune di San Giuliano. C'è poi un altro impegno non indifferente, cioè il completamento e potenziamento della rete di illuminazione pubblica. E ancora, la ristrutturazione dell'ex-Albergo Terme di proprietà del Comune, per un definitivo trasferimento e ampliamento degli uffici comunali, dando così un servizio migliore alla nostra comunità. Così come, infine, la realizzazione di nuovi edifici scolastici, impianti sportivi e parcheggi. Insieme a questo programma, l'impegno è rivolto ad affrontare alcuni problemi e risolvere alcune esigenze che i cittadini delle varie frazioni hanno. L'impegno dell'Assessorato ai Lavori Pubblici è quello di iniziare un ciclo di assemblee in tutte le frazioni del Comune, sia per ascoltare i cittadini, che per fornire loro l'impegno dell'Amministrazione sui temi sopra citati, ma anche prendere in considerazione le realtà di ogni frazione. Se è vero che il territorio del Comune si estende su 20 frazioni, attraversato da 350 km di strade asfaltate e circa 100 km di strade "bianche" e ha una densità che sfiora i 31.000 abitanti (terzo Comune della Provincia di Pisa), è vero anche, allora, che deve avere una attenzione particolare per le frazioni dove ancora oggi ci sono particolari problemi. Questo, tenendo presente anche il fatto che il Comune deve fare i conti con i tagli consistenti agli enti locali.

D: Ha parlato di assemblee nelle frazioni. Ne è in previsione una anche a Ripafratta?

R: Naturalmente; con ogni probabilità dopo l'estate. Si comincia con Asciano, il 22 aprile. L'intenzione è di arrivare a Ripafratta in settembre.

D: Arriviamo al dunque, allora. Parcheggio. Lei è a conoscenza, naturalmente, della questione per via dei suoi contatti col Comitato. Come le si prospetta la situazione?

R: Sì, capisco e vedo che la situazione è problematica e di difficile soluzione, a causa della conformazione geografica del territorio della frazione, stretto tra i monti e il fiume. Uno spazio ridotto, che non è più adeguato al traffico moderno. E giustamente la gente ha l'esigenza di avere le proprie automobili.

D: Cominciamo subito con lo sgombrare il campo dalle incertezze, allora. Qual è l'ipotesi che il Comune sta prendendo in considerazione? Ancora l'ex-Salumificio?

R: Sì. La trattativa è ancora in corso con i proprietari. E purtroppo non è facile, e fino ad ora non ha prodotto grandi risultati.

D: Se le trattative non dovessero andare a buon fine, si porrà il problema di trovare una soluzione alternativa. O più di una magari.

R: Se la cosa dell'ex-Salumificio non dovesse andare in porto, certo non per volontà dell'Amministrazione, ebbene io mi impegno a trovare una o più soluzioni alternative che diano la possibilità anche a Ripafratta di risolvere il problema dei posti auto. Prendendo in considerazione altri spazi.

D: Vogliamo parlare di tempi?

R: Se entro l'estate non sarà conclusa positivamente la trattativa con i proprietari dello stabilimento dei vecchi macelli, il mio Assessorato comincerà a pensare ad una o più soluzioni alternative. Vogliamo arrivare ad inserire il parcheggio per Ripafratta nel piano triennale di investimenti 2006-2008.

D: Ripafratta è l'ultimo paese del lungomonte a non avere una piazza. O meglio, pur avendola potenzialmente, se ne vede di fatto privato. Il parcheggio, ovviamente, non è fine a se stesso, ma dovrà servire a sgombrare il centro dalle auto. Una volta liberata la piazza, non sarebbe logica conseguenza un rifacimento del suo assetto, almeno della pavimentazione?

R: La soluzione della problematica del parcheggio darebbe una soluzione anche alla mancanza di un luogo di socializzazione. Ripafratta, inoltre, è un vero e proprio centro storico, e l'Amministrazione è impegnata non solo a mantenerlo, ma anche a rilanciarlo. Un luogo dove passeggiare, parlare, socializzare appunto, una piazza dignitosa è possibile e auspicabile.

D: Cambiando discorso, soffermiamoci su altre due questioni che senz'altro ha trattato anche con il Comitato. L'ex-lavatoio di Via Fattori, ad esempio. Negli ultimi tempi del mandato della scorsa amministrazione, si era parlato di un recupero non solo possibile, ma già a livello di progettazione. Sembrava mancasse davvero poco all'avvio ai lavori, poi si è bloccato tutto, anche per via delle elezioni. E adesso? Da dove si riparte?

R: E' vero, la progettazione era avviata ed a buon punto, e lo è ancora. Ho sollecitato la questione, credetemi. Vedrò a che punto è. L'impegno continua, non vi preoccupate, non perderemo di vista la questione.

D: E infine c'è il progetto delle fognature. La rete che da Lucca deve arrivare fino al depuratore a Pisa, potrebbe passare per Ripafratta, o così si dice. Per Ripafratta si prospetta forse, dopo tanto tempo, un intervento in questo senso?

R: Sì, confermo che è ancora allo studio un progetto del genere per far passare queste fognature che vengono dalla lucchesia e arrivano al depuratore di via San Jacopo a Pisa da Ripafratta (e quindi dal lungomonte) invece che da Metato, dove fra l'altro c'è già una rete fognaria. E' uno studio ancora in piedi con Acque; il progetto consentirebbe di soddisfare le esigenze della popolazione di Ripafratta e delle altre frazioni del lungomonte.

di Angelica Pardi e Francesco Noferi

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INIZIATIVE: Una marcia sui Monti Pisani

ECO-MARCIA prima edizione: monte pisano in vetrina.

Anche Ripafratta era presente sul libretto che informava i "podisti" delle bellezze dei monti. Ci racconta com'è andata l'organizzatore stesso ...


Sono fondamentalmente un podista che ama correre nella natura, correre con gli amici e scoprire nuovi posti. Nel podismo direi che rispecchio perfettamente il "Tapascione" da cui il titolo del mio libro che raccoglie racconti di km e km corsi prevalentemente sulle nostre terre toscane. Molti non podisti non sanno che correre non e' necessariamente sinonimo di pista di atletica oppure di competizione. Si correre per stare assieme agli amici per parlare del piu' e del meno, si corre per apprezzare la natura che ci circonda e soprattutto si corre o si cammina al ritmo che maggiormente si addice ai nostri desideri e alla nostra preparazione. Il fenomeno del corridore o del camminatore nella nostra zona e' molto diffuso. Ci sono corse o meglio marce (visto che vi partecipano sia podisti che camminatori tutti non competitivi) come quella di Porcari, oppure come quella di Marlia che arrivano sino a 4-6 mila iscritti. Questa volta pero' dovevo vestire i panni dell'organizzatore. Una volta tanto non sono colui che partecipa alla manifestazione e magari poi la critica con qualche articolo sul sito www.lagalla.it. Sono io in prima persona ed il gruppo a cui appartengo che deve pensare a tutto. Si comincia con il percorso. Gia' a dicembre correvo con l'amico Alessandro i sentieri del Cai su e giu' per i nostri Monti Pisani. Non bene indicati ed infatti un paio di volte ci siamo persi ritrovandoci a Santa Maria del Giudice dopo aver lasciato la macchina a Molina di Quosa! Mi sono innamorato subito del percorso che poi e' diventato il pezzo forte e piu' discusso della Eco-Marcia. Villa Bosniasky con salita versante San Giuliano Terme, il Tommasone ad Asciano, il Passo del Castagno, il Passo Dante, Santa Maria del Giudice, quindi Catro sino alla Croce. E quindi la salita sino all'Eremo della Spelonca e le Capanne nel punto in cui finisce il bosco e ti si apre davanti agli occhi un panorama fantastico. Il panorama sul Lago di Massaciuccoli, sulle colline di Vecchiano, sul Serchio, sul mare ed in lontananza le nostre isole. Un percorso "spacca gambe" ma anche molto emozionante con dei passaggi incredibili. Posti a noi molto vicini ma ai piu' poco noti. Il percorso che avevamo scelto non ci ha fatto discutere molto sul nome della manifestazione. Si doveva chiamare "Eco-Marcia dei Monti Pisani". Abbiamo dovuto tralasciare i sentieri 39, 40 e 41. Stupendi anche questi. Ci avrebbero portati da Santa Maria del Giudice in cima ai "4 Venti" ma la Eco-Marcia sarebbe diventata durissima e non facilmente raggiungibile dai soccorsi in caso di infortunio. Nulla vieta che dalla prossima edizione si pensi pero' ad un percorso di 34 km che comprenda anche parte di questi sentieri. Vedremo… La nostra zona e' stupenda. Ogni volta che corro sui nostri monti penso sempre a chi vive nelle grosse citta'. Per correre devono ricercare un parco e magari effettuare piu' giri sempre sullo stesso percorso. Noi invece usciamo di casa ed in poco tempo siamo fuori dal traffico, soli ed immersi nella natura ad ammirare un paesaggio incantevole. Esorto ogni lettore, corridore e non, a percorrere questi tracciati. Un sabato o una domenica invece di lunghe ed estenuanti code verso il mare, oppure per raggiungere i mega supermercati, prendete i vostri figli e provate a camminare su questi sentieri. Non ve ne pentirete. Fara' bene al vostro corpo e alla vostra mente. Alla fine oltre mille e duecento sono stati i partecipanti alla Eco-Marcia. Alcuni sono venuti da fuori regione (Bergamo, Piacenza, Savona,…). Tutti, dico tutti, hanno apprezzato la bellezza dei percorsi e ci hanno ringraziato per aver consentito loro di scoprire nuovi luoghi. L'hanno chiamata "una corsa di altri tempi" ricordando quando anni fa si correva per le prime volte su percorsi che allora erano completamente nuovi. Qualcuno ci ha criticato per la durezza del percorso, ma i posti belli per essere visti devono essere sudati. Penso sempre alle Tre Cime di Lavaredo. Se le vogliamo vedere come rappresentate nelle cartoline non ci sono speranze. Bisogna arrampicarsi sino al rifugio Locatelli qualunque sia la vallata dalla quale partiamo. E così deve essere, un posto bello raramente si raggiunge con una autostrada. "Questi sono i nostri monti" ho anche risposto… i nostri sentieri vanno su cosi'…. Il resto dell'organizzazione della Eco-Marcia dei Monti Pisani e' fatta da 100 addetti, 50kg di mortadelle e salami, 150kg di pane, 350 litri di te', 3750 bottiglie di acqua da un litro e mezzo, 1800 confezioni di latte, 900 kg di pasta, 15.000 bicchieri di plastica e poi aranci, limoni, forme di pecorino, baccelli, salsicce ecc. ecc. ma soprattutto i complimenti dei 1200 intervenuti. … ed intanto gia' penso alla prossima edizione, con magari nuovi percorsi, nuovi posti da scoprire e soprattutto molti piu' partecipanti da gestire….

Buone passeggiate e corse a tutti

Marco Cecchella

Un ringraziamento particolare a Riccardo Monti del GS Cionamarket che ha scattato le fotografie durante la manifestazione Eco-Marcia.

di Antonio Cecchella (l'autore dell'articolo fa parte del Gruppo Podistico "La Galla", che ha organizzato la prima "Eco-Marcia dei Monti Pisani")

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SPORT: la periferia torna alla vittoria

Il farneta vince 3-2 il derby della Rocca

La squadra del farneta ribalta il risultato dello scorso anno e vince sul Ripafratta. Meno spettatori, ma grande passione sportiva.


Come ogni anno, la Redazione ha seguito il "Derby" Ripafratta-Farneta del primo maggio, tradizione decennale del nostro paese; e che quest'anno lo spettacolo e lo psort non sono mancati ( forse sono mancati un po' gli spettatori, maquesto è un'altro discorso ...). E dunque il Farneta, la formazione della periferia, torna alla vittoria dopo la dura sconfitta della scorsa edizione. Nel derby della rocca 2004 aveva infatti vinto la squadra del Ripafratta (che quest0anno invece contava su numerose assenze) per ben 4-2, sciacciando gli avversari sul campo da gioco. LA fossa dei leoni ha visto anche quest'anno lo spettacolo della tradizione del derby; una tradizione che dura dal dopoguerra quasi ininterrottamente e che ha visto diverse locazioni (non è da molti anni che viene giocata nell'attuale campo sportivo), diversi giocatori (vi sono avvicendate generazioni di ripafrattesi), e anche diversi pubblici. Non possiamo non notare, al riguardo, il "calo" degli spettatoridi quest'anno. Non certo un crollo, perchè in diversi sono comunque accorsi alla Fossa del Leoni. MA certo si poteva omaggiare in ben altro modo il lavoro intenso ed appassionato degli aorganizzatori e dei giocatori, che portano avanti la nostra tradizione e con essa la nostra identità. Certo, il primo maggio non è più la data ideale, e questo ormai è chiaro a tutti. Viviamo in tempi in cui una bella giornata come quella ispira più una gita al mare che non una partita di calcio. Ecco perchè forse è arrivato il momento di modificare, almeno in parte, la tradizione, cambiando data, magari; perchè non la prima domenica di aprile? O meglio ancora, perchè non riunire tutte le festività di maggio in un unico fine settimana "Ripafrattese"? Speriamo di riparlarne anche col vostro contributo.

a cura della redazione

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Territorio

FEDE e MEMORIA: un volumetto dedicato alle feste in onore della Madonna

Feste popolari mariane: un libretto rievoca

Pugnano e Ripafratta e la loro devozione verso la Madonna, nelle feste popolari.


Siamo debitori nei confronti di Mario Noferi (e di quanti hanno con lui collaborato) di un bel contributo alla nostra comunità (e intendo non solo Ripafratta, ma anche Pugnano, Molina, Rigoli… tutto il nostro Lungomonte). Un volumetto breve, nel quale si sono volute raccogliere, raccontare (e perché no, tramandare) alcune feste popolari, e nello specifico tre feste mariane, cioè dedicate alla Madonna: la Scapigliata, Rupecava, e l'Addolorata. Tre feste, tre momenti di quella grande devozione corale nei confronti della Madre di Dio che i paesi del lungomonte si spartiscono da secoli, ognuno nel suo modo, ognuno declinandola nelle sue tradizioni. Soprattutto Pugnano e Ripafratta. Non vogliamo qui ripercorrere l'analisi storica e popolare delle tre feste (per la quale rimandiamo al libretto), ma solo accennarvi brevemente e dire perché ci è piaciuta l'idea di Mario Noferi. Molti conoscono la Festa della Scapigliata (celebrata il 5 maggio a Pugnano); essa trae origine dal celebre episodio accaduto alla famiglia Cacianti, a cui apparve la "Signora", ordinando di portare in chiesa i figlioletti malati "scalzi e scapigliati" per ottenere la guarigione dei bimbi di tutto il paese, gravemente colpiti dal morbo. Ogni cinque maggio, Pugnano ricorda l'evento prodigioso con la processione, la "sparta" di fiori, la devozione nei confronti dell'antica immagine dipinta. La Festa di Rupecava coinvolge in maniera particolare soprattutto Ripafratta. Ma la celebrazione dell'8 settembre, originariamente, avveniva in un'altra data. Come già "Voci dalla Rocca" aveva rivelato, del resto, ai suoi lettori nell'agosto del 2002, durante un'intervista con mons. Giovanni Paolo Benotto proprio riguardante l'Eremo. La ricorrenza della "Regina dei Martiri", infatti, è secondo il calendario della Chiesa il 13 maggio, e in tale data si festeggiava la Madonna di Rupecava fino al XVII secolo; da quando fu spostata, per motivi pratici, all'8 settembre (Natività di Maria), i paesi più vicini all'antico Eremo (Ripafratta, Pugnano, Molina, Rigoli) continuarono a salire in processione anche ogni 13 maggio. Ecco perché questa festa, oggi scomparsa, era conosciuta come Santa Maria Dal Fosso in Su. Riguarda Rupecava anche la Festa del Voto (oggi rimasta quasi esclusivamente circoscritta a Ripafratta), che da qualche anno si celebra di nuovo all'Eremo, e che ricorda la gratitudine del popolo della Valdiserchio verso la Madonna che "sotto il suo bel manto ci accolse e ci salvò" dall' "insolito fragore", dal terremoto che devastò Pisa, Lucca e Livorno nel 1846, radendo al suolo interi paesi ma facendo pochissime vittime. Da citare anche la ricorrenza della Triennale di Pugnano, dedicata all' "Addolorata", per la quale si venerava un'effige "vestita" della Madonna. E' una lettura, questa, che davvero consigliamo a tutti, perché getta luce su cosa significhi vivere in un paese e condividere con una comunità storia, valori, tradizioni. Per chi crede, queste feste sono soprattutto atto di fede (e un atto di fede dovrebbe essere la loro conservazione); e non è certo motivo di scandalo - ma anzi, di arricchimento inestimabile - la loro natura popolare e tradizionale. Ma anche chi non crede non può sottrarsi al fascino di queste sentite, accorate manifestazioni del rivolgersi dell'uomo verso l'Infinito, con il tramite di una Donna venerata come Madre non solo di Dio, ma dell'umanità intera.

di Francesco Noferi


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PIEVI: testimonianze della fede e dell'arte

La pieve romanica di Rigoli

Con l'Arch. Massimo Gasperini rievochiamo la secolare storia delle Pievi del nostro territorio, iniziando con la vicina Rigoli.


Il nostro territorio è costellato da una fitta serie di edifici di grande valore artistico e architettonico più o meno noti: dagli agglomerati urbani alle ville storiche, dalle strutture superstiti di imponenti fortificazioni fino alle numerose pievi romaniche, importanti testimonianze di fede cristiana. Con il seguente contributo si intende narrare, con la sintesi e la semplicità richiesta, la storia di una tra le più importanti testimonianze dell'architettura religiosa medievale della bassa Valdiserchio, posta al confine tra le province di Pisa e di Lucca. Un tentativo questo che non si propone certamente di essere esaustivo ma piuttosto intende avvicinare alla osservazione tutti coloro che, in maniera più o meno fugace e distratta, frequentano e vivono i nostri paesi e i nostri monumenti; è nostra convinzione che la conoscenza produca rispetto e stimoli la ricerca, se non quella scientifica almeno quella interiore intimamente legata alla nostra identità. Percorrendo la strada Statale dell'Abetone, antica arteria pedemontana di collegamento tra Pisa e Lucca, raggiunta la località di Rigoli, appare improvvisamente l'antica Pieve dei SS. Pietro e Giovanni Battista, immersa ancora oggi nel verde dei prati e incorniciata dal versante occidentale dei Monti Pisani. La Pieve di Rigoli, testimoniata dalle fonti scritte sin dall'anno 922, risulta intitolata a San Marco Evangelista a partire dal 1561. Con la Bolla del 1137 Innocenzo II, elencando le pievi del territorio pisano di cui conferma la giurisdizione all'Arcivescovo Uberto, non assegna alla pleb de Rivulo nessuna chiesa o cappella suffraganea. Non è dato conoscerne il motivo ma è certo che solo nel 1296-1297, come risulta nelle "Rationes Decimarum", viene definito il quadro giurisdizionale che conta ben diciassette chiese ad essa connesse. Ad avvalorare la sua funzione legato al culto del battesimo è il Fonte marmoreo di produzione longobarda dell'VIII-IX secolo, unica vera testimonianza dell'edificio altomedievale. Ricavato da un monolite marmoreo è decorato da una semplice cornice ad intreccio e da una croce sul fronte, elementi questi carichi di forti valori simbolici ed allegorici. L'edificio presenta le caratteristiche tipiche dell'architettura ecclesiastica dell'XI secolo: pianta basilicale scandita da pilastri che definiscono tre navate concluse da absidi caratterizzati da decorazioni tipiche dell'architettura pisano-lucchese, come gli archetti ciechi poggianti su mensole; eccezionali queste perché definiscono una tipologia decorativa antecedente al modello del Duomo di Pisa. Ma pensiamo un attimo come doveva apparire agli occhi dei fedeli l'edificio originario. Alcuni studi recenti svolti da chi scrive e alla preziosa collaborazione di Mario Noferi e di Maurizio Villani, hanno evidenziato aspetti di grande interesse legati alla periodizzazione delle fasi costruttive dell'edificio che fino ad oggi non erano stati sufficientemente approfonditi. (Si legga M.Noferi, La Pieve dei SS. Pietro e Giovanni di Rigoli in "Pago Pisansi". Il Fonte e gli altri arredi sacri. Felici editore, Pisa 2001) Questa ricerca, particolarmente difficoltosa a causa dell'assenza di elementi documentari, si è avvalsa di contributi interdisciplinari incentrati sia sulla ricerca archivistica che sulla lettura fisica del monumento e delle sue caratteristiche materiali. Tale analisi ha portato a considerare come edificio protoromanico quello sopravvissuto nel versante settentrionale, caratterizzato dall'utilizzo di calcare selcifero grigio di piccola pezzatura, grossolanamente sbozzato e disposto su filari orizzontalmente disomogenei, proveniente presumibilmente da una cava locale. L'opus incertum appena descritto, insieme ad una monofora eccentrica di forma regolare, strombata e arcuata, localizzata sulla solita porzione di muratura che si estende per circa 16-17 metri, potrebbe datare la pieve più antica almeno alla seconda metà del IX secolo. Altre due importanti fasi costruttive possono essere annoverate tuttavia: nella ricerca evolutiva dell'edificio, particolarmente interessante risulta l'ipotesi avanzata da Mario Noferi secondo cui la Pieve, così come altri esempi coevi di architetture ecclesiastiche pisane e lucchesi, sia stata edificata su due navate prima ancora che assumesse l'attuale configurazione basilicale. Avvalendoci delle testimonianze visive e quindi dell'analisi delle apparecchiature murarie effettuate attraverso i rilievi metrici e fotogrammetrici, possiamo ipotizzare una minore dimensione volumetrica rispetto all'edificio originario. Lo studio delle geometrie e dei rapporti proporzionali che intercorrono tra pianta, sezioni e prospetti, ha messo in risalto la particolare attenzione che i magistri riponevano nei riguardi dell'armonia dello spazio e delle proporzioni. L'ing. Maurizio Villani ha avuto modo di verificare tali rapporti geometrici attraverso una sintesi del rilievo architettonico, con una sovrapposizione di tracciati geometrici rigorosi che hanno investito prima il fronte settentrionale ed una porzione del fronte ovest, per poi comprendere l'intera facciata. Tali grafici hanno evidenziato una composizione modulare assai precisa dove le discrepanze e gli errori non sono mai superiori al 10%, trascurabili quindi se si tiene conto delle imprecisioni costruttive anche dovute dagli strumenti di misura utilizzati nel Medioevo. In conclusione le ricerche condotte, seppur con le dovute cautele, porterebbero ad individuare nella pieve di Rigoli un edificio tipologicamente a due navate così come avvenne per le pievi di S. Maria di Pugnano, Santa Giulia a Caprona, Sant' Alessandro di Vecchiano, Santa Cristina di Avane, San Lorenzo di Massaciuccoli; una sorta di modello architettonico, come sottolinea il Noferi, piuttosto ricorrente in quel periodo, e che si accordava, probabilmente, all'illustre precedente della Basilica di Santa Reparata, l'antico Duomo di Pisa. In realtà fino ad oggi non è stato possibile confrontare l'impianto originario del Duomo con quello delle pievi del territorio pisano, tuttavia alcuni recenti studi scaturiti da scavi archeologici e condotti sul sito della Piazza del Duomo tra la Cattedrale e il Camposanto, hanno portato alla luce alcune strutture, forse il primo impianto basilicale di Santa Reparata.

di Massimo Gasperini

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STORIA: continua la scoperta de medioevo, periodo fondamentale per noi

Misure e proporzioni geometriche nell'architettura storica

A ripafratta si usava il "braccio pisano". E altrove?


Quando si esegue un lavoro su un'architettura storica, uno degli strumenti fondamentali a disposizione del tecnico, è il rilievo geometrico - dimensionale. Il rilievo architettonico, di fondamentale importanza per la conoscenza dei vari elementi costitutivi e per il valore chiarificativo nel comprendere le varie fasi costruttive e tipologiche del manufatto storico, può essere ulteriormente approfondito attraverso lo studio analitico-comparativo delle antiche unità di misura, proporzioni e matrici geometriche relative al periodo di costruzione. Applicando tali unità di misura - ovvero facendo le dovute conversioni nelle misure attuali - può risultare più verosimile il riconoscimento e la chiarificazione dei rifacimenti, modifiche e sovrapposizioni che talvolta occultano la struttura originaria del manufatto in questione. Con tali approfondimenti scientifici-proporzionali, inoltre, nel caso in cui l'edificio fosse interessato da un progetto di recupero e nuova destinazione d'uso, si potrebbero trarre interessanti insegnamenti per considerazioni progettuali future: il nuovo in definitiva, potrebbe (e dovrebbe) entrare in stretto rapporto dimensionale e proporzionale rispetto all'antico. L'utilizzo di sistemi proporzionali nella costruzione di manufatti architettonici, trova le sue prime applicazioni sin dai tempi della Civiltà Greca, e in particolare nell'uso della "sezione aurea". Si trattava di un canone estetico che nel tempo è stato applicato sia alle opere d'arte che alle proporzioni del corpo umano. In architettura tali proporzioni consistevano, ad esempio, in un determinato rapporto tra altezza della colonna e l'apertura dell'arco, tra il diametro medio della colonna e la sua altezza, tra i piani di un edificio e tra altezza e larghezza delle superfici. Tali proporzioni successivamente, furono adottate anche dalla Civiltà Romana e tramandate poi per tutto il Medioevo fino ad arrivare, passando dal Rinascimento con le applicazioni di Leonardo da Vinci e Brunelleschi, ai giorni nostri con il metodo adottato da Le Courbusier, il quale utilizzava il "modulor" (sistema proporzionale basato sulla sezione aurea) per la progettazione dei suoi edifici. Nella tradizione classica, di fondamentale importanza, era anche la misurazione del suolo attraverso una concezione ortogonale (Garnier P., Montsegur: le trace du chateau, Association pour la promotion de L'Archéologique et des musées archéologique eu Midi - Pyrénées, Toulouse, 1990). Basti pensare ai gromatici romani che, attraverso griglie geometriche regolari - cardo e decumano - hanno costruito intere città. Le antiche unità di misura, avevano inoltre un carattere simbolico e spesso erano riferite alla persona umana e alle sue condizioni di vita. L'uomo, infatti, misurava gli oggetti riferendoli a parti del corpo e, se pur questi molto soggettivi, sempre pratici, concreti e a portata di mano. Con il passare del tempo, le unità di misura, sono state ricondotte sempre più ad uno "standard comune" e hanno perso quei riferimenti "umani" legati ad alcune parti del corpo: "piede", "braccia", "pollice", etc. Una delle misure di unità più antiche d'Italia, è il "piede antico" che aveva come sottomultiplo l' "oncia" o il "dito grosso". Prima della nascita del metro, l'unità di riferimento era il "piede" e con questa unità, venivano confrontate tutte le altre misure. Il "piede", infatti, era suddiviso in dodici parti dette dita o pollici le quali, a loro volta, erano divise in dodici linee e poi ancora in dieci particelle. A seconda della nazione, esistevano vari tipi di piede con un'effettiva entità dimensionale stabilita e sancita da chi in quella nazione esercitava il potere (Signore, Chiesa, Re, Imperatore). A Firenze e zone limitrofe, la vecchia unità di misura, era il "braccio fiorentino" corrispondente a 58,3 centimetri. Oltre che a questa unità di misura, nel territorio toscano però, esistevano diverse braccia, come ad esempio il "braccio lucchese", corrispondente a circa 59,04 centimetri, diviso in dodici "once" (quattro braccia corrispondevano a una "canna" e gli altri multipli erano la "pertica" e il "miglio" ). L'unità di misura in uso a Ripafratta e in tutto il territorio pisano, era il "braccio pisano" che corrispondeva a circa 58,4 centimetri ed era diviso in 20 "soldi"; cinque "braccia" corrispondevano ad una "canna" e gli altri sottomultipli erano il "quattrino" e il "denaro".

di Sebastiano Amato

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FORTIFICAZIONI E TERRITORIO: il sistema di confine pisano-lucchese

Il castello lucchese di Aquilata

Prosegue la sezione dedicata alla storia delle numerosi fortificazioni intorno a Ripafratta, costruite a guardia del confine. Questo mese, Aquilata.


Fortificazioni e paesaggio sono due termini in stretta relazione tra loro, ed affini dal punto di vista della mentalità medievale per la quale il luogo doveva essere sfruttato, a vantaggio della difesa, secondo le sue peculiari valenze strategiche. Ciò è verificabile in molte fortificazioni che compongono il sistema di confine fra Lucca e Pisa ma, soprattutto, per il castello di Aquilata - edificato sul rilievo omonimo - che dominava un passaggio naturale verso la laguna costiera di Massaciuccoli. Tale passo è localizzato fra i monti Niquila e Aquilata, che si "…aprono per concedere al retroterra lucchese l'accesso al mare più rapido e in ordine di importanza forse più antico…" (Lera). Aquilata, in particolare, permette un dominio visivo su un campo panoramico vasto, non solo sulla laguna di Massaciuccoli (contraddistinta in periodo medievale da una serie di porti interni - Bozzano, Stiava, Pieve a Elici ecc. - collegati al mare attraverso lunghi canali navigabili) ma anche su gran parte del litorale camaiorese e versiliese. Una felice posizione logistica sfruttata, probabilmente, in epoca romana - come sede di un faro - e medievale, quando la presenza dell'omonimo castello, sorto intorno al sec. X, offriva sufficienti garanzie di difesa contro le incursioni barbaresche e le scorrerie lucchesi e pisane che, fin dal 1004, interessarono il litorale. "…In antiche carte lucchesi Aquilata è ricordata prima del Mille come feudo degli Aquilanti, discesi (…) dalla stirpe della regina Teodolinda…" (Lera). Data la forte ingerenza lucchese, motivata da una politica espansionistica di occupazione della linea costiera litorale alla ricerca di uno sbocco sul mare (Lucca era allora costretta a subire il monopolio mercantile del Porto Pisano), nel 1100 un membro della consorteria degli Aquilanti sottoscrisse un atto di donazione, comprendente l'intero castello, in favore del Comune di Lucca che, in cambio, lo investì del feudo di Balbano. Avvantaggiati da tale acquisizione i Lucchesi, fra il XII e il XIII sec., intrapresero una serie di guerre contro i cosiddetti "cattani" versiliesi, piccoli feudatari, alleati dei Pisani, che possedevano l'intera striscia litoranea lucchese. Tali contese raggiunsero il momento culminante all'inizio del XIII sec., quando il Comune di Lucca riuscì ad imporsi grazie anche al possesso del castello di Aquilata, testa di ponte strategica per Massaciuccoli. Distrutta dai Pisani nel 1164, Aquilata fu subito ricostruita e mantenne una rilevanza strategica tale da essere richiesta in pegno da Papa Gregorio IX nel 1234. Tornato in possesso del Comune di Lucca, il castello di Aquilata fu poi raso al suolo da Uguccione della Faggiola (1313). L'impianto architettonico della fortificazione è ancora leggibile nei ruderi della parte basamentale, che si è in gran parte conservata. Il castello, oggi di proprietà privata, era costituito da un recinto poligonale, con mastio adiacente alle mura, articolato con tre torri agli angoli; un'ulteriore cinta muraria, addossata al castello per due lati e fornita di due torrette, proteggeva il piccolo borgo medievale sorto ai piedi del castello. Da rilevare, inoltre, la presenza una cisterna, ricavata alla base di una torre, da cui, secondo la tradizione, aveva inizio una galleria che terminava alle terme romane di Massaciuccoli. In questi casi diventa difficile stabilire esattamente il confine fra realtà materiale e leggenda: quasi tutti i castelli, secondo la tradizione orale, sono provvisti di sotterranei, gallerie e passaggi segreti e rimane il dubbio sull'origine di tali leggende e se era plausibile, allora, l'esecuzione di un lavoro di scavo così laborioso. Forse è possibile dare una risposta indiretta a questi quesiti. Credo, personalmente, che gran parte di tali leggende siano riconducibili alla rielaborazione popolare di una tecnica d'assedio usata in periodo medievale, il cui ricordo è stato trasfigurato ma ancora permane nella nostra cultura: l'opera di mina. Una tecnica adottata frequentemente dai Saraceni, conosciuti come dei veri e propri specialisti, durante le guerre crociate e riportata successivamente anche in Europa, anche se la sua origine in realtà è molto più remota (nell'antichità tale tecnica aveva già raggiunto, in periodo romano, un'avanzata maturità). L'opera di mina consiste nello scavo di gallerie sotterranee fino alle fondamenta delle mura ma tale operazione non sempre era possibile, sia perché spesso i castelli erano appositamente costruiti su durissimi speroni rocciosi, la cui perforazione avrebbe richiesto anni di lavoro, sia perché, in presenza di zone pianeggianti e paludose, la galleria sotterranea si sarebbe subito riempita d'acqua. La galleria di mina doveva essere scavata su terreni affrontabili dai genieri, fossero anche rocciosi, ma sgretolabili in un tempo relativamente breve. Era, infatti, essenziale agire il più possibile di nascosto e non far capire agli assediati ciò che si stava attuando, per evitare le necessarie contromisure. La galleria aveva inizio da una distanza notevole - un centinaio di metri, ma anche di più, dalla fortificazione da espugnare - procedendo obliquamente, con zappe, pale e picconi, fino ad una profondità ottimale (di solito alcuni metri), per arrivare fin sotto le fondamenta del castello. Avanzando progressivamente, il cunicolo era sostenuto da robuste tavole e grossi puntelli di legno. Raggiunte le fondamenta delle mura ed allargato il più possibile lo scavo, veniva stipata in tutta la galleria un'ingente quantità di materiale combustibile - legna secca, resina, grasso ecc. - destinato ad essere incendiato. Il violento incendio si propagava velocemente alle strutture lignee di sostegno, provocando il crollo della galleria e delle mura soprastanti. La tecnica era talmente efficace che, verificata la reale minaccia di una galleria scavata ad arte, gli stessi difensori spesso si arrendevano prima che fosse fatta crollare. L'opera di mina era, però, utilizzata anche dagli assediati che, prevedendo la direttrice su cui si sarebbero mosse le torri d'assedio e le altre pesanti macchine da guerra medievali, scavavano dei cunicoli destinati, con il loro crollo, a bloccare l'avanzata delle suddette macchine. Non solo! Gli stessi assediati potevano posizionare apposite bacinelle colme d'acqua alla base delle mura e, osservando le increspature sulla superficie liquida, causate dalle vibrazioni prodotte dallo scavo sottostante, comprendere cosa stesse avvenendo e da quale direzione poteva provenire il pericolo. Individuata, così, la galleria avversaria i difensori potevano scavare a loro volta una cosiddetta galleria di contro-mina, posta ad un livello sottostante rispetto alla mina avversaria, che coinvolgeva nel crollo anche la galleria soprastante, impedendole di arrivare fino alle mura.

di Andrea Bulleri

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